Sky
Vittorio vb Bertola
Affacciato sul Web dal 1995

Gio 12 - 14:19
Ciao, essere umano non identificato!
Italiano English Piemonteis
home
home
home
chi sono
chi sono
guida al sito
guida al sito
novità nel sito
novità nel sito
licenza
licenza
contattami
contattami
blog
near a tree [it]
near a tree [it]
vecchi blog
vecchi blog
personale
documenti
documenti
foto
foto
video
video
musica
musica
attività
net governance
net governance
cons. comunale
cons. comunale
software
software
aiuto
howto
howto
guida a internet
guida a internet
usenet e faq
usenet e faq
il resto
il piemontese
il piemontese
conan
conan
mononoke hime
mononoke hime
software antico
software antico
lavoro
consulenze
consulenze
conferenze
conferenze
job placement
job placement
business angel
business angel
siti e software
siti e software
admin
login
login
your vb
your vb
registrazione
registrazione
sabato 11 Agosto 2007, 22:41

Get a Mac

La buona notizia è che anche Vint è appena passato al Mac – un Powerbook da quindici pollici.

Quella cattiva è che persino per lui la curva di apprendimento si è rivelata un po’ troppo appuntita… in particolare, ha vinto contro il sistema di regolazione della risoluzione dello schermo, ma è stato sconfitto – come anche io – dalle imperscrutabili profondità di Adium.

divider
venerdì 10 Agosto 2007, 23:17

Luftansia

All’inizio, pareva un volo privo di eventi, questo per Los Angeles. Lo stint per Francoforte (uso certi termini per i fan della Ferrari) è stato tranquillissimo, e anche i venticinque minuti di bus dall’aereo all’aeroporto sono andati bene, se si eccettua quando siamo dovuti passare sotto l’ala di un jumbo in partenza, e quando abbiamo trovato coda al casello.

Attraversato il terminal ed effettuati i controlli di sicurezza, avevo ben cinque minuti di tempo prima dell’imbarco, che sono stati sufficienti per entrare nella lounge e far fuori un tazzone di gulash, un po’ di polpette, del pane, e le nuvolette di cioccolato soffiato che ancora non ho capito come sono fatte, ma che sono buonissime ed esistono solo lì. Terminato il pit stop, stavo per uscire quando si è materializzato il mio collega di Board portoghese; da Lisbona non c’è un volo diretto per Los Angeles, e lui ha allungato il percorso fino a Francoforte pur di non volare con gli spagnoli (patriota!).

Il decollo è in ritardo, e mi permette di leggere sulla prima di Repubblica il commentario di Michele Serra su Valentino Rossi, riassumibile in breve come “un miliardario se la prende con un altro miliardario perchè ha un commercialista migliore del suo”. In effetti il tema è appropriato alla business class Luftansia, che è lussuosissima, ma anche ottimizzata al centimetro, applicando la grande esperienza di impaccamenti umani che deriva ai crucchi dalla seconda guerra mondiale. Per dire, io che sono al finestrino – quindi con meno accesso alle cappelliere – dispongo di sei centimetri sei di stivaggio laterale accanto al mio sedile!

Qui, ecco, qualcosa succede, perché dopo il decollo mi ricordo di aver visto un documentario sul magico mondo dei videogiochi; nulla che già non sapessi, e in più fanno vedere le immagini del secondo videogioco della storia (Spacewar, per PDP-1) e mi sovviene che io ci ho giocato a maggio, al museo del computer di Mountain View, e ho pure il video di Vint che ci gioca, eppure tutto ciò non è andato online perché son stato troppo pigro per bloggarlo, e poi ho dato la precedenza ai gerani sulle corsie di sorpasso.

Qui succede ancora qualcosa, perché mi addormento un po’ e quando mi sveglio la scena cambia. Io sono inchiodato al mio posto dal pranzo – perché in business class, da signori, ti servono tre portate, però con quaranta minuti di attesa tra l’una e l’altra – e vedo passare le hostess. Sono parecchio brutte, per cui decido che non utilizzerò qui il buono per uno jus primae noctis che mi hanno dato insieme alla tessera argento; però si fanno in quattro per noi clienti business, anche se ogni tanto devono affacciarsi verso l’economy e servire il pranzo, cioè, lanciare sacchetti di patatine alla gente che se le contende a gomitate. Il mio vicino si diverte, e grida, “More chips! More chips!”, così le hostess lanciano in economy altre patatine, per fargli rivedere la scena.

Io nel frattempo mi sono disteso, è arrivato il dolce, e imparo una cosa che non si deve fare: mangiare i cantucci (secchi) da distesi. Si sbriciolano, e i pezzetti duri di biscotto ti si infilano nel collo della maglietta e si spargono per tutta la schiena: è doloroso! Per fortuna, incomincia l’intrattenimento di bordo: le hostess cominciano a ballare cantando vecchie canzoni della lotta d’indipendenza dell’Alto Adige, come quella che fa “Veniamo giù dai monti / dai monti del Tirolo / e ci prendiam lo scolo / in piena libertà”. In un tripudio di salsicce, un passeggero rovescia la birra su un altro passeggero, poi insieme annunciano una guerra lampo che prevede l’invasione delle file quattordici e quindici. E’ bello volare in tedesco.

A questo punto, il viaggio è diventato interessante: siamo da qualche parte verso la Groenlandia, e dal finestrino vedo un’isoletta che, stando all’atlante, potrebbe essere Kâdëldiåø FrèiddlÃ¥førkka. Difatti è vero, perchè all’improvviso, puff! davanti all’ingresso della toilette si materializza il diavolo. Le hostess gli porgono i moduli verdi per l’ingresso negli Stati Uniti, ma lui li rifiuta sdegnosamente (ha parecchie amicizie laggiù), e si rivolge a noi. Con voce da baritono, grida: “Mi i son el diao, e i rangio le pipe!”. Sottolinea l’affermazione girandosi ed emettendo un fragoroso peto, che travolge le tendine di separazione e annichilisce orribilmente una manciata di passeggeri in economy, che le hostess provvedono a sostituire con manichini per non urtare la nostra sensibilità.

Interessato all’occasione di dialogare con Sua Malvagità, faccio doppio clic sull’apposito bottone del mio telecomando; ma non è quello giusto, perchè si apre il tavolino. Comincio a premere pulsanti all’impazzata, e la sedia s’allunga, il video si accende, parte la radio, si spegne la luce, insomma la tecnologia mi domina, ne sono prigioniero.

Resisto, e vorrei chiedere al diavolo se ha capito cosa spinga la razza umana ad organizzarsi in una serie piuttosto complessa di attività, culminanti nel produrre un coso grande come un palazzo, pieno di sedie di plastica e di persone stipate e di cherosene che brucia e scioglie l’Artico, e metterci sopra me medesimo. Il tutto trasformato in un non-luogo d’eccellenza, perché noi della business, con le tendine abbassate, paghiamo il privilegio di non essere; per tredici ore, non siamo in nessun posto, e anzi non ci muoviamo, perchè siamo seduti ad osservare quattro pareti di plastica che non si spostano d’un millimetro.

Il diavolo, però, sta mangiucchiando i sandwich della prima classe, che non sono come quelli della business, ma hanno uno strato di zero virgola otto centimetri di salmone in più, e vengono serviti quattro minuti e venti secondi prima degli altri. Qualcuno dei viaggiatori della prima classe protesta, e lui lo manda in economy, dove si crea però un sovraffollamento; pertanto, in modo ben scientifico, egli autorizza le famigliole ad amputarsi una gamba ogni tre persone, per stare più larghi; e vedo mamme convincere gentilmente il figliolo a sgambarsi un attimo per il bene collettivo, ché oggi tocca a lui.

E’ un incubo, perché, per quanto io faccia, non riesco ad attirare l’attenzione di Satana; arriva solo una hostess che mi chiede se ho bisogno di più ossigeno, che in quel caso può far depressurizzare l’economy, tanto hanno maschere ad ossigeno sufficienti per quasi tutti i passeggeri. Io mi sento un po’ giù e quindi rispondo di sì, tanto per far succedere qualcosa, in questo volo infinito. C’è solo il disturbo che, essendo in fondo alla business, mi toccherà ributtare di là i passeggeri che, stramazzando al volo, cercheranno di venire a rubare i centimetri cubici d’aria che Lufthansa ha stanziato per me.

Alla fine il diavolo viene a me in tutta la sua maestà, anche se stringe in seno una gamella di acciughe al verde da cui pesca ogni tanto con le mani, e il bagnetto gli cola un po’ sul corpo (è nudo, il diavolo mica ha i vestiti). Conosce tutte le canzoni di Gipo, ma neanche lui sa spiegarmi a cosa servano i jumbo jet in generale, e quello su cui sono io in particolare – anche se, per quel che ne vedo, potrebbe essere un camion, una scatola di cartone, un teatro di posa o lo stomaco di una balena. A ben vedere, c’è una catena di perché che spiega il motivo per cui sono qui, ma è troppo lunga, e Satana mi fa notare che ci metteremmo una giornata a dipanarla tutta. Meglio attaccare la radio sul canale del J-Pop, musica giapponese e veramente giovane, e divertirsi, fino a che lui tornerà alla sua isola, e l’aereo potrà atterrare, e noi riconnetterci al pianeta, sperando che la prossima volta il caffè sia meno violento, e l’assenza di contesto meno evidente.

divider
venerdì 10 Agosto 2007, 17:19

Shrek Terzo

Mi dispiace, faccio confusione: l’idea di prendere (oltre a John Cleese che da sempre fa il Re Rana) Eric Idle per doppiare Merlino non è stata troppo fausta, perché ora non riesco a capire se le scene medievali che mi ricordo sono veramente tratte da questo film, oppure da Spamalot, oppure da Monty Python & The Holy Grail, oppure sono le immagini di lui crocifisso con i capelli al vento che canta Always Look At The Bright Side Of Life alla fine di Brian di Nazareth. Per fare un esempio, anche in Shrek III c’è una cavalcata simulata con le noci di cocco: ok, è sempre divertente, sarà anche un omaggio, ma trent’anni dopo potevano anche farsi venire in mente qualcosa di nuovo…

Insomma, Shrek III è stanco e deboluccio, anche se godibile specie verso il finale. Peggio: troppo spesso, essendo a corto di idee divertenti, la butta sul melenso. Ci sono comunque alcuni punti che fanno proprio ridere, tipo il gatto di Banderas che prima di partire saluta un intero molo pieno di fidanzate, o le parodie di Biancaneve che canta con gli animaletti (già viste peraltro in Drawn Together), ma non sono molti; e siccome alla grafica non si fa più caso, le ragioni per vederlo si riducono alla fedeltà al brand. Meglio che un pugno in faccia, ma non aspettatevi meraviglie.

divider
mercoledì 8 Agosto 2007, 09:14

AliPantalone

Dovendo recarmi a metà settembre a Strasburgo per un convegno, mi son messo a cercare di prenotarmi il biglietto.

La soluzione offerta dalla mia compagnia preferita, Lufthansa, non è ideale: difatti Strasburgo è servita da Francoforte tramite un bus, invece che un volo, e le tre ore in autostrada non mi attirano granchè. Il costo da Torino è di circa 360 euro tutto compreso, per circa sei ore di viaggio a botta.

L’alternativa è Air France, via CDG, con un ottimo servizio all’andata (in meno di quattro ore sarei là) ma con un ritorno che prevede una coincidenza lunghissima al ritorno, facendomi perdere buona parte del pianificato sabato turistico. Costo, poco più di 300 euro.

Bene, mi son detto: che sia giunta l’ora di utilizzare la compagnia di bandiera, ammesso che a settembre voli ancora? Da Malpensa, infatti, c’è un bel collegamento diretto Alitalia due volte al giorno; pazienza per lo spostamento a Milano, ma almeno risparmio un volo. Così provo a fare il preventivo… e la compagnia di bandiera, pur facendo a meno della coincidenza e quindi dimezzando il numero di tratte da farmi percorrere rispetto agli altri, mi chiede soli 765 euro.

Certo, quei costi saranno giustificati, sapendo che l’equipaggio sta a Fiumicino e lo devono portare a Malpensa apposta… secondo me, poi, avranno pensato che a Strasburgo ci vanno i parlamentari, che certo non guardano al costo, e quindi tanto valeva spennarli per bene. O meglio, spennare noi contribuenti che gli paghiamo le spese.

Ma forse forse che se nessuno vola Alitalia c’è un motivo?

E forse forse che sarebbe ora che fallisse sul serio?

divider
martedì 7 Agosto 2007, 16:12

Scorrerà il sangue

A margine della mia visita alle Gru, ho scoperto una cosa molto interessante: a brevissimo (già sono iniziati i lavori, ed è stata cambiata l’insegna esterna al complesso) la vecchia Rinascente verrà sostituita da un nuovissimo negozio Fnac.

MediaWorld, tradizionale bastione elettronico del centro commerciale, si sta già preparando: ha appena ristrutturato tutto il negozio spostando ogni cosa in modo da renderla introvabile.

Non appena Fnac aprirà, scorrerà il sangue; sperabilmente a vantaggio di noi consumatori.

divider
martedì 7 Agosto 2007, 14:58

Agosto a Torino

Oggi avrei potuto anche non uscire di casa: il tizio da cui dovevo ritirare gli abbonamenti del Toro per l’anno prossimo era già andato in ferie; la biglietteria del Comunale, senza preavviso, stamattina era chiusa e così non ho potuto fare il biglietto per la partita di stasera; e nessuno dei negozi delle Gru aveva Guitar Hero Rocks The 80’s (che invece l’altra settimana a Londra era già ovunque, e la data di uscita è la stessa).

In più, quando sono uscito dalle Gru si era messo a piovere: forse dovrei davvero scappare dal clima monsonico dell’estate italiana, e andare in luoghi dal clima più favorevole – tipo Londra, dove in tre giorni non s’è vista una nuvola, e c’erano venticinque gradi e brezza costante.

divider
domenica 5 Agosto 2007, 23:25

Atterraggio

Succede in anticipo, già quando scendi dal treno per Stansted e ti avvii verso la zona del check-in dei voli per Bergamo, che Ryanair ha appropriatamente collocato proprio in fondo all’aeroporto, separata da quelle degli altri. Lì avviene già la selezione, e ti ritrovi di colpo in mezzo agli italiani.

E così, è dura lasciare Londra, e ritrovarsi d’improvviso in Italia, tra gruppi di scout e scolaresche in viaggio studio che non hanno imparato una parola d’inglese, ma che chiacchierano di canne, di furti reciproci, di compiti in classe copiati di straforo, e di svariati libri di Federico Moccia; e poi applaudono all’atterraggio, come chi non ha mai visto un aereo in vita sua, per poi alzarsi in massa quando l’aereo è ancora sulla pista, fregandosene dei divieti, e accendere in blocco i telefonini. Poi scendi e vai in bagno all’aeroporto di Bergamo, dove i cessi sono sporchi in modo indescrivibile, e c’è pure uno che caga senza chiudere la porta; e poi ti infili su un’autostrada piena di cantieri infiniti, e di vasi di geranio schiantati sulla corsia di sinistra.

Non sono affatto esterofilo, ma tocca purtroppo dire, avendole viste entrambe, che l’Italia di oggi assomiglia molto di più all’Argentina che all’Inghilterra. Temo che sia un po’ come quella sensazione di cui ti parla chi è venuto a studiare o a lavorare a Torino dalla campagna o da un paese del Sud, e ti dice che gli fa sempre piacere tornare, rivedere i posti e gli amici, ma non riuscirebbe più a viverci per troppo tempo; perché tutto sembra così piccolo, chiuso di mentalità, e provinciale, e anche marcio e strafottente, e limitante, e destinato comunque a rimanere così, con piena soddisfazione di chi ci vive, che si lamenta spesso ma poi ci sguazza, perché altrimenti se ne sarebbe già andato.

divider
venerdì 3 Agosto 2007, 03:09

Le chiavi della macchina

Dunque, supponete di aver passato tutta la serata a preparare il nuovo viaggio, mettendo la roba nella borsa, stampando le mappe per arrivare nei vari luoghi, caricando tre o quattro strumenti elettronici di vario genere, e nel frattempo rispondendo pure alle mail arretrate.

Dopodiché, sono le undici (in confronto alle nove, ora a cui volevate andare a dormire) e avete finito tutto: ultima cosa, preparare il marsupio. E così, dopo aver tolto una manciata di chiavi e antifurto di casa che non val la pena di portarsi dietro, fate il controllo finale e scoprite che mancano le chiavi della macchina.

Ora, si sa che perdere le chiavi delle Alfa 147 è uno sport molto diffuso tra i blogger: del resto, io ho perso il primo mazzo tre giorni dopo che me l’hanno consegnata, e in un anno e passa non sono mai andato a farmelo rifare, girando con l’unico rimasto: quello che appunto è sparito.

Controllati i posti più ovvi – tasche dei pantaloni, altre borse e così via – l’ipotesi più sensata è che il mazzo sia stato dimenticato dentro la macchina, in garage. Peccato che, come ormai da due settimane, il mio ascensore sia rotto; e che al mio arrivo io mi sia già dovuto fare per due volte (causa quantità di materiale) otto piani a piedi in salita con valigie e borse di vario genere.

Eppure, non posso certo scendere domani mattina alle tre con il rischio che poi le chiavi non ci siano; e quindi, mi tocca rivestirmi alla bell’e meglio e affrontare per la terza volta gli otto piani di scale, per andare fino in garage a recuperarle. Scendo, apro il garage, e… non ci sono: la macchina è chiusa, e non c’è traccia delle chiavi. Comincio a preoccuparmi seriamente.

Mugugnando piani alternativi, rifaccio otto piani in salita cercando di pensare a dove possano essere finite le chiavi. Per farla breve… alla fine, quel coso nero nel mazzo di chiavi tolte dal marsupio, che sembrava proprio l’antifurto di casa di mia mamma, era in realtà il mazzo di chiavi della 147. Sembra proprio che stanotte non ci sia verso di dormire più di quattro ore scarse…

divider
giovedì 2 Agosto 2007, 22:01

Fine Veneto

Viaggiare, in questi giorni, è stressante; sono appena arrivato a casa, e già mi preparo per la sveglia alle tre di questa notte, per arrivare a Bergamo e prendere un volo Ryanair per Londra (che pur contando il viaggio si spende meno e ci sono orari molto migliori che da Caselle, ed è tutto dire) e andare a vedere la partita amichevole di sabato, Tottenham – Toro (saremo probabilmente circa un centinaio).

Nel frattempo, oltre a rinnovare le bestemmie perché mi è toccato il lavaggio del bagno – specie quando hai un compare che quando si pettina poi scrolla la spazzola sul pavimento: peli e capelli ovunque – vorrei cogliere l’occasione per mandare a cagare il tizio targato MInchione che, mentre io galleggiavo tra Bergamo e Milano in una fila di cinquanta chilometri di auto impilate sulla corsia di sinistra tra i cento e i centotrenta, mi ha sorpassato a destra per poi inchiodare e infilarsi davanti a me nello spazio destinato a distanza di sicurezza. C’è del marcio in Lombardia.

Bon, sarò offline fino a domenica notte, quindi vi lascio con le due foto della settimana: la prima da Marostica; vediamo chi ne capisce la (peraltro ovvia) origine. La seconda invece viene dai cessi del parcheggio pubblico di Bassano, sullo stile del perseveratore: ma come parlano in Veneto?

DSC08494_544.JPG

DSC08837_544.JPG

divider
mercoledì 1 Agosto 2007, 23:09

Cincinnatemi

Non ho mai visto tante tette e tanti culi come sulle televisioni private del Veneto. Praticamente l’intera programmazione è composta da televendite di stimolatori elettrici scioglipancia, panche per addominali e pillole dimagranti, con i conseguenti zoom su parti del corpo variamente assortite, come in macelleria. In alternativa, le televisioni private venete mandano anche televendite di scarpiere o di batterie di pentole, però anche queste concluse con ardite inquadrature da vicino sulla generosa scollatura delle presentatrici. L’effetto ipnotico che da ciò deriva ci ha portato spesso a passare le mattinate – specie la pausa tra i pancake delle 11 e il pranzo di mezzogiorno – come ipnotizzati su Telealto Veneto o Retechiara.

Tutto ciò, vi assicuro, rimette decisamente in prospettiva le notizie dei telegiornali dell’estate, da Gustavo Selva che, nella crisi interiore che lo ha portato a ritirare le proprie dimissioni su richiesta del popolo, scopre per conseguenza che la sua vera anima sta in Forza Italia, a Cesare Previti che si dimette da uomo innocente, visto che ormai quale onesto cittadino che si occupi di politica non ha una condanna penale sulle spalle?

Ma in fondo, finché ci saranno i culi vibranti delle televendite (e le figlie giovani dei ristoratori della zona) a fornirci argomenti di conversazione tra una bottiglia di vino e mezzo chilo di polenta, la vita potrà proseguire in modo ruspante, lontano dalla corruzione e dal degrado morale della grande città. Evviva la semplicità!

divider
 
Creative Commons License
Questo sito è (C) 1995-2026 di Vittorio Bertola - Informativa privacy e cookie
Alcuni diritti riservati secondo la licenza Creative Commons Attribuzione - Non Commerciale - Condividi allo stesso modo
Attribution Noncommercial Sharealike