Le forze dell’ordine (le uniche con accesso al viadotto dell’autostrada chiusa) lanciano oggetti da venti metri d’altezza sulla testa dei manifestanti.
Un ragazzo di Bologna, ricoverato al CTO, racconta di essere stato catturato e torturato dalla polizia.
Quelle andate in onda ieri in Valsusa sono tecnicamente prove di guerra civile. Una guerra civile, infatti, avviene quando due gruppi contrapposti si scontrano violentemente, pretendendo entrambi di essere il legittimo e vero rappresentante dello Stato in cui si trovano.
E non c’è dubbio che la gran parte delle 70.000 persone che hanno sfilato ieri a Chiomonte – mamme e bambini compresi – senta le istituzioni italiane non solo più come lontane, ma come nemiche; come entità vuote che teoricamente rappresentano la democrazia e la convivenza civile, ma che in realtà rappresentano interessi economici privati, l’arroganza violenta della polizia, l’ingiustizia di una società divisa tra una casta di privilegiati e milioni di italiani vessati e impoveriti, e una dittatura morbida in cui i cittadini non hanno più voce.
Questa sensazione non è solo loro, ma ormai di milioni di italiani; “non siete Stato voi”, ma noi. Questa sensazione è amplificata dalla vergogna di un sistema politico e mediatico corrotto e asservito al potere, da giornali che, invece di aprire un dialogo, di parlare della immensa manifestazione pacifica o delle ragioni per cui quest’opera è inutile, estrapolano sette secondi di Beppe Grillo fuori dal contesto per attaccare il Movimento 5 Stelle o sparano numeri improbabili sui feriti delle forze dell’ordine.
Il punto, però, non è più l’opera. Il vero oggetto del contendere in Valsusa è la democrazia; è l’arroganza di uno Stato cieco e sordo che vuole imporre il proprio potere per interessi privati, che vuole spendere i soldi di tutti per arricchire gli amici di chi lo governa, che taglia pensioni, assistenza e stipendi per mantenere i propri privilegi. Il TAV è il simbolo di tutto questo, ed è per questo che da tutta Italia, da tutta Europa, le persone affluiscono per manifestare.
Le interpretazioni giornalistiche sono patetiche; prima cercano di dipingerci tutti come violenti, poi correggono il tiro e cercano di dividerci, le brave persone tranquille da una parte, i pericolosi black bloc dall’altra. Ma non è così, e per provarlo ecco il video dove centinaia di “persone tranquille”, in mezzo al corteo principale del mattino, applaudono gli attacchi dei “pericolosi black bloc” contro la polizia.
Ieri in piazza Castello è stata una grande serata: Caparezza, suonando davanti a ventimila ragazzi per gli MTV Days, non ha deluso le aspettative e ci ha tenuto a chiarire bene le sue posizioni sul TAV.
Gli MTV Days sono un grande festival commerciale organizzato da MTV in collaborazione con Città di Torino, Regione Piemonte, Esperienza Italia 150, La Stampa e siffatte entità Sì Tav: mi sarebbe piaciuto vedere certe facce ieri notte. Fassino che invita MTV che invita Caparezza che invita ad andare ad assediare la Maddalena non ha prezzo!
Domani sarà un grande giorno, senza alcun dubbio; saremo tantissimi, pacifici e sorridenti e metteremo la politica con le spalle al muro grazie alle parole, come già stiamo facendo con i poliziotti.
Alcune persone mi hanno detto di voler venire, ma di avere paura di possibili incidenti. Io rispondo come rispondo per lo stadio: se non si è incoscienti, la probabilità di finire in uno scontro senza volerlo è sostanzialmente nulla. Nemmeno il peggior questore del pianeta si metterebbe a tirare lacrimogeni su un corteo di decine di migliaia di persone. Ci saranno cortei alternativi che passeranno per i sentieri nei boschi (quelli che avete visto nel mio video degli scontri) o per la mulattiera che arriva da Giaglione, con l’obiettivo di abbracciare simbolicamente il cantiere da ogni lato; lì è possibile che gli attuali occupanti del presidio non gradiscano; se state nel corteo principale non vi succederà assolutamente nulla.
In proposito, aggiungo poi un breve video del discorso che ho tenuto domenica sera alla grande assemblea al presidio, la notte prima dell’attacco: è normale avere un po’ di paura, ma qual è la cosa che dobbiamo temere di più?
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C’è voluto più di un mese, ma abbiamo quasi interamente chiarito il nostro trattamento da consiglieri in Comune; e dunque vorrei fare un riassunto, per trasparenza, e chiedere il vostro parere su alcuni dubbi.
Stipendio. Un consigliere comunale di Torino non ha un compenso fisso, ma prende un gettone di circa 120 euro lordi a seduta; dunque, ha degli introiti solo quando partecipa alle sedute, mentre nei mesi di ferie (es. agosto), se si ammala o se si assenta per qualsiasi motivo non percepisce nulla. Vengono retribuite sia le sedute del consiglio che quelle delle commissioni, con un tetto massimo di 3 sedute retribuite in un giorno e di 19 sedute retribuite in un mese, oltre le quali non si percepisce più niente. Il tetto mensile – che i consiglieri di gruppi piccoli come il nostro, nei mesi “pieni”, tendenzialmente raggiungono sempre o quasi – è dunque di circa 2200 euro lordi. In pratica, facendo la media, è come avere uno stipendio di circa 1300 euro netti al mese per 13 mensilità , ma lo sapremo meglio quando avremo le prime buste paga.
Staff. Il Comune trasferirà al nostro gruppo consiliare due dipendenti, che avranno funzione di segreteria e supporto; non possiamo assumere esterni, ma solo suggerire chi preferiamo tra persone che già lavorino in Comune ad un certo livello. Noi abbiamo indicato due nostri militanti di lunga data e attendiamo di sapere se saranno accettati.
Ufficio. Martedì scorso sono stati assegnati gli uffici: noi abbiamo ricevuto tre stanzette affacciate su via Garibaldi, e saremo in quattro in 40 mq. Siamo quelli sistemati peggio: per fare qualche esempio, la Lega ha avuto 71 mq per 5 persone, l’UDC 52 mq per 2 persone, SEL addirittura 126 mq per 4 persone; persino la lista Domenico Coppola ha avuto tre stanze e 35 mq per 2 persone. Queste discrepanze si spiegano con motivi storici, con vincoli tecnici e con la difficoltà di suddividere in modo efficiente uno stabile storico del Seicento, ma ovviamente noi paghiamo lo scotto degli ultimi arrivati.
Attrezzature. Gli uffici saranno attrezzati con mobili, scrivanie e computer; io e Chiara riceveremo un netbook con chiavetta, e io avrò anche un cellulare (senza la SIM se ho ben capito). Inoltre avremo a disposizione un budget di circa 1000 euro al mese per pagare le bollette del telefono, le piccole spese, piccole attrezzature extra (che poi resteranno al Comune) ed eventualmente l’organizzazione di eventi legati all’attività consiliare (non all’attività del Movimento).
Benefit. I consiglieri comunali sono esentati dal pagare il biglietto dei mezzi pubblici (basta mostrare il tesserino del Consiglio); inoltre, il Comune ci dà un posto auto sotto forma di una tessera che concede libero accesso al parcheggio sotterraneo comunale Santo Stefano (quello dietro il Duomo), e di un “permesso viola” per la ZTL.
Avrei invece voluto rifiutare il permesso ZTL, che è l’unico vero privilegio (un cittadino qualunque non può averlo, nemmeno pagando) e che tra l’altro è del tipo che permette assurdità come percorrere via Garibaldi o entrare nei parchi cittadini. Ci ho provato, ma mi hanno fatto notare che senza il permesso non potrei raggiungere il parcheggio per le riunioni del mattino; infatti agli abbonati al parcheggio viene concesso di entrare nella ZTL per arrivarci, ma il tesserino che mi danno non è un abbonamento pagato ma solo un “aprisbarra gratuito”, e dunque non include l’esenzione. A questo punto l’unica strada sensata mi sembra di accettare il permesso ma di usarlo solo per arrivare al parcheggio e magari per portare le attrezzature in piazza Castello quando facciamo i gazebo (ho portato un po’ di volte a braccia le sedie da giardino da piazza Castello a via IV Marzo e non è un bel lavoro).
Questo mi sembra un buon punto medio tra il rifiutare privilegi indebiti (l’idea di imporre ai torinesi il sacrificio della ZTL e poi autoesentarsi mi sembra immorale) e il mantenere la massima efficienza nel lavoro per cui mi pagate, che non è quello di prendere il pullman ma è quello di partecipare alle riunioni in Comune. Tuttavia, per evitare polemiche, mi sono riservato di dare una risposta definitiva domani mattina e dunque ho fatto un post per chiedere un vostro parere.
È due giorni che penso a come raccontarvi per bene una giornata memorabile, allucinante, meravigliosa, terribile, che resterà a lungo nei miei ricordi, con l’orgoglio di essere stato lì per dovere istituzionale e insieme per le mie idee, una sensazione che vale tutto, vale qualsiasi sofferenza e qualsiasi dolore fisico, una sensazione che in una società dominata dal senso di vuoto vale davvero un’esistenza.
Lunedì mattina a Chiomonte è andata in scena la guerra, lo Stato italiano – o meglio, l’entità di potere che pretende di esserlo – ha scelto di usare la violenza contro l’opposizione politica, contro una manifestazione e un presidio di oltre mille persone, sostenute da gruppi, associazioni, comitati, intellettuali e da tre movimenti politici, una violenza che non può che ricordare il fascismo di qualsiasi dittatura.
Come vedrete nei filmati, è stata una giornata di guerra: sembrava di essere in Vietnam. Lo Stato ha rifiutato il dialogo, ha ignorato gli amministratori e i mediatori politici, ha pianificato e applicato la violenza. Lo Stato ha cercato di far male ai propri cittadini nel modo più sottile ma più spietato, braccandoci senza necessità e sparandoci addosso i lacrimogeni al gas CS, vietato in guerra dalle convenzioni internazionali sulle armi chimiche, ma usato senza ritegno dalla Repubblica Italiana contro i propri cittadini inermi; sapendo perfettamente che in una fuga sulle rocce molti si sarebbero fatti male, magari cadendo in un dirupo – e soltanto la preparazione e la (relativa) saldezza di nervi dei manifestanti ha evitato il peggio, con squadre di medici che soccorrevano i feriti, altre squadre che aiutavano a liberarsi dai gas, e in generale tutti che aiutavano tutti a risalire la montagna.
Il mio racconto è nei due filmati qui sotto, fatti col cellulare, sgranati, ma spero eloquenti, utili a capire cos’è stato veramente il lunedì in cui i politici che pretendono di essere Stato, da Maroni a Fassino, hanno portato la guerra in Piemonte. Domenica ci sarà una manifestazione oceanica, a Susa, pacifica e ferma, i dettagli seguiranno. Scegliete voi se esserci, o se chinare la testa.
Vista la vergognosa disinformazione dei giornalai di regime (e poi si lamentano se vengono insultati), aggiungo alcune cose.
1) Il bello di fare politica è trovare sulla propria strada grandi uomini, e ripeto: sulla strada, non nei palazzi. Ammiro all’infinito Turi Vaccaro, una persona capace di farsi volontariamente pestare a sangue dalla polizia per le proprie idee – io non ne sarei capace. Spero stia bene, spero che qualcuno ne abbia notizie.
2) Io non ho visto lanciare sassi o chiodi sui poliziotti. Non dico che non sia avvenuto, non posso saperlo, dico che dove c’ero io, compreso il fronte del primo sfondamento sull’autostrada, ho visto solo resistenza pacifica e passiva, ho visto autodifesa con quel che si poteva. L’unico lancio di sassi di cui ho avuto notizia è all’inizio del primo filmato ed è stato fatto da persone non identificate, non del nostro gruppo. Anche qui, non sto dicendo che siano per forza provocatori travestiti da manifestanti stile Genova, ma certo il dubbio viene. D’altra parte mi pare naturale che più tardi, nel momento caldo, vedendosi arrivare addosso centinaia di poliziotti in assetto da guerra, qualcuno abbia risposto tirandogli addosso tutto quel che aveva sottomano.
3) Caro Torino Cronaca, pubblicare un video intitolato “I No Tav lanciano pietre, la polizia spara lacrimogeni”, in cui si vede solo la polizia che spara i lacrimogeni, è davvero vergognoso. Se c’è un ordine dei giornalisti, che batta un colpo.
5) Pare che la polizia abbia distrutto anche il sito archeologico neolitico e il museo realizzato con tanta fatica alla Maddalena. E poi quest’opera porterebbe sviluppo e turisti. E poi i vandali sarebbero i No Tav. Persino la giunta Sì Tav di Chiomonte non ne può più.
Valutate dunque voi se non siamo tornati ai tempi del fascismo. Penso che la Resistenza fosse così, che i partigiani, con le loro povere dotazioni fabbricate in casa contro i blindati dei tedeschi, si trovassero su quei monti nella nostra stessa situazione, con i paesi occupati con le armi, con case e terreni requisiti in punta di fucile dall’invasore. Non stupitevi se decine di migliaia di persone, in Valsusa e altrove, non si sentono più italiane – o meglio, si sentono italianissime, tanto che lunedì la polizia è stata accolta anche con l’inno di Mameli, ma pensano che chi ci governa attualmente abbia usurpato la democrazia: invasi e sottomessi da una nuova repubblica sociale, con oggetto societario i grandi affari.
Il deserto è dentro come è fuori, è nuovo e vecchio insieme, è un’esperienza assoluta che fa parte dell’esistere. Camminare nel deserto è prima o poi destino di tutti, e poi, si scopre, non è che sia così male. Privandoti dei riferimenti, ti costringe ad ascoltare te stesso, a verificare che tu sappia da solo qual è la direzione giusta. Se non sai chi sei, sarai costretto a girare in tondo all’infinito, vagando senza meta; se saprai guardarti dentro, magari dovrai patire la fame e la sete, ma troverai senz’altro l’uscita.
Ieri è stata la giornata dei nostri primi atti formali: io e Chiara abbiamo presentato tre interpellanze, quattro interrogazioni e una proposta di delibera. Di alcune vi abbiamo già parlato nei giorni scorsi, per esempio l’interpellanza sul servizio ferroviario regionale Torino-Milano o l’interrogazione sugli alberi tagliati a Porta Nuova. Di altre vi parliamo in questi giorni, anche se poi ne stiamo preparando già di nuove.
Una delle interpellanze presentate ieri, forse la più importante, riguarda l’infiltrazione della ndrangheta nella politica torinese. Se avete visto il TGR Piemonte lunedì, saprete che PDL e Lega avevano presentato in pompa magna una richiesta di comunicazioni del sindaco in materia: in pratica, che il sindaco venisse in aula a dire cosa sapeva della vicenda in questione. Fassino nemmeno c’è, è in Birmania per il compleanno di Aung San Suu Kyi, come inviato dell’Unione Europea (a proposito di incarichi multipli…). E’ stata la giunta, in conferenza dei capigruppo, a dire che tanto Fassino non sa nulla di più di quel che è emerso sui giornali, e dunque è inutile che venga a comunicare in aula.
Nel frattempo, noi avevamo presentato formalmente la nostra interrogazione, che riassume i fatti usciti sui giornali a riguardo dei voti della ndrangheta alle primarie torinesi (mai smentiti nemmeno dai protagonisti, che si sono limitati a dire che non sapevano e non capivano) e poi chiede a Fassino come la sua amministrazione intenda agire per contrastare questi fenomeni, e infine lancia una proposta: l’istituzione in consiglio comunale di una Commissione Antimafia della Città , per indagare sia su queste commistioni, sia sugli appalti degli anni passati.
Non è una proposta strana; Pisapia ha dichiarato che la creazione di questa commissione è la prima priorità della sua amministrazione, e altre città , ad esempio Pavia, l’hanno già istituita negli anni scorsi. Siamo curiosi di vedere se il consiglio vorrà accogliere la nostra proposta.
Alla fine, visto che il Sindaco ha rifiutato di venire a riferire, anche il centrodestra ha seguito il nostro percorso e ha presentato una sua interpellanza sul tema; a questo punto spero che si potrà finalmente parlarne in aula.
P.S. Ieri pomeriggio ho poi speso più di due ore, in conferenza capigruppo, sullo spinoso tema della ripartizione degli uffici e degli staff di segreteria tra i vari partiti…
Ci sono molte cose che danno fastidio della vicenda Arenaways, un caso da manuale di protervia all’italiana: una finta privatizzazione fa in modo che la società monopolista di fatto nei servizi all’utente finale sia cugina di e continuamente favorita da quella che gestisce la rete e che dovrebbe fornire accesso imparziale a tutti.
La cosa ridicola è che la Torino-Milano in realtà è una delle poche linee regionali dove non sono necessarie sovvenzioni, anzi i treni viaggiano sempre strapieni: una gallina dalle uova d’oro. L’accordo, però, prevede che i lucrosi utili di questa linea vengano usati per coprire i buchi delle linee secondarie del Piemonte. In pratica, i torinesi che vanno a Milano devono viaggiare pigiati su treni vecchi e sporchi per pagare un servizio migliore ai biellesi o ai cuneesi; e per garantire questo meccanismo lo Stato vieta ad Arenaways di fare concorrenza, costringendola a treni che vanno lenti come i regionali, ma non fermano mai.
Cercando una soluzione per non morire, ora Arenaways cambia linea: il sabato e la domenica fa un treno del mareSanthià -Torino-Genova-Livorno, grazie a un accordo con la Regione Liguria, stufa del peggioramento del servizio Trenitalia da Torino verso il suo mare dopo che praticamente tutto ciò che da Torino non era ad alta velocità è stato eliminato. Bene, direte voi, finalmente il mercato funziona: chi c’è non offre un buon servizio e allora arrivano i concorrenti.
E invece no, anche qui arriva la mentalità italica: ed è tutto un susseguirsi di piccoli sabotaggi, come racconta l’articolo della Stampa. In un paese civile, l’amministratore delegato Mauro Moretti, che ha dichiarato che effettuerà ritorsioni contro la Liguria per aver permesso le fermate di Arenaways, sarebbe indagato per turbativa di mercato. Invece, da noi si becca pure la solidarietà dei pendolari liguri, che non guardano più in là di un palmo dal proprio naso. Deprimente.
P.S. Anche se il Comune su questa materia può fare soltanto pressioni morali verso la Regione, presenterò senz’altro una interpellanza.
Questa mattina su Specchio dei Tempi è comparsa una lettera (firmata A.B.) che lamentava di una situazione apocalittica al parco della Tesoriera: gente nuda che fa la cacca in pubblico davanti ai bambini dell’asilo, rifiuti lasciati sui prati all’inglese, rumore a qualsiasi ora, cani che scorrazzano liberi aggredendo i passanti. Il tutto a causa di una invasione degli immancabili “squatter”, anche detti “anarco-insurrezionalisti” o, per il dottor La Spina, “paraterroristi”.
Come la penso in materia è noto, almeno a chi mi segue da tempo: sono favorevole al recupero anche forzoso degli edifici abbandonati, sono contrario al rumore e alle mancanze di rispetto per la convivenza civile, apprezzo chi cerca di creare spazi di socializzazione e cultura nelle periferie, non approvo però il farlo tramite occupazioni non autorizzate – vorrei che ciò venisse fatto in maniera regolata e condivisa con le istituzioni.
Nel caso specifico, abitando a pochi isolati dal parco, oggi pomeriggio sono andato a vedere. Mi aspettavo una specie di campo nomadi davanti alla villa settecentesca, e invece niente. La parte anteriore del parco era occupata da due sposini in abiti civili con un cineoperatore davanti, che li faceva correre, roteare attorno a un lampione e infine darsi un bacio (ragazzi: non fatelo, di solito più è faraonico il matrimonio e meno dura). Verso la villa era pieno di anziani che giocavano a carte. Dietro la villa, il prato all’inglese era effettivamente sotto attacco, ma da parte di alcuni ragazzini che giocavano a pallone. Le giostre sembravano normali, la bocciofila dall’altra parte era popolata dai soliti vecchietti, di cani nemmeno l’ombra. Boh?
Ho fatto il periplo dell’asilo e alla fine ho capito: hanno occupato la casetta che sta ben fuori dal parco, lungo il muro di cinta di via Asinari di Bernezzo all’altezza di via Fogazzaro. Quel terreno è il mio ex liceo e funziona come la via Gluck al contrario: la dove c’era una città ora c’è l’erba, in quanto il prefabbricato in cui io e Michele Coppola abbiamo speso sospiri e sudori della nostra gioventù è stato raso al suolo dieci anni fa. E’ rimasta solo la casetta accanto all’ingresso, un tempo abitata dal custode; dentro, ho visto solo due ragazze che prendevano il sole sullo spiazzo, le immancabili scritte sui muri (ecco, quelle potrebbero risparmiarcele), nessun cane ma solo un po’ di attrezzatura.
Gli occupanti hanno affisso sulla via un comunicato che vi riporto integralmente:
A questo punto forse vi aspetterete che prenda posizione, e invece io vorrei soltanto raccontare un sogno: quello in cui gli abitanti delle case vicine non cominciano subito a diffidare degli occupanti per partito preso, e gli occupanti si sforzano di non fare rumore di sera e di tener buoni i cani (non a tutti piacciono), e la signora A.B. va a conoscere i ragazzi del No Way Squat e fanno amicizia e alla fine lei gli porta le torte fatte in casa, e loro la aiutano quando deve portare la spesa su per le scale, e tutti sono contenti e nel frattempo un pezzo morto di città è ridiventato vivo.
Alla Maddalena di Chiomonte succede, e mi sembra preferibile alle scene che da anni accadono a Torino, quelle dei raid pro sgombero in prima pagina a cui segue una nuova occupazione il giorno dopo, quelle in cui il primo politichello in cerca di visibilità sui giornali cavalca le paure della gente e va a “controoccupare” un centro sociale coi suoi amici squadristi, ma siccome sono pure poco furbi entrano nell’unico centro sociale di Torino occupato legalmente e finiscono sotto indagine in Procura.
Chissà se anche su questo, come succede in tante altre cose, i cittadini riusciranno ad essere più costruttivi e lungimiranti dei loro amministratori pubblici: spero che il sogno si avveri presto.
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Benvenuti al mio primo consiglio comunale, e lasciatemi dire che io mi sento ormai pronto a ogni esperienza, mi sono abituato persino alle telecamere (per quanto sempre con quel retrogusto di amara finzione), ma quando ci siamo messi tutti sull’attenti, è entrato il gonfalone della città ed è risuonato l’inno nazionale, mi sono proprio emozionato: l’ho cantato tutto e me lo ricorderò a lungo.
Comunque, in previsione del problema, eravamo attrezzati in maniera ridondante: io avevo il cavo di rete e la webcam integrata (ne ho anche una esterna ma mi mancava il cavo giusto), Chiara aveva il cellulare attrezzato col minitreppiede. Il suo ha funzionato, e dunque ci siamo messi online a fare streaming con quello, in attesa che cominciasse la riunione.
Ora vi devo spiegare la questione procedurale: tecnicamente non abbiamo trovato alcuna norma che vieti a un consigliere di riprendere la seduta, anzi esiste un parere favorevole del Garante della Privacy, che però stabilisce che le riprese possono comunque essere regolate dal Consiglio Comunale. In altre parole, la maggioranza può probabilmente fare una regola che ci vieta le riprese (anche se stiamo approfondendo la questione). D’altra parte non vogliamo certo fare le cose di soppiatto, anche perchè, senza comunicazione preventiva alle persone oggetto di ripresa, violeremmo senz’altro le leggi sulla privacy.
Per questo motivo abbiamo sollevato la questione una prima volta lunedì scorso, alla riunione dei provvisori capigruppo. Il sindaco ci ha risposto che la questione era complessa e imprevista, e ci ha chiesto se potevamo soprassedere per la prima riunione e rimandare la questione a dopo l’elezione del presidente del consiglio comunale. Noi abbiamo detto che ci avremmo riflettuto, e abbiamo girato la domanda a voi, su Facebook e sul blog. La risposta è stata netta: riprendete.
A questo punto hanno preso la parola prima il piddino-radicale Viale, a dichiararsi favorevole alle riprese, e poi i capigruppo di PDL e PD, contrari. Sapendo però di non avere nulla di solido a cui appigliarsi, quest’ultimo ha chiesto se per “cortesia istituzionale” potevamo spostare la fotocamera nella zona dei giornalisti (noi ci eravamo già seduti lì vicino, apposta per togliere l’argomento “così mostrate cose che non si devono vedere”: il nostro angolo era lo stesso dei giornalisti). A quel punto, per “cortesia istituzionale” abbiamo accondisceso, ottenendo così due obiettivi: abbiamo fatto la bella figura di persone ragionevoli, e abbiamo fatto passare il principio, tutt’altro che scontato, che uno di noi possa sedersi nella zona dei giornalisti e riprendere come gli pare. Se lo confrontate col fatto che a quelli che sono entrati tra il pubblico è stato chiesto di consegnare la macchina fotografica (vedi anche il mio video del 2009) mi sembra già un enorme passo avanti; poi se ne parlerà la prossima settimana, e vedremo come andrà a finire.
Ora qualche commento a tutto il resto… intanto, quello che vedete in aula è abbastanza una recita. Un’ora prima del consiglio comunale, c’è stata una riunione in cui maggioranza e minoranza hanno dichiarato i nomi delle persone da eleggere presidente e vicepresidenti, e si sono pure raccomandati: ognuno vota i suoi, niente scherzi! Infatti, in teoria, la maggioranza ha abbastanza voti per eleggere il proprio e allo stesso tempo deviare un po’ dei propri voti su un candidato della minoranza, in modo da farne uscire uno diverso da quello deciso dalla minoranza stessa. Hanno persino detto “oh, resta inteso che poi in aula non saltano fuori altre candidature, eh!”.
Poi, non si può non cazzeggiare in consiglio comunale! Ci sono tempi morti infiniti, specialmente in questo consiglio in cui c’erano tante votazioni nominali stile “presidente della Repubblica”: 40 persone devono sfilare nella cabina e nel frattempo non c’è niente da fare. Se ci vedete chiacchierare, usare il computer, alzarci, sappiate che non vuol necessariamente dire che stiamo facendo i fatti nostri: ci sono proprio interi quarti d’ora in cui non succede niente.