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giovedì 22 Novembre 2007, 19:43

La legge a casaccio

Da tempo, spinto anche dai salaci commenti di vari amici (“ma come, leggi ancora quella roba?”), sono tentato di smettere di leggere La Stampa; peraltro l’abbonato è mia mamma, e io recupero il giornale da casa sua solo un giorno ogni tanto. Solo negli ultimi giorni si è visto di tutto, da una intervista totalmente sdraiata di Minzolini a Berlusconi a un mitico articolo di cinque colonne in cronaca sul processo agli ultras arrestati per il derby, che raccontava la rava e la fava riuscendo a non dire mai a quale squadra appartenessero i suddetti.

Tuttavia, la pagina di oggi di Maria Corbi è di quelle che ti riconciliano col giornalismo: il lungo racconto dell’abbattimento di uno dei campi nomadi di Tor di Quinto, visto da uno dei bambini del campo. Certo, l’approccio era un pelino patetico, da libro Cuore, con tanto di lettera al Presidente della Repubblica; eppure è servito a svegliare le coscienze – o perlomeno l’ufficio stampa di Veltroni – su come le forze dell’ordine stiano affrontando la “emergenza rom”.

Che è poi lo stesso con cui stanno affrontando la “emergenza ultras”: generalizzando, e reprimendo a caso.

Succede così che, senza preavviso, le ruspe si presentino in una favela di romeni in cui non è nemmeno detto che i rom ci siano, e tirino giù la baracca di Sorin, undici anni, in Italia da due, studente di prima media con ottimi voti. Non vive lì perché vuol fare l’alternativo o perché deve nascondere la refurtiva di scippi e furti con scasso; vive lì perché la mamma fa le pulizie a 500 euro al mese, e il padre fa il muratore quando trova. A Roma, le case costano dal mezzo miliardo in su, anche in estrema periferia; tre romeni, con meno di mille euro al mese e nessun vecchio ipergarantito a sovvenzionare, dove possono vivere?

Eppure, lo Stato italiano spedisce le ruspe a tirargli giù la baracca, con quel poco che hanno chiuso dentro, perché nemmeno gli danno il tempo di portarlo via. La scena di un ragazzo che rovista tra le macerie per cercare il libro di storia, che domani ha il compito, è raccapricciante. Sarà anche enfatizzata apposta, ma è raccapricciante lo stesso, per un paese che ha il problema di promuovere l’integrazione per non esplodere.

Come sempre, da noi si aspetta fino a quando proprio la situazione non è più tollerabile, e poi, sull’ondata di sdegno, si manganella a casaccio, cercando il rimedio raffazzonato dell’ultimo minuto per superare l’esame dell’opinione pubblica. Si colpiscono cento per educarne uno, insomma. L’ovvio risultato è quello di spingere i novantanove nella stessa casella dell’uno, e di far loro riflettere sul come il rigare diritto, il distinguersi dai ladri o dai violenti, in Italia non serva a nulla.

E di far pensare a noi come l’incompetenza e la protervia regnino sovrane tra chi dovrebbe mantenere l’ordine e la legge – gli elementi base di una comunità civile – e invece lo fa selettivamente, di solito contro i deboli, e comunque solo quando serve a raccogliere l’applauso dell’audience elettorale.

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10 commenti a “La legge a casaccio”

  1. Nick:

    Con infinita tristezza e altrettanta amarezza ho subito pensato che “far loro riflettere sul come il rigare diritto, il distinguersi dai ladri o dai violenti, in Italia non serva a nulla” sia, in effetti, la prima “lezione” di integrazione, ovvero sui reali usi e costumi in Italia, che il governo abbia intrapreso. Bisogna ammeterlo: in Italia funziona ESATTAMENTE così.
    :-(

  2. Felter Roberto:

    Mi dispiace ma non sono d’accordo. E’ vero, a Roma gli appartamenti costano una cifra. E sai dove vivo io che non me lo posso permettere? a Montichiari, in provincia di Brescia.
    Ed un mio amico, che in paese la casa non se la poteva permettere, è andato ad abitare in frazione.
    E qui i muratori lavorano certamente di più di quanto non lo possano fare a Roma.
    Inoltre quel ragazzo se non aveva una residenza, come ha potuto iscriversi ad una scuola?
    Le baraccopoli NON DEVONO ESISTERE. Questo è quanto. E se uno in Italia non ha la possibilità di viverci, semplicemente non ci deve venire. I problemi veri sono già enormi e difficili da risolvere, ma non è rinunciando a far rispettare le regole che ne usciremo.

  3. stefigno:

    Quoto Roberto in questo senso. Cioè che un minimo di regole purtroppo/perfortuna debbono esserci e bisogna partire essenzialmente da quelle.Problemi ne abbiamo è vero. Ma bisogna mettere a posto le cose con ordinamenti di maggiore diritto (e magari rigore?).

  4. vb:

    Anche se la baraccopoli era illegale e quindi andava abbattuta, non c’era nessun motivo di umiliare questa gente – che non ha mai commesso reati – facendo passare le ruspe sopra i loro effetti personali.

    Così come non si capisce (se non guardando alle esigenze televisive) come in un paese dove si sospendono gli sfratti esecutivi per due o cinque anni persino ai morosi volontari non si potessero espellere subito i delinquenti, ma dare a chi lavora onestamente due settimane per trovarsi una sistemazione.

  5. for those...:

    E, giusto per rimanere nel campo “edilizio”, come mai per abbattere le ville abusive nella valle dei templi piuttosto che alle pendici del vesuvio (e sono solo esempi eclatanti perché ce ne sono migliaia di meno “visibili”), ci vogliono 100 anni, mentre le baracche vanno abbattute subito? Parafrasando Orwell, le costruzioni sono tutte illegali ma alcune sono più illegali di altre?

    Roberto: vabbé lo stereotipo del muratore bergamasco/bresciano ma, mi spieghi perché mai a brescia “i muratori lavorano certamente di più di quanto non lo possano fare a Roma.”?
    Io abito in provincia di Milano (ca 30km dal centro, mica l’hinterland) e non in città. Qui il prezzo medio delle case è ca €3000/mq e gli affitti sono sui 700€/mese per un appartamento di 50-60mq. Se a Montichiari si vive bene con meno di 1000€/mese fammi sapere che cerco subito lavoro lì!

  6. Felter Roberto:

    Si continua sempre con “ma per gli altri fanno diversamente..” “però in altre situazioni non è cosi”.
    E’ VERO. Ma due errori non fanno una cosa giusta. Devono essere abbattute SUBITO le baracche e le ville. Ma il fatto che si sbagli a non abbattere le ville non rende giusto non abbattere le baracche. Per lo stereotipo del muratore, io intendevo dire che per uno che è capace a fare il muratore, qui ci sono più opportunità di trovare lavoro. I cantieri edili da queste parti sono certo più numerosi ( e di dimensioni più ridotte il che aiuta ad essere inserito senza troppe esigenze) di quelli che puoi trovare in una grande città come Roma.
    Bello però il ragionamento “visto che comunque con 1000 euro /mese faccio fatica a vivere ovunque, tanto vale che faccia fatica a vivere a Roma invece che in un piccolo paese”.
    Se invece di cercare giustificazioni a cose sbagliate perchè “tanto di cose sbagliate ce ne sono tante”, iniziassimo a considerarle per quello che sono, cioè COSE SBAGLIATE, forse saremmo un passo avanti nella giusta direzione.

  7. Tizio:

    Già, peccato che esistano cose più sbagliate di altre, e sappiamo tutti che per le ville abusive nella valle dei templi è pronto un condono o un ricorso, mentre per le baracche abusive no. Eppure sono entrambe situazioni di abusivismo edilizio. Qui sta il punto, è molto più facile accanirsi contro i deboli per far vedere che si fa finta di fare qualche cosa qui e ora, piuttosto che rimediare concretamente alla situazione di quella famiglia rumena così miseramente accampata. Il radere al suolo qui e ora è populista e trova soddisfazione nella gente che sospira “oohhh era ora che si facesse qualcosa”, il trovare una soluzione concreta implica una presa di responsabilità, cosa assai pericolosa e gravida di contrattempi.. Meglio abbattere.
    Le reazioni possibili alle cose sbagliate sono due: a) capire perchè sono sbagliate, quindi prevenire l’errore; b) porvi rimedio. In entrambi i casi è di buon senso non utilizzare bulldozer. Siamo tra persone ragionevoli, o almeno così mi reputo, ma non so gli altri…
    Infine, vorrei poi ricordare che è diritto di tutti i bambini andare a scuola, indipendentemente dalla loro residenza. Oppure è meglio mandarli ad accattonare, invece che perder tempo in compiti di storia?

  8. Roberto Ciacci:

    Arrivo qui via twitter, su segnalazione di Felter.
    Vittorio è un piacere rileggerti dopo tanto tempo!

    OK, tralascio formule di cortesia e convenevoli, dico la mia: il caso puntuale riportato da Vittorio è davvero emblematico e faccio fatica a non provare solidarietà e vergogna insieme.

    D’altra parte, capisco anche le ragioni di chi propugna la legalità (è diventata uno slogan elettorale .. qui a Bologna è un refrain e abbiamo cominciato anni fa con i lavavetri …).

    Io sostengo da tempo nelle mie conversazioni non digitali che il flusso d’immigrazione dalla Romania è ingestibile.
    Si veda per avere dei numeri:
    http://www.studiocataldi.it/news_adn_asp/news_adn_28134.asp

    Non si può permettere un’invasione, pur pacifica, senza prevederne a monte la sostenibilità. Più popolazione significa più servizi (sanitari e non), più spese sociali, più risorse. Significa posti di lavoro e case in cui vivere.
    Significa anche più competizione sociale per l’accesso ai servizi pubblici.

    Non mi meraviglia che alcuni di loro sbarchino il lunario nella più assoluta precarietà.
    La mia colf moldava non vale un report della Caritas, ma mi ripete di continuo che in Romania sono rimasti “solo più” vecchi e bambini; che il lavoro c’è ma quasi tutti gli uomini e le donne in età da lavoro preferiscono trasferirsi qui da noi.
    Non in Germania: lì esiste un rigido controllo del meccanismo di ingresso. Nè altrove.
    Tutti o quasi vengono in Italia.

    E’ uno tsunami migratorio questo, mica un fenomeno normale.
    (I Moldavi a loro volta vanno a lavorare nella vicina Romania e non gli pare il vero di trovare tutto ‘sto bendiddio di lavoro a due passi da casa …)

    Che facciamo?
    Proclamiamo la Repubblica di Italia e Romania?
    Ci trasferiamo noi in Romania (qualche imprenditore c’è andato …)?
    Non saprei. Di certo i problemi non si risolvono con le ruspe.

  9. bozzolina:

    confermo, da insegnante della scuola dell’obbligo, che le scuole italiane devono per legge accogliere i minori in età dell’obbligo presenti sul territorio italiano. fossero pure irregolari o solo di passaggio. in qualsiasi momento dell’anno scolastico essi arrivino.
    il concetto è che vorremmo essere un paese civile e quindi facciamo il possibile (senza peraltro riuscirci) affinché nessun bambino stia lontano dalla scuola, nel nostro paese, nell’età in cui dovrebbe frequentarla.
    quindi non mi pronuncio sulla baracca, ma sul libro di storia direi che si è toppato. (anche su un livello minimo di sensibilità umana, ma questa è solo la mia opinione)

  10. Felter Roberto:

    @bozzolina grazie per la precisazione.

 
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