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mercoledì 5 Maggio 2010, 19:05

Uno vale uno, speriamo

Chi legge abitualmente il blog di Grillo avrà notato che negli ultimi tempi Beppe ha parlato spesso del Movimento 5 Stelle per ribadire alcuni concetti fondamentali; in particolare, ha annunciato che da fine giugno sarà pronta la piattaforma online con cui tutti coloro che si sono iscritti al movimento potranno votare su tutto ciò che riguarda le sue attività.

Prima Beppe ha ribadito in un post scriptum quanto scritto nel non-Statuto, cioè che tutta l’attività deve avvenire “senza la mediazione di organismi direttivi o rappresentativi”, ribadendo che le associazioni grilline che un po’ in tutta Italia si sono costituite negli anni, e le loro cariche sociali, non vanno intese come aventi alcun ruolo organizzativo o potere specifico nel Movimento: infatti “è quindi disconosciuta ogni carica locale di rappresentanza (ad esempio Presidente) del MoVimento 5 Stelle”.

Poi, nel post di venerdì scorso, è stato molto chiaro anche per ciò che riguarda le future liste civiche: “Il movimento è anche on line, è il MoVimento nazionale, lanceremo il portale  a fine giugno e si potranno poi discutere tutte le idee sul fare liste, civiche, regionali, comunali. Lo faremo insieme. Il principio di uno vale uno sarà finalmente applicato.”

Queste cose sono state ampiamente dette in campagna elettorale e costituiscono, secondo me, uno dei messaggi più forti del Movimento e una delle maggiori ragioni del consenso ricevuto, a cui dunque è obbligatorio tener fede. Tuttavia, rispetto allo stato attuale della nostra organizzazione, esse mettono sul tavolo alcune questioni.

La prima è quella relativa al controllo sugli eletti. A livello di lista regionale, il modello che tutti insieme avevamo concepito e promosso era quello in cui le persone elette nelle istituzioni sono intercambiabili e costituiscono dei semplici portavoce del gruppo che lavora con loro e che viene a sua volta legittimato dal basso. La struttura intermedia viene creata sia perché è necessaria una figura giuridica che faccia da “datore di lavoro” del dipendente dei cittadini, sia perché non è pensabile che tutti gli elettori passino il tempo a dar direttive al loro rappresentante su ogni minima questione.

D’altra parte, è vero che una struttura di questo genere può facilmente diventare un direttivo di partito, ed è proprio questo che Grillo vuole evitare. Il risultato è di responsabilizzare totalmente le persone che sono state elette: non esiste un movimento formalizzato, ma esistono solo Grillo, le persone elette, e la rete. Il controllo dei cittadini sugli eletti non è più di tipo giuridico e organizzativo (cosa peraltro difficilmente compatibile con la Costituzione) ma di tipo mediatico: se l’eletto sbaglia, formalmente nessuno potrà farci nulla, ma si beccherà mille commenti incazzati su un forum e magari qualcuno lo aspetterà sotto casa. Si tratta di una forma di controllo efficace? Vedremo; certamente però diventa cruciale la scelta dei singoli candidati, e non è più vero che quel che conta è solo il gruppo o che si punta a “spersonalizzare” la politica – se mai l’opposto.

Una questione ancora più evidente si apre per ciò che riguarda l’organizzazione dei futuri appuntamenti elettorali, che a questo punto non sono più tanto tappe di lavoro di un unico gruppo, ma progetti indipendenti ogni volta costituiti per “far eleggere la persona X nell’istituzione Y” e legittimati da Grillo di volta in volta.

A Torino, in vista delle elezioni comunali dell’anno prossimo, esiste e lavora da anni l’associazione Torino a 5 Stelle, che si è data una serie di regole piuttosto strutturate (che tra l’altro ricevettero i complimenti di mezza Italia all’incontro nazionale di Firenze). In questo momento, l’associazione – come forma, non come gruppo di persone – è di fatto delegittimata. Dall’altra parte, alcune persone che in passato erano uscite sbattendo la porta da tale associazione, dopo aver partecipato al progetto delle elezioni regionali, disconoscono l’associazione e propongono invece di creare un coordinamento di comitati o di gruppi di quartiere, che si strutturi in modo meno formale ma che comunque organizzi in proprio la lista.

Alla luce del non-Statuto e delle posizioni di Grillo, entrambe queste strade mi sembrano impercorribili. Grillo è stato chiaro: fino a fine giugno si aspetta, e dopo, sulla piattaforma di discussione, tutti i partecipanti insieme (a Torino stimiamo che gli iscritti al movimento nazionale siano 1500-2000, del resto i voti sono stati 17.000) potranno dire la loro in maniera orizzontale su come procedere. E io sono totalmente d’accordo con Grillo: che sia una associazione gestita da un gruppo di dieci attivisti storici, o che sia un comitato formato da dieci rappresentanti di questo o quel gruppetto, dopo quel che è stato promesso in questa campagna elettorale – uno vale uno – nessuno ha più il diritto di decidere per conto dei nostri elettori.

Come è evidente anche dalle discussioni sul blog regionale e altrove, in chi da anni dedica il proprio tempo volontariamente al Movimento c’è una certa paura di questa svolta. Si parte da una certa presunzione di superiorità, per cui chi “ha preso freddo ai banchetti a raccogliere firme” deve avere più voce in capitolo dell’elettore qualsiasi; e si insiste sul rischio (che effettivamente esiste) che allargando troppo le scelte si finisca in mezzo a “gare a portare più amici”, magari consegnando il Movimento a qualche ex politico con i pacchetti di voti già pronti, o a persone che nessuno conosce e nessuno sa se siano oneste e degne di fiducia, ma che siano particolarmente brave ad infiammare un forum; e che si finisca per implodere in quanto (già visto in passato) i 100 partecipanti online la pensano in maniera opposta ai 10 attivi, al che i 10 attivi si stufano e nessuno fa più niente.

I rischi ci sono; tutto questo è un grande esperimento. D’altra parte anche il sistema tradizionale è pieno di rischi, e a ben vedere non esiste un solo caso di movimento politico di rottura, dai Verdi alla Lega, che non sia presto diventato preda delle logiche dei capetti, delle tessere e delle cordate. L’idea di Grillo è nuova (per quanto simile a esperienze online già vive da anni); è un esperimento che sogno da dieci anni, e in cui credo; perché non provarla, come peraltro abbiamo promesso? Credo che scopriremo che la nostra base è anche più sveglia di noi e che saprà fare delle buone scelte.

Comunque, come al solito, ho scelto di fare un post (sperando che stavolta nessuno dei miei colleghi di attivismo si offenda) per chiedere un parere a tutti coloro che mi leggono.

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8 commenti a “Uno vale uno, speriamo”

  1. simonecaldana:

    Ti invito a proseguire nella disamina della svolta, perchè di svolta si tratta, nei fatti, discutendo anche i lati negativi. Per esempio:

    1. uno vale uno tranne Grillo che fa e disfa come gli pare. Questo non è tanto un problema di disuguaglianza (anche se c’è ed è fortemente incoerente) ma un problema di assicurazione per il futuro: se Grillo dà di testa che succede?

    2. abbiamo visto come l’eletto da solo non basta a fare il lavoro: ci sono realtà ben finanziate (Regione, per esempio) dove i soldi pubblici permettono di stipendiare persone che rendono possibile all’eletto fare il suo lavoro, ci sono realtà piccole dove un gruppo di attivisti volontari dietro serve. Come ci si regola in questi casi? tutti gli attivisti prendono ordini dalla rete? perchè dovrebbero? e se non lo fanno?

    3. si confonde la cura con la malattia: i partiti (e le strutture potenzialmente equivalenti) non sono un problema di per sè, sono un problema quando diventano parassiti della cosa pubblica. Avere strutture non necessariamente deve portare ad una corruzione delle medesime. Torino a 5 Stelle ha affrontato il problema e creato strumenti per controllarlo, per esempio.

    4. una galassia di eletti “a progetto” ha più possibilità di generare clientelismo che una struttura aperta e fatta di controlli. E’ la differenza che c’e’ fra la democrazia e il sistema feudale.

    5. La strategia dell'”uomo solo al comando” pur frattalizzata in tante sottorealtà non solo funziona dipendentemente dall’uomo al comando, ma sa tanto di PDL.

    6. L’elezione “a progetto” diminuisce ancora di più la libertà decisionale nel tempo del candidato, trasformandolo a tutti gli effetti in un partecipante di un reality, dove in poche settimane si decide la sua sorte e se non viene eletto finisce nel dimenticatoio, grazie saluti e arrivederci, c’è un nuovo iscritto al forum che ne sa quanto lui sul movimento, come idea. Questa riduzione della “carriera politica” a pochi burst non permette di sviluppare politiche a lungo termine, che sono già il tallone d’Achille della democrazia in quanto tale, figuriamoci di questo modello.

    Ricordo che buona parte delle idee dietro al movimento si basano su politiche di medio e lungo termine: decrescita, sostenibilità, riconversione dell’economia, trasporti, energie rinnovabili non si ottengono con bagni di folla in piazza, ma con un lungo lavoro metodico e coerente.

    Riassumendo, populismo, populismo, populismo. No buono.

  2. Ciskje:

    Sinceramente quel che ci hai raccontato nei post passati, rappresentava una vera pietra tombale sulle idee iniziali, e il dubbio di aver sbagliato a votare era grande.
    Grillo è l’anima, e se fino ad adesso ha creato la base, è anche giusto che decida l’organizzazione.
    Il capetto che ha preso freddo lo ha fatto di sua spontanea volontà e sapeva di contare uno, per cambiare l’Italia, e non per avere uno stipendio o decidere per gli elettori.
    L’eletto non deve contare nulla, e se possibile in futuro la democrazia rappresentativa l’abolirei del tutto, non per altro in Svizzera quasi tutto è deciso con referendum.

  3. paolo:

    Le considerazioni di Simone Caldana mi paiono assolutamente ragionevoli.

    Mi pare che la critica si infranga volontariamente di fronte al moloch, e le premesse mi paiono incongruenti (e soccombenti) con il quadro organizzativo che si sta delineando.

    Si finge che l’azione politica sia una sorta di risultante vettoriale derivante dall’interagire di una pletora di istanze individuali equipollenti, ma lo sviluppo della struttura organizzativa sta avvenendo al di fuori di qualunque controllo e trasparenza con le caratteristiche di emanazione.

    Ipse dixit e allinearsi (stay tuned)

    Una piramide a base molo allargata non cessa di essere una piramide solo perche’ e’ bassa.

    Non vedo un solo segno che garantisca la scalabilita’ e la messa in discussione del vertice, neppure teoricamente.

    Non e’ una condizione salubre.

    Tanto varrebbe allora un modello organizzativo del tipo:

    responsabilita’ verso l’alto e autorita’ verso il basso.

    Funziona sapete? per un po’ almeno

    (poi in genere crolla violentemente, grazie a Dio)

    Houston YOU have a problem

  4. BigFab:

    Il problema è ovviamente complesso, pertanto ti dico la mia partendo dalle cose semplici ed usando parole semplici, perché tutti possano capire senza fraintendimenti (perdonami Paolo, ma sulla tua “risultante vettoriale” mi sono perso), scusandomi in anticipo per le ovvietà che scriverò.

    L’idea iniziale di Beppe è stata quella di chiedere ai singoli cittadini che cosa ne pensavano in fatto di energia, informazione, ecc., sulla base delle sue proposte, ovvero le “primarie dei cittadini”: il risultato è diventato il fondamento dell’indirizzo del Movimento 5 Stelle.

    Il movimento sappiamo perfettamente che cosa non è e cosa non deve essere: non è un’associazione e non è un partito politico, ma è e deve essere “lo strumento di consultazione per l’individuazione, selezione e scelta di quanti potranno essere candidati a promuovere le campagne di sensibilizzazione sociale, culturale e politica promosse da Beppe Grillo così come le proposte e le idee condivise nell’ambito del blog http://www.beppegrillo.it (…) “organizzandosi e strutturandosi attraverso la rete Internet cui viene riconosciuto un ruolo centrale nella fase di adesione al MoVimento, consultazione, deliberazione, decisione ed elezione.” (tratto dl “Non statuto” del Movimento del Dicembre 2009).

    Se leggiamo bene tutto il “non statuto”, capiamo bene ciò che ha in testa Grillo: chiunque abbia i requisiti per partecipare al Movimento può partecipare tramite internet ed esprimere il proprio parere, sul concetto che ogni testa conta per un voto. E’ un bellissimo sistema partecipativo, ma è anche rischioso, sono già stati citati alcuni esempi: gente che può “muovere” voti, persone che “votano” in base all’idea del momento con una visione a breve termine degli eventi (e qui bisogna aver ben chiare le idee di Beppe espresse nelle primarie), ecc. ecc.; lo stesso Beppe lo sa, scrivendo nel “non statuto” che le varie candidature verranno “determinate in funzione della tipologia di consultazione ed in ragione dell’esperienza che verrà maturata nel tempo.
    Inoltre teniamo ben presente che chi partecipa al Movimento aderisce alle “campagne” promosse (e condivise) nel blog di Beppe Grillo, non altro (come da “non statuto”).

    Bene, ora siamo un passo oltre: le elezioni si sono tenute, abbiamo dei rappresentanti eletti, che devono muoversi nei consigli in funzione delle indicazioni delle primarie dei cittadini: ci sono ovviamente mille cose in più da affrontare: organizzazione, controllo, soldi, ecc. ecc. Questi aspetti dovrebbero essere solamente un “contorno” al piatto principale costituito dagli obiettivi delle primarie, in realtà senza prendere decisioni condivise (e sappiamo che problema sia condividerle) su questi aspetti, si rischia di non riuscire ad essere incisivi nei consigli dove si è stati eletti, perdendosi in litigi e beghe personali.

    Credo che Beppe possa dare dei preziosi ed importanti suggerimenti su come svolgere il lavoro e con quale organizzazione: siccome tutto è nato dalla sua volontà di responsabilizzare noi cittadini, dalle proposte da lui maturate e da noi discusse e condivise sul suo blog, credo che l’assetto organizzativo possa e debba essere suggerito da lui, concretizzando quell’idea di piattaforma organizzativa e decisionale tramite Internet enunciata a pagina 3 del Non statuto.

    Sia chiaro, non intendo dire che debba decidere tutto Beppe, ne’ delegittimare idee espresse da chi ha partecipato attivamente al movimento, ma mi sembra chiaro che senza un’indicazione molto concreta di come condividere e prendere le decisioni (sparo ad esempio: un report on-line da parte degli eletti di cosa è stato fatto/deciso/proposto nel consiglio regionale/provinciale/comunale in cui si è eletti, un sistema di votazione on line tramite password personale per gli aderenti al Movimento sulle proposte degli eletti in funzione delle decisioni da prendere in consiglio ecc.) da parte di Beppe, le cose si complichino molto di più di quello che già sono.

    Riassumendo: credo che le decisioni debbano essere prese in base alle primarie, programma del Movimento; credo che “uno vale uno” debba essere il fondamento alla base dei sistemi di scelta/votazione/controllo che verranno adottati, tenendo ben presente il “non statuto” del Movimento; credo che occorra comunicare a Beppe la necessità di avere indicazione concrete su come il sistema di scelta/votazione/controllo debba essere realizzato.

    Questa è la mia opinione, che vale uno. Saluti.

  5. Piero:

    Ho letto il “non statuto” e dal mio punto di vista è proprio un non statuto. Tuttavia concentra nelle mani di una sola persona il nome del MoVimento stesso. Come se un genitore decidesse di chiamare suo figlio con un nome che non può usare se non autorizzato dal genitore stesso.

    Io, simpatizzante del movimento, non posso (non sono libero di) usare il simbolo del movimento se non autorizzato da Beppe, perché lui è l’unico titolare dei diritti d’uso.

    Secondo me è una forma di Copyright velato che non condivido, perché il Copyright, la proprietà privata insieme a quella intellettuale sono alcuni dei pilastri sui quali si poggiano forme legalizzate di schiavitù e di sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

  6. beppe gillio:

    Caro Vittorio,
    scrivo quello che più volte ho ripetuto, anche in tua presenza: credo che il MoVimento 5 Stelle possa avere un futuro solamente se sarà una realtà non chiusa in se stessa, ma aperta al vasto mondo di associazioni, comitati e persone che sono in linea con le nostre stesse istanze di rinnovamento.
    Speravo che in Piemonte le cose andassero in direzione di una formazione allargata e aperta sin da quando abbiamo deciso insieme di partecipare all’avventura elettorale, invece, per diverse ragioni, a te ben note, così non è stato e il comitato promotore, contrariamente agli intendimenti inizialmente espressi, è rimasto un’espressione di MU di rigida fede “grillina”.
    E questa realtà, nonostante alcune scelte probabilmente obbligate, mi ha procurato un certo disagio perché nella mia città il gruppo dei Grilli Eporediesi ha vissuto negli ultimi tre anni costantemente a contatto o in stretta collaborazione con gli “altri” (“altri” che alla fin fine non presentano rispetto a noi diversità maggiori di quelle che spesso si evidenziano all’interno del MoVimento). “Altri” che hanno imparato qualcosa da noi così come noi abbiamo imparato da loro. Tra loro c’è chi ci ha votato (credo i più) e chi no, pur essendo in stretta contiguità ideale. Ora, a elezioni consumate, stiamo nuovamente lavorando in sinergia con altre forze, partecipiamo a comitati cui aderiscono altri gruppi, coltiviamo ottimi e talora stretti rapporti con altre associazioni (Ivrea la Viola, Cantiere articolo 3, Massa critica…).
    Alla fin fine, rispetto a impegni e disegni programmatici, la discriminante è poi proprio marginale: alcuni si butterebbero nel fuoco per Grillo e altri lo prenderebbero a calci sui denti (e a ciò si aggiunge in parte anche il crescente peso di autodiscriminanti connotazioni del MoVimento – anagrafiche, culturali, sociali). Personalmente non me ne può fregare di meno e preferisco pensare a contenuti e a strategie aggreganti.
    Mi interessa soprattutto, poiché non credo alla democrazia partecipata soltanto come a uno slogan propagandistico, che le realtà di base restino sovrane.
    E sull’autonomia anche il mio gruppo è concorde, come espresso dal comunicato che qui linko: http://www.grillieporediesi.org/?p=531 .
    Ma c’è di più. Il Non Statuto del MoVimento oltre a ignorare aperture “larghe” esclude adesioni che non siano individuali e quindi anche quelle di realtà gemelle, ma di natura associativa, come noi Grilli Eporediesi o i Grilli Biellesi o altri.
    Per cui la realtà che si profila, nella migliore delle ipotesi, è quella di un MoVimento con dei fiancheggiatori con i quali non sarà comunque scontato un rapporto paritetico. Nella peggiore, il MoVimento, oltre a rinunciare ad allargarsi, potrebbe perdere dei “pezzi” importanti.
    E nella peggiore delle peggiori si collocherebbe in traiettoria di autodistruzione. Perché se mai prendesse corpo il nuovo soggetto politico Pallante-Gesualdi-Zanotelli-Chiesa &C anziché marciare verso la coesione del fronte ci avvieremmo a un futuro di contrapposizioni suicide.
    Così maledirei tutti quanti e tornerei a votare scheda bianca.
    O sono troppo pessimista?
    Ciao
    Beppe (Ivrea)

  7. Emanuela:

    Vi faccio raccontare da altri cosa è successo a Modena e non dai diretti interessati. Io non vi racconterò nulla, poichè ora ex attivista, non lo troverei corretto poichè metterei i miei giudizi perciò lo lascio fare a questi due articoli, fatti da persone esterne e lontane dalla realtà di Modena.

    http://yespolitical.wordpress.com/2010/04/24/mov-5-stelle-emilia-romagna-la-faida-dopo-le-elezioni/#comments

    http://www.mamma.am/mamma/articoli/art_5906.html

  8. Massimo Sernesi:

    Mi pare una contrapposizione simile a quella che c’è anche nel PD: alle primarie (o alle decisioni in generale) devono votare tutti o solo gli iscritti?

    Sono un attivista (e candidato per comunali e regionali) e so bene la differenza tra i pochi che partecipano attivamente e i tanti che leggono e spesso non commentano neanche.

    Penso che sia giusto che le decisioni importanti (comprese quelle programmatiche) vengano prese nella maniera più larga e trasparente possibile, ma occorre una struttura organizzativa per supportare le questioni spicciole (soldi, raccolte firme, organizzazione). Non necessariamente chi partecipa attivamente deve avere più potere degli altri, se non condivide alcune decisioni parteciperà meno o non parteciperà più (è un rischio, ma capita anche quando le decisioni vengono prese tra gli attivisti, e una parte non è d’accordo).

    Il problema è poi quanto sarà trasparente la piattaforma, e se le decisioni saranno rispettate anche se contrarie alle intenzioni di Grillo. Inoltre, la permeabilità della piattaforma da parte di “gruppi organizzati” dipenderà da quanta gente parteciperà al voto online (non so se saranno tanti, anche per seguire le votazioni ci vuole impegno).

 
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