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lunedì 2 Maggio 2011, 11:10

L’unica ricetta per il lavoro

Imaggio2011.jpg

Ieri mattina siamo andati al tradizionale corteo del Primo Maggio: in un momento in cui i diritti dei lavoratori sono sotto attacco e in cui la stessa festa dei lavoratori rischiava di essere travolta dalla contemporanea overdose mediatica di Papa polacco, ci sembrava ancora più doveroso esserci.

A metà corteo, abbiamo incrociato la troupe della Rai che ne ha approfittato per chiedermi una dichiarazione. Ho esposto circa quindici secondi di pensiero su lavoro e diritti, e mi hanno detto “è troppo lungo, puoi farne una più breve?”. Così ne ho rifatta una versione da dieci secondi (ormai espongo a macchinetta in base alle richieste). Se vi siete chiesti perché nelle interviste parlo così veloce, ora sapete perché; certo che poi la sera, guardando il TGR, abbiamo visto che Fassino e Coppola hanno avuto un minuto abbondante a testa, Musy (che non era nemmeno al corteo, l’hanno intervistato apposta la sera prima) e Bossuto trenta secondi, e a noi ci han fatto penare quei dieci. D’altra parte in passato non ci menzionavano proprio, e dunque già abbiamo fatto un passo avanti.

Sul blog, comunque, non ho limiti di spazio, e allora volevo ribadire brevemente una cosa che ho detto anche sabato in piazza. Il lavoro, nei paesi sviluppati, non si crea certo tagliando i diritti, a meno che non vogliamo diventare il retrobottega povero della Cina; si crea invece tramite l’innovazione, puntando su settori ad alto valore aggiunto, che possono essere Internet e l’ICT, le nuove forme di mobilità (con la tradizione che abbiamo…), le energie rinnovabili, e tutto ciò che serve a una società che deve riorganizzarsi profondamente per essere sostenibile.

Questo discorso ve lo fanno tutti, pure Fassino; quello che però non vi dicono è che c’è una seconda parte che viene regolarmente omessa.

Infatti, se voi andate a vedere come sono nate le grandi aziende innovative degli ultimi anni, scoprite che Google è stata creata da due persone di 25 anni, Facebook da un ragazzo di 20, Napster e il peer-to-peer musicale da uno di 18. Perché, con tutto il rispetto per le altre età della vita, che offrono altre qualità, per innovare bisogna essere giovani (anche se quel che conta è la mentalità, che non necessariamente coincide con l’età anagrafica: uno come Coppola è vecchio dentro).

In una società come la nostra, in cui si è considerati “giovani” fino a cinquant’anni e fino a tale età è quasi impossibile avere posizioni di responsabilità, ottenere fiducia e fondi per creare qualcosa, avere ascolto e credito dagli altri, per non parlare di un minimo di stabilità e fiducia nel futuro senza le quali la propensione al rischio crolla per forza, è chiaro che non c’è innovazione: e dunque è chiaro che non c’è lavoro.

Questo perché le energie, che pure a Torino ci sono in abbondanza, sono bloccate da una classe dirigente anziana e fuori dal tempo, che teme di perdere i propri privilegi, e che al massimo si limita a piazzare i propri figli per raccomandazione; perché quel poco di spazio che è dato ai giovani non è assegnato per merito, ma per conoscenza. E qui entra in gioco la meritocrazia, un altro elemento fondamentale, che non deve servire a discriminare o a negare a tutti la possibilità di vivere dignitosamente, ma che è necessario perché le energie e le risorse spese in nuovi progetti siano affidate a persone capaci e dunque diano dei risultati.

Per questo noi diciamo che siamo gli unici che possono dare a questa città una speranza anche nel campo del lavoro: perché abbiamo le capacità, le energie e il profilo per rovesciare questo meccanismo.

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9 commenti a “L’unica ricetta per il lavoro”

  1. Anonimo codardo:

    Tutto condivisibile ma andrebbe bene per un programma nazionale a lungo termine. Cosa si dovrebbe fare nel concreto adesso?

    Ridurre il costo del lavoro (in modo equo, non come nella riforma Biagi)?

    Indennizzi a carico del datore di lavoro per i lavoratori precari (es. 3 mensilità secche esentasse in caso di non rinnovo del contratto)?

    Rimozione della gestione separata (come ha mostrato ACTA, non conviene a nessuno) ed introduzione di un modello a-la U.S. dove ognuno fa per se (imho auspicabile)?

  2. Pippo:

    Anni fa mi facevano dei corsi nelle aziende in cui lavoravo e mi dicevano che la cosa più importante per un datore di lavoro non sono i macchinari e gli impianti ma le persone.
    Ora è tutto cambiato, il lavoro è stato talmente de-professionalizzato che veramente siamo dei numeri, uno vale l’altro.
    Hai ragione Vittorio, solo investendo in professionalità si può restare sul mercato.
    Per quanto riguarda il precariato, solo una legge che imponga una forte differenza tra stipendio dei lavoratori a tempo determinato, molto più alti, con quelli a tempo indeterminato potrebbe essere una soluzione.
    Io, precario, a parità di livello prendo lo stesso stipendio di un mio collega a tempo indeterminato ma avendo dei bonus in meno (meno permessi ecc.) con in più l’aggravante della pressione psicologica, sottile ma c’è.
    Io devo lavorare bene e sempre, gli altri possono permettersi di scaldare la sedia tanto chi li smuove da lì!

  3. Mike:

    Anche nel XIX secolo le imprese innovative vennero fondate di solito da giovani, vorrei dire. Marconi è nato nel 1874 e la Marconi è stata fondata nel 1897. (Nel Regno Unito però).

  4. MK71:

    E’ ovvio che spesso le imprese innovative siano fondate da persone giovani: a venti anni sei meno avverso al rischio, hai più energie ed entusiasmo rispetto ad un quarantenne.

    In Italia se vuoi fondare un’impresa o parti con l’idea di scappare con la cassa o l’imposizione fiscale e burocratica è tale da tagliarti le gambe subito.
    Un Teofilo Sanson od un Vincenzo Lancia oggi non avrebbero la possibilità di mettersi in proprio e guadagnare onestamente. Il primo sarebbe il gelataio-evasore-che-non-fa-gli-scontrini e si barcamena con gli studi di settore ed il secondo sarebbe a fare lo stage che fa curriculum in una fabbrica di biciclette.

    Avere una classe dirigente che ragiona ad U-matic di certo non aiuta le imprese innovative, ma avere una classe dirigente che oltre a questo ragiona per le rendite e non per il lavoro alla fine stronca tutto.

    All’olivetti negli anni ’60 si investiva molto sull’elettromeccanico, ma ciononostante sono riusciti a mettere sul mecato la Programma 101, tanto innovativa da essere copiata da quelli dell’HP, e comunque di continuare a fare utili e fatturato: le divisumma erano le cash cow.
    Quello che ha distrutto la Olivetti e l’indotto è stata l’idea di fare i soldi con operazioni finanziarie, ovvero scappa con la cassa…

  5. Piero:

    >”è troppo lungo, puoi farne una più breve?”, in quella frase della troupe Rai è condensata tutta l’ipocrisia della pubblica informazione di Stato che invece di essere un servizio al cittadino sottomessa alla verità, purtroppo finisce per restare sottomessa alle esigenze del dio mercato dove il tempo è denaro e dove l’informazione e la verità insieme alla tua parola vengono sacrificate sull’altare delle operazioni finanziarie. La cosa mi ricorda uno spettacolo di Beppe Grillo intitolato “Dio-time out”: youtu.be/z2ybZh7WiV8 .

  6. Piero:

    Concordo con te che per innovare bisogna essere giovani. Io ricordo che quando volli registrare il mio nome sotto il tld .it non potei farlo perché le regole di Naming di 10 anni fa vietavano ai privati cittadini senza p.iva di registrare più di un dominio sotto il tld .it, avendone già registrato uno e dovetti rivolgermi all’estero (è come se fossi stato costretto a emigrare) scegliendo un .info presso Afilias il cui gestore non credo sia italiano.
    Chi c’era a gestire le regole di naming dei domini italiani 10 anni fa? Dei vecchi o dei giovani, anagraficamente parlando?

  7. .mau.:

    @Piero #5: quello che dico adesso non vale nel caso in questione, visto che i candidati maggiori hanno avuto ben più tempo a disposizione. Però in generale la pubblica informazione di Stato dovrebbe essere a mio parere effettivamente contingentata, perché il tempo di tutti è limitato e parlare troppo ti fa perdere il punto di partenza. Dieci secondi per rispondere su un tema sono pochi, ma venti secondi dovrebbero essere sufficienti per dare i punti chiave. Poi ci sono altri luoghi per gli approfondimenti.

  8. Marco:

    Essendo un “potenziale” elettore non vorrei sentire solo le solite belle parole sull'”innovazione” e sui “giovani pieni di idee”… vorrei qualcosa di concreto su cui essere o meno daccordo.
    Dimmi in concreto come vuoi attirare investimenti nella gestione dell’acqua, dei rifiuti, del lavoro… dimmi cosa vorresti fare per diminuire il precariato o costruire asili nido… dimmi come riformeresti la tassazione locale..
    In sintesi.. non voglio votare un’ideologia ma ..una sua fattiva e “possibile” implementazione.. dammela ed avrai il mio voto.
    grazie :)

  9. vb:

    Ovviamente questa è una visione generale, per capire la strategia; per le proposte concrete vedi qui: http://www.movimentotorino.it/programma/programma-009.html

 
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