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sabato 17 Marzo 2012, 17:26

Venticinque anni fa

Il periodo dei nostri quindici anni, dal punto di vista musicale, fu piuttosto particolare. Probabilmente siamo stati fortunati, ma la nostra adolescenza e prima gioventù, il momento del massimo cazzeggio della vita di una persona, coincise con l’esplosione – clamorosa, ma purtroppo breve – del fenomeno del “demenziale”.

Nella storia della musica italiana il demenziale ebbe molti precursori. Fu però il punk, con la sua demolizione dell’arte, a dare il via alla musica demenziale vera e propria; e furono gli Skiantos, da Bologna, negli anni ottanta. All’inizio dei novanta, però, fu Torino a diventarne la capitale, con un fiorire di gruppi di ogni genere, rigorosamente uniti nel culto della stupidaggine. Dal metal delle Trombe di Falloppio (vedasi Freego) alle parodie cantautoriali di Marco Carena, dai Mai Dire Straits ai Karamamma, dai Camaleunti ai Powerillusi. E a Torino nacque il festival di Sanscemo, che per alcuni anni, almeno tra i giovani, superò in popolarità quello di Sanremo, richiamando altri artisti da tutta Italia e ricoprendoli di ortaggi.

Musicalmente parlando, gli unici che da quel periodo presero la via del vero successo furono Elio e le Storie Tese, che però a Sanscemo non ci andarono mai, e che disponevano sin dal principio di una profondità artistica assolutamente unica. Alcuni riuscirono a fare una buona carriera nel mondo dello spettacolo, come Dario Vergassola o Lillo & Greg (ex Latte e i Suoi Derivati). Qualcuno si riconvertì ad un’altra moda, come i Karamamma che in buona parte divennero i Subsonica. E gli altri rimasero a Torino, facendosi la propria vita e suonando ogni tanto; quando qualche mese fa in mezzo a una manifestazione No Tav ho incontrato per la prima volta di persona Marco Carena, di cui da ragazzo ho consumato le cassette, mi sono anche un po’ commosso.

Tra tutti, i Powerillusi erano dei predestinati: tre persone che si chiamano (veramente) Vince Ricotta, Vito Vita e Alberto Albertin, messe insieme, che musica possono fare? Ho conosciuto Vince al volgere del nuovo millennio, quando venne a lavorare in Vitaminic; e chi lo conosce, anche di striscio, non può non volergli bene. Ora, come batterista, hanno anche assoldato (è una metafora perché non lo pagano) Igor Cavallari, ovvero lo storico presidente del club Geneticamente Granata, di cui mi pregio di fare parte da molti anni: suona la batteria come lancia i cori allo stadio e questo si vede sia dai successi discografici dei Powerillusi che da quelli calcistici del Toro.

Ieri hanno inaugurato un nuovo tour – saranno alla Fnac di via Roma a inizio aprile e poi al Madison Square Garden di New York, ma quest’ultima data non è ancora confermata – e allora vi lascio con un video, da cui traspare l’essenziale: che sono passati venticinque anni, e per fortuna siamo ancora qui a non prenderci sul serio.

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