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venerdì 7 Marzo 2014, 12:13

La mia relazione di metà mandato

Tra un paio di mesi, saranno tre anni da quando ho iniziato a svolgere per voi il lavoro di consigliere comunale. Avendo dunque superato già da un po’ la metà del mio mandato, mi è parso giusto fermarmi un attimo e – come già avevo annunciato durante la recente serata di valutazione semestrale dei consiglieri, di cui vedete sopra il video – fare il punto su tutto il lavoro che ho fatto, in termini qualitativi e quantitativi.

Pensavo che sarebbe stata sufficiente qualche pagina, ma alla fine ne è venuta fuori una relazione di 56 pagine che sono lieto di pubblicare; penso fosse mio dovere farla, per rendicontare l’incarico che mi avete affidato. Vi invito almeno a sfogliarla; sono sicuro che scoprirete tante cose che abbiamo fatto senza nemmeno raccontarle, e che – come è già stato per me – la visione d’insieme vi farà venire in mente osservazioni e suggerimenti su come migliorare il lavoro per il futuro. E poi, se qualcuno vi dice che i consiglieri del M5S non fanno niente, potete senz’altro passargli questo documento.

Ovviamente, sono orgoglioso di aver scoperto di essere stato più o meno il consigliere comunale più attivo di tutto il consiglio, e di avere affrontato una quantità smodata di argomenti, pur con i forti limiti alla possibilità di incidere davvero che hanno i consiglieri di opposizione.

Più di tre anni fa, in una serata del novembre 2010, il gruppo del M5S di Torino – allora eravamo una trentina di persone in tutto – si riunì per decidere il candidato sindaco; io stesso avevo dei dubbi, il gruppo era diviso, e allora ritirai la mia candidatura e lasciai la sala. A fine serata fu tutto il gruppo, con un solo contrario, a chiedermi di rendermi di nuovo disponibile e di accettare il ruolo di candidato sindaco; decisero che io ero la persona che serviva al Movimento per svolgere al meglio quel ruolo. E come potevo dire di no? Accettai, ma aggiunsi due condizioni.

Una delle condizioni era quella di poter continuare a fare un minimo di attività professionale; presto questa idea affondò miseramente, di fronte alla realtà dei fatti e alla dimensione dell’impegno che mi veniva affidato (vedi le prime pagine della relazione); da fine 2011 ho chiuso la mia attività professionale. La seconda condizione era quella per cui io garantivo l’impegno al massimo per due anni, in quanto già allora pensavo di non poter resistere oltre.

Dunque, ho completato da un pezzo gli impegni che mi ero preso col Movimento 5 Stelle; nel frattempo, esso è cambiato radicalmente. Più “siamo in guerra” e più il clima in cui svolgo il mio lavoro diventa difficile, ed è notorio che i miei rapporti con molti consiglieri e attivisti del Movimento torinese – tra differenze politiche, ad esempio sull’immigrazione, e differenze di visione sul funzionamento del Movimento – sono tutt’altro che idilliaci.

I sacrifici del mio ruolo sono pesanti, alcuni intuibili, tra cui l’elevato stress psicofisico, perché giorno e notte, settimana o weekend non c’è quasi mai un attimo di tregua, e sei continuamente al centro di discussioni spesso rabbiose; altri sottili e meno evidenti, come avere continuamente a che fare con persone disperate che non puoi aiutare più di tanto, o come la progressiva perdita di amici che non hai più tempo di vedere, o come i dubbi su cosa sarà di te dopo la fine del mandato.

Allo stesso tempo, sono un privilegiato: perché faccio un lavoro vario e interessante che posso organizzarmi liberamente (e di questi tempi già avere una casa e uno stipendio è una gran cosa), e perché servire la collettività è un privilegio, come lo è potersi occupare dei problemi di tutti, e incontrare tante persone che ti incoraggiano, dandoti energia, quando ti incontrano per strada; e imparare moltissimo su ogni angolo di questa città.

Io, di carattere, sono un cercatore e ho voglia di trovare sempre nuove sfide; accontentarmi, smettere di aspirare a migliorarmi e ad arrivare più in alto, sarebbe come rinunciare a vivere, come togliersi l’aria. Nel Movimento questa aspirazione non è possibile e nemmeno concepita. Diverse volte sono stato invitato a dimettermi dai miei colleghi, e diverse volte ho avuto io la voglia di gettare la spugna; e non sarebbe grave, dato che il Movimento è un progetto collettivo e quel che faccio io, nel bello e nel brutto, può farlo qualcun altro.

Tuttavia, queste sono solo questioni personali, che vi racconto in tutta onestà, perché mi sono ripromesso di non prendere mai in giro chi mi ha votato e dato fiducia. La lotta che stiamo conducendo tutti insieme è ancora viva, è giusta, è importante, e se ogni tanto siamo stanchi, siamo confusi, ci perdiamo, voi dateci forza, e noi troveremo le energie e la strada giusta. Non è questo il giorno della ritirata, e nemmeno della resa.

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Un commento a “La mia relazione di metà mandato”

  1. mfp:

    Grande Vittorio. Vorrei chiederti un favore: dato che i PiDDini (merda) dicono che “M5S non ha fatto niente” … esattamente come l’informatica e l’automazione “non serve a niente”… potresti mandare a me i 38.000 risparmiati tanto gli elettori del PD evidentemente non ne hanno bisogno?

    Ho sofferto molto in vita mia per l’impossibilità di monetizzare il risparmio legato a pratiche di vita sobrie ed estremamente efficienti; questi 38k aiuterebbero molto a farmi leccare la ferita sempre aperta sul mio prepuzio.

    Tuo,

    Macchina Frulla Parole

 
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