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Archivio per la categoria 'Itaaaalia'


lunedì 12 Aprile 2010, 09:51

La lunga via per la democrazia (2)

Il sottotitolo del mio blog, da anni, è “come rovinarsi una brillante carriera in Italia”: infatti vanto una notevole capacità di farmi dei nemici raccontando semplicemente ciò che vedo. Il post della settimana scorsa, che raccontava della prima riunione del Movimento 5 Stelle Piemonte dopo le elezioni, ad alcuni dei miei compagni di attivismo (una minoranza, sia chiaro) non è piaciuto; mi hanno pregato di “attenermi al verbale ufficiale”, invece di raccontare ciò che avevo visto e commentarlo. Mi è sembrata una reazione piuttosto strana, da parte di un gruppo che come sua bandiera ha quella di portare le webcam nei consigli comunali. Comunque un effetto c’è stato: alla seconda riunione, sabato, è stata portata una videocamera che ha ripreso tutto l’incontro, e ringrazio i Grilli Eporediesi che hanno provveduto a farlo.

La riunione si è aperta riprendendo il tema dell’altra volta. Per prima cosa, si è detto che, mediante contatti telefonici in settimana tra varie persone, si era giunti a una proposta di compromesso sulla struttura dell’associazione Movimento 5 Stelle Piemonte – quella che gestirà i fondi pubblici derivanti dagli stipendi dei consiglieri regionali e dai finanziamenti per le spese del gruppo consiliare, e deciderà le assunzioni nello staff dei consiglieri.

La proposta di compromesso si rimangia molto di quanto deciso l’ultima volta: invece di aprire l’associazione a nuovi soci, ci si limita ad espanderla da 18 a 23 membri per includere anche le zone del Piemonte non ancora rappresentate, suddividendo questi membri tra le varie aree in base alla popolazione (5 a Torino città, 7 alla provincia di Torino, 3 a Cuneo e provincia eccetera); i membri saranno nominati dai meetup e gruppi attivi sui singoli territori, anche se per ora saranno cooptati dai 18 attuali.

L’associazione diviene di fatto un gruppo organizzativo chiuso fatto di rappresentanti dei vari territori, simile ad esempio a quello che hanno istituito in Emilia; queste sono le persone che dovrebbero occuparsi di consultare “la base”, riportare e decidere. Spariti gli organi approvati l’ultima volta, le decisioni sia politiche che organizzative vengono rimandate all’assemblea dei 23 membri – e questo non è un male, ma presenta il rischio che, nella difficoltà di consultare 23 persone ogni volta, di fatto i consiglieri regionali facciano quel che gli pare.

Io sono stato l’unico contrario a questo modello, perché non mi piace l’idea del gruppo chiuso né la cooptazione, e avrei preferito una associazione in cui tutti gli attivi del Piemonte potessero entrare. Persa in partenza questa battaglia, ho però fatto due proposte di emendamento. La prima è che i 23 rappresentanti venissero nominati non dai meetup e gruppi attivi delle singole province – che in certi casi sono ampi e partecipati ma in altri si riducono a una manciata di amici – ma da tutti gli iscritti al Movimento 5 Stelle residenti nel territorio interessato, mediante votazioni online chiare e trasparenti. La seconda è un principio contro il conflitto di interessi molto semplice, che riassumerei così (e lo evidenzio perché per me è molto importante):

“Chiunque prenda anche solo una lira dei fondi pubblici gestiti dall’Associazione non può essere uno dei 23 soci della stessa”.

La prima mozione è stata respinta anch’essa con un solo voto favorevole, il mio, e contrari gli altri: la ragione, stringi stringi, è che non ci si fida troppo dei propri elettori, che evidentemente vanno bene quando devono votarti ma non vanno bene quando dovrebbero essere chiamati in causa per scegliere chi gestisce i soldi e le politiche. Io sono un esperto di votazioni online (a partire dalle elezioni At Large di ICANN dell’anno 2000) e so perfettamente che il rischio è un voto disinformato o quasi casuale; sarei anche molto favorevole a clausole di salvaguardia, del tipo che questi rappresentanti debbano essere attivi nel movimento da almeno 12-18 mesi, e dunque conosciuti; tuttavia farei un torto all’intelligenza e alla preparazione di chi ci ha votato (che è decisamente superiore alla media italiana) se pensassi che non è in grado di scegliersi i propri delegati nel Movimento.

Qualcuno mi ha detto che gli elettori “si fanno influenzare da un video carino” (penso parlasse di me) e non premiano chi veramente avrebbe il diritto di essere in pole position per queste cariche di sottopolitica (penso parlasse di se stesso). E’ la stessa persona che, a quanto mi dicono, la sera dei risultati, a Palazzo Lascaris, non capacitandosi di come io avessi potuto prendere 1375 preferenze senza mai venire spedito dal Movimento a parlare su TV e giornali, diceva in giro che evidentemente me le aveva portate la mafia (e scusate se questa me la sono segnata, spero che il racconto non sia vero ma è perlomeno verosimile).

Esiste in alcuni degli attivisti di lunga data un comprensibile (ma sbagliato) desiderio di non perdere il controllo della baracca, che ha raggiunto ogni tanto dei punti esilaranti; come quando, votata una mozione che determinava l’incompatibilità di uno di noi con l’essere membro dell’associazione, si è aggiunta la clausola che tale incompatibilità entrerà in vigore solo da maggio. Io ho commentato ironicamente “giusto il tempo di poter votare su chi assumere nello staff” e la persona in questione mi ha tranquillamente risposto “eh, ci siamo capiti!”, come se fosse normalissimo.

Infatti c’è stata un po’ di maretta quando qualcuno ha proposto di dimettersi tutti su due piedi – in fondo nessuno ci ha eletto, ci siamo autonominati all’inizio del percorso per le regionali in quanto persone che avevano voglia di lavorarci – in modo da farci sostituire entro una settimana da persone scelte dal basso, che avrebbero poi gestito la selezione dello staff. Abbiamo votato a favore solo in quattro su quindici. Poi qualcuno ha proposto di farlo tra tre mesi, e stavolta la proposta è passata con una netta maggioranza, ma anche così alcuni dei pochi contrari non l’hanno presa molto bene.

Quanto alla mia seconda mozione, a me sembrava il minimo: essere uno dei 23 membri che decidono a chi dare consulenze o commesse per il Movimento, e nel contempo essere una delle persone che le ricevono, è un conflitto di interessi grosso come una casa. C’è un chiaro rischio che si inneschi un meccanismo per cui il gruppo comincia a dare 500 euro di consulenza a te, 500 euro a me, 500 a suo cugino e così via. Eppure, giunti al momento di votarla, è partito il fuoco di fila delle obiezioni: non è all’ordine del giorno, dobbiamo discuterne meglio, ne parleremo in seguito. Alla fine si è messo ai voti se discuterne subito o rimandarla a quando si sarebbe parlato dello staff: 7 voti per discuterne subito, 6 per discuterne dopo, 2 astenuti. A quel punto chi non voleva parlarne si è appigliato al fatto che 7 non era la maggioranza assoluta dei 15 presenti, dunque la mozione era da considerarsi respinta. Per non litigare, si è ripetuta la votazione che, al secondo tentativo, ha dato il risultato sperato: 7 favorevoli, 7 contrari compreso il Presidente che vale doppio, si rimanda la discussione.

E poi, si è infine arrivati a parlare di staff: si è scoperto che, tra fondi regionali per i portaborse e quote ricavate riducendo lo stipendio dei consiglieri, ci sono i soldi per assumere quattro o cinque persone full time a stipendi mica da ridere (2000-2500 euro netti al mese), più pagare consulenti a gettone (avvocato, commercialista, magari dei tecnici) quando servono. Ognuno ha preso la parola per dire quale genere di figure potessero servire; alla fine risulta che lo staff tipico per permettere a due consiglieri di lavorare sia formato da una o due segretarie, un addetto stampa e due portaborse. Qualcuno ha proposto figure un po’ innovative, come un gestore della partecipazione o un videomaker a tempo pieno. Qualcun altro ha detto che i fondi dovrebbero servire anche per pagare il lavoro degli attivi del movimento nei gruppi di lavoro – almeno per quelli che i 23 nomineranno come coordinatori del gruppo.

Io sono intervenuto per sollevare due problemi. Il primo è che bisogna fare una distinzione netta tra lavoro segretariale/organizzativo (da retribuire per bene), lavoro tecnico (da pagare a gettone, ad esempio un esperto di trasporti se ti serve preparare una proposta in materia) e lavoro politico, quello che faremo noi attivi del Movimento, pubblicamente e in modo aperto a qualsiasi cittadino, discutendo e proponendo nei gruppi di lavoro; e che quest’ultimo, per non ingenerare brutte dinamiche, deve rimanere assolutamente volontario e non retribuito.

Il secondo è quello dei salti di carriera. Noi siamo contrari ai politici di professione e ci siamo imposti un limite di massimo due mandati nelle istituzioni, prima di tornare al nostro lavoro. Conosco però molti politici di professione che hanno avuto carriere di questo tipo: prima vengono assunti dal partito per lavorare come quadri, e poi, con lo stipendio pagato dal partito, si mettono a candidarsi. Poi, se ancora non sono stati eletti, magari vengono piazzati come portaborse o come dipendente “quota partito” in un ente pubblico, ad esempio il Comune; e anche lì, mentre prendono uno stipendio pubblico, si candidano e si fanno campagna elettorale durante l’orario di lavoro. Alla fine, dai e dai, vengono eletti – anche perché, a forza di fare il portaborse, si sono fatti dei “padrini” tra i politici con più anzianità – e si fanno cinque anni da consigliere; e poi, se trombati, vengono ripiazzati come portaborse o dipendenti pubblici finché non si ricandidano e così via.

Noi non vogliamo questo meccanismo squallido e perverso, vero? Dunque bisogna stabilire delle incompatibilità tra fare parte dello staff dei consiglieri e potersi candidare nelle liste del Movimento; poi ognuno scelga. Se vuole fare il “politico di leva”, rinuncia a qualsiasi incarico professionale retribuito nello staff del Movimento e negli enti pubblici dove avremo degli eletti; se invece vuol fare carriera da “assistente politico”, rinuncia a candidarsi.

Dovevo capire che le cose non buttavano bene quando ho ingenuamente chiesto “scusate, ma noi per riempire queste posizioni metteremo un annuncio su un giornale e lo faremo circolare pubblicamente, vero?”. Varie persone mi hanno guardato con occhi sgranati e mi hanno risposto “No, questo l’abbiamo già deciso mesi fa, per prima cosa vedremo se c’è qualcuno di noi 23 che vuole essere assunto, poi se mancano ancora delle posizioni chiederemo ai nostri gruppi di attivi, e proprio se non troviamo nessuno chiederemo in giro”. Qualcuno, onestamente non ricordo chi, ha anche cominciato a magnificare le grandi capacità della moglie di un nostro associato, immagino tutte vere, ma mancando completamente di vedere il problema del conflitto d’interessi. Ok, ho capito come butta.

Non vorrei semplificare troppo questo punto; ci sono dei vantaggi, sia di fiducia che di conoscenza della situazione, nell’assumere come portaborse gli attivi del movimento, piuttosto che persone magari anche più capaci ma meno conosciute, meno affidabili, meno convinte delle nostre idee. E trovo anche piuttosto umano, parlando di persone che da due o tre anni hanno dedicato volontariamente al Movimento gran parte della propria vita facendo grossi sacrifici sia economici che familiari, che essi siano allettati dalla possibilità di continuare a fare politica lasciando il vecchio lavoro e prendendo 2000 euro al mese da portaborse.

E però, è sbagliato; non è quello che abbiamo promesso agli elettori e non è quello che vogliamo fare. Crea appunto il rischio di cui sopra, quello di creare subito una mini “casta a cinque stelle” che si autopropaga, con persone che grazie alle proprie relazioni in un piccolo gruppetto vengono assunte a posizioni ben retribuite e poi grazie a tale retribuzione possono avere la visibilità e il tempo per diventare i naturali candidati del Movimento al giro successivo, a discapito dei veri “volontari della politica”.

Alla fine, comunque, ci si è messi a parlare di incompatibilità; e le cinque proposte erano:
1) Chi fa parte dello staff deve dimettersi dall’associazione, ovvero non far parte dei 23 che gestiscono i soldi e le assunzioni.
2) Chi fa parte dello staff non può essere consigliere eletto da nessuna parte.
3) Chi fa parte dello staff non può candidarsi ad alcuna elezione se non si dimette dallo staff.
4) Chi fa parte dello staff non può candidarsi ad alcuna elezione se non si è dimesso dallo staff da almeno un anno.
5) Un mandato da membro dello staff conta come un mandato da eletto ai fini dei limiti alla ricandidabilità.

Per prima cosa uno ha sollevato una serie di obiezioni su cosa volesse dire “fare parte dello staff”, cercando di definirlo in modo così ristretto da lasciare fuori buona parte dei contratti possibili; dopo un po’ di estenuanti lotte verbali si è riusciti a definire che “fare parte dello staff” vuol dire avere un contratto di lavoro di almeno tre mesi di durata (lasciando dunque fuori tutte le consulenze).

Poi si è votato; la prima proposta è passata; la seconda anche. La terza in origine non esisteva, perché scritta così è abbastanza inutile: è vero che il portaborse con tale regola dovrebbe dimettersi prima di essere sicuro di essere eletto, ma può comunque farsi tutta la campagna pre-elettorale mentre è portaborse, e magari, grazie a quella e/o al consigliere a cinque stelle che lo impiega, ottenere la nomination a candidato sindaco/presidente o comunque costruirsi le relazioni per ottenere molte preferenze con ragionevole certezza; a quel punto può decidere se dimettersi o meno dallo staff a seconda che abbia ottenuto o meno una buona posizione in lista.

L’unica versione che permette un minimo di deterrenza è la numero 4, che chiaramente aveva subito sollevato levate di scudi. Qualcuno ha detto “ma così chi fa il portaborse è penalizzato più del consigliere, il consigliere a fine mandato può candidarsi subito mentre il portaborse deve aspettare un anno, non è giusto”. Qualcun altro ha detto “Così ci priviamo delle preziose esperienze accumulate dal portaborse durante la sua esperienza nello staff, e noi invece dovremmo mandare sempre in giro i migliori!”. Un altro ancora ha detto “metti che io faccio la consulenza in Regione e poi il Comune mi va alle elezioni anticipate prima che sia passato un anno, io poi rimango fregato”. Tra le altre ragioni fornite c’è “Così si limita la libertà delle persone di candidarsi” e “Ma se mettiamo troppi vincoli poi i nostri attivi ci mollano e vanno a candidarsi nel PD” (se ragionano così, vadano pure).

Almeno, la terza proposta è passata, anche se con meno margine delle precedenti; e poi si è arrivati alla quarta, nonostante alcune persone non proprio favorevoli stessero praticamente andando via, facendo mancare il numero legale. Ho insistito per votare, e il voto è finito come segue: 4 favorevoli, 3 contrari, 6 astenuti. Non andava bene: dunque, a mo’ di Trattato di Lisbona, non so più con quale scusa si è rivotato, e stavolta hanno vinto i contrari; e poi tutti sono scappati prima che si potesse discutere la quinta. Per ora, la carriera da portaborse è salva. Ah, e la mia mozione più generale sul conflitto di interessi? Beh, alla fine non è stata mai discussa… spero che lo sarà la prossima volta.

Spero che questo post non sia percepito dai miei compagni di movimento come polemico; ho aspettato un giorno e l’ho scritto e riscritto tre volte per moderare i toni. Io credo però che “uno vale uno” non sia uno slogan elettorale, così come non lo sia l’immagine della scopa per fare pulizia. E allora, quando si parla di soldi e di assunzioni le scelte devono essere totalmente trasparenti, al di sopra di ogni sospetto e di ogni conflitto di interessi. E’ chiaro che regole di incompatibilità generale rischiano anche di tagliar fuori persone valide e perfettamente oneste, ma il rischio di non averle è troppo grande; e se davvero per te è così importante fare l’esperienza di candidato (aspirazione assolutamente legittima per chi si appassiona alla politica, e che io stesso condivido) puoi benissimo evitare di lavorare nell’ente pubblico e fare il tuo lavoro da qualche altra parte.

Ma è soprattutto la struttura decisionale che mi preoccupa. Come già dissi, sono contrario all’assenza totale di strutture e di regole, ma è chiaro che strutture e regole sono legittime solo se sono discusse, condivise e accettate dalla base dei nostri elettori. A me piacerebbe che i nostri elettori reclamassero questo ruolo: stanno nascendo molti gruppi con l’obiettivo di diventare attivi, di costituire una lista civica qui o là, ma ancora non ne vedo di “elettori semplici” che non si riuniscano per organizzare attività o per esprimere candidature, ma semplicemente per controllare il Movimento e dare direttive a noi che di fatto lo gestiamo. Comunque, insieme a varie persone, stiamo cominciando a lavorare agli strumenti di deliberazione online; anche a queste riunioni, ci siamo detti spesso che dovremo averli il prima possibile e usarli spesso; l’importante è che ciò non sia soltanto un mantra, ma diventi presto realtà.

Nel frattempo, io vedo come un dovere quello di raccontare ciò che succede dietro le quinte, e continuerò a farlo finché ne avrò la possibilità.

[tags]politica, movimento 5 stelle, beppe grillo, assunzioni, conflitto d’interessi, partecipazione, democrazia dal basso[/tags]

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domenica 11 Aprile 2010, 11:15

Perché muore un meetup

Copio e incollo il racconto di una persona che, sulle ali dell’entusiasmo per il risultato elettorale, ha provato ad andare per la prima volta alla riunione di un “meetup” grillino (non in Piemonte) e ne è tornata delusa. Mi sembra una buona spiegazione del perché molti meetup sono morti o vivacchiano da anni tra le stesse cinque persone, incapaci di costruire non dico un progetto politico, ma anche solo un gruppo funzionante e capace di aggregare la cittadinanza.

Si dice spesso che il problema della politica sono i personalismi, ma forse si dimentica un’altra verità: che senza persone capaci anche le migliori cause non vanno da nessuna parte.

Ciao Vittorio,
ieri sera sono andato alla riunione del meetup di ******… c’erano, me compreso, 12 persone. Hanno cominciato a litigare dopo 3 minuti sul primo punto dell’ODG, che era come e con chi istituire i banchetti per la raccolta firme per l’acqua. Alle 10,30, visto che ognuno parlava senza ascoltare quello che dicevano gli altri e sentendomi come un genitore al compleanno dei bambini (tagliato fuori) ho detto che avevo un treno da prendere e me ne sono andato… che delusione!
Spero che dalle altri parti il livello (ed il QI) siano un pò meglio! Nemmeno ai vecchi tempi delle assemblee avevo visto un casino così poco costruttivo e inutile.
Forse sono diventato vecchio ma non credo che questo sia il modo giusto di interpretare la democrazia, anche qui si fa a chi urla più forte, a prescindere che abbia, o meno, qualcosa da dire… Ti abbraccio 

[tags]meetup, beppe grillo, assemblearismo, movimento 5 stelle, politica[/tags]

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giovedì 1 Aprile 2010, 18:53

Grillo e De Magistris, le sirene del vecchio

Avevo promesso di cambiare argomento, ma oggi pomeriggio Beppe ha dedicato un post piuttosto pesante a Luigi De Magistris (all’inizio pensavo addirittura fosse un pesce d’aprile), che ha suscitato commenti molto forti sia a favore che contro; e così ho interrotto quello che stavo scrivendo per pubblicare alcune considerazioni.

La questione di fondo è quella che ci pongono in molti: ma voi, col vostro 4%, dove pensate di andare? Avete un bel programma, ma come pensate di realizzarlo restando all’opposizione di tutto? Non sarebbe meglio fare alleanze con partiti che la pensano in maniera abbastanza simile a voi, a partire da IDV?

Io stesso mi sono posto queste domande, molte volte: non sono un antipolitico, non mi piace la critica fine a se stessa, e credo di avere il dovere di portare ai miei elettori i risultati che gli ho promesso – non solo parlarne all’infinito per prendere qualche seggio e godermelo con i miei amici. A prima vista, dunque, l’idea di mettere in piedi qualche alleanza è interessante: nella base dei partiti, sia di sinistra che di destra, ci sono senz’altro molte ottime persone, che spingono per un rinnovamento interno di cui noi possiamo essere un catalizzatore.

Ma poi, a una seconda analisi, l’idea non regge. Il dialogo ci sarà certamente, e senz’altro non ci saranno problemi a presentare e votare insieme a questo o quel partito specifiche proposte che condividiamo nel merito. Ma un’alleanza organica non è possibile: perché ad essere morta è la forma partito, e noi dobbiamo essere quelli che la seppelliranno. Perché la democrazia della delega è finita, e non è compatibile con la partecipazione. E perchè il rinnovamento dei partiti è sempre, invariabilmente, soltanto apparente, dato che l’accumulo di potere insito nelle gerarchie e nei politici di professione porta questi ultimi a diventare servi del potere stesso (spesso anche della criminalità organizzata).

La proposta di De Magistris di una grande alleanza di sinistra, comprendente grillini, IDV, SEL, popolo viola e così via, in realtà è un abbraccio della morte, almeno se non si accompagna a un cambiamento radicale della mentalità e dei modi di operare di chi sta nel sistema politico tradizionale. L’unico che l’ha capito pare Vendola; peccato che gli manchi il salto dalla politica delle ideologie a quella delle idee, che non si schiera ma propone.

A Torino ancora insistono con la favoletta per cui noi siamo estremisti di sinistra; o lo fanno in cattiva fede, cercando di ridurci al partitino rifondarolo che non siamo e non saremo mai, o continuano a non capire. Giudicando da quel che mi scrivete e mi dite voi per strada, l’80% di chi ci vota non voterebbe più né la destra né la sinistra; sono voti sottratti all’astensione.

Del resto, dopo l’elezione, il comportamento di De Magistris e, in parte minore, di Sonia Alfano è stato oggettivamente deludente, e ancora di più lo è stato quello del loro partito.

Di Pietro ha fatto un giochino non proprio pulito: alle europee, elezioni che notoriamente nella politica italiana contano come il due di picche, ha “aperto alla società civile” portando a casa i voti grillini e quelli di tanta altra gente a cui i partiti non piacciono, e aprendo una vaga ipotesi di rinnovamento; dopodiché, alle regionali, ha rimesso il partito in mano ai boiardi ex democristiani, ha appoggiato De Luca, e praticamente tutti i candidati dell’area De Magistris-Alfano – da Serenetta Monti a Roma a Benny Calasanzio, nipote di Borsellino, in Veneto – sono stati sonoramente trombati dall’apparato di partito.

Da parte loro, De Magistris e Alfano si sono allontanati dalla loro base (c’è chi dice che il primo screzio risalga a quel 4 ottobre 2009, alla presentazione del Movimento a Milano, in cui Grillo li ha presentati al pubblico ma non li ha fatti parlare dal palco). A Sonia, che è rimasta indipendente, si può appuntare poco altro che l’aver portato e sostenuto candidati nelle liste IDV, in concorrenza con quelli delle cinque stelle; che però è già una bella scelta di campo (io, onestamente, spero che ci ripensi e lasci l’IDV del tutto). A De Magistris, invece, si può obiettare molto di più; l’aver accettato la candidatura De Luca in Campania, e nonostante questo aver preso la tessera di IDV, due giorni prima del voto; e i risultati concreti del suo lavoro, che se esistono sono francamente invisibili ai più. L’abbiamo eletto per fare l’eurodeputato, non certo per girare per le televisioni e lottare per diventare il numero 2 di IDV a livello nazionale.

Certo anche a me spiace veder litigare Beppe e De Magistris; io non avrei usato quei toni, e magari avrei tentato di far riflettere De Magistris sui propri errori. Ma l’unità dell’opposizione è un falso mito; per eliminare Berlusconi bisogna eliminare il berlusconismo, di cui i partiti attuali sono tutti figli e sostenitori. Dunque, avanti per la nostra strada, senza ascoltare le sirene – quelle il cui unico obiettivo è riportare i nostri voti all’indietro, nel vecchio teatrino dei partiti.

[tags]politica, beppe grillo, de magistris, movimento 5 stelle, idv, vendola, berlusconi[/tags]

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giovedì 25 Marzo 2010, 19:20

Due parole sull’Università

Nei giorni passati, alcune persone hanno cercato di organizzare al Politecnico un confronto tra i vari gruppi politici sui temi dell’università e della ricerca. La persona che avrebbe dovuto intervenire per il Movimento 5 Stelle ero io, perché ho un trascorso al Politecnico non solo da studente ma anche da rappresentante degli studenti nel Consiglio d’Amministrazione e negli altri organi, nella seconda metà degli anni ’90; e perché, dato che la mia compagna è ricercatrice, conosco direttamente i problemi del settore. Alla fine il Politecnico non ha concesso gli spazi e il confronto non si è fatto; tuttavia vorrei rendere pubbliche le mie idee in merito, trattandosi di temi importanti.

Credo che i problemi dell’Università in Italia si possano riassumere in due grosse categorie: mancanza di investimenti e mancanza di meritocrazia.

Gli investimenti nell’università e nella ricerca scientifica da noi sono storicamente bassi, contrariamente ad altre nazioni europee (ad esempio la Germania) dove, intelligentemente, si è tagliato su tutta la spesa pubblica ma non su questo settore, che è vitale per la modernità sia della nostra cultura che della nostra economia. Mancano fondi per la ricerca un po’ in tutto – laboratori, progetti, attrezzature, viaggi, biblioteche, abbonamenti alle riviste, gli stessi stipendi – e il risultato è che le nostre università non sono competitive e, se producono risultati di rilievo grazie alle numerose eccellenze individuali, lo fanno nonostante l’organizzazione delle università e non grazie ad essa; e chi vuole fare ricerca in Italia è condannato al precariato fino ad età avanzata.

Mancano fondi anche per la didattica, per esempio nel sostegno agli studenti fuori sede, e talvolta si assiste a fenomeni di “solidarietà inversa” per cui i ricchi pagano tasse universitarie ridotte grazie ai fondi presi anche dalle tasse degli operai, che però i figli al Politecnico spesso non li possono mandare proprio perché manca un sostegno a tutti gli altri costi.

Il fatto che gli Atenei debbano aprirsi al mondo dell’industria e aumentare i ricavi da commesse esterne, che pure è sacrosanto, non può diventare una foglia di fico per tagliare fondi e servizi all’infinito, né per eliminare completamente ciò che non genera ricavi a breve, un’ottica che è contraria allo spirito stesso della ricerca scientifica. E’ giusto aumentare l’efficienza eliminando sprechi e doppioni, ma senza confondere un lavoro creativo e concettuale con una catena di montaggio per produrre diplomi di scarso interesse (magari moltiplicati per aumentare le cattedre) e di scarso contenuto.

Il problema più grave, però, secondo me è la mancanza di meritocrazia; l’organizzazione per baronie, il nepotismo, il fatto che per quasi tutti i concorsi i vincitori siano già noti in anticipo, i giovani brillanti la cui carriera viene azzoppata per non mettere in pericolo il mediocre di turno. Anche se le situazioni variano da Ateneo ad Ateneo e da caso a caso, questi fenomeni sono molto diffusi ed evidenti.

L’Europa e gli Stati Uniti sono pieni di giovani cervelli italiani fuggiti all’estero non solo perché le attrezzature, i fondi e la stabilità del lavoro da noi scarseggiano, ma soprattutto per non dover subire l’umiliazione di farsi superare dai raccomandati e dai “figli di”, oppure di accettare il sistema. E’ vero che la cooptazione è da sempre il metodo di selezione adottato dall’accademia, ma in Italia questo sistema è degenerato in pratiche clientelari che vengono ormai date per scontate; e anche quando si cambiano le regole per affrontare il problema, viene subito trovato il modo di aggirarle, perché il problema è la testa di chi controlla gli Atenei, prima ancora che le regole. Alla fine chi vuole affrontare per passione la carriera universitaria si trova inevitabilmente davanti al bivio tra chinare la testa e adeguarsi al sistema, oppure emigrare; con il rischio che, emigrati i migliori, nelle nostre università spadroneggino quelli che non sono lì per merito.

Anche nell’Università, come nella politica e nell’industria, è dunque necessario un radicale rinnovamento della classe dirigente, che liberi le energie represse di chi ora è costretto a subire, di chi ha nuove idee e una visione moderna, meritocratica e internazionale.

[tags]università, ricerca, politecnico[/tags]

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venerdì 19 Marzo 2010, 16:51

Zucconi e fifoni

Mi scuso se dedico un altro post alle reazioni scomposte del centrosinistra contro il Movimento 5 Stelle in Piemonte, argomento già affrontato anche da quello di ieri.

E’ che ieri ne ha parlato anche Vittorio Zucconi nel suo blog su Repubblica, in uno di quegli articoli “mettiamo le mani avanti” che i partiti che temono la sconfitta pubblicano subito prima del voto. In pratica, il senso dell’articolo è “Berlusconi dice che gli basta vincere tre regioni per cantar vittoria? No, ne dovrebbe prendere almeno sette”, così se poi Berlusconi ne vincerà sei Repubblica potrà titolare “La grande sconfitta di Silvio”, mentre il Giornale titolerà “Silvio sgomina i comunisti” e così via.

In un inciso, però, Zucconi specifica che il centrodestra vincerà “anche grazie alla robusta campagna anti Bresso condotta da Grillo” – campagna che, lo ricordiamo, consiste nell’aver chiamato la Bresso “Attila in gonnella” e aver criticato la sua legge forestale, in un comizio in cui per gran parte del tempo Grillo prendeva per i fondelli Berlusconi, Schifani, Minzolini, Tremonti e altri ancora. Ma, si sa, il centrosinistra ha un senso di lesa maestà molto sviluppato: loro non sbagliano mai, e se li critichi anche solo una volta sei berlusconiano, fascista, leghista o berlusconiano fascista e leghista.

Bene, mi son permesso di lasciare il seguente commento: “Sono Vittorio Bertola, una delle persone che hanno messo in piedi la lista del Movimento 5 Stelle in Piemonte. Mi spiace vedere anche lei suonare la grancassa de “i grillini ce l’hanno con la Bresso perché li manda Cotaâ€, che è l’unica strategia che il PD ha saputo mettere in piedi dopo che a Torino ventimila persone spuntate dal nulla hanno riempito piazza Castello per il comizio di Grillo domenica scorsa. In realtà noi ce l’abbiamo sia con Bresso che con Cota, dato che entrambi non hanno uno straccio di progetto per il futuro della nostra regione che non sia basato sul cemento e sulla precarietà. Solo che il centrosinistra (che io ho votato per vent’anni prima di stufarmi) pare essere afflitto da totale paranoia, oltre che dall’incapacità di vincere in base alle proprie idee (ammesso che ce ne siano) invece che denigrando gli altri.”

Il commento è stato pubblicato da Zucconi insieme alla sua risposta: pacata, costruttiva, moderata e conciliante, dato che loro notoriamente sono per il dialogo, siamo noi che insistiamo a fare i “settari”.

“Mai scritto nè pensato la frase che lei mi attribuisce, caro Bertola, non faccia il Berluscoide con me. Rete canta, non è vero? Se il vostro movimento delle stelline porterà via voti anche a Cota, dopo avere definito in piazza la Bresso “Attila†(chi era quello che denigrava, neh?) cioè quanto di peggio la Lega, non un partito qualsiasi, abbia partorito e gli impedirà di assumere il potere in una regione storicamente cruciale nella storia d’Italia come il Piemonte, mi compero tutti i Dvd di Grillo. Con carta di credito, naturalmente, per far contenta anche la banca. Mi riscriva il 30 marzo, con i risultati elettorali, e auguri sincerissimi di buona fortuna. Non a voi, ma a noi tutti. Ne abbiamo bisogno, a cominciare dal suo movimento e dal suo a volte divertente profeta, perchè all’ombra di questi insopportabili e polverosi vecchi partiti, che anche io trovo spesso patetici, voi potete andare in piazza Castello e noi possiamo scriverci. Non creda, neppure per un istante, che debba per forza essere sempre così. La Santa Rete c’è anche in Cina, ma non protegge nessuno dalle galere di Pechino. (v.z.)

Ok, preparerò le arance, ma a Zucconi manderò del Valium… Comunque, con la massima calma, ho preparato una risposta che potete leggere qui sotto, ed ecco cosa è successo:

screenshot-zucconi.png

La risposta è in moderazione da oltre quattro ore, e non è mai stata approvata. Faccio notare che negli altri post del blog hanno continuato ad apparire commenti, dunque Zucconi o chi per lui c’è. Solo che al primo commento, non avendo argomenti, ha risposto con l’invettiva; al secondo, non essendo riuscito a buttarla in caciara, usa il suo potere di controllo dell’informazione. Peccato che io abbia la rete; e forse, quando parlava di poter mettere i tipi come me nelle galere di Pechino, esprimeva un suo desiderio inconfessabile.

Magari con questo post riesco a farmi approvare il commento; sono aperte le scommesse…

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giovedì 18 Marzo 2010, 22:53

Lettera a un amico che vota Bresso o Cota

Caro amico,

ti scrivo perché so che guardi con interesse al Movimento 5 Stelle, ma stai anche pensando di votare Bresso perché hai paura che il Piemonte finisca in mano alla Lega, oppure Cota perché hai paura di beccarti altri cinque anni di Bresso.

So che, dopo le ventimila persone apparse a sentire Beppe Grillo domenica scorsa in piazza Castello a Torino (diecimila per Repubblica, “tremila militanti” per La Stampa), la casta si è presa molta paura. Cota non l’abbiamo ancora visto (in realtà sospettiamo che Cota non esista, o se esiste l’hanno mandato di nuovo in quarta elementare a studiare i confini del Piemonte), ma la Bresso e i suoi amici stanno mettendo in giro la voce che noi, oltre ad essere pericolosi estremisti No Tav No Tutto, siamo anche alleati di Cota, dato che abbiamo criticato pubblicamente Bresso. In realtà noi critichiamo entrambi: li giudichiamo per quello che fanno e non ci piace nessuno dei due. Purtroppo, la nostra classe dirigente non riesce a concepire che ci possa essere qualcuno che fa politica giudicando le singole proposte nel merito, senza essere servo di nessuno: viene dato per scontato che chi critica uno schieramento sia mandato più o meno apertamente dall’altro.

Dicono che noi siamo alleati di Cota e di Berlusconi; detto da gente (uno tra tutti, l’onorevole PD Stefano Esposito) che quando c’era da bocciare lo scudo fiscale in Parlamento e far cadere il governo se ne è andata dall’aula e l’ha fatto passare, mi sembra una affermazione che si ridicolizza da sola. Noi, in realtà, di Berlusconi siamo il peggior nemico: perché lo vogliamo mandar via veramente. Pensaci un attimo: è vent’anni che il centrosinistra a parole vuol mandare via Berlusconi, eppure, nonostante sette anni di governo, non ha mai fatto niente per farlo. E’ una squadra perdente: come minimo sono scarsi, e alcuni magari si son pure venduti la partita. Se il tuo obiettivo è vincere, forse sarebbe ora di cambiare giocatori e dirigenti.

L’unico argomento che ha Cota è il classico “se vince la sinistra arriveranno i comunisti e distruggeranno tutto”; l’unico argomento che ha Bresso è “se vince Cota arriveranno i lumbard e distruggeranno tutto”. Usano tutti e due lo stesso argomento, imitando Berlusconi, per nascondere il fatto che entrambe le coalizioni non hanno uno straccio di idea su come costruire un futuro; giocano su una paura montata ad arte dentro di te. E’ un modo per tenerti bloccato a votare all’infinito le stesse vecchie facce, temendo un nemico che non arriverà mai, in un eterno deserto dei tartari, mentre i generali si mettono d’accordo a cena. Del resto, i dirigenti torinesi hanno già trasferito il Sanpaolo ai milanesi e Iride agli emiliani, e vorrebbero fare lo stesso pure con GTT: alla faccia dell’invasione lombarda.

Personalmente ho apprezzato la buona capacità organizzativa del governo regionale di centrosinistra, anche se pure loro, tra mazzette negli ospedali e dirigenti che arricchivano il proprio fratello, hanno le loro brave magagne – come le aveva il governo di centrodestra. Il problema però non è solo questo, ma è soprattutto il modello di sviluppo che entrambe le coalizioni continuano a proporre: Bresso e Cota hanno in testa solo precarietà e cemento. Dicono una cosa e fanno l’opposto; parlano di federalismo fiscale e danno i nostri soldi ai comuni falliti come Roma e Catania; promettono un lavoro stabile come se non fossero stati loro a promuovere precariato e delocalizzazione; governano, chi qua chi là, avendo come sola idea quella di fare nuove autostrade, nuovi centri commerciali, nuove “città della salute” e nuovi “parchi a tema”, per poi magari cercare di presentarsi come paladini dell’ambiente con qualche operazione di facciata.

Noi avremo pure i nostri limiti; però abbiamo trent’anni e un futuro da costruirci. Bresso ha 65 anni e fa politica da quaranta, Cota ha quarant’anni e parla come un sessantacinquenne. Io non ho nulla contro i sessantenni, ma credo che ora sia la mia generazione ad avere il diritto e il dovere di amministrare questo Paese per tirarlo fuori dalle secche; possibilmente con persone capaci e non con i figliocci di quelli che l’hanno rovinato.

P.S. Dopodiché, se proprio non ti ho convinto, ricorda che a queste elezioni è ammesso anche il voto disgiunto: puoi fare la croce sul nome della Bresso o di Cota e un’altra croce sul simbolo delle cinque stelle (quello sulla sinistra della riga), scrivendo a fianco la preferenza per uno di noi. In questo modo contribuirai sia al risultato della “coalizione meno peggio” che all’elezione di un consigliere a cinque stelle.

[tags]elezioni regionali, piemonte, bresso, cota, movimento 5 stelle, beppe grillo[/tags]

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domenica 14 Marzo 2010, 13:08

A Torino, contro il decreto salvaliste

Ieri sono stato in piazza Castello, alla manifestazione promossa dal “popolo viola” contro il decreto salvaliste presentato per la riammissione delle liste elettorali dei partiti di governo presentate in maniera irregolare.

Mentre a livello nazionale (come ho poi visto al telegiornale) la manifestazione è stata estremamente politicizzata, con la piazza piena di bandiere dei partiti di opposizione (e aggiungo che questo non mi piace per niente), quella di Torino è stata una manifestazione molto più piccola ma vera, fatta essenzialmente di cittadini arrabbiati.

C’erano in tutto cinque o sei bandiere di partito, tra PD, IDV e S&L – tra l’altro, spesso si tratta di persone che non hanno mai fatto nulla per la manifestazione ma che si organizzano per non mancare l’appuntamento con le telecamere (c’era una signora di IDV che a un certo punto è arrivata, ha preso il microfono senza avvertire prima di essere di un partito, ha fatto il suo intervento promozionale e poi se ne è subito andata senza nemmeno rispondere alle domande).

Tuttavia le bandiere di partito sono state tenute in un angolo, spesso abbassate, perché l’obiettivo è collaborare contro un sistema. Certo, quando poi qualcuno (come vedrete nel filmato) ha menzionato che anche i partiti d’opposizione fanno parte del regime la piazza si è divisa: quelli con le bandiere di partito hanno fischiato, gli altri hanno applaudito. A ognuno sta di informarsi e di decidere se Berlusconi governa da vent’anni nonostante Di Pietro e Bersani, o grazie a Di Pietro e Bersani e all’opposizione dura a parole che poi, quando è il momento di colpire, si assenta dall’aula o stringe patti col diavolo.

Io mi limito a farvi vedere qualche immagine, e sentire qualche parola; e poi esco e vado sul palco con Beppe Grillo.

[tags]popolo viola, no berlusconi day, manifestazione, decreto salvaliste, politica, torino, piemonte[/tags]

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mercoledì 10 Marzo 2010, 20:15

Sotto la neve, il voto utile

La neve l’avrete vista sicuramente; oggi pomeriggio è virata verso la pioggia marcia, ma ieri notte era veramente intensa, e verso le due, per le vie del centro di Torino, lo spettacolo era magnifico.

Certo sarebbe stato meglio se la tormenta di neve in marzo non fosse capitata proprio nei giorni in cui dobbiamo tappezzare la città di manifesti, sia perché la campagna elettorale sta entrando nel vivo, sia perché domenica pomeriggio in piazza Castello viene Beppe Grillo e dobbiamo attirare più gente possibile; speriamo che sia l’occasione in cui tanti increduli o tante persone che su Grillo hanno preconcetti (come li avevo io anni fa) possano ricredersi e capire di persona cosa dice, senza la mediazione distorta dei giornali di parte.

Sarà un segnale ma se lo è non so bene di cosa lo sia; certo che stamattina ci siamo svegliati con un intero articolo in cui la Bresso ci critica, il che vuol dire che i sondaggi ci danno in crescita e che non siamo certo trascurabili. Prima, la tattica era quella del silenzio assoluto; se ora la Bresso rompe la consegna del silenzio e ci attacca frontalmente è perché ha in mano dei dati che le dicono che non sta funzionando. Questo non vuol dire che l’obiettivo del 3% come voto di lista sia necessariamente più facile, però è comparso in giro anche qualche sondaggio che dava il nostro candidato presidente quasi al 4%.

A questo proposito vi segnalo tuttavia che il voto disgiunto ci serve solo se ci date il voto di lista; votare il nostro presidente e poi uno dei partiti delle coalizioni non ci serve praticamente a niente, perché la soglia del 3% si applica al voto di lista. Al contrario, se siete del genere “ma se voto voi poi vince Cota che non mi piace” (scrivo Cota perché questo genere di sindrome di Stoccolma è molto più frequente negli elettori culturalmente di centrosinistra: da vent’anni l’unico argomento che il centrosinistra sa tirare fuori è “facciamo schifo ma gli altri ne fanno di più”, e si spera che prima o poi le persone se ne liberino), vi segnalo che potete fare la croce sul nostro simbolo (compreso scrivere la preferenza per qualcuno, firulì firulà) e poi anche sul nome di uno dei candidati presidente delle due coalizioni maggiori, così raggiungendo sia l’obiettivo di far vincere la coalizione meno peggio che di aiutare noi a raggiungere la soglia.

A parte questi discorsi tecnici, stasera si ricomincia: con la neve e con il vento, noi saremo in giro ad attaccare manifesti…

[tags]elezioni, regionali, piemonte, movimento 5 stelle, beppe grillo, bresso, cota, neve, manifesti, torino[/tags]

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mercoledì 3 Marzo 2010, 11:08

Aridatece i mutandoni

Uno spererebbe che un articolo come questo fosse scritto in tono ironico, e invece no: è tutto assolutamente vero. Dalla scorsa domenica ci sono veramente delle persone che vanno a rivedersi con attenzione tutti i filmati di tutte le partite del calcio professionistico e cercano di leggere i labiali dei calciatori per capire se hanno bestemmiato o no.

Premetto che io, pur non essendo credente, non bestemmio mai, perché mi sembra una forma di doveroso rispetto per chi è religioso. Tuttavia, la bestemmia è ormai depenalizzata da tempo; dunque come si spiega la cosa? Sui campi di gioco la bestemmia è comune, trattandosi di una situazione ad alta adrenalina; ultimamente ricorderete le bestemmie in mondovisione di Buffon, gobbo e portiere, dopo un brutto errore in campo. Si è deciso così che bisognava porre un freno alla cosa, e dunque giù il pugno duro: squalifica immediata per una partita a chi bestemmia.

E va bene, però trovo già piuttosto ridicolo leggere un verbale di squalifica all’allenatore del Chievo “per avere, al 3° del secondo tempo, proferito un’espressione blasfema; infrazione rilevata da un collaboratore della Procura federale”. Come alle elementari: “maestra, il bimbo Gigi ha detto una parolaccia”. Ma è oltre i confini del ridicolo l’intera pagina dedicata al caso del giocatore Marcolini, e dunque la riporto integralmente:

Il Giudice Sportivo,

letta la rituale segnalazione del Procuratore federale, pervenuta a mezzo fax, alle ore 10.19 dell’1 marzo 2010, in merito al comportamento tenuto dal calciatore Marcolini Michele (Soc. Chievo Verona) al 14° del secondo tempo;

acquisite ed esaminate le relative immagini televisive (Sky) di piena garanzia tecnica e documentale;

rilevato che, nelle circostanze indicate, il calciatore clivense, uscendo dal terreno di giuoco in conseguenza dell’espulsione inflittagli dall’Arbitro pochi attimi prima, proferiva apparentemente un’espressione gergale, in uso nel Triveneto ed in Lombardia, con becero riferimento a “Diaz†e non a Dio (il diverso movimento delle labbra nelle pronuncia della vocale aperta “A†rispetto alla vocale “O†legittima quanto meno un’incertezza interpretativa);

ritenuto pertanto che la lettura labiale, nell’episodio segnalato, non offra una prova certa, nell’esclusione di ogni ragionevole dubbio, circa la pronuncia di un’espressione blasfema rilevante ex art. 19 n. 3bis CGS;

delibera

di non adottare alcun provvedimento sanzionatorio nei confronti del calciatore Marcolini Michele (Soc. Chievo Verona) in merito alla segnalazione del Procuratore federale.

Dunque, vista e rivista la moviola, sul terreno di giuoco non sarebbe stata pronunciata la ferale bestemmia, ma solo un equivocabile “porco Diaz”, naturalmente riferito alla guerra del ’15-’18: dunque nessuna squalifica.

A leggerlo, sembra un testo ottocentesco; e se concordo che le persone esposte alle telecamere dovrebbero dare esempi di buona educazione e di rispetto, mi chiedo tuttavia quanto sia ipocrita questa improvvisa pruderie in un Paese in cui il Presidente del Consiglio candida una velina travestita da infermiera dentistica (mi ricorda la trama di un porno) e in cui a qualsiasi ora in televisione si vedono tette, culi e risse di vario genere.

Il dubbio, naturalmente, è che sotto elezioni tutto faccia brodo per riportare all’ovile berlusconiano il “voto cattolico”, ossessione della politica italiana di ambo le parti (non a caso quelli del PD fino a un mese fa rispondevano alla Minetti con la Binetti, peraltro rafforzando nell’elettorato più becero la loro immagine incancellabile di sfigati). Aspettiamoci, dunque, un’ondata di mutandoni.

[tags]bestemmie, educazione, religione, calcio, squalifiche, berlusconi, minetti, elezioni, binetti[/tags]

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martedì 2 Marzo 2010, 15:11

Ho incontrato la Digos

Stamattina ero in giro e ho sentito la notizia dell’arrivo di una nuova trivella della TAV in strada della Pronda, al confine tra Torino e Grugliasco; e così, ho fatto una deviazione e verso l’una e mezza sono arrivato lì per vedere cosa succedeva.

Parcheggio, arrivo sul posto; c’è un gazebo No Tav in via di montaggio con una manciata di persone, una decina al massimo. E poi, come al solito, un oceano di forze dell’ordine; sulla strada cinque o sei furgoni, più molti altri mezzi nel prato dove sta venendo montata la trivella. Mi metto sul marciapiede e comincio a fare qualche fotografia.

Dopo nemmeno due minuti un poliziotto scende dal furgone, attraversa la strada e viene da me; mi ferma, mi chiede i documenti, mi chiede di seguirlo (cosa che io faccio subito, da bravo cittadino). Vuole vedere tutte le foto che ho fatto, si lamenta che si vedono le targhe dei mezzi della polizia; io rispondo che non voglio fare niente di male, che essendo su una pubblica via mi risulta di poter fotografare, che non sapevo che non si potessero inquadrare i mezzi della polizia. Lui insiste che il problema sono le targhe; evidentemente anche i poliziotti tengono alla loro privacy, non sia mai che qualcuno possa poi sorprenderli in pose sconvenienti.

A questo punto il poliziotto chiama un signore della Digos, capelli ricci e occhialoni da sole; sembra quasi Poncharello – il digo che segue i tifosi del Toro – però non mi sembrava il caso di chiedere “scusa, ma tu sei Poncharello?”, comunque se non era lui vuol dire che l’ufficio del personale della Digos li cerca tutti uguali. Cominciano a farmi domande su chi sono e cosa voglio fare, mi chiedono se sono un giornalista – evidentemente se non hai il tesserino magico e la statura deontologica di un Massimo Numa non puoi documentare quel che accade. Io spiego tutto senza problemi, gli dico che sono un blogger (sguardi perplessi) e che faccio politica nel movimento di Beppe Grillo, gli faccio vedere le foto, ripeto che voglio solo documentare quel che accade e che essendo per una pubblica via mi risulta che si possa fare foto. Mi chiedono come ho fatto a sapere della trivella, rispondo “alla radio”, mi chiedono “che radio”, rispondo “Radio Flash”, e loro “ecco! Radio Flash!”.

Il poliziotto, nervosissimo, comincia un pippone di tre minuti, guardandomi sempre più storto; mi dice che sono un pecorone, che sono il decimo che viene a far foto e che solo perché lo dice una radio non devo andarle dietro… (probabilmente confonde Radio Flash con Radio Blackout). Infine, dopo essersi segnati i miei dati, mi dicono “ascolti, le consigliamo caldamente di cancellare quelle foto” e mi fanno andare: fine del primo incontro della mia vita con la polizia.

Dunque io, da bravo cittadino, ho cancellato le foto; ma prima di farlo ho pensato che, insomma, pubblicare una versione a bassa risoluzione era nel mio diritto, naturalmente dopo avere oscurato le targhe e i volti dei poliziotti con delle immagini e dei volti a caso.

stradapronda_700.jpg

Per carità, capisco anche il nervosismo dei poliziotti, il nervosismo di chi viene spedito a fare una repressione per difendere gli interessi privati di terzi, magari rendendosene pure conto; tuttavia io ero lì per documentare, non per prendere posizione e nemmeno per creare problemi a nessuno, anche se sono notoriamente contrario alla TAV. Vedere le strade di Torino invase di camionette, vedere fermare e chiedere i documenti a chi si avvicina, non è certo un bello spettacolo o un buon clima.

[tags]tav, no tav, torino, strada della pronda, trivelle, sondaggi, polizia, repressione, digos, partiti, chiamparino, politica, movimento 5 stelle[/tags]

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