Stasera ho visto un telegiornale, uno qualsiasi, e i primi dieci minuti sono stati spesi a celebrare il nuovo disegno di legge che Berlusconi in persona ha voluto per ripulire la politica dai corrotti. Si dice infatti che finalmente non sarà più possibile essere eletti in Parlamento se ci si è resi responsabili di reati contro la pubblica amministrazione: peculato, malversazione, corruzione e concussione.
Finalmente, vien da dire: peraltro il divieto in questione esisteva già per l’elezione nei consigli regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali (legge 55 del 19 marzo 1990, articolo 15). Si tratta dunque di una estensione che va a coprire l’assurdità per cui i condannati per questi reati non potevano gestire l’amministrazione del quartiere ma potevano sedere in Parlamento e fare le leggi.
Immagino che sia dunque soltanto una manovra pre-elettorale, per consentire agli scagnozzi del governo – grazie ai media sdraiati – di vendersi come grandi moralizzatori della politica che loro stessi, nella composizione delle liste elettorali, hanno riempito di inquisiti e condannati. Io me li vedo lì, che approvano questa legge civetta, e poi si guardano e si chiedono pure: “ma non saremo stati troppo duri?”.
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Tanto per darvi un’idea di che cosa voglia dire raccogliere 17.000 firme, andare a prendere i relativi certificati elettorali in qualche centinaio di comuni e mettere insieme ogni firma con il suo certificato, poi ricontrollare, impacchettare, portare, ho girato qualche secondo di immagini durante una di queste nottate… Certo mi riempie d’orgoglio (essendo stato, di fatto, il responsabile burocratico-legale di tutta l’operazione) il fatto di essere arrivati lì all’apertura degli sportelli con tutta la documentazione pronta e perfetta, mentre, come avrete letto, persino il maggiore partito italiano (il partito degli avvocati) riesce a sbagliare l’operazione e a farsi escludere – e poi, naturalmente, reclama un condono!
Adesso però non distraetevi: il prossimo obiettivo sono i 60.000 voti su scala regionale che servono per eleggere un consigliere, e solo l’azione diretta di ognuno di voi può permetterci di raggiungerlo.
Ieri è stata una giornata memorabile, in giro per il Piemonte al seguito di Beppe Grillo ma anche un po’ per i fatti nostri, o in gruppo con le decine di persone che si stanno sbattendo per riuscire a presentare questa lista civica. Posso annunciare che le firme ci sono, anche a Vercelli: otto province su otto, burocrazia permettendo, e senza nemmeno fare i piagnoni come la Bonino. Quello dei radicali (che pure sono un partito che per tante cose apprezzo) è un caso di chiara schizofrenia: come ci si può lamentare del “silenzio assoluto dei media” in un comunicato sparato in prima pagina su tutti i giornali, dopo essere appena passati in tutte le trasmissioni televisive?
Ieri, comunque, al mattino siamo andati a Trino Vercellese, al presidio Phonemedia; speriamo di portargli bene e che oggi sia finalmente nominato il commissario. Stringe il cuore a vedere ragazzi di trent’anni (ma anche qualche persona più in là con gli anni) costretti a dormire nelle tende e ad occupare un ufficio ormai fantasma, in un fabbricato in mezzo ai campi, per difendere il posto di lavoro. Ho apprezzato anche di più quello che ha detto Beppe Grillo, che invece di venire lì a fare il piacione o a chiedere un voto di scambio ha detto chiaramente che lavoro di quel genere non ce ne sarà più, che non si può passar la vita a disturbare mezzo mondo al telefono per fare i piazzisti; e che invece lui darà il massimo supporto per il riconoscimento dei diritti, del welfare che ai giovani è negato, delle colpe e delle responsabilità degli “imprenditori” che fuggono con la cassa.
Il resto della giornata è stato in crescendo: poche persone a Casale Monferrato, tappa organizzata all’ultimo momento senza pubblicità e che è diventata soprattutto uno show ad uso delle telecamere del TGR; piazza piuttosto piena a Vercelli, dove abbiamo raccolto in extremis le ultime firme necessarie, e dove l’elemento extra di spettacolo è stato l’impianto audio surriscaldato dalla voce di Beppe (ha quasi preso fuoco); infine un bagno di folla a Biella, dove la sala conferenze della Città Studi era talmente piena che è stata allestita una seconda aula con l’intervento inviato in videoconferenza, e nonostante questo c’era ancora gente fuori, con tutta la zona intasata di auto abbandonate ovunque.
Beppe ha detto le solite cose interessanti, divertenti e soprattutto profondamente vere; spero prima o poi di poter montare qualche immagine. Nel frattempo, siamo qui che lavoriamo per voi; cittadini con l’elmetto alla riscossa.
Non capisco, davvero non capisco, questa cattiveria fedifraga che attraversa il Paese, che freme dalle Alpi alla Sicilia e si coagula in un solo punto, Sanremo, dove l’indegna gazzarra di un pubblico prezzolato e comunista si scatena regolarmente ogni volta contro l’Italia e i suoi simboli.
Questa canzone è un grande atto d’amore, il termine e il culmine di una serie di capolavori come L’italiano di Toto Cutugno e Italia di Mino Reitano. E non si dica che non c’è valore artistico, dato che è eseguita anche da un grandissimo della musica come Pupo, un cantante che ha trionfato sui palcoscenici dei casinò di tutto il mondo; e dal tenore Canonici, l’ultimo di una serie di artisti classici di altissimo livello – Andrea Bocelli, Giovanni Allevi – che tengono alta la bandiera della musica italiana.
Ieri sera poi, per rinforzare il messaggio, al trio si è unito addirittura il commissario tecnico della nazionale di calcio, la quarta carica dello Stato dietro (nell’ordine) Berlusconi, Dio e il Papa; una persona innatamente simpatica, sempre al di sopra di ogni sospetto, grande difensore della giustizia e del lavoro, che ha violentato il suo religioso rispetto per le regole per denunciare coraggiosamente il complotto contro la Patria e per gridare in faccia alle sinistre il proprio amore per tutti noi. E come ha reagito il pubblico? Altri fischi, vergognosi, scandalosi, anche se sicuramente erano soltanto quattro gatti che una regia prezzolata ha voluto amplificare a dismisura.
Io, stasera, voto l’Italia; io, stasera, voto Pupo. Vedrete che vincerà ; e se non vincerà ufficialmente, dato che la televisione in Italia è in mano ai comunisti, avrà vinto nei nostri cuori e nel nome di Dio.
Pubblico abbastanza spesso qualche riassunto di ciò che accade in Valsusa, dato che ciò che scrivono i giornali è parziale e spesso edulcorato. Chi non è addentro alla vicenda della TAV, chi si limita a leggiucchiare i giornali, probabilmente penserà che sono impazzito anch’io e che sto diventando un estremista; la verità è che più si va avanti a rimuovere gli strati di menzogne e di coperture che pesano su tutta questa vicenda e più si sente l’esigenza impellente di far sapere agli altri ciò che accade davvero, mettendo insieme i tanti racconti individuali che trovate su Facebook, ormai l’unico media non censurato che abbiamo.
Questa signora è uno dei pericolosi black bloc anarco-insurrezionalisti che ieri hanno provocato violenze e sono stati giustamente puniti a manganellate (così dicono La Stampa e la polizia). E’ di Villarfocchiardo, nota base del terrorismo internazionale. Ieri, insieme ad alcune centinaia di persone, era scesa in corteo dall’autoporto di Susa fino al luogo del sondaggio di Coldimosso, avviato ieri nel modo che già abbiamo raccontato (ora c’è anche un video); prima per la strada, poi per i boschi, per aggirare il blocco della statale già effettuato dalla polizia (e non dai manifestanti).
Il corteo era stato deciso in assemblea, con lo scopo di bloccare i lavori pacificamente, mettendosi tutti attorno alla trivella. Verso le 19 però la manifestazione viene accolta da un cordone di polizia, che presto comincia a caricare. In Italia le “cariche di alleggerimento”, in genere, funzionano così: i poliziotti corrono tutti in avanti e aspettano che qualcuno cada o inciampi, poi lo isolano, lo tengono a terra e lo picchiano in cinque o in dieci. Ieri, oltre alla signora, è capitato a un ragazzo di Torino, Simone, che ora è in prognosi riservata; inizialmente temevano che rimanesse paralizzato alle gambe, ma pare che abbia avuto una emorragia cerebrale e sia per questo in pericolo di vita. Naturalmente i giornali parlano anche di “due poliziotti feriti” che però nessuno ha visto.
Tornata la calma, i poliziotti hanno cercato di portarsi via questo ragazzo verso chissà quale caserma o scuola Diaz del momento (ricordando che il capo delle operazioni di polizia in Valsusa è il vicequestore Spartaco Mortola, lo stesso del G8 di Genova), caricandolo su una normale barella, come se non fosse a rischio di paralisi; per fortuna sono stati fermati ed è arrivata una vera ambulanza, che lo ha portato all’ospedale di Susa. Mentre lo curavano, i poliziotti sono arrivati anche lì, per cercare di arrestarlo; sono stati mandati via dagli stessi medici.
Nel frattempo la valle è bloccata, questa volta dai manifestanti, concentrati presso lo svincolo dell’autostrada di Chianocco.
Il blocco si apre solo per far passare l’ambulanza che porta il ferito alle Molinette. Anche lì, mentre è in terapia al pronto soccorso, arriva la Digos, entra dentro senza riguardo per i medici e per tutti gli altri malati, ma viene di nuovo cacciata. Arriva l’avvocato e il ferito viene portato in reparto.
In valle la tensione è altissima; una colonna di camionette viene bloccata sulla statale, a Bussoleno poco dopo mezzanotte ci sono altre cariche e altri lacrimogeni. Credo che queste immagini arrivino da lì:
A Torino, un gruppo di persone cerca di bloccare simbolicamente la distribuzione della prima edizione de La Stampa; il blocco dura un’oretta e poi si scioglie. Stamattina alle 11 ci sarà un presidio di protesta sotto la Rai in via Verdi.
Un po’ in extremis, è partito in questi giorni il tentativo di presentare una lista civica a cinque stelle anche alle elezioni comunali di Moncalieri, una città che va alle urne in quanto la precedente amministrazione di centrosinistra si è sciolta come neve al sole dopo meno di due anni dal voto. Moncalieri è un’altra delle città calabre della cintura torinese, non molto dissimile in questo da Rivoli; e gran parte della campagna elettorale si è giocata sulle due coalizioni che si accusavano a vicenda di voler fare accordi con Francesco Fiumara, ex sindaco e potentato locale, ovviamente calabrese, che finora con i Moderati sosteneva il centrosinistra; che ha causato la crisi per divergenze programmatiche, ovviamente sul piano regolatore; e che ora potrebbe passare al centrodestra.
Noi, comunque, ci proviamo, sperando di portare un po’ di aria fresca in un clima politico così asfittico; a scanso di equivoci preciso subito che il candidato sindaco si chiama Giorgio Bertola ma non è mio parente, anche se sul Corriere di Moncalieri hanno pubblicato la mia foto al posto della sua. Sarà difficile raccogliere le duecento firme necessarie, visto che c’è soltanto più una settimana a disposizione, ma sarà possibile firmare in piazza nel fine settimana (qui il calendario, in evoluzione) oppure andando entro mercoledì prossimo all’ufficio elettorale del comune, che in questi giorni è aperto in settimana dalle 8,30 alle 18,30 e sabato e domenica dalle 9 alle 17. Mobilitate tutti i moncalieresi che conoscete!
Infine, segnalo che domenica Beppe Grillo sarà ancora in Piemonte, al mattino a Trino Vercellese per incontrare i lavoratori in lotta dello scandalo Omega-Phonemedia-Agile-Eutelia, poi alle 17 a Vercelli e alle 21 a Biella: qui tutti i dettagli. La provincia di Vercelli è l’unica dove non abbiamo ancora raccolto un numero sufficiente di firme, e abbiamo bisogno di grande affluenza per sperare di farcela anche lì. Sulla scheda ci saremo comunque nelle altre sette, ma sarebbe bello completare l’impresa ed esserci anche a Vercelli. Mobilitate; oppure venite anche solo a godervi un carnevale diverso.
È quasi impossibile fare un viaggio a Londra e non incontrare un buon numero di italiani; una volta erano quasi tutti turisti, ma adesso sono talmente tanti che si può toccare con mano l’ondata di emigrazione che c’è stata. In certi dipartimenti universitari di Londra ormai ci sono più italiani che indiani, ed è tutto dire.
Durante la nostra settimana ne abbiamo incontrati un paio; chi in Italia faceva il precario o il fotocopista in uno studio legale e a Londra è docente, chi in Italia non sarebbe mai entrato a un concorso di specializzazione in medicina causa mancanza di raccomandazione e a Londra è un affermato professionista conteso tra gli ospedali.
Il motivo è banale, ma interessante: qualche mese fa, si è fatto vivo Tremonti. Il fisco italiano, infatti, ha scritto a questa persona segnalando che non era concepibile che da dieci anni non pagasse tasse, dunque l’intimazione era di pagare quanto prima 200.000 euro a forfait; in pratica, “dammi dei soldi e non ne parliamo più”. La persona è rimasta sbalordita, e ha replicato che ci doveva essere un errore, dato che da dieci anni era assunta a tempo indeterminato dal servizio sanitario inglese, ricevendo lo stipendio e pagando le tasse in Inghilterra, e che poteva produrre cedolini, tabulati di orari, bollette dell’abitazione, persino i biglietti aerei da cui si poteva dedurre che ritornava in Italia solo a Natale e per le vacanze: come avrebbe fatto ad avere un reddito da lavoro in Italia?
Purtroppo, però, il fisco italiano non funziona così. Al fisco italiano non interessa essere equo, interessa farsi dare dei soldi da quella parte del popolo italiano che è disposta a pagarli, dato che farseli dare dagli altri è una gran rottura di scatole. E’ ben più facile vessare gli onesti e i miti che inseguire i disonesti e gli aggressivi, no? Dunque, il massimo che può rispondere il fisco italiano è: “non ci interessa, lei deve pagare, al massimo se proprio non ha 200.000 euro” – e chi li ha? – “può darcene 100.000, 50.000, vediamo di trattare”.
Se non ci credete, vi raccomando di spendere dieci minuti a leggere questo blog, partendo dall’ultimo post in fondo e andando a ritroso (lasciate magari perdere il fatto che sponsorizza una petizione dell’UDC e che chiede donazioni in cambio di ulteriori informazioni…). Scoprirete così che anche in Italia, anche a fronte della crisi, l’unica risorsa del fisco è prendere a caso un po’ di persone che già pagano e far loro pagare di più, ingiustamente. Con tanto di tabelle con cui i solerti impiegati decidono qual è il minimo pizzo che possono accettare per non rispondere con la violenza, ad esempio con il famoso “fermo amministrativo dell’auto” – una misura che potrebbe aver senso se tutti gli evasori fossero veramente riccastri menefreghisti, ma che fatta verso chi è veramente in difficoltà finanziarie (e in questo periodo sono tanti) ha l’unico risultato di impedire di continuare il lavoro e dunque di rendere ancora più difficile il saldo dei debiti col fisco; e fatta verso gli onesti è semplicemente un modo di estorcere denaro a forza.
La conseguenza più odiosa di questi comportamenti del fisco però è un’altra: si prendono cittadini onesti e li si tormenta fino a che non potranno che odiare lo Stato, odiare l’Italia e provare il desiderio di abbandonarla al suo destino… nelle mani di quelli che non solo davvero evadono, ma che hanno abbastanza coperture da schivare qualsiasi controllo. E allora, forse sarebbe interessante studiare davvero le correlazioni statistiche tra comportamenti del fisco ed emigrazione.
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Da ieri gira a ciclo continuo sui telegiornali Mediaset un servizio ironico-sfottente che racconta questa storia: l’avvocato di un ladruncolo che arriva in aula prima dell’udienza, butta un occhio sulle carte del giudice e vi trova la sentenza già scritta, prima ancora che il processo cominci. La storia viene ovviamente utilizzata dai media berlusconiani per saltare alle conclusioni: la magistratura è tutta pigra, inefficiente e soprattutto piena di pregiudizi a sfavore degli imputati, tanto da dare per scontato che saranno condannati.
In realtà lo scandalo è relativo: in buona parte dei processi per piccoli reati le cose sono già talmente chiare e provate dall’azione di polizia che effettivamente è difficile che il processo finisca diversamente dalla condanna. Ma la questione interessante è un’altra: c’è, tra gli spettatori di questi media, un’Italia che è effettivamente convinta che la magistratura sia tutta faziosa e forcaiola; un’Italia che, a priori, tifa “contro” la magistratura. E ovviamente c’è la parte opposta, quella degli oppositori di Berlusconi e del suo regime, che dà per scontato che tutte le critiche alla magistratura siano fatte dai criminali per delegittimarla; che tifa “a favore”. La verità sta ovviamente nel mezzo; ci saranno giudici equi e giudici faziosi, giudici coraggiosi e giudici imboscati. Ma questo non interessa più a nessuno: ognuno è assolutamente convinto che la verità stia dalla propria parte.
Il discorso, purtroppo, è più generale. C’è un’Italia per cui Berlusconi è vittima di una campagna di odio e anche di attentati fisici, e c’è un’Italia per cui l’attentato a Berlusconi non è mai avvenuto ed è una sua invenzione ben pianificata. C’è un’Italia in cui la TAV è una grande occasione di sviluppo i cui oppositori sono terroristi che mandano lettere con pallottole, e un’Italia in cui essa è un progetto mafioso concepito con la sola e chiara intenzione di mangiarci sopra.
La via di mezzo non esiste, anzi chi la considera è visto da entrambe le parti come un traditore; e l’informazione, che avrebbe il dovere di essere obiettiva e di calmare le acque, si schiera acriticamente da una parte o dall’altra, avvalorando le certezze di ciascuno, ed essendo considerata ormai soltanto come uno strumento di propaganda per una posizione decisa a priori.
Questa è la sostanza di una guerra civile fredda: una situazione in cui due consistenti gruppi sociali si odiano e si vogliono eliminare a vicenda. Il problema sta nel rischio che prima o poi, in qualche modo, la situazione si scaldi.
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