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Archivio per la categoria 'Itaaaalia'


lunedì 21 Aprile 2008, 15:01

Monetine (1)

È un periodo in cui si parla molto di gioco d’azzardo. I casinò e il totocalcio sono sempre esistiti, ma raramente come negli ultimi anni si è assistito ad un boom: da una parte i videopoker e i siti di scommesse sono ormai ovunque, compaiono sui giornali e sponsorizzano le squadre di calcio; dall’altra sempre più persone cercano nel gioco una fuga dalla realtà o la soluzione ai propri problemi. E così, ne parla anche la musica.

In particolare, il brano di cui voglio parlare oggi è il nuovo singolo di Caparezza, Eroe, ovvero La vera storia di Luigi delle Bicocche, non a caso pubblicato nel weekend delle elezioni. Non parla solo dei videopoker, ma della vita di oggi; non sappiamo quanto Caparezza sia sincero e quanto sfrutti l’ondata del grillismo (ammesso che Grillo sopravviva all’abbuffata di politica di questi mesi e al rigetto che seguirà), ma sentendo questo brano verrebbe voglia di fare ministro lui.

Perché le cose che racconta sono vere, fanno parte della vita comune di milioni di italiani; e in più sono espresse in un modo che colpisce, emotivo quindi artistico. In pochi secondi, tra testo, musica e immagine, Caparezza dimostra quanto sia tragicamente ridicolo tutto l’armamentario di puttanate propinatoci dai media, dai giornali, dal cinema, dalla politica, se confrontato per un attimo e senza bende sugli occhi con la realtà. Vedere Caparezza nei panni di una persona normale che sotto la musica da Morricone fa il 300 con gli imballaggi, o che si trascina sulle spalle una limousine, un pullman di papa-boys o la betoniera al contrario, è la fotografia di chi oggi in Italia nonostante tutto continua a vivere onestamente senza mollare, armato di spade di cartone come gli alpini in Russia e con tutta l’italica zavorra di benpensanti e nullafacenti addosso.

Il testo, come al solito, è una fonte inesauribile di tumblrate; forse la mia preferita è “io sono al verde, vado in bianco ed il mio conto è in rosso, quindi posso rimanere fedele alla mia bandiera”. Insomma, sarà un successo, anche se non contribuirà certo a rappacificare gli italiani con chi li governa.

[tags]musica, caparezza, eroe, gioco d’azzardo, italia[/tags]

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sabato 19 Aprile 2008, 08:48

Iva

Mi è capitato, nella settimana prima delle elezioni, di fare un lavoretto per la sezione locale di un partito; l’ex regista della compagnia teatrale parrocchiale in cui suonavo anni fa lavora lì, e aveva bisogno di qualcuno che gli montasse velocemente un piccolo servizio Web. L’importo della commessa, prezzo da amico, è stato di ben trecento euro lordi, più IVA.

Così, martedì mattina, mando la fattura; ricevo una risposta che mi dice che la fattura è sbagliata, perché ho applicato l’IVA al 20%. Chiedo lumi, e mi viene spiegato che “ai sensi del DPR 633/72, tabella A, parte seconda, n. 18 e successive modifiche, art. 18 L. 515/93”, su tutte le spese relative alla campagna elettorale i partiti (ma anche i singoli candidati) pagano l’IVA ridotta al 4%. Non so se ci siano dei limiti, ma ho il sospetto che pure i PC e i tavoli, se da usare durante eventi della campagna elettorale, possano essere acquistati risparmiando l’80% dell’IVA.

Pur mantenendo la mia indipendenza, non sputo nel piatto che mi ha pagato (una volta tolte le tasse) un paio di cene, e quindi alzo un sopracciglio ma non mi lamento; del resto, se le proprietà della Chiesa in Italia non pagano l’ICI, cosa c’è di male nel fatto che i partiti non paghino l’IVA? Solo, spero che questa non sia l’unica riduzione di tasse che il mondo politico riuscirà a partorire…
[tags]tasse, partiti, iva[/tags]

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venerdì 18 Aprile 2008, 14:53

Giustizia

È sempre interessante interrompere la sequenza di notizie serie, quando non frustranti, per leggere di qualche episodio strambo (per quanto, come in questo caso, con nefaste conseguenze per qualcuno dei protagonisti).

L’episodio di oggi è questo: a Lecco, una signora di 55 anni, pendolare, prende ogni mattina il treno per Milano. Un giorno, nel treno carico di pendolari, un giovane di circa trent’anni arriva, le fa spostare il cappotto, e si siede davanti a lei; non dice niente, non fa niente, i due non scambiano una parola; ma, secondo la signora, lui passa tutto il tempo a guardarle le tette. Anche il giorno dopo, il ragazzo si siede nello stesso gruppo di sedili della signora; e anche quel giorno, secondo la signora, pur non succedendo assolutamente niente, continua lo sguardo insistente. A questo punto, scesa dal treno, la signora corre dalla Polizia Ferroviaria, fa identificare il ragazzo, presenta denuncia, e dopo tre anni lui viene condannato da un giudice di Lecco a dieci giorni di reclusione per molestie.

La signora giornalista della Stampa Flavia Amabile non si scopre, e si limita a riportare l’episodio senza dire apertamente cosa ne pensi; i post del suo blog però tendono a presentarla come una femminista, a partire dall’articolo precedente dedicato alle donne che denunciano Di Pietro e Ferrara per discriminazione e all’introduzione nel sistema penale del concetto di “femminicidio”, ossia una aggravante quando una donna “viene uccisa in quanto donna” (non sono sicuro di aver capito). Penso quindi che sperasse in una risposta un po’ più calorosa per le sofferenze immateriali di questa povera signora.

I commenti del pubblico, invece, sono impietosi: oltre cento e non uno a favore della signora. Dall’indignazione allo scherno, la critica si divide equamente tra la presunta vittima e il giudice che ha trovato il tempo di darle ragione (e qualcuno se la prende anche con la giornalista). Anche io mi unisco alla pomodorata virtuale: se veramente non c’è stato di più, e se è stato sufficiente stare per due volte di fila nello stesso scompartimento per venire condannati per molestia, mi sembra che si sia completamente perso il senso della misura; la condanna si spiegherebbe soltanto con una visione pesantemente ideologica del giudice stesso.

Se lo sguardo dava fastidio, la signora poteva semplicemente chiedere di smettere, o al limite cambiare lei posto; ma soprattutto, non c’è nulla in questa faccenda che provi l’intenzione di offendere del ragazzo, o nemmeno la consapevolezza del fatto che il suo comportamento desse fastidio alla signora, visto che pare che lei non si sia degnata di dirglielo. Peraltro, come insegnano Freud e discepoli, nel cervello vige la legge del taglione: in mancanza di comunicazioni dirette da parte dell’altro, noi pensiamo istintivamente che lui voglia fare a noi ciò che noi vorremmo fare a lui. Saranno quindi un po’ malevoli i numerosi commenti che suggeriscono che la signora, in un approccio, più che altro ci sperasse; ma sono secondo me anche molto credibili.

Comunque, in attesa che a prendersi cura della dignità calpestata delle donne si adoperi il nuovo ministro della Famiglia Mara Carfagna – ammesso che lo diventi veramente e che non sia solo un pettegolezzo di centrosinistri frustrati -, il vero dramma di questa storia mi sembra il giudice, e la giustizia italiana in generale. Io non me ne intendo, e posso immaginare che il giudice che ha seguito questo caso non sia lo stesso che segue gli omicidi, i furti e lo spaccio di droga; ma in un sistema al collasso, dove i mafiosi escono per decorrenza dei termini o perché il giudice non si degna di scrivere la sentenza, dove la polizia si lamenta di rischiare la vita per arrestare spacciatori e rapinatori che il giorno dopo vengono rimessi in libertà, come può un giudice perdere tempo con una stupidaggine del genere?

La giustizia dovrebbe funzionare come una qualsiasi organizzazione, con priorità e con una catena di comando dove il dipendente che perde tempo, che non lavora, che si perde in indagini e processi inutili o che le spara grosse per visibilità personale, viene controllato ed eventualmente cazziato dai propri superiori, fino a perdere il lavoro. Invece, per esempio, il giudice che non scrive le sentenze e lascia in libertà i mafiosi è stato protetto ed assolto dal CSM, che comunque gli farà un procedimento, ma con la dovuta calma, come se il problema non fosse grave.

Certo che, a ripensarci, anche certe sparate di Berlusconi sembrano meno ingiustificate: non c’è dubbio che Silvio abbia depenalizzato i reati che gli interessavano (gli altri, peraltro, hanno fatto direttamente un indulto), ma non c’è nemmeno dubbio che la magistratura, pur contenendo al proprio interno un certo numero di eroi, sia in buona parte una struttura parastatale sclerotizzata e inefficiente, arroccata sulle proprie prerogative esattamente come tutte le altre.

[tags]giustizia, femminismo, lecco, molestie[/tags]

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martedì 15 Aprile 2008, 08:20

Il V-day della sinistra

Oggi, 15 aprile, è il V-day della sinistra: quello in cui tutti i blog intellettuali e benpensanti, così come le case della borghesia progressista, si riempiono di lamenti e imprecazioni che alla fine possono essere riassunti come “Vaffanculo, Italia!”; in risposta peraltro a una elezione in cui l’Italia ha chiaramente mandato affanculo l’idea stessa di sinistra così come tradizionalmente concepita nel nostro Paese.

Certo, l’idea di un Parlamento in cui il senatore più di sinistra sarà Emma Bonino fa effetto (per quanto, come dissi, la Bonino sia uno dei maggiori motivi per il mio voto al PD, spero anzi che possa conquistarsi più visibilità). Tuttavia, liquidare questo voto con analisi che, più o meno elegantemente, concludono che gli italiani sono tutti mafiosi o egoisti o stupidi o ignoranti o tutte queste cose insieme sarebbe una ulteriore prova di quella incapacità che ha portato la sinistra alla disfatta: l’incapacità di ripensarsi, di avere la mente sgombra da pregiudizi ideologici, di affrontare i problemi invece che giudicare le persone e pretendere di avere sempre ragione per principio.

E’ vero che l’Italia ha un problema morale, che il voto di scambio è diffuso, che moltissimi pensano col portafoglio (cosa peraltro più che legittima e sarebbe ora di capirlo), che manca il senso dello Stato e della collettività. Tuttavia, questo genere di italiano forma uno zoccolo duro che da sempre vota Silvio (ma anche UDC, ma anche centrosinistra in certi casi), ma non costituisce certo quella parte di elettorato che ha smesso di votare il centrosinistra per andare al mare, o che a valanga si è spostata da Bertinotti a Veltroni e separatamente da Veltroni a Casini e Berlusconi. Non si può concludere che gli italiani sono imbecilli oggi che votano Berlusconi, ma erano civili e moderni due anni fa quando votavano Prodi; anche questa sarebbe una prova di arroganza e di supponenza.

La verità è diversa: Berlusconi ha stravinto semplicemente perché il governo Prodi è stato ridicolo e quindi, come in ogni paese normale, ora tocca agli altri. Non è certo finita la democrazia solo perché si è perso, anzi, è meglio così che nei cinquant’anni di DC obbligatoria.

Se mai, bisogna chiedersi perché si è perso; e la risposta sta nella mentalità vecchia, incapace e obsoleta di gran parte del centrosinistra italiano. Veltroni, perlomeno, ha capito il problema e ha iniziato un bel progetto di rinnovamento, che secondo me, se continua, permetterà al centrosinistra di tornare a governare. Bertinotti, Diliberto, Pecoraro Scanio e compagnia sono irrimediabilmente vecchi e quindi, per esplicita volontà degli italiani, da oggi sono dei pensionati. Se la sinistra non è in Parlamento non è certo colpa di Veltroni o della “mancanza della falce e martello nel simbolo” (la lucida analisi di Diliberto), ma è perché, a parte uno sparuto manipolo di residui militanti che sono ancora con la testa agli anni ’70, nessuno ne sente il bisogno; anzi, visto come si è comportata, è davvero meglio così.

Come ho già spiegato a Suzukimaruti, ecco un esempio di mentalità obsoleta su una questione che è sempre in cima a tutti i sondaggi su “qual è il problema che vorresti veder risolto per primoâ€: Torino – come tante altre città italiane – è ormai una città piena di zingari, mendicanti, bambini scippatori, lavavetri, parcheggiatori abusivi, venditori di rose (quattro in un’ora di ristorante)… una cosa mai vista in alcuna città europea. Lo fai notare con un po’ di preoccupazione e la risposta della sinistra è: va bene così, anzi sei uno sporco razzista! Di fronte a tal prosciutto sugli occhi, tu che vuoi fare? Ci credo che poi Bertinotti sparisce (a Torino città la Sinistra Arcobaleno è al 4%, due anni fa i partiti che la compongono erano al 14,4%) e la Lega raddoppia i consensi…

E’ facile dire che gli italiani sono egoisti e individualisti quando non ti votano e lungimiranti quando lo fanno. E’ meno facile farsi un esame di coscienza e capire che, dopo due anni in cui non si è riusciti a guidare perché si è passato tutto il tempo a sgomitare e darsi manate per sottrarre il volante ai propri “alleati”, gli italiani hanno scelto uno che dava l’aria di essere abbastanza sicuro perlomeno da riuscire a mettere la prima e uscire dal parcheggio.

Eppure, gli ideali tradizionali della sinistra sono ancora attuali, anzi lo sono più che mai: la sinistra ha ancora molto da dire, e da dare, all’Italia e al mondo. Deve però abbandonare gli arnesi del passato, e abbracciare i nuovi modelli sociali, la globalizzazione, il libero mercato, la flessibilità, lo Stato snello, la libertà individuale, le nuove tecnologie, cercando di renderle più eque ma senza rinnegarle; differenziando la sinistra dalla destra non su una visione ideologica legata a una realtà che non esiste più, ma su un obiettivo di altruismo, equità basata sul merito, libertà personali, giustizia ed efficienza, opposto al puro interesse personale, al razzismo retrogrado, al neoclericalismo e agli stallieri mafiosi. Di un progetto così c’è molto bisogno, e se verrà fatto riscuoterà ampio consenso. Basta solo capirlo.

[tags]elezioni, sinistra, italia, politica[/tags]

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lunedì 14 Aprile 2008, 22:35

Una prece

Ho passato l’ultimo paio d’ore a discutere su un forum che, come la maggior parte degli ambienti che frequento, è popolato da centrosinistri, sinistri e supersinistri, di quelli che hanno fatto campagna per il PCDL. E quindi mi sono dovuto sorbire le solite uscite a base di “l’Italia è fatta di imbecilli”, “hanno vinto gli evasori fiscali” e “adesso emigriamo”, che magari saranno anche comprensibili nella delusione dell’immediato, ma che dimostrano il vero problema, ossia la tendenza del centrosinistra a percepire il proprio compito come quello di educare il popolo invece che servirlo. Anche i blog sono muti: Mantellini deve essere svenuto subito dopo la prima proiezione…

Volevo però cogliere subito l’occasione per offrire una prece: la prece per la scomparsa dei comunisti e dei verdi dal Parlamento italiano. Obiettivamente si chiude un’epoca: venticinque anni di verdi e quasi novanta di comunisti non ci sono più. Era però davvero ora, vista la barzelletta della Sinistra Arcobaleno: un’ammucchiata di vecchioni, di snob e di micro-cricche di potere alla Pecoraro Scanio, che in dieci anni non hanno fatto altro che far cadere governi e manifestare contro se stessi. Il disastro è epocale: tutti insieme hanno infatti preso metà dei voti che aveva la sola Rifondazione all’ultimo giro, e non molto di più di quelli che ha preso la Santanché con un movimento messo su in tre mesi.

Può darsi che in futuro, con una legge diversa, ritorni in Parlamento un partito comunista; certo che, nel 2008, può forse avere senso recuperare i valori e gli ideali, ma non i simboli e le ricette sociali. Leggevo sul forum un rifondarolo che si lamentava della stupidità dei “milioni di operai e di lavoratori” che hanno votato Lega invece che Sinistra Arcobaleno; peccato che i milioni di operai in Italia non ci siano più, e che i lavoratori siano alle prese con problemi, dalla sicurezza spicciola alle aziende che chiudono, che la sinistra si è dimostrata non solo incapace, ma anche riluttante ad affrontare. La sinistra italiana non ha capito queste cose con le buone; o le capisce ora con le cattive, o sparisce per sempre. E non riesco a pensare che sia un male, pur con il rischio inquietante che parte di chi si sente escluso dalle istituzioni possa vedere nelle proteste di piazza, quando non nella violenza, l’unico modo rimasto per difendere le proprie idee.

Diverso è il discorso dei verdi, perché un partito ecologista in senso lato, a favore della globalizzazione, della rete e dello sviluppo, ma di uno sviluppo equo e sostenibile, avrebbe ancora molto senso. Forse è il caso di dire: morti i verdi, viva i verdi! Sperando che possa nascere un movimento diverso, libero dalla pessima classe dirigente che in questi ultimi anni ha dissipato un patrimonio di voti e di idee.

[tags]elezioni, sinistra, verdi[/tags]

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lunedì 14 Aprile 2008, 13:40

Abbordato dal qualunquismo

Sono andato poco fa a votare, riuscendo a bagnarmi parecchio nonostante il portone di casa mia e quello della scuola sede di seggio distino duecento metri.

Uscendo dal seggio, sono stato abbordato da una ragazza bruna e secca che aveva appena votato al mio stesso seggio, tra i venticinque e i trent’anni e con marcato accento siciliano. Ha attaccato un discorso che sembrava più che altro uno sfogo, e che più o meno era fatto così: “Certo che oggi piove proprio… che poi tanto votare non serve a niente, non cambia niente… io a votare non volevo proprio venirci, solo che siamo obbligati… comunque tanto fanno tutti schifo… pensi che mi avevano promesso un bonus di duecento euro e lo sto ancora aspettando, quindi fanno tutti schifo… che poi almeno quello là, Berlusconi, mangiava ma qualcosa faceva… questo qui ultimo ha soltanto mangiato.”

Io ho borbottato qualcosa e cambiato direzione, perché non sapevo proprio cosa rispondere: come puoi ribattere a un ragionamento del genere? Però la ringrazio, perché almeno ho capito che il risultato delle elezioni italiane dipende soltanto dal livello di regalie promesso e mantenuto dai vari politici; se poi questi sono i criteri di voto in un seggio della periferia medio-borghese di Torino, figuriamoci come ragionano gli elettori delle periferie degradate o delle campagne.

Allo stesso tempo, continuo a chiedermi cos’è che codesta elettrice di Silvio volesse dire esattamente con “io a votare non volevo proprio venirci, solo che siamo obbligati”.

[tags]elezioni, politica, italiani[/tags]

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domenica 13 Aprile 2008, 09:18

Blog e censure

Ha fatto scalpore, negli ultimi giorni, il caso del blog del giornalista e critico gastronomico dell’Espresso Enzo Vizzari, che l’Espresso stesso ha chiuso dopo che il giornalista l’aveva usato per dichiarare di “vergognarsi profondamente” della copertina dell’ultimo numero della testata. La copertina in questione è intitolata Velenitaly e presenta l’inchiesta, contenuta all’interno, che svela l’abbondanza di vino adulterato in Italia; il fatto di essere stata pubblicata proprio in contemporanea al Vinitaly, la fiera che determina il business estero dei vinificatori italiani, e perdipiù prendendolo esplicitamente in giro, non è certo stato ben accolto dagli addetti ai lavori enologici, che immagino si siano lamentati col Vizzari stesso.

Anche qui, in rete si è subito scatenata un’ondata di conformismo da caso Luciani: tutti, da Mantellini in giù, a condannare l’Espresso con parole di fuoco: giù le mani dai blog. Eppure, qualche espressione di dissenso c’è, anche se guarda caso sui blog dell’Espresso stesso: è quella di Gilioli, colui che diventò famoso per la questione della mancata intervista a Grillo. Io dissento dalla retorica di Mantellini & friends, ma anche sulla replica di Gilioli concordo solo in parte: sostenere che un blog ufficiale è diverso da un blog personale e che su un giornale nessuno si deve permettere di insultare i colleghi è condivisibile, ma il dissenso è la base di una discussione proficua: ricordo sui giornali inglesi e americani la presenza tra gli editoriali di rubriche costruite appositamente mettendo a confronto ogni volta due opinioni contrapposte sullo stesso argomento.

Nessuno però ha notato una cosa secondo me importante: è vero che il blog di Vizzari è stato censurato dall’Espresso per avere criticato la pubblicazione della copertina, ma è altrettanto vero che ciò che Vizzari aveva richiesto era altrettanto censorio. Vizzari, dicendo che la copertina dell’Espresso è vergognosa, suggerisce implicitamente che quella inchiesta non doveva andare in copertina, o comunque non doveva richiamare il Vinitaly, e insomma non doveva essere presentata con tale evidenza, anzi magari sarebbe stato meglio aspettare e pubblicarla in un altro momento. Perché? Ovviamente perché non doveva disturbare il business dei suoi amici produttori di vino.

Io trovo invece che sia una grande fortuna che esista ancora in Italia qualche rivista che fa inchieste giornalistiche, e che ci rivela come anche in quei business che vanno di moda, che vengono presentati come ecologici e solidali, e su cui c’è gente che lucra moltissimo – una volta si comprava il Barbera a pintoni per due lire, adesso costa quasi di meno il whisky – ci sia abbondanza di fregature, quando non di attentati alla nostra salute. La risposta di Vizzari, permettetemi, è un po’ da casta: vergognatevi per aver messo in evidenza che anche tra noi ci sono dei farabutti.

Che poi questo giustifichi la chiusura di un blog, non è detto; anche se vale comunque il principio che l’editore decide cosa pubblicare, il che è un pilastro della libertà di espressione esattamente quanto il principio che il giornalista decide cosa scrivere. Ma se l’Espresso avesse deciso di privarsi dei contributi di Vizzari non per “lesa maestà” della testata, ma perché non gli piace chi dichiara l’obiettivo di far passare la trave nei propri occhi per una pagliuzza, non ci sarebbe proprio niente di male.

[tags]espresso, vizzari, censura, blog, vinitaly[/tags]

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venerdì 11 Aprile 2008, 16:49

Dichiarazione di voto

Proprio mentre un ultracomunista – con tanto di falce e martello rotanti nella firma – vince le elezioni per i moderatori di Forzatoro, io alla fine ho preso la mia decisione: domenica, anzi lunedì (domenica sarò a Genova per la partita dell’amicizia) andrò alle urne e voterò il PD.

Non è stata una decisione semplice, e del resto avrete osservato come nelle ultime settimane io abbia sparato a zero sulle uscite di Walter. Però… però alla fine ci sono varie ragioni che mi spingono lo stesso a votarlo.

La prima è istituzionale: conservo una istintiva repulsione per l’idea di fregarsene e non andare a votare. E questo vale anche quando non andare a votare è una precisa scelta, perché sarà pure una scelta, ma di fatto non conta niente e non influenza affatto il risultato; del resto l’Italia è comunque uno dei Paesi dove l’affluenza alle urne è più alta, e il resto del mondo dimostra che i partiti vanno benissimo avanti per la loro strada anche dove l’astensionismo è al 70%.

La seconda è ideale: pur con tutti i suoi limiti, pur esagerandone molto le lodi rispetto alla sua effettiva portata, Walter ha messo in piedi un po’ di rinnovamento; si è liberato degli alleati peggiori, ha messo in lista qualche faccia nuova, e in Piemonte mi ha pure messo capolista Emma Bonino, che è una persona onesta, capace e dalla mentalità libera e internazionale – una delle poche della politica italiana – che quindi voto volentierissimo. Al contrario, se il risultato del PD fosse troppo misero, c’è il rischio che anche questi piccoli segnali di cambiamento vengano subito fagocitati, per non parlare della possibilità che il PD si spacchi e che la parte cattolica vada a rifare la DC con Casini.

La terza è antagonista: il centrodestra – che pure in un mondo ideale io voterei volentieri, se fosse uno schieramento normalmente liberista che abbassa le tasse e riduce la presenza dello Stato – nelle ultime settimane ha inanellato uscite che fanno veramente paura, dai fucili di Bossi all’inno ai mafiosi di Berlusconi. Qui non si tratta di alternanza di governo, si tratta di scegliere tra uno schieramento pieno di volenterosi incapaci e uno schieramento pieno di pregiudicati per reati penali, e il rischio di farmi governare dai pregiudicati mi spaventa nel profondo.

La quarta, infine, è tattica: io spero che alla fine il vantaggio al Senato del PDL, in termini di seggi, risulterà piuttosto ridotto, in modo da rendere impossibile proseguire con questo sistema e con questa legge elettorale, e quindi da portare ad accordi di ampio respiro per modificarla e per tornare alle elezioni tra non molto, con un sistema migliore e magari anche con maggiori possibilità di scelta per noi elettori.

So perfettamente che il singolo voto conta poco, che il sistema è bloccato, che al massimo la mia scelta può portare in Parlamento l’ennesimo candidato della lista (anche se, per fortuna, il Piemonte è una delle poche regioni dove il Porcellum non fa danno e quindi non si pongono dubbi di “voto utile”). Alla fine, però, credo che l’atteggiamento disfattista serva a poco. E quindi, andrò a depositare la mia briciolina nell’urna di Walter, sperando che se gliene mettiamo davanti a sufficienza egli prosegua sulla strada del cambiamento.

[tags]politica, elezioni, pd, pdl, voto utile[/tags]

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venerdì 4 Aprile 2008, 10:41

Tranne il successo

Non sono del tutto sicuro del motivo per cui io e gli italiani – meglio, io e gli italiani della blogosfera – finiamo sempre per dissentire, talvolta per litigare. A me è capitato di nuovo tra ieri e oggi, a proposito del famoso video del dirigente Telecom Luca Luciani, che a una convention aziendale, in mezzo a un discorso motivazionale molto bauscia e pieno di parolacce, confonde Austerlitz con Waterloo. E’ passato ieri da Mantellini e pure da .mau.; i commenti, ovviamente, sono tutti a metà tra lo scherno (modello “ha-ha” di Nelson Muntz) e l’indignazione su “come può uno del genere fare il dirigente Telecom”.

Allora, il tizio è evidentemente lampadato, manageriale, suvvista, antipatico a pelle; la topica storica è clamorosa. Basta questo per concludere che è anche un raccomandato, che ruba lo stipendio, che è un cretino? No, non basta; non solo gli errori capitano a tutti, ma continua a sfuggirmi perché, per essere un buon manager, sia necessario sapere a memoria tutte le battaglie di Napoleone senza errori. Del resto, gli americani sono ignoranti come capre, ma sono la prima potenza economica mondiale; anche io preferisco essere un po’ più colto e un po’ più povero, ma tutto lo snobismo italiano nello studiare il latino invece dell’organizzazione aziendale è una delle concause per cui le nostre imprese, sul mercato globale, fanno mediamente schifo.

Il discorso in sé, depurato dalla topica, è del tutto condivisibile; sono sicuro che lo scazzo dei dipendenti Telecom sia già elevato, ma una azienda in crisi ha bisogno di tirar fuori il massimo dal primo all’ultimo uomo, un po’ come fece la Fiat al voltar del millennio. Spiace vedere che invece il gioco preferito è il tiro al bersaglio: arriva uno che, con uno stile magari antipatico, ti chiede di darti da fare per salvare la casa comune, e la reazione è filmarlo e mettere il video su Youtube per prenderlo per i fondelli. Se il middle management Telecom è questo, l’azienda farà la fine dell’Alitalia; ad ogni modo spero bene che becchino chi ha fatto il filmato e lo appendano al muro.

Purtroppo però la reazione di cui sopra non è soltanto interna all’azienda, perché è tipica della mentalità invidiosa e perdente degli italiani. A riprova di questo, si è prontamente verificata una piena blogosferica di aspiranti dirigenti Telecom che sicuramente – secondo l’inoppugnabile valutazione di loro stessi – saprebbero fare il lavoro di questo tizio meglio di questo tizio, e anzi colgono l’occasione per dargli dell’incapace e del raccomandato senza averlo mai visto né sentito se non in un video di trenta secondi. Insomma, il rosichìo dilaga: davanti a uno che ha fatto più carriera di lui, la reazione dell’italiano non è quella di capire cosa si può imparare di buono per migliorare se stessi, ma di invidiarlo a manetta, e di cercare qualsiasi appiglio pur di sputargli addosso.

Aspetto quindi il prossimo video del discorso dell’allenatore della Nazionale, con tutti i relativi commenti di chi vorrebbe più grinta, chi più calma, chi più parolacce, chi meno parolacce e comunque tutti concordi che è un raccomandato, che ruba lo stipendio e che sarebbero sicuramente più bravi loro; e alla prima sbavatura di grammatica giù cinquanta repliche al rallentatore su Striscia la Notizia, con le risate finte in sottofondo. Perché è vero quel che diceva Enzo Ferrari: che gli italiani ti perdonano tutto, tranne il successo.

[tags]italia, manager, telecom, invidia, blog, blogosfera[/tags]

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giovedì 3 Aprile 2008, 17:46

Senza speranza

Senza speranza sono i nostri sindacati, che hanno deciso di far saltare il tavolo dell’Alitaglia, rilasciando dichiarazioni del genere “Ma tanto ci sono ancora soldi per qualche mese”, insomma meglio tutti a casa tra tre mesi che duemila licenziamenti adesso.

Mentre la Lega dissente da se stessa – Maroni dichiara “per fortuna che è saltato tutto così salviamo Malpensa” mentre Calderoli dichiara “il giudizio storico su Prodi per il fallimento della trattativa sarà pesantissimo” – e mentre la triste vicenda della “cordata italiana” assume i contorni della farsa con l’invito di Galan, presidente forzaitaliota del Veneto, affinché ogni imprenditore italiano versi duemila euro e se ne compri un pezzo, i sindacati non trovano di meglio che far scappare l’unico pretendente credibile, sparando pretese impossibili.

Come la pensi il mondo sull’argomento è chiaro, visto che l’annuncio della rottura delle trattative ha fatto guadagnare in pochi minuti quasi il cinque per cento alle azioni Air France. Che quindi facciamo gli schizzinosi noi italiani ha dell’incredibile, tanto è vero che persino i supersindacalizzati dipendenti dell’Alitalia oggi pomeriggio hanno manifestato contro i propri rappresentanti.

A meno che… ecco, intanto la rottura delle trattative è da sempre un trucco negoziale molto usato, per cui può ben darsi che domani mattina, travolti dall’ondata di sdegno, tutti facciano marcia indietro e ci si rimetta a negoziare. Ma anche l’ipotesi di vendere l’Alitalia dopo le elezioni e in stato di fallimento ha il suo fascino. Peccato che il fascino non sia per i dipendenti, ma per i compratori: perché l’amministrazione controllata, o addirittura il fallimento, permetterebbero di liberarsi molto più facilmente di tutti questi lavoratori stanchi e in esubero, e di acquistare soltanto ciò che vale veramente, ossia gli slot.

Sotto questa luce, anche il casino apparentemente insensato che ha fatto Berlusconi acquista un suo senso: se a forza di caciara si impedisce la vendita in questo momento, tra due mesi Silvio potrebbe trovarsi in mano una Alitalia fallita ma paradossalmente più appetibile e di buon valore: da dirigere prontamente, come già ci ha promesso, nelle mani dei suoi figli.

Nel contempo, comunque, non resta che augurarsi la definitiva sparizione dei sindacati italiani: il paese, partendo dai lavoratori, ne avrebbe senz’altro da guadagnare.

[tags]alitalia, sindacati[/tags]

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