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Archivio per la categoria 'StillLife'


domenica 3 Febbraio 2008, 20:41

Pomeriggi hi-tech

Oggi pomeriggio, probabilmente sull’entusiasmo per la vittoria del Toro, mi sono messo a lavorare sulla rete di casa; e ho perso circa tre ore, senza successo, per far funzionare:
1) la Airport Express – l’access point Apple – in modalità WDS, ossia come estensione del modem-router wireless che mi collega a Internet, in modo da poter condividere la rete con altri computer via cavo dalla porta Ethernet della Airport;
2) la tanto sbandierata condivisione in rete della stampante tramite la porta USB della stessa Airport Express.

Per la prima cosa, il risultato dell’applicazione o del buon senso o delle istruzioni reperite in rete è quello di far sparire dalla rete wireless uno o entrambi gli access point, e solitamente di far finire la Airport Express in uno stato in cui da una parte non riesce a connettersi alla rete, e dall’altra non è visibile per la configurazione remota, per cui l’unica soluzione è il reset hardware per poi ricominciare da capo.

Per questa seconda cosa, le istruzioni fornite da Apple sono:
“1) Collegare la stampante alla Airport con un cavo USB;
2) Accendere la Airport;
3) Accendere la stampante;
4) Funziona! Non è meraviglioso il mondo Apple?”

Ovviamente non solo non funziona, ma non dà alcun segno di vita. Non ho ancora smanettato più di tanto, ma mi sento già preso per il culo dagli uffici marketing di almeno tre diverse multinazionali.

[tags]tecnologia, marketing, apple, airport, wi-fi[/tags]

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mercoledì 30 Gennaio 2008, 13:46

I computer mi odiano

Cioè no, però ogni tanto il dubbio ti viene, quando succedono cose come quelle di stamattina:

1) Collegando con un normale cavo VGA il mio server Linux, che parte in una tranquillissima modalità testo 640×480, al nuovo schermo LCD Sony, dopo aver visto apparire il BIOS lo schermo diventa nero, e si ottiene una risposta di “Segnale fuori gamma” (ovviamente attaccandolo al vecchio televisore al plasma si vede benissimo).

2) Le mie connessioni FTP dal portatile restano misteriosamente piantate per interi minuti, tipicamente nella fase di apertura connessione o in quella di richiesta dell’elenco dei file nella directory. Eppure l’FTP a riga di comando funziona perfettamente; ma capite che se avete un cliente con un rollout previsto per stasera e una pioggia di bug funzionali legati alla sicura abitudine dell’utente medio di un sistema informativo pronto da sei mesi di rimandare le prove agli ultimi due giorni (e poi diventare aggressivo perché i problemi non vengono corretti in due minuti), dover aspettare tre minuti per poter aprire qualsiasi file sul server rende idrofobi.

E infine,

3) Il mio nuovo modem-router ADSL2 Siemens (di cui ho fatto male a non parlare ancora male come meriterebbe) ha, in una posizione annurca nella configurazione, una opzione “NAT” che dispone dei due valori “attivato” e “disattivato”; nel caso lo si attivi, compare una schermata che ti chiede di inserire l’indirizzo IP privato della macchina da abilitare a fare NAT. Di conseguenza, la conclusione logica – suffragata anche dalle prove di stamattina – è che non è possibile collegarsi a Internet da casa mia con più di un computer per volta, e anzi se si vuole cambiare computer bisogna riconfigurare e riavviare il router. Ma naturalmente, una “funzionalità” del genere sarebbe talmente cretina che ancora non ci posso credere: probabilmente è solo poco intuitiva la configurazione.

Resta la sensazione, che covo da tempo, che il nostro attuale livello tecnologico – specie nella telematica – ci sia sfuggito di mano, e che il fatto che più prodotti e servizi provenienti da fonti diverse, al di là dei bachi introdotti per errore dai tecnici e delle barriere introdotte appositamente dai marchettari, riescano a funzionare insieme, sia sostanzialmente un miracolo casuale: per cui spesso tocchi riarrangiare i vari pezzetti a turno finché funzionano, senza ben sapere perché.

[tags]tecnologia, adsl, router, siemens[/tags]

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martedì 29 Gennaio 2008, 14:00

Ubriachezza modesta

Se per caso ieri sera verso le undici avete visto qualcuno aggirarsi con andatura incerta per le vie del centro di Pisa urlando a squarciagola “MOGGI, MAGARI MUORI OGGI”, non ero io.

P.S. Comunque, io sarò anche stato un po’ ubriaco, ma il piano dei sensi unici delle vie della città di Pisa sembra disegnato da M. C. Escher.

E anche stamattina, pur essendo perfettamente sobrio, mi sono trovato perso in un gigantesco ingorgo sui lungarno, dovuto alla “sperimentazione” di una nuova maxi-rotonda di raggio un chilometro costruita rendendo a senso unico gli ultimi due ponti sull’Arno. La situazione era tale da far sembrare Pisa una piccola Los Angeles, e infatti, su uno dei cartelli gialli posti ad indicare l’incomprensibile nuova sistemazione, qualcuno si era rivolto al sindaco di Pisa Fontanelli lasciandogli scritto a pennarello: “Fontanelli sei un po’ grande per giocare con le macchinine!”

[tags]moggi, ubriachezza, pisa, traffico, humour toscano[/tags]

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sabato 26 Gennaio 2008, 12:23

E’ successo

Volevo parlare dei cannoli di Cuffaro, o della crisi del governo, o di tutte le altre cose che vanno storte in Italia, ma poi mi son detto: perché? Sin dalla notte dei tempi, l’uomo ha sviluppato la rimozione come mezzo di autoprotezione dalle disgrazie. Forse che non posso servirmene un po’ anch’io?

E così vi racconto invece che ieri sono andato alle Gru per acquisti di vario genere, spaziando da piatti e bicchieri a 14 metri di filo per casse. Mentre giravo, si sono verificate tutte insieme le seguenti condizioni:

1) Ero davanti a Fnac.
2) Avevo nel mio portafoglio un buono sconto da 10 euro per un bluray (valido solo sui titoli Sony Pictures).
3) Il buono sconto scadeva tra cinque giorni.

Così ho deciso di provare a metterlo a frutto; sono entrato e ho ammirato la smodata quantità di porcate che costituiscono l’attuale catalogo dei film in bluray (ma non disperate: i film in bluray occupano comunque quasi tre scaffali, mentre gli HD-DVD si sono già ridotti a venti centimetri scarsi di larghezza). Naturalmente, dovendo comunque pagare venti euro per un pezzo di plastica con un file che avrei in ogni caso potuto scaricare gratis da Internet, volevo che fosse un film che meritasse la qualità dell’alta definizione: qualcosa di spettacolare, che lasciasse senza fiato sul mio schermo full HD da 50 pollici (in realtà non ne possiedo uno, ma già so che entro un paio d’anni, quando scenderanno ancora un po’ di prezzo, lo comprerò).

E invece, la scelta possibile variava da Talladega Nights – sottotitolo Ricky Bobby: La storia di un uomo che sapeva contare fino a uno – a Resident Evil passando per Stealth – Arma suprema. Stordito da tale infilata di capolavori, avevo individuato l’unico titolo decente in Black Hawk Down, thriller guerresco di Ridley Scott, molto bello e pure spettacolare, anche se con qualche caduta di stile (tipo quando i buoni americani individuano ed ascoltano le voci di due arabi che chiacchierano in una piazzetta, da un satellite).

E però, alla fine, mi è caduto l’occhio su un altro titolo e ho subito saputo che era lui. Non vedo l’ora di ammirare in super-alta definizione tutto il suo splendore di cartonati e basso budget, digitalizzati da un master certamente devastato dal tempo. Romanes eunt domus.

Brian_Nazareth_Blyray.jpg

[tags]bluray, hd-dvd, brian di nazareth[/tags]

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giovedì 24 Gennaio 2008, 12:08

Trasloco

Ebbene sì, oggi è il giorno del trasloco; anzi vi scrivo questo post già dalla mia nuova casa.

Ci sono tanti aneddoti, tante considerazioni, tante sensazioni legate al cambiar casa dopo quasi dieci anni, e si accavallano tutte nella mia mente; può darsi che le esponga poco a poco nei prossimi giorni.

Per il momento, l’unica cosa che mi viene da fare è ringraziare la Samsung per aver realizzato uno scatolone della stampante così solido: praticamente tutto il contenuto di casa mia, dai fumetti ai vestiti, sta venendo spostato all’interno di quello scatolone e al più di un paio d’altri, con innumerevoli giri (ma tanto le case non sono molto lontane e la mia auto comunque non è un furgone).

Allo stesso tempo, dichiaro la mia sensazione di sconforto per l’aver ordinatamente conservato per dieci anni tutti gli imballaggi di tutti i prodotti elettrici ed elettronici che ho acquistato – compresi la tostiera e lo switch cinese da cinque euro – per poi realizzare che, quando li devi spostare tutti insieme in una volta sola, non hai nessuna voglia di reimballarli. L’unica cosa che ho imballato è stata la PS3, anche se al televisore al plasma ho attaccato davanti con lo scotch un riciclo di plastica antigraffio.

E infine ringrazio, questa volta ironicamente, tutto il mio nuovo quartiere per le tredici reti wireless che si pescano da casa mia e che rendono la connessione lenta e problematica ogni volta che rianimo l’iBook. Non temete, andrò presto di cantenna o direttamente di forno a microonde.
[tags]trasloco, samsung, imballaggio, vicini, wi-fi[/tags]

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lunedì 21 Gennaio 2008, 13:55

Il fascino del fascio

Poco fa, mentre tornavo a casa, ho ascoltato per caso il giornale radio su Radio Uno. Mi sono così beccato un pippone micidiale sotto forma di servizio, che decantava l’operazione di recupero svolta dalla Rai su di un brano televisivo scritto cinquant’anni fa da tal Tommaso Landolfi.

A fine servizio, parte a tal proposito una intervista a Giorgio Albertazzi, che alla domanda di cosa pensi di Landolfi risponde innanzi tutto che secondo lui è il più grande scrittore italiano del Novecento. Mentre io immagino Pavese, Montale, e una dozzina abbondante di altri letterati del secolo scorso che si rivoltano nelle proprie tombe, mi chiedo anche – conoscendo sia l’Italia, sia le simpatie politiche di Albertazzi – se questo Landolfi sia per caso parente di Mario Landolfi, ex ministro delle Comunicazioni per Alleanza Nazionale nell’ultimo governo Berlusconi.

Nel frattempo, però, Albertazzi si supera, completando a tono il ridicolo dell’affermazione iniziale: difatti, la frase, infilati un paio di altri superlativi di circostanza, si conclude con “…e poi Landolfi era un grande tombeur de femmes, e questo è qualcosa che ci unisce: difatti nel mio caso non sono io ad aver successo con le donne, sono le donne ad aver successo con me!”.

Per quanto ammiri la capacità e la voglia di Albertazzi, a 84 anni suonati, di rigirare una intervista su un argomento qualsiasi per baccagliare in diretta qualche centinaio di migliaia di donne italiane, non posso non commentare: “Bum!”

[tags]landolfi, albertazzi, baccagliamento, rai, il fascino del fascio[/tags]

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venerdì 18 Gennaio 2008, 20:35

Cucina di svuotamento

Piatti che possono esistere soltanto quando si è in vista di un trasloco e si devono eliminare i fondi della dispensa:

Pizzoccheri della Valtellina tonno e cipolle

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martedì 15 Gennaio 2008, 17:58

Una franca opinione sul corriere Bartolini

Proseguo nella mia sequenza di avvisi ai naviganti per lanciare un appello: diffidate, se potete, del corriere Bartolini. Certo, può darsi che io sia stato particolarmente sfortunato, ma a giudicare dalle esperienze di amici e da storie ritrovate in rete pare che questo corriere sia sinonimo di inefficienza; che per qualcuno che si occupa di logistica è un peccato mortale.

Nel mio caso, il martedì mattina mi è arrivata la mail dal negozio online dove ho acquistato il frigorifero, con il link per l’interfaccia di tracking; io però ero in giro, per cui ci clicco sopra nel pomeriggio. Entro così in un sito scarno, dalla navigazione confusa e pieno di sigle incomprensibili, e perdipiù tutto in un inglese scolastico; sulla sinistra, guardando bene, c’è un minuscolo drop-down che ti permette di cambiare l’interfaccia in italiano, in “français” o in “deutsche” (misteriosamente femminile).

Dall’interfaccia risulta non solo che il mio frigo è partito già lunedì pomeriggio da Milano, ma che quella mattina alle 8 è stato messo in consegna, e alle 12 è stato rimesso in “delivery prevented”. Terrorizzato all’idea che questi siano già arrivati sotto casa mia con il frigo prima ancora che io aprissi la mail di inizio spedizione, chiamo subito la filiale di Torino Pescarito: difatti sul sito è ben specificato che ogni filiale vive di vita propria e non si coordina assolutamente con le altre. Peccato che siano già le sei, e quindi i telefoni siano staccati: il corriere è raggiungibile solo in orari postali (con tanto di pausa pranzo dalle 12,30 alle 14).

Riprovo subito la mattina dopo alle nove; dopo un paio di chiamate a occupato, finalmente parte il disco e dopo un po’ arriva l’operatrice. Le dico nome e mittente, lei trova la spedizione e mi spiega che in realtà ieri il frigo non è mai uscito dal deposito, e che è invece in consegna quel giorno stesso. Le chiedo se è possibile concordare un orario: mi dà come alternative “dalle 10 alle 13” o “dalle 14 alle 18”. Siccome, sapete com’è, lavoro e alle 14,30 ho appuntamento da un cliente, scelgo la prima alternativa e mi precipito presso la casa nuova – vuota – ad aspettare.

Ammazzo l’attesa pulendo e montando il biustel (un nome così, insomma è quel suono che indica sia un tipo di pizza da Roma in giù, sia un modello di tavolo Ikea). Peccato che l’attesa si prolunghi, e insomma, girandomi i pollici in una casa vuota, si fanno le 13; datagli una mezz’ora accademica, chiamo il numero di Bartolini e ovviamente risponde il disco: sono tutti a mangiare (pizza ai biustel, immagino).

Dovendo ancora tornare a casa, mangiare, cambiarmi ed essere dal cliente in meno di un’ora, mollo tutto di corsa riempiendo Bartolini di bestemmioni. Arrivato a casa trovo pure lo schiaffo della concorrenza: nei sette minuti in cui sono in casa suona il corriere Executive, che mi sta portando la mia nuova stampante ordinata da Punto Informatica di Sala Consilina (SA). Ecco un’esperienza di e-commerce che funziona: il negozio è economico ed efficiente, il corriere arriva a casa all’ora di pranzo (cioè quando c’è speranza che qualcuno ci sia), ed è un ragazzo slavo gentilissimo che non sbatte il pacco, me lo porta di sua iniziativa fino all’ascensore invece di lasciarlo sul cancello, sorride, saluta e ringrazia.

Io invece sono ancora alle prese con Bartolini: scattate le 14, li richiamo per sapere cosa sta succedendo: sono in giro per Torino con il mio frigo o cos’altro? Risponde un altro operatore, che nega tutto: il pacco non è mai stato in consegna oggi, ci mancherebbe; sarà consegnato domani. Mentre li ringrazio per avermi fatto perdere una mattinata così, spiego che il giorno dopo sono a Roma e che bisogna fare venerdì. Nessun problema, mi dice, concordiamo l’ora: dalle 10 alle 13 o dalle 14 alle 18? Stavolta l’appuntamento ce l’ho al mattino, per cui scelgo la seconda.

Arriviamo dunque a venerdì mattina, quando mi arriva un SMS da mia mamma, che mi dice che il giorno prima ha chiamato un corriere dicendo che deve consegnarmi un frigo, e che lei ha fissato per le 15. Io mi meraviglio, visto che non ho mai lasciato al corriere il numero di casa di mia mamma, anzi ho scritto esplicitamente di cercarmi sul cellulare; quel numero l’ho messo nella registrazione del negozio, giusto perché un fisso era obbligatorio e io non ce l’ho. Ho il serio sospetto che anche in questo caso non fosse rimasta traccia dell’accordo sull’ora che io avevo preso con l’operatore mercoledì, tanto da richiamare una ulteriore volta per fissare di nuovo l’appuntamento (probabilmente cancellano il database tutte le sere per risparmiare spazio sul disco).

Mi avvio quindi lì verso le 15, quando succede un piccolo inconveniente: io e mia mamma rimaniamo chiusi nell’ascensore. Ma non importa, perché tanto Bartolini chiama e dice che si sono sbagliati: arriveranno alle 17.

Effettivamente poi alle 17 sono arrivati; insomma, al quarto appuntamento si sono presentati, sotto forma di due ragazzi italiani, anche simpatici, ma di cui almeno uno non pareva particolarmente portato per gestire spostamenti di pacchi, o per qualsiasi altra attività che richiedesse pianificazione spaziotemporale. Dopo che hanno tentato per dieci minuti di far entrare un pacco alto 205 cm in un ascensore con la porta da 195 cm, ho fatto l’ingegnere: ho suggerito che forse si poteva eliminare la parte alta dell’imballaggio… E poi al piano gli ho suggerito anche che caricando l’angolo basso del frigo sullo zerbino lo si sarebbe potuto fare scorrere…

Insomma, il corriere è sempre il punto debole di qualsiasi esperienza di acquisto online, però Bartolini si è rivelato veramente scarso, tanto da farmi ripromettere di scartare i negozi che usino questo corriere: magari spenderò dieci euro in più, ma non passerò le giornate in attesa.

[tags]corriere, bartolini, executive, consegne, e-commerce[/tags]

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lunedì 14 Gennaio 2008, 11:07

Skyfo (2)

La seconda parte del mio racconto su Sky rappresenta secondo me un utile esempio di come sopravvivere da utente in Italia.

Tutto comincia quando, nel bel mezzo della ristrutturazione della casa nuova, comincio a preoccuparmi dell’impianto satellitare: la casa nuova non ce l’ha, ed è uno di quei casi in cui da anni i condomini discutono se mettere l’impianto condominiale o no, senza mai accordarsi, per cui nel frattempo ci si arrangia. In più, c’è il problema che a sud della mia casa ce n’è una di due piani più alta, per cui non ci sarebbe visibilità del satellite.

Passo da un “punto Sky” vicino a casa mia per chiedere se possono fare un sopralluogo; mi rispondono che senza autorizzazione di Sky non possono muoversi, ma che Sky paga lo spostamento dell’impianto, basta chiederlo. Tutto contento, chiamo il solito 199 da 15 centesimi al minuto dove mi dicono che l’installatore si è bevuto il cervello. Ritorno al punto Sky e mi spiegano che a seconda dell’operatore si deve insistere, ma che insistendo lo devono fare perché “a mio cugino l’hanno fatto”. Richiamo due o tre volte ma gli operatori sono uniformi nel dirmi che non se ne parla nemmeno, che Sky mica può inseguire i propri utenti e che l’impianto gratis lo fanno solo ai nuovi clienti, il che peraltro sembra – in puri termini di business – piuttosto credibile.

A questo punto, prima di spendere venti euro in chiamate all’199, decido che tanto vale aprire un nuovo abbonamento, intestandolo a me: infatti quello della casa vecchia è di mia mamma. C’è oltretutto una promozione “presenta un amico” tramite la quale io potrei avere un mese di abbonamento gratis, che andrebbe a compensare il mese di doppio abbonamento nel caso in cui mia mamma decida di disdire quello vecchio via legge Bersani. Per usufruire della promozione, dice il sito, basta chiamare un altro 199 a cui ti daranno un codice da riportare sul sito quando si apre il nuovo abbonamento (vuoi mica che lo sconto te lo diano gratis?).

Pertanto, prevedendo di cambiare a gennaio, a inizio dicembre chiamo, così tanto per portarmi avanti. Peccato che si scopra che l’199 dedicato redirige a quello generico – tanto che l’operatore a un certo punto mi chiede “ma lei che numero ha chiamato?” – e in pratica che non ti dicono nulla se non gli dai i dati del nuovo abbonato, e che quando glieli hai dati ti dicano “Allora apriamo subito il nuovo abbonamento, va bene?”. Ok, era una trappola, ma contando che i tempi sono stretti decido che vale comunque la pena di far partire subito la pratica.

Dopo qualche giorno mi arriva la chiamata dell’installatore che agisce per conto di Sky, e fissiamo l’appuntamento per l’installazione. Quel giorno si presentano due ragazzotti con un parabolone in braccio, e facciamo per andare sul tetto; chiedo le chiavi al custode, che mi risponde che l’amministratore – a cui pure io avevo comunicato che avrei fatto il lavoro – gli ha dato ordine di non darci le chiavi per accedere al tetto, perché “mica ogni proprietario può mettersi la parabola sul tetto”.

Al che io chiamo l’amministratore e gli spiego che sì, se il condominio non ha l’impianto centralizzato e se il comune (come per Torino) vieta l’installazione sul balcone, ogni proprietario può mettersi la parabola sul tetto, indipendentemente dalla volontà del condominio e dell’amministratore, basta che non lo danneggi; ci sono tonnellate di giurisprudenza in merito. L’amministratore insiste e mi chiede due o tre giorni per pensarci e capire come gestire il problema; non volendo litigare col condominio prima ancora di essermici trasferito, accetto la transazione e rimando via gli operai (sul modulo Sky “permesso negato da condominio” è la prima casellina nell’elenco “motivo della mancata installazione”; penso ci siano abituati).

Passa quindi una settimana in cui l’amministratore ci pensa, e parla con l’unico condomino nonché rappresentante di scala che ha già messo la parabola, visto che, tecnicamente, io potrei attaccarmi alla sua ed evitare di metterne una seconda. Io chiamo un paio di volte e mi sento snocciolare ulteriori problemi, e se bucano il muro, e se poi ci sono infiltrazioni, e poi è brutto, e così via.

Poi arrivano le vacanze; al ritorno richiamo e l’amministratore mi dice che si è risolto tutto, basta che io chiami l’antennista tal dei tali che è tanto di fiducia e sa già tutto. Ovviamente rispondo che non ho nessuna intenzione di pagare di tasca mia il lavoro ad un’altra ditta visto che Sky me lo fa gratis e che ho fatto tutto questo giro proprio per questo; lui mi risponde di chiamarlo.

Lo chiamo, e l’antennista mi spiega che naturalmente possiamo attaccarci alla parabola dell’altro condomino, ma solo se il lavoro lo fa lui, perché se no “il condomino non si fida”. Al che sollevo il problema del costo, e lui mi spiega che non c’è problema, perché anche lui è autorizzato Sky: basta che io parli con Sky e li convinca ad affidare il lavoro a lui.

Insomma, la morale è che ci sono sì un sacco di problemi se io voglio fare l’impianto di testa mia, ma affidando i lavori alla ditta amica dell’amministratore i problemi magicamente svaniscono.

Non solo: io provo a fare la richiesta a Sky aspettandomi resistenza, e invece loro rispondono “certo, non c’è problema, abbiamo aggiornato la pratica”; in sostanza salta fuori che questa è, se non la regola, perlomeno una situazione frequente.

Alla fine va meglio così: in effetti l’antennista conosceva già il palazzo, quindi ha trovato il modo di far passare il cavo nelle canaline, sostituendo anche il cavo del terrestre per farcene stare due. Mi ha lasciato il cavo penzolante fuori dalla presa sostenendo che il frutto nella scatola non ci stava, e non saprò mai se era una scusa per risparmiarne il costo, o se è vero (o meglio, lo saprò chiamando il mio elettricista). Io ho il mio decoder nuovo e attivato da qualche giorno, e visto che l’altro abbonamento finisce a fine mese, anche i tempi sono perfetti.

Certo però che in Italia bisogna faticare – e accettare compromessi – per qualsiasi cosa.

[tags]sky, satellite, installazione, antennista[/tags]

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venerdì 11 Gennaio 2008, 19:31

Dolce casa

Se vi chiedete il perché di un relativo silenzio, ecco qui la pianificazione di attività preparatorie al trasloco che ho smaltito in settimana, pur continuando a lavorare:

Lun 7/1: Installazione linea telefonica (rimandata).
Mar 8/1: Installazione linea telefonica.
Mar 8/1: Consegna e installazione lavatrice.
Mar 8/1: Montaggio tavolo Ikea (parte 1).
Mer 9/1: Montaggio tavolo Ikea (parte 2).
Mer 9/1: Consegna e installazione frigorifero (rimandata).
Mer 9/1: Consegna stampante multifunzione.
Mer 9/1: Acquisto modem/router ADSL.
(Gio 10/1: Roma in giornata)
Ven 11/1: Smaltimento di tre mesi di imballaggi accumulati.
Ven 11/1: Installazione impianto satellitare.
Ven 11/1: Consegna e installazione frigorifero.
Ven 11/1: Attivazione e configurazione ADSL.

Alcuni di questi task sono diventati una vera e propria saga. Raramente ho tirato tante bestemmie come questa settimana, però è una gran scuola di management organizzativo!

[tags]trasloco, consegna, adsl[/tags]

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