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lunedì 25 Maggio 2009, 10:52

Oh basta là, quante macchine

In questi giorni è di nuovo elevata la polemica sulla vita notturna in piazza Vittorio. Io non sono un festaiolo e non mi viene nemmeno in mente di infilarmi un sabato sera all’una di notte in quelle zone, ma non dubito che i racconti siano veri: pare che già verso le undici la zona sia completamente intasata, con il parcheggio sotterraneo esaurito, e che progressivamente le auto vengano abbandonate per ogni dove, creando il caos totale. Ovviamente i residenti si lamentano e per questo motivo il Comune sta studiando il progetto di chiudere la piazza al traffico di notte.

Sarebbe facile, non essendo interessato alla vita notturna, accodarmi alle proteste e cominciare a dire: ma perché questi devono arrivare tutti lì di notte con la macchina, ma che senso ha fare le vasche in via Po tutti in coda alle due di notte, ma quanto inquinamento inutile, ma non basterebbe mettere dei bus, oppure direttamente far chiudere prima i locali e se necessario mandar via la gente con la forza. Sarebbe facile ma non terrebbe conto che oltre al diritto dei residenti esiste anche il diritto per i giovani di avere una vita sociale, e che, se per i ventenni questa vita sociale si esplica nell’esibizione della macchina più o meno agghindata e nello sballarsi fino alle sei di mattina, la risposta non può essere semplicemente “no”.

In ogni città europea si verificano situazioni di questo genere; e in ogni città europea esistono delle zone dedicate alla vita notturna, dove è considerato perfettamente normale che ci sia rumore e animazione per tutta la notte. A Torino queste zone sono due, il quadrilatero e piazza Vittorio, a cui si sta aggiungendo un pezzo di San Salvario; onestamente non capisco come si possa pensare di chiuderle a mezzanotte.

L’inquinamento acustico è una delle cose più difficili da sopportare, e a nessuno fa piacere avere giovani schiamazzanti sotto casa per tutta la notte; ma la soluzione è organizzare la città in modo che le zone dedicate alla vita notturna siano ben delimitate, dopodiché ognuno sceglie dove vuole abitare. Chi vuole tranquillità va nei quartieri residenziali, che a Torino certo non mancano; chi piace l’animazione abita le zone della movida. Abitare in piazza Vittorio e poi lamentarsi per il rumore mi sembra un controsenso; capisco che fino a vent’anni fa Torino fosse un grande dormitorio e in piazza Vittorio di notte non volasse una mosca – ricordo una scena da bambino, una sera tornando da Pecetto, di totale deserto – ma credo che nessuno possa auspicare il ritorno alla città grigia di una volta.

Resta il problema del traffico; e anche qui non può che far ridere il commento dell’assessore Sestero, che dice che hanno istituito una navetta notturna dai vari parcheggi a piazza Vittorio, ma “non capiamo perché viaggia sempre vuota”. A vent’anni, chi arriva in bus è uno sfigato, punto e basta; l’auto è per i maschi (ma crescentemente anche per le femmine) la prima esibizione del proprio status sociale, nonché elemento fondamentale per arrivare all’accoppiamento. Anche questo è un fenomeno che non può essere cambiato se non (forse) sul lungo periodo, e che per ora va semplicemente accettato e gestito.

Quindi, speriamo che non mettano due transenne in mezzo alla piazza, perché il risultato sarebbe semplicemente una estensione dell’ingorgo e del rumore per mezzo centro. O si realizzano in zona nuovi parcheggi sotterranei (come quello in piazzale Aldo Moro), o si accetta la ri-trasformazione notturna della superficie della piazza in parcheggio, cosa che già ora avviene e che tanto vale avvenga in modo regolato, tanto di notte non ci saranno certo i famosi turisti a fare le foto; oppure si riesce (ma mi pare difficile) a spostare la vita notturna verso qualche altro luogo.

Onestamente, però, a me il vero problema pare la facilità con cui si concedono licenze per locali notturni rumorosi fuori dalle zone della vita notturna, nel bel mezzo dei quartieri residenziali; ecco, lì invece si potrebbe intervenire, cercando magari di piazzarli nei grandi centri commerciali, di notte altrimenti deserti, dove non darebbero fastidio a nessuno.

[tags]città, giovani, vita notturna, locali, rumore, auto, inquinamento, traffico[/tags]

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domenica 24 Maggio 2009, 23:49

Gente che non capisce

Questa sera a cena.
Si chiacchiera tranquillamente, fino a che…
Amica (rivolta a me): “Ah, tra l’altro ho sentito prima che il Torino ha perso, è vero?”
Io mi irrigidisco, stringo più forte la forchetta, faccio finta di non aver sentito.
Amica: “No ma è così grave, mi dicono che è grave, no?”
Io sollevo la forchetta e comincio a diventare viola.
Amico (ad amica): “Senti, forse è meglio se lasci stare…”
Amica: “No ma però c’è ancora da giocare una partita, non è così detto che il Torino retroceda vero?”
Io stringo forte anche il coltello.
Amico ad amica: “MA ALLORA NON HAI CAPITO, LA PIANTI?”

Ecco, non pretendo che ci siano tante persone che capiscano perché la rissa in campo di questo pomeriggio sia ovvia e inevitabile, anche se naturalmente dobbiamo dire che è deprecabile e antisportiva, per quanto lo diciamo per pura ipocrisia, perché soltanto qualcuno che non capisce di calcio può pensare che il calcio in Italia sia uno sport o abbia qualcosa a che fare con lo sport se non in parte minoritaria.

Così come molti non possono capire quanto sia ipocrita fare un monumento alle squadre che “se la giocano sportivamente fino in fondo” quando la norma è che, nel silenzio generale dei media, almeno una dozzina di partite in ogni finale di campionato (tra cui almeno due o tre giocate dalla stessa squadra che “se la gioca sportivamente fino in fondo”) sono tacitamente arrangiate e regalate dalle squadre senza più motivazioni a quelle ancora in lotta, e quando le motivazioni per giocarsela sono essenzialmente un giro di soldi e di voci che ha fatto scendere la quota per l’1 a circa 1,35 e salire la quota sul 2 a oltre sette volte la cifra scommessa. D’altra parte due anni fa il tacito accordo coinvolse anche Toro e Livorno, quindi certo non ce ne si può lamentare ora.

Anche la rottura di un gemellaggio che durava da cinquant’anni non è cosa che possa essere compresa tanto facilmente, soprattutto perché non è legata tanto al risultato, ma al modo in cui è stato ottenuto e festeggiato in campo e sugli spalti.

E’ come se tu avessi un migliore amico con cui da sempre condividi gioie e dolori; quando girava bene a te eri tu a fargli favori e a consolarlo, ma questo è un periodo in cui ti gira male e fai fatica ad arrivare a fine mese, e ti sei appena sistemato con la tua fidanzata in un modesto appartamento in periferia; lui invece, dopo trent’anni di stenti, ha vinto alla lotteria e ora gira in Ferrari. Dopodiché tu lo inviti come ogni anno a pranzo, e lui sa che sei messo male e che hai assolutamente bisogno di duecento euro per pagare la rata del mutuo, che per te sono una grossa cifra, ma per lui in questo momento non cambiano niente. Tu sei lì e non ti osi nemmeno chiedere; e lui non solo non ti offre nulla, ma mentre tu sei distratto un attimo si mette a baccagliare la tua fidanzata e se la porta a letto, così solo per divertimento.

Ecco, come vedete non c’è niente di sportivo in tutto questo: non si fa, e se lo fai, beccarti un cazzotto sul naso e la rottura definitiva dell’amicizia, per quanto privo di fair play, è proprio il minimo.

Update/disclaimer: A scanso di equivoci, visto che quando si parla di tifo è facile fraintendersi, questo post non vuole suggerire complotti ai danni del Toro (che retrocederà meritatamente per la propria broccaggine), non vuole giustificare la squallida rissa di ieri  né alcun comportamento violento o antisportivo, non vuole promuovere l’idea che ci debbano essere squadre amiche che si regalano i punti. Volevo semplicemente spiegare a chi non è addentro le cose quanto siano ipocrite certe uscite dei giornali, e come funzioni davvero il calcio italiano…
[tags]toro, genoa, calcio, serie a, sport, scommesse[/tags]

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sabato 23 Maggio 2009, 23:26

Anche di sabato sera

Questi ultimi giorni sono stati frenetici: infatti stasera abbiamo pubblicato in contemporanea il programma della lista, il secondo appello ai cittadini e il blog elettorale, e delle prime due cose io ero il responsabile nonché “lead drafter”. Produrre un documento di 38 pagine mettendo insieme le tue idee, i contributi di testo di una decina di altre persone, i risultati dei questionari ai cittadini e suggerimenti di varia origine non è una operazione immediata, specialmente se nel frattempo hai la casa invasa di operai che spaccano tutto per cambiarti le finestre…

Le ultime operazioni – come fare una versione HTML del programma da mettere sul sito, mandare una mail con il nuovo appello a tutti gli utenti registrati, aggiornare lo spazio sul blog di Beppe Grillo… – sono terminate pochi minuti fa. Comunque anche questa è andata, anche se la polvere che questa operazione ha generato resterà per settimane, e se devo ancora ripristinare la funzionalità del mio salotto (soprattutto la stampante, che in questi giorni è vitale).

Domani, però, prendo “ferie” e dormo: se no mi esaurisco per consunzione prima di arrivare al giorno del voto…

[tags]elezioni, provincia, torino a 5 stelle, beppe grillo, liste civiche[/tags]

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venerdì 22 Maggio 2009, 19:08

Piccole cose

Stamattina ero proprio soddisfatto: ero in giro in auto e ho trovato un posto proprio vicino a dove dovevo andare. Oddio, era un po’ strettino, tipo lungo come l’auto più cinque centimetri e non di più: vi dico solo che quando sono andato via, uscendo dopo una ventina di manovre, la gente seduta ai tavolini del bar di fronte si è alzata e mi ha tributato una standing ovation (ho dei testimoni). Comunque, ci entravo!

Purtroppo, quando sono sceso ho realizzato che il parchimetro più vicino era relativamente lontano. Cammino i miei tre minuti buoni, arrivo lì, realizzo di non avere moneta e infilo il bancomat (sì, a Torino si può pagare la sosta ai parchimetri col bancomat, non so se lo sapevate). Peccato che il parchimetro mi risponda “tessera illeggibile”: ok, è rotto.

Con le pive nel sacco faccio altri due minuti a piedi, arrivo al successivo parchimetro, infilo il bancomat: lo prende. Trattandosi di parchimetro al confine tra due zone diverse, devo premere il pulsante giallo per selezionare la mia tariffa. Premo il pulsante giallo e non succede niente: è rotto il pulsante giallo. Siccome il mio appuntamento è ormai imminente, decido di pagare la cifra che dovrei usando l’altra tariffa: seleziono tutto, premo il pulsante verde, e… “tessera illeggibile” pure qui, però solo a fine procedura.

Siccome sono ligio, cammino fino a un terzo parchimetro, completando il giro di un grosso isolato. Questo funziona, ma c’è un problema: pur essendo anche questo al confine tra due zone tariffarie diverse, non permette di selezionare la tariffa; si può pagare solo la tariffa più economica, che non è la mia. Non ce la faccio più: pago la cifra giusta con la tariffa sbagliata e spero di non incappare in un controllore sadico, cosa che effettivamente non avviene.

Mentre arrivo appena al pelo al mio appuntamento, avendo perso un quarto d’ora solo per pagare il parcheggio, penso a quanto male sono gestite le nostre piccole cose pubbliche. Non solo ci sono tre parchimetri rotti o mal configurati su tre, ma non esiste nemmeno un sistema efficiente per segnalare la cosa a chi di dovere. Io vorrei andare su un sito pubblico dove trovo una mappa della città, cliccare e spiegare il problema in un modulo, che sarebbe poi inviato in automatico a chi di competenza. Solo che poi così gli toccherebbe ascoltarci sul serio.

[tags]torino, pubblica amministrazione, parchimetri, sosta, efficienza[/tags]

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giovedì 21 Maggio 2009, 19:00

Assimilati

C’è una storia che probabilmente non conoscete, e che completa il quadretto sugli inceneritori e sul trattamento dei rifiuti all’italiana: è la storia dei CIP6.

Il CIP6 – così chiamato dal numero della delibera del Comitato Interministeriale Prezzi che lo istituì – è un prelievo speciale aggiuntivo del 7% su ognuna delle nostre bollette dell’energia elettrica, che stiamo pagando sin dall’inizio degli anni ’90. Fu istituito dall’Unione Europea per finanziare la produzione di energia da fonti rinnovabili, pagando a chi la produceva un prezzo superiore a quello di mercato, e fin qui tutto bene.

Il problema è che, all’italiana, quando la direttiva fu recepita i nostri governanti aggiunsero a “fonti rinnovabili” la paroletta magica “e assimilate”. Sotto quella assimilazione è passato di tutto: in particolare, è passato il bruciare i rifiuti negli inceneritori ed è passato il bruciare gli scarti di produzione petroliferi delle raffinerie (più rinnovabile ed ecologico di così…). Anzi, ci si è presa la mano: così, dei circa 50 miliardi di euro estratti in questi vent’anni dalle tasche degli italiani circa il 90% va ai petrolieri e agli inceneritoristi, mentre solo il 10% va effettivamene a finanziare la produzione di energia eolica, idroelettrica, solare e così via.

E non è un dettaglio da poco: pensate che solo il famoso e tanto strombazzato inceneritore di Brescia ha ricevuto nell’ultimo esercizio disponibile qualcosa come 66 milioni di euro di contributo pubblico CIP6, e da quando esiste è già ben oltre i 400. Grazie a questi soldi, la relativa azienda si è già ripagata il costo di costruzione e ora è tutto guadagno; senza questi soldi, l’impresa sarebbe in perdita e totalmente insostenibile.

Direte voi, ma come è possibile? Se lo è chiesta anche l’Unione Europea, tanto che nel 2001, per porre fine a questa manfrina, emise una nuova direttiva in cui compariva un elenco chiaro di cosa poteva essere considerato fonte di energia rinnovabile: ovviamente il bruciare i rifiuti (a parte quelli organici) e il bruciare gli scarti del petrolio non comparivano nell’elenco. Naturalmente l’Italia se ne è fregata: e naturalmente ci hanno multato.

Tutti i tentativi di affrontare la questione in Parlamento sono naufragati quasi completamente… del resto, questa è una delle tabelline di ripartizione del contributo che ho trovato in rete, risalente al 2004:

EDISON (53,4%)
ERG-GARRONE (10,8%)
SARLUX-MORATTI (10.3%)
ROSIGNANO ENERGIA (6,3%)
FOSTER WEELER (5,1%)
ENIPOWER (3,8%)
API ENERGIA (5,3%)
ELETTRA GLT (3,2%)
IRENE (0,9%)
ITALIANA COKE (0,3%)
ALTRI (0,6%)

Considerato che il totale annuo è di circa 3,5 miliardi di euro, anche una frazione di punto percentuale vuol dire decine di milioni di euro l’anno. Adesso avete capito come funziona il business dell’energia e dei rifiuti in Italia?

P.S. Domani alle 13 sono di nuovo su Videogruppo; non vi ho ancora raccontato il dietro le quinte di lunedì sera, vorrà dire che farò un post unico…

[tags]rifiuti, energia, inceneritori, termovalorizzatori, cip6, contributi, petrolio[/tags]

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mercoledì 20 Maggio 2009, 14:38

Addio Fido

All’ora di pranzo ho acceso il televisore per vedere un po’ di telegiornale, e mi sono reso conto che i canali Rai non si vedevano più. Allora mi sono ricordato che oggi è il giorno in cui nel Piemonte occidentale spariscono RaiDue e Rete4 dall’analogico; il mio televisore è già digitale, ma probabilmente nel contempo hanno redistribuito le frequenze dei canali digitali, e così ho dovuto rifare la preselezione automatica dei canali.

Alla fine, sono ritornati i canali Rai, ma mi sono reso conto di un’altra cosa: la preselezione automatica mi ha riempito le prime posizioni con tutti i vari canali Rai, relegando quelli Mediaset molto più avanti. Sto per mettere mano al menu e riportare Rete4 sul 4, e proprio allora ho una illuminazione: ma che bisogno ho io di Emilio Fido? Già la televisione generalista è tutta inguardabile, ma Rete4 poi…

Del resto, sappiamo tutti benissimo il perché di questa forzata transizione al digitale terrestre (oltre al noto fenomeno per cui negli scorsi anni Berlusconi Silvio introduceva incentivi pubblici per comprare decoder digitali e Berlusconi Paolo li importava dalla Cina e li vendeva sotto il marchio Amstrad). Ormai da un decennio, Rete4 trasmette indebitamente; le sue frequenze analogiche sono state assegnate per legge a Europa7, che però non le ha mai ottenute, perché in questo paese nessuno può toccare le televisioni di Berlusconi. L’Unione Europea ovviamente ci ha multati, e noi contribuenti dal 2006 paghiamo 130 milioni di euro l’anno per mantenere Emilio Fido sull’etere analogico.

E siccome la situazione, persino per Berlusconi, era chiaramente insostenibile, qual è la soluzione? Passare tutti al digitale terrestre, dove le frequenze sono ottime e abbondanti e dove è possibile promuovere la nascita di milioni di canali che non guarda nessuno, in modo da giustificare la sopravvivenza di Rete4. E così, invece di spegnere Rete4 e accendere Europa7, si spengono sia Rete4 che RaiDue, con tanto di campagna pubblicitaria (sempre pagata con i nostri soldi) fatta in amicizia dalle due reti, che tanto ormai sono sotto lo stesso padrone.

E così, io sul pulsante 4 ci ho lasciato Rai4, il nuovo canale parapubblico di repliche e boiate che esiste solo sul digitale. Sì, alla fine è la stessa roba, la stessa manipolazione: ma almeno mi son tolto la soddisfazione di veder sparire Emilio Fido e il suo canale dal mio zapping dopo venticinque anni. Clic.
[tags]televisione, digitale terrestre, berlusconi, fede, rai, mediaset, unione europea, multe, disinformazione[/tags]

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martedì 19 Maggio 2009, 19:26

Scontri al G8 universitario

Alle volte mi vengono delle pessime idee. Per esempio, oggi verso l’una, avendo appena finito un appuntamento, ho pensato: “ehi! perché non passo un attimo dalla mia fumettaia in via Baretti a vedere se è uscito il nuovo Ratman?”.

Ratman era effettivamente uscito, ma io mi sono trovato in mezzo alla fine del mondo: proprio in quel momento, a due isolati da lì, polizia in assetto da guerra e studenti anticapitalisti se le stavano dando di santa ragione. Già lasciare l’auto è stato difficile, visto che già a cinque o sei isolati da lì le strade erano bloccate, prima con tanto di nastro bianco e rosso tirato in mezzo e vigile a presidio, e poi avvicinandosi con dozzine di camionette di polizia e carabinieri, e almeno una trentina di poliziotti truci in assetto anti-sommossa a presidiare l’incrocio.

Io mi sono fidato a lasciare l’auto su via Madama Cristina, deserta subito dopo il passaggio del corteo, e sono andato a dare un’occhiata da molto lontano, anche perché eravamo sopravvento e già a diverse centinaia di metri il mix di peperoncino e lacrimogeno era insopportabile, anche per noi rotti a qualsiasi esperienza di piazza.

Mi limito quindi ad allegare un piccolo collage di foto scattate da me girando attorno al punto degli scontri (corso Marconi tra via Madama e via Ormea) e poi visitandolo subito dopo; senza commento.

g8scontri-90.jpg

Cioè, qualche commento è inevitabile: ad esempio fa sempre impressione vedere (ci sono anche in qualche foto) la dozzina di poliziotti travestiti da manifestanti, vestiti con maglietta jeans zainetto manganello e casco blu (ma questi ultimi dove li tengono?); allo stesso tempo, stando nelle retrovie, li ho visti ritornare belli arrabbiati e pesti, e provo rispetto per qualcuno che, per uno stipendio da operaio o poco più, viene spedito in piazza a prendersi in testa i sanpietrini per motivazioni politiche che stanno chilometri sopra la sua testa. Sicuramente esistono poliziotti esaltati, fascisti, violenti che vanno puniti e cacciati, ma la maggior parte è gente che fa quello perché non aveva altre carriere a disposizione.

Quanto ai manifestanti, credo che una violenza come quella di cui ho visto le tracce non possa in alcun modo essere giustificata; e penso che il movimento studentesco nostrano si sia ancora una volta fatto strumentalizzare da quei gruppi di “violenti in tour” che girano l’Europa per cercare lo scontro, credendo in chissà quale rivoluzione armata. Qualunque fosse il contenuto propositivo di questa manifestazione, in questo modo è perso per sempre; anzi si dà ragione a chi invoca la repressione.

Allo stesso tempo, mi chiedo ancora il perché di questo “G8 universitario” essenzialmente inutile, quando era del tutto chiaro sin dal principio che avrebbe attirato a Torino ogni genere di facinorosi e violenti. Probabilmente i rettori del Politecnico e dell’Università pianificavano di mettersi ben in mostra davanti alle telecamere con questa bella pensata; e forse i danni li dovrebbero pagare anche loro, tanto più per non aver saputo gestire per tempo e per bene l’evidente necessità di un dialogo con gli studenti.

P.S. Un premio Darwin va però a quelli che hanno ignorato i cartelli di divieto di sosta su corso Marconi e vi hanno lasciato l’auto parcheggiata, ritrovandosela tutta bollata e pure con la multa…

[tags]torino, onda, università, politecnico, g8, scontri, manifestazione, violenza, incidenti[/tags]

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lunedì 18 Maggio 2009, 15:03

Rifiuti e scontri

Il weekend è stato molto interessante: sabato pomeriggio ho assistito a un convegno sulla decrescita in cui ci hanno fatto vedere come dovrebbe essere fatta la casa del futuro. Per esempio, sotto le finestre dovrebbe essere inserita una scatola scambiatrice di calore che faccia continuamente ricambiare l’aria evitando però di far uscire il calore, cioé trasmettendo prima il calore dall’aria che esce a quella che entra (o in senso opposto d’estate); oppure, ai balconi potrebbero essere appesi dei pannelli solari per produrre energia e insieme ombreggiare i balconi stessi. Esistono tutta una serie di accorgimenti immediatamente fattibili per il risparmio energetico… purtroppo però, finché l’edilizia sarà mirata solo alla speculazione in assenza di regole e anzi con la connivenza del mondo politico, non si muoverà molto.

Idem per i rifiuti: ieri sera ho assistito alla conferenza di Paul Connett a Beinasco ed è stata davvero interessante. Connett è uno dei proponenti della strategia rifiuti zero – ossia, arrivare a vivere in una società che non butta via niente. Vi sembra utopistico? Eppure a San Francisco (non un villaggetto) sono già arrivati al 75% di riciclaggio e puntano al 100% per il 2020. La Provincia di Torino non è messa male – siamo attorno al 50%, ma saremmo più avanti se l’estensione della raccolta porta a porta a Torino non si fosse “inspiegabilmente” bloccata causa inceneritore da giustificare; nei quartieri del porta a porta si arriva al 60-65%.

Tuttavia, secondo Connett, fino al 70-75% si può arrivare con la raccolta rifiuti e con un trattamento intelligente; dopo, è questione di progettazione dei prodotti stessi. Insomma, l’obiettivo è arrivare a considerare il rifiuto come un errore di progetto: se non si può riciclare, riusare o compostare (farne concime) allora è sbagliata la progettazione del prodotto.

D’altra parte, da noi ancora vige la logica (logica?) secondo cui si usa energia per tirare fuori materie prime dal pianeta, poi le si lavora, si produce un oggetto, lo si trasporta, lo si vende, poi lo si usa una volta e poi lo si butta via, spendendo energia per interrarlo o bruciarlo, e poi si spende altra energia e si consumano altre risorse per ricominciare tutto da capo. Ma che logica è? Vi sembra non dico sostenibile, ma anche solo razionale?

Chiudo con una nota sugli scontri di stamattina tra universitari (o presunti tali) e polizia contro il “G8 universitario” (perché quando si tratta di spender soldi in celebrazioni e magnate al Cambioimportantissimi incontri internazionali noi a Torino non ci facciamo mancare niente). Non so chi abbia ragione; la violenza come forma di protesta è sbagliata a prescindere, ma non posso sapere chi l’abbia scatenata. So però che ormai, come dice Grillo, l’unico interlocutore politico del cittadino è un poliziotto con un manganello: indipendentemente dalla protesta e dal suo livello di violenza, tutti quelli che hanno qualcosa da dire – studenti, operai, immigrati, agricoltori, tifosi… – vengono accolti così:

IMAGE_192s.jpg

Ditemi voi se ha senso: per quaranta professoroni si militarizza mezza città e comunque, a scanso di equivoci, non si prevede nessun dialogo di nessun genere con la città stessa; al cittadino, comunque la pensi, si dice “spostati e stai lontano o partono le manganellate”. Ormai tra il mondo del potere e la gente comune c’è sempre un muro di poliziotti; e questo non è affatto un bel segnale.

P.S. Per i miei affezionati, stasera dalle 19,30 alle 20 sarò in diretta su Videogruppo.

[tags]elezioni, politica, ambiente, rifiuti zero, rifiuti, inceneritori, connett, energia, edilizia, polizia, scontri, g8, università, manganelli[/tags]

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sabato 16 Maggio 2009, 13:02

Dietro le quinte

Ieri sera è stata la mia prima esperienza da ospite in una tribuna politica televisiva, ed è stata molto interessante.

Ero già stato in studi televisivi prima d’ora, quindi la sensazione di finzione totale non è una novità; in questo caso, nell’intero studio (piuttosto grande) non c’era traccia di pubblico, a parte una manciata di accompagnatori dei candidati; ma con le inquadrature strette si fanno miracoli.

Così, ancora pochi minuti prima dell’andata in onda lo studio era occupato solo da un capannello di candidati, impegnati a presentarsi l’un l’altro; così ho conosciuto quasi tutti i miei concorrenti. Ieri sera, in buona sostanza, mancava solo Saitta, la cui strategia pare essere quella di rifiutare i confronti diretti con i concorrenti, sapendo che inanellerebbe figure barbine una dietro l’altra.

Comunque, era evidente una certa suddivisione in gruppi, se non altro per motivi anagrafici: io, Brescia e i tre candidati comunisti siamo simili di età e di atteggiamento informale, mentre Vietti e Porchietto, con molta più esperienza di potere, “si danno un tono”. Vietti è arrivato tardi e ha subito sparato che lui è un ex sottosegretario e questo e quello, mentre la Porchietto era l’unica con uno staff, tre o quattro persone che le scodinzolavano dietro portandole le carte e gestendo telefonate. C’erano poi i due rappresentanti di due partiti inconoscibili, uno era una roba tipo “socialisti liberali” (?) e l’altro era di un movimento talmente di centro che la conduttrice ha dovuto interromperlo disperata più volte perché sparava frasi in politichese prive di qualsiasi contenuto.

Indubbiamente – e immagino che la cosa fosse calcolata – il tutto ha fatto fare bella figura alla Porchietto, di cui la conduttrice continuava a sottolineare che è l’unica donna tra i candidati (e si candida col partito delle veline… mah). Casualmente, si aprono le telefonate del pubblico e pronti via, prima domanda: “Signora Porchietto, come mai Saitta rifiuta il confronto con lei?”.

Io credo di aver detto le mie cose e di aver fatto una buona figura, compatibilmente con la mia inesperienza di televisione e con il mio parlare concitato. Certo le domande non aiutavano: la prima, la terza e la quarta erano relative all’abolizione delle province (abbiamo capito eh, siamo favorevolissimi, ma le cose che fa la Provincia le dovrà pur fare qualcuno e sarà anche meglio che le faccia bene e nell’interesse dei cittadini) mentre la seconda era relativa al problema dell’immigrazione (importante, ma con la Provincia c’entra poco o nulla). Finalmente verso la fine si è parlato di rifiuti, e lì ovviamente ho steso tutti: prima che parlassi io erano tutti (partendo dalla Porchietto) a lamentarsi dei “ritardi nella costruzione del termovalorizzatore”, dopodiché io ho spiegato gli altarini della questione in lingua “parla come mangi” (resteranno le immagini di me che grido “rifiuti zero, rifiuti zero!”) e di lì in poi è stato tutto un coro di “come ha detto il candidato dei grillini…”.

L’altro momento in cui ho steso la platea è stato quando ci hanno imposto di caratterizzarci come “sinistra, centro o destra” e io ho risposto “siamo solo disgustati”.

Il momento migliore però me l’ha dato Rabellino, il candidato di No Euro Lista del Grillo (non c’entra con Beppe Grillo), nonché di Democrazia Cristiana (non c’entra con l’UDC), Verdi Verdi (non c’entra con i Verdi), Lega Padana (non c’entra con la Lega), Lista granata per il Filadelfia (non c’entra con nessuno dei movimenti di tifosi per il Filadelfia) e Pensionati: sulla serietà di questa candidatura giudicate voi… Lui è entrato in ritardo e si è presentato esibendo lo spillone con la scritta “lista” (minuscolo) “GRILLO” (gigantesco) “parlante” (microscopico) “no euro” (minuscolo). Al che, quando è toccato a me, dopo aver fatto il mio intervento sui rifiuti ho chiuso chiedendo apertamente a Rabellino di confermare che, come ha detto l’ufficio elettorale, il suo grillo è quello di Pinocchio e non ha nulla a che fare con Beppe.

Proprio allora si va in pubblicità, mi giro, e mi accorgo che in cinque secondi Rabellino ha sostituito lo spillone con scritto “GRILLO” con un altro recante “LEGA PADANA”! Si torna in onda, e lui comincia come se niente fosse un fantastico discorso sull’indipendenza del Canavese, Canavese provincia, Torino ladrona, da perfetto legapadanista… il tutto detto con una serietà e una credibilità da vero professionista del trasformismo che mi hanno portato ad ammirarlo profondamente. Chi è Mastella rispetto a Rabellino? Nessuno: chapeau.

Chiudo con una nota: alla fine mi sono fermato a parlare un attimo con Ciro Argentino, il candidato dei Comunisti Italiani nonché operaio Thyssen-Krupp di quelli veri, quelli che non hanno preso soldi né accettato compromessi e sono lì impegnati nel processo contro l’azienda. Mi ha raccontato con amarezza, fuori telecamere, di come tutti li abbiano abbandonati, per prime le istituzioni e il sindacato, che invece hanno premiato quelli che hanno accettato i compromessi. Lui mi ha fatto un’ottima impressione e la loro vicenda è non solo drammatica ma vergognosa: al di là dell’ideologia, quando persone che lavorano per poche lire al mese rischiano la pelle e vengono discriminate solo per avere alzato la testa c’è sempre da essere solidali nei fatti, e penso che anche quella per la sicurezza e per la giustizia sul lavoro sia una battaglia che porteremo avanti tutti insieme.

[tags]politica, elezioni, provinciali, torino, televisione, primantenna, beppe grillo, torino a 5 stelle, bertola, porchietto, vietti, rabellino, argentino[/tags]

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venerdì 15 Maggio 2009, 18:56

Giornalismo (2)

Parlando ancora di giornalismo, oggi mi ha colpito questa notizia: non il fatto che in Spagna i tifosi del Barcellona e dell’Atletico Bilbao – squadre simbolo di regioni da sempre separatiste – abbiano fischiato l’inno nazionale all’inizio della finale della Coppa nazionale, né il fatto che tali fischi siano stati censurati dalla televisione di Stato spagnola, ma il fatto che il giornalista che ha ordinato la censura sia stato immediatamente cacciato.

Da noi, manipolazioni del genere sono all’ordine del giorno; in qualsiasi convegno con un politico le inquadrature sono sempre sapientemente scelte per far sembrare piena la sala, quando non si montano in mezzo alle immagini del palco le immagini di repertorio del numeroso pubblico di eventi completamente diversi. L’ultima moda nel pastone politico – non so se l’avete notato – è quella di fingere che il politico di turno parli davanti a degli intervistatori, anche se in realtà si vede benissimo che lo sfondo è finto e che lo sono anche le mani, caratterizzate da microfoni completamente anonimi tenuti perfettamente fermi da braccia ignote di cui si vedono solo le maniche del vestito: una tristezza orwelliana che fa accapponare la pelle.

E così, da noi succede regolarmente che eventuali contestazioni vengano ridimensionate abbassando il volume degli effetti o azzerandolo del tutto; solo che da noi il giornalista che si comporta in questo modo, invece di essere licenziato, fa velocemente carriera. Quali telegiornali hanno mandato in onda queste immagini? Ma non succede solo con Berlusconi; succede anche a livello più piccolo, nelle regioni, nelle città, con politici di destra e di sinistra; spesso con un coro zelante di adoratori che tacciano chi contesta di “disfattismo” o “populismo”.

P.S. Siccome la fortuna aiuta gli audaci, ieri al sorteggio siamo usciti per primi e così occuperemo sulla scheda la prima posizione in alto a sinistra: almeno non dovrete faticare per trovarci. Inoltre, stasera esordisco in televisione su Primantenna alle 20,50, in un dibattito con una dozzina di altri candidati; sono molto curioso di sentire le posizioni altrui.

[tags]giornalismo, censura, spagna, italia, berlusconi, contestazione, calcio, elezioni[/tags]

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