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giovedì 14 Maggio 2009, 17:47

Giornalismo

Oggi mi limito a una postilla sul discorso di ieri relativo allo strano concetto di giornalismo che ormai abbiamo in Italia, linkandovi questa lettera che sembrerebbe uno scherzo o parte di una pièce di teatro dell’assurdo, e che invece è verissima: il Giappone ha dovuto inoltrare una protesta ufficiale al direttore de il Giornale, dato che un articolo di tale pubblicazione l’altro giorno esordiva dicendo che “Lambertow fa incetta di consensi tra i musi gialli giapponesi”.

Ci attendiamo naturalmente che il quotidiano milanese risponda con un sobrio messaggio di scuse a base di “ambasciatore ricchione” e “ce l’avete piccolo”.

P.S. No, dico, sono uno dei soli sei candidati riportati come votabili nel sondaggio di Termometro Politico linkato attualmente da La Stampa nella home page della cronaca di Torino. Son soddisfazioni…

[tags]giornalismo, giappone, il giornale, la stampa, torino, sondaggi[/tags]

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mercoledì 13 Maggio 2009, 16:20

Piccione e comunista

La maggior notizia di oggi è la seguente: il piccione che abita nell’intercapedine del mio balcone ha deposto le uova e ora è lì che le vigila senza tregua. Noi facciamo il tifo per il miracolo della vita e aspettiamo la buona notizia:

DSC02112s.JPG

Nel frattempo, ieri sono andato all’incontro con Travaglio e De Lucia. Marco Travaglio un paio di settimane fa ha ricevuto a Berlino il premio annuale dei giornalisti tedeschi per il collega che a livello mondiale più si è distinto per la difesa della libertà di stampa; certamente l’avete letto sui giornali italiani, quelli che riportano i fatti in maniera indipendente e oggettiva, un po’ come questo articolo di ieri del Giornale che ho trovato per caso cercando un link per la notizia di cui sopra; un articolo in cui il giornalista commenta in maniera imparziale alcune fondamentali notizie di pubblico interesse sulla famiglia Travaglio.

Conosco Franco Travaglio da dieci anni e posso testimoniare che metteva in piedi i suoi musical (con me alle tastiere) ben prima che suo fratello andasse da Luttazzi e diventasse famoso; invece ieri era la prima volta che vedevo Marco, e mi sono limitato a domandargli se i politici che ci hanno portato in questa bagna erano le persone sbagliate, o se è un problema di sistema; e lui ha commentato che il dubbio da me posto sul fatto che Veltroni da giovane fosse intelligente e idealista e poi sia finito così lo ha trovato interessante.

Peccato però che l’intero incontro fosse in realtà un comizio del partito radicale. De Lucia racconta fatti più o meno noti: come il PCI di metà anni ’80 (responsabile politico delle comunicazioni tal Veltroni Walter) abbia barattato i decreti craxiani pro-Berlusconi con il controllo totale su Rai 3, giungendo al punto da far avere a Berlusconi il primo contratto pubblicitario nell’Unione Sovietica della perestrojka (questo manifesto non è affatto un fotomontaggio), e come Il Moderno, giornale di partito della corrente migliorista del PCI guidata dal nostro attuale Presidente della Repubblica Napolitano, fosse pieno di inserti pubblicitari di quindici pagine sulle trasferte del Milan, riempiendo le proprie casse con i soldi di Berlusconi.

Purtroppo, però, parlando De Lucia cade nella sindrome tutta radicale del fatto che loro sono meglio di tutti; che le cose che dice Grillo loro le dicevano già trent’anni fa, che Pannella e la Bonino non passano mai in TV, che loro sono gli unici ad opporsi a questo sistema di dominanza berlusconiana – il che, detto da gente che nel 2001 si presentò alle elezioni insieme a Berlusconi, è quantomeno bizzarro. In più, far smettere un radicale di parlare è impossibile: ma li selezionano geneticamente?

Comunque, mi ha fatto piacere constatare che anche un amico appena tornato da un viaggio di tre settimane all’estero ha provato il mio stesso stupore: ha acceso la BBC, la CNN, Al Jazeera, e ha scoperto che il giornalismo e l’informazione sono cose completamente diverse da quello che crediamo noi in Italia. Berlusconi ci ha rubato le parole; oltre a “comunista” (che poi i comunisti in Italia hanno svenduto la democrazia per un piatto di lenticchie, come dicevamo sopra) anche “giornalista” è un termine dal significato ormai completamente stravolto.

Chiudo con un video: volevate vedere un comizio, no? E comizio sia. Ci sono anche quelli dei miei colleghi, in questa pagina.

[tags]torino, elezioni, politica, 5 stelle, grillo, travaglio, de lucia, radicali, pci, comunisti, berlusconi, veltroni, informazione, giornalismo, piccioni[/tags]

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martedì 12 Maggio 2009, 14:18

Brevi

Segnalo velocemente alcuni appuntamenti: oggi alle 18, al Teatro Espace di via Mantova, Travaglio e De Lucia presentano il libro di quest’ultimo sull’inciucio televisivo tra Berlusconi e la sinistra. Domenica pomeriggio organizzeremo probabilmente un incontro con Maurizio Pallante e Paul Connett, per parlare di decrescita e di rifiuti. Infine, lunedì 25 maggio alla sera Beppe Grillo scenderà a Rivoli: un’altra serata da non perdere.

[tags]torino, appuntamenti, travaglio, de lucia, connett, pallante, beppe grillo[/tags]

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lunedì 11 Maggio 2009, 19:19

Comunista!

Per chi ancora non l’avesse visto, uno spaccato degli italiani di oggi: un grandissimo Fabio Volo, presosi del “comunista” da un elettore berlusconiano, gli chiede di spiegare cosa vuol dire.

Appurato che “comunista è un insulto, un po’ come interista”, potete proseguire con la discussione su coppie di fatto e matrimoni tra omosessuali:

Forse, a forza di parlarci tra noi su Internet, non abbiamo ancora ben capito i danni culturali che gli ultimi vent’anni hanno fatto all’Italia…

[tags]comunismo, berlusconismo, radio, fabio volo, vuoto pneumatico nel cervello[/tags]

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domenica 10 Maggio 2009, 20:49

Cinque minuti di mafia

Stasera non ho molto da dire, ma dopo avere ascoltato l’altra sera Sonia Alfano raccontare di come la mafia sia ormai nazionale ed europea, di come si infiltri negli appalti delle grandi opere e nelle lobby del cemento, volevo sfruttare l’occasione dell’anniversario dell’uccisione di Peppino Impastato per ricordare alcune vittime di mafia e delle mafie; perché tutti sanno di Falcone e Borsellino, ma ci sono altri di cui nessuno sa (e chissà quanti sono quelli di cui non so io).

E se di Giuseppe Gatì già vi ho parlato, mi viene il dubbio che non conosciate affatto la vicenda di Pino Maniaci di Telejato, aggredito fisicamente e legalmente per le denunce fatte nel suo telegiornale, e condannato per esercizio abusivo della professione di giornalista (che nessuno ci si permetta di fare informazione senza sfoggiare l’imparzialità dei giornalisti professionisti italiani…)

Oppure di quella di Pino Masciari, imprenditore da lungo tempo “adottato” dal meetup di Torino, che dopo aver cominciato a denunciare chi gli chiedeva il pizzo si vide far fallire l’azienda da un giudice più tardi indagato per corruzione, e ha dovuto lasciare la sua terra e vivere altrove senza protezione sperando di non essere ammazzato.

Oppure, tornando indietro nel tempo, la storia di Rita Atria, morta suicida a diciott’anni dopo l’uccisione di Borsellino. Rita aveva otto giorni più di me, e ha avuto solo la sfortuna di nascere in un ambiente diverso.

Ecco, forse ogni tanto, tra una velina e un divorzio, i nostri mezzi di comunicazione dovrebbero avere il tempo di ricordare anche queste persone; una volta ogni tanto, almeno lo può fare un blog.

[tags]mafia, vittime, sonia alfano, peppino impastato, pino maniaci, pino masciari, rita atria[/tags]

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sabato 9 Maggio 2009, 21:28

Demoburocrazia

Presentare una lista civica alle elezioni provinciali non è un lavoro facile; dopo aver raccolto le firme e aver recuperato tutti i certificati elettorali nei vari Comuni della provincia, è necessario riordinare e controllare tutte le carte e tutti i timbri, assicurarsi firma per firma della corrispondenza perfetta tra elettore e certificato, contare le firme valide e impacchettare il tutto, facendosi al contempo una fotocopia di tutto, da utilizzare in caso di contestazioni.

Abbiamo iniziato alle 18 di venerdì (e vario lavoro era già stato fatto prima) e solo qualche minuto dopo le tre di notte abbiamo completato tutto, infilandolo in un borsone per la consegna. Ecco quindi alcuni dei candidati al lavoro presso la sede centrale del movimento, temporaneamente stabilita nel salotto di casa mia:

DSC02098s.JPG

Dopodiché, ieri mattina alle 7:30 circa – dopo circa tre ore di sonno – ci siamo presentati all’ingresso del Tribunale di Torino, pronti per la consegna delle firme. Speravamo di essere i primi; l’ordine di presentazione non determina l’ordine di apparizione della lista sulla scheda, ma è rilevante per due motivi; il primo è che, se qualcuno ha firmato per più di una lista, la sua firma viene assegnata alla lista presentata per prima; il secondo è che, se due simboli sono simili o confondibili, anche qui è il primo arrivato ad avere la precedenza.

Naturalmente siamo stati ingenui: al nostro arrivo c’erano già lì varie liste, ognuna rappresentata da un nutrito gruppo di persone a garanzia della posizione in coda, di fronte ai metal detector ancora chiusi. In particolare, i primi ad arrivare erano stati tutti i gruppi della sinistra (nell’ordine Comunisti Italiani, Sinistra Critica e Sinistra e Libertà, mentre Rifondazione era poco dopo di noi) per un motivo molto semplice: oltre ad avere simboli relativamente simili, contano su basi di militanti significativamente sovrapposte, per cui hanno problemi di doppie firme in quantità rilevante; la legge impedisce di presentare più di 1500 firme e dopo lo scarto dei doppioni ne devono avanzare almeno 1000, per cui chi arriva per ultimo rischia l’esclusione.

L’ufficio elettorale apriva alle 8, e man mano che l’ora si avvicinava l’assembramento si infittiva. Il sottoscritto, allenato da anni di stadi aeroporti e concerti, è riuscito a spogliarsi di ogni oggetto metallico e pertanto ad entrare tra i primissimi, non venendo fermato dalle guardie; avrei potuto prendere il numero 2, ma nel rispetto dell’ordine di arrivo all’esterno mi sono accontentato del numero 5.

Peccato che la presentazione di una lista sia una cosa lunga, perché è necessario ricontrollare, contare e verbalizzare tutto ciò che viene presentato, e in particolare le firme. Dunque siamo giunti alla scrivania del cancelliere soltanto alle dieci e un quarto; dopo mezz’oretta ci è stato chiesto di tornare dopo tre ore per concludere il verbale, dando loro il tempo di contare la pila delle firme e dei certificati, che qui potete vedere, depositata sulla scrivania, in tutto il suo splendore.

IMAGE_179s.jpg

Noi abbiamo consegnato 1348 firme, di cui solo 1225 valide e certificate, tra firme apposte con errore o trascritte in modo illeggibile, persone che sono risultate irreperibili nel Comune di residenza dichiarata (già vi dissi che molta gente non sa dove abita…) e persone il cui Comune era davvero troppo lontano perché riuscissimo a recuperarne il certificato nei soli tre giorni che avevamo a disposizione, oppure dove abbiamo incontrato uffici comunali ostruzionisti. Alla fine quelle accettate e verificate sono state 1183; quindi siamo stati ufficialmente ammessi alla competizione.

C’è solo una piccola aggiunta da fare: tra le persone in coda ho visto una faccia che mi era nota, e infatti tra le 38 liste presentate ve ne sono un paio (entrambe presentate dalle stesse persone, con due diverse scatole di firme: complimenti per la capacità di raccolta) che riportano bella grossa la scritta “grillo” o “grilli”, naturalmente senza alcuna autorizzazione o correlazione con Beppe Grillo, che anzi ha già ottenuto ragione dai tribunali lo scorso anno. Abbiamo presentato ricorso, ma la legge – che protegge i simboli dei partiti rappresentati in Parlamento – non protegge invece il simbolo di un movimento come il nostro, né si preoccupa di evitare l’evidente confusione che questo genererà negli elettori, forse perché è funzionale al risultato elettorale dei partiti suddetti.

In più noi non abbiamo il nome di Grillo nel nostro simbolo in alcuna maniera, per via della sua richiesta di lasciarlo fuori per coerenza con la sua posizione sull’abolizione delle province (che condividiamo, ma che per noi non è un motivo sufficiente per lasciare la Provincia nelle mani dei partiti fino a che esiste). E quindi… beh, la forma è salva, la democrazia boh: dato che ci sono persone che da dieci o vent’anni presentano a ogni elezione liste civetta di vario genere, ci devono essere sotto delle motivazioni che mi sfuggono.

[tags]elezioni, beppe grillo, torino a 5 stelle, burocrazia, tribunale, torino[/tags]

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venerdì 8 Maggio 2009, 15:23

In tour (3)

La morale del terzo e ultimo giorno di giri è che devo fare i complimenti a due frequentatori assidui di questo blog, cioé i due che sono andati a firmare presso il municipio di Lanzo Torinese. Ieri ci sono andato io, e ho così scoperto che mentre nel resto del mondo i municipi sono situati davanti a un’ampia piazza dotata di parcheggi e facilmente raggiungibile da chiunque, a Lanzo il municipio è situato in cima alla montagna, su una stretta stradina medievale, praticamente irraggiungibile da qualsiasi direzione; luogo bellissimo con palazzo d’epoca, ma assolutamente impossibile dal punto di vista logistico. Dopo che il navigatore ha cercato per varie volte di farmi imboccare una via contromano, oppure un vicolo largo quanto una bicicletta, oppure una scalinata, mi sono arreso; ho parcheggiato e sono salito per le scale a piedi. In più, è anche l’unico posto dove l’ufficio elettorale non è con l’anagrafe, ma è in cima alle scale nel palazzo a fianco, segnalato a malapena da una scrittina a pennarello semi-cancellata.

Il motivo per cui andavo lì è che quando abbiamo ripreso il modulo con le due firme non ci hanno dato anche gli altri certificati che avevamo chiesto per fax; chiedo spiegazioni alla signora e mi mostra il fax dicendo “vede, è illeggibile!”. Effettivamente il fax era illeggibile, ma dato che io ho inviato direttamente il PDF via Internet la cosa dipende dal fatto che ogni tanto dovrebbero cambiare il toner al loro fax…

Il giro di ieri mi ha portato a Venaria, Robassomero, Cafasse, Lanzo, Villanova Canavese, Nole, San Carlo Canavese, Ciriè, e poi una puntata a Settimo.

A Cafasse il navigatore mi ha fatto percorrere altri sterrati e altre strade impossibili (lo odio già), ma non è solo colpa sua: hanno chiuso la principale strada di accesso al paese e hanno gestito la cosa con cartelli scritti a pennarello associati a dei segnali di direzione obbligatoria da cantiere (i normali segnali tondi blu con la freccia bianca) usati però per indicare “di là” invece che per obbligare alla svolta. C’era quindi questa scena surreale di un pezzo di recinzione piazzato in mezzo a un quadrivio, con sopra un foglio recante scritto “CAFASSE CENTRO” con l’uniposca e sotto un cartello di svolta obbligatoria che però non voleva obbligare nessuno, ma solo informare.

Poi, a seconda del municipio, le esperienze cambiano. A Villanova Canavese l’ufficio elettorale era chiusissimo (era l’una e mezza) ma la signora che ho trovato è stata gentilissima, mi ha aperto il municipio e saputo il nome (nei paesi piccoli l’impiegata dell’anagrafe conosce per nome tutti gli abitanti!) mi ha detto che la signorina si era trasferita a Ciriè già da anni. A Nole invece sono arrivato alle due meno venti e mi hanno fatto rigorosamente aspettare le due (è lì che ho scritto gran parte di questo post) e poi mi hanno pure detto che l’ufficio elettorale era sì aperto, ma fino alle cinque non c’era la persona in grado di fare i certificati (ma allora che lo aprite a fare?). A San Carlo Canavese il problema era che solo il sindaco può firmare – lì però la signora è stata davvero gentilissima. Poi sono passato da Cirié, dove l’impiegata si è lamentata giustamente della quantità mostruosa di certificati che vengono ordinati per fax e poi mai ritirati (d’altra parte se vai senza averli richiesti alcuni si rifiutano di farli subito, per cui è il sistema che incentiva questo comportamento perverso). Infine sono andato a Settimo: è la città con meno parcheggi del mondo, anche lì arrivare in municipio è stata un’impresa.

Dopodiché sono tornato a casa, sono arrivati gli altri e siamo stati fino alle tre e mezza di notte a impacchettare e far fotocopie, per poi dormire tre ore e andare alle sette e venti a far la coda in tribunale… ma questo ve lo racconto con calma. Vi segnalo solo che stasera dalle 18 alle 19,45 presentiamo la lista al Teatro Alfa di via Casalborgone 16, con ospite Sonia Alfano, la presidente dell’Associazione Familiari Vittime di Mafia. Se fate un salto, ci vediamo là.

[tags]elezioni, torino, provincia, burocrazia, certificati[/tags]

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giovedì 7 Maggio 2009, 11:23

In tour (2)

Bene, anche ieri il tour è stato interessante, toccando nell’ordine Collegno, Grugliasco, Rivalta, Rivoli, Rosta, Buttigliera Alta, Avigliana, Almese, Rubiana, Valdellatorre, San Gillio, Druento, Pianezza e infine di nuovo Rivoli.

E la notizia principale è che il tizio che ci aveva detto di abitare a Moncalieri, dove però ci avevano dato notizia del suo trasferimento a Villastellone, da cui però ci avevano segnalato il trasloco a Rivoli, all’ufficio di Rivoli risulta essersi trasferito due anni fa a Bruino. Lo ammetto, ho desistito!

Rinnovo la sensazione che la provincia di Torino sia davvero interessante; ogni paese ha una sua identità e una sua armonia, spesso con monumenti misconosciuti (per esempio, ho frequentato Collegno per trent’anni e non avevo mai notato la chiesa romanica che sta subito a destra di corso Francia dopo il cavalcavia).

Certo, per vederli devi pagare lo scotto di una viabilità improbabile, infilandoti in stradine impossibili: e qui la palma va al municipio di Avigliana, situato nella piazza centrale del borgo medioevale (davvero bellissimo e da poco restaurato) nella quale ci sono una ventina di posti auto che sono gli unici parcheggi nel raggio di centinaia di metri; avendo incautamente superato la piazza per carenza di parcheggio, mi sono ritrovato a salire su strade pavimentate di pietre in direzione cielo, senza manco poter fare inversione.

Ieri però la giornata era bellissima e quindi anche salire a Rubiana o a Valdellatorre (quest’ultimo pure un giro a vuoto, dato che l’unico firmatario in realtà era residente a Corio Canavese: ho desistito anche lì) è stato davvero un piacere. Tra l’altro andavo spesso in bici a Valdellatorre quando stavo a Rivoli; se vi capita l’occasione, è un giro piacevole anche da Torino (per quanto non brevissimo), andata via Collegno – BruereAlpignano, ritorno via San Gillio – Druento – Savonera. E la torre di Valdellatorre merita un book fotografico.

Poi ci sono anche i lati negativi: per esempio, shame on il municipio di Rosta, dove, nonostante l’ordine prefettizio di tenere aperto l’ufficio elettorale anche al pomeriggio martedì, ieri e oggi, in modo che noi poveri cercatori di certificati potessimo reperire qualcosa, hanno sbarrato tutto e alla mia scrollata di campanello hanno risposto che “la signora c’è solo al mattino, è part time”.

Infine, ieri ho visto anche i lati negativi del navigatore: ero in piazza ad Almese e dovevo andare a Rubiana, e sapevo già dove andare, ma avevo il navigatore acceso e mi ha detto “ma no, passa di là”. Io ho commesso l’errore di fidarmi, e il navigatore mi ha fatto fare un giro impossibile per salite e stradine per cinque minuti, per poi riportarmi venti metri prima del punto in cui ero, in modo da poter prendere la strada giusta senza fare inversione. Aoh, ma chi ti scrive gli algoritmi?

[tags]torino, provincia, elezioni, torino a 5 stelle, certificati, tour[/tags]

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mercoledì 6 Maggio 2009, 10:16

In tour

In questi giorni sono in giro dal mattino alla sera per visitare i municipi di buona parte dei Comuni della provincia di Torino, per ritirare i certificati elettorali delle persone che ci hanno dato la firma.

Abbiamo circa 400 firme da fuori Torino, sparse in 86 comuni, per ognuno dei quali bisogna mandare un fax in anticipo con i dati personali dei firmatari – precedentemente trascritti dai moduli firma dentro un foglio Excel, con inevitabili errori di trascrizione e di copia e incolla – per poi passare personalmente a ritirare i certificati. Dato che purtroppo soltanto io e un altro ci siamo dati disponibili per questo lavoro, e che tutto deve essere fatto in tre giorni (ieri, oggi e domani), capirete che non è un lavoro semplice: un’altra simpatica mina piazzata sulla via di chi volesse fare una lista civica dal basso.

In più, le cose si complicano continuamente; per esempio capita di andare a Moncalieri e di scoprire che una delle persone che ti ha detto di abitare lì, mostrandoti una carta d’identità di Moncalieri, in realtà si è già trasferito a Villastellone. Allora vai a Villastellone, e ti dicono che nel frattempo è già andato ad abitare a Rivoli… e così via. Naturalmente, a un certo punto smetti di inseguire e depenni la firma, ma in teoria non basta nemmeno un giro solo: dovresti farne uno per verificare i dati, e un secondo per chiedere i certificati ai Comuni giusti.

Oppure ci sono i Comuni pistini: per esempio a Nichelino le signorine (peraltro molto gentili) mi hanno fatto un quiz, perché la data di nascita di una persona era sbagliata e ciò impediva il rilascio del certificato; nome, cognome, luogo di nascita, giorno e mese di nascita ed estremi del documento erano giusti, ma avevamo tracopiato “1965” invece di “1985” come anno di nascita… In realtà il pistinismo è dovuto, per evitare che le liste rubacchino nomi e cognomi sull’elenco telefonico e si inventino i relativi dati (cosa che molti fanno comunque, mentre altri semplicemente hanno un loro raccomandato assunto all’anagrafe che gli passa gli elenchi, ai quali viene aggiunto uno scarabocchio come firma: vi ricorderete i casi romani); però, insomma…

Comunque – oltre ad aver finalmente scoperto l’uso del navigatore: ehi, è comodo, gli dici “municipio di Bruino” e fa tutto lui – è stato davvero interessante vedere un po’ di persone e di posti in provincia.

A Moncalieri l’ufficio è in un posto bellissimo, proprio sul piazzale del Castello; però ho fatto mezz’ora di coda fermo in macchina perché proprio quel giorno avevano deciso di riasfaltare a tradimento la strada che scende verso Trofarello. A Trofarello, dentro l’anagrafe, troneggia una gigantografia nuda di Del Pippa: brrr… A Villastellone la signora è stata gentile, anche se erano presi dalle loro comunali. A Carmagnola il municipio è in un bel palazzo, ma due su quattro erano sconosciuti o trasferiti.

Nel pomeriggio poi ho infilato nell’ordine Nichelino, La Loggia (bello, c’era un bel sole e sembrava davvero estate), Vinovo (paese antico e molto bello, con uno splendido castello, però con una pianta progettata da M. C. Escher: complice la chiusura per lavori dell’unica via in direzione Torino, ci ho messo mezz’ora e almeno tre giri in tondo per capire come uscire dal paese), Candiolo (efficientissimi, ritiro in dieci secondi), Orbassano (in pieno centro, ma mi han fatto una copia sola dei certificati…), Bruino (ne avevamo ben quattro) e infine, dato che c’era ancora tempo, Sangano, dove l’aria è già decisamente montana.

La val Sangone, circondata da montagne e piena di prati e boschi, è sempre bellissima: dev’essere per questo che vogliono farci passare in mezzo la TAV.

[tags]elezioni, certificati, comuni, burocrazia, torino a 5 stelle, torino, provincia[/tags]

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lunedì 4 Maggio 2009, 20:02

Quattro maggio

La vera notizia, oggi, è che non solo non pioveva, ma c’era un sole che spaccava le pietre. C’è chi ha attribuito la cosa al fatto che la tradizione del quattro maggio prevede la pioggia solo se esso cade in prossimità di una partita casalinga del Torino, e invece stavolta si è giocato in trasferta.

Dev’essere però che Firenze per il granata è quasi una seconda patria, e quindi è successa l’ennesima magia: all’avvicinarsi dell’ora fatidica, improvvisamente dal nulla sono spuntate le nubi. Per qualche minuto, solo qualche minuto, è stato di nuovo il quattro maggio: una pioggia sporca e cattiva sputava giù dal Paradiso la rabbia del destino, ora e per sempre cinico e baro. Era quasi grandine, una grandine di frammenti e meteore e briciole di aereo e di vite – chi ha visto le foto della tragedia sa, un calzino qui, una maniglia là, una ruota strappata dal nulla.

Il cielo, insomma, ha onorato la ricorrenza con una breve e intensissima cerimonia, tanta acqua come nel fondo di un oceano, come nel mare di Lisbona. E poi ci ha lasciati liberi nel ricordo: il tempo di arrivare al Fila ed era già di nuovo una giornata estiva.

Visitare il Fila fa bene e male insieme; è come andare a visitare un vecchio nonno a cui tieni moltissimo ed essere contento di rivederlo, ma allo stesso tempo accorgerti con dolore di come ogni volta la sua salute sia peggiore, e abbia qualche acciacco in più, e sembri più anziano e malridotto, e si avvii inesorabilmente verso la sua fine. I poveri monconi che si sono salvati dallo scempio delle speculazioni politiche e di quelle edilizie sono sempre più sbriciolati e traballanti, e sempre più presi d’assalto dalla vegetazione.

Grazie agli sforzi immensi ed encomiabili di tanti tifosi, che hanno passato settimane a falciare l’erba e rimuovere l’immondizia, oggi l’area era pulita e piena di gente; eppure mi ricordo che anche solo tre anni fa (quando pure io, insieme alla mitica Lorena – una tifosa granata di Santiago del Cile che si era pagata sei mesi in Italia per vedere il Toro – e a tanta altra gente avevo passato giorni sotto la pioggia, a rimuovere macerie, tagliare arbusti e passare la candeggina nelle stanze scoperchiate, e poi, dopo la festa, a togliere frammenti di vetro dal terreno con un cucchiaio) il Fila sembrava più in salute.

Dev’essere l’effetto delle tremende barriere di lamiera volute dal Comune: che insiste con questa stupida idea che qualcuno possa farsi male sulle gradinate pericolanti. Che poi sono pericolanti per scelta e volontà del Comune stesso e dei suoi amici palazzinari di ogni ordine e grado, che in questi dieci anni di Fila a monconi hanno già tentato di costruirci sopra qualsiasi cosa, supermercati, parcheggi, case di lusso a quindici minuti dal centro, e poi certo anche un campo di calcetto, però sintetico e che costi tantissimo; meglio ancora un campo di subbuteo, che toglie meno spazio ai negozi.

E così, ogni qualche mese il potere piazza un nuovo giro di barriere, una nuova staccionata, un nuovo muro; e tempo qualche settimana magicamente ci si apre un varco, e i bambini tornano a correre sul prato dietro un pallone, e gli adulti a chiacchierare guardando i bambini, e i vecchi a sedersi sulle gradinate, taluni anche ricordando le partite viste là da ragazzi.

Non mi illudo che capiscano in tanti; moltissimi, a Torino, il Fila non sanno nemmeno dove sia (e mi dispiace per loro). Il Fila, a Torino, è una delle ultime zone di libertà; invisibile agli assimilati, impenetrabile per l’ordine nuovo, scandalosa per gli sdegnati a comando, concupiscibile per il potere, invincibile fin che la forza tranquilla del suo popolo non la abbandonerà.

Sarà quando ci porteranno via il Fila del tutto, infatti, che Torino chinerà la testa.

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[tags]toro, torino, filadelfia, stadio, grande torino, superga, 4 maggio[/tags]

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