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sabato 21 Ottobre 2006, 23:25

Mediaset Premium Howto

Stasera c’era Cagliari-Toro (col senno di poi, è più corretto Cagliari-Abbiati), ed essendo stato paccato dal mio club per una visione collettiva, mi sono detto: perchè non vederla a casa, sfruttando le meraviglie della pay per view?

Se non avete comprato abbonamenti o pacchetti vari, una partita di serie A può essere visibile in tre modi:

  • via satellite, su Sky, per 8 euro (ma dovete già essere abbonati almeno al pacchetto base di Sky);
  • via digitale terrestre, su Mediaset o su La 7 a seconda della squadra e del campo, per 5 euro;
  • via streaming Web, su Rosso Alice, credo per 3 euro.

Scartato lo streaming Web per dubbi sulla qualità dello stesso, ho scelto quindi di provare il brivido di essere uno dei pochi italiani ad utilizzare sul serio la grande innovazione del digitale terrestre; ma con il dubbio di saper come fare.

Il Toro è una squadra Mediaset, il che significa che Mediaset trasmette non solo le partite in casa, ma anche tutte le trasferte, comprese quelle sui campi delle squadre che hanno il contratto con La 7 (è una novità di quest’anno: i due operatori si sono reciprocamente incrociati i diritti per cinque squadre a testa): a me conviene quindi comprare la tessera Mediaset Premium. C’è un sito abbastanza ben fatto (certo meglio di quello orrido di Sky) che fornisce un bel po’ di informazioni, ma ho pensato di lasciare comunque traccia di quel che dovete fare.

Supporrò che abbiate già un “box digitale interattivo”, a forza degli incentivi di Berlusconi, e che abbiate già verificato di ricevere Mediaset Premium; a questo scopo basta effettuare la ricerca dei canali e verificare che nella lista compaiano dei canali denominati “Mediaset Premium 1”, e così fino a 6, e “Premium Attivazione”.

A questo punto vi serve la tessera, che si compra in un qualsiasi negozio di elettronica che abbia i decoder (io l’ho presa da Saturn all’8 Gallery). Si tratta di una scatoletta con tessera e libriccino, che costa 30 euro e vi offre un credito di 25 (se in Italia ti portano via un dazio di ricarica gli operatori telefonici, perchè non dovrebbero farlo anche quelli televisivi?). La si può poi ricaricare acquistando ricariche in negozio, oppure sul sito, con carta di credito.

Una volta ottenuta la tessera, è necessario attivarla. A questo scopo, dovete segnarvi il numero di 12 cifre che è scritto sul suo retro, quindi inserirla nel decoder, accenderlo, e sintonizzarvi sul canale denominato “Premium Attivazione”. Il decoder mi ha risposto subito con un messaggio rassicurante: “Smart card illegale”. Incurante di questo, io ho chiamato il numero verde indicato sulla confezione (ma potete anche usare un SMS o il sito Web), premuto 4, e poi digitato il numero di serie della tessera. La voce registrata risponde che il numero non è valido… calma, sangue freddo, riprova… e voilà!

Due secondi dopo lo schermo del televisore si riempie di una grande scritta lampeggiante “TESSERA ATTIVA” e di un “Benvenuto nel mondo della libertà digitale!” che sembra tratto dall’ultimo discorso di Silvio. Eureka!

Ma la cosa più carina è come fare a comprare il singolo evento: basta guardarlo. Sintonizzandosi sul canale dove sta iniziando o è in corso una trasmissione a pagamento, il sistema manda automaticamente un pop-up per chiedere se si vuole pagare. Con un doppio OK sul telecomando, si effettua l’acquisto e la trasmissione diviene immediatamente in chiaro.

Il che vuol dire che credito residuo e autorizzazione alla visione sono entrambi in locale. Interessante…

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sabato 21 Ottobre 2006, 14:52

Processo al SUV

Ogni tanto noto insospettabili cedimenti nelle persone più impensate. In questo caso, mi sono stupito nel leggere .mau. dare peso alle lamentele dell’unica categoria neotassata su cui tutta l’Italia (tranne ovviamente gli interessati) è d’accordo, quella dei possessori di SUV. L’argomento sarebbe che si tratterebbe di una categoria mal definita, e che a quel punto non si capisce perchè non supertassare allo stesso modo tutte le auto di elevata potenza o di elevato costo. Mi sembra quindi necessario raccogliere esplicitamente i numerosi capi d’accusa contro questo tipo di veicolo.

Adotterò per primo quello più debole o comunque più opinabile: il fatto che sia sufficiente girare per le nostre città per osservare l’anomala quantità di cattivi comportamenti tra i guidatori di SUV. Se per tutti noi il SUV è sinonimo di parcheggi irregolari, sosta in doppia fila in posti impossibili, utilizzo dell’auto anche per fare cento metri, manovre assurde di ogni genere, tagli di strada e inversioni vietate, o siamo tutti vittima di una allucinazione collettiva, o qualcosa di statisticamente vero c’è.

Del resto, venendo a criteri più oggettivi, è indubbio che la caratteristica di questi veicoli di essere sostanzialmente dei fuoristrada permetta loro anche in città di salire su gradini e marciapiedi. In zone poco parcheggiabili, è assolutamente la norma trovare SUV parcheggiati sugli scivoli, sui marciapiedi, sulle piste ciclabili, persino su aiuole e giardinetti.

Dal punto di vista del parcheggio, poi, hanno un altro problema: sono grossi. Nei parcheggi a pettine, ad esempio, stanno in larghezza tra le due righe di pochi centimetri: di fatto, se gli parcheggi vicino, nè tu nè lui riuscite più a salire in macchina. Di norma, portano via due posti invece di uno. Se parcheggiano normalmente a bordo strada, sporgono in larghezza e ostruiscono la visibilità. E quando escono, non si fanno tanti problemi a toccarti o bollarti la macchina, tanto loro sono più grossi.

Quello della visibilità è un altro grosso problema che i SUV causano nelle nostre città intasate. Se sei dietro a uno di loro, non vedi nulla. Se quello davanti a lui inchioda, lui può inchiodare, ma tu gli finisci matematicamente dentro. Se lui (come abitudine) scarta all’ultimo secondo per evitare un ciclista o un pedone, tu rischi di non riuscire a fare lo stesso. Nelle strade strette di molti centri storici, l’arrivo di un SUV costringe i passanti a buttarsi nei portoni per non essere presi sotto.

Ma anche se eliminassimo tutti questi problemi, ne rimarrebbe ancora uno che direi insuperabile: il consumo (e quindi, l’inquinamento). Non è affatto vero che a parità di potenza consumo e inquinamento siano uguali, e quindi un’auto sportiva e un SUV andrebbero supertassate allo stesso modo. Io sono andato su Quattroruote a cercare qualche dato: anche confrontando veicoli dello stesso costruttore e quindi con motori certamente simili, ad esempio la sportiva BMW Z4 e il SUV BMW X5, in due allestimenti di potenza quasi uguale, la seconda (che, pur con 10 kW di potenza in più, ha una velocità massima di 30 km/h inferiore, ed è del 10% più lenta in partenza da fermo) consuma in città 18,2 litri di benzina per 100 km, contro i 12 della prima. Fa un buon 50% di consumo in più, anche rispetto a una “normale” auto di lusso di pari potenza.

Non provate nemmeno a fare il confronto non dico con una utilitaria, ma anche solo con una berlina di classe media. Rispetto a una Ford Focus, l’X5 consuma il doppio; rispetto alla Grande Punto, 2,3 volte; rispetto alla Nuova Panda, 2,5 volte. E tutto questo facendo sempre confronti con modelli a benzina; rispetto a una Nuova Panda con motore turbodiesel Multijet, il consumo è quasi il quadruplo – e per la maggior parte degli usi urbani, dove le persone viaggiano quasi sempre da sole e le velocità sono limitate per forza, la comodità dei due mezzi è quasi la stessa.

Tutta questa benzina bruciata in più si ripercuote non solo in inquinamento aggiuntivo nelle nostre città, con conseguenti targhe alterne e più malattie per tutti e non solo per loro, ma in un aumento generalizzato del prezzo del petrolio: si calcola che il consumo dei SUV a livello mondiale sia pari all’intera produzione dell’Arabia Saudita. Tutto questo petrolio consumato inutilmente fa salire il prezzo del carburante per tutti, compresi i contadini del Terzo Mondo.

A questo punto, se uno proprio vuole utilizzare un veicolo pesante, ingombrante, pericoloso per gli altri, socialmente costoso, e soprattutto molto più inquinante degli altri a parità di prestazioni, faccia pure; ma paghi una tassa extra per compensare di tutti questi danni alla collettività. Io trovo anzi che ci sarebbero molte buone ragioni perchè nei centri urbani i SUV fossero vietati del tutto. Esattamente come sta accadendo per le vecchie e inquinanti auto Euro 0 e Euro 1, che però sono tutte di anziani e poveracci.

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venerdì 20 Ottobre 2006, 20:38

Tutti i commenti

A grande richiesta, ho finalmente aggiunto nel riquadro di sinistra un link per richiamare la lista di tutti i commenti pubblicati, in ordine cronologico inverso. Potete cliccare sulla scritta “Ultimi commenti” oppure sul collegamento al fondo della lista. Se è un po’ che non vi collegate, potrebbe essere utile per vedere se ve ne siete persi qualcuno… almeno, è ciò a cui è servito a me, rientrando dopo due giorni offline!

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venerdì 20 Ottobre 2006, 20:33

Anno zero?

Probabilmente è inevitabile, in tempi di Finanziaria, che tutti siano scontenti, che tutti si lamentino. Eppure, stamattina mi è bastato accendere la radio per sentire solo lamentele, tutte concluse con la perentoria richiesta “lo Stato dovrebbe fare di più per noi”.

Lo diceva ad esempio una sindacalista dei precari pubblici che, dopo aver accusato la CGIL di essere il braccio armato della Confindustria, sosteneva che la Finanziaria fa troppo poco contro i ricchi (più di così che dovevano fare, sparare?).

Lo diceva poi un rappresentante dei residui cassintegrati Fiat, sostenendo che non fosse accettabile che ci fossero ancora 300 quarantenni e cinquantenni in cassa integrazione a fronte del fatto che la Fiat abbia ricominciato ad andare bene senza riprenderseli: e nessuno che abbia avuto il coraggio di fargli l’obiezione più evidente, quella secondo cui le due cose potrebbero essere almeno in parte collegate.

Ma ciò che mi ha più perplesso è stato vedere per la prima volta la trasmissione che segna il ritorno di Michele Santoro in televisione, denominata Annozero (scritto tutto attaccato perchè fa più cool). Santoro sembra vecchio, vecchissimo, fuori posto, tanto che ti viene naturale pensare che dopo aver fatto il giustissimo gesto simbolico di riportarlo in video, lo si potrebbe tranquillamente mandare in pensione.

Quello che però non mi ha convinto è la trasmissione: tutta completamente dedicata ai “giovani di Locri, alla ndrangheta, all’ospedale locale che rappresenta la maggiore azienda del paese: “l’ospedale è la Fiat di Locri”, come dichiarato da un intervistato, rende bene il modo in cui la sanità pubblica è concepita in Calabria, non come servizio ma come modo per dare lavoro, ovviamente clientelare.

Eppure, dopo breve tempo questa specie di trasposizione su schermi nazionali del TGR Calabria ha cominciato a darmi fastidio, fino a farmi cambiare canale. Altro che anno zero: quante trasmissioni come questa abbiamo già visto negli ultimi vent’anni? Con il solito teatrino di giovani e vecchi che si lamentano che lo Stato non fa abbastanza per loro? Che chiedono altri soldi (pare quattro miliardi di euro di fondi pubblici solo lo scorso anno, tra Italia ed Europa) per poi usarli esattamente come tutti quelli ricevuti negli ultimi sessant’anni, cioè per sprechi e clientele?

Io vorrei invece vedere ogni tanto sul servizio pubblico una trasmissione che discuta in positivo, di come possiamo fare a creare nuova ricchezza e nuova economia, magari con forme che ne garantiscano la redistribuzione, e di come risolvere i nuovi problemi di chi produce, non i vecchi problemi di chi vive assistito da sempre. Che parli di quelli che pure in Italia si sbattono, senza chiedere niente a nessuno, e pazienza se l’80% di questi (così come del nostro PIL) si trova nel Nord Italia. Un Nord che sugli schermi di Santoro compare, ma anche qui solo quando c’è da criticare, che sia l’ignoranza dei veneti o il fuoristrada dei cumenda milanesi.

Chiedo troppo?

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venerdì 20 Ottobre 2006, 11:47

Lidl coi baffi

Nella mia attitudine al consumo attivo, stamattina mi sento in dovere di testimoniare la mia recente esperienza con l’unico attrezzo per barba e baffi che troverete alla Lidl, lo Shaving System G.Bellini.

Trattasi di un manico di rasoio più venti lamette bilama usa e getta, che vengono montate a pressione e poi buttate via dopo l’uso (nel mio caso, dati i miei antenati genovesi, dopo almeno una trentina di usi).

Ora, il feedback è misto: alla prova su strada, questo rasoio si rivela essere il diretto discendente di una sperimentazione sui machete effettuata dal Terzo Reich. Per tagliare, taglia: fin troppo. Anche la mia barba densa di tre giorni, in certi punti simile al tappetino dell’ingresso, viene spazzata via al primo passaggio. In compenso, non provate a fare il contropelo: al secondo passaggio viene spazzata via metà della pelle, e vi presenterete in trasmissione con Cairo con una imbarazzante puntinatura rossa.

Insomma, per le situazioni folte va bene, ma per quelle delicate credo che continuerò a usare i normali Gillette

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mercoledì 18 Ottobre 2006, 07:41

Clerks 2

Ieri sera sono finalmente andato al cinema. Finalmente, perchè se nella mia vita precedente – quando vivevo in coppia – usavo andare al cinema almeno tre o quattro volte al mese, in questa attuale, che dura da due anni e mezzo, ci sarò andato tre o quattro volte in tutto, adattandomi invece alle serate casalinghe davanti a Sky. Il cinema mi piace moltissimo, ma probabilmente non faccio più parte di alcuna compagnia che condivida la passione; o anche, il cinema è una delle più tipiche attività sociali della coppia, per cui i single in età adulta ne restano mediamente esclusi.

Comunque, ho visto Clerks 2, con un po’ di preoccupazione non avendo mai visto il primo; devo invece dire che il film si gode bene lo stesso. La prima metà è scostante, e comprende anche lunghe pause e diverse scene troppo sbrodolate; ma la scena clou che occupa tutto il finale è eccezionale. La volgarità non è così eccessiva (quasi tutto quel che c’era è stato fedelmente riportato negli spot su Radio Flash e Radio Popolare), anche se certo non consiglierei la visione a chi arrossisce a sentir parlare di sesso in modo anatomico. La storia d’amore e la rara pseudofilosofia sono dimenticabili se non irritanti, ma non è quello il punto; il punto sono invece alcune spettacolose scene demenziali qua e là, tra cui una parodia in quindici secondi dell’intera trilogia del Signore degli Anelli che perseguiterà per parecchio tempo tutti i suoi nerd adoratori. Ed è splendidamente assurdo anche il momento Jacksons Five + balletto a centro film.

Insomma, pur non essendo un film indimenticabile, vale il costo del biglietto; e poi, potrete fermarvi per cinque minuti alla fine per leggere l’infinito scrolling di tutti i nomi e cognomi dei “friends” del film su MySpace. Peccato però che uno su dieci abbia per nome “Null”: forse dovevano dare una ripulita a quel dump di database…

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mercoledì 18 Ottobre 2006, 00:41

Ieri

Poco fa, mentre tornavo a casa dal cinema, ho ascoltato su Radio Uno il giornale radio di mezzanotte, che ha aperto parlando di “un incidente in metropolitana a Roma avvenuto ieri mattina”. La cosa mi ha molto stranito: tecnicamente, essendo le 0:00, il termine “ieri” è corretto, ma mi suonava male lo stesso.

Presumo che il passaggio da “ieri” a “oggi” si collochi durante il sonno, e però ancora per qualche ora dopo mezzanotte le persone che sono sveglie lo sono quasi certamente perchè non sono ancora andate a dormire, e non perchè si siano già svegliate: non sarebbe più corretto adottare come ora “spartitraffico” le 3 o le 4? O forse non sarebbe più semplice spostare in avanti di qualche ora l’origine del giorno, per poi alzarci alle quattro, fare pranzo alle nove e cena alle 17?

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martedì 17 Ottobre 2006, 11:04

A tutto schermo

Non è così inusuale che succeda qualcosa di grave in luoghi che conosci comunque bene, come piazza Vittorio a Roma. E’ certamente strano vedere gli infermieri che portano su feriti dalla stessa scala su cui, sei mesi fa, era ambientata proprio la scena finale di questo film con te come protagonista. E’ da “brivido normale” pensare che tu hai preso quella stessa linea, quelle stesse carrozze nuovissime vanto di Veltroni, soltanto giovedì scorso.

Ma è sempre un po’ strano alzarsi, accendere il televisore, e a meno di un’ora dall’impatto vedere la piazza piena di gente, polizia e ambulanze, le persone che escono zoppicando o vengono portate via in barella, il conto dei morti che cresce, i politici che accorrono o telefonano in diretta. La diretta totale di Sky Tg24, Sky News che la rimanda in tutto il mondo, la CNN che manda l’ultim’ora, la notizia che nasce, cresce, vive, tentenna incerta su dove dirigersi, se sulla critica ai politici o sul drammone umano. E poi, piano piano, tra qualche giorno, si spegnerà anch’essa.

Doveva essere un servizio alla società, è ormai un rito guardone. Ma è ipnotico lo stesso.

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martedì 17 Ottobre 2006, 01:14

Beato il popolo

“Beato il popolo che non ha bisogno di eroi” (B. Brecht)

Il mio club, Geneticamente Granata, era invitato da parecchio tempo per questa sera da Carlo Testa in trasmissione; solo ieri a fine partita, però, abbiamo saputo che ci sarebbe stato Urbano Cairo. E quindi, ci siamo preparati per lo show, coi palloncini, i coriandoli, le sciarpe e le maglie granata; e abbiamo avuto il privilegio di far da sfondo al presidente, e di passare la serata a un metro da lui.

La prima parte di trasmissione, difatti, è un preludio minore, che serve solo a farmi notare l’eccezionale bravura di Carlo Testa – credetemi, da casa non la si apprezza appieno, perchè ciò che vedete è solo una parte di quel che il conduttore deve fare; e Carlo recita bene, organizza bene, sorride e scherza scioltissimo, fa filare tutto senza un intoppo anche quando deve improvvisare. Non è facile come sembra, lo scopriamo noi quando tentiamo dei cori e uno parte mal sincronizzato, l’altro invece, forse per troppa tensione, viene lanciato diverso da come lo pensavamo, con tanto di mini-scazzo tra soci alla fine.

Infine, giunge il momento tanto atteso. Già l’arrivo è un delirio: si rientra dalla pubblicità in un oooooh che non finisce perchè l’Atteso non si materializza, tanto che la regia disperata finisce per inquadrare le quinte e la porta di ingresso dello studio, che non è illuminata e pare il buco di Alfredino a Vermicino.

Poi, a fatica, Urbano Cairo rompe il muro di mani tese a toccarlo, e riesce ad arrivare davanti alle telecamere, sommerso dai nostri palloncini e coriandoli e da cori di olè. E’ subito sciolto, lui e Testa fanno coppia perfetta, si fanno da spalla l’uno con l’altro.

Basta la prima mezz’oretta per esporre, in crescendo, il suo mito. Il mito di Cairo che lavora 130 ore la settimana e dorme quattro ore per notte, ma in realtà anche in quelle quattro ore pensa nel sonno a che giocatori comprare. Il mito di Cairo benedetto dal papà e dalla mamma, lui in studio, lei al telefono per elogiarlo ancora, il miglior figlio che si potesse avere. Il mito di Cairo che quando gli ricordano che l’anno scorso ha fatto la squadra in sette giorni risponde senza esitare “Come Dio!”, anche se dopo qualche secondo si rende conto e ritratta (è pure seduto accanto a don Rabino…).

La gente è in delirio, pende dalle sue labbra, urla con gli occhi: di più, di più – che difatti è il nome di una delle sue riviste… E lui acconsente, e tira fuori altri numeri. Il Toro è vostro, dice, io sento la responsabilità, lo faccio per voi, sono vostro servo. Prosegue con il giuramento sulla testa dei suoi figli (nello specifico, che non venderà il Toro ai russi), un classico tratto direttamente dal Manuale di comunicazione moderna di Berlusconi S., edizioni Mondadori. Alla fine arriva persino, senza che lui debba fare un cenno, il momento del linciaggio pubblico del nemico: alla cauta menzione di Tuttosport in forma interrogativa, prima che lui possa parlare, la folla (cioè io, noi, tutti, sciolti e indistinti nel branco adorante) batte di piedi sulla scena con un rollio lugubre che ricorda quello di un carro bestiame in partenza per Auschwitz. Se fossi in Padovan, starei attento ad uscire di casa.

E’ proprio questo che mi colpisce, alla fine: Cairo in tutto questo sparisce, è lì ma recita una scena, persino quando è onestamente sincero. E’ un personaggio retorico, che evidenzia nella loro nudità le nostre parti peggiori: quelle che ad ogni stacco pubblicitario lo assalgono a gomiti alti per avere una firma, una foto, una stretta di mano. Non lo fanno quasi respirare, lo spingono, lo strappano: tutti, non solo gli stupidi, non solo i deboli. La Gisella (lampante dimostrazione che bellezza più cervello uguale costante; ma che tette!) che dichiara in diretta di fremere per lui. Il cantante granata che gira con copie del suo CD da fargli benedire, e chissà che non ci scappi un contratto. Il tifoso che gli fa firmare la sciarpa e poi chiede conferma a me che si legga bene “Urbano”. L’ospite che ruba due volte la parola al conduttore per fare una domanda scelta apposta per far bella figura col mondo, e il fatto che la risposta sia scontata è secondario. Il vecchiardo di Geriatria Granata che prende il microfono solo per ricordare al presidente quand’è che si erano già incontrati. Tutti in tiro, nel vestito della festa, cercano di vivere di luce riflessa. Gli unici immuni, nella loro innocenza, sono i bambini, che verso lo scoccar delle undici vorrebbero essere ovunque tranne che lì, tirano calci nella schiena a Testa e dondolano dietro Cairo incuranti di rovinargli l’inquadratura.

Spero che queste righe non siano fraintese: anche a me Cairo fa un’ottima impressione, pare generalmente sincero, ed è nel complesso una persona assolutamente fuori dal comune. Ma io, su Cairo, non posso dare un giudizio. Non lo conosco; nessuno di noi lo conosce veramente. Dovrei andarci a cena una sera, guardarlo per un po’ lontano dalle telecamere, per poter provare a capire qualcosa. Dovrei parlare con l’essere umano.

So, però, che non vorrei essere Cairo. Non vorrei esserlo adesso, una vita da privilegiato in corsa a farsi tirare per la giacchetta; e non vorrei esserlo quando, come in tutte le cose, anche per lui la ruota farà un giro a vuoto. C’è troppa umanità in attesa fremente, davanti a lui: Cairo, imponici le mani. Sorridi e saluta il mio bimbo malato. Facci ridere, Cairo, facci divertire. Vendica le nostre vite frustrate da capuffici gobbi e globalizzazioni al ribasso. Facci, semplicemente, sognare.

Ma non deluderci, Cairo, perchè se no diventeremo cattivi.

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lunedì 16 Ottobre 2006, 15:48

Ciao con la manina

Da domani poi si torna ad argomenti normali, promesso! Però devo ancora segnalarvi un’occasione imperdibile di vedere (forse) il vostro blogger preferito in TV: questa sera io e tutti i Geneticamente Granata saremo ospiti di Carlo Testa nella più vista trasmissione sportiva del Piemonte, Orgoglio Granata, alle 20:30 su GRP. Il piccolo particolare è che questa sera sarà ospite anche il presidente Cairo, che con la sua fluente parlantina occuperà ogni secondo libero della trasmissione. Ma cercherò almeno di farvi ciao con la manina dallo sfondo!

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