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lunedì 17 Dicembre 2012, 17:34

Malati di movida

Ricorderete la polemica della scorsa estate, una delle tante montate ad arte dai giornali, su “Grillo contro la movida”. In realtà nessuno vuole fermare la vita notturna o impedire alle persone di divertirsi, ma si vorrebbe semplicemente garantire a tutti la possibilità di vivere in pace in casa propria.

Il video che vedete è infatti stato girato dagli abitanti delle zone “calde” di Torino, da piazza Vittorio a San Salvario; zone che per diverse notti a settimana si trasformano sempre più spesso in una bolgia priva di regole. A nessuno farebbe piacere restare sveglio una notte dopo l’altra, di fronte a persone che in strada si divertono a fare rumore per il puro piacere di farlo, o che si picchiano selvaggiamente, magari mentre i vigili passano e vanno via.

Il Comune ha oggettivamente poche possibilità di gestire una situazione che ormai pare sfuggita di mano; la legge non permette di porre veri limiti alla proliferazione dei locali, e molto del rumore viene prodotto dopo l’orario di chiusura, quando la gente ubriaca si sposta in strada. Eppure, a Torino per vent’anni l’industria dell’intrattenimento notturno ha potuto fare ciò che voleva, al punto che è intervenuta la magistratura per far smontare i dehors abusivi dei Murazzi. Eppure, almeno dal punto di vista della mobilità – San Salvario di notte è invasa dalle auto in cerca di un parcheggio inesistente – il Comune potrebbe fare di meglio.

La vera questione da porsi, tuttavia, è come mai fasce crescenti di persone trovino il disturbo notturno come unico sfogo alla propria voglia di evasione. A qualsiasi persona sociale risulta ovvio cercare di disturbare gli altri il meno possibile, e invece in molte di queste immagini si vedono persone che nel fare rumore, nel sapere di danneggiare qualcun altro, sembrano trovare una realizzazione personale. Senza nemmeno rendersene conto, è come se – persi i freni inibitori – si vendicassero sugli incolpevoli abitanti delle case circostanti per tutti i crescenti problemi della vita di oggi, o se questo fosse il loro modo per sentirsi protagonisti dell’attenzione pubblica.

Non si può generalizzare, e la maggior parte di chi esce la sera vuole semplicemente svagarsi e stare con gli amici. Eppure, in queste immagini c’è qualcosa di profondamente inquietante, come se di notte la città si trasformasse in una giungla pericolosa e senza regole, sempre più lontana dalla civiltà.

[tags]movida, torino, piazza vittorio, murazzi, san salvario, rumore, legalità[/tags]

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mercoledì 12 Dicembre 2012, 15:42

Sull’acqua pubblica Fassino rema contro

Nel giugno 2011 milioni di italiani, recandosi alle urne, hanno mandato un messaggio chiaro alla politica: l’acqua e gli altri servizi pubblici essenziali devono restare in mano pubblica. All’epoca, tutti i partiti del centrosinistra, dopo la vittoria a sorpresa, fecero a gara a cavalcarne il risultato con manifesti e celebrazioni di ogni genere, pur non avendo mostrato grande interesse nella fase di raccolta delle firme.

Passata la festa, gabbato lo santo: e così, l’amministrazione di Fassino da tempo rema contro. In teoria, dal luglio 2011 è diventato illegittimo ricaricare sulle bollette degli italiani la quota relativa alla remunerazione garantita degli investimenti, che a Torino rappresenta oltre il 15% del totale; eppure, questa quota continua a venir fatta pagare, in attesa da un anno e mezzo che qualche autorità suprema decida di toglierla; e ai cittadini che per “obbedienza civile” si sono autoridotti le bollette si preannuncia di staccare l’acqua, come ai peggiori morosi.

Nell’assemblea delle decine di comuni torinesi soci di Smat, solo pochi (in testa Avigliana e Rivalta) hanno avuto il coraggio di dire che gli abbondanti utili di Smat dovrebbero essere messi da parte per restituire ai cittadini quanto ingiustamente addebitato; la città di Torino ha invece continuato a insistere che, accantonati sei milioni di euro assolutamente insufficienti a coprire la restituzione (si stima che servano fino a trenta milioni), tutto il resto degli utili potevano essere distribuiti ai comuni. Difatti, Torino ha bisogno di soldi; e dunque anche Smat diventa una mucca da mungere, con la scusa che una volta i Comuni ricevevano i canoni per lo sfruttamento dei pozzi e ora non ricevono più null e dunque è giusto che si prendano gli utili.

Il consiglio comunale, con grandi peana anche di esponenti della maggioranza, ha approvato dal 2011 due mozioni che chiedono di trasformare Smat in una società veramente pubblica; adesso, infatti, è una SpA, anche se posseduta dai Comuni, e come tale potrebbe essere facilmente venduta come sta accadendo per le varie GTT e Amiat (e non pensate che nei corridoi nessuno abbia già ventilato l’ipotesi).

Il comitato referendario ha raccolto le firme e presentato una proposta di delibera di iniziativa popolare che vorrebbe trasformare Smat in azienda speciale consortile di diritto pubblico. Possono i partiti che hanno sbandierato la loro adesione al referendum non votare una delibera simile? No, e difatti succede che i dirigenti comunali hanno dato un parere tecnico negativo, sostenendo che legalmente questa trasformazione è impossibile; a quel punto, è facile che “a malincuore” la maggioranza si senta “costretta” a votare contro. Peccato che la stessa trasformazione sia stata fatta a Napoli solo quattro mesi fa, e che diversi luminari abbiano firmato un controparere che dimostra come essa si possa fare.

Per questo abbiamo presentato una interpellanza la cui discussione è mostrata nel video; è piuttosto lunga, ma alla fine è chiara. Almeno così abbiamo ottenuto che venisse detto chiaramente: Fassino e la sua giunta sono contrari a trasformare Smat in una società di diritto pubblico e ritengano che l’acqua si possa gestire soltanto all’interno di dinamiche di mercato. Almeno, adesso lo sanno tutti.

[tags]torino, fassino, acqua pubblica, smat[/tags]

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giovedì 6 Dicembre 2012, 21:22

I risultati delle parlamentarie M5S

I risultati delle parlamentarie del Movimento 5 Stelle per la circoscrizione Piemonte 1 (Torino e provincia). I candidati con buone speranze di elezione sono i primi due-quattro sotto i 40 anni (alla Camera) e i primi uno-due sopra i 40 (al Senato).

Pos. Nome Età Comune Professione Voti

1 Castelli Laura 26 Collegno Impiegato 273
2 Chimienti Silvia 27 Castiglione t.se Insegnante 180
3 Scibona Marco 45 Bussoleno Impiegato 165
4 Airola Alberto 42 Torino Libero professionista 159
5 Bechis Eleonora 38 Torino Operaio 143
6 Della valle Ivan 38 Rivoli 141
7 Albano Daniela 41 Torino Insegnante 140
8 Carlevaris Cinzia 40 Torino Dipendente pubblico 132
9 Di santo Natale 26 Grugliasco Studente 92
10 Friscia Anna 42 Trofarello Impiegato 77
11 Santarella Michele 53 Rivoli Impiegato 72
12 Borsello Claudio 43 San mauro torinese Libero professionista 66
13 Di virgilio Daniela 39 Collegno Impiegato 64
14 Gianoglio Andrea 37 Rosta Impiegato 63
15 Cardone Margherita 68 Torino Insegnante 62
16 Battagliotti Patrizia 51 S.maurizio c.se Impiegato 57
17 Picca Valeria 43 Torino Impiegato 55
18 Ricci Roberto 45 Alpignano Imprenditore 52
19 Unia Alberto 46 Torino Impiegato 47
20 Valetti Federico 30 Pinerolo Impiegato 47
21 Calmistro Mirco 52 Grugliasco Funzionario 40
22 Bellanca Xavier 26 Torino Impiegato 39
23 Grosso Sergio lorenzo 46 Carmagnola Impiegato 38
24 Doppioni Mauro dante 39 Loranze’ Impiegato 37
25 Falli Davide 29 Torino Altra professione 32
26 Latini corazzini Yari 39 Lanzo torinese Impiegato 31
27 Vilardo Franco 50 Torino Impiegato 30
28 Giustetti Alessandro 49 Rivoli Disoccupato 29
29 Arduino Salvatore 47 Leini Dipendente pubblico 29
30 Armeni Davide 38 Collegno Impiegato 29
31 Turri Alberto 36 San mauro torinese Operaio 29
32 Caruso Gianpaolo 40 Santena Artigiano 29
33 Fornari Antonio 32 Torino Dipendente pubblico 28
34 Bertilorenzi Sara 41 Rueglio Libero professionista 25
35 Mandrini Pierluigi 47 Rosta Impiegato 24
36 Merotto Roberto 46 Torino Impiegato 23
37 Bertero Massimo 40 Trofarello Commerciante/negoziante 22
38 Fanton Saverio 38 Carmagnola Impiegato 20
39 Maule Stefano 46 Castagneto po Libero professionista 20
40 Fontanone Glauco 40 Robassomero Artigiano 19
41 Fiore Mario 50 Trofarello Operaio 19
42 Murra Gian mario 52 Pinerolo Libero professionista 16
43 Pizzini Bruno andrea 30 Rivoli Altra professione 15
44 Cubito Marco 43 Rosta Impiegato 15
45 Galluzzi Marco 38 Torino Impiegato 13
46 Lumini Danilo 51 Carmagnola Impiegato 12
47 Caria Domenico 49 Chivasso Dipendente pubblico 12
48 Oresta Gianluca 36 Caselle torinese Impiegato 11
49 Domanin Ermes 32 Torino Libero professionista 11
50 Varacalli Federico 37 Torino Impiegato 10
51 Guasti Roberto 44 Borgaro torinese Impiegato 9
52 Lovera Danilo 33 Gassino torinese Impiegato 8
53 Navone Angelo 49 Caselle torinese Impiegato 7
54 Colacino Domenico 43 Cirie’ Altra professione 7
55 Vernero Alessandro 27 Chivasso Impiegato 7
56 Cicchirillo Carlo 40 Caselle torinese Libero professionista 5
57 Vaiana Rosolino 44 Chivasso Impiegato 5
58 Grivellino Marco 41 Chivasso Altra professione 5
59 Del prete Luca 39 Chivasso 3
60 Reppucci Alessandro 36 Carmagnola Funzionario 2

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lunedì 3 Dicembre 2012, 15:54

Un’opinione personale sui candidati M5S

E così, il voto è aperto e ora possiamo scegliere i nostri futuri parlamentari (qui tutte le informazioni). In rete impazza il dibattito e ci sono posizioni diverse, c’è chi ogni mezz’ora propaganda i propri tre candidati e chi sostiene che non si dovrebbe dire niente. Diversi mi hanno chiesto di dichiarare in pubblico per chi voterò, ma non mi sembrerebbe giusto; raccomando invece, come ho già scritto ieri, di prendersi il tempo di leggere tutte le presentazioni dei candidati e di non fermarsi al primo suggerimento ricevuto: tutti i candidati meritano attenzione. Vorrei però dare un po’ di visibilità ad alcuni candidati “outsider”, che altrimenti rischiano di non essere nemmeno presi in considerazione.

Per questo non mi dilungherò particolarmente sui tre candidati collaboratori di Bono: sono i favoriti, sono tutte e tre ottime persone e hanno l’esperienza di tre anni di politica a tempo pieno. In particolare, Ivan Della Valle è uno dei più conosciuti attivisti d’Italia, e l’unico candidato con una esperienza d’aula, il che potrebbe tornare molto utile; Marco Scibona è il candidato No Tav ed è una persona solida, gentile, disponibile e che non si è mai fatta prendere dalle beghe dell’ufficio regionale; Laura Castelli fu scelta per la sua competenza e ha continuato a dimostrarla. Si stanno preparando da tempo e sarebbero ottimi parlamentari.

Vorrei invece soffermarmi innanzi tutto su due attivisti torinesi che da soli non si farebbero pubblicità, per cui gliela faccio io.

Alberto Airola è quello che, come volontario, si è sbattuto di più per il gruppo comunale. E’ l’autore dei bellissimi video che trovate nei nostri post, e non sapete quante giornate e quante nottate di lavoro gratuito per il Movimento ci sono dietro di essi. E’ una persona talmente poco interessata alla carriera politica che questa settimana è via per lavoro; lui però per me e per Chiara c’è sempre stato, per lavorare e per confortarci, e non posso che ricambiare.

Yari Latini è un mio amico da vent’anni, dunque sono senz’altro di parte, ma grazie a questo per lui sono in grado di mettere la mano sul fuoco. E’ una persona tranquilla e abituata a lavorare in silenzio, la vedrete di rado dove c’è da chiacchierare o da mettersi in mostra. E’ lui che ha realizzato l’architettura informatica del sito del Movimento torinese, ed è attivo sin dalla lontana epoca delle elezioni provinciali; e almeno un hacker in Parlamento ci vorrebbe.

Oltre a loro, vi raccomando poi di esaminare i profili di alcuni attivisti storici del Movimento: Daniela Albano, Salvatore Arduino, Bengt Ferraris – persone che magari non sono state molto attive ultimamente, ma che c’erano già nel 2007, quando proprio di poltrone non se ne parlava.

Vi raccomando anche di guardare le presentazioni degli attivisti di quartiere più determinati a candidarsi, quelli della Circoscrizione 1 (Eleonora Bechis e Marita Cardone hanno dato spesso una mano anche a livello comunale) e quelli della Circoscrizione 5 (con il trio UniaMerottoFornari di punta); nonché Valeria Picca della Circoscrizione 6, e Franco Vilardo, sempre al centro di qualunque manifestazione.

Ci sono inoltre alcune persone già candidate alle comunali, che magari avete già potuto conoscere e votare due anni fa: Davide Armeni, Xavier Bellanca, Cinzia Carlevaris e Marco Galluzzi.

Fuori Torino sono più in difficoltà perché non conosco bene quasi nessuno, ma una persona comunque la voglio segnalare: Michele Santarella (Rivoli / Alpignano) è una persona splendida, che ha sempre dato punti a tutti in materia di coerenza e che vanta la saggezza e la serenità necessarie per gestire le situazioni difficili. In più, credo che mandare in Parlamento una persona in carrozzina sarebbe un bel segnale, dato che se per l’italiano medio la situazione della crisi è difficile, per i disabili è devastante.

Tuttavia, non vorrei fare un torto a nessuno e dunque vi raccomando, veramente, di guardare una per una anche le presentazioni dei candidati della provincia, molti dei quali mi hanno fatto un’ottima impressione.

Aggiungo ancora una segnalazione di due attivisti torinesi che ora sono candidati altrove: Francesco Attademo in Estero-Europa e Aldo Curatella in Emilia-Romagna sono due persone che hanno lavorato a lungo, con capacità e grande altruismo, per il successo della nostra campagna comunale: per esperienza diretta, meritano senz’altro fiducia.

Alla fine, chiunque verrà scelto avrà il mio sostegno e sarà giudicato, come dicevo ieri, solo per il suo comportamento e non per quanto io personalmente lo conosca o lo stimi: scegliete in piena libertà.

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domenica 2 Dicembre 2012, 23:11

Lettera ai votanti a cinque stelle

Caro cittadino a cinque stelle,

tra poco inizieranno le “parlamentarie” del Movimento, tramite le quali tutti noi sceglieremo ogni singolo candidato al Parlamento.

Sappiamo tutti che questo è un esperimento mai tentato prima. Sicuramente ci sono persone che non hanno potuto iscriversi come votanti o candidarsi per via di problemi tecnici o di mancanza di informazioni: ti chiediamo di scusarci e di non dimenticare che l’importante non è il voto o la candidatura del singolo, ma il progetto collettivo che portiamo avanti.

Dozzine di candidati nella tua circoscrizione elettorale hanno speso molto tempo a preparare le proprie presentazioni e i propri video sul portale nazionale. Ti chiediamo di premiare il loro sforzo dedicando un po’ di tempo a leggere almeno qualcosa su ognuno di loro. Molte persone, giustamente, promuoveranno dei candidati o ti suggeriranno di votare per chi conosci già o per chi ti è più vicino, ma magari il candidato più interessante per te è uno che non hai mai sentito nominare, magari in un paesino di provincia o in una città lontana. Hai tre voti a disposizione, crea il tuo personale mix di competenze, età, provenienze, professioni! C’è tempo fino a giovedì per esprimere il voto, prenditi il tuo tempo e fallo a ragion veduta; e non aver paura di usare la rete per fare domande ai candidati o chiedere informazioni su di loro.

Ogni candidato cercherà di presentare al meglio le proprie capacità, che sono importanti; tuttavia, se i curriculum dei singoli fossero stati fondamentali, avremmo magari candidato professori universitari o personaggi già famosi. L’obiettivo del Movimento è portare in Parlamento innanzi tutto persone che abbiano l’umiltà di porsi al servizio dei cittadini invece di volerli comandare, che ascoltino prima di parlare e non pensino di sapere già tutto, che sappiano resistere alle lusinghe del potere e della visibilità, che prendano la candidatura come un’offerta di disponibilità e non come un obiettivo personale da raggiungere a qualunque costo. Non è facile, siamo tutti umani, ma dal modo di porsi, da quanto uno pensa a se stesso e quanto agli altri, si può capire molto.

E poi, qualunque sarà il risultato, saremo tutti chiamati a sostenere le persone che finiranno nelle liste, e a giudicarle solo per i loro comportamenti e non per quanto le avremo sostenute noi in queste votazioni.

Buona scelta, e grazie per la tua partecipazione!

P.S.: in questa pagina raccogliamo le informazioni utili per i votanti di Torino e provincia.

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sabato 1 Dicembre 2012, 11:06

Un impegno etico per i candidati a 5 stelle

Come avrete letto, è giunto il momento delle primarie del Movimento 5 Stelle: appena possibile saranno pubblicati gli elenchi dei candidati, e da lunedì a giovedì sceglieremo insieme in rete non la faccia del candidato premier, ma ogni singolo componente di ogni lista a cinque stelle per il Parlamento. E’ un grande esperimento, sia politicamente che tecnicamente, e per questo sono state scelte modalità restrittive: abbiate pazienza (faremo il possibile per migliorarle ancora) e sappiate che la cosa importante non è la candidatura o il voto del singolo, ma il risultato collettivo.

Abbiamo anche preparato una pagina di riferimento per le primarie, sia per i votanti che per i candidati di Torino e provincia, che verrà costantemente aggiornata e che vi invitiamo a far circolare.

Nel frattempo, ieri sera abbiamo fatto un primo incontro tra i candidati. Tra gli argomenti della serata, abbiamo proposto ai candidati un impegno etico simile a quello già firmato dai candidati per le elezioni comunali del 2011.

Difatti, un gruppo di attivisti che si è riunito dal basso nelle scorse settimane aveva segnalato alcuni punti su cui si sarebbe gradito un impegno più preciso da parte dei candidati rispetto a quanto già scritto a livello nazionale: la retribuzione economica, le modalità di selezione dello staff, il rimanere nel Movimento una volta eletti, e – aggiungo io – il contatto col territorio, l’assiduità nelle presenze, la fedeltà al programma…

Così abbiamo avuto l’idea di stendere un impegno etico aggiuntivo che ogni candidato potesse firmare, opzionalmente e su base volontaria, fissando da solo anche la penale a cui si impegna in caso di violazione; si tratta di un impegno morale, difficile da far valere in sede legale, ma comunque che resta scritto a futura memoria. L’abbiamo proposto in sala ed è stato un successo: praticamente tutti i candidati presenti l’hanno firmato.

Pubblichiamo l’impegno invitando tutti i candidati a firmarlo e farcelo avere entro domenica sera (i dettagli sono nella pagina di riferimento); lunedì pubblicheremo l’elenco di chi l’ha firmato e chi no. Starà poi ai votanti decidere se privilegiare chi ha assunto l’impegno oppure no: io, di mio, lo farò senz’altro.

[tags]elezioni, primarie, politiche, movimento 5 stelle, candidati, politica[/tags]

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venerdì 30 Novembre 2012, 16:38

I conti della Continassa

Ha suscitato un certo scalpore, ieri, la contestazione al Comune di qualche centinaio di tifosi del Toro, che in occasione dell’intitolazione al Grande Torino della piazza davanti allo stadio Olimpico hanno rumorosamente criticato l’operazione di cessione alla Juventus dell’area Continassa, esibendo cartelli con la scritta “0,58 € sul campo”, con riferimento al prezzo dell’area al mq e all’anno, praticato dal Comune alla Juventus, che noi per primi avevamo calcolato nella nostra analisi dell’operazione e che ha poi fatto il giro dei media anche nazionali.

In serata, e poi stamattina, si sono scatenati tutti i media: TGR Piemonte, La Stampa, Repubblica, persino Tuttosport hanno riportato con evidenza i conti secondo l’amministrazione, la quale dice: i 10,5 milioni di euro vanno divisi non per i 180.000 mq di superficie dell’area ma per i 33.000 mq degli edifici che saranno costruiti; così facendo, viene 318 euro al mq. Vorrei allora spiegare un po’ più approfonditamente le cifre in gioco, così ognuno potrà decidere se preferisce il conto fatto da Fassino e dall’assessore Curti oppure quello che ho fatto io.

Intanto, l’idea di dividere solo per i mq costruiti è un po’ strana: è come dire che se io voglio un terreno pubblico per un uso che non prevede di costruirci sopra, ad esempio per giardino o parcheggio privato, il Comune me lo deve dare gratis. Intorno agli edifici non ci saranno solo, come dice l’amministrazione, “strade e piazze” – anche perché riempire 180.000 mq di strade e piazze è un po’ duro – ma ci saranno giardini e spazi a diretto servizio della sede sociale, dei palazzi e delle attività commerciali della Juventus, su terreni che per i prossimi 99 anni saranno in possesso della Juventus. Non si capisce perché il terreno per costruire tutto questo dovrebbe essere gratis.

Ma anche seguendo questa linea, l’assessore arriva a cifre che in realtà sono simili alle mie, ma le presenta in modo diverso. In sostanza, dire che uno paghi 318 euro al mq per avere un terreno in concessione per 100 anni, o che paghi 3,18 euro all’anno al mq, è la stessa cosa. Se dividiamo per tutta la superficie, si può dire che la Juventus pagherà 0,58 euro all’anno al mq, oppure che pagherà 58 euro al mq nel complesso dei 100 anni.

A dimostrare che il prezzo praticato alla Juventus è sottodimensionato di diverse volte ci sono però altri confronti possibili. Per esempio, la stessa amministrazione soltanto due anni fa ha deciso di concedere a privati per 50 anni un lotto di 14.352 mq nella stessa identica area, tra via Traves e corso Ferrara, con una superficie costruibile di 6000 mq e con un vincolo a una destinazione decisamente meno lucrosa dei palazzi e dei negozi, ovvero a impianti sportivi privati.

In quel caso, la richiesta della Città è stata di 2.700.000 euro, il che vuol dire con il mio metodo 3,76 €/mq/anno (oltre sei volte quanto chiesto alla Juventus) e con il metodo dell’assessore Curti 450 euro per 50 anni, ovvero 9 €/mq/anno (il triplo di quanto chiesto alla Juventus). L’asta è andata più volte deserta, dunque si può pensare che il prezzo fosse troppo alto; ma la differenza con il prezzo praticato alla Juventus è clamorosa, e comunque non si capisce perché con la Juventus si sia partiti direttamente dal prezzo stracciato, facendolo anzi fissare direttamente alla Juventus, mentre con l’altra area (che, ci dissero, interessava alle palestre Virgin) si sia partiti da un prezzo così più alto, nonostante la destinazione d’uso meno lucrosa.

Crediamo dunque di avere spiegato concretamente perché il prezzo praticato alla Juventus è di grande favore, senza scomodare paragoni ancora più imbarazzanti ma meno pertinenti (per esempio, la tariffa richiesta per affittare il suolo pubblico per attività temporanee è di 0,28 € al mq al giorno, che diventa 0,70 € al mq al giorno per le attività commerciali e 2,80 € al mq al giorno per i parcheggi; anche per le attività più grandi e stabili di tutte, come i grandi circhi, la tariffa è di circa 10 €/mq/anno). E anche le giustificazioni sull’incasso degli oneri di urbanizzazione non reggono, dato che a fronte dell’incasso la Città dovrà fare almeno altrettante spese: per esempio, la Juve verserà un milione di euro aggiuntivo per la sistemazione dell’area circostante, ma la Città dovrà abbattere l’ex Palastampa, spostare i giostrai, fare il parco…

Ribadisco comunque che non ci importa se l’operazione la fa la Juve, il Toro o una società che fa tutt’altro (non è questione di tifo) e che siamo ben contenti di accogliere investimenti privati per risanare un’area semiabbandonata (anche se poi c’è sempre da discutere se negozi e palazzi siano una riqualificazione), ma che il punto è che le aree, beni di tutti noi, vengano pagate alla Città un prezzo giusto. Su 10,5 milioni di euro, anche un piccolo sconto vale milioni di euro; se poi la tariffa è, a seconda dei metodi di calcolo, da un terzo a un sesto di quella praticata ad altri, lo sconto comincia a diventare astronomico.

[tags]continassa, juventus, torino, fassino, calcio, urbanistica[/tags]

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mercoledì 28 Novembre 2012, 19:16

La televisione che uccide

Un paio di milioni di persone, tra Torino e il Monferrato, ricevono quotidianamente la radio e la televisione, ignari del come e del perché. Eppure basta indagare per scoprire una situazione agghiacciante, raccontata nel video che vedete.

I segnali di quasi tutte le radio e le televisioni private partono da alcuni giganteschi tralicci vicino alla vetta del Colle della Maddalena, il cuore del parco più alto di Torino, consacrato al ricordo dei milioni di morti della prima guerra mondiale. I due tralicci principali sono posizionati sull’edificio del Bar Faro, un bar-ristorante sito nel Comune di Moncalieri ma di proprietà della Città di Torino, che sin dal 1961 lo affida in gestione alla stessa famiglia.

A partire dalla fine degli anni ’70, le antenne al Colle hanno iniziato a spuntare come funghi; e con esse i problemi. Uno dei paesaggi più belli di Torino è stato devastato da piloni, cavi, cabine di cemento. L’accavallarsi di segnali ha reso le vicinanze della vetta totalmente insalubri; i limiti di legge per l’inquinamento elettromagnetico sono superati in permanenza e di parecchio.

Gli abitanti della zona ne ricevono gravi danni; nel cosiddetto “condominio della morte” si è verificato un numero abnorme di malati e morti per leucemia e linfoma di Hodgkin. Nel video vedete le condizioni di chi è costretto a chiudersi in casa dopo averla protetta con reti metalliche, mentre sul balcone vi sono in permanenza le apparecchiature dell’Arpa, che registrano la continua inabitabilità.

La cosa incredibile è che nessuno ha mai dato alcuna autorizzazione alla costruzione di questi tralicci: semplicemente, un giorno sono arrivate le televisioni e hanno chiesto ai gestori del bar se potessero mettere le antenne sul retro. Nessun permesso di costruzione è mai stato rilasciato; esistono autorizzazioni del Ministero delle Comunicazioni, ma nessun Comune ha mai rilasciato il permesso per costruire apparecchiature industriali in una zona residenziale e ambientale con vincolo paesaggistico, semplicemente perché non potrebbe.

Da trent’anni dunque le antenne sono abusive, ma nessuno interviene. Quando la Procura della Repubblica di Torino ha aperto una indagine, l’ha conclusa ordinando lo smantellamento non delle antenne abusive, ma del parco giochi frequentato dai bambini che si sono ammalati.

Nessuno sa quanto abbiano incassato in trent’anni i gestori del bar dai consorzi radiotelevisivi, anche se i comitati ipotizzano anche decine di migliaia di euro al mese. Per il Comune di Torino, quello è solo un bar e i gestori continuano a pagare il normale canone di circa duemila euro al mese, come qualsiasi altro bar. Per queste antenne messe sul terreno pubblico, il Comune ha incassato in tutto un milione di lire nel 1994, mentre le televisioni hanno fatto affari per miliardi. Peraltro, anche i gestori del bar hanno smesso da tempo di pagare anche quel po’ di affitto e sono morosi.

Le istituzioni competenti hanno sempre consentito che questa situazione andasse avanti, trincerandosi dietro infinite attese di “piani di risanamento” in discussione dal 2001. Se possibile l’hanno favorita; la Regione Piemonte, ad esempio, ha recepito la normativa nazionale vietando però di depotenziare gli impianti che oltrepassano i limiti di inquinamento nel caso in cui ciò sia necessario per garantire la qualità del segnale radiotelevisivo. In altre parole, è legittimo ammazzare la gente nel caso in cui serva affinché la TV si veda bene.

Lo scorso aprile le istituzioni si sono infine messe d’accordo per risolvere la situazione. Come? Abbattendo i tralicci abusivi di cinquanta metri che esistono adesso e… dando il permesso di ricostruirli regolari, alti oltre il doppio, 100 metri di altezza e 9×9 metri di base, a costo di abbattere anche alcuni alberi del parco. Secondo loro, questo ridurrà le emissioni elettromagnetiche sotto i livelli di legge… almeno sulla carta.

Peccato che le rilevazioni Arpa dimostrino come le radio usino “pompare” la potenza nelle ore di punta, tanto che in alcune occasioni persino nella sede Arpa del Lingotto, ad alcuni chilometri di distanza, sono stati rilevati valori di campo pari al quintuplo del limite di legge. E che succederà se poi nella realtà l’inquinamento continuasse?

Una vera soluzione ci sarebbe: già che tanto bisogna demolirle, si potrebbero spostare le antenne su vette disabitate, dove non farebbero ammalare nessuno. Ma per coprire tutto il Piemonte occidentale non basterebbe più una sola antenna; bisognerebbe metterne due o tre, con conseguente aumento dei costi per le radio e le televisioni. E siccome le radio e le televisioni sono amiche dei politici – anzi, spesso ne determinano le fortune elettorali – e se i piemontesi restassero senza televisione si rischierebbe una sommossa popolare, va tutto bene così.

La prossima volta che accendete la radio o la televisione, pensateci.

[tags]elettrosmog, inquinamento, radio, televisione, media, salute, colle della maddalena, torino[/tags]

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mercoledì 21 Novembre 2012, 13:46

Della povertà e di Fabrizio Biolé

Qualche giorno fa abbiamo ascoltato in commissione il presidente della Caritas piemontese, che ci ha tracciato un quadro terribile della nuova povertà di Torino. Tanto per darvi qualche dato:

  • il numero di persone che nel 2012 si rivolgono alla Caritas, rispetto al 2008, è quasi quadruplicato;
  • il 90% di coloro che chiedono un aiuto economico per i propri ragazzi lo fa per pagare libri e attrezzature scolastiche imposte dagli insegnanti (fino a 300 euro a studente);
  • sono in forte crescita gli anziani che fanno la cessione del quinto della pensione per permettere ai figli adulti di avere un prestito per far fronte alle spese;
  • 45.000 famiglie a Torino e cintura mangiano grazie agli aiuti del Banco Alimentare;
  • i servizi sociali hanno avuto indicazione di non inserire in comunità i minori perché costa troppo alle casse pubbliche, anche quando il problema è che i minori restando in famiglia vengono maltrattati;
  • vi sono numerosi posti vuoti nelle case di riposo, sia convenzionate che private, perché le istituzioni e le famiglie non hanno i soldi per pagare le rette, ma vi sono anche 2000 anziani in lista d’attesa per la casa di riposo e 8000 in lista d’attesa per l’assistenza domiciliare;
  • a fine anno finiranno i fondi nazionali per i 1700 profughi libici sistemati a Torino da metà 2011, dunque saranno in mezzo a una strada (come già i somali di corso Chieri) e nessuno sa cosa ne succederà;
  • si stima che a gennaio 1500 famiglie potrebbero essere sfrattate dalle case popolari in quanto non in grado di pagare la quota minima di affitto prevista dal regolamento regionale;
  • il 40% delle richieste di aiuto per problemi economici menziona Equitalia e simili come causa primaria dei propri problemi;
  • oltre il 50% delle persone che chiedono aiuto fa stabilmente uso di psicofarmaci;
  • un richiedente di aiuto su tre minaccia esplicitamente il suicidio o racconta di avere già tentato il suicidio.

Una situazione del genere dovrebbe essere una emergenza per tutti, e la prima preoccupazione di chi amministra le istituzioni. Invece, passa drammaticamente sotto silenzio; si fa finta il più possibile di non vedere, e anche la vita amministrativa scorre tra altri discorsi e altre priorità (ieri il nostro sindaco si è sentito in dovere di organizzare in Sala Rossa una irrinunciabile celebrazione per i cento anni delle attività atletiche della Guardia di Finanza).

Non ho mai ben capito se questa indifferenza sia dovuta a mancanza di solidarietà, oppure a una presunzione di impotenza; non sapendo bene come ridurre la povertà, né dove trovare i soldi per assisterla, la politica si gira dall’altra parte e la prende come un fattore immanente, come il fatto che ogni tanto piove. Eppure la povertà è almeno in parte il risultato dell’organizzazione sociale che noi scegliamo, delle regole che diamo all’economia e allo Stato; con regole diverse, le risorse di cui tutti disponiamo potrebbero essere distribuite diversamente, in modo più equo e solidale.

Siamo una società basata sulla sacralità della proprietà privata, e per carità, ci sono ottimi motivi per difendere la proprietà privata. Alla fine, però, l’idea che nella società noi possiamo essere felici con le nostre cose a fronte della diffusa infelicità degli altri è una triste illusione… Magari qualcun altro ci riesce, tappandosi gli occhi, le orecchie, e anche il cuore. Eppure anche chi pensa di potersi chiudere in un’isola felice dovrà rendersi conto nel modo più spiacevole che oltre un certo livello nessuna società caratterizzata da grandi disuguaglianze è sostenibile, perché anche la minaccia del manganello non vale verso chi non ha più niente da perdere.

P.S. E Fabrizio Biolé? Scusate se l’ho messo nel titolo, sapevo che facendolo avrei attirato l’attenzione di molte più persone – se avessi semplicemente scritto che parlavo dei poveri, quasi nessuno avrebbe letto. Così funziona la pubblica opinione, ma spero che questo possa indurvi a riflettere su quali siano gli argomenti su cui varrebbe veramente la pena di accapigliarsi.

[tags]povertà, welfare, solidarietà, equità[/tags]

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venerdì 9 Novembre 2012, 14:19

Ricominciare a volare

È un po’ che volevo scrivere qualche riga su quello che sta succedendo nel Movimento in queste settimane – se non altro perché la discussione si sofferma generalmente su questioni importanti ma superficiali, come quella di come e quanto apparire in televisione o quella delle regole per le candidature nazionali, senza scendere al cuore del problema. Naturalmente le mie osservazioni sono personali e può darsi che altrove la situazione sia diversa, ma sono due i problemi di cui mi piacerebbe discutere con voi.

Il primo è il cambiamento del clima interno. Chiunque sia attivo nel Movimento da più di un paio d’anni ricorda com’era una volta: eravamo gruppetti di persone senza risorse e senza esperienza ma con tanta voglia di fare e tanta amicizia; imparavamo tra noi a vicenda e ci concentravamo sul capire il mondo e sul modificare di conseguenza, prima ancora che la politica, gli stili di vita e i meccanismi sociali ed economici. La sensazione dominante era la speranza, l’energia.

Da qualche tempo, il vento è cambiato e il sentimento è un altro: è la rabbia, è la paura. Basta aprire Facebook o il blog di Grillo per trovare quasi soltanto litigi interni, ragionamenti di tattica politica e di leggi elettorali, attacchi ai giornalisti e ai politici, racconti di tragedie personali e di timori per il futuro. L’attività costruttiva dei gruppi locali finisce sempre più in secondo piano, dato che l’attenzione si concentra sulle questioni politiche nazionali. Il programma c’è, ma a parte linkarlo ossessivamente non c’è più spazio per approfondirlo, per raccontare nel dettaglio la visione di un mondo migliore che pure avremmo dentro.

La rabbia e la paura rischiano di diventare una ideologia e tracimano in comportamenti politici. La paura impedisce il dialogo, interno ed esterno, e porta a sospettare di tutti; qualsiasi comportamento non perfettamente allineato agli slogan porta subito alla crocifissione in piazza, da parte della rete prima ancora che di Grillo. La paura è alla base delle scelte sulle candidature al Parlamento, scelte legittime e senza tante alternative ma che hanno privilegiato l’assicurarsi di mandare a Roma persone fidate piuttosto che l’assicurarsi di mandare a Roma persone capaci, scompigliando al contempo l’umore e gli equilibri di molti gruppi locali.

Questo mi porta al secondo problema: il fattore umano. Il Movimento ha sempre voluto combattere il personalismo della politica, cercando di mettere le idee e il progetto collettivo prima dei singoli; e questo è sacrosanto. Tuttavia, è in atto una estremizzazione di questo concetto per cui anche solo esprimere una qualsiasi aspettativa o desiderio personale (non parliamo poi di candidature) diventa per una parte del Movimento un sintomo di corruzione morale; e le capacità e le attitudini dei singoli vengono sminuite come un fattore ininfluente, come se “ognuno vale uno” volesse dire “l’uno vale l’altro”.

Ho sentito dire che “deve andare avanti il Movimento, non le persone”; il problema è che il Movimento senza persone non esiste. Nella società della comunicazione e dei beni immateriali, il successo di una qualsiasi organizzazione umana – sia un’azienda o un movimento – dipende dalla qualità di chi vi partecipa e dal modo in cui si scelgono, si organizzano e si motivano le persone. Una organizzazione che non usa la meritocrazia per mettere in ogni posizione la persona ad essa più adatta è destinata a fallire o a diventare un problema e un ostacolo allo sviluppo generale.

Essendo io in origine uno di quegli ingegneri spettinati che trovano i computer molto più affidabili e sinceri degli umani, capisco il desiderio di concepire il Movimento come una macchina perfetta in cui ogni ingranaggio sia sostituibile a piacere. Il problema è che gli umani non sono perfetti e non sono ingranaggi; un ingranaggio non sbaglia, non tradisce e non lascia per stanchezza, ma una persona – se offesa, sfinita, delusa, trascurata – facilmente lo farà; e questo sarà la rovina del Movimento.

Le elezioni non sono poi così vicine e c’è ancora tempo per correggere l’approccio; io vorrei che il Movimento presentasse all’Italia una proposta positiva e convincente per un nuovo corso nazionale, basata su progetti concreti e su persone (tante) credibili e capaci di realizzarli. Vorrei che si ignorassero le polemiche, le provocazioni e l’aria fritta mediatica e che ci si concentrasse sulle cose da fare per salvare l’Italia. E vorrei un Movimento in cui possono coesistere opinioni diverse nell’ambito di un programma comune. Che dite, ce la faremo?

[tags]movimento 5 stelle, grillo, politica[/tags]

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