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sabato 12 Marzo 2011, 10:23

Di chi è la Costituzione?

Oggi in tutte le piazze d’Italia si terrà l’ennesima manifestazione del sabato pomeriggio: dopo quelle contro Berlusconi e quella per le donne contro Berlusconi, arriva quella per la Costituzione contro Berlusconi. E non è solo un gioco di parole…

Infatti, una persona dell’organizzazione aveva invitato anche me a parlare oggi in piazza Castello; non come candidato, dato che non si parlava di argomenti elettorali e legati al Comune, ma come cittadino pubblicamente attivo che espone le proprie idee. Io avrei ribadito il ruolo e l’importanza della Costituzione, e poi avrei affrontato due aspetti che mi stanno particolarmente a cuore, ovvero come promuovere la partecipazione dei cittadini alla vita democratica migliorando gli strumenti costituzionali di democrazia partecipativa, e come proteggere meglio i beni comuni, compresa la costituzionalizzazione di Internet proposta da uno dei massimi giuristi italiani, Stefano Rodotà.

Peccato che, dopo che anche Beppe Grillo ha parlato del primo dei due aspetti, io mi sia ritrovato un’altra persona dell’organizzazione a gridare sulla mia bacheca Facebook che “difendere la Costituzione” voleva dire non toccarne neanche una virgola, e che i grillini non erano graditi alla manifestazione.

Dopo un po’ di discussione è venuto fuori il vero problema, cioè che si voleva evitare che la manifestazione potesse dare spazio al candidato sindaco del Movimento anzichè a quello del centrosinistra. Ora, l’idea di non far parlare candidati o politici è anche condivisibile, ma sono stati loro a invitarmi in prima istanza; dunque viene naturale pensare che ci sia stata qualche pressione dall’alto per cancellare il mio intervento, anche considerando che la persona dell’organizzazione che ha insistito per non farmi parlare ha in tasca la tessera di Italia dei Valori.

Questa situazione finisce dunque per dare ragione a quelli che nel Movimento sostengono che a queste manifestazioni noi non ci dobbiamo andare, visto che (anche se chi vi partecipa lo fa con rabbia e in perfetta buona fede) sono soprattutto un tentativo dei partiti del centrosinistra di mettere il cappello sulla protesta degli italiani e di riportarla nell’alveo del sistema. Del resto, la manifestazione non ha un sito ufficiale ma ne ha due, questo e questo, corrispondenti alle due diverse bande del centrosinistra che cercano di metterci sopra il cappello (il secondo sito è di Gianfranco Mascia, autoproclamato leader del Popolo Viola e responsabile della comunicazione di Italia dei Valori); e poi ci sono i siti dei gruppi viola in dissenso con Mascia, come questo e questo.

Resta la tristezza di vedere la Costituzione usata come arma politica di parte; non è da oggi che i partiti del centrosinistra, che pure non si sono fatti problemi a metterci mano con la riforma costituzionale di una decina d’anni fa, la considerano una loro proprietà privata. Io penso che questa loro scelta spinga verso una china pericolosissima, proprio perché contribuisce a far passare nella testa degli italiani il concetto che la Costituzione è una roba di sinistra e dei partiti, e dunque che chi non è di sinistra o non sostiene i partiti del centrosinistra ha tutto il diritto di non riconoscersi in essa. Sono proprio atteggiamenti come questi che minano alla base le nostre istituzioni; invece di usare la Costituzione per dividere, bisognerebbe usarla per unire.

[tags]costituzione, manifestazioni, politica, centrosinistra, partiti, movimento 5 stelle[/tags]

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giovedì 10 Marzo 2011, 16:39

Il giusto processo

Non degno più Berlusconi di attenzione da un pezzo, è un vecchietto con problemi di prostata e di bavosità che (politicamente parlando) è già morto e non lo sa; però oggi è riuscito a farmi incavolare. Ci è riuscito con questa foto, che lo ritrae nel tentativo di spiegare agli italiani la sua nuova “riforma della giustizia”, ovvero l’ennesimo tentativo di cambiarsi leggi e Costituzione per sfuggire ai propri processi; per esporre meglio il concetto, ribadendo la sua concezione degli italiani come di bambini suggestionabili, è ricorso alla tecnologia e precisamente a una slide Powerpoint:

giustoproc-originale.jpg

Bene, l’incazzatura però mi è passata presto, quando grazie a una delle mie incursioni da hacker sono riuscito ad accedere ad alcuni server privati e a ottenere la versione corretta di quella slide, quella che rappresenta la vera riforma della giustizia, la riforma che tutti gli italiani aspettano; la pubblico qui sotto, sperando che possa venire presto approvata.

ilgiustoprocesso-544px.png

[tags]berlusconi, giustizia, riforme, costituzione, processi, legge, slide, hacker[/tags]

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mercoledì 9 Marzo 2011, 19:00

Animali e libertà (2)

L’epilogo di ieri in Consiglio Comunale è triste ma purtroppo scontato: di fronte alla richiesta delle associazioni animaliste di vietare anche a Torino i circhi con animali, come già fatto da altre città, il più grosso partito della maggioranza – il PD – ha deciso di votare contro e di affossare la proposta, che pure era sostenuta trasversalmente da esponenti di entrambi gli schieramenti.

Ora mi diranno che noi grillini ce l’abbiamo sempre col PD, però mi pare davvero che la pratica di utilizzare gli animali nei circhi sia al giorno d’oggi indifendibile. E’ innanzi tutto una questione di rispetto basilare di altri esseri viventi e senzienti; non è obbligatorio essere vegetariani – io non lo sono – ma non è nemmeno accettabile infliggere sofferenze solo per divertimento.

Inoltre, io sono convinto che chi non è capace di provare pietà per la sofferenza di un animale non è capace di provarla nemmeno verso gli esseri umani; in un momento in cui tanti soffrono e dove la solidarietà dovrebbe essere alla base dell’azione politica, mi chiedo quale coscienza possa avere un amministratore che prende certe decisioni.

E tanto per essere chiari, come già avevo fatto mesi fa, vi lascio con un video. Pur con tutta la mia passione per il calcio, sono sinceramente un po’ deluso, anche se non stupito, dal fatto che se riprendo dei tifosi che si insultano da una curva all’altra di uno stadio (in modo volgare ma anche goliardico e divertente, per carità) il video susciti immediatamente migliaia di click, e se invece parlo per tre minuti della sofferenza degli animali lo vedano in poco più di duecento persone in tre mesi. Ma io non demordo e ve lo rimetto qui sotto.

[tags]animali, circhi, libertà, rispetto, torino, consiglio comunale, pd[/tags]

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lunedì 7 Marzo 2011, 21:27

L’intervista sul Fatto

Per i miei lettori che ancora non l’avessero vista, segnalo l’intervista fattami venerdì da Il Fatto Quotidiano e pubblicata oggi sul loro sito. E sì, ho lo sguardo stanco e dimostro dieci anni di più… infatti venerdì sera, dopo una puntata a Genova, sono andato a chiudermi tre giorni in montagna!

[tags]il fatto quotidiano, intervista, candidatura, movimento 5 stelle[/tags]

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sabato 5 Marzo 2011, 16:47

Intanto (sull’evasione fiscale)

Parlare di politica è un lusso che non tutti si possono permettere. Intanto, mentre si discute di idee, progetti, alleanze, o magari di correnti, scambi e appalti, là fuori la vita scorre con tutta la sua ordinaria crudeltà.

La storia del titolare di autoscuola ma anche autista GTT che si è ucciso nel laghetto di Italia ’61 per sfuggire ai controlli del fisco è una di quelle che non saranno mai sull’agenda di nessun partito. La politica, se si occupa di persone, lo fa ormai in una logica spietata di scambio di voti e di finanziamento della propria costosissima rete di pubblicità e di clientele. Il signore in questione forse (non lo sappiamo con certezza) era un evasore fiscale, ma visti i fatti non penso che fosse uno di quegli evasori che girano con il macchinone e hanno tre ville al mare. Questi ultimi sono quelli che la fanno franca, spesso perché hanno coperture politiche, amicizie influenti o semplicemente abbastanza denaro da pagare avvocati, politici o magari mazzette. Questi ultimi sono i soli evasori che interessino alla politica.

Non tutti gli evasori sono così; c’è chi veramente non può fare altro, a fronte del fatto che il nostro fisco ti fa pagare non solo le tasse che devi pagare su ciò che guadagni, non solo le tasse che devi pagare su ciò che in teoria guadagnerai ma che il tuo cliente non pagherà mai confidando nella totale impunità, ma anche le tasse che il fisco presume che dovrai pagare, secondo stime sue unilaterali spesso totalmente fuori dalla realtà.

A me ha fatto rabbrividire l’esaltazione positiva con cui è stata accolta qualche giorno fa la notizia che, dopo tre anni di calo, il numero di aziende a Torino ha ricominciato a crescere. Quelle tremila partite IVA in più sono quasi sempre persone lasciate in mezzo a una strada dal mondo del lavoro, persone che, non sapendo che fare, si mettono in proprio per mancanza di alternative. Quasi mai una avventura imprenditoriale che parte con queste premesse può avere successo, perché anche l’imprenditore, come tutti gli altri, è un mestiere che richiede esperienza e preparazione specifica (a meno di non avere, come si dice, il “culo parato” dai meccanismi di cui sopra).

Anche l’evasione fiscale, come l’immigrazione, è un argomento devastato dall’ideologia. Quasi sempre – persino nei commenti al minipost di Grillo qualche giorno fa – la discussione viene impostata come “lavoratori dipendenti contro lavoratori autonomi”, con ciascuna delle due tifoserie a sostenere che l’altra è quella che ruba di più. Questa impostazione non ha più alcun senso, se non altro perché milioni di persone che trent’anni fa sarebbero stati dipendenti ora sono, nell’attuale ordinamento del lavoro, lavoratori autonomi, ma per finta; partite IVA che fatturano sempre la stessa cifra alla stessa azienda, o precari abbandonati a se stessi. Non è più vero che l’autonomo è sempre la parte più ricca o più forte.

La vera distinzione da fare è tra chi ruba e chi non ruba, sapendo che chi non ruba è soggetto a una pressione fiscale fuori da qualsiasi logica, dovuta alla necessità di pagare le tasse anche per chi non le paga, e di pagare le tasse per mantenere un paio di milioni di persone che in Italia vivono di politica invece di lavorare. La vera lotta è dunque di chi vuole vivere in un paese civile, qualsiasi sia il lavoro che fa, contro chi questo Paese lo deruba con l’evasione, con l’assenteismo e con le raccomandazioni, dipendente o autonomo che sia.

[tags]evasione fiscale, lavoro, tasse, fisco, tragedie, politica, clientelismo[/tags]

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giovedì 3 Marzo 2011, 17:41

Goodbye Malincònia

Ieri è successo di nuovo. Ieri sera sono andato allo stadio, un’occasione di svago come tante, una serata tra amici. Nell’intervallo come sempre si chiacchiera, ci si raccontano le novità, e così mi sono sentito dire: “Sai che c’è? Me ne vado.” Ma non “me ne vado” perché il Toro per l’ennesimo anno fa schifo, “me ne vado dall’Italia”. In Brasile, a lavorare. Per sempre (i più pudichi dicono “un anno o due, per guadagnare un po’”, ma poi sai che facilmente sarà per sempre).

Solo nell’ultimo mese me l’hanno detto in tre, due vanno in Brasile e uno a Londra. C’è chi va con la famiglia e chi la lascia qua, c’è chi te lo dice con rabbia e chi te lo dice con sollevazione, come la fine di un incubo. Tutti hanno in comune il fatto di essere persone capaci; d’altra parte all’estero i cazzari non trovano spazio facilmente come da noi. Tutti hanno resistito fin che potevano, ma poi sono arrivati al punto: “che ci sto a fare io ancora qui?”

Chi ha girato il mondo lo sa, l’atmosfera altrove è molto diversa. Il resto d’Europa non fa scintille, ma almeno è civile, serio e ordinato. In altre parti del mondo, come appunto in Brasile, l’economia cresce, la gente ha voglia di fare, l’età media è più bassa, le cose si muovono. In Silicon Valley o in Cina si respira il futuro; non tutto luccica, anzi, ma l’aria profuma di speranza, e se non capite cosa intendo è perché questo profumo da noi si è perso da moltissimo tempo.

Chi resta qui è spesso, per forza di cose, ultraconservatore; oltre ai più deboli, qui resta soprattutto chi è troppo vecchio per andare, oppure chi ha una qualche forma di protezione (o pensa di averla) e si concentra sul difenderla con le unghie e con i denti. La valanga di voti per Fassino è anche un desiderio di mettere la testa sotto la sabbia, di fare finta che il tempo possa tornare indietro, che possano ritornare gli anni ’80. E poi, restiamo noi che non ci arrendiamo, che non ci vogliamo credere, che ancora vogliamo provare a salvare l’Italia, e però siamo sempre di meno, e ci chiediamo quanto potremo resistere se il resto del Paese non ci darà una mano.

[tags]emigrazione, giovani, lavoro, torino, fassino, brasile, caparezza, tony hadley[/tags]

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mercoledì 2 Marzo 2011, 19:50

Il Numero

Mi è arrivato così, per caso, assolutamente inatteso, piombando nella mia Inbox in una mail di due righe: Il Numero.

Il Numero, da anni, è il santo Graal di ogni movimentista. Solo una quantità limitata di persone possiede Il Numero; alcuni l’hanno ottenuto per merito e per assiduo attivismo, altri perché son tanto vecchi e quando c’erano loro qui era tutta campagna e ci si conosceva tutti, altri ancora per un caso fortunato, per una necessità improrogabile, per una sbirciata furtiva.

Io non ho mai fatto parte di questo club. In quanto italiano atipico, non sono una persona interessata alle relazioni, alle rubriche di VIP. In un modo o nell’altro dispongo di alcuni numeri piuttosto riservati, ma solo perché mi sono capitati, non perché li abbia cercati; né giudico le persone da chi hanno sul telefono (anzi, normalmente più sono vicini al potere e più sono stronzi). Non ho mai chiesto Il Numero, anche se alcuni amici e stretti compagni di viaggio ce l’hanno da anni; al massimo, se serviva, ho chiesto a loro di telefonare.

Peraltro, io odio il telefono e ne faccio un uso limitato, sia per scocciare che per essere scocciato. La mail è cortese, entra nella tua vita in punta di piedi, decidi tu se leggerla o meno, se rispondere o meno. La telefonata è dirompente, interrompe senza ritegno chiacchierate, cagate, scopate, riunioni, divertimenti, tragedie. Per me telefonare è sempre un po’ stuprare la vita degli altri, e dunque lo faccio il meno possibile. A fine anno, Vodafone ai miei amici regala un cellulare nuovo, e a me invece fa chiamare da un telefonista kosovaro che in italiano stentato mi dice “beh? vedi di telefonare un po’ di più l’anno prossimo, cretino!”.

Però, insomma, ho avuto Il Numero, e pure un motivo per usarlo. Urgente. Ragionevolmente importante. Più che giustificato. E nemmeno per rompere i coglioni, come certa gente che conosco, che ottiene Il Numero e poi lo usa per questioni personali. Io dovevo pure fargli un favore.

E così, alla fine ho chiamato.

E, belin, non mi ha risposto nessuno.

[tags]numeri, vip, telefono, rapporti, rompere i coglioni alla gente[/tags]

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martedì 1 Marzo 2011, 20:01

Dell’onestà dei disonesti

A voi forse sembrerà che l’onestà sia un concetto semplice e lineare: onesto è chi non mente e chi rispetta le regole date dalla società. Eppure poche cose dimostrano come l’onestà sia in realtà un concetto complesso quanto ciò che è successo in questi giorni in Germania.

Per i pochi che non lo conoscono, il caso è questo: si è scoperto che il ministro tedesco Guttenberg, brillante 39enne, ottenendo quattro anni fa il dottorato di ricerca, ha copiato da altri lavori più o meno metà della sua tesi. Nessuno mette in discussione la sua intelligenza o la sua preparazione, né la sua adeguatezza agli incarichi politici che ricopre, per i quali è invece molto apprezzato e amato dagli elettori; può anche darsi che l’espediente sia stato solo un modo per far prima, tra un impegno e l’altro. Eppure, non ci sono stati sconti: in Germania una persona che copia e mente sulla paternità di un proprio lavoro non è moralmente adatto a fare il ministro, e Guttenberg si è dimesso.

Ora, noi potremmo comparare questo caso con la ministra italiana Gelmini, 37enne dalle dubbie qualità, la cui preparazione e i cui meriti per il ruolo che ricopre non sono granché evidenti. La ministra, dopo un diploma di maturità ottenuto in una scuola privata cattolica dopo aver frequentato senza grande successo due diversi licei pubblici, e dopo una laurea in giurisprudenza nella sua natìa Brescia su cui anche le sue compagne di studi si mettono a ridere, ha ottenuto l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato trasferendosi a sostenere l’esame a Reggio Calabria, ed offrendo lei stessa in una intervista questa motivazione: “sono andata a farlo a Reggio Calabria perché a Brescia non si passava”.

Ecco, anche questa ammissione è un’altra forma di onestà, l’onestà dei disonesti, anche se suona più che altro come una presa in giro per chi in Italia ancora studia seriamente. Ma non è questo il punto; il punto è che da noi nessuno ritiene che questo, da solo, sia un motivo sufficiente perché questa persona non possa fare il ministro. Per chi ne chiede le dimissioni, questi fatti sono solo un rafforzativo per le critiche alle sue proposte, o al massimo una dimensione di distinzione umana, “noi siamo quelli che studiano e loro sono quelli che si arrangiano”. Ma se da noi qualcuno chiedesse le dimissioni di un ministro sulla sola base del fatto che ha scelto per dare l’esame il luogo “in cui si passava”, sarebbe preso per pazzo.

Il concetto di “onestà” è pesantemente culturale; ciascuno di noi valuta l’onestà in base al comportamento di chi gli sta attorno – della propria famiglia, nella prima fase della vita, e poi di tutta la società, e specialmente delle persone più conosciute e visibili. Ci vuole un grande sforzo per imporsi un criterio di onestà diverso da quello socialmente definito; è ciò che si chiama “coscienza”, e una persona la sviluppa solo quando diviene veramente adulta – il che, nell’Italia di oggi, spesso non avviene mai. In Italia, poi, la stessa idea di “regola” è un concetto complicato, poco chiaro, soggetto a continui doppi standard per cui la norma scritta non è quasi mai quella applicata, anzi è talvolta del tutto inapplicabile, tutti lo sanno e va bene così; una disonestà disonesta non è accettabile, ma una onesta disonestà è considerata normale, fa parte della vita.

Il danno devastante dunque è proprio questo: le ultime generazioni di italiani sono cresciute con un concetto di onestà completamente diverso da quello utilizzato nel resto d’Europa, e totalmente malato. Forse sarebbe ora di cominciare a pensare a come affrontare questo problema.

[tags]onestà, dimissioni, ministro, germania, guttenberg, gelmini, società, cultura[/tags]

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lunedì 28 Febbraio 2011, 18:13

Quattro chiacchiere con Piero e Sergio

Sabato pomeriggio, ultimo giorno di campagna elettorale per le primarie del centrosinistra, lasciato il nostro gazebo in piazza Castello, giravamo per via Garibaldi quando abbiamo incontrato Piero Fassino, scortato dal sindaco uscente Chiamparino e dall’ex sindaco Castellani. Il nostro candidato Fabio Versaci li ha bloccati e ha fatto qualche piccola domanda, e in pochi minuti Piero & Sergio ci hanno tranquillamente detto che:

– l’accordo di Mirafiori era un ricatto di Marchionne ma “alle volte bisogna saper accettare i ricatti”;

– è vero che in termini di diritti sul lavoro stiamo andando indietro ma beh, c’è poco da fare, ringraziamo ancora che non ci lasciano tutti a morire di fame;

– l’inceneritore (materia su cui Fassino sembrava impreparato) è necessario perché è impensabile che a Torino si faccia più del 50% di raccolta differenziata (…);

– l’inceneritore non fa male… però, insistendo… beh, “è chiaro che qualcosa nell’ambiente ci va”.

E meno male che questi sono gli esperti politici professionisti che sanno gestire le cose nell’interesse di tutti…

[tags]chiamparino, fassino, elezioni comunali, torino, primarie, inceneritore, lavoro, mirafiori, marchionne[/tags]

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domenica 27 Febbraio 2011, 13:09

Le primarie di bellezza

Oggi si svolgono le primarie del centrosinistra – che, a dimostrazione del peso politico molto ridotto delle altre aree, dai giornali alla gente tutti chiamano “le primarie del PD” – e, alla luce dello spettacolo che si è visto in queste settimane, sono contento che noi alla fine non le abbiamo fatte.

La teoria delle primarie, quella di inserire un meccanismo di controllo dei cittadini sulla scelta del candidato, è condivisibile, anche se la soluzione vera sarebbe quella di avere sistemi elettorali basati sulle preferenze, in cui sindaci e parlamentari non siano scelti a priori dai partiti. La realtà però è che, in Italia, le primarie scatenano una totale personalizzazione della politica in cui non si discute tanto di idee, quanto della simpatia che emanano i candidati; diventano un “concorso di bellezza” in cui i candidati sfilano sul palco e cercano di sembrare più attraenti degli altri alla prima impressione, l’unica che conta per la maggior parte di quelli che poi vanno a votare; e cercano nel frattempo di conquistarsi sottobanco l’appoggio di questo o quel capetto e del suo gruppetto d’interesse.

In queste settimane si è parlato poco di programmi, anche perché i candidati hanno più o meno promesso tutto a tutti e detto quasi le stesse cose (come peraltro è giusto che sia, visto che alla fine dovranno rappresentare la stessa coalizione), e hanno cercato di qualificarsi con caratteristiche che non hanno nulla di sostanziale. “Giovane contro vecchio” può avere senso se la differenza generazionale sta nella mentalità, nelle esperienze e nei progetti, non se si tratta di due politici di professione differenziati soltanto dalla fase di carriera; “torinese contro romano” è un giudizio superficiale e tutto da dimostrare. L’argomento di Gariglio è stato tappezzare la città di pubblicità (ma chi la paga?) e offrire alla folla un concerto di Simone Cristicchi; l’argomento di Fassino è stato il farsi raccomandare da Chiamparino.

Sono rimasto anche un po’ deluso dai candidati più di sinistra, quelli con cui peraltro, da quel po’ di differenze che emergono, mi sono trovato più in sintonia, se non altro perché parlano anche un po’ di solidarietà e di ambiente invece che di Marchionne e cemento. Proprio questo però è un problema: come può una persona come Passoni (che sarà pure bravissima, non contesto il piano personale), dopo essere stato fedelissimo assessore al Bilancio di Chiamparino, presentarsi come alfiere di un cambiamento di rotta? E come si può dire di essere contro inceneritori e TAV offrendosi allo stesso tempo come candidati sindaco di una coalizione che li ha nel programma da tutti sottoscritto? Non c’è una grossa incoerenza di fondo, non necessariamente in malafede o (come dicono i maligni) calcolata per tener buoni gli elettori più critici verso la coalizione e convincerli a sostenerla comunque, ma comunque incoerenza?

Ieri in piazza ho fatto una chiacchierata con Michele Curto, il candidato più giovane e quello più estraneo ai partiti (anche se secondo Lo Spiffero gli stessi dirigenti piddini considerano la galassia del gruppo Abele come un partito della loro coalizione…). Ovviamente ci siamo trovati in sintonia quasi su tutto, tranne che sulla scelta di stare dentro quella coalizione. Ho sentito fargli dai suoi simpatizzanti gli stessi incoraggiamenti sinceri ed entusiasti che riceviamo noi: la “base umana” è la stessa. Sarei molto contento se in futuro ci fossero occasioni di collaborare, ma continuo a non capire il voler stare nel sistema a tutti i costi.

Come finirà mi interessa poco: tra Fassino o Gariglio cambiano solo gli azionisti di riferimento; di Fassino almeno sappiamo che è veramente vecchio, mentre Gariglio è fintamente giovane. Per Gariglio tifano tutti i signori delle tessere; addirittura si dice che alcuni capibastone piddini, di quelli che con le preferenze ottengono appalti miliardari per le loro cooperative, abbiano organizzato i pullman per portare la gente a votarlo. Per Fassino tifa la dirigenza romana, ma si sentono strani scricchiolii: farà il pieno di voti tra gli ultrasessantenni, ma il resto della città non lo sopporta. Alla fine, noi abbiamo preso la nostra strada da tempo e senza dubbi; Fassino o Gariglio non fa differenza.

[tags]primarie, pd, centrosinistra, elezioni comunali, torino, fassino, gariglio, passoni, curto[/tags]

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