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Archivio per il giorno 2 Gennaio 2008


mercoledì 2 Gennaio 2008, 11:09

UPPB (Un portatile per bambino)

Un paio di mesi fa, al meeting ICANN di Los Angeles, ebbi occasione di vedere Vint Cerf esibire davanti a tutti il suo nuovo fiammante XO Рche, per chi non lo sapesse, è il primo modello di portatile prodotto da One Laptop Per Child, il progetto messo in piedi da Negroponte e sponsorizzato da grandi nomi come AMD, Google e Intel per produrre un portatile a basso costo e con le caratteristiche adatte per essere utilizzato dai bambini del terzo mondo.

Ne sono rimasto subito molto colpito: l’oggetto √® molto bello e soprattutto molto innovativo, perch√© ridefinisce vari parametri costruttivi dei PC attuali, sia nell’hardware che nell’interfaccia utente, e non √® detto che tra un po’ anche i portatili “normali” non comincino ad adottarli. Avrei quindi voluto procurarmene uno, ma – detto che andare per conoscenze personali a me non piace – il programma Give One Get One, che permetteva di averne uno donandone un altro, era aperto soltanto agli americani.

In questi giorni per√≤ si comincia a parlare di una estensione del programma (che nel frattempo √® stato chiuso, in mezzo a grandi polemiche per i ritardi nelle consegne del portatile) all’Italia, prendendo spunto dalla dichiarazione che Romano Prodi ha fatto incontrando Negroponte a Reggio Emilia: l’Italia si impegna a donare 50000 portatili all’Etiopia. Si ipotizza cos√¨ che, per aumentare l’entit√† della donazione, si possa aprire una raccolta di fondi tra i privati e le aziende italiane.

Detto che noi italiani siamo a buon diritto abituati a diffidare delle promesse fatte da un politico nostrano davanti a una platea, l’operazione – del costo di circa 7 milioni di euro – potrebbe anche avere un senso, se fatta bene. Il senso non √® soltanto quello umanitario, che pure √® fondamentale; √® anche, a certe condizioni, industriale.

Difatti, l’operazione OLPC √® sostenuta dalle grandi aziende non solo per la voglia di far bene, ma anche perch√© – come ben sa Bill Gates, che da tempo regala la prima copia di Windows a governi e istituzioni in varie parti del mondo, sperando poi di farsi pagare quelle successive – riempire il terzo mondo di propria tecnologia √® un modo di costruirsi un mercato a lungo termine. Dare in mano a milioni di bambini un portatile americano che ti porta automaticamente su Google vuol dire condizionare milioni di persone che, tra vent’anni e ad un livello di sviluppo sperabilmente diverso, utilizzeranno pesantemente le tecnologie dell’informazione in ambito professionale e personale; vuol dire crearsi un mercato dall’enorme potenziale.

Per questo motivo, esistono due modi di fare questa operazione per l’Italia. Il primo √® fare una bella dichiarazione stampa, staccare l’assegno da qualche piega del bilancio della cooperazione, e dimenticarsene, contribuendo quindi a diffondere in Africa la tecnologia americana. La seconda √® fare la stessa cosa, ma ponendo una condizione: che la donazione serva a promuovere anche la cultura, la lingua e l’industria italiane. Ad esempio, con uno stanziamento aggiuntivo di uno o due ordini di grandezza inferiore da dedicare alla copertura dei costi, si pu√≤ porre come condizione che tutto il software sia in italiano, e magari finanziare un progetto di sviluppo di software libero italiano da aggiungere al sistema, che poi magari possa venire tradotto in inglese e utilizzato su tutti gli OLPC del mondo, mettendoci insomma sopra un po’ di Italia.

Questo discorso potr√† sembrare cinico; eppure questa √® una occasione in cui, con un po’ di lungimiranza, cuore e portafoglio possono andare d’amore e d’accordo. Non sfruttarla sarebbe, banalmente, stupido.

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