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martedì 23 Novembre 2010, 19:52

Pignoriamo la città

smontaggio-pomodoro.jpg

Le tre colonne di Arnaldo Pomodoro da qualche anno rappresentavano la porta meridionale di Torino, al centro della rotonda Maroncelli. Erano molto visibili, specie per le code infinite che nelle ore di punta affliggono quel punto, e senz’altro colpivano l’attenzione. Il loro smontaggio per mancanza di fondi è un segno chiaro di ciò che ci aspetta.

Non credo che si potesse fare diversamente; non ci sono soldi per tutto e forse anche quel po’ di denaro che resta per l’arte e la cultura può essere meglio speso in altre cose, meno simboliche e più concrete. Resta però il punto di fondo: siamo una città con cinque miliardi di euro di debiti, quasi seimila euro per ogni torinese, la città più indebitata d’Italia pro capite. Nei prossimi anni ci spoglieremo di tutto e non ci saranno soldi per niente, a fronte di una situazione economica generale che non migliorerà.

O meglio, i soldi ci sono, ma sono in tasca a una parte del Paese, quella che non paga le tasse o le aggira legalmente, quella che sfrutta le posizioni di potere per attingere alle casse pubbliche o alle tasche dei cittadini grazie alle ingiustizie legalizzate. E’ lì che bisognerà trovare le risorse: in un riequilibrio sociale che non può più attendere.

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6 commenti a “Pignoriamo la città”

  1. raccoss:

    “Bisognerà trovare le risorse”. Bella domanda. Tu che ti candidi come sindaco, quale risposta dai ai tuoi elettori?

  2. Piero:

    Nei condomini capita di trovare il condomino, che orgoglioso del proprio condominio, propone in assemblea di appendere un quadro di “Picasso” nell’androne condominiale o una scultura marmorea nel cortile condominiale.

    Certamente un quadro di “Picasso” o la scultura marmorea fa fare bella figura e dà un tono di prestigio al condominio, ma costa e non tutti i condomini sono disposti a sostenerne la spesa. Si tratta di innovazioni gravose e voluttuarie dove chi non le desidera è giustamente esonerato da qualsiasi contributo, accollando la spesa esclusivamente a chi ha deliberato tali innovazioni (art. 1121 del Codice civile).

    Peccato che, nei Comuni come nelle Province e Regioni, ciò non sia possibile e il cittadino è comunque chiamato a contribuire alla spesa (e quindi al debito) anche quando le opere, decise dalle amministrazioni, sono gravose o voluttuarie o non lo interessano (vedi la TAV o il ponte di Messina per esempio).

  3. vb:

    @Raccoss: Una risposta seria (con cifre, capitoli di spesa ecc.) richiede uno studio approfondito che faremo nelle prossime settimane.

    Alla fine, probabilmente l’unica via possibile al Comune è una ristrutturazione della spesa, cercando di fare più cose o cose più utili col personale che c’è (alla fine quella è la spesa maggiore) e cercando di tagliare le spese inutili, a partire dalla miriade di enti di sottogoverno nati solo per piazzare gli amici e dalle relative consulenze, per finire con le grandi opere non necessarie.

    Sull’evasione fiscale il Comune deve impegnarsi e aiutare la lotta, ma è comunque una competenza nazionale (anche se il Comune riceve un terzo dell’evasione recuperata su segnalazioni del Comune stesso).

  4. rccs:

    Quindi, in parole povere: tagli, vendita dei beni comunali. Tremonti ti ha rubato la password?

  5. Lobo:

    basterebbe finalmente togliere l’esenzione dalle tasse agli immobili proprieta’ della chiesa e altri enti religiosi. E lo “sconto” del 50% dell’ires. E chissa’ quante altre facilitazioni. Nonche’ la ristrutturazione della spesa che nomina Vittorio: visto che e’ impossibile licenziare i dipendenti pubblici, che almeno ci si assicuri che lavorino tutti a cose utili.

  6. vb:

    @Raccoss: Tu che altre strade vedi? Personalmente credo che un aumento di tasse generalizzato non sia una strada percorribile in un Paese che ha già una pressione fiscale molto elevata… su chi paga. Il problema è proprio quello: non ha senso aumentare le tasse sulle persone oneste che le pagano, ma l’aumento delle entrate va perseguito sull’evasione fiscale, o al massimo sulle attività tassate poco o niente (concordo sulla Chiesa e possiamo anche parlare delle rendite finanziarie) o eventualmente sulle tasse di scopo (tutti i torinesi si tassano di 100 euro a testa per finanziare, che so, un piano di miglioramento del trasporto pubblico – il che prevede a monte una deliberazione popolare in materia). Tuttavia una questione fondamentale dell’economia italiana è l’esistenza di una economia parallela che si basa su una spesa pubblica ipertrofica e clientelare che soffoca tutto il resto…

 
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