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Archivio per la categoria 'Culturaculturacul'


lunedì 26 Settembre 2011, 10:18

Debito e paranoia

Gira da qualche tempo in rete un cartone animato che in mezz’ora spiega i meccanismi finanziari e storici dietro alla crisi globale.

La prima met√† √® effettivamente interessante per chi ancora non avesse capito concetti come la riserva frazionaria e la propriet√† della moneta, mentre la seconda sfocia in un delirio paranoico misto al tipico anti-statalismo americano (scommetto che gli autori votano Ron Paul). I fatti raccontati nella seconda parte vanno dal parecchio abbellito (come la leggenda dei Rothschild a Waterloo) al totalmente male interpretato (come la creazione della prima banca centrale federale americana, che fu osteggiata semplicemente perch√© avrebbe ridotto la sovranit√† dei singoli Stati americani e scaricato i debiti di quelli spendaccioni su quelli virtuosi, proprio come sta avvenendo ora nell’Unione Europea).

Indubbiamente vi sono grandi poteri economici globali che hanno fatto di tutto per indebitare gli Stati, per speculare sui loro titoli e per controllarli economicamente, e il tema del controllo sulla moneta è reale; ma per non essere schiavi dei debiti sarebbe stato sufficiente non farne.

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sabato 24 Settembre 2011, 12:55

Il tunnel nel cervello

Un politico, si sa, non √® un tuttologo; ma almeno delle materie di cui deve occuparsi qualcosa dovrebbe capirne. Il nostro ministro dell’Istruzione, Universit√† e Ricerca Mariastella Gelmini, invece, si distingue oggi per una gaffe leggendaria; un comunicato stampa che, per mettere il cappello sulla strabiliante scoperta di neutrini che viaggiano pi√Ļ veloci della luce, si vanta di aver speso 45 milioni di euro per realizzare “il tunnel tra il Cern e i laboratori del Gran Sasso, attraverso il quale si √® svolto l’esperimento”.

gelmini-neutrini_544px.png

Capisco che non tutti siano avvezzi agli esperimenti e alle caratteristiche delle particelle subatomiche, argomento di cui comunque si √® parlato normalmente in un qualsiasi corso di fisica al liceo o, per la nostra generazione, in mediamente una puntata di Quark su tre (riassumendo, le particelle vengono generate in un apparato che sta effettivamente in un tunnel, ma poi vengono “sparate” attraverso la crosta terrestre, che attraversano senza alcun problema). Ma che un ministro della Repubblica possa credere all’esistenza di un tunnel lungo lungo alto alto che collega direttamente due punti che distano in linea d’aria quasi un migliaio di chilometri, passando sotto Alpi, Appennini e mezza Italia, fa dubitare delle sue facolt√† intellettive.

La cosa preoccupante √® che a questo punto potrebbero dirle che servono 45 milioni di euro per una macchina del moto perpetuo, o per un sintetizzatore di pietre filosofali, o per uno stritolatore subnucleare con scappellamento a destra, e lei firmerebbe allegramente l’assegno.

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giovedì 19 Maggio 2011, 21:09

Madalon portali via

Sta spopolando sul web il video in cui il giovane scrittore torinese Manuele Madalon, ospite del Salone del Libro di Torino in un evento a lui dedicato, ferma tutti i VIP a cui ha inviato il suo libro, ringrazia per la loro risposta e chiede loro un commento. Da Sgarbi a Dandini, da Fassino a Coppola, tutti rispondono gentilmente tessendo almeno qualche lode della novità editoriale.

Peccato che sia un falso: il libro non esiste, Madalon √® in realt√† uno studente del master in giornalismo dell’Universit√† di Torino e il Coppola che, parlando della propria risposta all’invio del libro, chiede “E’ arrivata?” sta mentendo spudoratamente.

Per carit√†, capita a tutti i personaggi pubblici di incontrare ammiratori e postulanti e di non riuscire proprio a ricordare chi sono; √® normale, ed √® anche normale arrampicarsi un po’ sugli specchi, cercando magari nel frattempo di ricordare bene le circostanze. Ma passare cinque minuti a lodare l’ambientazione e i personaggi di un libro che non esiste, come fa Giancarlo De Cataldo autore di Romanzo Criminale(*), √® davvero ridicolo.

(*) ovviamente non avevo la minima idea di chi fosse, mi sono dovuto documentare!

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domenica 8 Maggio 2011, 11:09

Distanze culturali

Ieri mattina sono stato invitato al Teatro Colosseo, insieme agli altri candidati sindaco, a inaugurare la nuova edizione del progetto Bookrunning: un’attivit√† collaterale al Salone del Libro (= finanziata da noi) che prevede la libera circolazione e scambio di libri tra chiunque voglia partecipare.

A me sembra una buona iniziativa, in una societ√† che ha disperatamente bisogno di cultura; senza cultura non si pu√≤ capire il mondo e senza capire si diventa schiavi. Ho dunque aderito di buon grado e ho pensato a che libro lasciare; di idee me ne sono venute molte, da In viaggio con Alex di Fabio Levi (la vita di Alexander Langer, uno dei pochi politici di cui varrebbe la pena di seguire le orme) a London: The Biography di Peter Ackroyd (ok, un saggio sull’urbanesimo di 800 pagine in inglese non era molto adatto, ma √® veramente interessante). Per√≤ sin dal principio sapevo che il libro non poteva che essere questo:

guidagalattica.jpg

Alla Guida galattica per gli autostoppisti di Douglas Adams tengo talmente che non ho certo lasciato la mia copia ingiallita e consumata sin da ragazzino; ne ho comprata una nuova. Come ho scritto nella dedica, l’ho scelto “perch√© sotto un’apparenza leggera affronta con ironia i problemi esistenziali e sociali dell’umanit√†, e ci mostra prospettive inusuali con cui affrontare la diversit√† culturale e con cui accettare la casualit√† della vita.” E’ un riassunto molto crudo, e pensavo di raccontare di persona almeno l’inizio del libro, che incidentalmente parla proprio di cementificazione, burocrazia e arroganza del potere, solo… a modo suo. Pensavo di raccontare anche che la probabilit√† di essere raccolti entro trenta secondi da un’astronave dopo essere stati abbandonati nello spazio profondo √® superiore persino a quella che ha una persona normale di diventare sindaco di Torino.

Sono arrivato l√¨ e ho trovato gi√† una distesa di libri pronti allo scambio: Pennac, Gramellini, Erri De Luca, Camilleri, Baricco, persino Stephen King. Come diversit√† culturale butta un po’ male, ho pensato; avrei proprio dovuto fare la gag che mi era venuta in mente e presentarmi con Cotto e mangiato di Benedetta Parodi. Fassino ha portato i libri di Aung San Suu Kyi per rimarcare che lui √® stato in Birmania (anche se son sicuro che non avesse l’asciugamano) e Coppola non √® proprio venuto, sostituito dall’altro Coppola che ha portato Cent’anni di solitudine. Bossuto ha portato un libro sul forte di Fenestrelle dove aveva scritto anche lui, Marra ha portato Rigoni Stern perch√© suo zio era alpino.

Il mio libro √® stato accolto con un misto tra imbarazzo e derisione. Il giornalista Rai ha pensato che fosse un libro sulla mobilit√† sostenibile, per incentivare a usare di meno l’auto. Uno dei presenti ha supposto che fosse una guida turistica e che “galattica” fosse un modo di noi giovani per dire che era molto bella. Gli altri hanno pensato che fosse un romanzetto di fantascienza da leggere sotto l’ombrellone, non come loro che si dedicano a intellettuali come Camilleri e Baricco.

Raramente, insomma, ho potuto toccare con mano cos√¨ bene la distanza culturale che separa la nostra generazione da quella che attualmente √® al potere; e avere la conferma di come questa gente sia generalmente fuori dal mondo, provinciale e convinta di sapere gi√† tutto – proprio l’atteggiamento che rende l’Italia cos√¨ arretrata rispetto al resto del pianeta.

Comunque, il libro è stato debitamente registrato: e così, da qualche parte in giro per Torino potrete anche voi leggere la Guida galattica per gli autosoppisti di tal Douglas Adam

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martedì 15 Febbraio 2011, 22:05

Balleremo

Non guardo mai Annozero, Ballar√≤ e simili, mi hanno stufato da molti anni. Stasera ci sono capitato per caso, perch√© sono solo in casa, perch√© ho cenato tardi e ho acceso la televisione un po’ per caso. Ho visto solo lo scambio iniziale, Cicchitto da una parte, Bindi dall’altra.

Ho visto due persone che parlano di realt√† diverse, parallele, esattamente speculari, e non si capiscono, n√© hanno intenzione di capirsi; ma non √® pi√Ļ un giochino, veramente esistono due Italie per cui anche le basi, “Stato”, “democrazia”, “giustizia”, significano cose opposte, incompatibili, non negoziabili (chi distingue √® un venduto al nemico). Ho percepito una tensione che si tagliava col coltello, senza alcun tentativo di abbassarla, anzi. Dal modo in cui si parlavano, mi sono stupito che nessuno, dalle rispettive claque che gli stavano dietro, si sia alzato per andare a menare gli avversari. Alla fine, la Bindi era talmente furiosa che aveva il collo tutto rosso.

Questo, del resto, √® ci√≤ che succede nelle strade, quando i due fronti si incontrano: non c’√® pi√Ļ nessun tipo di dialogo, solo insulti e grida. Sulle mie bacheche Facebook, sempre pi√Ļ spesso vedo persone che parlano di bloccare il Paese, di “fare come in Egitto”: pacificamente se ci si riesce, ma alcuni dicono chiaramente che se non bastasse la protesta pacifica non si fermeranno l√¨. Speriamo che Berlusconi si dimetta, che gli facciano capire che – come sempre alla fine dei regimi – pi√Ļ si insiste a restare al potere e pi√Ļ si rischia di finire a piazzale Loreto.

Ma ho come l’impressione che balleremo parecchio.

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giovedì 10 Febbraio 2011, 16:01

Le manipolazioni dei giornali locali

Spesso mi chiedono perch√© noi grillini ce l’abbiamo con l’informazione, e se non pensiamo di essere ipercritici o vittimisti quando sosteniamo che i media manipolano la realt√† a fini politici, anche nelle piccole cose. Eppure, in questo paio di giorni sono usciti due articoli davvero esemplari, e dunque ve li sottopongo.

Il primo viene dalla cronaca di Torino di Repubblica: √® intitolato “Appalti truccati per lavori stradali, otto condanne e sei assoluzioni”. In realt√†, leggendo il pezzo, si scopre che il principale “appalto truccato” √® quello relativo alla TAV Torino-Lione, e per la precisione alla realizzazione del cunicolo esplorativo a Venaus; il cantiere degli scontri del 2005, il cui appalto √® ora stato mutato in quello per il nuovo cunicolo esplorativo di Chiomonte. Gli altri appalti sono opere minori, di almeno un ordine di grandezza.

Ora, che quel cantiere fosse truccato √® una grossa notizia; e invece non solo ci si mette un titolo che porta fuori strada, ma nell’articolo si parla ripetutamente di “linea ferroviaria ad alta velocit√†”… senza specificare quale. Solo in un punto si parla di “Torino-Lione”, ma non dove si parla degli appalti oggetto di processo, bens√¨ dove si parla delle persone coinvolte, come a suggerire che potrebbe trattarsi di una persona che ora lavora a quello ma al tempo dei fatti faceva altro. E nell’intero articolo non compare nemmeno una volta, nemmeno una volta, la parola “TAV”.

Bisogna comunque dire che almeno, pur se in maniera accuratamente depotenziata, Repubblica ha dato la notizia; sul sito della Stampa c’era solo un articolo che diceva che gli oppositori della TAV si sono alleati con gli odiati milanesi per portarci via il luminoso futuro cementizio.

La Stampa festeggia per√≤ con un altro meraviglioso articolo uscito oggi: questo. In esso, il giornale della fabbrica di auto sostiene che in questo periodo di blocchi del traffico gli ecologisti non hanno tanto da fare gli splendidi, perch√© anche le biciclette inquinano l’aria. Come? Beh, semplice: l’attrito delle gomme sulla strada solleva le polveri inquinanti depositate in terra e le rimette in circolo nell’aria.

L’argomento √® totalmente demenziale: primo perch√© c’√® una differenza fondamentale tra produrre inquinamento, come fanno le auto (i veicoli a motore generano l’85% del PM10 nell’aria), e spostare l’inquinamento gi√† creato da altre fonti. E’ una differenza che capisce anche un bambino, non pensiate che non la capiscano i redattori della Stampa. Secondo, perch√© a questo punto tutto inquina, anche i pedoni, anche i piccioni, anche le flatulenze del vostro gatto; e infatti l’obiettivo √® proprio quello, dire che tutto inquina dunque non fa differenza, e andiamocene pure in macchina.

Se leggete spesso La Stampa, saprete che ogni due o tre giorni su Specchio dei Tempi compare una lettera contro i ciclisti, pericolosi investitori di pedoni, occupanti di marciapiedi, sottrattori di parcheggi e cos√¨ via; ora anche inquinatori. So che l’idea urta la vostra intelligenza, ma pensateci: La Stampa vi considera cos√¨ deficienti da pensare che possiate credere che in fondo in fondo un’auto o una bici per l’inquinamento √® lo stesso. E voi gli date pure dei soldi.

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domenica 30 Gennaio 2011, 23:23

Un film tristissimo

Tutti noi nati negli anni ’70 abbiamo presente il concetto di “cartone animato giapponese strappalacrime”: puntate e puntate di Dolce Rem√¨ (se maschi) e di Candy Candy (se femmine) in cui al protagonista di turno non ne andava mai bene una, tra morti improvvise, coincidenze sfortunate, matrigne cattive e cos√¨ via. In genere, col senno di poi, ci si rimane anche un po’ incavolati: d’accordo che i lieto fine alla Disney hanno stufato, ma ogni tanto non potevano fargliene andare una giusta? Tutta questa sfortuna sembra sempre un po’ gratuita.

C’√®, per√≤, un cartone animato giapponese strappalacrime che, pur riprendendo lo stesso schema, non c’entra con tutto questo; se mai lo spiega. Si chiama Una tomba per le lucciole ed √® considerato il capolavoro di Isao Takahata, cineasta gemello del pi√Ļ famoso Hayao Miyazaki e regista nientepopodimenoche di Heidi (ma anche di vari episodi di Lupin III e di un paio di puntate di Conan); racconta la storia di due bambini giapponesi rimasti soli a Kobe sotto i bombardamenti della seconda guerra mondiale.

Questo √® comunemente ritenuto “il film pi√Ļ triste della storia del cinema”, un’aura che ovviamente ne ha frenato molto la diffusione. Ho provato a vederlo per quindici anni, sin da quando riuscii ad averne una versione in giapponese su una vecchia VHS, copia di copia di copia (forse non vi ricordate pi√Ļ, ma prima di Internet funzionava cos√¨). Non ero mai riuscito ad andare oltre i primi cinque minuti, che sarebbero sufficienti a stendere emotivamente persino il perfido Rockerduck.

Ieri sera, per√≤, mi √® capitato di fronte per caso su Sky, forse per via della vicinanza del giorno della memoria. Sono riuscito a vederlo fino alla fine e quasi per intero, cavandomela grazie al fatto che su un altro canale davano Jay & Silent Bob, fermate Hollywood!, il che permetteva di distogliere lo sguardo e ricaricare le pile nei momenti pi√Ļ pesanti (cio√® pi√Ļ o meno tutti).

Una tomba per le lucciole √®, in conclusione, un film bellissimo (attualmente numero 130 nella classifica dei migliori film di tutti i tempi su IMDB) e lo raccomando a ogni adulto, anche perch√© vederlo rende assolutamente impossibile praticare o sostenere qualsiasi forma di violenza militare. E’ una esperienza emotivamente devastante e potrebbe non riuscirvi al primo colpo, ma merita; e spiega molto della cultura popolare giapponese del dopoguerra che noi abbiamo ereditato.

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mercoledì 12 Gennaio 2011, 16:57

E’ davvero bellissimo

Lo so, sicuramente conoscete già gli spot dei libri di Alfonso Luigi Marra, avvocato penalista napoletano già europarlamentare di Forza Italia. E però, il pensiero che qualcuno possa ancora non aver visto la convincente recitazione e la dizione perfetta di Manuela Arcuri mi tormenta, e dunque eccola qui:

Osservate bene con quale maestria ella riceve un SMS (con una suoneria stile “camion in retromarcia”) ed esprime in un attimo tutto il dolore frustrante dello strategismo sentimentale a cui √® sottoposta, nel personaggio della giovane avvocatessa che dovr√† inevitabilmente finire per darla al “titolare del grande studio legale in cui lavora” (ogni somiglianza con fatti e persone reali √® da considerarsi puramente casuale, come ci tiene a ribadire la moglie di Marra).

Ma non √® solo la Arcuri a discettare del “cammino della civilt√†”: ora c’√® anche Lele Mora, con la sua dura denuncia del “silenzio di coloro che dovrebbero parlare”, che va ad aggiungersi ai precedenti spot di Marra stesso e soprattutto a quello, altrettanto leggendario, della figlia di Marra: che parla del testo come di “un libre dabb√Ļ di un uomme dabb√Ļ”, mentre con le mani, non vista, incarta il pesce al mercato.

La cosa agghiacciante, comunque, √® che con tutta questa pubblicit√† – compresa quella indotta dalle prese in giro come la mia e come le manciate di remix assurdi che girano su Youtube – sar√† certamente pieno di italiani che s’accatteranno sto tomo…

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venerdì 24 Dicembre 2010, 17:08

Il museo del Novecento

Ieri mattina ero a Milano e ne ho approfittato per visitare l’appena inaugurato Museo del Novecento, gratuito fino a fine febbraio.

Bene, per prima cosa occorre specificare che al nome del museo mancano almeno un paio di parole. Io ero stato tratto in inganno dagli aerei in esposizione nel tendone all’ingresso (che peraltro devono essere un riciclo di una vecchia mostra torinese, dato che le didascalie ricordano come uno di essi sia stato costruito “negli stabilimenti Alenia Aeronautica in corso Francia”), pensando che il museo riguardasse tutto il secolo scorso nei suoi vari aspetti. In realt√†, √® il museo della pittura del novecento milanese.

Da questa piccola precisazione si pu√≤ capire il succo della visita: il primo piano con le opere di Boccioni (assolutamente belle), un po’ di altro futurismo e una stanzetta con un paio di Picasso minori pu√≤ meritare, ma il resto del museo √® insignificante in maniera imbarazzante: se questa roba meritasse tutto lo strombazzamento mediatico che ha avuto, la GAM torinese sarebbe il Louvre. Si salva un po’ la sezione dentro Palazzo Reale, raggiungibile peraltro da una passerella nascosta al livello 2 di cui tre quarti dei visitatori non si accorgono nemmeno; √® la sezione dell’arte contemporanea e dunque perlomeno ci parla con linguaggio moderno (non perdete la stanza piena di luci stroboscopiche per entrare nella quale vi fanno firmare una liberatoria scritta in burocratese e disponibile solo in italiano: mi son chiesto se facesse parte dell’opera d’arte). Ah, e c’√® una scatoletta di merda d’artista, nel caso non ne abbiate mai vista una; e all’ingresso espongono Il Quarto Stato premettendo che non c’entra niente con tutto il resto, ma ce l’avevano in cantina e da qualche parte dovevano metterlo.

Una nota a riguardo dell’accoglienza: era un giorno piovoso e tutti avevano un ombrello, ma le signorine all’ingresso imponevano di lasciarlo l√¨ per non sgocciolare nelle sale. Ma non di consegnarlo al guardaroba: proprio di buttarlo l√¨ in un mucchio confuso di ombrelli su un lato dell’atrio. Una roba cos√¨ l’ho vista solo allo stadio…

Anche la ristrutturazione dell’edificio non mi √® molto piaciuta: della passerella gi√† ho detto, e poi sappiate che l’unico bagno di tutto il museo (a parte un bagnetto preso d’assalto nell’ala di Palazzo Reale) sta alla fine di una lunga serie di corridoi labirintici nel sotterraneo. Funzionalit√† scarsa, ma architettonicamente molto elegante: alla fine pi√Ļ delle collezioni √® interessante la vista dall’alto su piazza Duomo. Ma, si pagasse, non so se sarebbe valsa la pena.

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giovedì 4 Novembre 2010, 20:05

Dentro la TV

Ieri sera mi è successa una di quelle cose che possono accadere solo su Internet: ho scoperto un nuovo sito che mi ha catturato per tutta la serata e ancora oggi nelle pause.

Il sito si chiama TV Tropes e molti di voi probabilmente lo conosceranno già, dato che persino Xkcd gli ha dedicato una striscia davvero eloquente. Ed è proprio così: probabilmente per la sua natura di wiki fortemente connesso, una volta che si inizia a leggere è inevitabile continuare ad aprire ulteriori pagine e perdersi nella sua ragnatela. Peggio ancora che con Wikipedia!

Lo scopo di TV Tropes √® quello di analizzare e codificare tutti gli strumenti a disposizione di chi si accinge a scrivere la sceneggiatura di un programma televisivo, un film, un cartone animato, un libro, un videogioco e cos√¨ via. All’inizio pu√≤ sembrarvi un’idea banale: si comincia difatti da concetti ben noti come la sospensione volontaria dell’incredulit√†, il principio alla base del rapporto tra spettatore e spettacolo; e si passa per le espressioni gergali ampiamente utilizzate nella comunit√† degli autori e sceneggiatori, come “saltare lo squalo”: il momento in cui una serie televisiva ormai a corto di idee si riduce a un espediente talmente improbabile da minare definitivamente la sua credibilit√† e dirigerla verso l’inevitabile chiusura (deriva da un episodio di Happy Days in cui Fonzie, vestito col chiodo sopra e il costume sotto, fa sci d’acqua saltando uno squalo).

Da lì, però, si finisce per perdersi in centinaia, anzi migliaia di concetti Рarchetipi di personaggi, espedienti narrativi, elementi di trama, metodi di sviluppo dei personaggi, trend culturali e altro ancora Рche sono facilmente reperibili nello showbusiness moderno (ogni pagina ospita nella parte bassa abbondanti esempi, fate solo attenzione agli spoiler) e di cui però potreste essere coscienti fino a un certo punto.

Il fattore interessante, infatti, non √® tanto il rendersi conto che quasi tutto ci√≤ che vediamo √® basato su clich√©; √® capire come i clich√© non siano di per s√© negativi, ma costituiscano semplicemente le regole del linguaggio audiovisivo e narrativo a cui siamo abituati, la cui violazione talvolta pu√≤ creare originalit√† e interesse, ma pi√Ļ spesso genera smarrimento e incomprensibilit√† del messaggio.

In pi√Ļ, il tutto √® descritto in modo piuttosto divertente: alzi la mano chi di voi non ha visto i Simpson quel tanto che basta da riconoscere a vista la flanderizzazione di un personaggio, o quel po’ di Star Trek necessario per imparare a odiare un Wesley o a trovare un po’ ridicolo l’ennesimo effetto Worf. Se il tipo di finale “ma ora devo andare” √® anche denominato sindrome di Mary Poppins, la sindrome di Chuck Cunningham √® invece la sparizione improvvisa e senza spiegazioni di un personaggio di una serie, il cui contrario √® “ricorda il nuovo tizio”, ovvero l’apparizione di un nuovo personaggio che tutti fanno finta di aver sempre conosciuto, che a sua volta pu√≤ degenerare in un caso di “esopo da zio lungamente perduto” (l’esopo √® la morale del racconto, in onore appunto delle favole di Esopo).

Tra tutte queste concatenazioni potete perdere delle ore, in un tipico wikiwalk; e poi, nessuno show televisivo vi sembrer√† pi√Ļ lo stesso. Siete avvertiti!

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