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Archivio per la categoria 'Itaaaalia'


giovedì 11 Novembre 2010, 13:07

A cosa serve il treno

La vicenda di Arenaways, operatore ferroviario privato che si è messo in testa di competere con Trenitalia per i treni tra Torino e Milano (ma anche per le tratte Torino-Alessandria e Alessandria-Milano), è arrivata in cima alla stampa locale solo recentemente – ma per chi segue da vicino il mondo dei trasporti si trascina ormai da anni.

Riassumendo, Arenaways vorrebbe offrire un servizio che sta a metà tra i regionali e l’alta velocità: al prezzo di 17 euro sola andata (contro i 9,55 del regionale e i 32 dell’AV) si viaggia in un tempo uguale (anzi persino un po’ superiore) a quello del regionale, ma su carrozze pulite, confortevoli, accessibili, col posto garantito e una serie di servizi aggiuntivi utili a chi viaggia per lavoro (dalla panetteria al wi-fi).

Da settembre dovevano partire due corse al giorno (partenza da Torino Porta Susa alle 7:22 e ritorno da Milano Porta Garibaldi alle 19:40; partenza da Milano Porta Garibaldi alle 7:04 e ritorno da Torino Porta Susa alle 18:14), che sono poi state rinviate di settimana in settimana, tra crescenti polemiche per i continui ostacoli burocratici, fino a fissare il nuovo avvio a lunedì prossimo.

Peccato che ieri l’apposito ufficio del Ministero dei Trasporti abbia comunicato che ad Arenaways sarà vietato effettuare qualsiasi fermata intermedia tra Torino e Milano, in quanto ciò costituirebbe una forma di concorrenza con i treni regionali di Trenitalia, che sono sussidiati dalla Regione Piemonte; dunque Trenitalia andrebbe immediatamente a chiedere dei soldi alla Regione Piemonte per indennizzarla della perdita di clienti; e la Regione Piemonte non vuole pagare.

Ciò deriva dal fatto che la concorrenza è permessa sui servizi ferroviari a media-lunga percorrenza, mentre sui servizi locali vige il monopolio di ciascuna regione, che tramite un bando internazionale affida il servizio a un operatore ferroviario; casualmente vince sempre o Trenitalia, o una joint venture tra Trenitalia e la Regione in questione. Dunque Arenaways faccia pure il Torino-Milano diretto, ma non fermi a Novara, Vercelli o Santhià, perché questo costituirebbe un danno per la Regione Piemonte e il suo monopolio; e chi se ne frega se invece ne vengono danneggiati l’azienda privata e soprattutto i suoi potenziali clienti.

La motivazione è pretestuosa per molti motivi. Per prima cosa, se queste fermate intermedie sono illegali, non si capisce perché allora vengano svolte quotidianamente da un certo numero di intercity di Trenitalia, anch’essi classificati come treni in regime di concorrenza: a questo punto dovrebbero vietare anche quelli.

Ma soprattutto, il servizio regionale Torino-Milano è per Trenitalia una miniera d’oro: facendo viaggiare treni vecchi, sporchi e assolutamente insufficienti rispetto alla domanda – tanto che nelle ore di punta è normale avere l’intero treno pieno di gente in piedi per buona parte del percorso – lucra pesantemente sui pendolari piemontesi, rifiutandosi allo stesso tempo da anni di mettere più treni con scuse varie (una volta era “la linea è satura, serve l’alta velocità”, poi l’alta velocità è arrivata e il servizio regionale invece di migliorare è anche peggiorato). L’argomento per cui due treni da tre vagoni al giorno provocherebbero un danno a Trenitalia non sta in piedi; al massimo, ridurrebbero di un pochino i suoi profitti.

Ancora più agghiacciante è la posizione della Regione Piemonte, che invece di festeggiare perché finalmente i piemontesi potrebbero avere una alternativa in più (liberi poi di usufruirne o meno) a costo zero per il pubblico, e di difendere questa possibilità, fa di tutto per impedirne lo sviluppo. La stessa Regione che (con giunte di ambo i colori) non è mai stata in grado di ottenere da Trenitalia un servizio decente, né di bloccare a febbraio un insensato aumento del 20% del prezzo, ora si schiera con Trenitalia e contro gli interessi dei piemontesi.

A vedere come la politica faccia di tutto perché il servizio ferroviario tra Torino e Milano faccia schifo (mettiamoci anche i treni alta velocità rari e carissimi) davvero ci si chiede se l’obiettivo ultimo non sia favorire l’autostrada dell’amico gruppo Gavio, coi suoi bravi autogrill di Benetton… sarà mica a quello che servono i treni?

[tags]piemonte, trenitalia, arenaways, regione, treno, autostrada, ferrovia, concorrenza[/tags]

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sabato 30 Ottobre 2010, 11:14

Patria e bandiera

Già so che le celebrazioni per il centocinquantenario dell’unità d’Italia – su cui ho espresso in passato le mie perplessità – ci riempiranno di polemiche quotidiane da qui alla primavera. Quella di oggi riguarda l’idea di tappezzare il centro di Torino – non si capisce se a spese pubbliche – di bandiere tricolori, per tutta la durata delle celebrazioni; proposta dell’amministrazione osteggiata, manco a dirlo, dalla Lega.

Si sa che i veri progressisti non hanno mai amato le bandiere nazionali, dunque quest’improvviso amore per il tricolore da parte di Chiamparino e i suoi non fa altro che confermare la loro transizione salottiera e altoborghese. Ma c’è un altro motivo, oltre alle mie perplessità sopra linkate e relative all’oggetto stesso della celebrazione, per cui questa idea mi piace proprio poco.

Quello proposto mi sembra un uso della bandiera contemporaneamente avvilente e pericoloso. Avvilente, perché la bandiera non è un oggetto decorativo e colorato, da appendere perché fa allegria; usarla in tal senso, replicandola all’infinito come un logo qualsiasi, ne svilisce il valore. Pericoloso, perché è abbastanza esplicito il tentativo di usarla come simbolo di parte, appunto contro la Lega. Il rischio è di generare nella mente di molti torinesi un parallelo del genere: così come la Lega tappezza la scuola di Adro del sole delle Alpi, il centrosinistra tappezza Torino del tricolore.

Se la percezione fosse questa, sarebbe un grosso regalo proprio alla Lega: vorrebbe dire riconoscere e promuovere l’uso della bandiera a fini politici, per la propaganda di una parte contro l’altra, e negarne il valore come simbolo di tutti. Vorrebbe dire riconoscere (come già purtroppo fanno i simpatizzanti padani) che le celebrazioni del centocinquantenario sono una festa di parte e non di tutti – se così fosse, davvero è meglio non farle proprio.

Secondo me la bandiera deve stare là sui pennoni e non altrove, così come l’inno deve essere eseguito nelle occasioni ufficiali e non altrove (trovo scandaloso l’uso dell’inno nazionale come jingle pubblicitario – ultimamente lo fa pure Robe di Kappa). Questo è l’unico modo di onorare e valorizzare i nostri simboli nazionali.

[tags]bandiera, inno, unità d’italia, italia 150, celebrazioni, torino, chiamparino, lega[/tags]

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giovedì 28 Ottobre 2010, 12:56

Bunga bunga bang bang

Oggi vi lascio due link da leggere.

Difficilmente non avete ancora letto il primo: è la storia della minorenne marocchina di bella presenza che avrebbe denunciato la sua partecipazione a festini porno-pedofili nella villa di Arcore, con Silvio Berlusconi e Emilio Fede. La cosa sarebbe venuta a galla quando, fermata dalla polizia per un comunissimo furto, sarebbe stata liberata d’imperio su ordine di Palazzo Chigi e riconsegnata a Nicole Minetti, la splendida “igienista dentale” di Ber… no, dai ragazzi, vaffanculo, non ce la faccio più a scrivere queste stronzate, la verità sulle porcate sessuali di Silvio ormai è chiara a tutti, su Facebook e nei bar lo prendono per il culo all’infinito, il problema è che nel mondo prendono per il culo l’Italia. Ah, e il “bunga bunga” è uno stupro anale di gruppo.

Allora vi lascio invece con un altro link che quasi certamente non avete letto. Viene dal blog di una signora di Napoli che è in piazza a Terzigno e che racconta il vero perché di questa protesta, gli interessi che obbligano a non differenziare e non compostare ma invece ad incenerire e interrare in discarica, a favore dell’Impregilo. Ma potete anche leggere la storia (nell’ambiente nota da settimane) del sindaco Cenname, raccontata stamattina anche da Gramellini, o di come vari dignitari del PDL, con possibili ombre di camorra, guadagnino dalla gestione dei rifiuti napoletani; peraltro, lo stesso amministratore dell’azienda rifiuti Asìa denuncia che gli è stato ordinato di alimentare l’emergenza, forse perchè l’emergenza ora potrà generare appalti con molta maggiore libertà.

Mi sembra che l’Italia di oggi sia tutta qui: in questa depravata fine regime, una piccola élite si diverte col “bunga bunga” mentre se gli italiani, abbandonati a se stessi, osano protestare vengono accolti col “bang bang” di lacrimogeni tossici e scaduti sparati ad altezza uomo.

[tags]berlusconi, ruby, emilio fede, pedofilia, porno, scandali, sesso, bunga bunga, terzigno, rifiuti, emergenza, bertolaso, cenname, gramellini, asia, pdl, camorra, lacrimogeni[/tags]

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martedì 26 Ottobre 2010, 18:19

Efficienza italiana

Oggi vorrei pubblicare e farvi leggere questa lettera, scritta da qualche funzionario dell’ambasciata italiana in Pakistan al tecnico locale di una nostra azienda, in risposta alla sua richiesta di visto per potersi recare presso la sede aziendale in Italia.

italian-embassy-544.jpg

In pratica, visto che nonostante il loro duro lavoro non riescono a smaltire la coda, nessuno riesce più ad andare in Italia, a meno di chiederlo con anticipi geologici.

Ovviamente in Pakistan ci stanno già ridendo dietro…

[tags]italia, ambasciate, ministero degli esteri, pakistan[/tags]

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domenica 24 Ottobre 2010, 20:22

La signora Annarella

Per chi non li avesse visti su Facebook, lascio anche qui i video del mio nuovo idolo, la signora Annarella: altro che Bersani e Di Pietro, questa sì che è opposizione.

[tags]roma, montecitorio, opposizione, annarella[/tags]

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sabato 16 Ottobre 2010, 11:57

L’apolizia

Per prima cosa, vi faccio leggere le due lettere che Specchio dei Tempi riporta stamattina:

Una lettrice scrive:
«Domenica 10 ottobre decido di prendere il treno per Torino. Alle 17,15 mi reco alla stazione di Settimo Torinese in tempo per acquistare il biglietto allo sportello automatico, ma ahimè, la macchinetta è rotta. Mi guardo intorno e vedo la biglietteria chiusa, il giornalaio chiuso e la macchinetta stampabiglietti fuori servizio. Aspetto quindi il treno, Gtt, al binario numero 3 con altre 3 persone sprovviste come me del biglietto. Facciamo presente al capotreno la situazione venendo rassicurati. Il biglietto si può fare tranquillamente sul treno, ci dice lui, e noi restiamo ad aspettare mentre compila le ricevute. Ad ognuno di noi viene quindi consegnata una ricevuta recante il prezzo del biglietto più una sovrattassa! La sovrattassa!? Perché mai, mi chiedo, dovrei pagare una sovrattassa? «Il costo del biglietto lo pago volentieri, dico al capotreno, ma la sovrattassa (il “Diritto fisso esazione in treno”) proprio no! Il capotreno risponde che devo pagare. In alternativa posso fornire il documento e successivamente farmi fare una bella multa. «Decido di non presentare il documento e chiedo di pagare per l’ennesima volta solo il costo del biglietto. Il capotreno non ci sta e contatta l’ufficio della polizia ferroviaria di Porta Susa. La polizia!? Ma stiamo scherzando!? La polizia per una sovrattassa!? «Accorrono subito due poliziotti in divisa e mi chiedono cosa stia succedendo. Io spiego, un po’ intimorita dall’accerchiamento. Credo che non mi abbiano ascoltato perché un attimo dopo mi intimano (con una “toccatina” al braccio) di presentare al capotreno il documento per l’identificazione e la contravvenzione e mi ricordano (il tono utilizzato purtroppo non può essere reso a parole…) che “sul treno si sale con il biglietto”! «Mani in alto per me. Mi arrendo!».
C.F.

Un lettore scrive:
«Vi racconto un episodio avvenuto giovedì 14 sul treno in arrivo a Torino alle 19 proveniente da Savona. All’altezza di Carmagnola una coppia di ventenni in stato visibilmente alterato inizia a prendere a calci le porte che separano le carrozze, mandando in frantumi i vetri. Passeggeri paralizzati, attoniti. Mia moglie decide di andare in cerca del capotreno, che constata i danni e chiede i documenti ai giovani. I due dichiarano di non averli, e nel frattempo lanciavano banconote da 50 euro al capotreno minacciando mia moglie per aver “fatto la spia”. «Arrivati a Porta Nuova i due ragazzi scendono senza problemi, nessuno li blocca e nessuna pattuglia li attendeva al binario, mentre mia moglie deve chiedere al personale ferroviario di essere scortata sino alla fermata del tram per paura di ritorsioni…».
CRISTIAN ATZORI

Poi, vi rimando al filmato (peraltro non molto movimentato) che mostra i militanti del Popolo Viola fermati e identificati dalla Digos dopo essersi allontanati dal corteo studentesco dell’altro giorno.

E poi vi chiedo se non pensate che se gli italiani hanno sempre meno fiducia nelle istituzioni (anche se le forze dell’ordine sono sempre tra le più gettonate) non sia solo per il nazionale benaltrismo per cui il cattivo è chi fa la multa e non chi passa col rosso, ma perché effettivamente le logiche di azione della polizia non sono più comprensibili; ammesso che ci sia ancora una logica, e non piuttosto una serie di coraggiose e scoordinate azioni dei singoli agenti, resistendo ai tagli degli stipendi e delle risorse, insieme a un sacco di altri agenti che si fanno i fatti propri o peggio rispondono a logiche deviate di varie genere, dal manganellare per il gusto di farlo fino all’obbedienza politica.

[tags]polizia, forze dell’ordine, specchio dei tempi, ferrovia, digos, istituzioni[/tags]

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giovedì 14 Ottobre 2010, 16:43

Problemi di Internet

La battaglia per il futuro di Internet in Italia e nel mondo è sempre accesa. E no, non mi riferisco al triste appello dell’Espresso per la liberalizzazione del wi-fi; la credibilità di una iniziativa lanciata dalle stesse forze politiche che hanno prima approvato (centrodestra) e poi prorogato (centrosinistra) il decreto Pisanu è sottozero; la chicca è che l’appello parte da Barbareschi, quello che rubava le battute a Spinoza dimostrando di non capire la differenza tra pubblico dominio e licenze libere, e che due anni fa proponeva addirittura l’identificazione forzata di chiunque acceda a Internet con qualsiasi mezzo; ed è promosso dallo stesso gruppo editoriale il cui presidente De Benedetti, mentre incassa miliardi di sovvenzioni pubbliche, continua a dire che Google è un parassita e gli deve dei soldi. Comunque, a meno che non siano schizofrenici, il problema non si pone: dato che tutte le forze politiche sono d’accordo, facciano decadere la norma e via, senza fare tanta scena; se no, il dubbio che gli interessi solo la scena è più che scontato.

Io volevo parlare di cose un po’ più serie, a cominciare da questa segnalazione di Stefano Quintarelli, che è sempre esotericamente addentro alle questioni che contano davvero. I dettagli li espone lui, ma, per parlare chiaro, il punto è che la nostra Agenzia Garante per le Comunicazioni – la stessa che, come dicevamo, permette tranquillamente che gli italiani vengano spennati sugli SMS – ha preso una decisione che va contro ogni logica ma che permette a Telecom Italia di mantenere una posizione dominante sul mercato delle ADSL, costringendo i concorrenti o ad aumentare i prezzi (e quindi, alla fine, noi pagheremo) o a rimanere su una infrastruttura vecchia, senza poter offrire i servizi più innovativi.

Questo genere di decisioni “tecniche” vengono prese nel silenzio più assoluto; noi non ne sappiamo nulla finché, a un certo punto molti mesi più tardi, il nostro operatore ci comunica che purtroppo la nostra tariffa aumenterà di qualche euro al mese; o ce lo fa digerire con un “cambio piano” promosso con una di quelle belle pubblicità ingannevoli di cui l’Italia è piena, e che vengono sanzionate per finta da un’altra autorità garante con multe irrisorie e effetti sostanzialmente nulli. Come al solito, chi dovrebbe difendere il cittadino finisce per fare poco o persino per essere un discreto complice…

Chiudo segnalando, per chi fosse interessato alle questioni più tecniche, la posizione che Quintarelli, io e alcuni altri esperti abbiamo scritto e inviato un paio di settimane fa a nome di NNSquad Italia, il nostro gruppo nazionale per difendere la neutralità della rete, nell’ambito di una consultazione pubblica della Commissione Europea. Già, perché all’estero, prima di fare le leggi, fanno davvero le consultazioni pubbliche… So che è un documento piuttosto tecnico, ma credo che sia comunque comprensibile a chiunque si sia un po’ interessato alla questione: giusto per capire quali sono i problemi.

[tags]internet, internet governance, wi-fi, pisanu, espresso, de benedetti, barbareschi, agcom, adsl, quintarelli, concorrenza, pubblicità, neutralità della rete, nnsquad[/tags]

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martedì 12 Ottobre 2010, 16:43

Un progetto ben fatto

Dopo aver parlato di tante grandi cose, oggi ve ne mostro una piccola.

panchina-rhofiera.jpg

Questa foto è stata scattata la settimana scorsa, durante un temporale, nella nuova stazione ferroviaria di Rho Fiera Milano, aperta da poco più di un anno; una stazione importante, dato che dovrebbe costituire l’interscambio con la metropolitana e i treni suburbani per chi arriva a Milano da ovest, anche con l’alta velocità, nonché la stazione per la fiera e per i visitatori dell’Expo 2015.

Era buio e si vede male, ma adesso vi spiego: siamo al primo binario, e in alto a destra intravedete l’ampia, moderna e costosa tettoia che lo protegge dalle intemperie. Sulla sinistra tuttavia, la striscia più scura per terra vicino al muretto non è un’ombra, ma una fascia allagata ed esposta alla pioggia, perché evidentemente la tettoia non arriva a coprirla. Esattamente al centro di questa fascia, poco visibile perché di ferro nero, c’è la panchina che dovrebbe servire a chi aspetta il treno.

In altre parole, nonostante la stazione progettata ex novo, sono riusciti a mettere le panchine nell’unico punto non riparato dalla pioggia, o, se preferite, a fare la tettoia troppo piccola rispetto alle dimensioni del marciapiede.

Questo non è l’unico problema della stazione: gli spazi commerciali sono deserti, e non vi è nemmeno una biglietteria, se si eccettua una macchinetta che vende solo biglietti regionali. Le scale mobili sono spesso rotte, così come i tappeti mobili che portano alla metropolitana, e non è raro vedere l’acqua che scende dentro il sottopassaggio. Come ascensore c’è un costoso modello con le porte su entrambi i lati, caratteristica di cui non c’era assolutamente bisogno – ma, per un errore di progetto, a livello del binario la cima della scala mobile finiva troppo vicino all’ascensore, per cui si è dovuto far aprire le porte sul retro dello stesso.

Questa non è nemmeno una vera stazione; tecnicamente lo è solo perché è seguita dal bivio con cui l’alta velocità si stacca dalla linea storica, ma di fatto sono tre linee a doppio binario parallele accanto a cui si sono limitati a mettere marciapiedi e tettoie per permettere la fermata dei treni, scendendo poi nell’ampio sottopassaggio che porta verso la fiera e la metropolitana. Non vi è alcun edificio, se non gli spazi ricavati nel sotterraneo. Eppure, l’intera opera è costata 80 (ottanta) milioni di euro, e funziona così.

[tags]ferrovie, trenitalia, milano, rho, fiera milano, stazione, appalti pubblici[/tags]

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sabato 9 Ottobre 2010, 19:49

La bomba nell’altra

Ai militari morti in guerra in Afghanistan dentro il classico blindato italiano di cartone, oltre che il dovuto rispetto, è dovuta anche la verità. La canzone dei Negrita che gira da mesi nel circuito underground, ovviamente senza godere di visibilità sui media (pur avendo già sostituito nel ritornello “la Bibbia” con “il libro” per urtare di meno), potrebbe essere un buon inizio di un ricordo meno ipocrita; e non per mancare di rispetto all’insegnamento cristiano, ma anzi per provare a rispettarlo davvero.

[tags]afghanistan, militari, attentato, negrita, religione, papa ratzinger, berlusconi, bush, petrolio, bibbia, bomba[/tags]

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venerdì 8 Ottobre 2010, 15:32

Viva la mafia

Tra ieri sera e stamattina, a Torino, si sono svolti due eventi molto interessanti: ieri sera Sonia Alfano, Salvatore Borsellino e Gioacchino Genchi hanno tenuto una conferenza su mafia e Stato, mentre stamattina è stato inaugurato presso l’ITIS Levi il nuovo Auditorium Beppe Alfano, intitolato al padre di Sonia.

Ieri sera, a sala strapiena, si sono ripetute quelle verità che per noi sono ormai scontate, ma che fuori dai nostri circoli lasciano ancora le persone con un senso di stupore e persino di incredulità. Tra le chicche, Sonia ha raccontato del suo incontro in carcere con Totò Riina, che parlando di Berlusconi le ha detto “iddu c’a futtiu” (“quello ci ha fregato”); vari mafiosi le hanno chiesto come mai loro stanno in carcere mentre “quelli di Roma” sono tutti liberi. Genchi ha ricordato che, all’epoca, i circoli di Forza Italia a Brancaccio e Misilmeri sono stati aperti prima ancora che aprisse la sede provinciale del nuovo partito, creati da tal Lalia che, come da tabulati, intratteneva conversazioni telefoniche con Spatuzza e altri mafiosi riconosciuti; e che costui cominciò a chiamare persone che poi sarebbero divenute esponenti siciliani di Forza Italia, le quali poco dopo chiamavano un numero privato della casa romana di Berlusconi. (Del resto Dell’Utri, l’uomo “senza cui Forza Italia non sarebbe esistita” come disse lo stesso Berlusconi, è stato condannato per concorso esterno in associazione mafiosa…)

Insomma, chi voglia aprire gli occhi può sapere ormai con certezza che le stragi di Capaci e di via D’Amelio non furono stragi di mafia, ma stragi di Stato eseguite dalla mafia, nell’ambito del passaggio di mano del potere tra la prima e la seconda Repubblica. Abbiamo un Presidente del Senato che è stato socio o consulente di mafiosi acclarati e un Ministro della Giustizia che è stato fotografato al matrimonio della figlia di un boss: ma che volete ancora?

Tuttavia, per me è stato meglio l’incontro di stamattina; un incontro in cui Sonia Alfano ha parlato a lungo della storia del padre, commuovendosi a più riprese. E’ bene dire qualche cosa su questa storia poco conosciuta, perché per noi, da qui, le vittime di mafia appaiono sempre lontane; e la tragedia non è, come noi crediamo, la morte in sé, ma tutto ciò che viene prima e che viene dopo.

Beppe Alfano era un insegnante con l’hobby del giornalismo; oggi sarebbe un blogger. Cominciò a fare inchieste sugli scandali del paese in cui viveva, Barcellona Pozzo di Gotto in provincia di Messina; svelò giri di soldi che non doveva toccare. Gli offrirono 39 milioni di lire per tacere, e lui li rifiutò; allora gli dissero che sarebbe morto entro il 20 gennaio. Per un paio di mesi visse sapendo di dover morire, e ogni giorno i suoi familiari si chiedevano se sarebbe stato quello buono; alla fine fu ucciso con tre colpi di pistola l’8 gennaio 1993.

Il giorno dopo, le compagne di studi di Sonia, che frequentava l’università a Palermo, la chiamarono per dire che i loro genitori avevano loro vietato di vederla ancora. L’intero paese fece capire alla famiglia Alfano che non era più gradita, e una settimana dopo si trasferirono di corsa a Palermo, dove non conoscevano quasi nessuno. Nè lo Stato nè altri assistettero la famiglia economicamente o psicologicamente.

Il processo fu anche peggio; il loro avvocato, il famoso Galasso, smise di presentarsi in aula, e Sonia, irritualmente, si dovette fare l’arringa da sola. A un certo punto un avvocato della difesa la chiamò a testimoniare e le chiese se suo padre avesse mai abusato di lei, visto che in paese “si diceva” che fosse pedofilo (o adultero, o puttaniere: tutte voci messe in giro dalle cosche). In un altro momento della lunghissima vicenda giudiziaria (in parte ancora in corso) i giudici dissero che mancavano le prove del collegamento tra gli esecutori e i mandanti; i carabinieri del paese dissero che “non riuscivano a trovare niente”, nonostante queste persone fossero sempre in giro per le vie. Alla fine Sonia fu costretta a introdursi di sera nel cimitero, l’unico punto da cui si poteva vedere l’interno del capannone dove si riunivano i mafiosi, e a trovare lei le prove osservandoli.

La piazza dove abitava la famiglia Alfano è stata in teoria intitolata a Beppe Alfano; in teoria, perché il Comune non ha mai provveduto ad apporre le relative targhe. Qualche giorno fa, qualcuno ha scritto con la vernice sul selciato: “VIVA LA MAFIA”. I parenti di Sonia sono andati a cancellare la scritta, e sono stati insultati dagli abitanti del palazzo di fronte. Ogni anno, la famiglia cerca di organizzare una commemorazione in paese, e ogni anno i presidi si rifiutano di farvi partecipare i ragazzi delle scuole, con giustificazioni come “sono già andati al cinema la settimana scorsa, non possono fare troppe assenze”. L’ultima volta, nell’auditorium da 500 posti, c’erano 12 persone. Intervistati di nascosto, alcuni ragazzi del paese hanno risposto che non sapevano bene chi fosse Beppe Alfano: in paese si dice che “forse era un giornalista, o forse un puttaniere”.

Io so che leggendo queste cose siete inorriditi – e di storie così ce n’è ancora, e ancora, e ancora: la storia di Rita Atria, quella di Graziella Campagna, quella, particolarmente terribile, di Giuseppe Francese. Storie in cui una persona sta da sola con l’onestà, e il potere sta dall’altra parte; e di fronte hanno uno Stato che non sa mai scegliere da quale parte stare.

Solo, di una cosa vi devo pregare: non pensate, come pensano quasi tutti al Nord, che queste siano storie di terre lontane; non osservate queste persone come si fa coi leoni nelle gabbie, un brivido e via. La criminalità organizzata è tutto attorno a noi; c’è la ndrangheta a Rivoli, c’è la ndrangheta a Moncalieri, e attenzione, non sono per strada a spararsi, ma sono nelle istituzioni, esprimono politici e assessori nel centrodestra e nel centrosinistra, sono immischiati in tutti gli appalti, nella Tav, nei nuovi quartieri. Il fatto che da noi non si spari è ancora più preoccupante: vuol dire che le cosche hanno trovato un loro spazio consolidato nell’amministrazione della zona in cui viviamo. Comunque anche qui, contrariamente a quel che pensano in molti, Bruno Caccia non fu ucciso dalle BR ma dalla ndrangheta; e prontamente dimenticato.

Sarebbe bello se anche da noi, come in Sicilia, ci fossero così tante persone che lottano contro le cosche – ma quelle nostrane, non quelle lontane; avendo la consapevolezza di trovarsi contro anche ampie fette dello Stato. Nel frattempo, informare è cosa importante; perché pochi, troppo pochi, sanno cosa succede veramente.

[tags]mafia, ndrangheta, criminalità, borsellino, sonia alfano, beppe alfano[/tags]

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