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Archivio per la categoria 'Itaaaalia'


giovedì 11 Ottobre 2007, 11:51

Scene da un ministero

(con un riferimento velato e del tutto non casuale a questa cosa qui, di cui parlava martedì Repubblica – ma toh, l’articolo che criticava il governo, pur comparendo ancora nei risultati di Google, è stato rimosso in tutta fretta dal loro sito…)

Rappresentante del Ministero ABC: Bene, ora possiamo incominciare la riunione…
Rappresentante del Ministero XYZ: Mi scusi, mi scusi!
ABC: Sì?
XYZ: Volevo lamentarmi per lo scarso anticipo con cui sono stato invitato a questa riunione!
ABC: Eh, purtroppo abbiamo potuto dare soltanto una settimana di preavviso, ci dispiace.
XYZ: Sì, ma io ho saputo di questa riunione solo due ore fa!
ABC: Come, due ore fa? Ma noi abbiamo inviato la convocazione per iscritto una settimana fa, alla dott.ssa JKL!
XYZ: E come mai non l’avete inviata a me? Io sono (pausa ad effetto) il Consulente ICT & New Media del Ministro XYZ!
ABC: Sì, ma quando abbiamo interpellato le varie amministrazioni per comporre il comitato, dal vostro ministero ci è stata indicata come referente la dott.ssa JKL…
XYZ: Eh, ma non importa, dovevate informarvi meglio! E visto che siamo qui per Internet, non è possibile che si utilizzi la carta! La prossima volta inviate le comunicazioni anche a me, e usate la posta elettronica: un cc non costa nulla!
ABC: Va bene; allora, visto che un cc non costa nulla, le invieremo le convocazioni per email: qual è il suo indirizzo di posta elettronica?
XYZ: (Attimo di smarrimento)
ABC: (Sguardo interrogativo)
XYZ: Uhm… era qualcosa tipo… c’aveva il mio nome… un punto… Un attimo, eh, che prendo l’agenda: non me lo ricordo!

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lunedì 8 Ottobre 2007, 18:25

Multarolo del c…

L’espressione viene da un vecchio post di Andrea (che tra l’altro, come ho scoperto cercando il link, ha ricominciato a bloggare, seppur saltuariamente), e non avrei mai pensato di essere io ad usarla per qualcuno. Eppure, ammetto che mi è subito tornata in mente leggendo questa lettera, ossia la risposta di un responsabile dei vigili urbani a un articolo della Stampa (questo) che denunciava la nuova abitudine dei vigili torinesi di piazzarsi in incognito, contromano, in divieto di sosta e in posizioni pericolose pur di effettuare multe tramite telecamera. E dire che, pur essendo un guidatore sportivo, non ho mai commesso infrazioni significative né perso punti dalla patente, e non avrei mai pensato di trovarmi un giorno a simpatizzare col multato anziché col multante.

Premetto che un dibattito come quello di cui sopra non dovrebbe nemmeno esistere: gli automobilisti dovrebbero fare il proprio dovere, rispettando i segnali stradali; e i vigili dovrebbero fare il proprio dovere, rispettando le leggi che – essendo noi uno stato di diritto – impongono loro certi vincoli a garanzia del cittadino.

Purtroppo, come al solito, bisogna buttarla in caciara: e allora da una parte ci sono gli automobilisti che guidano in maniera pericolosa (il che, tra l’altro, vuol dire troppo veloce ma anche troppo piano o troppo distrattamente) e si lamentano quando vengono multati, anche quando hanno torto marcio; dall’altra ci sono i vigili che si comportano da sceriffi, spesso selezionando accuratamente le proprie vittime tra quelle che non alzeranno mai la voce.

Dopo accurata analisi, io mi sento più dalla parte dei cittadini incazzati, che da quella dei vigili. Perché il traffico a Torino è iper-regolamentato, e in questo caso noi torinesi diamo il peggio di tutti, incrociando una ossessione svizzera con una faciloneria tutta italiana.

Perché sono d’accordo anche io che la svolta a sinistra dal viale di corso Regina Margherita sia pericolosa e di intralcio, e quindi vada repressa; anzi, per favore, reprimetela più duramente. Ma non credo che sia necessario mettersi in incognito e contromano per farlo: ci si può mettere oltre l’incrocio e fermare i trasgressori per contestare la violazione. L’effetto repressivo è anche maggiore, visto che pure quelli che non saranno fermati vedranno i vigili e penseranno che la prossima volta potrebbe toccare a loro. Solo che così si fa meno cassa, e il piatto del Comune piange.

Un altro problema è poi la quantità abnorme di divieti che sono spuntati in città negli ultimi anni, spesso così tanto per vietare, senza pensare ad offrire alternative a chi da quella parte dovrà pur passare. Ad esempio, sono comparsi divieti di svolta a destra in vari viali; da corso Peschiera in corso Monte Cucco e in corso Racconigi, per dire. Sarà anche possibile che la svolta a destra in quel punto intralci, ma allora si doveva aprire un varco per permettere l’immissione nel controviale poco prima dell’incrocio; o come minimo mettere una indicazione preventiva all’incrocio precedente (costringendo però chi deve svoltare a percorrere centinaia di metri in controviali pieni di auto in doppia fila, cantieri e ostacoli vari…). Fatto così, vuol soltanto dire mettere un divieto in più, magari per poi fare delle multe – a quel punto veramente insensate.

Idem per i limiti di velocità lumaca (cinquanta all’ora nei grandi viali è una velocità ridicola, così come settanta in strade extraurbane senza incroci come gli approcci alle tangenziali), per i divieti di sosta non interpretabili da essere umano (quelli con sei fasce orarie diverse, una di divieto, una solo per residenti, una di sosta a pagamento, una solo per operatori con contrassegno giallo a righe…), per le strisce gialle con cui qualsiasi potentato parapubblico si ritaglia parcheggi gratuiti in pieno centro (i mezzi pubblici li usino i privati), e così via.

A tutto questo si aggiunge la sostanziale impunità per altri tipi di violazioni che i vigili e le forze dell’ordine dovrebbero reprimere, dal commercio ambulante ai lavavetri ai semafori, dai parcheggiatori abusivi ai furgoni abbandonati con le quattro frecce in mezzo ai viali (ma guai a toccare i commercianti).

Per cui, massima ammirazione per chi combatte quotidianamente la dura lotta contro il caos del traffico, ma preferirei che prima di tutto si regolasse il traffico in modo ragionevole, eliminando i divieti troppo restrittivi – anche perché troppi divieti uguale nessun divieto – e poi che ci si dedicasse anche ad altro, non solo alle multe via telecamera; e che comunque i vigili dessero sempre l’esempio, invece di farsi spesso vedere a fare le stesse manovre vietate e pericolose che poi stigmatizzano quando le facciamo noi.

Se no, anche a Torino finirà come a Settimo, dove il sindaco, dopo aver tappezzato la cittadina di telecamere anti-rosso “ciniche e implacabili” che scattavano anche quando avevi ragione, è stato costretto a mettersi in ginocchio sui ceci per evitare il linciaggio da parte dei propri cittadini.

Oppure come a Collegno, dove il nuovo autovelox e controllo del rosso all’incrocio tra corso Francia e via Castagnevizza è stato distrutto a sassate dagli abitanti della zona, esasperati dopo la prima ondata di multe per essere sfrecciati su un viale a tre corsie alla temibile velocità di cinquantasei all’ora.

Saranno degli incivili, ma non si può non capirli.

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domenica 30 Settembre 2007, 09:07

Magica Trenitalia

Ok, sapevo che stanotte ci sarebbe stato sciopero dei treni; per questo motivo sono andato in stazione a Pisa a chiedere se il treno che volevo prendere io, l’intercity notturno delle 0:38 diretto per Torino, ci sarebbe stato, e la risposta è stata positiva.

Così mi sono presentato qualche minuto prima, ho fatto il biglietto, e la macchinetta mi ha regolarmente assegnato un posto nella carrozza numero 16: difatti alcune carrozze del treno vanno a Torino, mentre altre vengono separate a Genova e instradate per Nizza.

Sul binario, dopo essermi fatto fregare un euro e mezzo dalle mai funzionanti macchinette automatiche per bevande delle ferrovie italiane, sono andato verso il fondo della piattaforma, visto il numero della carrozza; poi ho chiesto a un signore del personale, che mi ha invitato a mettermi davanti perché la carrozza 16 sarebbe stata la prima. Raggiunto da Puria, ci siamo fatti di nuovo tutta la piattaforma all’indietro, e allora è arrivato il treno.

E la carrozza 16 non c’era.

C’erano solo cinque carrozze, di cui tre cuccette, e andavano tutte a Nizza.

Così chiediamo allo stesso signore di prima, che dichiara di essersi “dimenticato” di dirci che in realtà stanotte le carrozze per Torino non c’erano, e di metterci in un posto libero qualsiasi.

E così, dopo aver pagato intercity più prenotazione, siamo dovuti andare in un posto a caso, scendere a Genova Principe, dormicchiare per due ore sul pavimento della sala d’attesa piena di gente, e prendere poi un regionale che fermava persino a Trofarello.

Rimane un mistero: come ha fatto la macchinetta automatica della stazione di Pisa a venderci un posto su una carrozza che non esisteva, su un treno che era già fatto ed in marcia da quattro ore?

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venerdì 28 Settembre 2007, 22:55

Dal Campidoglio all’Hackmeeting

Pensavo di avere tempo di inviare oggi un resoconto della conferenza di Roma, e invece no; non sono riuscito ad alzarmi prima delle dieci e mezza, poi sono stato preso da incombenze e lavori di vario genere, e domani mattina ho di nuovo la sveglia alle cinque e un quarto, per andare a prendere il primo treno per Pisa, dove quest’anno si tiene l’Hackmeeting e dove, domani pomeriggio alle 16, terrò il mio tradizionale seminario su teoria e pratica della governance di Internet.

E’ sicuramente interessante passare in due giorni da una conferenza diplomatica internazionale nella sala aulica in cima al Campidoglio, con Veltroni, Nicolais, Gentiloni, Casini e Folena, a una riunione in un centro sociale occupato, con Armin Medosh, Andy Mueller-Maguhn ed Emmanuel Goldstein, più la crema dell’acarità italiana. Questo genere di mescolanze è ciò che, da buon hacker, apprezzo di più nella mia attività di perturbatore istituzionale a lungo raggio; e mi arricchisce enormemente.

Peraltro la conferenza di ieri – pur ben riuscita, importante, interessante – mi ha confermato una situazione che già conoscevo, presentando una contraddizione stridente tra gli interventi degli ospiti internazionali, sia governativi che non, sempre preparati, sul punto, consapevoli, e quelli degli italiani.

A parte quelli di uno sparuto manipolo di esperti del settore (e ormai tra noi ci conosciamo tutti, e saremmo anche un po’ stufi di discettare nel deserto), gli interventi degli italiani in occasioni come quelle di Roma si possono raggruppare in tre grandi categorie.

La prima è quella di quasi tutti i politici, che arrivano in sala, leggono un discorso pieno di grandi principi in cui magari credono sinceramente ma che non hanno idea di come far avverare, e un secondo dopo scappano via senza ascoltare nessuno, per “improrogabili impegni istituzionali”.

La seconda è quella di chi, in una conferenza dedicata alla questione di lungo termine dei diritti umani su Internet, prende la parola per criticare davanti ai politici questo o quel fatto di attualità, questa o quella proposta di legge, che certo può essere ricondotta al tema dei diritti umani, ma è comunque ben marginale rispetto al tema della conferenza; e questa è ancora la migliore, perché deriva da una frustrazione e da una persistente difficoltà a comunicare con le istituzioni su questioni concrete, anche se si dovrebbe capire che est modus in rebus.

La terza è di quelli che arraffano il microfono solo per parlare, esponendo una loro teoria completamente avulsa dalla realtà, un loro progetto mirabolante che in realtà non sta in piedi, o una loro meravigliosa scoperta concettuale che, per chi si occupa seriamente di queste cose, è scontata da anni, con tanto di tomi universitari. Perché purtroppo, in Italia, la selezione in base al merito e alla sensatezza dei propri discorsi non esiste; e così, non si nega un podio a nessuno.

E quindi, sono convinto che, parlando dei temi caldi di Internet, troverò a Pisa almeno altrettanto merito e altrettanta sensatezza che a Roma, e forse anche di più.

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mercoledì 26 Settembre 2007, 10:10

Aziende private, soldi pubblici

Stamattina, dovendo subentrare al precedente proprietario della mia casa nuova nel contratto di fornitura dell’elettricità, ho telefonato al numero verde di Iride Mercato (se vi chiedete cosa sia, è il nome che ha assunto AEM Torino da quando ha comprato quella di Genova e ha cominciato a porsi come corporation dell’energia, naturalmente usando come capitale di rischio quello dei contribuenti).

E’ stato tutto molto efficiente; ho atteso pochi minuti, poi una gentile signorina ha risposto, ha preso tutti i dati del contatore, la lettura, i miei dati personali, li ha inseriti nel suo calcolatore, e poi mi ha detto: “Tutto a posto: le arriverà via posta il contratto da firmare. Sulla prima bolletta le metteremo il costo del cambio di contratto, fanno 70 euro!”.

Sti cavoli: l’operazione di data entry più costosa del mondo. Ma non potremmo spostare il call center(*) in Romania?

(*) Ovviamente la signorina, per questa operazione, guadagnerà sì e no cinquanta centesimi; il resto va a pagare stipendi e gettoni di presenza di questo bel sottobosco politico-industriale (di centrosinistra, in questo caso, ma non fa differenza).

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lunedì 24 Settembre 2007, 09:57

L’altra faccia

Per onestà dopo la discussione su Grillo, credo giusto mandarvi a leggere anche il blog di Clemente Mastella, dove si difende dal linciaggio mediatico. Fa persino simpatia; eppure non dubito che se ci fossero già stati i blog anche Bettino Craxi, poco prima di prendersi la pioggia di cento lire in testa, avrebbe scritto una cosa così.

Perché l’incazzatura popolare, specie in un paese facilone come l’Italia, si manifesta per poco; ma quando lo fa, non fa distinguo; nè ha interesse per i dettagli delle cose.

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venerdì 21 Settembre 2007, 10:06

Folgorati sulla via di Bologna

Ieri sera, senza volerlo, mi sono ritrovato davanti alla nuova puntata di Annozero, che, ho scoperto, era interamente dedicata al V-Day; in pratica, mandati a letto i bambini, hanno mandato in onda quasi per intero il discorso di Beppe Grillo a Bologna, accompagnato dai commenti nello studio, dove buona parte degli ospiti – Travaglio e Sabina Guzzanti – erano figure ormai arruolate nel grillismo.

Sapete che di Grillo ho spesso pensato male: che – oltre a farsi un mucchio di soldi – mescoli temi ottimi a demagogia d’accatto, che critichi tutto e tutti indistintamente e con scarsa propensione alle proposte, e che ultimamente abbia anche avuto una svolta violenta, almeno a parole, che rischia di essere la scintilla in una polveriera molto più estesa di quel che ci immaginiamo.

Tutta questa impressione però è cambiata ieri, dopo che ho potuto sentire il discorso quasi per intero proprio grazie a Santoro (che per averlo trasmesso, credo, sarà presto fucilato). Vi raccomando di farlo anche voi: lo trovate a pezzetti su Youtube, ad esempio, qui, qui, qui e qui; basta una mezz’oretta. Mi sono reso conto di come l’immagine che di Grillo diano i media sia molto più distorta di quel che dovrebbe. Alla fine, le cose che ha detto Grillo a Bologna mi sembrano ampiamente condivisibili.

Persino il presunto “attacco a Marco Biagi” (o meglio, alla legge Biagi, una legge scritta da Maroni e Berlusconi su cui poi è stato appiccicato il santino per difenderla dalle critiche) si è rivelato essere una semplice osservazione sul fatto che la legge vada cambiata in modo da scoraggiare il precariato; e qui, anche i sostenitori di una sana (ma non sregolata) economia di mercato, come il sottoscritto, non possono che essere d’accordo.

Ma la cosa più importante è come Grillo inquadri la crisi nel modo giusto: come una crisi generazionale, un problema di vecchiaia. Fa gli stessi esempi, su Sgarbi che non sa cosa sia un indirizzo email e sui computer paleolitici dei palazzi romani, che potrei fare io, per la mia esperienza diretta. Ha capito che il problema, più ancora dell’atteggiamento da casta, è la vecchiaia intrinseca, l’obsolescenza della nostra classe dirigente. Più di tutti, ha capito che Internet è la risposta, non in quanto strumento tecnologico, ma in quanto piattaforma che permette alle persone di parlarsi e di organizzarsi autonomamente, senza passare da controlli centrali. In pratica, pensa le stesse cose che penso io.

Certo, resta il problema di dove porti tutto questo. In un certo senso, Grillo lancia il sasso ma nasconde la mano, non volendo diventare un soggetto politico. Grillo, però, non crea la crisi, ne è solo il messaggero; e la crisi c’è, è sempre più evidente, non si trova più un solo italiano, a parte Prodi e Napolitano, che pensino che l’Italia non sia in un momento di totale emergenza.

Io credo proprio che siamo vicini a un punto di svolta, se persino un’algida ventenne altoborghese come Beatrice Borromeo, di fronte al solito inguardabile giovane sinistrogiovanile che propone il Partito Democratico come fonte di democrazia e che sarà cugino chissà a chi, perde la pazienza e lo aggredisce ruggendo, dicendogli in pratica “ma chi cazzo sei e cosa stai a dire”. Il tutto chiosato da Vauro con la seguente vignetta:

Politico: “Non basta un Vaffanculo day!”
Cittadino: “Allora andate affanculo every day!”

Il clima questo è; un clima di rivolta che sta diventando aperta. Ora, è vero che il populismo di un Grillo può aprire la strada a svolte autoritarie? Forse. E’ vero che l’ultima volta che c’è stata una crisi del genere si è aperta la strada a vent’anni di P2 al potere? Vero. E’ vero che la penultima volta è arrivato Mussolini? Vero.

Tutto questo, però, significa soltanto che alle piazze di Grillo si debba dare una risposta credibile, la quale però non può arrivare dalla classe politica attuale, che – pur con tante ma marginali eccezioni – non è più in grado di uscire dal palazzo, nè di capire l’Italia e il mondo, nè di comprendere anche solo il concetto di etica pubblica. Sta a tutte quelle persone che sono ancora nel mezzo, che vedono il limite del populismo ma anche la marcescenza delle istituzioni italiane, spingere questa crisi verso un esito positivo; trasformarla da protesta violenta, a parole se non nei fatti, in proposta rinnovatrice.

Io però rimetto l’accento sul fattore nuovo: Internet. L’esclamazione di Grillo di voler distruggere i partiti è figlia della rete: perché in rete le forme di aggregazione sono nuove e tante e dirette, e anche l’intermediazione dei partiti – che peraltro hanno già da trent’anni perso la funzione di creatori del pensiero politico, trasformandosi in macchine di marketing e controllo – diventa in buona misura superflua. Solo uno che non ha capito la rete può pensare che l’eliminazione dei partiti sia necessariamente una proposta fascista; e difatti, proprio così l’hanno interpretata i commentatori perbene, da Scalfari in giù. Tutti da sessant’anni in su, tutti probabilmente incapaci di accendere un computer, figuriamoci capire cosa sia un meetup.

Invece, la politica in futuro sarà glocale e virtuale come tutto il resto; centrata in azioni locali su problemi concreti, e coordinata online; fatta di masse sotterranee che si manifestano improvvisamente attorno a un sito, a una campagna, a una raccolta di firme; una flash mob elettorale che colpisce duro quando meno te l’aspetti, ma che non è disposta a delegare niente a nessuno, tantomeno a un proprio dipendente come appunto dovrebbero essere i politici. Questo, credo, è lo scenario che ha in mente Grillo; ed è molto più moderno di qualsiasi altra cosa sia mai stata pensata per il futuro dell’Italia.

Resta però il problema di come riuscire a trasformare la crisi di rabbia collettiva di Bologna – per ora centrata su una serie di no, santissimi ma pur sempre distruttivi: no ai pregiudicati, no ai politici di professione, no alle liste bloccate – in una proposta costruttiva, facendola evolvere secondo le regole della democrazia, prima che si possa trasformare in una protesta di piazza incontrollabile, da cui chiunque, Grillo compreso, sarebbe disarcionato.

Bene, Beppe Grillo è un fenomeno creato dalla rete; è anche lui un nostro dipendente. Usiamolo. Perché alla fine il messaggio fondamentale di tutto questo – che Grillo peraltro ha capito, e ha lanciato esplicitamente – è che è ora che ognuno di noi si riprenda un pezzo importante della propria vita: quello pubblico. Ciascuno di noi fa politica tutti i giorni, nelle scelte economiche, nello stile di vita, nelle cose che dice agli amici o che scrive sul proprio blog. La fa ancora di più se sceglie di non farla.

E quindi, in prima persona, riprendiamoci l’Italia.

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martedì 18 Settembre 2007, 09:11

Gioventùs bruciata

Mi scuserete se insisto col calcio (il prossimo sarà un post serio, promesso) ma non posso non parlare di un nuovo idolo che da un paio di giorni è entrato nel pantheon del calcio italiano: questo.

gioventus.jpg

Si tratta del tifoso gobbo che domenica, seduto nei distinti all’Olimpico di Torino, ha tirato un petardone durante la partita, così per distinguersi. Ovviamente il resto della tifoseria non ha gradito, tanto da prenderlo a schiaffoni, prima che venisse portato via dagli steward (qui il filmato). Si è poi scoperto che si tratta di Nicola R., 27 anni, della provincia di Bergamo (piove sul bagnato; per i non calciofili, spiego che Bergamo è una splendida città, ma l’Atalanta è la rivale numero 2 del Toro, da sempre affrontata al grido di “contadino zappa la terra”).

Ordunque, codesto fulgido prodotto di Zappalaterra (BG), capello lungo e sguardo intenso, ha trascorso la notte in carcere, e non ha quindi ancora potuto prendere il posto che gli spetta, al Grande Fratello o similari; parla però il padre, che dichiara: “Nicola non è un ultrà. Sta pagando per tutti, ma non ritengo che abbia fatto qualcosa di esagerato. Non è un teppista, è un tifoso juventino, che va allo stadio ogni due o tre anni. Ha lanciato un petardo di qualche centimetro, che si vende regolarmente nei negozi. Nicola però l’ha lanciato in un punto in cui non c’era gente, non voleva ferire nessuno. Però rispetto all’ultima volta che era stato allo stadio le norme sono cambiate. Quello di mio figlio è un gesto da non fare, ma ho visto di peggio. E comunque più violento di lui è stato chi gli ha dato lo schiaffo. Quello è un tifoso violento.”

Da tutto questo si capisce che il nostro idolo è un vero tifoso juventino. Difatti:

1. Va allo stadio una volta ogni due o tre anni.
2. L’ultima partita che ha visto (dichiarazione degli amici) è il Trofeo Berlusconi.
3. E’ acconciato e vestito troppo trendy, veramente elegantissimo.
4. Esce con una ragazza pure piuttosto carina (a sinistra nelle immagini), e invece di offrirle una cena la porta allo stadio. Però in tribuna, che mica siamo pezzenti.
5. Non pago, davanti alla tipa esibisce una maglietta con scritto “A ME PIACCIONO LE RAGAZZE CHE CANTANO SI LA DO”: un vero gentleman.
6. Per fare ulteriormente colpo, fa lo sborone e tira un petardo in campo.
7. Ovviamente, riceve l’ennesimo due di picche.
8. Quando lo beccano (vedi filmato), fa “Chi? Io?”.
9. Si becca uno schiaffone e non reagisce (potesse, scapperebbe).
10. Dopo essere stato colto in flagrante, dà la colpa al fatto che esistano delle leggi.
11. E comunque, protesta a gran voce trovando sempre qualcun altro che avrebbero dovuto punire al posto suo.

Concludo con un altro pezzo di imperdibile televisione: i capi dei Drughi intervistati in inglese.

Ci sono almeno un paio di momenti fantastici in questo filmato, come quando “Mimmo” annuisce alle frasi in inglese del traduttore pur non capendone una parola, o quando fanno vedere il pullman della trasferta per Genova dell’anno scorso: è la partita clou della stagione, ma il pullman è mezzo vuoto, e il coro lo fanno in tre. E non riescono nemmeno ad andare a tempo tra di loro, e dopo un po’ due dei tre sbagliano le parole. Grandissimi.

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lunedì 10 Settembre 2007, 08:58

Vaffa-day

Sabato c’è stato l’evento. E’ successo qualcosa?

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venerdì 24 Agosto 2007, 16:21

Carabinieeriiii…

Oggi dovevo fare una denuncia: quindici mesi fa ho perso un paio di chiavi della macchina (la denuncia serve perché siamo in Italia, e la ditta di noleggio e il meccanico vogliono pararsi il sedere in caso di successivi casini). Così, ho deciso di vedere se c’erano un commissariato o una stazione dei Carabinieri comodi per il giro di commissioni che dovevo fare.

Sul sito della Polizia, è facile: c’è un bel link Dove siamo proprio nella testata, che porta a un modulo di ricerca, che presenta una mappa interattiva (non è quella di Google ma funziona decentemente).

Sul sito dei Carabinieri, invece… niente. Ci sono, in bella evidenza, i comunicati stampa, le gare d’appalto, persino Giochi e Download, per non parlare della leggendaria rivista Il Carabiniere, ben nota a tutti i conoscitori dell’arma. C’è un link a una misteriosa “Stazione CC Web”, che poi sarebbe una animazione 3D con una carabinieressa virtuale che sembra un incrocio tra Lara Croft e Mary Poppins. Ma la posizione delle caserme – che, a naso, mi sembra la cosa più frequente che uno vorrebbe sapere dai Carabinieri – non c’è. O meglio, c’è, se schiacciate su Informazioni, poi scrollate di un paio di paginate, e trovate Dove siamo. Ben nascosto. Si sa mai, magari così la gente va dalla concorrenza e noi abbiamo meno lavoro da smaltire.

Devo comunque aggiungere la mia solidarietà al poliziotto che ha infine raccolto la mia denuncia al commissariato di Polizia di Madonna di Campagna (proprio sotto la sopraelevata). Certo, l’inizio è stato un po’ kafkiano, con una freccia sul portone principale che dice “l’ufficio amministrativo è nel palazzo successivo”, e poi un cartello sul portone dell’ufficio amministrativo che dice “però le denunce si raccolgono in corso Grosseto 283” – e poi sta all’utente capire che corso Grosseto 283 è il portone principale da cui si è partiti. Certo, io sono entrato alle 14,15 e fino alle 15 non si è presentato nessuno, nonostante il cartello dicesse che le denunce si raccolgono dalle 8 alle 20,30 con orario continuato. Certo, il poliziotto ha allargato le braccia e mi ha detto che avrebbe dovuto mandarmi via, che non c’era bisogno di fare una denuncia per una sciocchezza simile (e concordo con lui).

Ma intanto, oltre a passare dieci minuti ad annotare i dati della mia auto a noleggio, si è dovuto subire il tizio prima di me, che voleva “denunciare” che la firma obbligatoria in corso Giulio Cesare per lui era scomoda, e voleva spostarla lì; e quelli dopo, che – oltre a conoscere quello prima e a salutarlo con grandi pacche sulle spalle – volevano denunciare il vicino cinquantenne che guardava troppo intensamente il culo di lei quando si incrociavano sulle scale. Del resto, l’ultima volta che avevo fatto una denuncia (di smarrimento del foglio complementare della vecchia Punto da rottamare: ah, la burocrazia delle auto), prima di me si era presentato un tizio per denunciare che, al suo paese in Sicilia, il vicino aveva un sacco di galline, e quindi era un sicuro untore di aviaria: non poteva la polizia andare là ed ammazzargliele tutte?

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