Comunque, c’è anche un altro caso in cui la frase suddetta si è applicata: è che oggi ho aperto il vasetto delle acciughe al verde che mi sono preparato ieri, e non riuscivo più a smettere…
[tags]toro, samp, calcio, cassano, acciughe al verde[/tags]
Tutto questo però perde di significato di fronte agli unici dieci minuti di musica di ieri, ovviamente apparsi ben oltre mezzanotte, praticamente alla fine. Sono Elio e le Storie Tese che rifanno Il Barbiere di Siviglia:
Come livello musicale non c’è paragone con qualsiasi altra cosa sia andata in onda nella serata; come commentavo ieri, in questa apparizione Elio e le Storie Tese, da tutti i punti di vista, sono sembrati come un Maradona improvvisamente sceso in campo all’80′ di una partita di calcio tra scapoli e ammogliati. Contemporaneamente sono riusciti a:
1) presentare della musica classica a un pubblico popolare
2) presentarne un arrangiamento veramente bello, fondendo il classico e il pop
3) darne una esecuzione assolutamente perfetta, tecnicamente molto meglio di tutto quel che si è sentito nella serata
4) intrattenere e divertire sia il pubblico intelligente che quello nazionalpopolare
5) gridare “figa†sul palco del Festival di Sanremo
6) commuoversi con il saluto finale a Feiez.
Chapeau.
Comunque sia, quest’anno Sanremo è stato un fiasco come mai nella sua storia, con un calo drammatico degli ascolti e contemporaneamente musica ancor peggio del solito se possibile, tanto che si comincia a parlare di chiuderlo.
Ieri pomeriggio, uscendo dall’ufficio, sono andato a fare la spesa all’Ipercoop di via Livorno. Come ben sapete, io sono un affezionato del Lidl; tuttavia, circa una volta al mese vado all’Ipercoop per quel po’ di cose che al Lidl non si trovano ma che per me sono vitali – ad esempio le lenticchie precotte in latta, o le confezioni di latte UHT da mezzo litro – o per cui sono rimasto affezionato alla marca Coop (essenzialmente la pasta).
Bene, ieri avrò anche fatto una spesa relativamente grossa, che mi durerà per molte settimane; è vero che ci ho messo dentro sette euro di birre speciali che avevo finito (vuoi mica che venga a trovarmi Andrea e io non abbia la Leffe!); è vero che mi sono sbizzarrito, comprando quattro euro di trota (che sono finiti nella mia pancia in serata, insieme a quattro patate tagliate sottili sottili e sottofritte in qualche millimetro d’olio), e altrettanti di pecorino, e un po’ di mortadella fresca, e poi ho anche investito in sei euro di barattolone di acciughe da immergere nel bagnetto verde (vetro ed etichette comprese).
Però alla fine, per una spesa comunque limitata a alcune cose specifiche, e prendendo dappertutto il prodotto meno caro e quantità da single, ho speso 35 euro; se pensate che il mio scontrino medio settimanale al Lidl è di 15 euro, e l’ultima volta – pur comprando anche lì carne, formaggio e biscotti – sono rimasto sotto i dieci…
Insomma, sarà anche vero che il supermercato del Partito Democratico ti vende insieme alla spesa anche una sensazione di alternativ – equosolidal – progressismo (tutta da giustificare, peraltro); però ho capito com’è che, discutendo del costo della vita sui forum, quando dico che si può vivere tranquillamente con 100 euro di cibo a testa al mese, salta sempre fuori qualcuno che mi dice che sono uno stolto e che con meno di 300 non ce la si fa, e che il suo stipendio misero deve essere aumentato a tutti i costi dalla collettività per permettergli di “sopravvivere”.
Io, non avendo problemi di soldi, sono sempre molto cauto nel fare le pulci a chi ne dichiara. Tuttavia, credo che tutta la lamentazione che si sente in giro vada presa con una grossa cautela. Tranne pochissimi, non c’è nessuno in Italia che muoia di fame; c’è invece una significativa fascia di lavoratori piccolo-borghesi che non riesce ad accettare il fatto di non potersi permettere una macchina nuova ogni tre anni, un cellulare nuovo ogni Natale e le vacanze a Sharm quando si ha voglia.
Intendo farvi partecipi della mia gioia: ho appena scoperto che uno di quelli che faceva Grease con me – io suonavo la tastiera, lui recitava uno dei ragazzi – è cugino al cantante dei Melody Fall, band di giovani torinesi esibitasi questa settimana sul palco di Sanremo!
Ora sì che mi sento fico!
E poi, proprio ieri ho traslocato l’archivio di spartiti e ho ritrovato l’intera partitura de Il fantasma di Canterville, un altro musical in cui ho suonato quasi dieci anni fa; era scritto diretto e interpretato da Franco Travaglio, che, oltre ad essere un vero talento artistico, è fratello al più celebre (per ora) Marco Travaglio. E’ proprio vero che il social networking prospetta scenari inaspettati…
Mi ero un po’ insospettito sabato al Barcamp, quando avevo visto tal Marco Camisani Calzolari, marchettaro milanese, fare un intervento che pareva un comizio, dicendo un sacco di cose tanto giuste quanto ovvie a chiunque in sala; a partire dalla proiezione dei famosi tre minuti di Vespa, quelli in cui, la settimana scorsa, è stata diffamata Internet a Porta a Porta. Mi ero ancora più insospettito quando ero andato su Blogbabel a cercare post sul Barcamp, e in prima posizione nella home page ci avevo trovato il post del suddetto: non so come vengano selezionati i post evidenziati da Blogbabel, ma praticamente sempre si tratta di articoli di giornale o di fonti straniere; molto raramente viene presentato il post di un blog italiano nemmeno particolarmente conosciuto.
Oggi ricapito su Blogbabel, e che ci vedo? Lì, in bella evidenza, un altro post con un bel tono da comizio, intitolato “Porta a Porta, una sola parola: VERGOGNA“, proprio così, con VERGOGNA tutto maiuscolo, proprio come i manifesti dei partiti, quelli che pensano che i cittadini siano talmente tonti che il modo migliore per convincerli sia urlargli in faccia. Clicco, e trovo un post che dalla prima parola si apre con link e complimenti al suddetto Camisani Calzolari. Nei commenti, ovviamente un sacco di applausi, e tanto di invito a firmare una lettera a Vespa che si conclude così:
Le chiediamo di invitare Marco Camisani Calzolari http://blog.camisani.com/biografia-2 a una sua trasmissione come rappresentante della Rete, dei blogger e del mondo digitale.
Non pago, scopro che anche il Quintarelli – amico e persona sicuramente disinteressata – ha lanciato una lettera aperta; nei commenti però lo accusano prontamente di aver voluto prevaricare Camisani Calzolari, tanto che viene prontamente pubblicato un secondo post di scuse, includendo poi il suddetto come primo firmatario.
Io sono andato a collegare i puntini, ho cercato un po’, e ho trovato questa: una petizione creata il 7 febbraio da Marco Camisani Calzolari che chiede al “presidente Silvio Berlusconi” di candidare in Forza Italia“un Blogger che sappia ascoltare le voci che si esprimono in rete”. Questo Blogger con la B maiuscola è ovviamente già stato individuato: è “Edoardo Colombo, 42 anni, blogger fondatore de il Giulivo, un Blog di partecipazione politica nato il 12 aprile 2004 che ha migliaia di iscritti che ogni giorno dibattono.”
Allora, penso male se credo che parecchie persone stiano soffiando sul fuoco di questa uscita di Vespa soltanto per obiettivi di carriera politica personale?
Se vogliamo cambiare qualcosa, dobbiamo aggregarci attorno alle proposte e non dietro alle persone, che è poi proprio l’idea che è emersa al Barcamp, nella discussione (non comizio) successiva. Io sono assolutamente sicuro che Camisani Calzolari e amici siano sinceramente indignati per quello che ha detto Vespa: del resto lo sono anch’io, lo siamo tutti, siamo tutti d’accordo. Ma è proprio per questo che mescolare l’indignazione collettiva della rete con la ricerca di visibilità personale, per quanto umano, è sbagliatissimo.
In questo processo, dato che per la Rai anche i PC sono televisori in quanto possono visualizzare i programmi Rai dal sito (e a questo punto attendo che chiedano il canone anche agli utenti Internet non italiani), ho scoperto una cosa inquietante, per quanto ovvia: che il canone è previsto non solo per i televisori ad uso privato, ma anche per i televisori utilizzati in ambienti non privati. Unite la legge e l’interpretazione che ne dà la Rai e scoprirete – come peraltro è ben chiaro da questa pagina – che tutte le aziende italiane che abbiano un ufficio contenente almeno un PC connesso a Internet sono tenute a pagare il canone di abbonamento speciale, categoria D, pari a 379,40 euro annui (du’ lirette…).
Naturalmente non conosco alcuna azienda che lo faccia: evasori! Però sarebbe interessante scoprire se la Rai abbia pagato il canone per i PC che certamente ha nei propri uffici…
[tags]rai, canone, beppe grillo, leggi del cazzo[/tags]
E’ davvero triste dover andare allo stadio in queste condizioni, dovendosi infilare in chilometri di percorsi obbligati e trincerati, per poi subire perquisizioni intime e magari un po’ di gas al peperoncino sparato dalla polizia, alla faccia degli slogan su “riavvicinare il calcio alle famiglie”.
Io non vorrei essere nei panni del povero arbitro Rizzoli. Da una parte, il Toro ha perso il derby di andata al 94′ su una decisione arbitrale contestatissima; dall’altra, la Juve è stata penalizzata dall’arbitro nell’ultima partita e ha montato su un piagnisteo degno del Moratti dei migliori tempi perdinteristi.
La Juve ha perso un paio di partite (quella di sabato e quella di Napoli) per errori arbitrali che hanno dell’incredibile, mentre l’Inter ha avuto regali su regali in maniera quantomeno sfacciatamente fortunata. Tuttavia, la decisione di soffiare sul fuoco e di alzare i toni su tutti i giornali proprio due giorni prima del derby è totalmente irresponsabile; e per fortuna che Cairo non li ha seguiti, se no staremmo contando i feriti già a quest’ora.
Resta il fatto che l’arbitro che ha danneggiato i poveri bianconeri è già stato sospeso dall’arbitraggio per due mesi, cosa che capitò anche all’arbitro di Napoli-Juve, ma che non è capitata ad alcun altro arbitro che si sia reso colpevole di errori anche peggiori a danno di alcuna squadra senza la maglia a strisce. E come fa un arbitro ad essere imparziale, sapendo che se danneggia una in particolare delle due squadre in campo la sua stagione è finita?
Il pronostico comunque volge al brutto; non solo la Juve è più forte, ma dopo questa cagnara è difficile immaginare che l’arbitro possa trattarla meno che con i guanti. In fondo in fondo, però, è irrilevante: il derby si vince sugli spalti, con la qualità del tifo, e su questo il Toro ha già vinto, visto che la Maratona è andata esaurita in sei ore, mentre la curva della Juve non era esaurita nemmeno dopo dieci giorni di prevendita. Il risultato, poi, è solo un fatto di cronaca.
Da qualche giorno è uscito in edicola il nuovo disco di Elio e le Storie Tese, calembouricamente denominato Studentessi. A primo impatto si rivela un po’ deboluccio; del resto è noto che tutti i gruppi rock sopra i quaranta scagazzano un disco ogni 4-5 anni, ma solo dopo aver spinto parecchio, e il risultato ne risente. Insomma, nonostante la solita infilata di ospiti stellari e la musica ovviamente complessa e suonata benissimo, nonostante un paio di ritornelli orecchiabili, un brano che cita la città di tre lettere, e l’apparizione di Guido Meda, nulla in questo disco ancora ha veramente catturato la mia attenzione; ad eccezione di un pezzo.
L’eccezione in questione non è nemmeno un inedito, visto che l’avevo già ascoltata nel concerto di quest’estate al manicomio di Collegno (o comunque l’abbia attualmente rinominato la locale amministrazione per renderlo più fico). Si chiama Parco Sempione ed è un capolavoro su vari livelli; musicalmente è un brano prog rock – ricorda un po’, per certi versi, Psichedelia, compresa l’apparizione del flauto di Elio nelle parti lente – mescolato a una base di percussioni e con un ritornello corale che ha la forza di una manifestazione di piazza.
Ciò che sorprende, comunque, è il tema: la canzone parte come una qualsiasi buffonata alla Elio e le Storie Tese, con le macchiette del tizio che suona i bonghi nel parco e del vecchietto che ne è disturbato; un tema universale che peraltro domina il dibattito politico delle nostre città , visto che, per esempio, qualche giorno fa su Specchio dei Tempi è stata pubblicata una lettera contro i bonghisti di piazza Castello, con tanto di endorsement pubblico da parte del giornalista della Stampa che cura la rubrica.
La canzone potrebbe quindi limitarsi a un po’ di banale ironia e presa per il culo di una situazione quotidiana, se non che, a tradimento, l’ultimo ritornello svolta completamente argomento e tono musicale, trasformandosi in una invettiva politica pesantissima sulla nota vergogna milanese del Bosco di Gioia, un fazzoletto di alberi in piena città , destinato esplicitamente a giardino per i degenti ospedalieri da un lascito ereditario, che, nonostante il vincolo e le proteste popolari, viene raso al suolo a fine 2005, per volontà della Regione e del Comune, che favoriscono la costruzione di nuovi palazzi su quel terreno. Nonostante proprio quella vicenda sia stata l’occasione per criticare il manicheismo piuttosto ipocrita di Grillo, pur facendo poi parziale ammenda, è indubbio che la continua cementificazione di Milano lasci tutti perplessi, anche se a noi torinesi permette un malcelato senso di rivalsa per come questi, pur avendo più soldi, più risorse e più peso politico, li usino per massacrare la propria città invece di migliorarla.
Per questo trovo questo brano così significativo, e ammiro il coraggio degli Elii nel proporlo, spinti probabilmente da una rabbia creativa che annulla le barriere inibitorie e garantisce anche un risultato artisticamente valido. In un paese tuttora doroteo, non è da tutti: complimenti.
E nel frattempo, ecco qui sotto il (divertentissimo e pieno di add-on e intermezzi) video: quello che sventola Elio per poter entrare nel parco sarebbe un Ecopass…
Parco Sempione, verde e marrone, dentro la mia cittÃ
metto su il vibro, leggo un bel libro, cerco un po’ di relax
all’improvviso, senza preavviso, si sente un pim pam pum
un fricchettone, forse drogato, suona e non smette più (bonghi)
Piantala con sti bonghi, non siamo mica in Africa
porti i capelli lunghi ma devi fare pratica
sei sempre fuori tempo, così mi uccidi l’Africa
che avrà pure tanti problemi ma di sicuro non quello del ritmo
Caro signore, sa che le dico, questa è la libertÃ
sono drogato, suono sbagliato, anche se a lei non va
non vado a tempo, lo so da tempo, non è una novitÃ
io me ne fotto, cucco di brutto, grazie al mio pim pum pam (bonghi)
Questa cosa mi turba
e mi sento di merda
quasi quasi mi siedo
ed ascolto un po’ meglio
forse forse mi sbaglio
forse ho preso un abbaglio
forse forse un bel cazzo
fai cagare, questa è la veritÃ
Ora ti sfondo i bonghi per vendicare l’Africa
quella che cucinava l’esploratore in pentola
ti vesti come un rasta, ma questo no, non basta
sarai pure senza problemi ma di sicuro c’hai quello del ritmo
Ecco spiegato cosa succede in tutte le cittÃ
Io suono i bonghi, tu me li sfondi, di questo passo
dove si finirà ?
Ecco perchè qualcuno pensa che sia più pratico
radere al suolo un bosco considerato inutile
roba di questo tipo non si è mai vista in Africa
che avrà pure tanti problemi ma di sicuro non quello dei boschi
Vorrei suonare i bonghi come se fossi in Africa
sotto la quercia nana in zona Porta Genova
sedicimila firme, niente cibo per Rocco Tanica
ma quel bosco l’hanno rasato mentre la gente era via per il ponte
Se ne sono battuti il cazzo, ora tirano su un palazzo
han distrutto il bosco di Gioia, questi grandissimi figli di troia
[tags]elio e le storie tese, studentessi, parco sempione, bosco di gioia, milano, bonghi, canzone politica, fossati, radio popolare, musica[/tags]
Il pomeriggio del Barcamp si è svolto regolarmente e anche velocemente, visto che verso le 16,30 era già tutto quasi finito. Forse si poteva allungare un po’ il pomeriggio, ma alle 18 c’era la partita (anche se, più che una partita, è stata una esibizione di caos quantistico allineatosi puntualmente nel modo più sfigato possibile per il Toro) e quindi buona parte dell’organizzazione doveva scappare allo stadio; del resto, molti di coloro che si erano segnati per parlare non si sono poi materializzati, oppure sono giunti febbricitanti e scarsamente disposti.
A inizio pomeriggio, ho assistito all’intervento di un tizio dal doppio cognome che ha esposto i ben noti problemi di vecchiume del mondo politico italiano. Un ascoltatore remoto l’ha definito “Pierpiersilvio” per il modo un po’ da forzaitaliota (del resto, come fornitore, ha fatto un sito per Forza Italia, e ammetto che la cosa a priori mi puzzava un po’ – come mi sarebbe puzzato l’aver lavorato per il PD, non è questione di partito ma delle logiche con cui i partiti si scelgono i fornitori) ma le considerazioni fatte erano condivisibili; se mai, il punto era “e quindi?”. L’intervento (oltre a sforare, in modo un po’ maleducato, di dieci minuti perchè “ho cominciato dieci minuti dopo”) si concludeva con una disamina di varie piattaforme del “partito di Internet”; idea che torna fuori a intervalli regolari e che invece, secondo me, è deleteria.
Infatti, come ho detto subito dopo nel mio intervento, invece di fondare un partito, che rischia soprattutto di aprire dinamiche di autopromozione da parte di singoli individui, è il caso di lavorare su proposte pratiche, e sulla costruzione della coscienza di come esista una intera generazione di persone con esigenze e problemi simili, attualmente invisibili e non considerati dalla politica. Io comincerei quindi a discutere proposte specifiche su temi come pensioni, welfare, assistenza, esigenze di vita quotidiane dei giovani lavoratori di questo Paese, quelli che – come dicevamo – lavorano con la conoscenza.
Il mio intervento – che volutamente non è stato un discorso, ma la descrizione di un problema seguita da un sollecito per il dibattito in sala – è piaciuto e ha raccolto grande sostegno, non solo da parte di amici come Enrico e Vittorio, ma da parte di persone che nemmeno conoscevo. Io, pur essendo ovviamente preso da mille questioni lavorative e personali, non vorrei lasciar cadere la questione; e naturalmente sarà benvenuto chi vorrà contribuire alla costruzione di una infrastruttura innovativa, sia tecnica che organizzativa, per promuovere questa discussione.
Dopo di questo, mi sono accasciato esausto su una sedia, non prima di aver visto Elena vincere una fonera (prima o poi gliela frego e la provo) e aver sentito qua e là altre presentazioni interessanti, da tal Salvatore Aranzulla che compirà diciott’anni domani (molti complimenti per l’intraprendenza) fino a Iron Bishop che presentava Wikipedia.
In conclusione, è stato un ottimo evento, anzi troppo corto; secondo me si dovrebbe trovare il modo di farlo in un luogo più ampio, su una giornata intera o su due mezze giornate, e con un programma un po’ meglio organizzato, visto che a me questa anarchia totale del modello barcamp piace poco, è dispersiva e non permette di scegliere a ragion veduta cosa seguire. Sarà che di eventi simili all’estero ne ho visti già un po’, e mi sembrano funzionare meglio; comunque credo che lo spazio in Italia ci sia, e mi piacerebbe che Torino diventasse il punto di riferimento italiano anche su questo.
[tags]torinobarcamp2008, torino, barcamp, lavoratori della conoscenza[/tags]