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domenica 2 Marzo 2008, 11:28

La fine di Sanremo

Ieri sera ero in casa, da solo, piuttosto stanco e senza voglia di uscire; e così, ho ceduto al rito di Sanremo. Non è stata una brutta serata, ma solo perché c’erano in contemporanea il commento della Gialappa’s e il blog di Gino Castaldo forumizzato in uno sberleffo collettivo in tempo reale di tutte le varie (perlopiù pietose) esibizioni.

Alla fine ha vinto la versione gnocca dei Jalisse, una unione programmata a freddo di tutti gli elementi che danno punti a Sanremo (coppia, gnoccaggine, sorrisi a 32 denti, canzone d’amore, autore famoso) e in più il musical rock, che di questi tempi va di moda; ovviamente tra due mesi nessuno si ricorderà più come si chiamano, anzi io già non lo so adesso, so solo che l’uomo era un tonno e mi faceva venire continuamente fame. Grande perdente la sbertucciatissima Tatangelo, che ormai odiavano tutti; d’altra parte non solo ha vent’anni e si trucca da quarantenne, ma si presenta con pensierini da quinta elementare (autore il suo lui, Giggi D’Alessio) con il cliché vietissimo dell’omosessuale che soffre tanto per la sua anormalità ma noi che siamo buoni lo perdoniamo: una roba da denuncia per discriminazione…

Di brani insomma se ne salvano proprio pochi, direi Gazzé su tutti, un po’ L’Aura anche se avrebbe potuto osare un brano meno sanremese, e il solito Cammariere che però va a fare del jazz in una manifestazione pop, e non ho mai capito che c’entri.

In più, c’è il caso di tal Tricarico – non il giocatore del Toro che si fece espellere a Reggio Emilia, ma un omonimo; un finto disadattato con seri problemi mentali, che esordisce dando dello stronzo a Chiambretti che lo prende per il culo, e poi non canta: bela. Capisco che un nerd sul palco di Sanremo sembri una provocazione, anche se canta come uno di noi sotto la doccia. Purtroppo se la gente – compreso lo stesso Castaldo – si mette ad adorare il prodotto di una major discografica solo perché è fintamente alternativo, e scambia la maleducazione per anticonformismo, siamo messi male: ma è una parte integrante dello spettacolo di Sanremo, Baudo l’ha messo lì per loro.

Tutto questo però perde di significato di fronte agli unici dieci minuti di musica di ieri, ovviamente apparsi ben oltre mezzanotte, praticamente alla fine. Sono Elio e le Storie Tese che rifanno Il Barbiere di Siviglia:

Come livello musicale non c’è paragone con qualsiasi altra cosa sia andata in onda nella serata; come commentavo ieri, in questa apparizione Elio e le Storie Tese, da tutti i punti di vista, sono sembrati come un Maradona improvvisamente sceso in campo all’80′ di una partita di calcio tra scapoli e ammogliati. Contemporaneamente sono riusciti a:
1) presentare della musica classica a un pubblico popolare
2) presentarne un arrangiamento veramente bello, fondendo il classico e il pop
3) darne una esecuzione assolutamente perfetta, tecnicamente molto meglio di tutto quel che si è sentito nella serata
4) intrattenere e divertire sia il pubblico intelligente che quello nazionalpopolare
5) gridare “figa” sul palco del Festival di Sanremo
6) commuoversi con il saluto finale a Feiez.
Chapeau.

Comunque sia, quest’anno Sanremo è stato un fiasco come mai nella sua storia, con un calo drammatico degli ascolti e contemporaneamente musica ancor peggio del solito se possibile, tanto che si comincia a parlare di chiuderlo.

Personalmente penso che Sanremo sia da tenere, ma che dopo aver sopravvissuto a vent’anni di bruttezza proprio perché era brutto – cioè lo si guardava perché era trash – ora ci siano talmente tanto trash in giro e tante alternative per fare qualcosa di meglio che il solo richiamo della bruttezza non valga più. Ergo, o ci si decide a portare della musica più decente e se ne fa un evento che al declino di audience associ un miglior valore musicale – avendo quindi magari meno pubblico, ma quello che ascolta i dischi – o secondo me ha poche speranze di sopravvivere.

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2 commenti a “La fine di Sanremo”

  1. Tizio:

    Si veramente una bella interpretazione, ironica e divertente come deve essere il Barbiere e complimenti all’Elio: è quasi (ho scritto quasi) meglio del miglior Hermann Prey!

  2. MCP:

    Beh, diamine, senza nulla togliere ai bravissimi EELST, quello era Rossini, mica un pirla qualsiasi.

    Quanto a S.Remo, visto al solito a spizzichi e bocconi, a me Chiambretti e’ sembrato la vera colonna, e l’alchimia con Baudo ha funzionato (sul modello Fiorello-Bongiorno, va detto).

    Ma sono proprio i tempi dello show completamente sbagliati: ore di gag, spot, sponsor, ospiti e telepromozioni tra una canzone e l’altra finiscono con l’allungare il brodo oltre il tollerabile, ammazzando l’interesse.

    Nella serata finale dei giovani, tanto per dire, subito hanno cantato i due poi risultati vincitori, poi 3 ospiti famosi, e solo due ore dopo gli altri concorrenti…

 
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