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domenica 9 Marzo 2008, 09:43

[Serj Tankian – Elect The Dead]

Oggi è domenica, e mentre voi riflettete sulla sindrome di Gabriella Carlucci io vi concedo un alleggerimento parlando di musica; ma non quella roba elettropoppettina che ascoltano i deboli di cuore.

Il disco è uscito ormai da alcuni mesi, ed è da un po’ che volevo parlarvene: è l’esordio del cantautore armeno Serj Tankian, un ragazzo che ha da poco lasciato il gruppetto di amici con cui suonava e si è dato alla carriera solista, pur promettendo una reunion tra tre anni. Serj è armeno, ma nato in Libano e cresciuto a Hollywood, che contrariamente a quel che credete è oggidì una zona di Los Angeles alquanto in declino, popolata in buona parte di immigrati armeni.

Serj è una persona interessante, e non solo perché basta guardarlo in faccia per scoprire che io e lui dobbiamo essere in qualche misura cugini. La sua musica è… ecco, è come se i Red Hot Chili Peppers, tornati da un soggiorno di cinque anni in Medio Oriente, avessero deciso di abbracciare contemporaneamente l’heavy metal e il piano classico. In più, come facilmente immaginabile viste le sue origini, Serj non ha preso proprio benissimo la politica estera di Giorgino Dabliù, e quindi suole alternare una invettiva furiosa sulla corruzione del governo americano a un brano apocalittico sugli effetti della guerra e sulla società moderna. Non è quindi a caso che il suo sito, in questo tempo di elezioni primarie, si apra con il seguente messaggio:

“WE ARE THE CAUSE OF A WORLD THAT’S GONE WRONG – CIVILIZATION IS OVER – ELECT THE DEAD”

Non so se Veltroni e Berlusconi siano più vivi dei candidati americani; peraltro Elect The Dead è anche il titolo del disco e dell’ultimo brano.

Serj ha fatto le cose in grande, e ha realizzato un video per ciascuno dei brani; ed è stato veramente difficile sceglierne uno da mostrare. Avrei potuto scegliere l’inquietante guerra di soldatini di The Unthinking Majority o lo scenario post-nucleare e derelitto di Sky Is Over, oppure cercare chicche come Praise The Lord And Pass The Ammunition oppure Beethoven’s Cunt, canzone dedicata a quanto lui amasse la sua ex ma lei non fosse troppo a proprio agio con un compositore asociale e ossessionato dalla fine del mondo.

E invece, mi sono limitato al primo singolo, Empty Walls, e al suo video, che all’inizio sembra soltanto una ilare presa in giro e denuncia del militarismo americano. Certo non è normale uscire su MTV con un video che dopo mezzo minuto ha già rimesso in scena l’attentato alle Twin Towers, pur se con le costruzioni dei bimbi! Enjoy, ovviamente a volume sufficientemente alto, perché la musica di Tankian è molto più complessa di quello che sembra; e se vi piace, il 17 aprile probabilmente ci si vede all’Alcatraz di Milano.

Your empty walls, your empty walls
Pretentious adventures, dismissive apprehension
Don’t waste your time on coffins today
When we decline from the confines of our mind
Don’t waste your time on coffins today

Don’t you see their bodies burning? Desolate and full of yearning
Dying of anticipation, choking from intoxication
Don’t you see their bodies burning? Desolate and full of yearning
Dying of anticipation, choking from intoxication

I want you to be left behind those empty walls
Told you to see from behind those empty walls

Those empty walls
When we decline from the confines of our mind
Don’t waste your time on coffins today

Don’t you see their bodies burning? Desolate and full of yearning
Dying of anticipation, choking from intoxication
Don’t you see their bodies burning? Desolate and full of yearning
Dying of anticipation, choking from intoxication

I want you to be left behind those empty walls
Told you to see from behind those empty walls
Want you to be left behind those empty walls
I told you to see from behind those empty walls
From behind those empty walls
From behind those empty walls
The walls
From behind those empty walls (I loved you yesterday)
From behind those empty walls
From behind those empty walls (Before you killed my family)
The walls

Don’t you see their bodies burning? Desolate and full of yearning
Dying of anticipation, choking from intoxication
Don’t you see their bodies burning? Desolate and full of yearning (I want you)
Dying of anticipation, choking from intoxication (To be left behind those empty walls)

I want you to be left behind those empty walls
Told you to see from behind those empty walls
(Desolate and full of yearning, dying of anticipation, choking from intoxication)
Want you to be left behind those empty walls
(Don’t you see their bodies burning? Desolate and full of yearning, dying of anticipation, choking from intoxication…)
I told you to see from behind those empty walls (Fuck your empty walls, fuck your empty walls)
From behind those empty walls (Fuck your empty walls, fuck your empty walls)
From behind those fucking walls (Fuck your empty walls, fuck your empty walls)
From behind those goddamn walls
Those walls, those walls

P.S. Ma siccome nemmeno quest’altra mi esce dalla testa, farò uno strappo alle usanze e incollerò qui sotto anche il video di Lie Lie Lie. Rimettetevi le cuffie, alzate il volume e in men che non si dica sarete catturati da una antica melodia di stampo russo in versione power metal, e vi troverete anche voi a cantare allegri “lalalala lalalala lie lie lie”, sulla storiellina leggera leggera di un fratello e una sorella che si amano sia platonicamente che carnalmente, e visto che così non si può andare avanti lui la convince a suicidarsi insieme; ma poi, giunti sul bordo della scogliera, lui la butta giù da sola e la sfotte perché ci è cascata.

[tags]serj, tankian, elect the dead, empty walls, lie lie lie, musica, system of a down[/tags]

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sabato 8 Marzo 2008, 11:52

Suzukimaruti e la sindrome di Gabriella

Stamattina, leggendo la mia quotidiana sfilza di blog, sono rimasto affascinato dall’ultimo post di Enrico aka Suzukimaruti. Premetto che Enrico è un amico da oltre quindici anni, e anche se negli ultimi dieci ci siamo frequentati poco, quella polvere di ciclostile che ci ha ricoperto mentre facevamo insieme il giornalino del liceo costituisce un legame inscindibile (e poi era pure cancerogena, che sfiga).

Pur essendo un pensatore anarchico e indipendente, Enrico ha una caratteristica commovente: è rimasto fedele al Partito, quello con la P maiuscola, quello a cui tutti noi sabaudi occidentali, cresciuti nella Greater Stalingrado dell’Ovest (la parte di conurbazione torinese compresa tra piazza Sabotino e il castello di Rivoli), abbiamo dedicato cuori e passioni per anni.

Certo, il Partito non ha nemmeno più la P nel nome (anzi no, in effetti nel passaggio da DS a PD ce l’hanno rimessa), eppure Enrico continua a dedicargli sforzi appassionati e argomentazioni razionali, cercando di riuscire nella disperata impresa di provare come esista ancora la famosa diversità, e come insomma PD e PDL non siano più o meno la stessa roba, come ormai pensa la grande maggioranza degli italiani.

Peccato che il momento sia poco propizio: non solo perché tra il PD di Veltroni e il PDL di Berlusconi c’è la stessa differenza che c’era tra il PSI di Craxi e il PSDI di Nicolazzi, ossia una lettera nel nome e il numero di conto in banca; ma perché la blogosfera è piena di casi come quello di Gabriella Carlucci, dove un esponente di partito si sdraia a difesa di una posizione del partito stesso in maniera talmente acritica ed evidentemente slegata dai fatti – nel senso che qualsiasi fatto opposto alla tesi viene ignorato o rigirato in modo da provare la superiorità del proprio schieramento – da suscitare ondate di commenti che svariano tra lo sdegno e lo sberleffo.

Enrico certo non è paragonabile a Gabriella, non ne ha le tette né il patrimonio e anzi, come dicevo prima, la sua indipendenza di pensiero gelosamente conservata è ciò che gli impedirà una carriera politica che con meno onestà intellettuale avrebbe potuto tranquillamente avere; insomma, loda il PD per amore e non per interesse.

Stamattina l’ho un po’ sbeffeggiato anch’io: d’altra parte come si fa a postare un pippone indignato sull’immoralità del centrodestra nel candidare il leader della protesta di casta dei tassisti romani contro la liberalizzazione, quando il centrosinistra ha come candidato premier il sindaco che ha risolto tale protesta imponendo una tariffa fissa per l’aeroporto del 15% più alta del prezzo precedente, alla faccia del mercato e della concorrenza?

Tuttavia, nonostante questo, credo che sia meglio non infierire più di tanto. Enrico – ma come lui molti altri, chi di noi non ha un amico che è ancora convintissimo elettore del centrosinistra? – è come un fidanzato che tesse le lodi della propria innamorata: a tutti gli amici che la guardano sembra indistinguibile dalle altre dieci ragazze attorno a lei, ma, si sa, l’amore è cieco.

[tags]elezioni, politica, pd, pdl, partito democratico, suzukimaruti, carlucci, l’amore è cieco[/tags]

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venerdì 7 Marzo 2008, 15:16

Scava scava

Per carità, riqualificare un pezzetto di città va sempre bene, ma sono rimasto perplesso nel leggere che l’amministrazione comunale ha un nuovo magnifico progetto per rifare piazza Arbarello, prima aumentando la profondità del parcheggio sotterraneo per togliere le auto (un’idea semplice semplice, giusto poco costosa), e poi unificando la piazza alberata con lo spiazzo esistente verso via Garibaldi per realizzare un’area pedonale, con al centro un “padiglione tutto acciaio e vetro” che ospiterebbe le attuali bancarelle di libri e altre attività culturali.

Sono rimasto perplesso per prima cosa perché a duecento metri di distanza c’è già un “padiglione tutto acciaio e vetro”, quello di Atrium Torino, che stanno invece per demolire. E per seconda cosa perché non più tardi di due anni fa, forse anche meno, hanno speso un sacco di soldi per riorganizzare lo spiazzo a parcheggio, aggiungendo le transenne, cambiando la circolazione e così via.

Chissà perché, da quando a Torino è al governo il centrosinistra, si continua a scavare e costruire e demolire e ricostruire qualsiasi cosa: strade, autostrade, ferrovie, linee tramviarie, fogne, palazzi, grattacieli, centri commerciali, stadi… Sarà anche giusto sviluppare le infrastrutture, ma non è che c’entrano qualcosa anche i rapporti di amicizia (quando non di parentela) tra i locali costruttori e i locali amministratori?

[tags]torino, arbarello, costruzioni, politica, edilizia[/tags]

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venerdì 7 Marzo 2008, 14:16

Lidl news

Ho due aggiornamenti per voi fedeli. Il primo è negativo, ed è che al Lidl è comparsa l’inflazione, e i frollini mattutini sono aumentati di botto: i meno cari – i simil-Tarallucci – sono passati da 1,29 a 1,39 €, mentre i più cari – le simil-Gocciole – sono passati da 1,59 a 1,79 €. Sono pur sempre 2,55 €/kg contro i 3,50, 4,30 e persino 5,00 €/kg delle Gocciole ufficiali nei supermercati normali, con un risparmio che va dal 25 al 50 per cento, ma certo ci sono rimasto male.

Il secondo però è che questa settimana hanno in vendita una tastiera + mouse wireless a 20 euro, il solo mouse ottico wireless a 13 euro, e un set di altoparlanti 2.1 per PC a 20 euro. In genere i prezzi di questo genere di cose non sono così convenienti come il resto, ma se vi interessano affrettatevi: secondo me domani saranno già esauriti.

[tags]lidl, prezzi[/tags]

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giovedì 6 Marzo 2008, 16:21

La fine del mondo è vicina

dopo aver scoperto che non solo Gabriella Carlucci ha un blog, ma lo usa per discettare di fisica delle particelle!

In realtà sta cercando di prendersela col neo-nominato presidente del CNR Luciano Maiani, fisico di fama internazionale, la cui nomina è stata bloccata dal centrodestra perché aveva sottoscritto l’appello contro la visita del Papa alla Sapienza: qui un breve sunto. Ma l’effetto straniante dato dalla pervicacia di una soubrette che, in un italiano da quinta elementare, commenta gli articoli di Nature e contesta la competenza in tema di fisica dell’ex direttore del CERN è assolutamente un segno dei tempi: dimostra davvero che la fine del mondo (o almeno dell’Italia) è vicina.

Però leggetevi i commenti, sono esilaranti! (Specialmente quello appena postato da tal Gabriella for Pepsident…)

[tags]gabriella carlucci, carlucci, maiani, fisica, cnr, cern, fine del mondo, politica, elezioni[/tags]

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giovedì 6 Marzo 2008, 12:58

Morti bianche e coscienze da pulire

Dopo l’ennesima tragedia sul lavoro, si è riaperta la bagarre sui media e nel mondo politico: bisogna assolutamente fare qualcosa. Naturalmente la soluzione è “ovvia” a tutti: servono più regole – evidentemente non ce ne sono abbastanza – e naturalmente sanzioni durissime per le imprese; anche perché siamo a un mese dalle elezioni, e gli operai votano, mentre le imprese no. E’ il solito giochetto ipocrita in cui ai vari partecipanti nella recita non potrebbe importare di meno degli operai; bisogna soltanto pulirsi la coscienza e mettersi in luce sui giornali.

Peccato che, a fronte di aziende che appaiono già a prima vista scientemente colpevoli di mancata prevenzione come la Thyssen-Krupp, la maggior parte dei casi di morte bianca riguardi quel mondo polverizzato delle microimprese che è così tipico dell’Italia; e quindi, il fantoccio del manager cattivo che sfreccia sul suo Cayenne sghignazzando alle spalle dei poveri operai è un po’ più difficile da trovare, e anzi si giunge alla conclusione sconsolata del procuratore di Molfetta che allarga le braccia e dice che il colpevole era lì sottomano, peccato che sia morto anche lui nell’incidente.

Il concetto di “sicurezza” è semplice in apparenza, ma difficile da definire: è profondamente personale e anche profondamente culturale. Del resto, queste sono foto che ho scattato io a Pechino tre mesi fa:

DSC01969.JPG
DSC01973.JPG

Da noi, un cantiere dove l’impalcatura non ha nemmeno le assi, e gli operai camminano tranquillamente sui tubi, se va bene imbragati ma più spesso no, non sarebbe comunque concepibile; là è la normalità.

In più, certi lavori sono pericolosi per definizione; si possono e si devono prendere tutte le precauzioni possibili, ma un pompiere o uno che svuota cisterne di gas velenoso sono sempre soggetti all’errore, quando non all’imponderabile. Non credo che il titolare dell’azienda di Molfetta, che si è calato nella cisterna cercando di salvare i propri operai ed è morto anche lui, possa aver coscientemente lesinato sul livello di sicurezza che doveva garantire se stesso; e quindi, se proprio non vogliamo rassegnarci a considerare le fatalità come fatalità, dobbiamo concentrarci non sulle regole e sulla ricerca di colpevoli, ma sul fatto che certi lavori, ancora oggi, vengono svolti – sia dall’operaio che dal padrone – con leggerezza, senza preparazione e senza una adeguata coscienza del pericolo.

Forse allora una adeguata formazione sui pericoli del proprio lavoro potrebbe fare molto di più dell’ennesima legge draconiana. In Italia, invece, l’idea per risolvere un qualsiasi problema – e potremmo parlare della privacy, o della nuova procedura per dimettersi, una magistrale esibizione di burocratismo anni ’70 – è di fare una legge dettagliatissima e durissima, che però si concentra sulla necessità di stendere un pezzo di carta, che guarda caso può essere steso soltanto da un “esperto” di qualche casta o da un ufficio pubblico previa riscossione della relativa tassa, la quale va ovviamente a carico dell’azienda perché, si sa, l’azienda è cattiva per principio e ancora grazie che non la chiudiamo del tutto. Come risultato, l’azienda paga, porta a casa 300 pagine di copia e incolla da infilare in fondo a un armadio, e continua a comportarsi esattamente come prima. E gli operai continueranno a morire.

[tags]lavoro, economia, operai, morti bianche, incidenti, sicurezza sul lavoro, molfetta, cina, ipocrisia[/tags]

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mercoledì 5 Marzo 2008, 19:41

Skyfo (3)

Oggi è stata una bella giornatina: ho litigato con chiunque. Mi sembra quindi in tema il proporvi una ulteriore puntata del mio rapporto con Sky, già descritto qui e qui, visto che questa azienda, in termini di correttezza nel rapporto coi clienti, sta cercando duramente di insidiare i pessimi record della Telecom anni ’90.

In pratica, mi è arrivata la prima fattura:

  • con solo due giorni di anticipo sulla scadenza, invece dei 15 previsti da contratto;
  • addebitandomi per il mese di gennaio tutti i pacchetti che io non ho mai richiesto e che loro mi hanno attivato unilateralmente, e che peraltro mi avevano confermato via telefono che sarebbero stati gratuiti;
  • addebitandomi il mese di febbraio, che doveva essere gratis da promozione e successive conferme;
  • e mandandomi in contemporanea il numero di marzo della famosa rivista a pagamento, nonostante io l’avessi disdetta da un mese.

Naturalmente, dopo vari solleciti al servizio clienti via mail (visto che continuo a non poter chiamare gli 199 che loro propongono, avendo solo un cellulare aziendale) mi hanno chiamato loro e mi hanno detto che per gennaio avrebbero prontamente caricato un accredito per correggere l’errore, mentre per febbraio “ha ragione ma aspettiamo a vedere se il sistema le dà gratis marzo, se no chiami di nuovo”. In più, ho chiesto l’invio di una nuova fattura o di una nota di credito – come prova e come obbligatorio fiscalmente, se no la loro contabilità s’annerisce – e mi hanno detto che “il sistema non lo permette”.

Visto che, una settimana dopo, il loro sistema di accounting online riportava ancora la vecchia fattura, ovviamente ho mandato una raccomandata scritta per contestarla formalmente, entro i quindici giorni dalla scadenza come previsto dal contratto (chicca: la scadenza riportata sul sito è sbagliata ed è più avanti rispetto a quella scritta sulla fattura, basandosi su quella si arriverebbe ad inviare la raccomandata fuori tempo massimo…). Vediamo che fanno: se non adempiono, il prossimo passo è il Corecom.

Certo però che vivere in Italia, per queste cose, è davvero deprimente.

[tags]sky, skylife, servizio clienti, fatture, economia[/tags]

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martedì 4 Marzo 2008, 10:45

Elio show

Dopo il successo del mio resoconto sull’ultima serata di Sanremo, a grande richiesta, siccome sono andati in onda alle due di notte e quasi nessuno li ha visti, riporto i video delle canzoni del Festival rifatte da Elio e le Storie Tese al Dopofestival – e vi assicuro che preparare varie canzoni ogni sera, reinventandole in modo brillante ed eseguendole pure senza fallo, è parecchio difficile.

Il primo è già un classico: la canzone del Maestro Amedeo Minghi – persona nota per prendersi molto, molto sul serio – sbertucciata prima per la densità di frasi lunghissime che non entrano nel verso, e poi per l’essere una scopiazzatura de La cura di Battiato, con Elio che dichiara infine la sua paura per la reazione del Maestro e scappa via:

I seguenti versi sono già immortali:

Oh Minghi
tu t’ispiri ai pittori fiamminghi
e a quelli vichinghi
Oh Minghi
non frequenti le sale dei binghi
e sei fuori dai ranghi
e da tutte le malattie, perché sei un essere speciale, ed io ho paura di te

(conclusione sulla sigla del TG1)

Il secondo brano è la canzone di tali Sonohra, vincitori della sezione gggiovani, e qui Elio li prende disperatamente per i fondelli per questa H inspiegabile:

La canzone di Paolo Meneguzzi, Grande, oltre all’ovvia citazione di Grande grande grande di Mina, diventa un classico brano giovanilista su, come dice Elio, “l’appello di un giovane che va dal giornalaio ma non viene servito bene”:

Sul brano omofobico e scontato della Tatangelo, scritto da Gigi d’Alessio, gli Elii fanno invece una vera opera di satira alla Zappa: lo reinterpretano come una marcetta per esaltarne la banalità:

Ora un altro capolavoro: la canzone dei Finley, intitolata Ricordi, viene trasformata in un appello contro lo scaricamento della musica da Internet:

Quando vuoi dei dischi vai da
Ricordi
o un altro
con prezzi che ti tolgono il sorriso

Infine il tripudio: il rifacimento del brano del “fenomeno” Tricarico, con l’aiuto di Cristicchi e Frankie Hi-Nrg, che prima ne esalta la banalità finto-alternativa e scopiazzata da Vasco (sulla base di Wild World!), e poi prorompe nel classico di Cochi e Renato, tutto girato a prendere per il culo il Tricarico stesso e i cantanti in generale, con un pezzo rappato al bacio. Magistrale.

E ce ne sarebbero ancora… Certo che vedendo queste performance viene voglia di proporre l’abolizione del Festival e la sua sostituzione con cinque sere di Elio in TV!
[tags]sanremo, musica, elio e le storie tese, festival, dopofestival, minghi, meneguzzi, finley, tatangelo, tricarico[/tags]

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lunedì 3 Marzo 2008, 14:23

Tassazzolandia

Spinto dalle osservazioni di .mau. sull’aumento della pressione fiscale, ho deciso di riprendere gli argomenti economici; stavolta, invece che di produttività, parliamo proprio di tassazione per le aziende.

Già, perché l’osservazione che fanno in molti, tipicamente fedeli del centrosinistra, è la seguente: stante che la pressione fiscale con Prodi è innegabilmente aumentata, fino a raggiungere il record nella storia della Repubblica, non sarà che essa sia salita non perché ciascuno paghi di più, ma perché con le buone o con le cattive sono diminuiti gli evasori?

E la risposta che danno in molti, tipicamente fedeli del centrodestra, è che in realtà quelli che il fisco italiano considera “evasori” sono spesso persone che sarebbero in regola, ma che di fronte alle pretese del fisco pagano per evitare guai e scocciature, visto che, al solito, le norme italiane sono sufficientemente confuse e barocche da rendere quasi impossibile, anche rivolgendosi a un buon commercialista, sapere come fare per essere al riparo da multe; quindi Prodi non avrebbe solo combattuto gli evasori, ma anche angariato molti onesti.

A me interessano di più i fatti, e così sono andato a cercarmi i dati, in particolare per quel che riguarda le aziende, visto che nella vulgata popolare chiunque non sia un lavoratore dipendente tende ad essere considerato un presunto, anzi quasi certo, evasore. E quindi, queste sono le aliquote di punta per la tassazione degli utili aziendali in Europa nel 2006:

Irlanda 12,5
Ungheria 17,5
Polonia 19
Slovacchia 19
Rep. Ceca 24
Austria 25
Finlandia 26
Portogallo 27,5
Danimarca 28
Svezia 28
Grecia 29
Olanda 29
Lussemburgo 29,6
Inghilterra 30
Francia 33,3
Belgio 34
Spagna 35
Italia 37,3
Germania 38,6

C’è bisogno di commenti? Beh, sì: perché se le persone sono comunque cittadini di un certo Paese, le aziende possono spostare la propria sede legale, e ormai – nell’economia dei servizi – anche quella operativa, con estrema facilità. E’ insomma un settore altamente competitivo, dove tutte le nazioni fanno a gara per attrarre le aziende; e in questo il livello di tassazione è ovviamente un fattore molto importante.

Dunque il fatto che soltanto la Germania – che però ha non solo una economia molto più forte di noi, ma anche un livello di efficienza dei servizi pubblici che noi ci sogniamo, e che può rendere comunque conveniente il pagare tasse più alte – abbia una aliquota superiore alla nostra dovrebbe farci riflettere a lungo su quanto sia folle la politica della pressione fiscale in crescita; e non solo perché una elevata tassazione degli utili aziendali incentiva l’imprenditore a darsi un bel bonus o a comprarsi il terzo SUV aziendale il 30 dicembre, invece che a reinvestire gli utili in nuove iniziative e nuovi posti di lavoro l’anno successivo.

Riconsideriamo insomma alla luce di questi numeri la persistente campagna di criminalizzazione di qualsiasi persona fisica o giuridica italiana che abbia redditi all’estero, che sta venendo condotta dall’attuale governo e dai media di centrosinistra ormai da parecchi mesi. Per carità, se sono evasori è giusto che paghino, ma il grosso dei redditi italiani all’estero non è dato tanto da evasione, quanto da una scelta delle strutture giuridiche e dei luoghi di residenza fatta per pagare meno tasse.

Questa è evasione? Per il fisco italiano decisamente sì, mentre i singoli contribuenti rivendicano il loro diritto di prendere residenza dove le condizioni sono migliori; e qui si scontrano filosofie socioeconomiche piuttosto differenti.

Eppure, mettetevi nei panni di una azienda o di un imprenditore globale che lavora su cinque o dieci paesi, di cui uno – oltre ad avere un sacco di altri problemi – non solo ha le tasse più alte degli altri e le aumenta continuamente, ma rompe continuamente le scatole con accertamenti e pretese fiscali, dandoti dell’evasore per principio; secondo voi, potenzierete la sede italiana, o cercherete di chiuderla il prima possibile?

Nella competizione globale per assicurarsi le sedi delle aziende, l’Italia è come un supermercato che ha i prezzi più alti degli altri, e in più va dai clienti e li aggredisce dicendogli che devono spendere per forza di più, e che non pagano abbastanza. Magari sul momento il cliente si fa intimidire e paga, ma appena riesce a uscire dal negozio, non lo rivedi più…

[tags]italia, economia, tasse, fisco, aziende[/tags]

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domenica 2 Marzo 2008, 20:33

Toglieteglielo dalle mani!

Oggi questa frase si è applicata due volte!

La prima quando, a cinque minuti dalla fine di Samp-Toro, Cassano ha dato di nuovo di matto: perché è un evidente caso psichiatrico. Già durante la partita si comporta da ossesso, continua a incitare il pubblico, e per festeggiare calcia la bandierina che per tutta risposta gli rimbalza addosso e gli fa pure male; e nel tunnel, a fine primo tempo, cerca la rissa con Di Loreto, che avrebbe offeso l’onore della guardalinee donna, arrivando persino a spingere verso la porta degli spogliatoi avversari – ed è fortunato che Novellino con una mano tiene lui e con l’altra oscura la telecamera.

Poi, a pochi minuti dalla fine, gli fischiano un fallo contro, un normalissimo fallo di gioco, e improvvisamente scatta il raptus: parte coi vaffanculo all’arbitro con gli occhi spiritati, e l’arbitro ovviamente lo espelle. Di lì in poi è un crescendo: grida all’arbitro “uomo di merda”, fa due passi, poi ci ripensa, schiva Barone e cerca di mettergli le mani addosso. Poi si toglie la maglietta e la lancia, cercando di colpire l’arbitro con quella. Fa finta di andar via, poi si rigira e corre di nuovo verso l’arbitro; Rosina (suo buon amico) gli si aggrappa cercando di fermarlo, lui lo sradica, alla fine gli si aggrappano in quattro, compagni e avversari, e lo portano via, anche se a metà percorso, senza preavviso, ha una crisi di pianto e si accascia. Finalmente arriva a bordo campo, e contrariamente al regolamento non va negli spogliatoi, ma resta lì; punta l’arbitro e, in favor di telecamera, gli dice minacciosamente: “Ti aspetto dopo, io sono qui!”, come un qualsiasi tarro che vuole menarti per strada. Per completare la festa, sugli spalti il pubblico doriano individua il capo degli arbitri Collina, lo accerchia, lo insulta, lo minaccia finché gli steward non lo scortano fuori: perché violenza e intemperanze sul campo chiamano con matematica certezza violenza e intemperanze sugli spalti.

Cassano ha gran bisogno di uno psichiatra; ho anche il dubbio che giocare faccia tutt’altro che bene alla sua salute mentale, così come riprendere a correre fece malissimo a Pantani. A Genova e non solo lì, poi, invece di educarlo lo coccolano: prova ne è che di fronte a un episodio che, fatto da un calciatore dilettante su un campetto di periferia, porterebbe alla squalifica a vita, oggi in televisione era già pieno di vallette e commentatori che lo scusavano perché “è un ragazzo” (di ventisei anni) ed “è un patrimonio del calcio italiano”. Già prevedo che una debole squalifica di quattro o cinque giornate sarà bollata come durissima e ingiusta, e tutti ne invocheranno lo sconto in appello, mentre alcuni parleranno anche di complotto contro Cassano e la sua squadra. Certo che se lo portassero veramente agli Europei con la Nazionale, e si facesse una scenata del genere in mondovisione, noi italiani non potremmo più mettere il naso fuori dai patrii confini.

Comunque, c’è anche un altro caso in cui la frase suddetta si è applicata: è che oggi ho aperto il vasetto delle acciughe al verde che mi sono preparato ieri, e non riuscivo più a smettere…

[tags]toro, samp, calcio, cassano, acciughe al verde[/tags]

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