Il gioco di parole non l’ho fatto io, l’ha fatto Capitan Freedom a Stefano Bartezzaghi in diretta su Radio Flash. Bartezzaghi l’ha richiamato all’ordine, dicendo che se enigmisticamente ci può stare, non gli sembrava umanamente il caso.
Certo è che l’incidente di ieri a Milano, un morto e 26 feriti per un SUV che invade la corsia preferenziale e taglia la strada ad un bus spedendolo contro un tram, non avrebbe potuto essere più simbolico nemmeno se fosse stato costruito apposta.
Dalla parte delle vittime abbiamo due mezzi pubblici, i loro autisti, decine e decine di studenti e lavoratori disciplinatamente collocati a bordo di un veicolo per il trasporto collettivo sociale.
Dalla parte del carnefice abbiamo Marco Trabucchi, 38 anni, agente di commercio sempre di fretta, italiano ma con residenza a Lugano e immaginate voi perché, alla guida di un SUV, anzi, di un Porsche Cayenne. Costosissimo, inquinantissimo, ingombrantissimo, un mostro di devastazione ambientale e di arrivismo sociale. Che a un certo punto, stufo di perdere tempo in mezzo ai comuni mortali, scarta – lui dice per evitare un pedone – dal bordo della carreggiata verso la corsia preferenziale (che lì sta a centro strada) senza accorgersi del bus in arrivo, che per evitarlo deve invadere il lato opposto della strada, compiendo un terribile frontale contro il tram che giungeva nell’altra direzione.
Sarebbe facile concludere che dovrebbero… magari non impiccarlo, come gridava la folla, ma metterlo in galera e buttar via la chiave. In effetti sì, spero che lo mettano in galera e buttino via la chiave. Allo stesso tempo, è troppo facile liquidare questi casi come un problema legato soltanto all’irresponsabilità personale; sono comunque anche un effetto dell’anarchia che regna sulle nostre strade cittadine, di cui sono responsabili non solo gli indisciplinati, ma anche le istituzioni che dovrebbero regolare il traffico.
Da una parte, non si capisce cosa si aspetti ad espellere i fuoristrada e i veicoli ingombranti dalle città , con qualche esenzione ben delimitata per il trasporto merci. Non è solo questione di inquinamento o di spazio occupato, visto che un SUV o un camper nel parcheggio a pettine ci entra pure, un millimetro a destra e uno a sinistra, però poi a fianco non ci sta più nessuno. E’ proprio questione di sicurezza: il guidatore di un mezzo normale, dietro a questo genere di veicolo, non vede assolutamente nulla. Anche senza voler considerare l’eventuale correlazione tra possesso di un SUV e maggior indisciplina (che pure sarebbe interessante misurare), ce n’è a sufficienza per vietarne la circolazione nelle zone urbanizzate delle città : diamogli due anni di tempo per comprare un’altra macchina (tanto chi può permettersi quel genere di mezzo non ha certo problemi di soldi) o per ricoverarla a bordo città pronta per le gite domenicali, e poi via.
Allo stesso tempo, bisogna comunque porsi il problema di come garantire lo scorrimento del traffico privato nelle grandi città . Non so se tra i lettori ci sia qualcuno che si sposta in auto per lavoro; diventa sempre più difficile farlo, tra limiti, dossi e semafori perennemente rossi. E’ probabile che abbassando la velocità media si abbassi la gravità degli incidenti, ma si alzano sia l’inquinamento che il nervosismo e la frustrazione del guidatore medio; stessa cosa per le zone dove non si trova parcheggio. E un guidatore nervoso è un guidatore che più facilmente tenterà una manovra azzardata.
A queste esigenze bisogna porre attenzione in uno dei due modi: se in un luogo non è possibile garantire un livello decente di parcheggiabilità e di scorrimento in sicurezza, le macchine non devono proprio poterci arrivare, o devono essere ridotte nel numero tramite costi per l’accesso e la sosta. Dove invece è possibile, lo scorrimento del traffico deve essere incentivato, non rallentato.
Io credo che il tizio di ieri non fosse, in sé, un cinico e calcolatore assassino di passeggeri del trasporto pubblico; se mai, più semplicemente, fosse un bauscia cretino e irresponsabile che si era rotto le scatole di stare in mezzo al traffico (con in più la possibilità che la storia del pedone sia vera, perché di pedoni altrettanto indisciplinati degli automobilisti ce n’è a tonnellate).
Se ciò ovviamente non lo giustifica, il fatto di avergli permesso di arrivare con quell’auto in quel punto, dove veicoli, mezzi pubblici, parcheggio selvaggio e pedoni sbadati si mescolano anarchicamente nell’indifferenza generale, è responsabilità delle istituzioni. Che invece di pensare alle elezioni e ai giochi di potere, potrebbero davvero andare ad occuparsi del traffico.
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