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giovedì 15 Ottobre 2009, 11:59

Abba vive

Stamattina, a Vercelli, è salito sul treno un signore anziano e distinto, sui settant’anni, in giacca e cravatta. Si è distintamente accomodato sulla poltrona davanti a me e ha distintamente estratto una copia de Il Giornale (ormai sui treni Torino-Milano è almeno altrettanto letto di Repubblica).

Io ero lì che ascoltavo i classici degli anni ’90 (tipo, Your Woman di White Town) e non ho potuto fare a meno di ridacchiare amaramente leggendo l’inizio dell’editoriale di Feltri, che sotto il titoletto “Il clima d’odio” sparava a tutta pagina “VOGLIONO UCCIDERE BERLUSCONI” e iniziava parlando di “questa Italia in cui i fanatici e i buzzurri hanno avuto il sopravvento sui cittadini impegnati a produrre e a superare la crisi” (cacchio, sembrano proprio i miei post). Feltri che si lamenta del clima d’odio è un po’ come la Juve che si lamenta degli errori arbitrali, dunque sono passato appropriatamente all’ascolto di Shpalman, e la cosa sarebbe potuta finire lì.

Tuttavia, due minuti dopo è arrivato il controllore, e il signore anziano ha distintamente estratto un biglietto non obliterato. Il controllore non ha detto una parola, nemmeno “non si fa”: ha preso una penna, ha scritto la data sul biglietto e gliel’ha restituito come se fosse la cosa più normale del mondo.

E avendo visto sì torme di controllori ignorare bellamente i gruppi di neri sul treno senza biglietto, ma anche torme di controllori aggrapparsi a qualsiasi stupidaggine se si trovano in maggioranza numerica davanti a una persona in fallo non italiana, ho pensato che in quel momento – su di treno diurno, pieno di italiani, in cui il personale non avrebbe subito alcun pericolo di ritorsioni – se il controllore avesse avuto davanti un immigrato sarebbe finita molto diversamente.

In realtà, quel signore mi sembrava un anziano fragile, di quelli che cercano in Vittorio Feltri le certezze di un tempo che fu, quando i treni arrivavano in orario e non li si doveva condividere con tutte le puttane della Nigeria.

Ma magari era solo uno stronzo.

[tags]vercelli, giornale, feltri, berlusconi, shpalman, treni, controllori, biglietti, razzismo, immigrazione[/tags]

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giovedì 15 Ottobre 2009, 11:50

Abba stanza

Cari centrosocialisti milanesi, ho capito che “Abba vive” e “Fornace resiste”, ma dovete proprio scriverlo su ogni centimetro quadrato dei finestrini del mio treno?

[tags]milano, treni, passante, razzismo, vandalismo, abba, fornace, rispetto per il bene pubblico[/tags]

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mercoledì 14 Ottobre 2009, 17:51

Città di un certo livello

Quelle in cui chiedete alle segretarie di far portare dal bar sotto l’ufficio “un panino qualsiasi”, uno semplice semplice, e il suddetto panino qualsiasi è “bresaola e caprino”.

[tags]milano, panini, livello, bresaola[/tags]

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martedì 13 Ottobre 2009, 21:29

Transforma urbana

“PIOLTELLO Ferma in tutte le stazioni vietato fumare” dice la scritta luminosa, e lo ridice. Lo ripete avanti e avanti all’infinito, e non è possibile ignorarlo; da qualsiasi posizione è un gioco perverso di riflessi, forse pianificato da un geometra ferroviario che sapeva di non essere destinato a subire la sua tortura di un’ora, su un treno serale, a farsi sparare un “PIOLTELLO Ferma in tutte le stazioni vietato fumare” rosso e luminoso negli occhi.

Questi treni sono progettati per urtare; nel mio i freni fanno un rumore come fossero mille unghie di Satana sulla lavagna dopo un compito in classe di latino particolarmente difficile, e le porte ti avvertono di ogni fermata cominciando ad emettere un forte ronzio almeno due minuti prima. Saranno sponsorizzati dalla Fiat; infatti sono l’unico italiano, tra un gruppetto di cinesi d’Occidente e un africano alto nella sua eleganza.

Uscire dal passante e trovarsi all’aria aperta è un trasporto immediato; già salendo le scale a riveder le stelle, la S verde di Dateo sembra una cometa, piantata dal basso in alto dentro alla galassia. Il cielo è visibile, cosa insolita per Milano; dev’essere dovuta al vento, che stasera respira maestoso e si porta via le foglie e le luci delle macchine.

Decido allora per la trasformazione; uso gli U2, musica urbana, per accompagnare la passeggiata nella notte. La città col sonoro muto è un altro pianeta; si può far finta che le automobili non stiano litigando per le briciole di un giallo, che il furgone non stia bloccando lo scivolo del marciapiede e che dai ristoranti esca sì profumo di risotto, ma non accompagnato dalla sigla del TG1. La notte copre e ricopre e stilizza la città, lasciando l’ammasso nel buio e facendone emergere soltanto le linee, una palizzata di insegne, una scacchiera di finestre. Un altro video e un altro audio, e Milano è sospesa; sradicata la lingua, da forma a transforma, da vero a possibile, da noto ad alieno.

[tags]milano, pioltello, città, musica, trasformazione, treni, luci, visioni[/tags]

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lunedì 12 Ottobre 2009, 10:31

Tout le monde est pays

A Ginevra, le elezioni cantonali di questa domenica sono state segnate dalla vittoria dell’MCG, che è quasi arrivato ad essere il primo partito. La particolarità è la natura di questo movimento: oltre a dichiararsi “nè di destra nè di sinistra” e a battere sul tasto della sicurezza, al grido di “basta frontalieri!” e “il lavoro ai ginevrini” esso si oppone alle migliaia di lavoratori francesi che attraversano ogni giorno il confine per andare a lavorare in Svizzera.

Naturalmente, senza i francesi l’economia ginevrina si fermerebbe: niente infermieri e niente commessi. Eppure, la concorrenza sul populismo si fa sempre più forte: anche un altro partito di destra ha cominciato a gridare contro il progetto di una ferrovia per i pendolari che faciliterebbe l’invasione della “marmaglia di Annemasse” (cittadina-dormitorio francese al confine con Ginevra).

Visto dall’esterno, è un discorso ridicolo: Ginevra è circondata dalla Francia su tre lati e sul quarto dal lago, rimanendo collegata alla Svizzera solo per una piccola striscia di terra sul lato settentrionale del Lemano. Anche volendo, non c’è fisicamente spazio per ospitare in città tutte le persone che gravitano economicamente sulla zona: la sua periferia si sviluppa dunque in Francia senza soluzione di continuità. A me capitò anni fa, per esempio, di alloggiare in un albergo costruito a servizio dell’aeroporto: l’aeroporto è in Svizzera, ma l’albergo era in Francia… Oltretutto, da quando anche la Svizzera (lo scorso dicembre) è entrata nello spazio Schengen sono spariti pure i controlli alla frontiera.

Il discorso sull’immigrazione è lungo e complesso, e io non sono certo tra quelli che vogliono frontiere aperte a chiunque senza limiti; in questo caso però il ridicolo sta nel voler considerare immigrati i vicini della porta accanto, solo per colpa di un confine risalente al Medioevo. Colpisce però come, in tempi di crisi, la mentalità del proprio orticello arrivi ad attaccarsi a qualsiasi appiglio, pur di permettere il rassicurante discorso secondo cui non siamo noi ad essere incapaci come collettività di mettere in piedi una economia funzionante e come singoli di trovare un lavoro ben pagato, ma è colpa di qualcun altro che ci invade e ci nega la ricchezza a cui pensiamo di avere diritto per nascita.

[tags]immigrazione, politica, ginevra, svizzera, francia, frontalieri, lavoro[/tags]

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domenica 11 Ottobre 2009, 23:11

[[Cornershop – Who Fingered Rock’n’Roll]]

Per una tarda serata elettrizzante o per un buon inizio di lunedì mattina, vi lascio con l’ultimo singolo dei Cornershop – saranno anche a Torino a fine novembre allo Spazio 211. Buon insalata di rock e buon dito medio al rock’n’roll!

[tags]cornershop, indian indie rock[/tags]

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sabato 10 Ottobre 2009, 10:09

Credibilità

“Nel pasticciaccio brutto di Cannavaro positivo al betametasone c’è un particolare che consola: l’estrema plausibilità della trama. In breve. Cannavaro dopo un allenamento viene punto da una vespa e il medico della Juventus, dottor Goitre, gli somministra un corticosteroide temendo che possa morire per shock anafilattico. Il medico avvisa il Ceft (Commissione per l’Esenzione a Fini Terapeutici), Cannavaro la domenica scende in campo (domanda: ma non potevano tenerlo a riposo, visto che bene o male era dopato? Se le vespe avessero punto 11 bianconeri, la Juve avrebbe giocato contro la Roma con 11 giocatori dopati, sia pure “giustificatiâ€?), viene sottoposto a controllo e trovato positivo. Il Ceft chiede alla Juve una più completa documentazione medica, manda una raccomandata con ricevuta di ritorno, la Juve la riceve ma nessuno apre la busta, che resta sotto un plico di corrispondenza su una scrivania (così si racconta). Trascorsi 40 giorni, il Coni decide di aprire un procedimento sul caso, ne dà notizia e l’annuncio di Cannavaro positivo desta scalpore. Il capo della procura antidoping, Torri, va a Torino a interrogare Cannavaro e il dottor Goitre e all’improvviso nella sede della Juventus ricompare la busta della raccomandata, ancora intatta. Nessuno l’ha aperta. Un disguido. Una dimenticanza.

Converrete con noi: un caso che avrebbe tutto per diventare imbarazzante si sgonfia, e si squaglia, per la sostanziale credibilità dell’accaduto.”

(dal blog di Paolo Ziliani)

[tags]juventus, cannavaro, doping, sport, ziliani, ipocrisia[/tags]

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venerdì 9 Ottobre 2009, 20:33

A lavorare

Stamattina, mentre facevo colazione, ho acceso il televisore per sentire le ultime novità e sono capitato su RaiNews24, il canale di notizie della Rai. Oltre al presentatore della rassegna stampa, c’era in studio un commentatore di lusso:

DSC05993s.JPG

…la nostra deputata di casa Livia Turco, già bella in piedi e arzilla alle otto e mezza del mattino, pronta a svolgere il proprio duro lavoro di rappresentante del PDmenoL in televisione.

Che male c’è, direte voi? Beh, è la stessa Livia Turco che una settimana fa, non andando a lavorare il giorno in cui si doveva votare in Parlamento lo scudo fiscale, ne ha bellamente permesso l’approvazione.

Evidentemente, è tutta questione di priorità.

[tags]parlamento, scudo fiscale, livia turco, pd, assenze, deputati, televisione[/tags]

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venerdì 9 Ottobre 2009, 11:52

Come buttare nel cesso 115 anni di prestigio

È molto comune, specialmente da noi, inventarsi il premio alla rovescia: l’Ateneo tal dei tali, magari non particolarmente noto per il suo livello scientifico, o il Comune di Piripacchio, che nessuno sa dove stia, chiama uno dei più famosi personaggi di un dato settore e gli concede la laurea honoris causa o lo nomina assessore; ma il vero scopo è fare un bel comunicato stampa sfruttando la fama del personaggio per promuovere l’ente premiante. Alle volte si tratta di personaggi effettivamente di livello, altre volte basta che siano famosi – e giù lauree e premi a Rossi Valentino e Rossi Vasco.

E’ triste vedere come a questa logica si sia ridotto pure il premio Nobel: perché stimo moltissimo Obama e sono sicuro che farà grandi cose per il mondo, ma al momento non è che possa vantare granché nel suo curriculum (anzi, molti dei liberal americani cominciano già ad essere delusi per le sue pronte marce indietro rispetto all’avvenirismo del suo programma elettorale). L’importante dunque non era premiare il migliore, ma finire sulle prime pagine dei giornali grazie alla notorietà del premiato, come un qualsiasi premio di terza categoria; con ciò assumendo che il prestigio del premio Nobel, già un po’ vacillante in un’epoca dove il massimo della stima collettiva è raccolto non dai luminari ma dai campioni dello sport e della musica, sia definitivamente finito giù per il cesso.

Che poi, se il senso era premiare la scelta di un nero alla Casa Bianca, il premio avrebbero dovuto darlo agli elettori americani…

[tags]nobel, premio, obama, pubblicità, prestigio[/tags]

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giovedì 8 Ottobre 2009, 17:38

Meno male che Silvio non c’è più con la testa

Vedasi questo:

(il commento lo lascio a Gramellini, che si è evidentemente ispirato alla mia chiosa di ieri sera :-P ) e poi questo:

Tra un po’, reggendosi la prostata che più non ha, biascicherà direttamente che non ci son più le mezze stagioni.

[tags]berlusconi, video, bindi, sinistra, vecchietti bassi[/tags]

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