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Archivio per il giorno 19 Luglio 2006


mercoledì 19 Luglio 2006, 20:58

[[The Strokes – Vision Of Division]]

Concludo la parentesi sugli Strokes con una canzone del loro ultimo disco First Impressions Of Earth, che mi è rimasta in testa nel concerto e cade a fagiolo in questi giorni. Ha una strofa fatta di due frasi separate che si intersecano, seguiti da un ritornello che è una marcia nuziale al contrario in versione elettrica: ha una cadenza solenne da cerimonia, ma parla, come dice il titolo, della divisione; è dolce e straziante allo stesso tempo. E poi, una chiosa furiosa per distruggere il tutto.

Intimamente dedicato, ovviamente, a una persona specifica, e al modo in cui i suoi problemi si sono rivelati insormontabili per mancata voglia di affrontarli. It’s about time that you came through.

Sing me a song (You could be)
Tell me a tale (Just like me)
Don’t turn it my way (Happy and free)
I’ll turn it to shit (Happy and free)

All that I do, is wait for you
All that I do, is wait for you

I can’t get along with all your friends
I don’t know how to act, that’s all there is
Why do I accept the things you say?
You know what to change but not in what way

How long must I wait?
How long must I wait?
How long must I wait?
How long must I wait?
How long must I wait?

I am not you (We could have)
I’m almost through (Great success)
It’s about time (Such a success)
That you came through (At no expense)

All that I do, is wait for you
All that I do, is wait for you

I can’t get away from all your friends
I’m not coming back, that’s all there is
Why do I accept the things you say?
You know what to change but not in what way

How long must I wait?
How long must I wait?
How long must I wait?
How long must I wait?
How long must I wait?

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mercoledì 19 Luglio 2006, 20:34

Traffic (day 3)

Non vi ho raccontato dell’ultimo giorno del Traffic, con il concerto dei The Strokes – preceduti dalla band di una tizia che in un paio di brani pareva una copia sputata dei Muse, ma che alla fine non ho trovato granchè.

Il concerto degli Strokes, in compenso, è stato molto bello; non solo perchè ho incontrato un amico in crisi di socialità, con cui ho passato la serata; ma anche dal punto di vista musicale. Nonostante l’amplificazione un po’ così, con il suono un po’ troppo saturo che spesso finiva per cancellare gli incroci armonici delle due chitarre, dal vivo gli Strokes sono una potenza; i riff incisivi e i ritmi veloci non fanno mai calare la tensione.

In più, ho trovato notevole la scenografia, molto semplice ma molto bella, fatta di strisce verticali o orizzontali di luce, però vive e intensissime, quasi solide, e capaci di cambiare continuamente colore. A seconda del brano, le combinazioni erano diverse, così come gli effetti di luce alle spalle del cantante (bello, melodico e maledetto) Julian Casablancas; ogni tanto entrava in gioco anche una splendente illuminazione bianca e intermittente dall’alto.

Anche il mio amico, che conosceva solo una delle canzoni più famose, è rimasto ben impressionato; alcuni dei riff più belli, dai recenti You Only Live Once e Heart in a Cage fino al capolavoro Reptilia, sono davvero trascinanti dal vivo. Il pubblico era ovviamente meno numeroso che per il concerto di Manu Chao, ma comunque abbondantissimo, direi trenta o quarantamila persone; in mezzo alla vasca centrale, un sacco di braccia e di delirio.

Purtroppo, in Italia gli Strokes non sono ancora così totalmente famosi come nei paesi anglosassoni; ma vale la pena esplorare perlomeno l’ultimo disco. Nel frattempo, complimenti al Traffic; certo, avere un altro amico di servizio al bar può aiutare il rifornimento di birra, ma in generale mi sembra una iniziativa bella e meritoria. Il costo di alcune centinaia di migliaia di euro, in gran parte pagato da enti pubblici, non è poi così impossibile; soprattutto, ha un ritorno di immagine e di gradimento ben visibile e misurato, cosa che non si può dire di molte delle infinite sagre musicali estive.

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