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domenica 16 Dicembre 2007, 20:30

Mascalzone latino

Oggi sono stato allo stadio a vedere una partita magnifica, in cui il Toro ha messo sotto dall’inizio alla fine la seconda squadra più forte d’Italia, e soltanto per un mix di sfiga, imbranataggine e sviste arbitrali (peraltro compensate da un possibile rigore non dato alla Roma) non ha vinto 3-0. Poi sono tornato a casa, ho acceso il televisore e ho messo su Italia 1 per vedere Controcampo, la trasmissione che, in regime di monopolio, trasmette i gol nel tardo pomeriggio.

Peccato che la trasmissione si sia occupata della giornata di campionato per sì e no dieci minuti, per poi trasformarsi in due ore di celebrazione del Milan e di leccata di piedi a Berlusconi, presente in studio in tutto il suo splendore. El presidente ha concluso la performance con un toccante brano, scritto di suo pugno per festeggiare l’odierna vittoria del Milan; per quanto con Google si scopra subito che l’avesse già scritto di suo pugno per Una storia italiana, il libretto autocelebrativo che recapitò a mezzo posta a tutti gli italiani prima delle elezioni del 2001.

E così, siamo in grado di riportare a futura memoria questo pezzo di bravura di marketing politico: leggetelo con attenzione.

A MIO PADRE

Questa immagine del Milan Campione d’Europa e del Mondo allo scoccare dei suoi novant’anni, si fonde e si confonde in me con tanti ricordi della mia infanzia.

Le dispute con i compagni di scuola, le lunghe ore di studio, l’attesa di mio padre che tornava tardi dal lavoro e si affacciava sulla porta col suo sorriso. Era come se in casa fosse entrato il sole. Carissimo, dolcissimo papà.

E con lui, dopo aver parlato dello studio, della scuola, subito a parlare del Milan, quasi l’incarnazione dei nostri sogni, delle nostre utopie. “Vedrai, papà, vinceremo, dobbiamo vincere”, come se in campo potessimo andarci noi due. E poi la liturgia della Messa insieme la domenica mattina, i commenti e le riflessioni sulla predica, la puntata a comperare le meringhe per la mamma che ci aspettava a casa, in cucina, a preparare il pranzo della festa, l’unico che si consumava in sala con la tovaglia ricamata e i fiori in mezzo al tavolo. E io sempre a chiedere l’ora, impaziente, timoroso di fare tardi.

E finalmente, la mano nella mano, eccoci là all’entrata dello stadio, l’Arena o San Siro, e io a farmi piccolo piccolo per profittare di un solo biglietto in due. E, poi, il cuore in gola nell’attesa, le braccia al collo per la vittoria, la tristezza per le partite-no. E mio padre a consolarmi: “Vedrai, ci rifaremo!”. Caro vecchio Milan, il Milan dei Puricelli, dei Carapellese, dei Tosolini, dei Gimona, che non era riuscito a vincere niente di importante. Caro papà, dalle notti in bianco, con il lavoro portato a casa per far quadrare il bilancio di una famiglia del dopoguerra. Com’è dolce, ora, ricordarvi insieme.

Nel momento del trionfo, degli osanna, della notorietà internazionale del Milan di oggi, lasciami, caro vecchio Milan, confondere la mia storia alla tua, lasciami inorgoglire per aver contribuito a farti grande e famoso, lascia che io dedichi questa vittoria, che i campioni rossoneri dal campo hanno voluto dedicarmi, a chi nei momenti più difficili mi consolava e mi incitava: “Chi crede, vince. Vedrai, ce la faremo”. Ce l’abbiamo fatta.

Domani sogneremo altri traguardi, inventeremo altre sfide, cercheremo altre vittorie. Che valgano a realizzare ciò che di buono, di forte, di vero c’è in noi, in tutti noi che abbiamo avuto questa avventura di intrecciare la nostra vita a un sogno che si chiama Milan.

Ora, se voi leggendo questa roba avete provato istintivo ribrezzo – per l’uso e la manipolazione della propria storia personale a fini di propaganda politica, per esempio – significa che non avete capito gli italiani. Perché il modello tradizionale di famiglia – papà e figlio maschio allo stadio e la donna in cucina, ma con tutti gli onori – stride certo con la realtà di oggi, ma trovatemi qualcuno, anche tra i giovani, che opporrebbe con orgoglio il racconto di una domenica in cui se lui va allo stadio lei va in palestra e poi la sera non ci si vede nemmeno, che si è tutti e due stanchi e comunque non si sarebbe d’accordo nemmeno su cosa guardare in TV.

Ma il tocco da maestro sta in quell’inciso in cui Berlusconi racconta che andavano allo stadio in due, ma che poi lui bambino si fingeva più piccolo di quel che era, in modo da rubare un ingresso gratis. L’italiano medio qui applaude, e pensa che questo qui è come lui, furbo e ladro se appena può, ma in fondo in fondo un gran simpaticone; e dal cuore d’oro, perché lo fa per sventolare il bandierone e dopo aver onorato i santi. Un vero mascalzone latino.

A forza di sentirmelo dire, sto cominciando a pensare che, nel millennio globalizzato, il “grande posto nel mondo” degli italiani sarà quello che immagina Berlusconi: una nazione di furbi che vivono alle spalle degli altri, arrangiandosi grazie ad un naturale charme. Probabilmente io dovevo nascere in Svizzera.

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14 commenti a “Mascalzone latino”

  1. barbara:

    prima di parlare dovresti prestare piu attenzione a quello che vedi e che ascolti in tv.
    a controcampo è stato esplicitamente detto che il discorso in questione proveniva da un archivio,infatti risale a ben 17 anni fa e non è stato scritto per invogliare gli italiani a votare forza italia nel 2001 come dici tu(anche se compare nell’opuscolo di propaganda da te citato giustamente)
    è il discorso di un presidente e di un uomo che come me tifa milan…
    se non lo stimi come politico avresti potuto comentare altri suoi interventi che effettivamente erano fuori luogo per una trasmissione calcistica…
    ma nn questo…

  2. Fabio Forno:

    Essì, siamo veramente messi male, ma non per il fatto che racconti. E’ perché continua ad essere un incubo nonostante sia evidente che è cotto: basta vedere le sue ultime sparate politiche che quest’autunno non hanno avuto bisogno delle manipolazioni di Repubblica per sembrare ridicole (e paurosamente isolate, in quanto non si capisce chi possa prenderne il posto). Eppure resta l’origine e l’incarnazione di tutti i mali italiani e questo denota una paurosa mancanza di prospettive…

  3. .mau.:

    Silvio è il collante degli italiani, ormai. Li incolla in due gruppi diversi, ma vista la nostra abitudine a parcellizzarci è già un risultato.

  4. Bruno:

    Imbrogliava sul biglietto, ma andava a messa. Un vero italiano e un vero cattolico.

  5. Attila:

    Essendo nato nelle cd “terre redente” del Nord est della nostra penisola, spesso mi trovo a rimuginare se fossi nato sotto lo Stato austriaco sarei potuto essere più felice… poi penso al campionato austriaco e il solo pensiero di vedere un campionato insipido (per nn dire peggio) mi fa ingoiare meglio il rospo (oltre che al mio odio atavico per la lingua tedesca, pur parlandola correttamente a detta dei miei colleghi teutonici)…

  6. Nervo:

    Chapeau, non c’è una parola del tuo commento che non sottoscriverei :)

  7. for those...:

    idem come sopra.
    e oltretutto mi ricordi il dramma di noi rossoneri: ogni vittoria [modalità sborone on]e sono tante![modalità sborone off] mi si strozza l’urlo di gioia in gola al pensiero delle apparizioni televisive del berlusca. :-(

  8. Lollo:

    Effettivamente quel “pezzo” lo aveva scritto in occasione della prima coppa dei campioni della sua era, nel 1989. Ricordo ancora il ribrezzo che avevo provato allora, quando avevo solo quattordici anni, nel sentirglielo leggere in una trasmissione con Walter Zenga e Maurizio Mosca che (ironia della sorte) si chiamava “Forza Italia”!

  9. vb:

    Lollo: Sono abbastanza sicuro che il nome della trasmissione non fosse una “ironia della sorte” e non fosse nemmeno un caso. Gli anni che portano al 1994 sono, a posteriori, pieni di ballon d’essai per preparare il terreno alla discesa in campo della P2 di Berlusconi…

  10. BlindWolf:

    Credo che il progetto politico di FI risalga a non prima del ’92.

    Molto più ironico è che negli anni ’70 è stato prodotto un film documentario chiamato “Forza Italia” sui fatti e misfatti della DC (il nome del film è stato preso da una frase esclamata dall’emissario statunitense venuto in Italia a portare gli aiuti del piano Marshall, a condizione che comunisti e socialisti fossero cacciati dal governo). Tale film è stato ovviamente censurato in tutta fretta (nonostante a Moro fosse piaciuto) ed è stato trasmesso in prima visione televisiva nel 1993 da Rai3 nel primo pomeriggio.

    La P2 era scesa in campo molto prima, dato che quando è stata resa nota la lista dei piduisti (primi ’80) si scoprì che il governo ne era già pieno (insieme all’editoria, alle banche, all’imprenditoria, all’esercito…)

  11. Lollo:

    Ma no, era una trasmissione sportiva in genere, prevalentemente sul calcio. Forse è lì che un giovanissimo Fabio Fazio, alle prime armi, ha partorito l’idea di “Quelli che il calcio”. Non ci trovo niente di strano che si chiamasse così, visto che ospitava un casino di calciatori! Quell’intervento di Berlusconi era stata una cosa episodica, riconosciamoglielo.
    A questo link http://tinyurl.com/35qrc4 potete vedere uno spezzone interessante, in cui si vedono appunto Fabio Fazio ragazzino, Walter Zenga ancora coi capelli, Nicola Berti ancora magro, Roberta Termali ancora figa. Manca solo Maurizio Mosca, che a quei tempi era ancora serio ed attendibile.

  12. MCP:

    Ai tempi di Odeon TV e di Forza Italia con Zenga (savonese come lui), Fazio era si’ ancora giovanissimo, ma in realta’ si era gia’ fatto cinque anni buoni in RAI, dove aveva esordito enfant prodige nel 1982/83(!). Giusto per la precisione :)

  13. Lollo:

    MCP: per la precisione Zenga è milanese purosangue, altro che!

  14. MCP:

    Mea culpa, in qualche parte del cervello avevo sovrapposto il fatto che avesse giocato nel Savona con il fatto che vi fosse anche nato. Brutta cosa la vecchiaia ;)

 
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