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sabato 1 Dicembre 2007, 18:14

Perché la Cina è un grande Paese

Perché puoi andare a visitare il mausoleo di Mao mentre sta chiudendo, e una delle innumerevoli guardie all’ingresso ti noterà e, nello spirito di servizio tipico del dipendente pubblico comunista, si farà in quattro pur di servirti, gridandoti di seguirlo, e attraversando la strada col rosso pur di portarti in tempo al deposito borse per lasciare la macchina foto, e poi riattraversando di corsa, e poi portandoti fino all’ingresso, e poi, nello spirito imprenditoriale tipico del commerciante, chiedendoti una mancia di 10 euro, e tu gliene darai uno, con reciproca soddisfazione: servizio pubblico svolto alla grande, e economia privata spinta altrettanto alla grande.

Perché negoziano duro, ma senza richiedere le due ore di paziente conoscenza reciproca ed esposizione dei propri alberi genealogici davanti a un tè che ti richiedono i marocchini; bastano due minuti per “135 euro!” “No, 7 euro.” “120 euro!” “No, 7 euro.” “100 euro!” “No, 7 euro.” “Ma stai scherzando, vale proprio 100 euro!” “No, 7 euro.” (Pausa) “Ok, 15 euro!” “No, 7 euro.” “Ma dai, dammi almeno 10 euro!” “No, 7 euro.” “Allora niente.” “Ok, niente” (io mi allontano, la venditrice dopo un attimo mi insegue) “No aspetta, facciamo 8 euro, 8 euro e te ne vai dai!” “Va bene, 8 euro perché sei simpatica.” “Ok, affare fatto!” (e lei comunque ci ha guadagnato lo stesso un margine del 300%: era un pashmina misto seta, e io probabilmente potevo partire da 5 euro o anche meno).

Perché trovi ragazzi di trent’anni che ti dicono che lavorano dieci ore al giorno per sei giorni alla settimana, e lo dicono con orgoglio, non con scazzo.

Perché se a mezzanotte e mezza decidi che il giorno dopo vuoi vedere la Grande Muraglia ma non hai voglia di partire con il pullman delle 7,30, c’è un numero di telefono attivo 24 ore su 24 dove uno che parla inglese ti prenota una macchina con autista anglofono per il mattino dopo alle 9,30 sulla porta dell’albergo; e se tu non sei sicuro di come si pronunci il nome del tuo albergo in cinese, ti chiede il numero di telefono (una chiave numerica che si scrive allo stesso modo in entrambe le lingue e molto facile da comunicare anche in inglese) per usarlo come chiave unica di ricerca e verificarlo.

Perché se proprio non riesci a farti capire, c’è una ditta privata che fornisce 24 ore su 24 anche un servizio di traduttore simultaneo via cellulare.

Perché i venditori del mercato ti prendono per braccio per cercare di portarti dentro il loro stand, ma nessuno si è mai avvicinato con le mani alle mie tasche.

Perché puoi telefonare per venti minuti da una cabina a un cellulare per circa quindici centesimi di euro, e non ho visto pubblicità di suonerie da nessuna parte.

Perché puoi andare al ristorante e ordinare da una fotografia una teglia di pesce, aglio e peperoncino, ed è proprio così, una grossa teglia di metallo servita sul tavolo insieme a pietre calde per tenerla in temperatura, nella quale ci sono due grossi pesci al forno sommersi da centinaia di piccoli peperoncini rossi e svariate teste d’aglio spezzettate; essi galleggiano in un olio rosso rubino, e sfidano la sopportazione dell’essere umano occidentale, ma superato l’impatto iniziale (cosa che nessun altro al tavolo ha fatto, e me ne vanto) si rivela uno dei piatti di pesce più buoni che abbia mai mangiato – e costava cinque euro e mezzo in un buon ristorante.

Perché qui nei mercatini compri la stessa identica roba che compri in Italia, dai vestiti all’elettronica spicciola, ma la paghi dal 50 al 99 per cento in meno.

E poi è grande perché ci devono stare dentro un miliardo e trecento milioni di persone, e che diamine!

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13 commenti a “Perché la Cina è un grande Paese”

  1. simonecaldana:

    Sceglila con le tette grosse, altrimenti poi te ne penti.

  2. for those...:

    Perchè per sostenere tutto questo ignorano e calpestano i più elementari diritti civili (io sono orgolgioso che mio padre si sia fatto il mazzo con le lotte sindacali per NON farmi lavorare 10 ore al giorno per 6 giorni – x una ciotola di riso!) e sono riusciti a devastare in maniera irreparabile il proprio ambiente alla stessa velocità con cui tirano su un grattacielo da 100 piani…
    E poi, vb, sii onesto: tu la compreresti quella robaccia che vendono a 99% in meno che da noi (cioé la vendono per quel che vale)? Questi IN NESSUN SETTORE PRODUTTIVO hanno la più pallida idea di cosa sia la qualità minima accattabile… per non parlare del design!
    (for those… inacidito dal quotidiano combattere al lavoro con i cinesi! :))

  3. Tizio:

    Il concetto di “human rights”, di diritti umani, è prettamente occidentale, agli orientali è sconosciuto il concetto di “diritto” come lo intendiamo noi. Si pensi, per esempio, all’India dove la società per secoli si è suddivisa in caste, formalmente la pratica è abolita per legge, ma nelle consuetudini della gente è ancora vivissima. Si pensi al Giappone, dove piuttosto di comparire in giudizio (e subirne il conseguente disonore) per molti è ancora preferibile il suicidio, o appunto in Cina, dove l’ordine giuridico tradizionale conosce due categorie ben distinte spesso in contrasto tra loro: il “li” (diritto scritto di origine imperiale) e il “fa” (diritto riconducibile a regole religiose di stampo confuciano). La recente apertura della Cina all’Occidente e alle sue istituzioni (si pensi al WTO) sta provocando una serie di trapianti giuridici che necessitano tempo per essere assorbiti, sempre che ciò sia completamente possibile.
    Ho scritto ciò in modo estremamente schematico e semplificato, è difficile ridurre millenni di civilizzazione in poche righe.

    Per quanto riguarda il commercio con la Cina e l’acquisto di merci cinesi, beh, molti lo fanno, a partire dai tempi di Marco Polo. Molti prodotti cinesi sono di qualità: tessuti, porcellane, giade, per esempio. Noi occidentali temiamo la Cina per il basso costo della sua manodopera, il che è anche fondato, visto che si tratta di una nazione popolata da 1,3 miliardi di persone. Non è detto che tra un paio di generazioni anche i giovani cinesi manifesteranno scazzo di fronte alla prospettiva di lavorare ben 10 ore al giorno per sei giorni su sette, ma adesso è il tempo del “loro” boom economico ed è normale che succeda così, come qualche decennio fa succedeva da noi, pur di fare gli “sghei”.

  4. vb:

    Sui diritti umani e tutto il resto vorrei scrivere meglio, con calma, tra qualche giorno, dopo essermi chiarito le idee.

    Per ora siamo rimasti sorpresi dal fatto che Pechino non sembra né Il Cairo né San Paolo, sembra piuttosto Oslo o Copenaghen. Tutto sembra, meno che una devastazione ambientale: è piena di verde, di ampi viali con piste ciclabili, e di palazzi puliti e dipinti di fresco, quando non completamente nuovi. E la roba cinese che vedi qui al mercato, a differenza di quella thailandese o marocchina, non sembra affatto di bassa qualità.

  5. MCP:

    I cinesi spono perfettamente in grado di produrre merce di alta o altissima qualita’. Ne parla giusto Maggiani nel suo editoriale sul SecoloXIX di domenica scorsa. Il livello qualitativo, scrive, dipende unicamente dal committente: il grosso dei committenti italiani chiede merce di infima qualita’, mentre i tedeschi di solito vogliono quella di alta qualita’.

  6. for those...:

    @Tizio:
    non sono del tutto d’accordo. Se il concetto di diritti umani fosse loro del tutto estraneo, avremmo lo stesso effetto descritto da vb nel post sul software libero: stupore. Invece ho l’impressione che chi governa il paese sappia e, proprio per questo, reprima e nasconda. Incazzarsi ogni volta che un governo straniero incontra il Dalai Lama, obbligare i vari Google & co a limitare l’accesso al www – giusto per citare 2 comportamenti tra i meno nocivi – mi sembra il comportamento di persone che i diritti li calpestano, non che li ignorano. Il concetto di diriti umani è sì estraneo alla maggioranza dei cinesi, ma non per motivi culturali bensì per una consuetudine (piuttosto recente) di negarglieli. IMHO…

    @vb: non sono stato in cina per cui mi fido se dici che la qualità dei mercatini è buona. Io infatti ho esperienza del sud-est asiatico. Divertenti ma tutta fuffa!
    @MCP: giusto per spezzare una lancia a favore dell’Italia. lavoro per una ditta Italo-francese che produce anche in Cina. I prodotti sono obbligatoriamente di altissima qualità, oltre che tecnologicamente avanzati: microchip (soprattutto quelli del settore automobili puoi immaginare che sono il max della affidabilità). Ogni tanto vantiamoci anche noi! :-)

  7. BlindWolf:

    @for those…: penso che si sia capito bene dove lavori, anche senza fare nomi :-)
    Ho delle vostre azioni in portafoglio :-(

  8. for those...:

    @BlindWolf:
    ‘inchia, auguri!!! ;-)

  9. Tizio:

    Non pretendo di convincere nessuno, ma è sbagliato confondere i diritti umani con le prescrizioni del buddismo o del confucianesimo su cui si basa il “fa” (cioè il diritto di matrice religiosa) seguito tradizionalmente dai cinesi. Ai tempi di Confucio, circa 500 a. C. (e di Budda) non esisteva il software, mentre esitevano già i concetti di vivere in pace armoniosamente, di giustizia, di carità. Questo non c’entra molto con gli human rights, i diritti umani, riconosciuti, per esempio, sia nella dichiarazione universale ONU sia nella Convezione europea per la salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali.

    Io ho scritto che il concetto di human rights è “sconosciuto” non “ignorato”, non è una questione di lana caprina. Forse sfugge agli occidentali che la Cina è l’unico stato al mondo in cui da millenni esiste una continuità amministrativa: non c’è stata una vera e propria rivoluzione, neppure quella maoista è da considerarsi una cesura storica come fu il 1789 per l’Ancien Régime francese. E non è una novità che i cinesi considerino il Tibet una loro provincia (come Taiwan, e come prima Hong Kong e Macao), o soffochino i dissidenti. C’è chi si stupisce che riescano ad essere formalmente comunisti eppure si pratichi il capitalismo sfrenato: si tratta di una nuova trasformazione, non di una chiusura con il passato.

    Noi abbiamo un concetto molto più “individualista” sia delle persone sia della società, è l’individuo che deve essere libero e tutelato dalle prevaricazioni dello Stato, ma appunto questa è la mentalità occidentale che deriva addirittura dalla Magna Charta inglese, se non prima. In oriente questa mentalità è completamente aliena.

    Poi se vuoi si può discutere su quali danni abbia portato la dottrina maoista sugli insegnamenti tradizionali, e se vuoi possiamo anche parlare del “fa”, cioè il diritto dell’amministrazione imperiale, che tanto liberale non era, e per meglio approfondire possiamo dilettarci nell’esaminare le faticose (e recenti) trattative relative all’entrata della Cina nel WTO (è vero che riguardavano la proprietà intellettuale, ma anche i diritti umani sono stati oggetto del trattato) ma a questo punto si esula dal piacevole dibattito bloggarolo.

  10. for those...:

    no, no, per carità. restiamo nel piacevole che le risse non mi piacciono. non sono mica un torinista facinoroso come il padrone di casa io! :-D
    scherzi a parte, capisco il tuo ragionamento. anche se si rischia sempre di giustificare dei comportamenti che ledono altri esseri umani in nome del rispetto culturale. in fondo in molti paesi è sconosciuto il concetto di “non pichhiare/mutilare/uccidere la donna indegna”, però io – da occidentale individualista – non riesco ad accettarlo come fenomeno culturale. ho dei limiti anch’io! :-)

  11. Alberto:

    Anch’io quando sono stato a Pechino sono rimasto stupito perché non mi aspettavo ordine, pulizia, lusso, ricchezza. Ricordo i bagni pubblici degli hutong come un esempio di igiene con il quale i bagni pubblici svizzeri faticherebbero a fare concorrenza. Tuttavia ho sperimentato anche altre parti della Cina, i treni ad esempio, in confronto ai quali quelli delle FS sono uno splendore, oppure il Tibet, terra che pare vivere ancora nel medioevo. Chi poi si è avventurato altrove mi ha confermato che Pechino altro non è che uno smisurato villaggio Valtour.
    A prescindere da ciò è giusto ricordare che i diritti dell’uomo sono un valore occidentale e mi pare un po’ colonialista pretendere che altri con storia e cultura diversa condividano i nostri stessi valori. Certamente da italiano, ringrazio la sorte di avermi fatto nascere in Italia e non in Cina ma ho pieno rispetto per chi abbia punti di vista diversi sulla questione. Alla fine il problema di fondo sta tutto nelle contraddizioni di quello strano sport che è la globalizzazione, sport che ha la curiosa caratteristica per la quale le diverse squadre competono l’una contro l’altra giocando ognuna con le proprie regole.

  12. Tizio:

    Io non voglio assolutamente litigare con nessuno, ma intendevo semplicemente dire che sarebbe argomento di studio approfondito, esattamente il contrario di quello che cerco quando mi svago leggendo i miei blog preferiti un po’ qua e un po’ là.

  13. for those...:

    Tizio, scherzavo! (Ho messo pure la faccina) Ho capito cosa intendevi.

 
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