Sky
Vittorio vb Bertola
Affacciato sul Web dal 1995

Lun 24 - 6:10
Ciao, essere umano non identificato!
Italiano English Piemonteis
home
home
home
chi sono
chi sono
guida al sito
guida al sito
novità nel sito
novità nel sito
licenza
licenza
contattami
contattami
blog
near a tree [it]
near a tree [it]
vecchi blog
vecchi blog
personale
documenti
documenti
foto
foto
video
video
musica
musica
attività
net governance
net governance
cons. comunale
cons. comunale
software
software
aiuto
howto
howto
guida a internet
guida a internet
usenet e faq
usenet e faq
il resto
il piemontese
il piemontese
conan
conan
mononoke hime
mononoke hime
software antico
software antico
lavoro
consulenze
consulenze
conferenze
conferenze
job placement
job placement
business angel
business angel
siti e software
siti e software
admin
login
login
your vb
your vb
registrazione
registrazione

Archivio per il giorno 3 Marzo 2008


lunedì 3 Marzo 2008, 14:23

Tassazzolandia

Spinto dalle osservazioni di .mau. sull’aumento della pressione fiscale, ho deciso di riprendere gli argomenti economici; stavolta, invece che di produttività, parliamo proprio di tassazione per le aziende.

Già, perché l’osservazione che fanno in molti, tipicamente fedeli del centrosinistra, è la seguente: stante che la pressione fiscale con Prodi è innegabilmente aumentata, fino a raggiungere il record nella storia della Repubblica, non sarà che essa sia salita non perché ciascuno paghi di più, ma perché con le buone o con le cattive sono diminuiti gli evasori?

E la risposta che danno in molti, tipicamente fedeli del centrodestra, è che in realtà quelli che il fisco italiano considera “evasori” sono spesso persone che sarebbero in regola, ma che di fronte alle pretese del fisco pagano per evitare guai e scocciature, visto che, al solito, le norme italiane sono sufficientemente confuse e barocche da rendere quasi impossibile, anche rivolgendosi a un buon commercialista, sapere come fare per essere al riparo da multe; quindi Prodi non avrebbe solo combattuto gli evasori, ma anche angariato molti onesti.

A me interessano di più i fatti, e così sono andato a cercarmi i dati, in particolare per quel che riguarda le aziende, visto che nella vulgata popolare chiunque non sia un lavoratore dipendente tende ad essere considerato un presunto, anzi quasi certo, evasore. E quindi, queste sono le aliquote di punta per la tassazione degli utili aziendali in Europa nel 2006:

Irlanda 12,5
Ungheria 17,5
Polonia 19
Slovacchia 19
Rep. Ceca 24
Austria 25
Finlandia 26
Portogallo 27,5
Danimarca 28
Svezia 28
Grecia 29
Olanda 29
Lussemburgo 29,6
Inghilterra 30
Francia 33,3
Belgio 34
Spagna 35
Italia 37,3
Germania 38,6

C’è bisogno di commenti? Beh, sì: perché se le persone sono comunque cittadini di un certo Paese, le aziende possono spostare la propria sede legale, e ormai – nell’economia dei servizi – anche quella operativa, con estrema facilità. E’ insomma un settore altamente competitivo, dove tutte le nazioni fanno a gara per attrarre le aziende; e in questo il livello di tassazione è ovviamente un fattore molto importante.

Dunque il fatto che soltanto la Germania – che però ha non solo una economia molto più forte di noi, ma anche un livello di efficienza dei servizi pubblici che noi ci sogniamo, e che può rendere comunque conveniente il pagare tasse più alte – abbia una aliquota superiore alla nostra dovrebbe farci riflettere a lungo su quanto sia folle la politica della pressione fiscale in crescita; e non solo perché una elevata tassazione degli utili aziendali incentiva l’imprenditore a darsi un bel bonus o a comprarsi il terzo SUV aziendale il 30 dicembre, invece che a reinvestire gli utili in nuove iniziative e nuovi posti di lavoro l’anno successivo.

Riconsideriamo insomma alla luce di questi numeri la persistente campagna di criminalizzazione di qualsiasi persona fisica o giuridica italiana che abbia redditi all’estero, che sta venendo condotta dall’attuale governo e dai media di centrosinistra ormai da parecchi mesi. Per carità, se sono evasori è giusto che paghino, ma il grosso dei redditi italiani all’estero non è dato tanto da evasione, quanto da una scelta delle strutture giuridiche e dei luoghi di residenza fatta per pagare meno tasse.

Questa è evasione? Per il fisco italiano decisamente sì, mentre i singoli contribuenti rivendicano il loro diritto di prendere residenza dove le condizioni sono migliori; e qui si scontrano filosofie socioeconomiche piuttosto differenti.

Eppure, mettetevi nei panni di una azienda o di un imprenditore globale che lavora su cinque o dieci paesi, di cui uno – oltre ad avere un sacco di altri problemi – non solo ha le tasse più alte degli altri e le aumenta continuamente, ma rompe continuamente le scatole con accertamenti e pretese fiscali, dandoti dell’evasore per principio; secondo voi, potenzierete la sede italiana, o cercherete di chiuderla il prima possibile?

Nella competizione globale per assicurarsi le sedi delle aziende, l’Italia è come un supermercato che ha i prezzi più alti degli altri, e in più va dai clienti e li aggredisce dicendogli che devono spendere per forza di più, e che non pagano abbastanza. Magari sul momento il cliente si fa intimidire e paga, ma appena riesce a uscire dal negozio, non lo rivedi più…

divider
 
Creative Commons License
Questo sito è (C) 1995-2020 di Vittorio Bertola - Informativa privacy e cookie
Alcuni diritti riservati secondo la licenza Creative Commons Attribuzione - Non Commerciale - Condividi allo stesso modo
Attribution Noncommercial Sharealike