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Archivio per il giorno 6 Marzo 2008


giovedì 6 Marzo 2008, 16:21

La fine del mondo è vicina

dopo aver scoperto che non solo Gabriella Carlucci ha un blog, ma lo usa per discettare di fisica delle particelle!

In realt√† sta cercando di prendersela col neo-nominato presidente del CNR Luciano Maiani, fisico di fama internazionale, la cui nomina √® stata bloccata dal centrodestra perch√© aveva sottoscritto l’appello contro la visita del Papa alla Sapienza: qui un breve sunto. Ma l’effetto straniante dato dalla pervicacia di una soubrette che, in un italiano da quinta elementare, commenta gli articoli di Nature e contesta la competenza in tema di fisica dell’ex direttore del CERN √® assolutamente un segno dei tempi: dimostra davvero che la fine del mondo (o almeno dell’Italia) √® vicina.

Per√≤ leggetevi i commenti, sono esilaranti! (Specialmente quello appena postato da tal Gabriella for Pepsident…)

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giovedì 6 Marzo 2008, 12:58

Morti bianche e coscienze da pulire

Dopo l’ennesima tragedia sul lavoro, si √® riaperta la bagarre sui media e nel mondo politico: bisogna assolutamente fare qualcosa. Naturalmente la soluzione √® “ovvia” a tutti: servono pi√Ļ regole – evidentemente non ce ne sono abbastanza – e naturalmente sanzioni durissime per le imprese; anche perch√© siamo a un mese dalle elezioni, e gli operai votano, mentre le imprese no. E’ il solito giochetto ipocrita in cui ai vari partecipanti nella recita non potrebbe importare di meno degli operai; bisogna soltanto pulirsi la coscienza e mettersi in luce sui giornali.

Peccato che, a fronte di aziende che appaiono gi√† a prima vista scientemente colpevoli di mancata prevenzione come la Thyssen-Krupp, la maggior parte dei casi di morte bianca riguardi quel mondo polverizzato delle microimprese che √® cos√¨ tipico dell’Italia; e quindi, il fantoccio del manager cattivo che sfreccia sul suo Cayenne sghignazzando alle spalle dei poveri operai √® un po’ pi√Ļ difficile da trovare, e anzi si giunge alla conclusione sconsolata del procuratore di Molfetta che allarga le braccia e dice che il colpevole era l√¨ sottomano, peccato che sia morto anche lui nell’incidente.

Il concetto di “sicurezza” √® semplice in apparenza, ma difficile da definire: √® profondamente personale e anche profondamente culturale. Del resto, queste sono foto che ho scattato io a Pechino tre mesi fa:

DSC01969.JPG
DSC01973.JPG

Da noi, un cantiere dove l’impalcatura non ha nemmeno le assi, e gli operai camminano tranquillamente sui tubi, se va bene imbragati ma pi√Ļ spesso no, non sarebbe comunque concepibile; l√† √® la normalit√†.

In pi√Ļ, certi lavori sono pericolosi per definizione; si possono e si devono prendere tutte le precauzioni possibili, ma un pompiere o uno che svuota cisterne di gas velenoso sono sempre soggetti all’errore, quando non all’imponderabile. Non credo che il titolare dell’azienda di Molfetta, che si √® calato nella cisterna cercando di salvare i propri operai ed √® morto anche lui, possa aver coscientemente lesinato sul livello di sicurezza che doveva garantire se stesso; e quindi, se proprio non vogliamo rassegnarci a considerare le fatalit√† come fatalit√†, dobbiamo concentrarci non sulle regole e sulla ricerca di colpevoli, ma sul fatto che certi lavori, ancora oggi, vengono svolti – sia dall’operaio che dal padrone – con leggerezza, senza preparazione e senza una adeguata coscienza del pericolo.

Forse allora una adeguata formazione sui pericoli del proprio lavoro potrebbe fare molto di pi√Ļ dell’ennesima legge draconiana. In Italia, invece, l’idea per risolvere un qualsiasi problema – e potremmo parlare della privacy, o della nuova procedura per dimettersi, una magistrale esibizione di burocratismo anni ’70 – √® di fare una legge dettagliatissima e durissima, che per√≤ si concentra sulla necessit√† di stendere un pezzo di carta, che guarda caso pu√≤ essere steso soltanto da un “esperto” di qualche casta o da un ufficio pubblico previa riscossione della relativa tassa, la quale va ovviamente a carico dell’azienda perch√©, si sa, l’azienda √® cattiva per principio e ancora grazie che non la chiudiamo del tutto. Come risultato, l’azienda paga, porta a casa 300 pagine di copia e incolla da infilare in fondo a un armadio, e continua a comportarsi esattamente come prima. E gli operai continueranno a morire.

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