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martedì 6 Maggio 2008, 18:25

Piangioccioni in rivolta

È un po’ che penso a come commentare non tanto i fatti di Verona – “normale” aggressione di naziskin – ma quelli di piazza Vittorio a Torino, con duecento persone che picchiano e cacciano i vigili intenti a far multe, e “liberano” la piazza (gridano proprio così, “libertà”: qui un video).

In un’altra discussione, l’ho definito come una pericolosa anteprima, quella della fine dello Stato di diritto. Perché abbiamo un sistema giudiziario e un sistema di ordine pubblico che non sono minimamente in grado di far rispettare le regole e di applicare le relative punizioni, quindi è come non averli. Il salto di qualità, però, avviene quando anche la gente “normale” – quella che finora ha sempre subito – capisce che non ci sono più vincoli, che si può fare qualsiasi cosa, basta essere in tanti ed osare.

Non si tratta più né di extracomunitari che fanno quel che vogliono ma dentro i loro ghetti, né di qualche ronda padana fatta per le telecamere, né della generica ignoranza del codice della strada, né di qualche stupro o pestaggio isolato come a Verona: semplicemente, duecento persone in una piazza hanno deciso che se le regole non valgono per gli altri allora non valgono più neanche per loro, e hanno cacciato i vigili urbani con la forza (se non scappavano sarebbero stati linciati senza il minimo dubbio), semplicemente perché facevano multe per divieto di sosta.

Ora, tutti a lamentarsi dei giovani bulli in branco, forti solo in gruppo e vigliacchi da soli, tutti pieni di soldi di papà, di macchinoni nuovi da parcheggiare in divieto e di vestiti firmatissimi, a coprire la loro profonda insicurezza e/o ignoranza. Io, però, li capisco. Li capisco in termini morali, nel senso che basta guardarsi attorno per trovare evidenti casi di gruppi sociali che se ne fregano delle regole, anche lì, anche nel sabato sera in centro, tra un venditore di occhiali fluorescenti che non se ne vuole andare e ti manda affanculo se non compri, e un parcheggiatore che ti riga il macchinone nuovo se non paghi; e allora perché, con questi esempi sotto gli occhi, i ventenni di oggi dovrebbero rispettare i divieti di sosta, o accettare di essere puniti quando non lo sono stati mai nella loro vita, quando non lo è più quasi nessuno, nemmeno i mafiosi, nemmeno gli evasori, nemmeno gli stupratori? E li capisco in termini comportamentali, perché hanno dimostrato che lo Stato batte in ritirata anche con loro, basta alzare la voce; e perché l’aggressività in branco è la risorsa del piangioccione mai educato a pensare con la propria testa e invece abituato a deresponsabilizzarsi e fare la vittima.

E’ giusto invocare una risposta durissima ad un evento come questo, che peraltro – come testimoniano le continue lamentele – si ripete su scala più piccola ad ogni angolo di strada, con il “popolo della notte” che sgomma e smarmitta alle tre di notte e i vigili che battono in ritirata per paura. Ma sarebbe praticamente ed eticamente sbagliato considerare la repressione del singolo episodio come una soluzione, e finirla lì: per prima cosa, lo Stato deve dimostrare che c’è. Deve smetterla di ritirarsi, e agire con tutta la forza che può, per rimediare a vent’anni di debolezza. Deve dimostrare che da domani le regole vanno di nuovo rispettate, ma da tutti, non solo dal torinese medio. Con equità ma con severità: come un buon padre, non come un padre di oggi.

Capita quindi tristemente a fagiolo quest’altra storia, il disgustoso top del piangioccionismo: la ragazza venticinquenne che, di ritorno da una festa, alle dieci del mattino e ubriaca, investe e uccide un ciclista. L’impatto avviene in pieno giorno, ed è talmente violento che l’auto perde il parabrezza, e inoltre, stando ai testimoni, la bici della povera vittima rimane sul cofano per centinaia di metri, prima di scivolare giù; insomma, non un fatto di cui ci si possa non accorgere, nemmeno se si è alticci. Eppure, come da manuale, la reazione è far finta di niente e trovare una scusa, prima di tutto con se stessi; di assumersi le proprie responsabilità non se ne parla proprio.

E così, la ragazza non si ferma nemmeno, lascia lì il ciclista morente, riparte, arriva a casa, e racconta di aver investito un cinghiale; e poi se ne va bellamente a dormire. Quando la beccano i carabinieri, insiste: io? Io ho soltanto investito un cinghiale; no no, non mi ero accorta di niente! Purtroppo non è marmellata, ma sangue; ma molto si capisce leggendo l’intervista del padre, tutta concentrata sul difendere la “bambina”, che poveretta lavora la sera, e poveretta quando smonta alle 4,30 del mattino avrà pur diritto di andare in discoteca e bere qualcosa, e poi sicuramente avrà avuto un colpo di sonno, quindi la colpa non è sua, è del sonno. Anzi no, è del drink. Bastardo di un drink che con le sue gambette si è arrampicato sulla ragazza e le si è infilato in bocca a forza.

In attesa che inventino il sacrosanto reato di omessa educazione dei figli e mettano in galera metà degli attuali cinquantenni, ci tocca pensare con terrore a che cosa faranno i ventenni d’oggi quando diventeranno a loro volta genitori.

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27 commenti a “Piangioccioni in rivolta”

  1. Mir:

    Non pensare a quello che faranno i ventenni di oggi quando diventeranno genitori, ma pensa a quello che faranno a te al parco, in pieno giorno, quando vecchietto e pensionato non li vorrai portare al Bancomat piu’ vicino per ritirare tutti i tuoi risparmi e consegnarli alla loro giusta causa.

  2. Hayabusa:

    *clap* *clap* *clap* *clap*

    Non so te, ma a me viene una rabbia a sentire queste cose… Non tanto per l’idiozia imperante, ma per la considerazione che effettivamente lo stato abdica al suo ruolo e si autoammanetta impedendosi di fare quel che deve fare (imporre l’ordine, se è il caso).
    Poi naturalmente ci si stupisce se la gente è sempre più orientata verso le posizioni “politiche” che promettono botte e fucili verso chiunque sgarri…

  3. ff:

    Nello specifico dei 200 che hanno fatto scappare i vigili ti sei dimenticato di metà dell’analisi. Qui lo stato non può intervenire in modo esemplare perché ha torto. Non sto parlando dell’episodio, è probabile che le multe siano state sacrosante, ma sto parlando dell’atteggiamento delle amministrazioni. Amministrazioni che sfruttano i problemi del traffico per fa cassa, anziché cercare di risolverli, come uno sceriffo che mette gabelle su ogni cosa. Qui è lo stato che ha smesso di fare lo stato ma è diventato oppressore. C’è quindi un 50% di esasperazione per le piccole angherie subite tutti i gorni da chi dovrebbe lavorare per te e un 50% di piangioccionismo come dici tu. La scintilla alla fine è irrilevante, quello che è più preccupante è che anche io (zero simpatia per chi parcheggia in doppia fila, zero multe, ma vita resa complicata dalle zone blu estese per chilometri) per qualche secondo ho provato simpatia per i 200 e non per i vigili… e questa sensazione non mi piace

  4. Attila:

    Perchè io ogni volta che penso a gente che può fare quel cavolo che gli pare… mi vengono sempre in mente i centri sociali… ma tanto loro sono sempre dalla parte dei buoni e la polizia è quella ce carica…

    Se poi una manica di deficenti li imita, da una parte ci sono i deficenti (che rimangono deficenti e nn per questo giustificati) e dall’altra i buoni…

    Ho assistito diverse volte in piazzetta Verdi a Bologna nei ruggenti anni ’90 ai “tornei di calcio” per autonomi che finivano a bottigliate o alla carica contro quelli della municipale e contro la polizia in assetto perchè gli operai del comune volevano mettere i portabiciclette nella medesima piazza e avrebbero così causato disagi all’attività… ma io credo di essere davvero cattivo e loro sono sempre troppo buoni…

  5. Piero:

    Vittorio, sei un precursore di Beppe Grillo e pretendi il reato di omessa educazione. Lui ha preso da te. Mi ricordo il gruppo it.fan.culo: “un dito medio proteso da Internet al resto dell’ Italia” da te fondato. Beppe Grillo continua nel web l’opera che tu hai iniziato col newsgroup. Non dimentico le tue parole nel manifesto, come riporti nel tuo blog:

    “Piu’ precisamente, lo scopo primario del gruppo e’ dimostrare che nulla e’ troppo impresentabile da poter apparire su Usenet, e che Usenet, in nome della liberta’ di espressione, accoglie orgogliosamente nel proprio seno qualsiasi schifezza”.

    Il guaio è che l’educazione molto spesso non si concilia con la libertà di espressione e il vaffa alla Beppe Grillo non è altro che una valvola di sfogo per tanti italiani stufi di essere menati per il naso e di pagare multe quando i vertici sono i primi a non rispondere dei loro errori e delle loro azioni.

    Penso che chi ha la responsabilità di guidare un paese, ha anche il dovere di dare il buon esempio. Purtroppo mancano i buoni esempi da parte di chi ci governa e non si può pretendere l’osservazione delle regole se chi promuove quelle regole poi è il primo a non rispettarle.

    La risposta durissima la metterei da parte, perché la risposta, nonché l’esempio di correttezza e rispetto delle regole, la deve dare per prima cosa chi è al vertice di questo paese: la classe politica.

    Se non ne è capace, passerà come passano tutte le cose che non sono vere e, alla fine come all’inizio, rimarrà sempre e solo la verità.

  6. .mau.:

    @ff: ma non avevano fatto un parcheggio sotterraneo in piazza Vittorio? Era strapieno? Lo chiudono di notte?
    (oh, magari quello che ho scritto è vero, non lo so mica)

  7. deeproland:

    in generale esiste in italia il concetto del bypass delle regole, anzichè del loro rispetto. abbiamo un sistema di potere senza alcun tipo di controllo da parte dei sistemi di informazione, siamo tutti del popolo delle libertà, perciò facciamo un po’ tutti come cazzo ci pare.

  8. mantopelo:

    anche stavolta mi viene da ridere di me stesso “e pensare che mi ritenevo di sinistra”; per me la soluzione è una sola, la spranga per spianare l’arroganza di queste bestie da bar. 200 animali che terrorizzano le forze pubbliche sono il prodromo della camorra, a casa mia non lo accetto.
    @Attila: sarò sbagliato per certi ambienti, sarà che ho un fratello ufficiale della Digos, sarà… ma come non condividere quello che dici!!!

  9. Alberto:

    Ehi, ma i commenti a questo post sembrano un Antologia della Letteratura Italiana. C’è tutto il meglio della capacità italica di dare sempre la colpa a qualcun altro. Chi dice che la colpa è delle amministrazioni pubbliche che sfruttano le multe per far cassa (perché se le multe le devolvessero in beneficenza, i multati si incazzerebbero di meno?), chi dice che la colpa è dei centri sociali perché a loro è consentito di violare la legge (e qui scatta il classico della Letteratura nostrana “Se lo fa lui lo posso fare anch’io”) ed infine il classicissimo “La colpa è della classe politica” con la classica amnesia al momento in cui ci chiedono: “Ma scusa… Ma chi la votata ‘sta classe politica?”. Manca ancora il classico: “Ma perché non se la prendono con gli spacciatori e con gli extracomunitari?” ma arriverà…
    Il punto è che la colpa, se parcheggi in divieto di sosta, è tua e solo tua e non ci sono alibi di sorta perché le regole le conosciamo tutti, e se ti fanno la multa l’unica cosa civile che puoi fare è pagarla e la volta dopo parcheggiare dove si può come molte persone, vi assicuro, riescono a fare senza essere dotati di superpoteri. Ha ragione vb, siamo come dei bambini viziati che fanno sempre il comodo loro e si mettono a piangere quando poi la Mamma gli tira un meritato ceffone.

  10. vb:

    .mau.: A quanto pare (non frequento), nel weekend il parcheggio è già pieno alle 21,30-22, figurarsi nell’ora di punta (da mezzanotte alle tre).

  11. Piero:

    Alberto, la colpa per aver condannato e ucciso Gesù, secondo te di chi è? Di Pilato, degli ebrei, dei romani, dei soldati o di Giuda? Sai rispondermi? Io resto dell’idea che la colpa per avere preso la multa è della classe politica che fa le leggi e ne sono più che convinto. Poi se la colpa la vuoi dare a Gesù per aver parcheggiato in divieto di sosta o te la vuoi assumere tu, fai come credi.

  12. .mau.:

    @piero: grazie per avere esternato il tuo punto di vista. In effetti, se non ci fossero cartelli di divieto di sosta, non si prenderebbero multe per divieto di sosta.
    (per quelli in seconda e terza fila sulle rotaie del tram, che tanto di notte non passa, immagino il problema sia che la classe politica non abbia fatto abbastanza strade, nel qual caso ci sarebbe stato da parcheggiare per tutti)

  13. Piero:

    Maurizio, esatto. Ho espresso il mio punto di vista da cristiano che poco si concilia con le leggi dello Stato. Gesù è stato condannato a morte per aver violato la Legge, in particolare la legge del sabato, come avviene ancora oggi in tanti Stati in cui vige l’integralismo religioso e la pena di morte. Gesù poteva parcheggiare un po’ più in là e fare un po’ più di strada a piedi per andare a guarire quella mano malata. Non l’ha voluta fare e quindi è solo colpa sua se ha preso la multa. Doveva parcheggiare negli appositi spazi, delimitati dalle strisce bianche. Magari quell’uomo moriva, ma Gesù non prendeva la multa.

  14. napule:

    Piero

    non puoi essere vero

    se vb scopre chi sei dall’ippì

    guarda che ti fa un culo così

  15. Piero:

    napule, nessuno è vero fino a quando non muore. Anche a Gesù hanno fatto un culo così, come a quel ragazzo di Verona che è morto. Ci sono tanti modi per uccidere. Ho molta stima per vb, non comprendo però a cosa serva l’ippì visto che vb ha la mia email obbligatoria per postare.
    Vuoi sapere chi sono? Ho messo l’indirizzo nell’url.
    Un saluto.

  16. D# AKA BlindWolf:

    @Alberto: purtroppo molte volte le multe si fanno proprio per far cassa. Non credo proprio però che sia questo il caso.
    La violenza non è mai giustificabile, ma a volte è comprensibile (ed in questo episodio non credo che sia comprensibile).
    Sia ben chiaro: a rigor di legge una qualunque oggettiva violazione del codice della strada è passibile di sanzioni, ma se dovessimo sanzionare ogni violazione saremmo al verde già al 5 del mese (chi rispetta i 50km/h nel tratto di via Cossa che costeggia la Pellerina?). Un altro conto è lasciare per delle ore un’auto in sosta vietata.

  17. simonecaldana:

    Io credo che il problema stia nella terminologia. A quei poveri ragazzi e’ stato insegnato che devono posteggiare tra le strisce, loro sono arrivati e hanno cercato, ma di cocaina per terra non ce n’era. Non li si puo’ biasimare se il sistema scolastico non e’ stato capace di educarli.

  18. Bruno:

    @Piero

    Ti sfugge secondo me il significato simbolico dell’episodio evangelico che citi. Come Gesù è stato messo tra i ladroni, anche la macchina va messa tra le strisce bianche, al suo posto naturale. Come Gesù non rimase morto che tre giorni, allo stesso modo la macchina non va mollata per sempre da qualche parte, ma bisogna ad un certo punto spostarla. Come Maria, seppure dubbiosa, dovette accettare l’annuncio della nascita del figliol suo, così bisogna accettare la multa che ti porge il vigile, con spirito di cristiana sopportazione e rassegnazione.

    Pace e bene

  19. Piero:

    Bruno, dici bene. Peccato che quando è il comandante dei Vigili di Roma a parcheggiare in divieto di sosta, la rassegnazione cristiana va un po’ a farsi benedire.
    http://www.romanotizie.it/spip.php?article6146

  20. napule:

    “nessuno è vero fino a quando non muore.”

    non l’ho mica capita nè

  21. Piero:

    napule, fattelo spiegare da Bruno, lui sa il significato simbolico contenuto in quella frase. A me sfugge.

  22. Bruno:

    Caro Piero

    non guardare la multa sul parabrezza degli altri, ma la ganascia sulle tue ruote.

  23. Piero:

    Bruno, io non guardo la multa sul parabrezza degli altri. Sei tu che guardi la ganascia sulle mie ruote.

  24. simonecaldana:

    L’unico che guarda le ragazze in mini sono io?

  25. napule:

    simonecaldana è il classico esempio di italiano che dice che la politica è una roba noiosa e massì dai ci pensiamo domani ora andiamo a fare le vasche in centro o in discoteca

  26. napule:

    piero quella frase l’hai scritta tu rispondendo a me, hai bisogno che qualcuno faccia l’esegesi?
    Capisco che ci sei abituato essendo cristiano, ma qui stiamo parlando di cose reali eh

  27. Piero:

    napule, la mia frase: “nessuno è vero fino a quando non muore” significa che per essere veri bisogna morire spiritualmente e rinascere nello spirito come persone nuove, dando spazio alla verità che sta dentro di noi, ma che non conosciamo fino a quando non moriamo e non risorgiamo nell’amore, purificati dal dolore della croce.

 
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