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sabato 28 Giugno 2008, 23:54

Mangiare a Parigi

Apparentemente, mangiare a Parigi è facilissimo: ovunque, ci sono solo ristoranti e brasserie.

Se per√≤ volete fare in fretta, perch√© siete in giro per visite e volete ridurre il costo e il tempo impiegato, diventa gi√† un po’ pi√Ļ difficile. Nei quartieri d’affari, ci sono spesso dei supermercati con l’angolo “pranzo pronto”: e non parlo solo di tramezzini, ma di preparazioni di ogni genere gi√† vendute con le posate dentro. Ho persino visto il bicchiere di vino monouso, un bicchierino di finto vetro con dentro una decina di centilitri di vino, chiusi da un tappo di alluminio tipo quello dello yogurt…

Dimenticatevi il fast food: a Parigi si usa pochissimo. Ci sono, √® vero, parecchi McDonald’s e parecchi Quick, la locale catena concorrente; ma non sembrano granch√© invitanti. Il pranzo veloce nazionale √® invece la baguette ripiena; qualsiasi bar ne ha una pila, e se vi limitate a quelle pi√Ļ semplici avete persino speranza di evitare le salsine e limitarvi al burro (per esempio burro e salame √® ottimo). Esistono varie catene di panineria e bar, alcune delle quali, come Pomme de Pain, adottano il modello del fast food: vassoi e menu centrati sul panino, volendo anche caldo (io ne ho mangiato uno con cipolle, pomodori, bacon e raclette ed era decisamente buono).

Anche qui ho trovato poi una roba tutta francese, ossia il fast food della pasta: catene come Mezzo di Pasta, Nooi e Viagio (ce n’√® un paio nelle vie attorno a Les Halles). In pratica, scegli una pasta, scegli un sugo, e per qualcosa come cinque o sei euro ti danno la bibita e un contenitore di carta, a tronco di piramide rovesciata, riempito della tua pasta fatta sul momento. I sughi sono adattati ai gusti francesi, quindi non hanno mai meno di cinque ingredienti mescolati con delle spezie, per√≤ il risultato √® notevole, e la pasta √® pi√Ļ che passabile, spesso buona.

Un’altra buona alternativa, che abbiamo usato ieri sera, √® il Flunch di Les Halles, un self service / mensa dove mangi con meno di dieci euro. Non solo il cibo era migliore del Flunch italiano provato all’Ipercoop, ma il Flunch francese ha “legumes a volont√®”: in pratica, dopo aver comprato un piatto, puoi rifornirti all’infinito di contorni, che comprendono non solo verdure varie, pur√© e patate fritte, ma anche riso in bianco e pasta al sugo. E l√¨, insomma, ci ho dato.

Esistono anche, a uso dei turisti, catene di livello un po’ pi√Ļ elevato, come Hippopotamus (hamburger di carne vera) e Leon de Bruxelles (moules et frites, anche se le recensioni dicono che il costo √® relativamente alto e il livello √® bassino). Se no, ci sono milioni di brasserie.

Siccome per√≤ oggi era l’ultima sera e volevo un vero ristorante, ho recuperato questo sito e ho provato a cercare un locale che sembrasse buono nella zona del Marais, che √® un po’ l’equivalente parigino del nostro quadrilatero. Siamo cos√¨ finiti al ristorante-vineria Le Rouge Gorge, sulla rue Saint-Paul; per gli standard parigini √® un posto alla mano ed informale, il che significa che √® elegantissimo ma del genere “finto sciupato”, con tavoli di legno da vecchia osteria per√≤ lucidi e tiratissimi, e un sacco di vecchi oggetti e bottiglie usate alle pareti, e un padrone gentile che si mette in jeans per fingere di essere tra amici.

Per 35 euro a testa – che per Parigi √® una cifra medio-bassa, equivalente per i livelli torinesi a un 20-25 euro – abbiamo preso ognuno un antipasto, una portata principale e mezzo dolce; era tutto decisamente buono, e anche la quantit√† era generosa, almeno per le abitudini di qui (in termini di porzioni italiane la si sarebbe giudicata appena sufficiente). Io ho mangiato uno sformatino di pat√© solido di sardine che era davvero ottimo, per niente burroso, e un carr√® di agnello al forno altrettanto buono; il dolce poi era un fondente al cioccolato con panna e salsa di lamponi, eccellente. In pi√Ļ, io ho aggiunto un’altra dozzina di euro per due bicchieri di vino, un bianco e un rosso; erano tutti e due eccezionali, insomma ne valeva la pena.

La sensazione quindi è che, potendo spendere, a Parigi ci sia spazio per esperienze culinarie di ottimo livello, almeno se si evitano i posti troppo turistici. Secondo me vale la pena di fare come noi, cioè sopravvivere con supermercati e fast food per i pasti normali, ma poi concedersi un buon ristorante almeno per una sera.

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5 commenti a “Mangiare a Parigi”

  1. DaniloP:

    La cosa della pasta non è francese, almeno non solo, noi abbiamo Pastaway.

  2. Francesco:

    Mi sa che giro con la gente sbagliata, e la tasca inguaribilmente ne risente. Nemmeno questa volta ho avuto il piacere di incontrarti di persona all’icann meeting, ma visti i presupposti mi sa che al Cairo mi accodo a te ;) Ciao /Francesco

  3. for those...:

    Non so a Torino ma a Milano da anni c’√® Pastarito.
    Cmq far√≤ tesoro dei tuoi consigli perch√©, sebbene adori Parigi, non sono MAI riuscito a mangiare decentemente una volta. Anzi, una s√¨. In una taverna Basca. Solo che abbiamo speso come una cena completa da Aimo e Nadia per mangiare quello che da noi sarebbero stati stuzzichini da aperitivo a 7‚ā¨.

  4. vb:

    Non so cosa sia “Aimo e Nadia” ma la frase “Luogo del cibo quanto del pensiero, in cui le opere d’arte qui presenti, che nel loro insieme costituiscono la “Composizione Asistemica in-Assenza N. 3″ di Paolo Ferrari, ne rappresentano un ulteriore livello” non lascia ben sperare, oltre a non stare in piedi in italiano.

    Comunque non parlavo di Pastarito, ma di fast food della pasta, ovvero un luogo dove entri, ti prendi la tua pasta in un apposito contenitore cartonaceo sul canonico vassoietto, e te la mangi o porti in giro esattamente come un hamburger o un secchiello di KFC.

  5. Ristoranti Parigi:

    A Parigi ormai si può mangiare di tutto, e per tutte le tasche, anche giapponese o africano.

 
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