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Archivio per il giorno 4 Agosto 2008


lunedì 4 Agosto 2008, 02:47

Bazooka

Premetto che subito prima di cominciare a prendere questo post ho assunto coca-cola e aspirina insieme: infatti ieri, avendo passeggiato per mezza giornata sul lungomare di Otaru con i capelli completamente bagnati, mi sono preso un bel mal di gola che stanotte non mi ha praticamente fatto dormire. Dopo aver scoperto che nella borsa da bagno avevo praticamente qualsiasi cosa ma nessun analgesico o antipiretico a parte il Moment in dosaggio placebo, raggiunto l’aeroporto di Shin-Chitose-Kuukou (questa l’ho imparata) più o meno in mezzo il delirio, ho comprato l’aspirina perché era l’unico medicinale in un intero scaffale che avesse un nome riconoscibile scritto in caratteri occidentali. Stamattina l’ho assunta nella lounge insieme al té verde; stasera, tornando in albergo a Tokyo, ho preso al distributore una Coca-Cola per la cena senza ricordarmi che volevo prendere l’aspirina. Poi però ho cercato in rete e ho trovato che Attivissimo garantisce che non c’è nessun problema, quindi se stanotte deliro di nuovo picchierò lui.

Comunque, Tokyo è tutta un’altra cosa rispetto a Sapporo: due civiltà diverse. Sapporo sembra la Svizzera: non c’è un solo brandello di carta in terra, nonostante in Giappone non esistano i cestini della spazzatura – a parte qualcosa per lattine e bottigliette davanti ai supermercati e ai distributori automatici, il resto va portato obbligatoriamente a casa – e pur con la grande abbondanza di imballaggi. Tokyo, invece, è sporchina: sempre poco per i nostri standard, ma si trovano abbastanza di frequente cumuli di sacchetti di immondizia e materiale da cibo abbandonato in giro, anche se quest’ultimo potrebbe derivare dai turisti pigri. In più, ho visto per la prima volta dei barboni: certo, rispetto ai nostri sono un’altra cosa, perché vivono in casette di cartone coperte con un telo blu (credo glielo dia il Comune) perché siano dignitose, sono spesso dotati di pentole e fornelletto, e quando vanno a dormire lasciano le scarpe fuori, sul marciapiede, proprio come in una casa vera.

Soprattutto, Tokyo ha messo i miei nervi a dura prova: sia a Shinjuku che a Shibuya volevo disperatamente procurarmi un bazooka, se non fosse che la Lonely Planet purtroppo non contiene alcuna indicazione sui negozi di armi (mi lamenterò con l’editore). E’ come vivere in un formicaio: ci sono persone ovunque, che sciamano continuamente, spingono o più spesso scorrono silenziosamente in modo totalmente inquietante, senza uno scopo apparente. Quando per caso c’è un passaggio obbligato, ad esempio dentro le stazioni, allora si forma una marmellata umana, che l’istinto dei giapponesi a mettersi in fila cerca invano di spalmare.

Se gli Stati Uniti sono il luogo dove l’ambiente è incredibilmente ingrandito, qui l’ambiente è incredibilmente condensato: le dimensioni certo sono notevoli, ma soprattutto il tasso di pigiamento è aumentato a dismisura. Se ci si mette in quest’ottica, si capisce come mai c’è un treno ogni minuto e mezzo, un McDonald’s ogni cento metri, un supermercato ogni cinquanta, un distributore automatico ogni venti: certo potrebbero anche mettere un distributore automatico ogni cento metri invece che ogni venti, ma data la densità di persone in giro si formerebbe subito una lunga coda.

E’ stato meglio quando sono riuscito ad andare in posti meno frequentati, come il parco del tempio Meiji, dove c’erano solo alcune centinaia di turisti, tra cui alcuni americani che sono arrivati alla fontanella dedicata al rito religioso shintoista di bagnarsi le mani all’ingresso, e hanno cominciato a bere e a versarsi l’acqua sulla testa tra gli sguardi inorriditi di tutti. Va bene che siamo stranieri, ma si può anche evitare di esibirsi; li aspetto a San Pietro a lavarsi nelle acquasantiere.

E poi, al parco di Yoyogi – oltre ad avere fatto un passo avanti nella raccolta del cibo, essendo riuscito a pronunciare alla signorina del chioschetto la fatidica frase “asahi biiru” per farle capire cosa volevo – ho raccolto un altro paio di filmati “oltre”, ma quelli li tengo per i prossimi giorni; adesso vado a dormire per cercare di riprendermi.

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