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Archivio per il giorno 9 Settembre 2008


martedì 9 Settembre 2008, 11:08

Confronti impietosi

Domenica e luned√¨ siamo andati in Sud Africa, al Parco Nazionale Kruger: uno dei pi√Ļ noti parchi africani, dove la savana e i suoi abitanti si conservano nel loro ambiente naturale.

Arrivare da Maputo in Sud Africa, in teoria, √® una passeggiata: la frontiera dista meno di cento chilometri di “autostrada” – cio√® di stradone a due corsie con qualche allargamento e una bella banchina su cui le carrette si spostano per farsi superare. L’hanno costruito i sudafricani e l’unica cosa che funziona √® il pedaggio: circa 60 centesimi di euro per il tratto urbano a quattro corsie da Maputo a Matola (5 km) e circa 3 euro per il tratto nel deserto. Il problema √® che tra i due tratti c’√® un po’ di tutto: √® l’unica autostrada che nel mezzo delle quattro corsie a scorrimento veloce presenta un dosso alto mezzo metro, seguito da un semaforo, al quale l’autostrada gira a destra. Se non te ne accorgi e vai dritto (ed √® facile, perch√© agli incroci le segnalazioni sulle direzioni sono normalmente un optional), finisci in Swaziland; e cos√¨ stavamo facendo noi. Dopo ampi giri, siamo finiti sulla “strada vecchia”, ossia una vecchia rurale portoghese del 1944 che da allora non √® mai stata riasfaltata; era la strada precedente all’autostrada, e ci ha preso un’ora e mezza per 40 km.

Bisogna poi metterci anche la terrificante dogana mozambicana, un carnaio di uomini, macchine, camion e animali in cui i non-locali vengono vessati in modi incomprensibili, a seconda di come gira, per far loro pagare il fatto che non esiste alcun paese al mondo, vicino o lontano, che accolga volentieri un mozambicano senza fargli penare i visti.

Però, la sensazione che ho provato passando dal Mozambico al Sud Africa è stata incredibile: credo di non aver mai provato nulla del genere.

Subito prima del confine, c’√® Ressano Garcia:

ressanogarcia-1.jpg
ressanogarcia-2.jpg

ossia una landa desolata, bruciata dal sole, inutilizzata per un qualsiasi scopo, occupata soltanto da casupole di cemento quando va benissimo, di mattoni di cemento pressato quando va bene, di paglia quando va male, di fango se piove; in cui migliaia di mozambicani neri (di mozambicani bianchi in sostanza non ne esistono) vivono, anzi muoiono di fame, nell’immondizia e nello sterco, senza acqua ed elettricit√†. (La foto, per piet√†, si riferisce alla parte pi√Ļ bella dell’abitato.)

Appena al di l√† del confine, invece, c’√® Komatipoort:

komatipoort-1.jpg
komatipoort-2.jpg

ossia chilometri e chilometri di terre meravigliose, verdissime, tutte ordinate e pulite, perfettamente coltivate grazie a pozzi, tubi e canali di irrigazione; e una cittadina che √® africana, ha ancora le palme e lo sterrato, ma √® anche assolutamente dignitosa, dove le case sono mediamente villette con giardino, e anche i neri pi√Ļ poveri magari vivono in casupole di cemento, ma che comunque hanno tutte dei muri, un tetto, la corrente elettrica, l’acqua, le fogne; e comunque, la terra non si sfalda in polvere e deserto, ma d√† da mangiare a tutti.

E quindi, a Komatipoort vi accoglie persino un centro commerciale, con un supermercato Spar, un benzinaio Caltex identico ai nostri, un bancomat che prende pure Banca Sella, un fast food Wimpy, dove entri e per terra √® pulito, non ci sono blatte ovunque, ai muri ci sono i manifesti degli hamburger invece che buchi e macchie ventennali, il personale (nero) sa leggere e parla tre lingue (inglese, afrikaans e lingua tribale locale), √® vestito bene e non muore di fame, e dove ordini e ti portano un doppio cheeseburger con bacon che √® fantastico, e non biscotti thailandesi di cartone pressato e gamberi (peraltro ottimi) a cena, pranzo e colazione perch√© √® l’unica cosa che non richieda sforzo di allevamento e costi poca fatica raccogliere.

E’ come se di colpo fossimo atterrati su Marte. Dopo dieci giorni di moderna n√®gria mozambicana, l’insegna verticale di un benzinaio incombe sulla strada come il monolito nero di Kubrick sulle scimmie: diecimila anni di differenza in termini di evoluzione.

Allora, fatevi delle domande, e datevi delle risposte: la terra √® la stessa, il clima √® lo stesso, persino la trib√Ļ e la lingua madre dei neri del posto √® la stessa. L’unica cosa che cambia √® che da centocinquant’anni Komatipoort √® gestita dai bianchi, mentre Ressano Garcia √® gestita dai neri (pur se con qualche contributo degli ineffabili colonizzatori portoghesi, che per√≤, cos√¨ lontano dalla costa, non mettevano mai piede).

Ma non pensate che a godersi la mecca sudafricana siano solo i bianchi: noi ne abbiamo visti in giro pochi, e tra gli avventori del Wimpy la met√† era nera, anzi nel dehors c’era una coppia di fidanzatini poco pi√Ļ che ventenni, lui nero e lei bianca, e si tenevano per mano. Anche nel resto del nostro giro abbiamo visto che, s√¨, magari il grande capo del ristorante era bianco, ma sotto di lui c’era personale nero che sfoggiava competenza, capacit√†, gentilezza, persino una buona organizzazione (da sempre il punto debole dei neri), e anche autorevolezza. Per dire, la guida del parco, che ci ha portato in giro facendoci lezioni di etologia, era nera; cos√¨ come era nero il poliziotto che ci ha fatto un grande e giustificato cazziatone perch√© violavamo le regole del parco; non certo solo sguatteri e zappatori.

Apparentemente, in Sud Africa √® riuscito un evento che nel resto del continente non √® accaduto: cambiare almeno un po’ la cultura dei neri. Perch√© non √® che in Mozambico siano pi√Ļ scemi del resto del mondo; semplicemente, non avendo mai fatto il passaggio per noi preistorico dalla pastorizia e dalla pesca verso l’agricoltura (e da l√¨ all’urbanesimo), non sono capaci a trasformare il deserto in campi; se provi a insegnarglielo, quasi sempre non gliene frega niente di impararlo; e se anche lo sapessero fare, comunque non avrebbero voglia di farlo, perch√© non sarebbe parte della loro cultura e del loro modo di vivere, tutto basato sul minimo risultato con il minimo sforzo e sulla pianificazione zero.

La controprova √® che in Zimbabwe, un tempo paese ricco come e pi√Ļ del Sud Africa, non appena hanno cacciato i bianchi l’irrigazione ha smesso di funzionare, la terra non √® pi√Ļ stata fertile, i raccolti sono morti; e ora tutto il Paese sta morendo di fame.

Il Sud Africa, per ora, √® l’unico paese dove regge la cooperazione tra bianchi e neri, pur tra grandi difficolt√† e violenze, fornendo una speranza di sviluppo all’intero continente. Purtroppo sono molti a pensare che, non appena Mandela morir√†, anche esso finir√† come lo Zimbabwe.

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