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giovedì 29 Gennaio 2009, 22:41

Il mercato degli ingegneri

Intendiamoci, sono molto contento che si sia trovato il modo per salvare il posto di lavoro a 180 dei trecento e passa ingegneri del Centro Ricerche Motorola, alcuni dei quali sono pure amici. Sono contento anche perché Reply è una azienda torinese a cui bisogna fare tanto di cappello per i successi che riscuote, in cui lavorano altri amici, e il cui amministratore delegato Tatiana Rizzante è stata pure mia collega di attività sociali durante il Politecnico.

Resto però perplesso per le modalità, se sono quelle pubblicate dai giornali: in pratica, per assumere 180 persone, Reply riceve dalla Regione Piemonte e dal governo un contributo a fondo perduto (= regalo) di 20 milioni di euro, più finanziamenti agevolati per altri 5 milioni e una commessa da 10 milioni dalla Regione.

Anche considerando solo il fondo perduto, vuol dire che Reply riceve oltre 110.000 euro per ciascun dipendente ex Motorola che assume: in pratica, per almeno un paio d’anni Reply avrà a disposizione 180 lavoratori pagati da noi contribuenti, ma il cui lavoro sarà venduto e monetizzato dai soci di Reply. Insomma, messa così, pare un caso da manuale di socializzazione delle perdite e privatizzazione degli utili; Chiamparino e Bresso l’hanno fatto prima con Motorola e lo fanno ora con Reply.

Per certi versi è una buona cosa: se con questa spintarella Reply riuscirà a stabilizzare queste persone, ad espandersi, magari a conquistare mercato lontano da Torino e quindi a drenare denaro dall’estero verso di noi, ne sarà valsa la pena.

Esiste però – si è verificato tante volte in Italia in casi simili – anche lo scenario opposto: l’azienda sovvenzionata sfrutta i lavoratori finché non li deve pagare, poi li scarica alla prima occasione; nel frattempo, grazie al grosso vantaggio competitivo derivante dall’abbattimento dei costi del personale, elimina dal mercato locale i concorrenti, senza creare nuova ricchezza in città, ma semplicemente appropriandosi di quella altrui. Quanti ingegneri delle altre aziende ICT di Torino perderanno il posto in silenzio perché le loro aziende non potranno più competere con Reply? Spero nessuno, ma il rischio c’è.

Per non parlare dei 160 che non saranno assunti da Reply, e di quelli che avevano contratti a progetto che sono evaporati da un giorno all’altro già mesi fa: su di loro è già sceso il silenzio, per non turbare la bella figura dei politici cittadini. Eppure, da una parte le casse pubbliche sosterranno altre spese per ricollocarli, dall’altra perché qualcuno dovrebbe assumerli a condizioni più sfavorevoli rispetto ai loro colleghi?

Alla fine va bene così: tra tante sovvenzioni pubbliche che vanno in giro per l’Italia, meglio comunque se qualcosa arriva anche a Torino; ed è difficile dire “lasciate che il mercato faccia il suo corso”, quando di mezzo ci sono persone che conosci personalmente e che da mesi non dormivano la notte. Però, razionalmente, ho come il sospetto che queste nostre manovre tipicamente italiane, che fanno sì che in Italia di economia di mercato non ce ne sia praticamente mai, nel complesso ci facciano molto più male che bene.

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19 commenti a “Il mercato degli ingegneri”

  1. Piero:

    Dal mio punto di vista si tratta di fare una scelta: al Nord si fanno scelte di un tipo, mentre al Sud si fanno scelte di tipo diverso. La sostanza non cambia: sono sempre soldi dei cittadini che ritornano ai cittadini mantenendo in piedi una “azienda” e dando “lavoro” a tot persone. Cambia la forma: al Nord in un modo, al Sud in un altro modo.

  2. replyer:

    beh una precisazione, reply è un’azienda che nasce a torino, ma di mercato lontano da torino ne ha già conquistato in abbondanza, in tutta italia ed in anche in europa (germania, uk).
    staremo a vedere, per la città mi pare buona cosa ed anche forse una garanzia il fatto che reply abbia le sue radici a torino e fino ad oggi non ha scaricato nessuno.
    sai non vedo una situazione a torino così brillante, insomma, senza questa soluzione sarebbe stato un dramma per i 330 ex motorola

  3. mfp:

    Creative destruction …

  4. mfp:

    replyer, ma perche’, viste le cifre a disposizione, non istituire un consorzio locale dove far confluire competenze che si autodeterminano organizzandosi, di volta in volta (ie: necessita’ contingente), in gruppi di lavoro (ie: integrazione di competenze strettamente necessarie a raggiungere il risultato), formati di volta in volta con un approccio basato sulle capacita’ (es: evitare amministratori di ingegneri, laureati in lettere e filosofia o economia nuda e cruda), a dimensione – della singola squadra – al piu’ artigianale?

    “Control does not scale, except at tremendous human costs” (Weinberger)

    Quell “tremendous human costs” e’ cio’ di cui parla vb nel suo post… creative destruction…

    “The problem with creative destruction is that… it is destruction” (Greenspan)

    sono i 160 non assunti/licenziati altrove… le notti passate insonni… l’iperburocratizzazione che aumenta i tempi operativi… la competizione di mercato drogata da soldi pubblici… etc.

    Cioe’ muovendo i soldi in quel modo non si fa altro che perpetrare sprechi e costi umani a favore dei soli amministratori pubblici (comune, provincia, regione, stato centrale) e privati (soci Reply). Anche gli assunti – ammesso e non concesso che il progetto vada bene – stanno tranquilli per 3 anni; poi ricominciano la precarieta’.

    Bada bene, quando dico “mercato drogato” non sto dicendo che non devono esserci finanziamenti pubblici, ma che i modelli di redistribuzione devono essere trasparenti e accessibili da chiunque… procurement strategico… e i modelli di organizzazione del lavoro efficienti (ie: organizzazione in piccoli gruppi di lavoro che scalano per ricorsione, per eliminare le diseconomie di scala altrimenti presenti nell’informazione a dimensione industriale). In questo caso poi sono ingegneri… staremmo tranquilli… pignoli e meccanici come sono…

    Poi li’ a Torino avete ARM! The Guru. Lo prendete come commissario straordinario, gli pagate il dovuto, e lo mettete a formare le basi per il consorzio e le prime squadre… il giochino una volta avviato da persona esperta, prosegue da solo… con 35 milioni avoja a ingegneria perpetua!

  5. .mau.:

    per un anno, non per due. Esistono tutti gli oneri accessori, non si guarda lo stipendio lordo. (Oppure gli ingegneri a Motorola guadagnavano 30000 euro l’anno, il che può anche darsi)

  6. vb:

    mfp: Peraltro una delle ragioni del successo di Reply è proprio la sua organizzazione a “microaziende”, in pratica (se la filosofia non è cambiata rispetto a inizio decennio, quando li avevo avuti come fornitori) è una congregazione di piccole imprese possedute tutte più o meno dagli stessi soci. In questo modo incrementano la flessibilità, l’autonomia e l’incentivazione dei singoli gruppi aziendali (alcuni sostenevano anche che in questo modo mantenessero le singole aziende sotto i 15 dipendenti, ma credo che ora, vista la crescita, le varie aziende del gruppo siano ampiamente sopra).

    .mau.: Da quel che mi risulta, 55.000 euro annui medi di costo aziendale, anche mettendoci dentro tutti gli extra, portano tranquillamente ad almeno 1800 euro netti al mese a persona… dubito molto che lo stipendio medio del centro Motorola (che non era Tilab, le persone erano mediamente giovani e i principi retributivi erano “americani”) fosse superiore a quello, anzi secondo me era di meno.

  7. LucianoMollea:

    VB, come piccolo imprenditore torinese dell’ICT, un po’ mi fa piacere se una azienda Torinese nel campo cresce, ma non è che posso avere acceso anche io a questo “aiuto agevolato”?
    Due anni di due-tre buon ingegneri pagati dalla regione a me sarebbero serviti eccome. Ho idee di prodotti da realizzare che coprirebbero tranquillamente queste persone, me le prenderei e le formerei tranquillamente. Non è detto che faccia il botto ma visto il mio 2008 e l’attuale previsione 2009 io sono ottimista.
    Last but not least non avrei passato due settimane a fare l’una tutte le sere (sabato e domenica inclusi) per presentare una richiesta per il bando ICT della Regione…

  8. dela:

    Anche io ho fatto i tuoi stessi calcoli, e mi sono chiesto se dal punto di vista delle cassa pubbliche non sarebbe convenuto assumerli tutti direttamente da parte della regione (ho in mente un ente che conoscono tutti qui a Torino)

  9. emilio:

    mfp: quello della creative destruction che hai citato è però chiaramente un concetto che funziona solo quando spontaneo. Le nuove imprese eliminano quelle vecchie ma in virtù di una maggiore produttività derivante dallo sviluppo di innovazioni a livello di processo o di prodotto. Io dubito che l’intervento pubblico possa, in questo caso, funzionare meglio del mercato. Non conosco reply e mi auguro di sbagliare ma se come ha sottolineato vb dovesse godere di un vantaggio competitivo derivante dal minor costo pagato per lavoratori altamente qualificati, una volta esaurito tale vantaggio potrebbe aver eliminato concorrenti anche più promettenti dal punto di vista innovativo. Esattamente l’opposto di come dovrebbe funzionare il meccanismo della creative destruction. Ritengo che il problema principale nell’affrontare questo tipo di questioni attraverso l’intervento pubblico derivi dal gap temporale che intercorre tra quelli che sono gli obiettivi della politica e quello che è il beneficio per la collettività. La politica è portata per necessità a guardare al breve, talvolta brevissimo, periodo, mentre per massimizzare il benessere sociale è necessario a mio parere guardare al lungo periodo ed ammettere la possibilità di attraversare momenti di difficoltà nel breve(proprio come avviene con la creative destruction). Nelle difficoltà spesso però i partiti di governo perdono le elezioni e sono quindi portati a trovare soluzioni che per quanto efficaci nel breve sono in realtà controproducenti nel lungo periodo. Spero che questo non sia il caso ma purtroppo negli ultimi mesi gli esempi di questo tipo non sono mancati nè nel nostro paese nè a livello globale.

  10. MarioRossi:

    @dela: non ti preoccupare, nell’ente a cui stai pensando probabilmente entreranno gli altri 160…

  11. mfp:

    vb: sono chiaramente dei Creative Destroyers. Cioe’ persone capaci ma che non accettano di autoregolarsi in termini economici. Creando quindi esternalita’ deleterie che poi paga l’ignaro contadino-allevatore-operaio, in primis; ma anche l’imprenditore che non vuole (perche’ onora il principio di responsabilita’) o non puo’ permettersi di fare altrettanto (perche’ non e’ in confidenza con amministratori pubblici che gli spalmano la sua merda sugli ignavi)… vedi Luciano Mollea che ha appena testimoniato di aver passato nottate a compilare il solito bando ipertrofico proprio mentre Reply otteneva soldi pubblici “automagically”… e cosi’ ogni altro lavoratore subordinato. E i figli; perche’ ovvio che se il padre fa l’una per portare la stozza a casa, loro non lo vedono neanche da dietro un vetro. Comunque – senza fare la becera “Torino Ladrona” come i leghisti – lissu’ ce l’avete ‘sto vizietto eh… a cominciare dai Savoia con i Borboni… per finire a quelli di Wi-Next che hanno incollato 4 pezzi di free software per fare meshing, quando a suo tempo cercavo di mettere insieme chi ci stava lavorando per chiedere una normativa compatibile mi hanno dato picche, e oggi si lamentano che The Government non li mette in condizione di lavorare… almeno avessero reimmesso in circolazione le migliorie al software libero che hanno usato … mica per niente, ce n’era anche di mio …

    Luciano, io pero’ vorrei farti da pinocchietto. Perche’ non e’ che le cose saltano fuori da sole. Tu saresti disposto a muoverti in un mercato collaborativo piuttosto che competitivo? Saresti cioe’ disposto a partecipare come singolo lavoratore ad un’organizzazione consortile/cooperativa integrata? Cioe’, ammesso e non concesso, che esistesse un modo per garantirti che anche gli altri del consorzio sono collaborativi 100% (ie: non inculano altri del consorzio)… accetteresti di essere soltanto imprenditore di te stesso e non di altri? (attento che se dici di si, ti prendo in parola e torno a battere cassa)

  12. BiGi:

    @dela: per la carità…come Mario Rossi ben sa, nel famoso Ente di cui stiamo parlando, di gente non strettamente necessaria (con tutto il rispetto per le persone di Motorola…non credo sinceramente che ci sia oggettivo bisogno di aumentare l’organico) ce n’è già ben troppa…
    E’ anche vero che nella stragrande maggioranza dei casi non si tratta di personale operativo, ma di un livello organigrafico leggermente superiore – per non parlare dei pensionati che rientrano dalla finestra come consulenti.

  13. LucianoMollea:

    @mfp: il tuo discorso sul collaborativo/competitivo francamente non l’ho capito. Non vedo cosa c’entri con il mio commento. Non vedo cosa c’entri con il tema del post. Riguardo all’essere “imprenditore di sè stessi”, personalmente mi sono mosso così anche quand’ero dipendente…

  14. mfp:

    emilio, avevo scritto un altro msg ma… trappola del ragno del browser… comunque, in breve: tu hai preso l’accezione positiva della creative destruction. Io parlavo dell’altra faccia della medaglia; e infatti sono d’accordissimo con te.

    Ad esempio Luciano Mollea a questo giro non vede soldi perche’ se li e’ ciucciati tutti Reply usando una corsia preferenziale. Magari lui ha un’idea piu’ innovativa… ma non lo sapremo fino alla prossima disponibilita’ di fondi.

    E il concetto di creative destruction va esteso. Ad esempio in modo transgenerazionale: siamo curiosi->creativi->innovativi fino a 30-35 anni (cfr. mio account youtube; ci trovi E.Boncinelli, U.Galimberti e CurrentTV che ti danno questa prospettiva in modo interdisciplinare). Quindi metti che Luciano adesso ha 35 anni… e non becca soldi per 3 anni… tra 3 anni prende soldi, fa l’indagine di mercato, e scopre che l’idea che aveva e’ stata sviluppata da un pinco pallino di Milano… lui – dal punto di vista innovativita’ – e’ semplicemente bruciato. Oppure, per non esserlo, deve prendere un neolaureato con le sue belle speranze e le sue buone idee (e non ce ne sono molti), promettergli di tutto di piu’, e sfruttarlo… creative destruction. Ti torna?

  15. mfp:

    Luciano, la creative destruction e’ implicita nel libero mercato basato sulla competizione. Cfr. Greenspan about creative destruction, o qualcosa del genere, su Youtube. E’ una seduta al senato americano se non ricordo male…
    C’e’ poi un’intervista informale al Prof. Meo in cui spiega che su base esperenziale si e’ notato come la diseconomia di scala tipica dei prodotti immateriali non si verifica soltanto in organizzazioni economicamente di dimensione artigianale…

    Sono due concetti complementari che si ritrovano sia in economia aziendale, sia in macroeconomia. Chiedo venia se non li espongo in modo formale, ma io ho solo un 18 ad Economia per l’Ingegneria… sono certo che puoi trovare di meglio se vuoi approfondire… molto meglio… di quanto possa fare io.

    In linea di massima e’ questo: tu lavorando da solo produci il 100%; pero’ vuoi di piu’… allora prendi una persona a lavorare con te… pero’ ognuno di voi due produrra’ solo il 90% perche’ il 10% e’ speso per coordinarsi. E quell’overhead amministrativo cresce costantemente al crescere del numero delle persone con cui lavori. Piu’ siete a dipendere economicamente dallo stesso lavoro, piu’ sale la complessita’ organizzativa… dopo un po’ sei costretto a certificarti ISO… e li’ apriti cielo… spendi piu’ tempo a compilare rapportini che a produrre. O se sei un amministratore pubblico spendi piu’ tempo a misurare la dimensione dei pisellini da surgelatore, che ad ascoltare cosa hanno da dirti i tuoi capi elettori…

    In sostanza per evitare questo devi essere collaborativo; ma come fai ad assicurarti che lo siano anche gli altri? L’uomo mente, dice Dr. House…

  16. emilio:

    Sul concetto di creative destruction.
    Scusate la puntualizzazione ma mi sembra doverosa. L’elaborazione del concetto di distruzione creatrice si deve a Joseph Schumpeter in Capitalismo, Socialismo e Democrazia (1942, ben prima della nascita du youtube). Con tale definizione si intende esclusivamente descrivere il processo che determina la scomparsa delle imprese e delle industrie più vecchie sotto i colpi delle innovazioni che portano alla nascita di nuove imprese più efficienti. Il video a cui mfp si riferisce è un brevissimo commento di Greenspan in cui egli pur riconoscendo i benefici del processo di creative destruction per la maggioranza della popolazione invita a riflettere su coloro che sono penalizzati dal processo stesso, in particolar modo a causa della perdita del posto di lavoro nelle imprese che falliscono. Ora a mio avviso i due argomenti sono nettamente separati. La creative destruction è un fatto positivo che comporta lo spostamento delle risorse ad imprese più innovative. GLi interventi pubblici, ripeto non conosco bene reply quindi mi astengo dal giudizio nel caso specifico( comunque non mi sembra questo il caso), possono bloccare il processo di creative destruction se vanno in soccorso di imprese che sono messe in difficoltà dalla concorrenza perchè poco innovative e poco capaci di adattarsi al cambiamento. In quel caso per quanto sia doloroso io ritengo che continuare ad investire risorse,soprattutto se pubbliche, in imprese che si sono dimostrate incapaci di innovare e sopravvivere alla competizione significhi in qualche modo mettere degli ostacoli al processo di distruzione creatrice ed all’affermazione di imprese innovative attraverso i meccanismi di mercato.
    Altro argomento è quello dell’assistenza pubblica. Mi sembra doveroso che uno stato si occupi delle persone che perdono il posto di lavoro, ma credo che le modalità vadano studiate in maniera tale da non alterare in modo eccessivo il gioco della concorrenza.

  17. mfp:

    emilio, qui, tra noi due, quello che sta prendendo la formulazione che piu’ gli fa comodo ai fini retorici… o la sola che conosce… sei tu:

    “The notion of Creative Destruction is found in the writings of Mikhail Bakunin,[1] Friedrich Nietzsche and in Werner Sombart’s Krieg und Kapitalismus (War and Capitalism) (1913, p. 207), where he wrote: “again out of destruction a new spirit of creativity arises”.” ( http://en.wikipedia.org/wiki/Creative_destruction )

    Studia (possibilmente in un’ottica piu’ interdisciplinare possibile; studiarla solo in ambito economico non va bene… ricorda Kant… categorizzare impedisce la comprensione del noumeno) e poi ne riparliamo.

  18. emilio:

    mfp probabilmente avrò frainteso le tue parole ma mi sembrava proprio che stessimo parlando della creative destruction in termini economici e non filosofici. Comunque farò come da te suggerito proverò a ricordarmi Kant e cercherò di non categorizzare per non impedire la comprensione del noumeno, sembra infatti un atto di inaudita gravità. Comunque sono ben conscio del fatto che you Kant always get what you want..

  19. mfp:

    emilio, non te la prendere … e non confondere la filosofia con la politica. La prima serve – tra le altre cose – a capire come usare la potenza tecnica senza farsi male, la seconda non serve piu’.

    La popolarizzazione del concetto di creative destruction ad opera di Schumpeter e’ del diciannovesimo secolo, quando cioe’ non era ancora chiaro che le risorse naturali fossero limitate/scarse, le discariche finite, i preti dentro al confessionale ancora riuscivano a convincere molti che la terra e’ piatta, c’erano ancora i pesci nel mare, gli USA schiavizzavano gli africani per farsi coltivare cotone, tabacco e canapa, e in Somalia non c’erano le scorie radioattive del resto del mondo. Ne son cambiate di cose …

    Se combini il processo positivo di creative destruction con i limiti oggi noti… ovvero estendi oltre l’ottica nimby-banana (il proprio giardino)… noti che li’ dove non e’ possibile esternalizzare i costi c’e’ tutta una serie di costi umani. Chiamalo stress se vuoi. Il nome non e’ importante… l’importante e’ comprenderne il senso. Quando un’azienda crolla a causa dell’innovazione tecnica, c’e’ un costo umano. Se sei vicino al centro dell’impero di quel momento… Atene… Roma… Parigi… Varsavia… Londra… Berlino… New York… quel costo e’ ammortizzato. Se sei in periferia, son cazzi tuoi. Pure se non sei tu ad essere licenziato. Non credo cioe’ che a VB interessi poi molto dei Reply o dei 330 di Motorola, se non fosse che se Chiamparino fa stronzate ci rimette pure lui… e – dividendo per il quadrato della distanza Torino-Montecompatri – pure io…

 
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