Sky
Vittorio vb Bertola
Affacciato sul Web dal 1995

Dom 15 - 14:27
Ciao, essere umano non identificato!
Italiano English Piemonteis
home
home
home
chi sono
chi sono
guida al sito
guida al sito
novità nel sito
novità nel sito
licenza
licenza
contattami
contattami
blog
near a tree [it]
near a tree [it]
vecchi blog
vecchi blog
personale
documenti
documenti
foto
foto
video
video
musica
musica
attività
net governance
net governance
cons. comunale
cons. comunale
software
software
aiuto
howto
howto
guida a internet
guida a internet
usenet e faq
usenet e faq
il resto
il piemontese
il piemontese
conan
conan
mononoke hime
mononoke hime
software antico
software antico
lavoro
consulenze
consulenze
conferenze
conferenze
job placement
job placement
business angel
business angel
siti e software
siti e software
admin
login
login
your vb
your vb
registrazione
registrazione

Archivio per il giorno 2 Marzo 2009


lunedì 2 Marzo 2009, 04:19

Un grande Paese

Probabilmente, voi del Messico avete in testa l’immagine vista nei film: deserto e calore, sombreri pigri a fare la siesta, oppure citt√† degradate, traffico e inquinamento, violenza di ogni genere, destini in fuga dall’ordine americano verso l’anarchia misteriosa del mondo latino. Bene, il Messico √® esattamente cos√¨: ma √® anche completamente l’opposto.

Oggi, per esempio, sono uscito da una riunione verso le undici, e la giornata era meravigliosa: c’erano una ventina di gradi, un sole che spaccava le pietre e un vento intenso e rinfrescante. Sembrava di essere al mare a giugno, e invece siamo in inverno e a quasi duemila metri di altitudine. Quando siamo arrivati, l’organizzazione americana ci ha dato un vademecum terrificante: non uscite mai da soli dall’albergo, non prendete la metro perch√© vi scippano, non prendete un taxi per strada perch√© vi rapiscono, non portate mai dietro soldi o documenti, e quando (quando, non se) vi rapineranno consegnate subito tutto quello che avete.

E invece, io sono uscito da solo e ho trovato questo: un grande viale alberato, circondato da grattacieli ed edifici nuovissimi di vetro e cemento. Il viale, come tutte le strade principali, era stato pedonalizzato per l’intera domenica – lo fanno ogni domenica – ed era invaso da centinaia e centinaia di persone in bici, a piedi, sui monopattini, di corsa. Ogni qualche centinaio di metri c’era un punto dove il comune offre gratuitamente acqua e assistenza alle biciclette; in alcuni punti ti davano anche gratis la bici in prestito.

A met√† del vialone c’era un concerto: dal palco un gruppo locale suonava rock, hip hop e crossover di stile americano, altro che mariachi, davanti a centinaia di persone. Al centro della piazza c’era un bel monumento, mentre pi√Ļ in l√† c’erano aiuole e fontane. Su un angolo, c’era una campagna per la riforestazione degli spazi attorno alla citt√†, che spiegava come l’intero evento fosse a emissioni zero.

Ho camminato per un’ora e per un’ora ho trovato solo grattacieli, negozi moderni e alberghi in stile internazionale, tutto piuttosto nuovo; e migliaia di persone sulla strada pedonalizzata. Alla fine, ho trovato il parco: un grande parco urbano pieno di persone in gita, di bancarelle che vendono di tutto (sono stato tentato dalle maschere di lucha libre), di spazi attrezzati per il barbecue o per mangiare da uno dei vari chioschi che vendono tacos e carne alla griglia. Poi c’era un lago, dove una lunga e ordinata fila di persone aspettava di poter noleggiare una barchetta per fare un giro.

Oltre il lago e oltre il viale c’era il Museo Nazionale di Antropologia, un edificio enorme e meraviglioso, pieno di reperti dalle svariate culture che popolavano il Messico prima della Conquista; molti erano davvero belli, con le imponenti ricostruzioni di interi templi, e alcuni erano veramente eccezionali, come il gigantesco disco solare (o calendario azteco) o la statua olmeca di un giaguaro. E’ la prima volta, a parte l’Estremo Oriente, che mi trovo davanti ai resti di una cultura non europea ma pure chiaramente sviluppata almeno altrettanto della nostra: si pu√≤ davvero toccare con mano che per complessit√†, per risultati artistici, per scienza i popoli e gli stati dell’era pre-colombiana non avevano nulla da invidiare ai nostri, a parte, purtroppo per loro, la polvere da sparo. Insomma, il Messico non ha nulla a che vedere con il Brasile, con l’Africa, con gli stessi Stati Uniti, con altre parti del mondo non europeo dove prima della colonizzazione lo sviluppo dell’umanit√† locale era ancora molto arretrato; dopo aver visto il museo, mi viene da accomunarlo soltanto all’India e alla Cina.

E’ una sensazione straniante: anche perch√© alle cineserie siamo abituati, ma quasi nessun magnate o ricercatore nostrano si √® mai preoccupato di promuovere in Europa queste culture. Ci si trova insomma davanti a un’estetica raffinata ma radicalmente diversa: una forma di cultura aliena e a noi ignota, che esiste soltanto qui.

E’ evidente quindi come la cultura sia in qualche modo rimasta; il museo era pieno di ragazzi che ricopiavano le didascalie per portarsi a casa qualcosa della propria storia… e l’altro giorno in centro ho visto lunghe code non all’ingresso di un negozio di scarpe, ma davanti a una fiera del libro.

Dopo tre ore al museo sono tornato indietro, e per spregio agli americani che avevano compilato le istruzioni ho preso la metro: efficiente, ampia, discretamente pulita e facile da usare, anche perch√© √® stata pensata per gli analfabeti, cos√¨ ogni linea ha un proprio colore e ogni fermata ha un proprio logo; e allo sportello dei biglietti – umano, ma basta avvicinarsi e dire “uno”, il prezzo √® di circa 10 centesimi di euro a corsa – c’√® la tabella che dice quanto costa un numero di biglietti qualsiasi da 1 a 50. Costano sempre due pesos l’uno, per cui la tabella √® “1 = 2$, 2 = 4$, 3 = 6$… 49 = 98$, 50 = 100$”: insomma si pu√≤ viaggiare in gruppo anche senza sapere fare le moltiplicazioni.

In tutto questo giro, mai una volta mi sono sentito in pericolo; attorno a me c’era gente, tanta gente, molti con macchine fotografiche e Ipod, tutti tranquilli ed allegri a godersi la domenica di sole senza traffico. Tutto ben diverso da come ce l’avevano dipinto.

Insomma, a prima vista è un paese strano, pieno di tinte forti e di contraddizioni, sospeso a metà tra Simon Bolivar e Jennifer Lopez. Ma è senza dubbio un grande paese.

divider
 
Creative Commons License
Questo sito è (C) 1995-2019 di Vittorio Bertola - Informativa privacy e cookie
Alcuni diritti riservati secondo la licenza Creative Commons Attribuzione - Non Commerciale - Condividi allo stesso modo
Attribution Noncommercial Sharealike