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giovedì 30 Luglio 2009, 13:08

La gaia Stampa

Già vi ho parlato di come La Stampa stia facendo una campagna tremenda contro la vita notturna in città: a forza di articoli scandalistici è riuscita a far passare la privatizzazione notturna di piazza Vittorio, dove da qualche tempo l’intera piazza e tutto il quartiere circostante, per tutte le notti del weekend, è adibita a parcheggio gratuito e riservato per il sindaco (che lì abita) e i suoi vicini di casa. Gli indiscutibili eccessi e la pronta cafonaggine di molti ventenni sono stati sfruttati per creare un ulteriore privilegio per chi già, abitando in quella parte della città, non ha di certo problemi ad affittarsi un garage; il tutto grazie a vigili e telecamere pagati con i soldi di chi, abitando in periferia, magari ha gli stessi problemi di rumore o affollamento notturno, ma evidentemente non è un pupillo dell’amministrazione.

A scanso di equivoci, la campagna continua: per esempio, questa era l’apertura della pagina di cronaca cittadina ieri pomeriggio sul Web:

screenshot-lastampa-movidakiller.png

Da notare come molti degli investimenti da guida ubriaca non siano certo causati da ragazzini in uscita dal disco-pub, ma da quarantenni alcolizzati con la vita distrutta o da immigrati senza nemmeno la patente; eppure il titolo sugli investitori ubriachi viene subdolamente associato alla foto di un locale notturno, in modo da scolpire tale associazione nella mente. E subito sotto, naturalmente, un altro articolo contro i locali notturni di piazza Vittorio…

Ieri, però, mi sono veramente scandalizzato per un’altra cosa: in questo furore anti vita notturna il giornale ha pubblicato su Specchio dei Tempi una lettera (la seconda in pochi giorni), a firma della signora Clara Manfredi, che si lamentava del locale notturno installato nel Parco Michelotti; e passi (ribadisco che anche a me piace dormire, e che sia le violazioni degli orari di chiusura che l’abbandono di sporcizia in giro vanno combattuti a suon di multe). Ma il passaggio centrale della lettera è il seguente:

“Qua e là, in una atmosfera e un rumore assordante da discoteca, (in un parco!!!!!) coppie di travestiti o omosessuali festeggiava spensierata e incurante di famiglie con bambini e anziani che nell’area limitrofa hanno da anni la loro pista da ballo.”

In altre parole, il problema della signora Clara è che ci sono “coppie di travestiti o omosessuali” all’aperto, in un parco, vicino ai bambini e agli anziani.

Io trovo sinceramente vergognoso che un giornale di un paese che pretende di essere civile pubblichi una cosa del genere – una lettera apertamente razzista, che invoca la chiusura degli omosessuali in “locali più adatti” a mo’ di galera, come dei reietti – con la massima tranquillità, senza almeno dissociarsene in qualche modo. L’ho subito scritto nei commenti, e per fortuna sono poi arrivate tante persone ad associarsi. Eppure, c’è stato anche uno che mi ha invitato a “tornare in Africa” (non ho ben capito, ha scritto solo quello) e un altro che ha tirato fuori un argomento vecchissimo: non dovrebbe essere permesso a tutti di esprimere sul giornale le proprie idee, anche quelle apertamente razziste?

Chiunque si occupi un minimo di diritti umani, di leggi e convenzioni internazionali, sa che la risposta è no: nei paesi occidentali non esiste la libertà di professare idee razziste e anzi gli Stati si impegnano a vietarne la circolazione. Persino negli Stati Uniti, il paese tradizionalmente più liberale in questo senso, esprimere in pubblico idee discriminatorie può costare il posto di lavoro e la credibilità personale. Naturalmente varia da Paese a Paese la sensibilità, per cui negli Stati Uniti è soprattutto il razzismo verso i neri ad essere represso, mentre da noi c’è più attenzione a fermare la circolazione del nazismo e del razzismo verso gli immigrati. Ma nessun giornale di nessun paese civile avrebbe mai pubblicato con tanta nonchalance una lettera del genere.

Noi, purtroppo, ci stiamo sempre più distinguendo: abbiamo politici che invocano apertamente il divieto di professare la religione islamica o che intonano cori contro i napoletani. Non stupisce quindi che La Stampa del nuovo direttore Calabresi abbracci il perbenismo ipocrita e baciapile di ispirazione vaticana; del resto si sa che La Stampa è in odore di cessione dagli Elkann a Caltagirone, dunque a Casini, il prototipo dei vizi privati e pubbliche virtù. E’ però terribile notare come il nostro sia sempre più un Paese alla deriva, destinato a chiudersi, a ritornare agli anni ’50, alla caccia agli omosessuali e agli immigrati, alla repressione (in pubblico, poi i ricchi continueranno a farlo in privato) dell’aborto, dell’eutanasia e della fecondazione artificiale: un Iran cattolico, sempre più marginale e sempre più arretrato rispetto al resto del mondo. Naturalmente l’isolamento culturale porta anche la povertà materiale: poveri, razzisti e bacchettoni. Che bella prospettiva.

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9 commenti a “La gaia Stampa”

  1. vittorio pasteris:

    perdonali perche non sanno quello che fanno !

  2. mfp:

    Scusa Pasteris, tu non lavori per La Stampa? Perche’ parli in terza persona? A te non interessa chi ti paga lo stipendio? O il tuo stipendio e’ piu’ importante de Gli Altri (io, Bertola, etc)? Spiegami. Sono curioso. Chi bisogna perdonare? Ieri sera un cecchino dell’esercito italiano incontrato in un pub cercava comprensione e perdono per aver premuto il grilletto in Libano… diceva che aveva fatto solo il suo lavoro… son passati 30 anni e ancora cerca comprensione e perdono. Gli avro’ detto almeno 3 o 4 volte che in guerra bisogna fare la guerra, faceva il suo lavoro… e continuava… sara’ stata una birretta di troppo a far emergere cosi’ prepotentemente la coscienza… mai provato a bere una birretta in piu’ pure tu?

  3. D# AKA BlindWolf:

    A me puzza di troll…

  4. Piero:

    ammi, ammi, disimlu nen, disimlu nen. A va propi nen bin, boia fauss! Poura stampucia!

  5. Alberto:

    A proposito della prima pagina de La Stampa tra l’altro, non so come la pensi tu, ma certo che in una giurisprudenza in cui uno che ammazza a bastonate un ragazzo o uno che si mette a sparacchiare in un autogrill vengono condannati per omicidio colposo, è curioso che un magistrato arcinoto chieda che invece chi investe qualcuno dopo essersi bevuto una birra media sia condannato per omicidio volontario.
    Per quanto riguarda i commenti aberranti vi consiglio la lettura dei commenti all’articolo su La Stampa sul razzismo in Cechia contro i Rom. Fa rabbrividire e non ci credo che siano tutti troll…
    http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=113&ID_articolo=601&ID_sezione=242&sezione=

  6. Fabrizio - ikol22:

    Vittorio Pasteris è stato trasferito e non direi si sia trattato di un avanzamento:

    http://www.pasteris.it/blog/2009/07/20/genova-dicevo-e-unidea-come-unaltra/

  7. mfp:

    Fabrizio, eureka… non sapevo. Condoglianze a Pasteris. Tuttavia e’ certamente in possesso di informazioni utili. Potrebbe scriverle, per esempio; altro che “perdonare”…

  8. vittorio pasteris:

    non si tratta di un troll. mi scuso per l’assenza dalla discussione che mi coinvolge. appunto … come scritto da Fabrizio sono stato trasferito forzosamente a Genova con una azione diciamo “antisindacale”.
    La mia era una battuta amara, altro che. Non posso che condividere le critiche di VB sulla campagna “moralizzatrice” quando in questa citta ci sarebbero ben altre cose da stimmatizzare.
    Il carissimo omonimo gestore di questo blog conosce le ragioni fini del mio mobbing. Per ora per razioni strettamente legali non ritengo opportuno declinarle in pubblico, ma quando possibile avrò modo di raccontare la mia storia
    Tra l’altro condivido appieno la necessitò di discutere ” a cielo aperto” La Stampa e in generale il ruolo dell’informazione a Torino e dintorni
    VP

  9. Nino:

    Ciao, ti scrivo dalla Cina, dove mi trovo da qualche mese. Vista da questa prospettiva, l’Italia mi sembra un Paese in preda a convulsioni pre-collasso, vorrei sbagliarmi.
    Nonostante quello che la stampa italiana dice, invece qua si respira (in generale) un’aria di fiducia e di apertura al futuro che da in Italia non ho mai visto.
    Credimi, mi preoccupa sapere di dovere tornare.

 
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