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martedì 16 Febbraio 2010, 19:11

Ancora sulla giustizia

Oggi, nei commenti di Specchio dei Tempi, si discettava amabilmente dei bestemmioni di Buffon; e a questo proposito mi sento di dire che chiunque sarebbe un po’ nervoso, avendo il dubbio che la propria moglie Alena detta Sederova ceda alle lusinghe di Amauri, gobbo ex attaccante brasiliano ora attaccante italiano che però, essendo ormai improbabile la sua convocazione in maglia azzurra per i mondiali, potrebbe avere appunto individuato nella Repubblica Ceca la propria prossima nazionale d’elezione.

In mezzo a questo tran tran, è arrivato un messaggio scandalizzato a proposito della sentenza di soli 18 mesi (dunque niente carcere) per il bullo appena maggiorenne che lo scorso autunno sul bus della linea 75 picchiò senza apparente motivo un anziano, che morì poche ore dopo. Sulla Stampa non c’è traccia della notizia (sulla Stampa peraltro non c’è mai traccia di moltissime cose) ma c’è su CronacaQui, giornale notoriamente destrorso.

In realtà, la sentenza è solo l’inevitabile conseguenza della perizia medica svolta sull’anziano, che già aveva suscitato scalpore all’epoca. Secondo la perizia, la morte non sarebbe stata una conseguenza dei pugni, ma di una emorragia sviluppatasi “spontaneamente” qualche ora dopo. Dunque il ragazzo, che soffriva di crisi di rabbia ma non era in generale un violento o uno sbandato, avrebbe semplicemente picchiato un po’ l’anziano, provocandogli lesioni lievi; la morte sarebbe stata un accidente scorrelato.

Tecnicamente, la sentenza è ineccepibile; eppure è prevedibile una ondata di indignazione generale. Pare infatti difficile sostenere che l’emorragia, il malore e la morte siano indipendenti dall’essere stati violentemente aggrediti solo qualche ora prima; il corpo umano non è una macchina e l’agitazione, la tensione, lo spavento possono senz’altro mettere sotto stress l’intero organismo. In un momento in cui non passa giorno senza che si legga di aggressioni agli anziani (e quando non se ne legge è solo perché non va di moda parlarne) c’è una forte richiesta sociale di repressione verso queste situazioni; poco importano i tecnicismi, la società vuole un colpevole e vuole che paghi duramente.

Infatti, la concezione della giustizia come mezzo di prevenzione o di rieducazione interessa ormai poco; nella testa della maggior parte degli italiani, la giustizia è soltanto uno strumento di punizione e anche di vendetta. E dato che in Italia, sia numericamente che economicamente, gli anziani sono molto più “pesanti” dei giovani, è facile prevedere una grande attenzione, anche se di facciata, a questa richiesta di vendetta.

Alla fine, comunque, sono contento di non dover essere il giudice; perché davvero questa è una vicenda multiforme, dove la verità dei fatti è indefinibile, dove il rapporto tra causa ed effetto è sfuggevole; dove l’imputato può facilmente essere descritto come un mostro bruto ed assassino protetto dal buonismo delle istituzioni, ma anche come un ragazzo qualsiasi, tanto sfortunato da incappare in un anziano che muore per lo spavento di uno spintone o magari, come dicono i medici, nemmeno per quello.

Ammetto che, d’istinto, faccio fatica a non considerare questa persona come direttamente colpevole della morte che ha procurato, e resto anch’io molto perplesso da quest’esito giudiziario. Tuttavia, l’unica conclusione che si può veramente trarre è sulla vanità della pretesa degli uomini di fare giustizia. In fondo, chi siamo noi per giudicare?

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3 commenti a “Ancora sulla giustizia”

  1. lilith:

    Grazie VB, pensavo di soffrire di Alzheimer….Anch’io oggi ho letto il commento di Stefano sull’aggressione e la risposta del moderatore SDT che negava di essere a conoscenza della notizia. Se torna sul blog della Stampa, sono magicamente SCOMPARSI ENTRAMBI. Ho scritto per segnalare l’accaduto, parlando di censura di convenienza, ma temo che non passerò il filtro di controllo e non sarò pubblicata. O anche lei soffre di allucinazioni come me, o la Busiarda è coerente col suo soprannome. Cordiali saluti.

  2. vb:

    Incredibile, ho visto spesso delle manovre dubbie nei commenti (per esempio quando ci sono questioni particolarmente calde spesso l’approvazione dei commenti si blocca fino al giorno dopo, quando arriveranno le lettere nuove e quei commenti non li leggerà più nessuno…) e so perfettamente che le lettere pubblicate sono scelte in base a criteri “propagandistici” (sapeste quante lettere contro la Tav sono state spedite… ne è mai stata pubblicata una?). Ma non avevo mai visto sparire a posteriori dei commenti già precedentemente approvati…

    Mi spiace solo non avere fatto uno screenshot di quei commenti! Ma magari ricompariranno magicamente domani mattina…

    A questo punto i dubbi aumentano: ma su La Stampa la notizia della condanna a 18 mesi dell’aggressore sarà pubblicata domani, o è finita in un buco nero?

  3. Gian:

    Gentili pensatori l’ART 27 della nostra bella costituzione ci dice : “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.
    Io mi ritrovo in questo principio perche’ sono convinto che una persona sia espressione del tessuto sociale che lo circonda .
    Poniamo un esempio stupido : personalita’ geniali come Sigmud Freud , Mozart e altri avrebbero potuto contribuire alla collettivita’ se fossero stati affigliati ad una famiglia mafiosa ?
    Penso proprio di no (con qualche eccezione chiaramente) ,magari sarebbero stati dei grandi mafiosi …ma non di certo quello che sono diventati nel reale .
    Ecco che a fronte di queste banalita’ non passa mese ,anno che mi imbatta in gente che vede ancora il carcere come forma punitiva retrograda (con torturina e pestaggio concessi ) .
    Mah …che il frutto non sia ancora maturo ?
    Tornando al tema centrale di questo post ,posso solo dire che il media di massa e’ proiettato sul suo cliente che ha caratteristiche ben delineate dalla ricerca .
    Posso riassumere un cervello come scatola (box) ; se viene applicato uno stimolo in ingresso egli ne restituisce un risultato in uscita (come un quadripolo in elettronica) .
    Se io applico la statistica e ne analizzo i risultati posso permettermi ,quando avro’ una serie considerevole di campioni ,di affinare sempre di piu’ le tecniche per prevedere il comportamento d’utenza .
    le metodiche cognitiviste (secondo me) reprimono la creativita’ del singolo rendendo sempre piu’ improbabile che vi sia un qualcuno che si possa inventare un qualcosa .
    6 righe che riassumono un lavoro enorme che parte dal ‘50 e che io ho sminuito per questioni di spazio (non sono certo il calendario maia o gli ufo in televisione) .
    Tornando alle “aziende” che fanno informazione e’ chiaro che devono fare audience e quindi proporre cose che interessano l’utente .
    Il fare audience e’ volto alle motivazioni pedagogiche (dottrina degli ascoltatori/lettori) e di ritorno economico ( sono due variabili legate) .
    Se levo un po di “endemol” e sostituisco con i decaloghi di Krzysztof Kieślowski ,addio odience e “buona notte ai suonatori” .
    Ci devono essere tanti “soldi” (che arrivano da piu’ versanti) che girano e quindi un “buon” direttore deve anche tutelarsi per continuare a percepirli e assicurarsi un avvenire “liscio come la seta” nella sua vita lavorativa .
    Strano che una notizia come quella citata da V.B. sia stata riportata da pochi …perche’ poteva essere pane per un utente modello .
    Forse c’e’ stata abbondanza di notizie ?
    Difficile dirsi senza dati oggettivi …
    Con sincerita’
    Gian

 
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