Sky
Vittorio vb Bertola
Affacciato sul Web dal 1995

Sab 12 - 10:23
Ciao, essere umano non identificato!
Italiano English Piemonteis
home
home
home
chi sono
chi sono
guida al sito
guida al sito
novità nel sito
novità nel sito
licenza
licenza
contattami
contattami
blog
near a tree [it]
near a tree [it]
vecchi blog
vecchi blog
personale
documenti
documenti
foto
foto
video
video
musica
musica
attività
net governance
net governance
cons. comunale
cons. comunale
software
software
aiuto
howto
howto
guida a internet
guida a internet
usenet e faq
usenet e faq
il resto
il piemontese
il piemontese
conan
conan
mononoke hime
mononoke hime
software antico
software antico
lavoro
consulenze
consulenze
conferenze
conferenze
job placement
job placement
business angel
business angel
siti e software
siti e software
admin
login
login
your vb
your vb
registrazione
registrazione
venerdì 13 Marzo 2009, 15:38

La bolla del libro

Lo scandalo del premio Grinzane è esemplificativo di molte delle peggiori caratteristiche di questo Paese; se ne potrebbe parlare a lungo e già tanti l’hanno fatto.

Abbiamo una persona, Giuliano Soria, che mette in piedi un premio letterario, e sicuramente con competenza, visto il prestigio che il premio si conquista negli anni. D’altra parte, questo prestigio cresce ed è alimentato da un baraccone mediatico e finanziario, basato sulle amicizie e sui fondi pubblici procurati dalle amicizie stesse, nonché dal fratello Angelo Soria, alto dirigente della Regione, attualmente capo della comunicazione della Bresso e quindi responsabile di molti fondi.

Il baraccone conveniva a tutti: gonfiandosi progressivamente, permetteva a quanto pare laute trasferte gaudenti e altre prebende per gli amici, compresi amministratori pubblici di ogni colore; nonché permetteva a Giuliano Soria di arricchirsi, comprandosi appartamenti di pregio e terreni per miliardi. Tutto questo apparentemente condito, ed è aspetto altrettanto disgustoso, da quello che lui stesso definisce “un brutto carattere”, cioè vessazioni ai dipendenti e ai collaboratori, insulti, minacce a sfondo sessuale, comportamenti da star e da padrone assoluto.

Ci sono alcune cose che colpiscono, in questo scandalo; e non sono certo quelle che evidenzia La Stampa.

La prima è che esso non è venuto fuori per qualche tardiva ma giusta indignazione di qualcuno dei tanti esponenti della Torino bene, politica e culturale, che sapevano perfettamente come andavano le cose, ma solo per la coraggiosa denuncia dell’ex maggiordomo extracomunitario vessato in ogni modo. Lo stesso Angelo Soria è ancora al suo posto; si è preso un mese di ferie, e la Bresso non pare avere la minima intenzione di cacciarlo.

La seconda è quindi che si è scelto di concentrare tutto sul comodo capro espiatorio, cioè sullo stesso Giuliano Soria. Fa comodo a tutti scaricare uno solo, e il personaggio peraltro si presta; certo fanno un po’ ridere le sue sceneggiate napoletane, dato che la sua fine è ben meritata, ma a quei banchetti, a quelle feste, a quei giri di consulenze partecipavano tutti; non uno che si assuma la responsabilità di aver permesso che tutto questo durasse 28 anni, nemmeno politicamente. Anzi, è partito il tentativo di far finta di niente, nominando Odifreddi, un altro intellettuale organico al PD cittadino: insomma cambiando la faccia perché cambiasse il meno possibile. Alla fine lo scandalo è stato troppo grosso, e nessuno ha più voluto averci a che fare; lo stesso Odifreddi è stato prontissimo, appena fiutato il vento, a far marcia indietro e rinunciare di corsa. E Torino è ancora piena di aziende paramunicipalizzate e parapubbliche di ogni tipo, talvolta costruite solo per dare stipendi generosi agli amici, di cui nessun giornale parla mai.

La terza però è la suggestione di questo baraccone che si gonfia all’infinito, sempre più ricco e sempre più protervo, fino ad esplodere di botto. E’ una bolla: è come una di quelle banche che tirano avanti finché riescono a coprire il fatto di essere piene soltanto d’aria e di coperture importanti, ma alla fine non ce la fanno più e, nonostante i disperati tentativi di salvarle, vanno a gambe all’aria. Penso che nei prossimi mesi scopriremo storie simili anche per certe banche vere (e già ci sono state in passato, vedi Banca 121).

Insomma, questa storia è davvero esemplare su come venga gestita la cosa pubblica oggi in Italia e a Torino: come la proprietà privata di un gruppo di amici, messa lì a loro disposizione per divertirsi come più gli aggrada.

[tags]torino, grinzane, scandalo, soria, bresso, malversazione[/tags]

divider
giovedì 12 Marzo 2009, 17:39

Tlatelolco

Ci sono tante altre cose che avrei voluto raccontarvi del Messico, e invece non ne ho avuto il tempo. Ma ce n’è una che voglio proprio descrivere, perché è stata davvero emozionante: la visita alla piazza delle Tre Culture, ossia Tlatelolco.

Immaginate di trovarvi nella periferia di una delle nostre grandi città, in un ambiente che potrebbe essere un po’ Mirafiori o un po’ le Vallette: un incrocio tra due grandi stradoni a tre corsie pieni di traffico, uno dei quali si inarca su un ponte e si dirige verso la tangenziale. L’ambiente è urbanizzato ma largo, con palazzi alti, grossi e distanziati. (In realtà siamo a venti minuti a piedi dalla piazza centrale, tanto è vero che io ci sono andato a piedi sfidando gli attraversamenti stradali – ma a Città del Messico le auto si fermano tranquillamente al rosso, non è certo peggio dell’Italia – e qualche isolato di casupole affastellate dove però il maggior pericolo che ho visto è stata una torma di bambinetti in divisa, appena usciti da qualche scuola, che a ogni negozio o bottega guardavano dietro e gridavano in coro “BUENAS TARDES!”.)

Immaginate insomma che negli anni ’50 e ’60 qui abbiano spianato tutto e costruito la città del futuro, nello stile parasocialista che si usava allora: immaginate una grande piazza di cemento, bordeggiata da enormi parallelepipedi di altrettanto cemento, che oggi sono cadenti e squallidissimi, ma che allora erano palazzi modello, dotati di tutte le più moderne comodità, costruiti allo scopo di garantire agli abitanti una vita spesa ad essere una vittima di cattivi imitatori di Le Corbusier.

DSC09561s.JPG

La piazza però – la terza cultura – è l’ultima cosa che vedrete; perché per arrivarci, entrando da un cancelletto in una vasta spianata di erba cosparsa di pietre a labirinto, dovrete attraversare ogni angolo delle rovine della spianata sacra di Tlatelolco, la città gemella di Technotitlan, là dove si svolse uno scontro decisivo per la colonizzazione del popolo azteco. Anche qui, come nel Templo Mayor, si trovano i resti dei vari templi aztechi; solo che qui non ci hanno mai costruito sopra (almeno fino a quando, sempre negli anni ’50, il Ministero degli Esteri decise di costruire qui sopra il proprio grattacielo, cancellando per sempre la parte meridionale della piazza).

I resti insomma sono impressionanti, in questo costruire e ampliare – i templi aztechi erano costruiti a strati, ogni vent’anni aggiungevano uno strato di gradinate e pietre sopra quello vecchio, anche perché la città era in mezzo a un lago e i templi continuavano a sprofondare ed abbassarsi – che lascia ora sequenze di gradinate di pietra nera una dietro l’altra, e poi altari, tempietti, basamenti, con poche ma splendide decorazioni.

Ma la cosa più impressionante è quella che sta dietro: quando gli spagnoli giunsero qui, “riconsacrarono” il luogo costruendo una chiesa cattolica con le pietre dei templi. Ciò, in realtà, si ritorse contro di loro, perché basta guardare bene questa chiesa, specie in congiunzione col resto, per accorgersi chiaramente che non è una chiesa cattolica, ma un tempio azteco a forma di chiesa cattolica; e che il dio che celebra non è certamente quello europeo.

DSC09523s.JPG

Il luogo è senz’altro drammatico e pieno di energie; non è un caso che in questa piazza di cemento si sia svolto uno dei più famosi episodi della storia messicana. Il 2 ottobre 1968, dopo mesi di lotta studentesca che stavano minacciando persino le Olimpiadi, l’esercito aprì il fuoco contro l’ennesima oceanica manifestazione di protesta, in corso su questo cemento azteco-estberlinese. Gli studenti si difesero dentro l’edificio Chihuahua (quello a destra nella prima foto), ma fu una mattanza. Una giovane Oriana Fallaci, ferita dalle pallottole governative, riportò gli eventi al mondo, anche perché la stampa messicana preferì parlare del tempo. Si calcolano tra i 150 e i 300 morti.

Quando avrete finito il giro, potrete entrare nel centro culturale che sta a lato, dove è ricordata in modo molto coinvolgente la strage. Così facendo, avrete visto un coagulo di storia memorabile, e sarete in grado di apprezzare appieno la scritta che hanno messo su una lapide proprio al centro delle tre culture, tra la piazza la chiesa e il tempio, e che tradotta recita:

Il 13 di agosto del 1521
eroicamente difesa da Cuauhtemoc
cadde Tlatelolco in potere di Hernan Cortes

Non fu un trionfo né una disfatta
fu la dolorosa nascita del popolo meticcio
che è il Messico di oggi

[tags]viaggi, messico, città del messico, tlatelolco, plaza de las tres culturas, aztechi, chiesa, protesta studentesca, polizia, strage[/tags]

divider
mercoledì 11 Marzo 2009, 12:46

Treni tedeschi

Non vorrei essermela persa per sbaglio, ma non ho visto alcun giornale cittadino annunciare la vera notizia torinese della settimana, e cioè questa. Per chi non legge il tedesco, si tratta di un bando d’appalto pubblicato da Deutsche Bahn per l’acquisto di circa 80 automotrici da dedicare a nuovi servizi in der Region Piemont (Italien)”.

Come forse sapete, infatti, in Italia per le ferrovie c’è la concorrenza (ah ah ah), al fine della quale è stata realizzata la separazione tra Rete Ferroviaria Italiana, che gestisce i binari, e Trenitalia, che (in teoria) è solo una delle aziende che acquistano da RFI la possibilità di usarli. Infatti, la Regione Piemonte si accinge a fare una gara per assegnare a chiunque sia interessato la gestione dei servizi regionali, che essa sussidierà amorevolmente cercando di spendere il meno possibile, a costo di impaccare i pendolari come sardine.

Si dice che la gara non sarà unica per tutta la regione, ma sarà spezzata in alcuni lotti, tutto ciò per permettere a qualche azienda più piccolina (vedi GTT) di ottenerne almeno uno: vorrete mica sostituire le splendide littorine anni ’30 che sfrecciano ogni mezz’ora a cinquanta all’ora tra Torino Dora e l’aeroporto di Caselle? Comunque, il bando di cui sopra segnala che Deutsche Bahn intende partecipare alla gara: e, se i nostri politici non faranno il solito sbarramento per far vincere gli amici degli amici, tra pochi anni potremmo avere un servizio tedesco su molte tratte regionali, e magari anche sulla Torino-Milano “storica”.

Nell’attesa, vi raccomando di dedicare cinque minuti ad ascoltare qui sotto gli avvisi di Trenitalia registrati dai pendolari della linea Cassino-Roma: ne vale la pena.

[tags]ferrovie, treni, regione, piemonte, deutsche bahn, trenitalia, pendolari, gtt, torino[/tags]

divider
martedì 10 Marzo 2009, 14:50

Potrebbe finire così

Il post di oggi, purtroppo, è solo per quelli che capiscono bene l’inglese. In questo caso, potrete avvicinarvi anche voi alla serie di video che sta sconvolgendo l’America (si dice sempre così, no?): il Crash Course on Economics di Chris Martenson.

Martenson è un ex dirigente bancario che a quarant’anni, dopo aver riflettuto su alcuni problemi di base della nostra economia, ha abbandonato di corsa il villone cittadino per trasferirsi in una isolata fattoria nelle montagne americane, dove si è reso totalmente autosufficiente per quanto riguarda acqua, cibo ed energia. Infatti, la sua analisi economica sostiene che l’attuale crisi è l’inizio dell’esplosione, anzi dell’implosione, della società moderna: ciò a causa dello scontro tra l’aumento esponenziale e sempre più veloce dei parametri dell’umanità – popolazione, produzione, uso delle risorse naturali, cementificazione del territorio agricolo, fino al debito e alla quantità di denaro circolante – e il raggiungimento dei limiti fisici del pianeta.

Cosa succede quando l’economia, per continuare a crescere allo stesso ritmo, deve produrre un trilione di dollari di valore in poche settimane? Non si può: di conseguenza, dato che la produzione di nuovo denaro è continua e necessaria per poter pagare gli interessi sul gigantesco debito che abbiamo accumulato verso le banche e verso i nostri eredi, mentre la quantità di beni disponibile non potrà più crescere, le nostre banconote diverranno quasi istantaneamente carta straccia, o meglio foglietti colorati. A quel punto sarà il panico, e il resto è immaginabile.

Non so se sia una prospettiva realistica, certo i dati che Martenson porta a supporto lo sono. A voi decidere se vi interessa investire un paio d’ore per valutarli.

[tags]crash course, economia, martenson, crisi, denaro, debito, collasso, pianeta, risorse, energia[/tags]

divider
lunedì 9 Marzo 2009, 23:02

Racconto da Firenze

E che cavolo: avevo promesso un post entro oggi, e non sia mai che manco alla promessa. Ma ho come la sensazione che, se va avanti così, le prossime settimane saranno molto molto intense.

L’incontro è stato davvero interessante; nella mattinata hanno parlato esperti di vario genere che hanno parlato di temi importanti, dall’acqua pubblica all’eliminazione del concetto stesso di rifiuto, dal wi-fi/wi-max ubiquo agli impianti energetici personali, per passare poi a temi più strettamente politici, esposti in particolare da Travaglio, e all’intervento intimista finale di Jacopo Fo.

Secondo me però, specie per persone che ancora non hanno capito a quale stravolgimento dei nostri stili di vita e della nostra società stiamo andando incontro, sono più interessanti i primi; e spero che Grillo li metta in linea presto (su Youtube e soci trovate solo quelli più famosi e meno interessanti). Perché a parlare del fatto che in Italia i linfomi nei bambini crescono del 5% l’anno contro il 2% del resto d’Europa (e i bambini non fumano), o di come le guerre civili nel mondo ora non scoppino più per petrolio o diamanti ma perché, come in Madagascar, il governo svende le terre coltivabili ai coreani che hanno bisogno di cibo per loro stessi, non sono poi così tanti; per me ormai sono questioni ovvie, ma il resto d’Italia vive ancora nell’illusione berlusconiana del “continuate a consumare e non succederà nulla” e del “faremo tanti posti di lavoro con nuove colate di cemento”, pompata grazie al controllo totale dei media.

Il pomeriggio è stato dedicato alle presentazioni delle liste civiche di tutta Italia, tra cui la nostra; l’ho fatta io ed è stata un vero successo. Noi, andando in controtendenza, abbiamo scelto di non parlare delle piste ciclabili piene di buche o dello scandalo di questo o quell’assessore (anche se qualcosa all’inizio ci ho infilato al volo, giusto per non sembrare disinformato) ma, trattandosi di un incontro nazionale, di alcuni problemi fondamentali di un nascente movimento politico, e innanzi tutto di una questione molto semplice: cosa ci evita di diventare un nuovo partito, di sostituire vecchi corrotti con nuovi corrotti?

Se vi interessa, potete leggere la presentazione o il documento completo oppure guardare il video qui sotto. A me resta la piacevole sensazione di un inatteso successo, il fatto che il nostro sia stato l’intervento più applaudito di tutto il pomeriggio, che abbia spinto persino Grillo a uscire sul palco (cosa che non ha fatto per nessun altro) e a chiarire che l’abbraccio con Di Pietro non si farà, che tutto è ancora aperto e da inventare.

Allo stesso tempo, resta un po’ di scoramento: questo intervento è un lavoro di gruppo, ma in pratica l’abbiamo preparato in tre o quattro, e il nostro gruppo è ancora minuscolo. Rovesciare la casta, cambiare radicalmente la nostra società, sembrano obiettivi giganteschi, impossibili. E’ vero che ieri a Firenze c’erano duemila persone, quasi tutte aperte, oneste, positive (poi qualche personaggio un po’ viscido c’era anche, ma li si vede subito). Ma qui, o si sveglia almeno una parte della nostra società e si rende conto che la sua salvezza passa dall’impegno diretto, o l’impresa resta davvero ardua.

[tags]grillo, cinque stelle, torino a 5 stelle, politica, firenze, democrazia, partecipazione[/tags]

divider
domenica 8 Marzo 2009, 23:29

A Firenze (2)

Il primo importante riscontro di questo week-end a Firenze è che la Trattoria Palle d’Oro di via Sant’Antonino si è conquistata un posto stabile tra le mie preferenze gastronomiche: era la seconda prova in quattro mesi ed è stata ancora ampiamente positiva, visto che per 26 euro a testa abbiamo preso primo, secondo e dolce ed era tutto ottimo. Positiva anche la new entry dell’Hotel Villa Betania, un tre stelle nuovo e pulito in una splendida villa sulla collina di fronte alla città: certo ci vuole mezz’ora a piedi per arrivare in zona centrale, ma il posto è davvero bello e il costo (55 euro la doppia) più che abbordabile, e in più (cosa rara per la città) sia il wi-fi che il parcheggio sono gratuiti. Bisogna dire che con le raccomandazioni di TripAdvisor raramente si sbaglia!

Per il resto, vi rimando con calma a domani…

[tags]viaggi, firenze, trattorie, osterie, alberghi[/tags]

divider
sabato 7 Marzo 2009, 08:56

A Firenze

Oggi sparisco di nuovo: sono in viaggio per Firenze, dove domani si terrà il primo incontro nazionale delle liste civiche a cinque stelle. Ancora non sappiamo se sarà una cosa seria, con possibilità per tutti di discutere e di organizzarsi, o se sarà uno show di Grillo & friends in cui noi saremo chiamati a fare essenzialmente da pubblico. Lo scopriremo presto…

[tags]grillo, cinque stelle, elezioni, firenze[/tags]

divider
venerdì 6 Marzo 2009, 19:15

Sfiga di suora

Ho già detto che, da adulto laico ma di mente aperta, ho sviluppato un rapporto dialettico e non privo di stima con la Chiesa Cattolica, pur rimanendo spesso sconcertato dai suoi aspetti più moralistici o più affaristici (tra questi, in questo viaggio si è aggiunto il santuario della Beata Vergine di Guadalupe, dove per massimizzare il flusso di pellegrini che riescono ad ammirare la reliquia dell’apparizione è stato installato tra l’altare e la teca un sistema di tapis roulant modello aeroporto, i quali, muovendosi costantemente a una certa velocità, impediscono ai fedeli di sostare per troppo tempo davanti alla reliquia e con ciò diminuire il throughput del santuario).

Comunque, ogni tanto si risveglia anche l’anima da quindicenne, risalente a quando, durante una vacanza estiva o forse una gita, mi fu insegnato il gioco della sfiga di suora; gioco tanto semplice quanto irrazionale, perché consisteva nel contare il numero di suore che si incontravano sul cammino, e applicare le opportune formule per scaricarne la supposta potenza iettatrice su qualcun altro.

Bene, capirete quindi che quando ieri sera – in attesa di decollare da Città del Messico, seduto sull’aereo nel posto finestrino di un blocco di tre – l’occupante del posto accanto a me si è rivelata essere una suora con tanto d’abito d’ordinanza, mi son chiesto: che sfiga, cosa ci potrebbe essere di peggio?

La risposta è arrivata subito: peggio di una suora seduta accanto a te, c’è che la suora seduta accanto a te chieda al passeggero sistemato dall’altro lato se può cambiare posto, in modo da far accomodare nel tuo blocco di tre una seconda suora.

E non finisce qui: quando le suore hanno attaccato a parlare in italiano, ho subito capito che la cosa era lì per durare; infatti, dove mai in Italia possono essere destinate due suore missionarie che tornano dal Messico, se non a Torino? E infatti, puntualissime, le due suore si sono palesate anche a Francoforte, all’imbarco del volo per Torino.

Qui, il mio inconscio si è ribellato e ha deciso di fare un esperimento in due parti; e parlo di inconscio perché sono due cose di cui mi sono accorto solo atterrato a Torino, e che non mi era mai capitato di fare, nessuna delle due, in decine e decine di voli in giro per il mondo. In pratica, quando a metà volo mi sono alzato un attimo e mi sono riseduto, mi sono dimenticato di allacciare le cinture, e ho fatto tutto l’atterraggio slegato; inoltre, quando alla partenza ho messo la giacca nella cappelliera, mi sono completamente dimenticato di spegnere il cellulare che stava in tasca, e che è rimasto acceso e attivo per tutto il volo.

L’esperimento prova dunque che non solo le suore non portano sfortuna, ma anzi fanno girare tutto per il verso giusto: i voli erano in perfetto orario, la valigia è arrivata senza problemi, e nonostante i ripetuti rischi non è successo nulla di negativo. In più, anche se non abbiamo avuto modo di chiacchierare più di tanto visto il volo notturno (e sinceramente mi dispiace), la suora alla mia destra mi ha anche offerto il suo pasto, che però ho cortesemente rifiutato per esaurimento di stomaco. Insomma, l’esperienza è stata positiva: spero di incontrarne ancora.

[tags]chiesa, suore, sfortuna, viaggi, incontri, aerei, sicurezza, beata vergine proteggici dai cellulari[/tags]

divider
giovedì 5 Marzo 2009, 18:35

Punto centrale

Oggi ad ICANN è la giornata del Public Forum, e ovviamente l’argomento caldo è l’introduzione dei nuovi domini di primo livello… che ancora una volta è stata spostata in avanti di sei mesi.

Il vero problema è che ci sono troppi interessi e troppe necessità che vanno a confliggere nello stesso spazio di nomi: ci sono i galiziani, i baschi e i gallesi che vogliono avere .gal, .eus e .cym, ma non hanno una lira o quasi; ci sono decine di danarose start-up che pensano (illusi) di fare i miliardi con .music, .health, .sport e così via; ci sono i cinesi e i coreani che vogliono assolutamente avere il prima possibile .ideogrammaCina e .ideogrammaCorea per permettere ai propri utenti di non dover scrivere gli indirizzi Web in caratteri occidentali; ci sono le grandi aziende che vogliono distinguersi con un bel .google e .ibm. E poi ci sono tutti quelli che già possiedono qualcosa.com e temono la concorrenza di un nuovo .qualcosa, tutti i governi del mondo che temono l’assegnazione di nomi sensibili a entità sgradite (un bel .tibet?), e persino il Vaticano che manda una mail al CEO di ICANN per avvertire di non provarsi nemmeno a creare .catholic.

Come ne esce ICANN? Beh, se prima o poi si deciderà a fare qualcosa, l’approccio che stanno difendendo con le unghie e con i denti è quello di chiedere a qualsiasi potenziale applicante di pagare una tassa di iscrizione di 185.000 dollari prima ancora di poter dire qualcosa: in questo modo gli unici a poter fare domanda saranno le start-up in competizione con .com, le grandi multinazionali che vogliono difendere il proprio nome, e al massimo qualche governo asiatico, russofono o arabo. Tutti gli altri – le comunità linguistiche, le entità no profit, gli sforzi comunitari – possono accomodarsi da un’altra parte; e questo approccio ha il fringe benefit di portare nelle casse di ICANN una cifra stimata in un centinaio di milioni di dollari, che permetterà nuovi stipendi di giada e nuovi alberghi a sei stelle.

La questione è oggettivamente difficilissima, e diventa sempre più difficile man mano che si va avanti, e che aumentano le richieste, le reazioni, le proposte, le controversie. Infatti, ICANN continua a rinviare i tempi di tutto il processo e ormai alcuni cominciano a dubitare che si arriverà mai a un qualsiasi risultato.

Il che prova un punto fondamentale: che, in un pianeta sempre più complesso e interconnesso, qualsiasi accentramento di potere diventa sempre più difficile da far funzionare.

[tags]icann, internet, internet governance, tld, nomi a dominio, dns[/tags]

divider
martedì 3 Marzo 2009, 23:29

Ripido

La giornata di ieri ha ridefinito il mio concetto di ripido; ma ne è valsa la pena.

Infatti, a differenza di oggi – in cui sono stato preso tutto il giorno in riunioni, e quel paio d’ore libere che ho avuto è stato speso facendo altre cose per l’Italia e crollando a dormire con la faccia sul letto – ieri mi sono preso la giornata libera e sono andato con un giro organizzato a vedere le piramidi di Teotihuacan.

Ed è stata una visita davvero impressionante: una città-tempio di duemila anni fa in cui anche solo il poco che è stato ricostruito è di un’imponenza impressionante; una cosa la cui grandiosità, tra ciò che ho visto, è comparabile forse solo con le rovine di Efeso, ma che ad esse unisce il fascino alieno di una civiltà lontana dalla nostra, un po’ come su per la montagna di Hattusha.

Ma quando si arriva in cima alla Piramide del Sole, o alla piattaforma di metà di quella della Luna (più su non si può andare), la sensazione è eccezionale. La prima è più alta, ma la seconda per me è stata più impressionante, perché è posta al fondo di una grande piazza perfettamente quadrata a cui si giunge da un enorme viale lungo un paio di chilometri, e da lì sopra tutto questo è inchinato ai tuoi piedi.

DSC09271s.JPG

C’è solo un piccolo particolare: o questi aztechi discendevano dagli stambecchi, o avevano le gambe di due metri, perché tutti questi edifici sono accessibili soltanto mediante scalinate ripidissime. E quando intendo ripide dico sul serio: questo ad esempio è il punto più ripido dell’ascesa alla Piramide del Sole.

DSC09323s.JPG

Oltre a questo, si è a circa duemila metri di altitudine; e la temperatura gradevole (circa venticinque gradi) non toglie il fatto che si è dritti sotto il sole e non c’è una nuvola in cielo da nessuna parte. Io mi sono limitato ad arrossarmi un po’, ma i miei compagni di viaggio finlandesi hanno rischiato grosso. Sulla salita, però, abbiamo rischiato tutti l’infarto, o in alternativa di perdere l’equilibrio per sfinimento e rotolare giù sulle pietre per qualche decina di metri.

E poi, la cosa è stata resa più difficile da un altro piccolo particolare: come in tutti i tour organizzati, la prima sosta obbligata è stata presso il classico “negozietto tipico di artigianato” dove ti dimostrano le abilità locali e poi cercano di farti comprare qualcosa. Solo che in questo, oltre alle statuine di ossidiana e ai tessuti di fibra di agave, ci hanno rifilato (alle dieci del mattino) una dimostrazione di liquori del posto: e prova il pulque, e prova la tequila, e prova il liquore alle mandorle, e quello rosso e quello verde… come tattica di vendita è interessante, e comunque, quando siamo usciti di lì e siamo arrivati alle piramidi, il clima era piuttosto allegro.

Però valeva la pena di andarci, e di riuscire a salire fin lassù: se non altro per essere riuscito a farlo senza ammazzarmi.

[tags]viaggi, messico, teotihuacan, piramidi, aztechi, tequila[/tags]

divider
 
Creative Commons License
Questo sito è (C) 1995-2026 di Vittorio Bertola - Informativa privacy e cookie
Alcuni diritti riservati secondo la licenza Creative Commons Attribuzione - Non Commerciale - Condividi allo stesso modo
Attribution Noncommercial Sharealike