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martedì 30 Dicembre 2008, 09:45

A proposito di scienza

Sempre a proposito di scienza, sapete che io sono una persona razionale, che si affida con convinzione ai dati e alle osservazioni concrete, non credendo affatto alle leggende, alle immaginazioni, alle credenze e alle affermazioni totalmente implausibili che riempiono i giornali e persino i blog.

Però l’esosità dei prezzi nei negozi della riviera ligure, pur essendo reale, supera anche la fantasia!

[tags]prezzi, liguria, negozianti liguri razza dannata[/tags]

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lunedì 29 Dicembre 2008, 15:44

Furbate autostradali (2)

Sicuramente è un bene che alla società Autostrade lavorino anche persone dalla mentalità matematica, in grado di valutare ed esprimere con precisione scientifica le varie situazioni. Talvolta, però, sarebbe opportuno accorgersi che i termini del linguaggio matematico, pur se tecnicamente corretti, risultano fuori luogo e perlomeno buffi, se non poco comprensibili, all’utente della strada; per questo sono rimasto un po’ perplesso, ripercorrendo per la terza volta la Torino-Savona in tempi di ghiaccio e neve, a trovarmi di fronte poco dopo Mondovì un gigantesco pannello recante la scritta “TEMPERATURE NEGATIVE – GUIDATE CON PRUDENZA”.

E se per me, invece, le temperature sotto lo zero fossero un accadimento positivo?

[tags]autostrade, matematica, temperature, linguaggio[/tags]

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domenica 28 Dicembre 2008, 10:38

I cantieri anticrisi

Anche oggi sul giornale cittadino c’è un articolo cementizio: sotto il titolo propagandistico, “Via ai cantieri anticrisi”, si esalta il nuovo piano di far buttare giù a privati tutta la vecchia zona industriale compresa tra via Monginevro, via Caraglio, via Lancia e via Issiglio, con la ristrutturazione in appartamenti del grattacielo Lancia e la costruzione di due “torri di 17-18 metri”.

Dico anche, perché ce n’era un altro solo cinque giorni fa, che raccontava dell’imminente costruzione di un “torrino” di 24 metri in pieno centro, addirittura su richiesta della Soprintendenza alle Belle Arti, che stando al giornale troverebbe importante preservare l’architettura storica del nostro centro costruendoci un nuovo palazzo di otto piani.

Se è veramente così, attendiamo gli esiti del test del palloncino per il soprintendente; ma perché tutta questa insistenza sulle mille nuove torri di Torino? Che poi, se leggete con attenzione, le due nuove “torri di 17-18 metri” dell’area ex Lancia sarebbero due normalissimi palazzi di sei piani, alti come quelli che esistono lì intorno da quarant’anni, o anche di meno. Tuttavia, proprio in queste settimane stanno iniziando i lavori per il famigerato grattacielo Intesa-Sanpaolo di Porta Susa, osteggiato dai due terzi dei torinesi e disperatamente voluto da Chiamparino, sia per amicizia con i vertici della banca (almeno prima che cacciassero gli ultimi manager ex Sanpaolo e che la banca diventasse totalmente milanese), sia per l’urgenza di incassare trenta milioni di euro di oneri di urbanizzazione, altrimenti il Comune rischiava di non avere i soldi per pagare gli stipendi. E allora, bisogna far sembrare a tutti i costi che costruire “torri” sia una cosa giusta, bella, talmente positiva che non può mancare in alcuna nuova speculazione edilizia, in centro o in periferia che sia.

Il resto dell’articolo de La Stampa è pubblicità sfacciata per il palazzinaro di turno (non so chi sia, se sia la solita De-Ga o altri dei vari giri torinesi): l’area viene presentata come “all’angolo dei corsi Trapani e Rosselli” (cioè davanti al parco e vicina alle Gru e alle tangenziali) quando in realtà è chiusa dentro le strette vie del quartiere; e si prospetta il solito fantastico scenario dell’area “tutta pedonale” che porta a piedi fino nel parco, che poi diventa “tutta pedonale tranne le strade perimetrali”, e trattandosi di un singolo isolato ci si chiede perché avrebbe dovuto essere diversamente.

Insomma, lo spottone prevede la creazione nell’immaginario collettivo dell’idea di un’area ampia, piena di verde, libera dalle costrizioni cittadine, anche quando poi, come succede a chi ci ha creduto e ha comprato le case sulla Spina 3 (via Livornocorso Mortara), i servizi latitano, il presunto parco si rivela una landa desolata piena zeppa di rifiuti industriali cancerogeni, e bisogna costituirsi in comitato e protestare per lustri per ottenere che costruttori e Comune facciano almeno in parte quanto promesso.

Ma questo che importa? La Stampa conclude l’articolo con l’esaltazione del cemento, con una girandola di aree industriali trasformate in palazzine, naturalmente per il bene di tutti e “contro la crisi”. In realtà, non è chiaro chi mai comprerà tutti questi appartamenti – nelle zone della Spina 3, per esempio, moltissimi sono ancora invenduti – né quale sarà il risultato tra venti o cinquant’anni della cementificazione di ogni residuo angolo non densamente abitato di Torino; né se davvero, nel lungo termine, tale cementificazione contribuirà ad alleviare la crisi economica, o piuttosto la incrementerà, creando nuovi problemi di traffico, di inquinamento, di urbanistica, di malattie – problemi che hanno un costo non trascurabile – e nel frattempo riducendo la bellezza e la vivibilità della città e diminuendone l’attrattività.

Qui, l’unica crisi che si vuole evitare è quella delle casse di Chiamparino, e del giro di amici dei salotti bene che con quelle casse ci vive. Nella testa di una giunta comunale che un mese fa pensava di vendere la Mole per far cassa, la frase chiave dell’articolo è una sola: il Comune “si aspetta di incassare altri 3-4 milioni in contanti tra oneri di urbanizzazione rimanenti e oneri sul costo di costruzione. Denaro che, almeno in parte, il Comune ha chiesto di poter incassare al più presto.”. L’importante è nascondere il buco, i tre miliardi di debito; riuscire a tamponarli alla bell’e meglio ancora per un paio d’anni, fino al 2011, quando ci saranno nuove elezioni e un altro sindaco. Chiamparino, si sa, andrà a Roma; dopo di questo, che i torinesi se la vedano loro.

[tags]torino, costruzioni, cemento, urbanistica, chiamparino, spina 3, lancia, la stampa, informazione manipolata[/tags]

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sabato 27 Dicembre 2008, 13:00

Fessbook (2)

Alla fine, ho ceduto e stamattina mi sono iscritto a Facebook. Non è che siano cambiati i giudizi già espressi qui sopra tre mesi fa; semplicemente, durante tutta l’infilata di cene natalizie ho assistito a gente che si ritrovava con Facebook, si dava appuntamento su Facebook, scherzava su Facebook e così via. Fin qui, comunque, era ancora tollerabile, ma le cose che mi hanno fatto seriamente capire che era ora di agire sono state le seguenti:

1) Un cliente che mi ha chiesto se poteva farmi amico su Facebook, e alla risposta “non lo uso” mi ha guardato come un povero vecchio, peggio che se avessi detto che usavo ancora la macchina da scrivere o che andavo in banca di persona per fare un bonifico, e per uno che di mestiere realizza infrastrutture tecnologiche non è il massimo;

2) Un amico che, di fronte alle resistenze mie e di altri, ha risposto “Beh ma non c’è problema, vi apro l’account io, metto la vostra foto e ve lo gestisco, così non dovete nemmeno faticare!” – e all’idea che altri possano prendere in gestione il mio nome su Internet (sia pure amici, ma c’è il rischio che lo faccia un qualsiasi sconosciuto) mi sono venuti i brividi.

Così, almeno ora esisto, pur avendo disabilitato tutto il disabilitabile; la prima impressione è che l’interfaccia sia carina ma che potessero spendere due lire per tradurlo in un italiano decente. I suggerimenti di amici forniti dal sistema sono stati completamente sballati, ma non avendo particolare voglia penso che aspetterò che mi aggiungano gli altri.

[tags]facebook, privacy, social network[/tags]

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venerdì 26 Dicembre 2008, 15:33

Furbate autostradali

Ieri, per il pranzo di Natale dai parenti, ho dovuto attraversare due volte l’appennino sulla Torino-Savona, sotto una fitta nevicata.

All’andata il tempo era peggiore, nevicava già a Torino e non ha smesso fino a quando è apparso il mare. Sull’autostrada non c’erano spartineve e il fondo era decisamente bianco, ma si viaggiava comunque tranquillamente tra gli 80 e i 100 orari, a patto di avere le gomme da neve e di usare dolcezza nelle manovre. Gli unici pericoli sono venuti da quelli che, nel tratto in discesa e con curve molto secche, si piazzavano nella corsia di sinistra – che ovviamente era la più sporca – e poi, prendendosi paura, inchiodavano prima delle curve, tendendo a sbandare e soprattutto costringendo a frenate brusche e pericolose anche quelli che arrivavano da dietro; in più, un certo numero di geni insisteva con questo comportamento e proseguiva sulla corsia di sinistra a non più di 50 orari senza mai rientrare, creandosi dietro uno strascico di gente bestemmiante che cercava di non tamponarli e aspettava il modo di passare.

Dopo Altare, io mi trovavo in questa situazione già da una decina di chilometri, e le mie segnalazioni coi fari erano state completamente ignorate (anzi, posso immaginare che il tizio – peraltro con un fuoristrada Toyota! – piantato lì a 40 all’ora sulle curve nella corsia di sinistra pensasse anche di essere un giustiziere della notte: non concependo che qualcuno potesse avere le gomme da neve, avrà pensato “guarda ‘sti pazzi che vogliono andare veloce anche oggi, per fortuna ci sono io che li blocco”). A quel punto, dietro di me è comparso addirittura un bus granturismo, che ovviamente ha cominciato a strombazzare alla grande, visto che se inchiodare per un’auto in curva sulla neve è difficile, immaginate quanto lo è per un bus. Ecco, non volendo venire tamponato da un bus, lì mi sono stufato e ho deciso che la cosa meno pericolosa fosse il sorpasso a destra: in dieci secondi ho risolto il problema, ma certo che le nostre strade sono pericolose anche per l’alta densità di guidatori col cappello che non solo non sanno guidare o vanno troppo piano, ma non si preoccupano neanche di lasciare strada.

Comunque, questo è niente rispetto al ritorno: già, perché nel pomeriggio il tempo era migliorato e nevicava di meno, ma purtroppo c’erano in giro gli spazzaneve. Bene, questa è la tecnica adottata dall’autostrada Torino-Savona sotto la nevicata: si piazzano due mezzi antineve sulle due corsie e li si fa procedere affiancati a non più di 30 orari. Ovviamente, dietro di loro si crea subito un serpentone di decine di auto che, gomito a gomito, cercano disperatamente di mantenere la bassa velocità e non ci riescono; per cui è tutta una bagarre di accelerate, frenate improvvise, sorpassi a destra a sinistra o in mezzo, tamponamenti mancati di un soffio. Quando alla fine i mezzi rientrano, dopo almeno una decina di chilometri, tutti sorpassano e… ne trovano un’altra coppia dopo cinque minuti!

Come si possa avere un’idea del genere onestamente mi sfugge: anche qui, avranno pensato di “calmierare” il traffico costringendo la gente ad andare piano, ma il risultato è incredibilmente pericoloso, molto più di quanto non sarebbe se si potesse andare liberamente. Già, ma poi qualora nell’ingorgo dietro gli spazzaneve ci scappasse l’incidente la società autostradale potrà tranquillamente attribuirlo ai “soliti pazzi” che “vogliono andare veloce persino con la neve”!

[tags]autostrade, traffico, maltempo, neve, torino, savona, incidenti[/tags]

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giovedì 25 Dicembre 2008, 09:16

Il Natale della persona desiderata è momentaneamente irraggiungibile

Ehi, tu! Vorresti trovare anche qui un post pieno di auguri, di speranza, o magari di riflessioni sul valore profondo del Natale. E invece nulla di tutto questo! Certo, puoi rimediare parzialmente rileggendoti i pipponi del Natale 2006 e del Natale 2007, ma ti garantisco che non sarà la stessa cosa.

Infatti, parliamoci chiaro: il 2008 è stato un anno del cacchio, ma non è niente rispetto a ciò che ci attende nel 2009! Nonostante tutti i grandi della Terra si affrettino ad implorarci di continuare imperterriti nel nostro produci consuma crepa, una generale sfiducia nel futuro genera sintomi diffusi ed evidenti: isteria, aggressività, rimozione dei problemi, temerarietà, apatia. E’ la sindrome da l’anno nuovo sarà sicuramente peggio, e quindi i centri commerciali straboccano di gente angosciata per gli ultimi regali da comprare, e di cassiere svaccate nella loro fiera nullità oppure pronte ad esprimersi finalmente in un giorno di ordinaria follia.

Il Natale è la festa della nascita: che senso ha festeggiarlo stando in un presente che non è affatto di letame ma piuttosto di diamanti, proprio quelli da cui non nasce niente? Imperliamoci di gadget tecnologici, oberiamoci di cenoni, produciamo altro rifiuto su cui sederci (in primis, rifiuto di cambiare). Celebriamo il rito e poi andiamocene affanculo sul nostro Titanic planetario, ma non pretendiamo di vedere la rinascita dove c’è solo ostentata decadenza. Buon Natale, al massimo, se lo dicano quelli che hanno già cambiato vita; quelli che già esistono in armonia col tutto e con il grande flusso luminoso dell’essere.

A noi che stiamo ancora qui, alla deriva nel vuoto sul jet Occidente dalle tendine degli oblò rigorosamente abbassate, si possono al massimo portare gli “auguri di stagione”, come fanno gli americani: che il modo migliore per non offendere nessuno è candeggiare ogni valore, e cercare la vita nella materia invece che nella mente.

E quindi, buoni auguri di stagione a tutti: con tutto il gusto pieno del nostro cibo industriale, in attesa della purga che ce ne libererà.

[tags]natale, auguri, occidente, consumismo, tempi che corrono, cccp[/tags]

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martedì 23 Dicembre 2008, 14:28

Buon Natale, gobbo

Oggi, essendo di buon umore, anticipiamo gli auguri di Natale a tutti: anche ai gobbi.

E dire che, da parte loro, i gobbi non pensano mai ai tifosi del Toro; sono troppo impegnati a duellare con l’Inter per il maggior regalo arbitrale dell’anno. Eravamo all’ultima giornata ed era un bel testa a testa, ma l’Inter sabato sera sembrava aver chiuso la partita, facendosi convalidare il gol della vittoria segnato con mezza squadra in fuorigioco: non uno, ma quattro o cinque giocatori. E invece no, la Juve ha saputo reagire da par suo, e domenica pomeriggio ha compiuto l’impresa: la Vecchia Signora ha risposto all’Inter facendosi convalidare un gol su azione di un giocatore che non solo era in fuorigioco di due metri, ma lo era a non più di venti centimetri dal guardalinee (l’omino in rosso all’estrema destra della foto). Essendo fisicamente impossibile non vedere un giocatore ramingo proprio davanti ai propri occhi, non si sa esattamente cosa sia successo alla vista del guardalinee: un improvviso mancamento, uno stormo di moscerini, una subitanea crisi esistenziale… fatto sta che a Bergamo non volevano più lasciar uscire l’arbitro dallo stadio, ma i tifosi della Juve hanno festeggiato alla grande.

Al contrario, noi del Toro pensiamo spesso ai nostri cugini ricchi ma finti, persi dietro ai loro abbonamenti Sky ma con lo stadio spesso semivuoto. Già, perché la querelle storica è sempre la stessa: ovviamente la Juve, a livello nazionale, ha un numero di tifosi nettamente superiore a quello del Toro, visto che l’italiano medio tifa per chi ha i soldi, quindi vota Berlusconi e nel calcio sceglie Juve, Milan o Inter a seconda dei periodi. Ma in città, qual è la squadra prevalente?

Gli indizi ci sono tutti, da anni: per esempio nessun’altra squadra, invece di giocarsi la Supercoppa di Lega nello stadio di casa, avrebbe insistito per andarla a giocare davanti al proprio pubblico a Tripoli, come fece la Juve nel 2002; e mentre cori e striscioni del Toro sono spesso in piemontese, la curva gobba – che pure ogni tanto ci prova – ha con la grammatica piemontese seri problemi (del resto li ha pure con quella latina).

Ma la risoluzione finale del dilemma è arrivata questa settimana, quando al gioiellino Iago Falqué – diciottenne supertalento della primavera juventina, strappato in estate al Barcellona – hanno fatto un’intervista e gli hanno chiesto: visto che ormai sei qui da qualche mese, cosa ti ha colpito di Torino? Lui se la sarebbe potuta cavare con il barocco o i gianduiotti, e invece no: che ti va a dire? Testualmente, “La Juventus è la squadra più amata d’Italia, ma non di Torino. E’ un fatto curioso. In città ci sono più tifosi gra­nata che bianconeri, nono­stante la Juve sia più forte e abbia grandi campioni…

In attesa che lo mandino per punizione all’Albinoleffe, noi prendiamo nota dell’ingenua voce della verità, pur sapendo che altri vent’anni di ministre veline e di gol in fuorigioco finiranno per eliminare definitivamente tra le giovani generazioni qualsiasi tifoso non juve-milan-interista; e auguriamo buon Natale e un buon anno nuovo anche ai gobbi, segnalando loro però nel contempo, a scanso di equivoci, che tra “buon” e “anno” non ci vuole l’apostrofo.
[tags]toro, juve, inter, milan, calcio, auguri, albinoleffe, tripoli, serie a, grammatica, sfottimenti[/tags]

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lunedì 22 Dicembre 2008, 16:09

La folla folle di Natale

Gli ultimi giorni prima di Natale sarebbe il caso di decretare il coprifuoco: infatti uscire e andare in giro per la città diventa sempre un delirio. Quest’anno confidavo nella crisi, e invece niente: sono lo stesso tutti per la strada a fare acquisti.

E così, me le sono viste tutte, a cominciare da una signora in SUV che qualche giorno fa percorreva via Pilo (una via stretta dove le due auto nei sensi opposti passano a malapena) a circa cento all’ora, ovviamente stando nel bel mezzo, perché aveva visto verde il semaforo due isolati più in là: abbiamo mancato il frontale solo perché ho inchiodato e mi sono buttato verso un portone, e la signora non ha nemmeno rallentato.

Qualche giorno dopo è stato il turno di un motociclista che, arrivando da via Fratelli Bandiera, ha pensato bene di svoltare a sinistra in corso Ferrucci col rosso pieno, sfruttando il fatto che sull’altra carreggiata non arrivava nessuno: per cui ha affiancato dal centro strada il flusso di auto in direzione largo Orbassano, percorrendo il corso completamente contromano. Peccato che dopo un po’ stessi arrivando io, e il motociclista prima ha fatto l’indifferente, poi, capendo che non mi sarei spostato, è rientrato in mezzo alle auto in corsa tagliando la strada a tutti.

Lasciamo perdere lo splendido tizio che, mentre ero in mezzo a una lunga fila di auto ferme al semaforo della via che va dalle Gru a via Veglia, ha sorpassato tutta la coda contromano, salvo poi rischiare il frontale con le auto che avevano cominciato ad arrivare in senso opposto; e parliamo della geniale signorina ferma con le quattro frecce davanti a un bar di via Tripoli nel pieno doppio caos del traffico da dopopartita e da mercato di corso Sebastopoli (a proposito: ormai è frequente ma sempre geniale l’idea di tenere il mercato in corso Sebastopoli in contemporanea con le partite all’Olimpico). Centinaia di auto cercavano disperatamente di defluire, ma lei doveva proprio fermarsi lì.

E di gente nelle preferenziali ne ho vista ovunque, ma cosa dire del tizio che, dopo aver parcheggiato nel piccolo spazio (per taxi, credo) che sta in piazza Rivoli all’inizio di corso Trapani proprio sopra lo sbocco del cavalcavia, ha cercato di reimmettersi nella rotonda della piazza percorrendo contromano la carreggiata del bus, finendo faccia a faccia con un 2 che stava uscendo dalla rotonda? (Almeno guardare che non arrivi il bus pare brutto?)

Secondo me sono tutti pazzi; d’altra parte, essendo da quelle parti, l’altro giorno sono andato da Eataly a cercare un regalino mangiabile. Non ho comprato nulla, non perché non potessi, ma perché i prezzi mi sono sembrati immorali: per dire, mezzo chilo di normalissima pasta confezionata (naturalmente fatta a mano nel presidio di San Gennaro Ncoppamunnezza) costava sei euro e mezzo. E sì che qualche indizio sul fatto che sia tutta una operazione di marketing dovrebbe essere evidente, tipo il fatto che vendano anche lo zucchero industriale Eridania (ex Montedison) e il cioccolato Novi: buono eh, ma pur sempre lo stesso che trovi al supermercato a metà del prezzo. Comunque, vedere torme di borghesotti firmati uscire da Eataly coi carrelli pieni mi fa pensare che per la borghesia italiana le tasse siano ancora troppo basse: IVA al 40 per cento su tutto lo slow food, presto!

[tags]natale, regali, consumismo, traffico, torino, follia, folla, slow food, eataly, lusso, tasse[/tags]

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domenica 21 Dicembre 2008, 14:29

Qualità DVD

Ieri sera eravamo in casa, e per trascorrere la serata abbiamo deciso di guardare un DVD; così ho tirato fuori il DVD originale, acquistato mesi fa al supermercato a prezzo stracciato, di 8 Mile (un film grandemente sottovalutato, probabilmente per l’idea snob di molti che un film sull’hip-hop con Eminem non possa essere bello; in realtà, raramente ho visto immagini così ben fatte sul degrado abissale delle periferie americane e sulla difficile scelta tra i propri sogni e lo squallore della realtà).

Bene, naturalmente dopo aver inserito il DVD ho dovuto subirmi le immancabili scritte antipirateria; poi dieci secondi di logo animato della Universal; poi loghi e presentazioni degli altri produttori del film; poi quindici secondi di menu animato, prima che potessi arrivare a fare qualcosa. Ho selezionato la lingua del menu tra “inglese” e “italiano”, al che è partita una ulteriore animazione, consistente in una fotografia che lentamente veniva spostata per lo schermo; dal menu che è infine apparso ho selezionato l’opzione per la configurazione audio; ho aspettato un altro cambio di menu; ho selezionato “DTS”; è comparsa una lunga schermata scritta da un avvocato che mi spiegava cos’è il DTS e mi chiedeva conferma, rifiutando esplicitamente ogni responsabilità nel caso in cui avessi attivato il DTS senza avere un amplificatore compatibile. Dopo aver confermato, è partito un filmato di trenta secondi, con immagini di pianoforte e altri strumenti, per mostrarmi il logo DTS e specificare che è un marchio registrato. Dopodiché è ripartito il menu animato di prima, e ho dovuto aspettare altri quindici secondi, per poi rivedere i loghi dei produttori e finalmente arrivare al film.

In pratica, da quando ho messo il lettore nel DVD a quando sono riuscito a vedere le prime immagini saranno passati tre o quattro minuti di immagini inutili e impossibili da saltare, in quanto il pulsante “avanti” era stato disabilitato. Ah, e alla fine del film è ricomparso il messaggio antipirateria, però in cecoslovacco; si sa mai, avessi avuto un ospite ceco in casa che voleva copiare il DVD…

Conclusione: la prossima volta lo scarico dal peer-to-peer, oltre ad essere gratis funziona pure meglio.

[tags]dvd, pirateria, film, download, eminem, 8 mile[/tags]

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sabato 20 Dicembre 2008, 17:39

L’acconto

Ieri mattina mi arriva una mail dal commercialista, che insieme agli auguri mi dice: guardi che entro il 29 dicembre deve pagare l’acconto IVA, le allego i conti. Apro e scopro che sono diverse centinaia di euro: quindi strabuzzo gli occhi e chiedo spiegazioni.

Già, perché va detto che l’IVA non è come l’IRPEF, per cui è normale avere un acconto. L’IRPEF è una tassa annuale, il cui ammontare può essere calcolato soltanto ben dopo la fine dell’anno a cui si riferisce; di fatto, è una tassa il cui debito con lo Stato concettualmente si forma man mano che ti entrano dei ricavi, ma che per forza di cose pagherai tutta con ritardo. A questo punto, mi sembra accettabile che lo Stato ti chieda già durante l’anno in questione un acconto, visto che tu comunque stai guadagnando e che alla fine dell’anno comunque dovrai pagare una cifra consistente; ha senso cominciare a pagarla durante l’anno e poi, alla scadenza, fare soltanto un aggiustamento. (Ha meno senso che l’acconto arrivi ad essere qualcosa come il 99% delle tasse dell’anno precedente, in modo che se per caso il tuo reddito scende tu vada a credito e debba poi aspettare un rimborso per anni e anni.)

Il problema è che questo discorso non vale per l’IVA: l’IVA è una partita di giro che ogni mese o ogni trimestre, a seconda della formula scelta, tu incassi dai clienti e subito versi allo Stato. Anzi, non è nemmeno così: la realtà è che tu emetti fatture che incasserai generalmente dopo tre, quattro, talvolta sei mesi, ma entro il 16 del mese successivo sei obbligato ad anticipare l’IVA allo Stato, e se per caso il cliente scappa senza pagare tu hai già anticipato dei soldi che non vedrai mai, se non compensando con anni di ritardo. (A fronte di questo, lo Stato ha persino il coraggio di obbligarti a pagare a fondo perduto l’1% di “interesse” se scegli l’IVA trimestrale: in pratica, siccome con l’IVA trimestrale mediamente trascorreranno 60 giorni invece di 30 tra la data della fattura e la data del pagamento IVA, per questo mese extra lo Stato pretende un interesse del 12,7% annuo, sempre su soldi che tu comunque non hai ancora incassato!)

Dunque, a fronte di una tassa che è una partita di giro, che senso ha chiedere un acconto? Acconto di cosa, esattamente? Perché è vero che a maggio, insieme alla dichiarazione annuale IRPEF, si fa anche una dichiarazione annuale IVA per chiudere i conti, ma se hai sempre fatto le cose regolarmente e non ci sono stati casini contabili il saldo da pagare è ovviamente zero. Se ti chiedessero un acconto basato sulla dichiarazione annuale IVA dell’anno precedente, come avviene per l’IRPEF, qualsiasi percentuale di acconto tenderebbe comunque a risultare zero.

Siccome però lo Stato ha continuamente bisogno di soldi, già dal 2001 ha introdotto questa meraviglia: in pratica, senza alcun motivo logico, a dicembre sei obbligato a pagare l’88% dell’IVA del dicembre o dell’ultimo trimestre dell’anno precedente, così, solo per dare un po’ di soldi allo Stato; soldi di cui poi potrai richiedere rimborso o compensazione una volta fatta la dichiarazione annuale diversi mesi dopo. E qui notate la maligna perversione: tradizionalmente, dicembre è un mese dove si fattura molto più della media, perché – come è successo a me l’anno scorso – si chiudono i conti di progetti e servizi annuali e magari ci scappa anche qualche bonus di fine anno per chi ha collaborazioni regolari (come? chi ha collaborazioni regolari dovrebbe essere assunto e non lavorare a partita IVA? grazie per la battuta). Di conseguenza, non solo chi lavora a partita IVA a Natale invece di ricevere la tredicesima la paga allo Stato, anticipando una consistente cifra di IVA su fatture di fine anno che mediamente incasserà ad aprile-maggio dell’anno dopo, ma dovrà rianticiparla una seconda volta l’anno dopo.

Tutto questo è pensato dando per scontato che chi lavora come libero professionista navighi nell’oro e possa venire spremuto come un bancomat ogni volta che vien voglia. Peccato che al giorno d’oggi la maggior parte dei “liberi professionisti” – in Italia, si dice, le partite IVA individuali sono ormai quasi dieci milioni, con un boom incredibile negli ultimi vent’anni – siano giovani precari dai redditi bassi, generalmente dipendenti travestiti da libero professionista.

E’ per questo che l’odio per il fisco e per lo Stato provocato dai loro atteggiamenti vessatori – odio che un tempo era limitato ai “padroni”, che si lamentavano ma intanto erano dotati di commercialisti maestri nell’elusione, e per questo era liquidato dal resto del Paese come “ma è giusto così tanto sono evasori e pieni di soldi” – ormai si espande a macchia d’olio dentro classi nuove, tra i figli trentenni della piccola borghesia, tra i giovani che un tempo sarebbero stati operai e ora sono operai delle aziende dell’informazione e invece di votare a sinistra, dopo aver pagato l’ennesimo acconto fiscale a fronte dello sfascio generale, votano Lega.

Io fossi nello Stato ci starei attento, perché qualsiasi azienda sa che, facendo regolarmente arrabbiare i propri clienti, prima o poi questi smettono di pagare; e dopo tutti questi acconti verrà un giorno la resa dei conti.

[tags]tasse, fisco, iva, acconto, precari, partite iva, professionisti[/tags]

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