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martedì 26 Febbraio 2008, 17:38

Derby

Tra pochi minuti impacchetterò le mie cose, uscirò di casa e comincerò ad andare verso lo stadio. Parcheggerò l’auto in zona lontana, dove ci siamo dati appuntamento in gruppo per andare tutti insieme a piedi; già, perché il clima è davvero pesante. E quindi, i consigli sono: arrivare rigorosamente dalla parte giusta (corso IV Novembre); evitare assolutamente le zone a sud e a est dello stadio; muoversi in gruppo; non attaccare bottone con nessuno, indipendentemente dai colori che porta (già all’andata i gobbi si travestirono di granata per tentare un agguato, anche se furono riconosciuti ancora in fase di abbordaggio causa mancato uso di congiuntivi).

E’ davvero triste dover andare allo stadio in queste condizioni, dovendosi infilare in chilometri di percorsi obbligati e trincerati, per poi subire perquisizioni intime e magari un po’ di gas al peperoncino sparato dalla polizia, alla faccia degli slogan su “riavvicinare il calcio alle famiglie”.

Io non vorrei essere nei panni del povero arbitro Rizzoli. Da una parte, il Toro ha perso il derby di andata al 94′ su una decisione arbitrale contestatissima; dall’altra, la Juve è stata penalizzata dall’arbitro nell’ultima partita e ha montato su un piagnisteo degno del Moratti dei migliori tempi perdinteristi.

La Juve ha perso un paio di partite (quella di sabato e quella di Napoli) per errori arbitrali che hanno dell’incredibile, mentre l’Inter ha avuto regali su regali in maniera quantomeno sfacciatamente fortunata. Tuttavia, la decisione di soffiare sul fuoco e di alzare i toni su tutti i giornali proprio due giorni prima del derby è totalmente irresponsabile; e per fortuna che Cairo non li ha seguiti, se no staremmo contando i feriti già a quest’ora.

Resta il fatto che l’arbitro che ha danneggiato i poveri bianconeri è già stato sospeso dall’arbitraggio per due mesi, cosa che capitò anche all’arbitro di Napoli-Juve, ma che non è capitata ad alcun altro arbitro che si sia reso colpevole di errori anche peggiori a danno di alcuna squadra senza la maglia a strisce. E come fa un arbitro ad essere imparziale, sapendo che se danneggia una in particolare delle due squadre in campo la sua stagione è finita?

E quindi, si spera che l’arbitro Rizzoli non sbagli; perché se sbaglia contro la Juve si giocherà la carriera, mentre se sbaglia contro il Toro si rischia un’esplosione di rabbia in mezza città. E siccome anche per gli arbitri errare è umano (perseverare invece è ordine del direttore generale della Juventus), la vedo grigia.

Il pronostico comunque volge al brutto; non solo la Juve è più forte, ma dopo questa cagnara è difficile immaginare che l’arbitro possa trattarla meno che con i guanti. In fondo in fondo, però, è irrilevante: il derby si vince sugli spalti, con la qualità del tifo, e su questo il Toro ha già vinto, visto che la Maratona è andata esaurita in sei ore, mentre la curva della Juve non era esaurita nemmeno dopo dieci giorni di prevendita. Il risultato, poi, è solo un fatto di cronaca.

[tags]calcio, derby, toro, juve[/tags]

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martedì 26 Febbraio 2008, 15:49

Dannati marchettari, hanno colpito ancora

Annuncio sentito all’Ikea: “Vi ricordiamo che presso il ristorante è disponibile il menu bimbi biologico!”

[tags]ikea, marketing, bambiiiiiini, fuffa per masse lobotomizzate[/tags]

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lunedì 25 Febbraio 2008, 14:22

[[Elio e le Storie Tese – Parco Sempione]]

Da qualche giorno è uscito in edicola il nuovo disco di Elio e le Storie Tese, calembouricamente denominato Studentessi. A primo impatto si rivela un po’ deboluccio; del resto è noto che tutti i gruppi rock sopra i quaranta scagazzano un disco ogni 4-5 anni, ma solo dopo aver spinto parecchio, e il risultato ne risente. Insomma, nonostante la solita infilata di ospiti stellari e la musica ovviamente complessa e suonata benissimo, nonostante un paio di ritornelli orecchiabili, un brano che cita la città di tre lettere, e l’apparizione di Guido Meda, nulla in questo disco ancora ha veramente catturato la mia attenzione; ad eccezione di un pezzo.

L’eccezione in questione non è nemmeno un inedito, visto che l’avevo già ascoltata nel concerto di quest’estate al manicomio di Collegno (o comunque l’abbia attualmente rinominato la locale amministrazione per renderlo più fico). Si chiama Parco Sempione ed è un capolavoro su vari livelli; musicalmente è un brano prog rock – ricorda un po’, per certi versi, Psichedelia, compresa l’apparizione del flauto di Elio nelle parti lente – mescolato a una base di percussioni e con un ritornello corale che ha la forza di una manifestazione di piazza.

Ciò che sorprende, comunque, è il tema: la canzone parte come una qualsiasi buffonata alla Elio e le Storie Tese, con le macchiette del tizio che suona i bonghi nel parco e del vecchietto che ne è disturbato; un tema universale che peraltro domina il dibattito politico delle nostre città, visto che, per esempio, qualche giorno fa su Specchio dei Tempi è stata pubblicata una lettera contro i bonghisti di piazza Castello, con tanto di endorsement pubblico da parte del giornalista della Stampa che cura la rubrica.

La canzone potrebbe quindi limitarsi a un po’ di banale ironia e presa per il culo di una situazione quotidiana, se non che, a tradimento, l’ultimo ritornello svolta completamente argomento e tono musicale, trasformandosi in una invettiva politica pesantissima sulla nota vergogna milanese del Bosco di Gioia, un fazzoletto di alberi in piena città, destinato esplicitamente a giardino per i degenti ospedalieri da un lascito ereditario, che, nonostante il vincolo e le proteste popolari, viene raso al suolo a fine 2005, per volontà della Regione e del Comune, che favoriscono la costruzione di nuovi palazzi su quel terreno. Nonostante proprio quella vicenda sia stata l’occasione per criticare il manicheismo piuttosto ipocrita di Grillo, pur facendo poi parziale ammenda, è indubbio che la continua cementificazione di Milano lasci tutti perplessi, anche se a noi torinesi permette un malcelato senso di rivalsa per come questi, pur avendo più soldi, più risorse e più peso politico, li usino per massacrare la propria città invece di migliorarla.

Bene, da quanto tempo è che non si sentiva in Italia una canzone – anzi, il singolo di un disco di un gruppo di primario rilievo – dare dei “figli di troia” a politici importanti come Moratti e Formigoni, pur non nominandoli esplicitamente? Gli Elii non sono nuovi a questi exploit, a partire dal famoso Sabbiature oscurato in diretta dalla Rai al concerto del primo maggio 1991 (accusava Andreotti prima ancora di Mani Pulite…). Questo però è un caso particolare, perché non si tratta di un testo politico su una base casuale, ma di una canzone politica organicamente concepita nel testo e nella musica e concentrata su un caso specifico, come non accadeva in Italia forse dagli anni ’70.

Negli ultimi vent’anni, per “canzone politica” in Italia si intendono cose come Cara democrazia (Ritorna a casa che non è tardi) di presunti guru come Ivano Fossati: gente politicamente ammanicata che produce un brano musicalmente scarsissimo, dal testo tanto pretenzioso quanto fumoso, che evita accuratamente di prendersela con qualcuno di riconoscibile o di esporsi in alcun modo, e viene quindi passato a ciclo continuo da media politicamente controllati come Radio Popolare finché le vendite del cantautore organico non sono sufficienti. Attaccare direttamente qualcuno, in Italia non si fa; che poi magari rischi ancora una denuncia, o di venire ostracizzato come “incontrollabile” e “agitatore” dalla tua stessa parte politica.

Per questo trovo questo brano così significativo, e ammiro il coraggio degli Elii nel proporlo, spinti probabilmente da una rabbia creativa che annulla le barriere inibitorie e garantisce anche un risultato artisticamente valido. In un paese tuttora doroteo, non è da tutti: complimenti.

E nel frattempo, ecco qui sotto il (divertentissimo e pieno di add-on e intermezzi) video: quello che sventola Elio per poter entrare nel parco sarebbe un Ecopass

Parco Sempione, verde e marrone, dentro la mia città
metto su il vibro, leggo un bel libro, cerco un po’ di relax
all’improvviso, senza preavviso, si sente un pim pam pum
un fricchettone, forse drogato, suona e non smette più (bonghi)

Questo fatto mi turba
perchè suona di merda
non ha il senso del ritmo
e non leggo più il libro
quasi quasi mi alzo
vado a chiedergli perché
ha deciso che, cazzo,
proprio oggi niente lo fermerà

Piantala con sti bonghi, non siamo mica in Africa
porti i capelli lunghi ma devi fare pratica
sei sempre fuori tempo, così mi uccidi l’Africa
che avrà pure tanti problemi ma di sicuro non quello del ritmo

Dai barbon cerca de sonà mej
che son dree a fà ballà i pee
anca se gh’ho vottant’ann
voo giò in balera con la mia miee
ohé, che dò ball
te me s-ceppet l’oreggia
ti, i tò sciavatt e i bonghi

Caro signore, sa che le dico, questa è la libertà
sono drogato, suono sbagliato, anche se a lei non va
non vado a tempo, lo so da tempo, non è una novità
io me ne fotto, cucco di brutto, grazie al mio pim pum pam (bonghi)

Questa cosa mi turba
e mi sento di merda
quasi quasi mi siedo
ed ascolto un po’ meglio
forse forse mi sbaglio
forse ho preso un abbaglio
forse forse un bel cazzo
fai cagare, questa è la verità

Ora ti sfondo i bonghi per vendicare l’Africa
quella che cucinava l’esploratore in pentola
ti vesti come un rasta, ma questo no, non basta
sarai pure senza problemi ma di sicuro c’hai quello del ritmo

Ohé
te tiri una pesciada in del cuu
va a ciapà i ratt
te podet vend domà el tò ciccolatt

Ecco spiegato cosa succede in tutte le città
Io suono i bonghi, tu me li sfondi, di questo passo
dove si finirà?

Ecco perchè qualcuno pensa che sia più pratico
radere al suolo un bosco considerato inutile
roba di questo tipo non si è mai vista in Africa
che avrà pure tanti problemi ma di sicuro non quello dei boschi

Vorrei suonare i bonghi come se fossi in Africa
sotto la quercia nana in zona Porta Genova
sedicimila firme, niente cibo per Rocco Tanica
ma quel bosco l’hanno rasato mentre la gente era via per il ponte

Se ne sono battuti il cazzo, ora tirano su un palazzo
han distrutto il bosco di Gioia, questi grandissimi figli di troia

[tags]elio e le storie tese, studentessi, parco sempione, bosco di gioia, milano, bonghi, canzone politica, fossati, radio popolare, musica[/tags]

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domenica 24 Febbraio 2008, 17:00

Cronache dal Barcamp (3)

Il pomeriggio del Barcamp si è svolto regolarmente e anche velocemente, visto che verso le 16,30 era già tutto quasi finito. Forse si poteva allungare un po’ il pomeriggio, ma alle 18 c’era la partita (anche se, più che una partita, è stata una esibizione di caos quantistico allineatosi puntualmente nel modo più sfigato possibile per il Toro) e quindi buona parte dell’organizzazione doveva scappare allo stadio; del resto, molti di coloro che si erano segnati per parlare non si sono poi materializzati, oppure sono giunti febbricitanti e scarsamente disposti.

A inizio pomeriggio, ho assistito all’intervento di un tizio dal doppio cognome che ha esposto i ben noti problemi di vecchiume del mondo politico italiano. Un ascoltatore remoto l’ha definito “Pierpiersilvio” per il modo un po’ da forzaitaliota (del resto, come fornitore, ha fatto un sito per Forza Italia, e ammetto che la cosa a priori mi puzzava un po’ – come mi sarebbe puzzato l’aver lavorato per il PD, non è questione di partito ma delle logiche con cui i partiti si scelgono i fornitori) ma le considerazioni fatte erano condivisibili; se mai, il punto era “e quindi?”. L’intervento (oltre a sforare, in modo un po’ maleducato, di dieci minuti perchè “ho cominciato dieci minuti dopo”) si concludeva con una disamina di varie piattaforme del “partito di Internet”; idea che torna fuori a intervalli regolari e che invece, secondo me, è deleteria.

Infatti, come ho detto subito dopo nel mio intervento, invece di fondare un partito, che rischia soprattutto di aprire dinamiche di autopromozione da parte di singoli individui, è il caso di lavorare su proposte pratiche, e sulla costruzione della coscienza di come esista una intera generazione di persone con esigenze e problemi simili, attualmente invisibili e non considerati dalla politica. Io comincerei quindi a discutere proposte specifiche su temi come pensioni, welfare, assistenza, esigenze di vita quotidiane dei giovani lavoratori di questo Paese, quelli che – come dicevamo – lavorano con la conoscenza.

Il mio intervento – che volutamente non è stato un discorso, ma la descrizione di un problema seguita da un sollecito per il dibattito in sala – è piaciuto e ha raccolto grande sostegno, non solo da parte di amici come Enrico e Vittorio, ma da parte di persone che nemmeno conoscevo. Io, pur essendo ovviamente preso da mille questioni lavorative e personali, non vorrei lasciar cadere la questione; e naturalmente sarà benvenuto chi vorrà contribuire alla costruzione di una infrastruttura innovativa, sia tecnica che organizzativa, per promuovere questa discussione.

Dopo di questo, mi sono accasciato esausto su una sedia, non prima di aver visto Elena vincere una fonera (prima o poi gliela frego e la provo) e aver sentito qua e là altre presentazioni interessanti, da tal Salvatore Aranzulla che compirà diciott’anni domani (molti complimenti per l’intraprendenza) fino a Iron Bishop che presentava Wikipedia.

In conclusione, è stato un ottimo evento, anzi troppo corto; secondo me si dovrebbe trovare il modo di farlo in un luogo più ampio, su una giornata intera o su due mezze giornate, e con un programma un po’ meglio organizzato, visto che a me questa anarchia totale del modello barcamp piace poco, è dispersiva e non permette di scegliere a ragion veduta cosa seguire. Sarà che di eventi simili all’estero ne ho visti già un po’, e mi sembrano funzionare meglio; comunque credo che lo spazio in Italia ci sia, e mi piacerebbe che Torino diventasse il punto di riferimento italiano anche su questo.

[tags]torinobarcamp2008, torino, barcamp, lavoratori della conoscenza[/tags]

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sabato 23 Febbraio 2008, 14:24

Cronache dal Barcamp (2)

La mattinata si è conclusa con una presentazione di Matteo “LastKnight” Flora, sulle leggi e sui filtri seminascosti che il governo italiano mette a Internet, con tanto di citazioni sputtananti dei vari politici. In sala ha avuto un successone, mentre il pubblico online ha invece reagito sbertucciandolo per la sua mise e i suoi atteggiamenti un po’ istrionici; ma si sa, il pubblico online è spietato.

E’ quindi seguito un ottimo buffet di roba dall’aria molto slow food, ma da ingurgitare in venti minuti perché dovevano fare due turni. Anche in questo Barcamp si è dimostrato che, non importa l’ambiente, il buffet viene sempre plunderato (è il termine tecnico che si usa nei giochi strategici da tavolo per la devastazione totale di un esagono allo scopo di estrarne la maggior quantità di risorse possibile nell’immediato; e poi non cresce più nemmeno l’erba). Comunque, al di là di alcuni vecchietti che reinterpretavano da vicino episodi della grande fame irlandese del 1848 senza alcuna dignità, il tutto si è svolto in modo ordinato e il rancio era ottimo e abbondante (burp).

Si è appena ripreso con un intervento che pare impostato sul leit-motiv “e forza rete, che siamo tantissimi”, e poi alle 14,30 parlerò io.

[tags]torinobarcamp2008, torino, barcamp[/tags]

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sabato 23 Febbraio 2008, 12:20

Cronache dal Barcamp (1)

Il Barcamp è iniziato, già alle 10,30 (così presto?), con una presentazione improvvisata da Axell e Vittorio, seguita da un buco nel programma che ho pensato di riempire io, con una pillola di Hacking the United Nations che ha avuto, mi pare, buon successo. Poi, nella stessa stanza, è stato presentato Blogmeter.it, altrettanto interessante.

Poi però è arrivato lui: un tizio dall’accento romanissimo che ha speso 15 dei 30 minuti a lui allocati per far partire le slide, e poi ha cominciato con una presentazione orrenda, esposta male, e soprattutto squallidamente pubblicitaria: in pratica ha fatto uno spottone a Cupido.it essenzialmente buttando merda sui concorrenti, sin dal titolo “Stop al supermarket dei sentimenti”. Ma noi siamo beneducati e non l’abbiamo fischiato.

Il mio intervento vero, su questo tema qui, sarà alle 14,30 nel salotto rosso e sperabilmente visibile online qui. Accorrete numerosi!

[tags]torinobarcamp2008, torino, barcamp, internet[/tags]

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venerdì 22 Febbraio 2008, 20:44

Webdays

Oggi pomeriggio (al mattino ero impegnato) mi sono sparato la prima dose di happening internettaro, seguendo metà dei Webdays; che poi era un giorno solo, quindi avrebbero dovuto chiamarlo Webday e basta. All’inizio mi sono spaventato, visto che sono arrivato alle 14,10 e la sala era sostanzialmente deserta; del resto il posto non invoglia.

Il luogo infatti è il Circolo dei Lettori, a prima vista una delle cose più snob e pretenziose mai concepite da mente umana, situato in pieno centro, in un palazzo nobiliare con stucchi e marmi, presidiato da vari livelli di porte e uscieri; come a sottolineare il fatto che la lettura è soltanto per un’élite e che tutti gli altri sono dei porelli.

Comunque, verso le 14,45 si è raccolto un buon pubblico e inizia la prima sessione, moderata da Vittorio Pasteris e dedicata al rapporto tra Internet e giornalismo; la star è Anna Masera, responsabile della parte Internet della Stampa, che dimostra non solo di capire perfettamente i meccanismi, ma di aver ben presente di doverli pilotare. Forse avete sempre pensato che l’edizione web del quotidiano cittadino fosse un banale copia e incolla di una selezione di articoli, e invece no: ci sono sotto vari ragionamenti e studi, nonché l’osservazione, deprimente per gli stessi giornalisti, che qualsiasi articolo contenente la stringa “Franzoni” o l’immagine di mezzo culo – o entrambi contemporaneamente – raccoglie un diluvio di accessi che qualsiasi articolo vagamente serio si sogna.

La discussione poi si è concentrata sul ruolo dei giornali nell’era del web (sempre meno scrivere, sempre più validare, organizzare, commentare e approfondire) e su come cambi il ruolo del giornalista. Naturalmente, da commentatore fisso dei forum della Stampa, non mi sono risparmiato un intervento, suggerendo che forse dovrebbero cominciare a utilizzare anche le comunità e i forum cittadini come fonti di notizie, e a integrare nel giornale contenuti provenienti dai blog, che spesso sono di qualità uguale o maggiore di quella di molti articoli, e in più sono gratis. Ho capito che nel mondo del giornalismo ci sono ancora forti resistenze all’idea che un “dilettante” possa contribuire sullo stesso piano di un “professionista” (ah, i mondi degli ordini professionali…); eppure ormai la maggior parte del contenuto di un giornale arriva dalle agenzie o dai freelance… Comunque, l’atteggiamento della Masera era positivo; io spero che, per cominciare, rivedano presto quel macchinoso motore di forum e commenti e lo trasformino in qualcosa di più usabile.

La seconda sessione era invece dedicata al ruolo degli editori e al futuro del libro di fronte a Internet, e lì mi son sentito fuor d’acqua; tranne la moderatrice (tal Mafe De Baggis che credo sia una blogstar ma che non avevo mai conosciuto, e che è una donna davvero molto simpatica) gli altri, sia al tavolo che tra il pubblico, sembravano tirarsela tantissimo, con un tono da “io mi occupo di cultura, sai”; a un certo punto uno ha fatto un intervento ripetendo per tre volte una parola che suonava come “eritropoiesi” ma non era quella, visibilmente compiaciuto nell’usare un termine che nessuno potesse capire.

Ovviamente l’idea che il libro possa non dico essere superato, ma doversi adeguare ai tempi, era respinta con orrore. A un certo punto io non ho retto più, e ho puntualizzato un paio di cosette, cioè che il fatto che l’industria della musica stia andando a ramengo non è dovuto al non essersi difesi abbastanza dalle innovazioni tecnologiche, ma all’essersi difesi troppo; e che il fatto che ci siano dei fan che scrivono le proprie fanfiction con i personaggi di libri famosi senza pagare diritti d’autore è uno stimolo per il mercato, non certo un pericolo per le vendite, come dimostra il boom dei fumetti giapponesi. Lì l’editore mi ha risposto che le graphic novel sono un mercato trascurabile e che Gaiman è anche un autore di romanzi… evidentemente, vista la confusione che ha fatto, non ha mai visto un manga in vita sua.

Vabbe’, comunque è stato molto interessante; preludio al Barcamp di domani, in cui sto pensando di parlare anche di ICANN, anzi è il caso che mi prepari qualcosetta, anche se non si dovrebbe arrivar lì coi discorsi pronti (ma lo fanno tutti). Ci vediamo domani.

[tags]webdays, torinobarcamp2008, torino, circolo dei lettori, la stampa, giornalismo, editoria, libri, ebook[/tags]

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giovedì 21 Febbraio 2008, 10:19

Oggetti

Caro diario,

anche ieri, come spesso in questi giorni, ho impiegato la pausa pranzo per tornare indietro fino alla mia vecchia casa. Ormai vivo in quella nuova da quasi un mese, ma ovviamente il trasloco non è ancora finito, e anzi diventa sempre più lungo.

Il problema è che, spostate velocemente le cose essenziali, restano tuttavia quelle superflue; che proprio per questo richiedono molto più tempo.

Per esempio, io per anni sono andato in viaggio riportando indietro, con efficienza svizzera, tutti i campioni di sapone e di shampoo che trovavo negli alberghi: sai mai che così si riesca a risparmiare sull’igiene! Aprendo armadi e cassetti, sono saltate fuori una, due, tre, quattro scatole da scarpe piene zeppe di saponcini, flaconcini, pettinini, spazzolini, batuffolini, persino i cottonfioc. E tu che ne fai? Vorrai mica buttar via tutto questo patrimonio costruito negli anni? In più, ogni sapone è un ricordo: ah come mi ero lavato bene in Uruguay, ah che bella doccia che aveva quell’albergo a Palo Alto, e così via.

E le salviettine umidificate, ognuna racchiusa nella sua brava confezione di alluminio? A botte di un fazzolettino per volo, ne ho un cassetto pieno, anche di linee aeree che non esistono più. Anzi, mentre ci siamo, mi faccio una pausa con queste caramelle della Swissair, che la compagnia è fallita da sei anni, ma le caramelle sono ancora qui.

Sì, è vero, potrei cominciare a buttar via. Ma solo un bruto potrebbe gettar via la confezione di pennarelli che usava per colorare i disegni all’asilo: e infatti io l’ho gelosamente conservata. Davvero potrei buttare via le vecchie audiocassette? E allora dovrei forse buttare anche il walkman? Ma figurati, chissà quanto vale un walkman originale Sony, con dentro ancora la cassetta di El diablo dei Litfiba.

Potrei forse gettar via la collezione di fogli bianchi, centinaia e centinaia di pagine vuote e adornate solo del logo di questo o quello sponsor, raccolte con tenacia negli anni, come quella volta a Beverly Hills, al Webnoize del 2000, dove alla fine del discorso contro la pirateria del fu Jack Valenti tutta la sala si alzò ad applaudire, ma mezz’ora dopo, quando tutti ormai erano andati via, nella stessa sala c’erano solo più due messicani che smontavano e io che raccoglievo manciate di bloc notes marchiati IBM abbandonati sulle sedie.

Caro diario, la nostra vita è piena di oggetti, che nascono vergini ma poi presto si sporcano di noi, entrando in una relazione fedele e sottintesa che soltanto noi, per un motivo qualsiasi, possiamo a un certo punto tradire. E’ da questo blocco regalatomi anni fa dal GARR che io ne esorcizzo il mistero, mentre mi appresto ad impacchettarli tutti e a spostarli dal fondo di un vecchio armadio al fondo di un nuovo armadio; fino a che, tra cinquant’anni, qualcuno entrerà in casa mia, troverà i miei pennarelli, e si chiederà che cosa mai potesse rappresentare, per un vecchio, un pezzetto di plastica colorata.

[tags]oggetti[/tags]

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mercoledì 20 Febbraio 2008, 11:51

Meno sei giorni dal derby

La notizia di oggi è che alle dieci e un quarto avevo già in mano il biglietto del derby, complice l’efficientissima tabaccheria di via Fratelli Carle 42, un posto dove i souvenir di Torino in vendita sono solo nelle varianti “neutra” e “granata”, a cinquanta metri – come ho scoperto oggi – dal minimarket del compianto Ferruccio, quello per cui a tutt’oggi lo striscione “Ciao Fe'” domina il centro della curva Maratona.

Per voi sportivi, segnalo anche che è partita in questi giorni la sesta edizione della Operazione Uova di Pasqua, l’annuale kermesse in cui un manipolo di distinti signori di varia estrazione sociale cerca di rovinare il business delle squadre a strisce, gobbi in testa, provvedendo con abilità di ninja a visitare i supermercati in incognito, per poi fare in modo di rompere nascostamente il maggior numero possibile di uova di Pasqua scolorate di bianco e nero, e in misura minore di altre strisce. Come dice uno dei promotori, “Cerchiamo le buonissime uova di pasqua gobbe, ammiriamole nel loro splendore e gentilmente premiamole fino a sentire quel dolce “crack”, riponendole con molto savoir faire sullo scaffale.”

Mentre lascio agli juventini all’ascolto il compito di cercare su Google cosa voglia dire “savoir faire” (occhio che non si legge come è scritto), io aggiungo il racconto di uno dei partecipanti:

“Io come lavoro faccio l’autista di mezzi pesanti,e guarda caso lavoro nel comparto alimentare ,e guarda caso ho caricato il camion pieno di uova ,e guarda caso ,in mezzo a quelle delle marche piu’ svariate ,erano presenti anche quelle delle 3 strisciate ,e sto cazzo di muletto mi scappava in continuazione.

una strage :scompiscia: :scompiscia: :scompiscia: :scompiscia:

Una vera lotta operaia contro il marketing e i poteri forti!

[tags]torino, toro, curva maratona, derby, gobbi, uova di pasqua, goliardate[/tags]

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martedì 19 Febbraio 2008, 15:23

I giovani lavoratori della conoscenza

Visto l’interesse, come anteprima dell’intervento che penso di fare al Barcamp ho pensato di pubblicare questa disamina dei problemi che hanno i lavoratori della conoscenza, categoria trasversale e difficile da definire, che racchiude una quota di lavoro dipendente, parecchio lavoro fintamente subordinato – cioè persone che di fatto fanno il dipendente, lavorando principalmente per un singolo committente e con orari e compiti rigidi, ma sono inquadrate in modo precario per risparmiare sul costo del lavoro – e tutta la galassia degli autonomi e delle partite IVA che svolgono lavori cosiddetti “atipici”, dal consulente al giovane imprenditore passando per i lavori artistici e gli sviluppatori a gettone.

Si tratta di un insieme di persone che nella mappa politico-economica dell’Italia non esistono, sia perché prevalentemente giovani, sia perché rientrano difficilmente nello schema tradizionale padrone – professionista – impiegato – operaio attorno a cui sono organizzate le relazioni sociali e le forme di assistenza collettiva. Per questo motivo queste persone sono tra quelle che subiscono più di tutte i danni della precarietà, ma anche quelli di un sistema bloccato e privo di meritocrazia. Eppure questo è anche l’unico settore con speranze di far nuovamente crescere l’economia italiana.

La rete è per tutti noi che facciamo parte di questo gruppo uno strumento fondamentale; sarebbe il caso di provare ad usarla per uscire dall’invisibilità e sollevare all’attenzione del mondo politico (di qualsiasi schieramento) i problemi che viviamo quotidianamente. Sul come… se ne discuterà al Barcamp e nella blogosfera!

P.S. per .mau.: no, non sto fondando un partito.

[tags]lavoratori, conoscenza, torinobarcamp2008, cortiana[/tags]

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