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lunedì 22 Aprile 2013, 17:37

Non vogliamo Napolitano

Non è facile esprimere la rabbia e lo sdegno che una grande parte dell’Italia sta provando in questi giorni, dopo il colpo di mano che ha portato alla rielezione di Napolitano, una vera e propria dichiarazione di guerra dei partiti agli italiani, il trionfo estremo dell’inciucio.

Il Partito Democratico, messo di fronte alla scelta tra Rodotà e Berlusconi, tra Prodi e Berlusconi, ha scelto Berlusconi; la rielezione di Napolitano, come proclama apertamente Fassino nell’ennesima telefonata imbarazzante, è una proroga di qualche anno che garantisce un governo PD-PDL, l’immunità giudiziaria per Berlusconi (magari tramite una nomina a senatore a vita) e facilmente, visto che Silvio farà presto cadere il governo per vincere le elezioni passeggiando sulle rovine del PD, la sua successiva ascesa al Quirinale.

E’ anche un colpettino di Stato; perché se è vero che quanto avvenuto è formalmente in regola con la Costituzione, è altrettanto vero che l’Italia è una repubblica parlamentare, non presidenziale. Qui abbiamo un Presidente della Repubblica che sceglie a suo piacimento i futuri ministri, gli fa scrivere il programma del futuro governo, si fa rieleggere e poi nomina quello che tutti senza pudore definiscono “il governo del Presidente”, con lui di fatto a capo; e questo non per la prima volta, visto che già per Monti era stato più o meno così.

Napolitano, che negli anni ’80 era l’amico di Craxi nel PCI (e già allora Silvio lo sponsorizzava), ora è l’amico di Berlusconi nel PD. Per lui parla ciò che ha fatto, dagli allegri rimborsi spese quando era al Parlamento Europeo fino alla battaglia per far bruciare le intercettazioni tra lui e Mancino, che ci avrebbero finalmente permesso di saperne di più sulla trattativa Stato-mafia. Napolitano è il perfetto presidente dei partiti, acclamato dalla propaganda dei giornalai che cerca di cancellare il dissenso.

Per questo, come mai accaduto prima, le piazze in questi giorni si sono riempite spontaneamente di italiani indignati che protestavano contro il nuovo presidente, e noi siamo stati sommersi di richieste di manifestare. Nel video in alto vedete qualche immagine del corteo spontaneo di sabato a Torino (qui un video più completo), a Roma ieri c’era una folla talmente ampia e variegata che Grillo non ha potuto parlare (per i giornali ovviamente è stato un flop).

Non è facile, per chi come me riveste un ruolo istituzionale, decidere come porsi, stretto tra l’indiscutibile fedeltà alla Costituzione e la necessità di combattere chi la rispetta solo di facciata. Ci avviamo verso un periodo sempre più difficile, in cui il dialogo tra i cittadini e le istituzioni sempre più diventa odio reciproco. Colpiscono le migliaia e migliaia di unanimi insulti rivolti a qualsiasi dirigente del PD osi mettere il naso in pubblico, così come colpiscono le risposte dei politici e dei giornali di regime che dicono che bisogna chiudere la rete e ascoltare ancora meno i cittadini. Più questa gente resta nelle istituzioni democratiche, e più le istituzioni democratiche saranno delegittimate: il rischio è veramente che, quando il tutto crollerà, insieme alla casta si butti via anche la democrazia.

Ma a tutto questo c’è una sola soluzione: che questa gente vada via. A tutti quelli che alle ultime elezioni hanno votato PD, io chiedo una sola cosa: mai più. Giurate che non vi farete mai più abbindolare, anche se questi adesso cambieranno forma, nome, facce per ripresentarsi belli belli tra pochi mesi promettendo di essere cambiati. Alle brave persone che stanno nella base di quel partito chiedo di smettere di legittimare tutto questo con la propria faccia.

Infatti, c’è ancora una speranza. In questi giorni il Movimento 5 Stelle è diventato un “Movimento 5 Stelle Più…”, perché nelle piazze c’era anche SEL, c’erano tanti ex elettori del PD, c’erano tanti cittadini privi di partito ma incazzati neri. Anche se ognuno ha la propria identità, anche se il M5S non è nato per fare alleanze, è importante che nel Paese si allarghi il blocco sociale di chi non ci sta più, per costruire una opposizione al regime che possa infine vincere le prossime elezioni; e dell’analisi di Travaglio sottoscrivo tutto, anche l’invito a Grillo a essere più statista. Serve una unione nazionale tra persone diverse, nel nome della vera democrazia, quella che mette al primo posto l’interesse degli italiani; se c’è un fatto positivo, è che in questi giorni finalmente ha iniziato a nascere.

Il simbolo di tutto questo è una persona eccezionale che mi onoro di conoscere e ammirare da molti anni: Stefano Rodotà. Non nascondo che quando ho dichiarato pubblicamente il mio sostegno per lui diverse persone, nel Movimento torinese, mi hanno guardato storto: “ma è un vecchio politico”, dicevano. I fatti hanno dimostrato che Rodotà era la persona giusta.

Credo di poter ora raccontare un piccolo aneddoto. Venerdì alle 9:30 mi è squillato il telefono, rispondo e mi sento dire: “Ciao, sono Stefano Rodotà, scusami, ti posso disturbare?” Aveva semplicemente bisogno di parlare urgentemente con i nostri capigruppo, e siccome il cellulare di Vito Crimi era spento ha chiamato me per far riportare il messaggio; ma che una persona invocata da milioni di italiani e in ballo per diventare Presidente della Repubblica chiami un italiano qualsiasi e per prima cosa chieda se può “disturbare” vi dice quanto incredibilmente umile sia.

In quella telefonata, il professore mi ha raccontato quanto la mobilitazione trasversale a suo sostegno lo avesse commosso, e mi ha detto che, comunque fosse andata, essa gli avrebbe dato la carica per continuare la sua battaglia decennale in difesa dei diritti. Ecco, io credo che per scalzare questo sistema fortissimo e onnipresente ci sia bisogno di Grillo, ma ci sia anche bisogno di Rodotà; e se sapremo costruire una alleanza a prima vista così improbabile, mettendo insieme persone così diverse, facendo in modo che comincino a capirsi e apprezzarsi al di là dei pregiudizi e delle differenze, lasciando perdere colori e ideologie e concentrandoci sui valori essenziali della democrazia, come accadde subito dopo la caduta del fascismo, non potremo che giungere alla vittoria.

[tags]napolitano, rodotà, repubblica, costituzione, politica, pd, parlamento, m5s, grillo[/tags]

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martedì 16 Aprile 2013, 12:28

L’impresa

Giovedì scorso, in commissione Lavoro, abbiamo parlato del Centro Agroalimentare Torinese (CAAT), ovvero i nuovi mercati generali, costruiti negli anni ’90 tra Grugliasco e Rivalta. Su richiesta di alcuni consiglieri della maggioranza, i dirigenti del centro sono stati sottoposti a due ore di terzo grado perché La Stampa aveva riportato che nel centro lavorano degli immigrati sfruttati, che di notte si infilano clandestinamente e vengono impiegati in nero da una delle quaranta cooperative o da uno dei cento imprenditori grossisti che lavorano nel centro.

Per due ore si è parlato di come reprimere questo fenomeno, attribuendone la colpa esclusivamente alle imprese. Si è parlato di maggiori punizioni da infliggere a chi viene trovato a impiegare clandestini (da sette a quattordici giorni di chiusura dell’attività), di come buttare fuori immediatamente le aziende che non hanno pagato i contributi, di ulteriori adempimenti burocratici da richiedere alle imprese per provare di non essere mafiose. In sostanza, per l’intera seduta il consiglio comunale si è dedicato a come creare nuove complicazioni e nuovi controlli, basati sull’idea che un imprenditore sia di base un potenziale criminale, e che debba essere lui a provare continuamente di non esserlo.

Sabato, uno di quei cento imprenditori del Caat si è suicidato: tra crisi, controlli, tasse, banche e burocrazia, non riusciva più a tenere in piedi l’azienda.

Questa lugubre coincidenza fa davvero molto riflettere sul pessimo rapporto tra la politica e le imprese; quelle che, bene o male, tengono in piedi tutto il resto. Quelle che sono sempre e solo viste come vacche da mungere, con una pressione fiscale e un carico di adempimenti legali fuori da ogni logica, salvo poi stupirsi e indignarsi se qualcuno di loro cede e sposta le attività all’estero, dove gli fanno ponti d’oro. Quelle per cui non vale la presunzione di innocenza, ma la presunzione di colpevolezza: se uno è imprenditore, di sicuro evade o elude le tasse, e comunque sfrutta la gente per arricchirsi.

In un Paese normale, a chi ha il coraggio di intraprendere verrebbe dato un premio: non tanto perché crea ricchezza per sé, ma soprattutto perché la crea per gli altri. I 16 milioni di pensionati, i 3 milioni e mezzo di dipendenti pubblici, i 13 milioni di adulti disoccupati o inattivi e gli 8 milioni di bambini e ragazzi si mantengono tutti sulla ricchezza creata dai 19 milioni di lavoratori privati, senza la quale non ci sarebbe niente da tassare e dunque nessuna risorsa con cui pagare pensioni, stipendi pubblici e welfare. Ma un rapporto numerico del genere quanto può essere sostenibile?

confapri-torino-incontro.jpg

Ieri a Torino il Movimento 5 Stelle ha incontrato Confapri, un forum di imprenditori che non ce la fanno più. Abbiamo ascoltato le loro storie, che sono poi tutte simili: tasse che non si riescono a pagare, una burocrazia infinita che si autoalimenta, le banche che strozzano peggio degli usurai. Gianroberto Casaleggio ha illustrato le proposte che il Movimento 5 Stelle ha fatto e che presenterà come proposte di legge; tutti erano d’accordo, ma con una sola postilla: fate presto.

In questo momento, difatti, tenere aperta in Italia un’impresa è già un’impresa di per sé; se non facciamo presto, potremo discutere all’infinito di grandi diritti e di grandi principi, ma l’economia del nostro Paese sarà talmente desertificata che non ci saranno mai più i soldi per garantirli.

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martedì 9 Aprile 2013, 11:36

Il mio Presidente della Repubblica

Tra qualche giorno il Movimento 5 Stelle offrirà agli italiani un’altra storica prima: la possibilità di scegliere dal basso, con un voto online, il proprio candidato a Presidente della Repubblica, usando la stessa piattaforma già usata per le parlamentarie (se qualcuno non è ancora iscritto o non ha mandato il documento, ormai è tardi per questo voto ma fatelo subito per i prossimi, qui trovate le istruzioni).

Ci sono tanti possibili criteri per scegliere chi potrebbe essere un buon Presidente, e, ragionando in senso astratto, sarebbe bello se il prossimo fosse finalmente una donna. Tuttavia, io vorrei dichiarare in pubblico il nome per cui io voterò, che è quello di Stefano Rodotà.

Il motivo primario per cui lo farò è che conosco Rodotà personalmente, avendo collaborato con lui per molti anni, prima di fare politica, al progetto della Carta dei Diritti della Rete (in cui ho ritrovato il video del 2006 che vedete sopra) e in generale a varie battaglie per le libertà digitali; e ne ho grandissima stima. Oltre ad essere uno dei nostri migliori giuristi, noto in tutto il mondo, è una persona estremamente umile e lontana dall’arroganza del potere; pur essendo culturalmente legato al centrosinistra, è sempre stato indipendente, è fuori dalla politica di partito da vent’anni e sarebbe in grado di ragionare sopra le parti. E’ anche una persona dallo spirito giovane e aperto alle novità, nonostante l’età; del resto ha passato gli ultimi dieci anni a occuparsi di Internet.

Ma, oltre alla stima per la persona, c’è anche un ragionamento politico. So che moltissimi nel Movimento penseranno invece a scegliere personalità completamente slegate dalla politica, come Dario Fo, che già una volta Grillo indicò come papabile, o come Gino Strada. Sento anche parlare di vari magistrati, come Ferdinando Imposimato e Gherardo Colombo. Tuttavia, in questo momento così delicato io penso che una personalità senza una solida esperienza politica rischi di fare danni, e inoltre la sovrabbondanza di magistrati in politica (che peraltro raramente fanno bene) mi sembra più preoccupante che positiva.

Ma soprattutto, penso che sia sbagliato proporre anche in questo caso, come già per le presidenze delle Camere, un candidato di bandiera, ovvero una persona che, per quanto validissima, non possa raccogliere su di sè i voti necessari per essere eletta. Il probabile risultato di una scelta del genere sarebbe quello di votarci il nostro candidato per un po’ di volte per poi assistere all’inevitabile inciucio PD-PDL, e trovarci come Presidente un D’Alema o un Amato, o un Napolitano-bis; e magari nel frattempo finire pure per farci di nuovo del male da soli, con una parte dei nostri parlamentari pronti a spaccare il gruppo pur di non rischiare l’elezione dello Schifani di turno.

Credo che, per una carica che per definizione deve mettere d’accordo tutti il più possibile, sarebbe molto meglio proporre una personalità che possa essere condivisa dalla maggioranza del Parlamento; e che sia piuttosto il PD a spaccarsi, prendendosi la responsabilità di non votare una personalità di alto livello e della propria area culturale, pur di tener fede all’inciucio con Berlusconi a cui stanno lavorando da settimane.

Come sapete ho sostenuto sin dal principio che noi non possiamo dare la fiducia a un governo del PD, e non ho cambiato idea. Credo però che, visto il momento, sia necessario cominciare nei fatti a fare ciò che abbiamo sempre detto, ovvero trovare accordi per il meglio su singole questioni; questa può essere la prima. E anche se questo approccio dovesse essere impopolare per gran parte del Movimento, io credo che sia l’unico che può fare il bene del Paese.

[tags]presidente della repubblica, rodotà, movimento 5 stelle[/tags]

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venerdì 5 Aprile 2013, 13:08

La città del cemento

Torino è una città dall’anima urbanistica particolare, meravigliosa. Ve lo dice persino il sito del Comune, ricordando come Le Corbusier abbia definito Torino come la città con la più bella posizione naturale del mondo; tra i fattori fondamentali di tale giudizio cita “i 300 chilometri di strade alberate”.

Tra le strade alberate ce n’è una piuttosto particolare, quella storicamente nota come corso del Valentino. Quando nel Seicento fu costruito l’attuale castello del Valentino, davanti al suo ingresso si concepì uno scenografico viale alberato che collegasse la reggia con il convento di San Salvatore (popolarmente San Salvario). Quel viale alberato è chiaramente riportato in tutte le carte storiche, come ad esempio quella del Grossi (1791). Gli alberi ovviamente sono cambiati col tempo, ma il viale esiste come tale da circa quattrocento anni, e l’unico cambiamento significativo degli ultimi cento, dopo la sua inurbazione, è stato intitolare il corso a Guglielmo Marconi dopo la sua morte.

Ma poiché questa è un’epoca senza storia e senza memoria, l’amministrazione di Fassino è pronta a cancellare quattrocento anni di storia per farci un parcheggio; l’immancabile, imperdibile vascone di cemento destinato a ospitare le auto dei pochi fortunati che possono ancora permettersi l’auto e anche il box, come se non sapessimo tutti che tra quarant’anni (nemmeno quattrocento) la mobilità sarà tutta diversa, causa esaurimento del petrolio, e chissà se serviranno ancora i box interrati.

Non dite che non l’avevamo detto: noi (non l’amministrazione, che dovrebbe farlo per mandato) lo scorso autunno abbiamo pubblicato l’elenco dei parcheggi proposti dall’amministrazione e abbiamo chiesto il parere dei cittadini. E poi in perfetta solitudine abbiamo votato contro la delibera, presentando anche una serie di emendamenti per chiedere l’eliminazione di tutti i progetti particolarmente devastanti, tra cui – esplicitamente citato nell’intervento in aula che vedete nel video – questo di corso Marconi. E dunque, tutta l’aula ha specificamente bocciato il nostro emendamento che proponeva di cancellare questo parcheggio e poi ha allegramente approvato la delibera, con noi soli contrari.

Quale sia il senso di un parcheggio privato interrato nella parte finale di corso Marconi sfugge ai più. Non si tratta nemmeno di un parcheggio pubblico, ma di box privati; 180 box privati da vendere a 50-60.000 euro l’uno. In compenso, sarebbe rasa al suolo l’alberata e creata una grande piazza pedonale (dall’uso tutto da capire), con quei pochi alberelli che possono crescere sopra una soletta di cemento, eliminando 220 posti dalle strisce blu in superficie, dunque peggiorando ancora la situazione dei parcheggi a San Salvario. L’unico che ci guadagna è il privato, che a fronte di quasi 10 milioni di euro di incasso potenziale ne spenderebbe quattro o cinque per lo scavo e la risistemazione superficiale, e una cifra indefinita (ma probabilmente sotto il milione di euro) per il diritto di concessione.

Ieri sera si è finalmente svolto il consiglio di circoscrizione aperto, su mozione del nostro consigliere di circoscrizione Claudio Di Stefano. Per l’amministrazione è stata una disfatta, con l’assessore Lubatti che è scappato a metà (aveva un altro improrogabile impegno) e i tecnici comunali presi a insulti dalla gente. Persino il bollettino ufficiale della Circoscrizione parla di contestazione

Bastava parlarne prima con i cittadini della zona, e chiedere a loro se volevano o no un parcheggio (tanto i box servirebbero eventualmente a loro, a chi se no?). Ma su piccole e grandi opere l’atteggiamento del centrosinistra è sempre questo: decidiamo noi per voi cittadini, e se qualcuno si oppone è un retrivo ignorante. Per fortuna la gente è sempre meno disposta a subire!

[tags]parcheggi, torino, fassino, san salvario, valentino, trasporti[/tags]

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lunedì 11 Marzo 2013, 12:34

Cari intellettuali

Cari intellettuali,

ormai Repubblica ospita ogni giorno un diverso appello di luminari, artisti, personaggi finissimi di sinistra che si rivolgono al Movimento 5 Stelle chiedendogli di appoggiare un governo del PD.

Voi lo fate in modo cortese, ma mia bacheca è piena di gente che urla; e nonostante quel che dicono i media, non sono i “grillini”, ma prevalentemente elettori e militanti del PD che gridano scompostamente che loro hanno diritto a governare e che noi dobbiamo dargli i nostri voti per farglielo fare, se no siamo irresponsabili, distruttivi, fascisti, berluscoidi, infantili. Un film stucchevole e già visto, qui a Torino, all’epoca delle elezioni regionali e della sconfitta di Bresso.

Voi partite da una visione che non sta in piedi, quella per cui per vent’anni abbiamo avuto uno scontro tra il male (Berlusconi) e il bene (il PD) e ora il M5S ha il dovere di far trionfare il bene. Mi spiace per voi, quella visione è falsa, innanzi tutto perché non c’è stato nessuno scontro, ma vent’anni di inciuci dietro le quinte, in cui il PD, dalla Bicamerale alle garanzie per le TV di Berlusconi, ha tenuto in piedi il PDL perché entrambi potessero spartirsi il potere.

Dunque per me Berlusconi e Bersani non sono uguali, ma sono ugualmente impresentabili. Sono due facce dello stesso fenomeno durato vent’anni. E’ proprio salvando Bersani che noi salveremmo anche Berlusconi e il berlusconismo.

Invece di fare appelli al M5S, chi simpatizza per il PD dovrebbe fare appelli ai propri dirigenti. Perché non si può venire bocciati alle elezioni e poi pretendere di governare, no? Che il PD dia un segnale di rinnovamento; che vadano a casa tutti, Bersani, D’Alema, Rosy Bindi, anche Renzi, che a seconda di come si sveglia è del PD o contro il PD o il leader della fusione PD-Monti, ma sempre nel sistema è. Che il PD dia un segnale di svolta morale; che faccia una letterina pubblica con cui rinuncia immediatamente ai rimborsi elettorali a partire da queste elezioni, che i suoi parlamentari firmino un impegno a ridursi lo stipendio a 2500 euro netti al mese e ad accettare solo rimborsi spese a piè di lista, come i nostri; che si dimetta subito la deputata PD neoeletta e già indagata in un caso di voto di scambio, che vengano pubblicate tutte le carte dell’affare Monte dei Paschi e cacciati tutti i politici del PD che lo usavano come un bancomat.

Se il PD farà tutto questo, qui e subito, allora si potrà discutere di un governo di persone slegate dai partiti, dalle banche e dal passato, che possa andare avanti sei mesi a fare poche cose urgenti e importanti: va bene la legge elettorale, ma innanzi tutto c’è da garantire gli esodati, i cassintegrati, i disoccupati, i piccoli imprenditori che aspettano un pagamento, l’assistenza, i servizi essenziali. Ma se il PD non fa questo, non è credibile come interlocutore del rinnovamento, e non verso di noi: verso il Paese.

Dunque, per favore, rivolgete i vostri auspici al vostro partito del cuore; perché se l’unica cosa che sapete fare è scrivere a noi perché diamo al PD dopo le elezioni i voti che non è stato capace di prendere durante… mi spiace, ma non mi sembra sensato e nemmeno tanto democratico.

[tags]intellettuali, appello, repubblica, governo, pd, bersani, berlusconi, pdl, movimento 5 stelle, politica[/tags]

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venerdì 8 Marzo 2013, 12:33

Annacquare l’acqua pubblica

Lunedì scorso, il consiglio comunale di Torino si è finalmente espresso sulla proposta di delibera di iniziativa popolare per ritrasformare Smat in una società pubblica, proposta dai comitati referendari per l’acqua pubblica e sostenuta dalle firme di centinaia di torinesi.

Smat, difatti, è una società interamente posseduta da enti pubblici (il socio maggiore è il Comune di Torino, col 65% circa), ma è una società per azioni di diritto privato; come tale, potrebbe facilmente essere privatizzata. C’è già anche l’esempio dell’inceneritore: anche nello statuto di TRM, la società che lo costruisce, c’era scritto che la proprietà doveva restare pubblica, ma quando hanno dovuto fare cassa hanno semplicemente cambiato lo statuto e proceduto velocemente con la vendita ai privati. Per questo, l’unica vera garanzia contro la privatizzazione dell’acquedotto torinese è che Smat venga trasformata in una azienda speciale consortile di diritto pubblico.

Peccato che l’amministrazione di Fassino sia assolutamente contraria a questa trasformazione, come ammesso in aula dal vicesindaco Dealessandri in risposta a una nostra interpellanza. Per questo motivo, l’amministrazione comunale ha frapposto ogni genere di ostacolo al cammino della delibera.

In particolare, i dirigenti comunali hanno espresso già mesi fa un parere tecnico negativo, sostenendo che la trasformazione proposta sia illegale in quanto non prevista dal codice civile. Eppure a Napoli l’hanno appena fatta, con tanto di delibera validata dal segretario comunale e di atto notarile registrato dal presidente dell’ordine dei notai; molte altre città (Palermo, Belluno, Vicenza, Piacenza, Reggio Emilia) hanno già deliberato di procedere sulla stessa strada; non si capisce come a Torino la legge possa essere diversa dal resto d’Italia.

Tuttavia, in questo modo il Comune ha fatto melina per mesi; prima hanno detto che non si poteva, e i comitati hanno portato il parere di alcuni professori di diritto che smentivano la cosa; allora hanno detto che si sarebbe potuto, a patto di aspettare il 19 febbraio, data in cui si sarebbe formalmente concluso l’iter della trasformazione napoletana; poi, arrivato il 19 febbraio, hanno detto che comunque non si poteva e che a Napoli “sono passati col rosso e sono stati fortunati che il vigile non li ha beccati”, anche se un atto societario non è come guidare per strada, visto che bisogna per forza passare dal segretario comunale e dal notaio che devono validarlo.

Comunque, con questa scusa sono riusciti a tirarla in lungo fino a dopo le elezioni, nonostante l’attivismo e le manifestazioni dei comitati referendari, a cui abbiamo partecipato anche noi; in una occasione abbiamo anche esposto la bandiera dell’acqua sul balcone del Municipio, ricordando che l’acqua pubblica non è un simbolo di partito o comunque un principio di parte, ma un valore di tutti riconosciuto all’articolo 80 dello Statuto della Città.

Forse speravano che dopo le elezioni si sarebbe potuto bocciare la delibera con meno rischi, e invece, grazie all’onda dello tsunami, il clima è cambiato. Che fare? Non potendo farsi la figura di bocciare la proposta, ecco un’idea da politici professionisti: riscrivere il testo con ben 12 emendamenti che la snaturano in più parti, indebolendone il valore e inserendo tutta una serie di verifiche e ostacoli al futuro procedimento. Addirittura, il centrosinistra vota anche un emendamento del centrodestra che introduce come condizione quella di ottenere il via libera preventivo di tutti e 285 i Comuni soci di Smat, anche quelli che possiedono solo pochi euro di quote; una richiesta burocraticamente ingestibile, e un bell’accordo PD-PDL per annacquare l’acqua pubblica.

Gli stessi comitati per l’acqua pubblica hanno denunciato questo comportamento e il Movimento 5 Stelle in aula ha attaccato duramente la manovra, perdipiù dopo che il PD, per spostare l’attenzione, ha cominciato ad attaccare Pizzarotti e l’inceneritore di Parma (a proposito, ha risposto anche il comitato no inceneritore di Parma spiegando che il sindaco sta facendo tutto il possibile per fermare l’impianto e che loro sono soddisfatti del suo operato). Se mi provocano, mi arrabbio: il resto lo vedete nel video.

Il comportamento del centrosinistra è stato imbarazzante, non solo per la mancanza di una linea comune – divisi tra quelli che, come sindaco e vicesindaco, rivendicano orgogliosamente la gestione privata e di mercato dei beni comuni, e quelli che a parole vorrebbero un modello diverso ma poi tanto votano con gli altri – ma per la faccia tosta con cui hanno cercato di manipolare le cose, con l’aiuto dei media amici. Il PD è arrivato a fare un comunicato stampa intitolato “IL PD IN PRIMA FILA A FIANCO DEI COMITATI PER L’ACQUA PUBBLICA”, una strumentalizzazione tale che i comitati hanno reagito con un comunicato intitolato “Il colpo di mano del PD”.

Comunque, la battaglia continua e, a forza di premere, li stiamo costringendo ad andare ogni volta un po’ più in là. Per esempio, abbiamo approfittato della situazione per presentare una mozione che impegna Fassino a non intascarsi gli utili di Smat per finanziare la spesa comunale, usando il servizio idrico come un bancomat, ma a utilizzarli per fare investimenti o ridurre le tariffe, secondo il principio per cui sull’acqua non si lucra, neanche se a lucrare è una pubblica amministrazione.

Anche qui, si è verificato un inciucio tristissimo, con l’ex capogruppo PDL Tronzano che si alza in aula e si rivolge al PD dicendo di non capire il senso della mozione, così il PD risponde che è una bandierina dei grillini, visto che il PD è sempre stato d’accordo col principio e non c’era bisogno di ribadirlo. Peccato che alle ultime assemblee di Smat sia stata proprio Torino a schierarsi contro comuni come Rivalta e Avigliana che chiedevano di non distribuire gli utili, imponendo come socio di maggioranza la distribuzione di oltre 10 milioni di euro.

E così, mentre i partiti dicono il contrario di quello che pensano e fanno il contrario di quello che dicono, noi abbiamo portato a casa un altro punto, passo dopo passo. La prossima scadenza è, tra 90 giorni, il risultato della verifica aggiuntiva di fattibilità che hanno inserito con i loro emendamenti (come se non avessero avuto già un anno per farla): li attendiamo al varco.

[tags]acqua pubblica, fassino, torino, smat[/tags]

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lunedì 4 Marzo 2013, 16:04

La televisione che uccide?

Il video che vedete qui sopra, ripreso da Repubblica, ha fatto il giro del Web: durante un sopralluogo ufficiale, due consiglieri comunali, Viale (radicale del PD) e Liardo (PDL), vengono praticamente alle mani. Io c’ero in mezzo e devo dire che l’intera scena è stata più ridicola che altro, ma adesso vorrei invece raccontarvi qual è la questione che suscita tanto accanimento, e che è stata purtroppo un po’ oscurata dalla rissa.

La stradina del video è quella che separa dalle case e dai loro abitanti il teleporto di via Centallo, una struttura costruita per fare fronte alle esigenze di comunicazione delle Olimpiadi, e che è in funzione da allora. In pratica, si tratta di un’area con una dozzina di enormi parabole, di diversi metri di diametro, che trasmettono e ricevono segnali televisivi e Internet dai satelliti in orbita geostazionaria attorno alla Terra.

Per poter raggiungere i satelliti, situati nello spazio a decine di migliaia di chilometri, il flusso elettromagnetico emesso deve essere piuttosto intenso; d’altra parte, non servirebbe a nessuno sprecare energia per mandare il segnale sulle case adiacenti anziché sul satellite, per cui si tratta di onde fortemente concentrate nella direzione del satellite stesso, ovvero dirette verso il cielo. Secondo i progetti di questi apparati, nonché secondo le misurazioni dell’ARPA, che ha lasciato le proprie apparecchiature di misura in funzione per anni, il campo elettromagnetico generato da queste onde sulle case vicine è trascurabile, ampiamente dentro i limiti di legge, e non può avere alcun effetto nocivo.

Tuttavia, secondo gli abitanti di queste case, la realtà è completamente diversa. Essi lamentano disturbi di ogni genere, tra cui impossibilità di dormire, bruciature sulla pelle, stordimento, dolori. Raccontano che uno di loro è stato visitato e diagnosticato come se fosse sotto l’effetto di droghe, pur non avendo mai preso niente. Dicono che di notte le antenne vengono girate e rivolte verso le case (secondo i gestori, questo può avvenire solo poche volte l’anno, a segnali spenti, per fare manutenzione). E’ evidente a chiunque parli con loro che non stanno bene; l’ASL, in un rapporto preliminare, ha parlato di “psicopatologia” e auspicato lo spostamento degli impianti (si attende lo studio definitivo).

Il teleporto è della società Skylogic, del gruppo Eutelsat, che l’ha costruito su un terreno già utilizzato da Telecom Italia. In questo impianto lavorano alcune decine di ingegneri e tecnici specializzati, che in caso di trasferimento dell’impianto potrebbero perdere il lavoro; spostare un impianto del genere richiede tempo e denaro, e a quel punto tanto varrebbe accorpare queste funzioni in impianti analoghi in altre parti d’Italia.

Il problema di fondo è che l’inquinamento elettromagnetico è ignoto e sfuggente, e non così noto, almeno negli effetti a lungo termine, come si vorrebbe. Ormai è acclarato che “troppe onde fanno male”, ma non c’è accordo su quante, quali, per quanto tempo; anche i limiti di legge sono fissati in maniera piuttosto aleatoria.

Per questo, mentre nel caso scandaloso del colle della Maddalena il danno alla salute è riconosciuto da tutti, e tutti i limiti di legge sono superati da vent’anni, in questo caso è difficile arrivare a un’analisi comune, e dopo il titolo ci vuole il punto interrogativo.

Per i fisici dell’ARPA e gli ingegneri delle telecomunicazioni, qualsiasi sintomo mostrato dagli abitanti è psicosomatico, o al massimo è il risultato di una incredibile sensibilità personale ai campi elettromagnetici; per loro, non c’è alcuna ragione per cui l’impianto si debba spostare. Per gli abitanti, i limiti di legge non sono abbastanza cautelativi; le misurazioni dell’ARPA non sono credibili, non sono fatte nel modo, nel momento o nel posto giusto; e loro stanno venendo ammazzati lentamente per via dei grandi interessi economici che ruotano dietro alla televisione e alle telecomunicazioni, e che controllano anche la politica.

Alla fine, è comunque chiaro che un problema di igiene pubblica esiste; nel momento in cui decine di persone non riescono più a vivere in salute in casa propria, fa davvero differenza che sia un effetto fisico o un disturbo psicosomatico? Purtroppo, l’errore è stato fatto nel 2006 quando si è scelto di mettere le parabole lì, davanti alle case; ora tutti pensano che sarebbe meglio se quelle parabole fossero da un’altra parte, ma è difficile capire come si possa imporre legalmente lo spostamento o la chiusura di un impianto industriale che, secondo le autorità preposte alla salute ambientale, rispetta tutte le norme in materia. E allora, nessuno sa più bene come uscirne.

[tags]telecomunicazioni, teleporto, inquinamento elettromagnetico, elettrosmog, televisione, torino, via centallo[/tags]

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domenica 3 Marzo 2013, 10:42

Per i nostri portavoce

In queste ore in cui voi, i nuovi parlamentari a cinque stelle, vi apprestate a calare su Roma, vorrei condividere con voi e con tutto il Movimento alcune riflessioni personali.

A me è capitato più volte di frequentare in qualche occasione ambienti romani – i ministeri, il Parlamento, gli studi televisivi. Mi è capitato in diverse epoche e con diversi ruoli, dal rappresentante degli studenti all’attivista per i diritti digitali, ma mai con posizioni di potere come quella del parlamentare. Eppure, persino a me è regolarmente successo di trovare ogni volta qualche personaggio d’apparato, un perfetto sconosciuto, pronto a sdilinquirsi in lodi sperticate a prescindere; posso solo immaginare cosa succederà a voi.

Perciò, quando leggo resoconti che aprono il cuore come questo, in me scatta il campanello d’allarme. Se parlate con un semplice impiegato che vi dice sottovoce quanto sia contento del rinnovamento, posso ben credere che sia sincero. Se però ve lo dice un conduttore televisivo o un dirigente di un ministero, ovvero qualcuno che non potrebbe essere lì se non avesse avuto il beneplacito di almeno un partito, drizzate le orecchie, perché molti si stanno semplicemente “riposizionando” per non perdere il posto qualora il Movimento andasse in futuro a governare.

Questo fenomeno purtroppo si intreccia ora con la formazione del nuovo governo. Sappiamo benissimo che molti dei nostri parlamentari (e non solo loro, è successo pure a me) stanno venendo contattati, direttamente o indirettamente, da piddini e montiani, con la preghiera di “far ragionare Grillo perché accetti l’alleanza”. Molto di questo tentativo si basa appunto sulle lusinghe organizzate: gli stessi giornali che hanno buttato merda fino a venerdì, ora verranno a intervistarvi parlando di voi come giovani geni della politica, destinati sicuramente a fare il presidente di commissione o magari della Camera, o persino il ministro, se si fa l’accordo.

Avrete notato come tutti i media di centrosinistra improvvisamente abbiano ricominciato a battere sulla democrazia interna del Movimento, sul fatto che devono decidere i parlamentari e non Grillo; persino uno come Bracconi, che da anni vomita attacchi e maldicenze su di noi, oggi si dedica a questo. Che agli italiani della democrazia interna al Movimento non freghi niente è dimostrato dai risultati elettorali (a proposito, quand’è che Favia si dimette?), ma il messaggio è per voi: “scaricare Grillo è giusto, voi adesso siete più importanti e più intelligenti di lui, fate voi l’alleanza, prendete voi in mano il Movimento, farete giustizia e in più avrete ciò che meritate: potere, visibilità, adulazione”.

Inutile dirvi che poi il vostro potere e la vostra visibilità durerebbero una mezza stagione, come appunto quelli di Favia, perché in politica il potere ce l’ha chi porta voti (o in alternativa soldi) e no, mi spiace, i voti al M5S non li avete portati voi. Ma il potere dà alla testa, il potere corrompe e porta le persone a non poterne più fare a meno, le trasforma in mostri pronti ad accoltellarsi per un’ospitata a Ballarò.

Per questo non mi sono molto piaciute alcune delle interviste che avete rilasciato, tipo questa o questa. Non mi è piaciuto dover leggere affermazioni come “il premier non sarebbe Grillo ma lo sceglieremo tra noi parlamentari” e “da Napolitano ci andremo noi”. Spero che siano solo leggerezze dettate dall’entusiasmo.

Infatti, noi vi abbiamo eletti per fare le leggi, anzi, per coordinare un lavoro di rete nella stesura di nuove proposte di legge e nell’analisi delle proposte degli altri, in qualità di portavoce. Non vi abbiamo eletti per discutere dell’organizzazione nazionale del Movimento e nemmeno di ministeri e di alleanze, che sono state escluse fin dal principio nelle regole che avete firmato solo tre mesi fa per candidarvi.

E’ chiaro, ve lo dico per esperienza, che non potrete consultare sempre tutti su tutto e dovrete assumervi la responsabilità di prendere posizione da soli in varie occasioni, ma uno dei vostri immediati compiti è quello di trovare un modo di discutere con il resto del Movimento, con tutti i cittadini, le posizioni da prendere; guai se cominciassero ad esserci “circoli VIP” nel Movimento, se voi pensaste di essere più importanti dell’attivista che monta il gazebo al mercato, di valere più di uno.

E’ chiaro che la responsabilità politica, civile e penale di un voto è del singolo che lo fa, dunque è giusto che siate voi a tirare le somme dell’opinione della rete sulle materie di competenza del Parlamento; ma guai se pensaste di essere voi a dover decidere la linea politica del Movimento, che spetta invece a tutta la rete e all’unico portavoce che la tiene insieme, Beppe Grillo; su queste cose sarà lui a consultare i cittadini, non voi.

Invece di pensare a queste cose, pensate a dividervi il lavoro e a pubblicare i recapiti a cui i cittadini possono inviare segnalazioni e proposte, e gli indirizzi per discuterle con voi. Noi vi abbiamo votato per essere coinvolti sui problemi dell’Italia: non ci deludete.

[tags]politica, movimento 5 stelle, beppe grillo, roma, parlamentari, leccaculo, potere[/tags]

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venerdì 1 Marzo 2013, 14:57

Semplicemente grazie

Sono passati ormai alcuni giorni dal voto, ma a nome di tutto il Movimento torinese vorrei porgere un grande ringraziamento a tutti voi.

Ai 128.149 torinesi che ci hanno votato, un numero pazzesco, che ci ha portato a essere di gran lunga la seconda forza politica della città (il PDL si è fermato a 85.000…) e ad essere addirittura primi nelle circoscrizioni 5, 6 e 10, seguendo peraltro quasi tutti i comuni della cintura torinese – da Rivoli a Chivasso, da Grugliasco a Venaria, da Nichelino a Collegno, da Orbassano a Caselle, da Moncalieri a Beinasco – dove siamo nettamente la prima forza politica. Nonostante i tentativi scomposti dei giornali di farci passare per stupidi o per distruttivi, useremo bene i vostri voti e faremo in modo di sostenere le riforme che servono a questo Paese, ma solo quando saranno proposte in maniera credibile (no, un governo con dentro quelli che fino a venerdì scorso le hanno osteggiate non è credibile).

Alle centinaia di persone che in questi giorni ci contattano con proposte, domande, idee, semplice voglia di partecipazione: grazie, contattate i vostri gruppi di quartiere e venite alla prossima riunione, o venite mercoledì 6 marzo alle 21 in via Stradella 192, quando daremo il benvenuto a chi vorrà attivarsi.

Alle decine di migliaia di persone che sono venute in piazza Castello il 16 febbraio, regalandoci una emozione incredibile e poi aiutandoci a raccogliere tutti questi voti: vi abbiamo già ringraziati dal palco, ma grazie ancora; e grazie anche ai gruppi che hanno suonato (le grandissime LeGal, Shanty e Dino Pelissero, gli Scemi di guerra, i Sonicshine, i Premiata Distilleria Barzotto), a Marco Carena e Manuela Grippi che hanno presentato, a Romina Rossi che ha tradotto per i sordomuti, a Elisabetta Savaglio e Enrico Venditti (grazie per il drone delle spettacolari immagini qui sopra) che hanno ripreso quanto accadeva, a Tecnoservice di Collegno per l’impianto audio e ai molti volontari per il servizio di assistenza medica.

Alle centinaia di persone che si sono offerte come rappresentanti di lista, dedicando del tempo a controllare che i voti di tutti noi non venissero annullati con una scusa qualsiasi.

Alle centinaia di attivisti che non solo in queste settimane, ma in questi anni sono scesi nei mercati e nelle piazze con i nostri gazebo a parlare coi cittadini, a discutere, ad ascoltarli, a capire cosa vuole la gente dalla politica, una cosa che i partiti non sanno più fare; e a quelli che hanno affisso i manifesti, volantinato, raccolto le firme, organizzato serate, scritto sui social network, combattuto con la burocrazia e la mancanza di risorse… e tante altre cose.

Alle 36 persone che hanno condiviso con me il lavoro di delegato di lista per le varie aree della provincia, non lasciando nemmeno un fazzoletto di terreno scoperto, perché se Piemonte 1 (Torino e provincia) è la circoscrizione dove il Movimento 5 Stelle è andato meglio di tutta la pianura padana è anche per questo, e perché per far eleggere i parlamentari torinesi servono anche i voti delle valli, delle campagne e delle colline, e viceversa; e dunque li ringrazio per nome: Carmine Arnone, Massimo Bertero, Mauro Bianco Levrin, Claudio Borsello, Luigi Carignano, Gianpaolo Caruso, Pietro Catania, Silvia Cossu, Alessandro Delfino, Ivan Della Valle (ora cittadino onorevole), Andrea D’Errico, Dimitri De Vita, Natale Di Santo, Roberto Falcone, Eleonora Forno, Francesca Frediani, Marcello Gigante, Alessandro Giustetti, Sergio Grosso, Roberto Guasti, Francesco Lo Grasso, Luigi Massa, Anna Merlin, Gianpiero Minari, Domenico Monardo, Alberto Moscarda, Pino Nastro, Mario Perino, Roberto Ricci, Paolo Roselli, Roberto Rossato, Marco Sayn, Alberto Sega, Emanuele Sorrenti, Dante Vermena, Sergio Visentini.

A tutti i candidati, anche quelli che sapevano dal principio che non sarebbero mai e poi mai entrati in Parlamento, ma hanno lavorato lo stesso credendoci fino in fondo.

Allo staff comunale (gli indispensabili Paolo Vinci e Marina Commisso) e regionale, vecchio e nuovo, che dopo il lavoro hanno dedicato serate e giornate alle più oscure attività organizzative.

Ai dieci consiglieri di circoscrizione – Viviana Ferrero, Serena Imbesi, Maura Paoli, Nicola Santoro, Antonino Iaria, Paolo Tkalez che ha anche fatto il delegato di lista firmando risme di carta, Fabio Versaci, Claudio Di Stefano, Monica Amore, Luigi D’Alberti – a Chiara Appendino che scoperchia senza paura i mali della città, a Davide Bono che combatte in Regione e a tutti i consiglieri comunali della provincia, perché sono convinto che gran parte dei nostri voti li abbiamo conquistati con l’esempio, dimostrando che lavorare duramente, onestamente e tenacemente si può, e scusateci se ogni tanto non riusciamo a fare tutto, litighiamo, ci perdiamo le vostre segnalazioni, ma alla fine siamo una bellissima squadra e abbiamo messo in seria difficoltà il “sistema Torino”.

Alle persone che mi sono vicine e che da cinque anni sopportano e condividono tutti i sacrifici che questa avventura comporta… e a quelle che sono vicine a tutti gli altri cittadini con l’elmetto in prima linea a Torino.

Al presidio No Tav di Venaus (per la cena!) e a tutto il movimento No Tav, Alberto Perino in testa, perché se in questi anni siamo passati da essere un manipolo di utopisti e di aspiranti politici a essere un gruppo che nonostante tutto lavora insieme per un obiettivo comune è anche e soprattutto per il vostro esempio (e a tutti i nostri neo-elettori che ancora non capiscono di cosa sto parlando, per favore venite il 23 marzo e lo capirete).

A Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, che fanno da parafulmine per tutti e senza i quali nulla di tutto questo sarebbe mai successo, ma anche a Pietro Dettori, Salvo Mandarà, Gian Paolo Polinelli, Walter Vezzoli, Davide Casaleggio, Filippo Pittarello e alle altre persone che hanno lavorato al tour che ha sconvolto l’Italia, e prima di questo, per anni, a trasformare un sogno di cambiamento in realtà.

Grazie a tutti noi, e se anche inevitabilmente il Movimento – ora che è grande – si evolverà un pochino, cerchiamo di non perdere mai lo spirito che ci ha permesso di arrivare qui, e di continuare ad aiutarci l’un l’altro.

[tags]grazie, elezioni politiche, movimento 5 stelle, torino[/tags]

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mercoledì 27 Febbraio 2013, 22:48

Cara Viola di Firenze

Cara Viola di Firenze,

ti ringrazio per la tua petizione che il giornale di De Benedetti ha prontamente provveduto a rilanciare nel titolo di apertura in prima pagina, come fa regolarmente con tutte le petizioni di tutti i ventiquattrenni d’Italia.

Tu chiedi al Movimento 5 Stelle di sostenere un governo che faccia una decina di cose: la riforma elettorale, la legge sul conflitto di interessi, il reddito di cittadinanza, la cancellazione dei rimborsi elettorali… Noi le condividiamo, dunque se venissero presentate in Parlamento, seriamente e senza trucchi, le voteremmo; anzi le presenteremmo noi per primi.

Il problema, però, è che non le condivide Bersani. Ti ricordi quando gridava (vabbe’, dai: rantolava) che il reddito di cittadinanza era una promessa populista e insostenibile? E che i rimborsi elettorali sono essenziali per la democrazia? E la riforma elettorale, la legge sul conflitto di interessi, perché non le ha fatte quando governava?

Secondo te, veramente il PD dopo le elezioni ha avuto una crisi di coscienza ed è diventato buono, e ha deciso che improvvisamente voleva aiutare i “grillini” a realizzare il loro programma di stravolgimento dell’Italia, andando contro gli interessi che lo sostengono da anni? Per crederci, bisogna essere veramente ingenui o molto piddini.

Se per il Paese è necessario un governo che porti avanti il programma del M5S, una strada c’è: far fare il governo al M5S, e che siano gli altri a dargli fiducia. Ma se questa strada ti pare eccessiva, ce n’è ancora un’altra: un governo di persone super partes (ma veramente, non come Monti & c.) che si proponga con quel programma lì. Ma persino se dovessero fare il governo PD-PDL con relativa fiducia, basta che proponga quelle cose lì e noi le voteremo: non è che perché fanno il governo col PDL allora non possono più portare avanti questi punti, se veramente li vogliono fare.

Quello che non puoi pensare, invece, è che il Movimento 5 Stelle possa promuovere la nascita di un governo di Bersani e di Monti (son già talmente alleati che manco c’è bisogno di dirlo), con ministri tipo Enrico Letta e Rosy Bindi, per poi magari vedere questo governo far passare ogni genere di porcata senza nemmeno transitare dal Parlamento, a botte di decreti e di sottogoverno, costringendoci nel frattempo a tenerlo vivo per completare riforme che “casualmente” si impantanerebbero esattamente come si sono impantanati il taglio degli stipendi dei parlamentari e l’abolizione delle province durante il precedente governo Monti-Bersani.

Quindi ti ringrazio per la tua proposta e ti rassicuro che noi la porteremo avanti senz’altro, ma che non siamo così ingenui da pensare che improvvisamente gli stessi che hanno rovinato l’Italia muoiano dalla voglia di cambiarla. E per favore, dì a Pierlu Smacchiagiaguari che la smetta di dire “venite a dirmelo in Parlamento” e di rivolgersi direttamente ai nostri neoparlamentari cercando di convincerli a votare la fiducia (magari in cambio di un ministero), che magari il pirla che ci casca lo trova pure, ma in generale come tentativo di spaccarci è piuttosto patetico.

Con stima,

[tags]movimento 5 stelle, bersani, pd, governo, politica[/tags]

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