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lunedì 6 Settembre 2010, 16:50

La testa oltre i fischi

In questo fine settimana molte cose sono successe, a partire dal discorso di Fini che sembra preludere alle elezioni politiche anticipate. In pratica Fini ha detto “Berlusconi vaffanculo, ti lascio l’onere di rompere, intanto io per fare un governo tecnico e cambiare la legge elettorale ci sono”; d’altra parte è probabile che riandando a votare con l’attuale sistema rivincerebbe Berlusconi, dato che una coalizione-ammucchiata che vada da Vendola e Di Pietro fino a Casini e forse anche Fini provocherebbe il vomito in molti dei suoi teorici elettori.

Allora, cosa bolle in pentola? Io sospetto che il piano partorito da qualche stratega de noantri (avete letto le dichiarazioni di Massimo D’Alema?) sia quello di costringere Berlusconi a far cadere il governo, fare un governone tecnico di due mesi sostenuto dall’ammucchiata, e andare a votare col sistema francese (maggioritario a doppio turno) o con quello tedesco (proporzionale con selezione uninominale degli eletti), ossia con un sistema che permetta all’opposizione di presentarsi alle urne divisa in due o tre poli (Fini-Casini-Montezemolo, PD, Vendola-Di Pietro) per poi accordarsi rispettivamente dopo il primo turno o in Parlamento in base ai risultati conseguiti. Naturalmente non è detto che la cosa riesca, ed è anche possibile che Berlusconi la tiri per le lunghe o che si vada a votare subito col sistema attuale.

Noi del Movimento 5 Stelle, di fronte a questa prospettiva, come ci poniamo? La contestazione di sabato, di cui non rinnego nulla, è stata un momento importante e che ci ha portato altre simpatie in chi combatte per un’Italia nuova, libera e pulita; certamente mi dispiace che non si sia riusciti a raggiungere l’obiettivo iniziale della contestazione, almeno per noi del Movimento, che era quello di ottenere trenta secondi per fare le famose due domande a Schifani, e chiedere spiegazioni sulle sue frequentazioni mafiose e sull’insabbiamento dell’iniziativa di legge popolare “Parlamento pulito”. L’unica cosa che ci è stato concesso di fare è ribadire coi fischi che persone in serio odor di mafia, condannate o no, non devono avvicinarsi a cariche istituzionali di quel rilievo; e che la degenerazione delle istituzioni non può più essere tollerata passivamente.

Il rischio, però, è di passare presso ampi settori dell’opinione pubblica come quelli che sanno soltanto contestare, finendo ghettizzati nell’angolino degli estremisti, magari con sopra una bella etichetta di “sinistra estrema” che proprio non ci appartiene (né “sinistra”, né “estrema”). Contro questo rischio ci vuole una strategia: noi abbiamo tante idee, tante esperienze di società sostenibile, equa e virtuosa che sui nostri Facebook circolano a dozzine… ma solo sui nostri Facebook.

Grazie alla parzialità dei media, il rischio è che tutte le nostre proposte spariscano e vengano cancellate dalla scena; contro questo rischio ci va calma, preparazione, capacità di argomentare le nostre idee, e anche un po’ più di nervi saldi da parte di alcuni di noi. In giro la rabbia è forte, palpabile, a tratti incontrollabile, ma l’esagitazione davanti alle telecamere serve fino a un certo punto; meglio la protesta delle agende rosse e degli striscioni, per dire. Anche se poi, quando lo striscione viene strappato a forza dopo dieci secondi, che altro puoi fare se non gridare?

E non è tutto qui; anche per presentare una proposta credibile alle eventuali elezioni politiche (ma anche alle già certe elezioni comunali) serve una strategia coerente. Serve una pianificazione attiva, per mobilitare le forze anche in quelle parti d’Italia dove sono meno organizzate, per ampliare il sostegno alla nostra proposta in tutto quel mondo alternativo e associativo che la pensa come noi ma magari nemmeno lo sa. Serve l’individuazione di una manciata di punti programmatici fondamentali, magari tramite gruppi di lavoro aperti a tutti sulla famosa “piattaforma”, e di candidati giovani ma competenti e credibili, scelti dal basso dopo ampia discussione e presentati con sufficiente anticipo per farli conoscere. Serve l’implementazione pronta e ben ragionata dei nostri metodi di democrazia partecipativa, permettendo a tutti i cittadini onesti di impegnarsi nel Movimento e di darci forza, e garantendoci contro qualsiasi aspirante “capetto”.

Serve, insomma, un piano di lavoro intelligente e ben concepito in anticipo; costruito con una grande discussione tra le centinaia di persone di valore che si sono impegnate in questi anni nel Movimento, e realizzato con cura. Se veramente si andasse a votare in primavera i tempi sono molto stretti; spero che a Cesena ci potrà essere lo spazio e l’occasione per un primo incontro.

Quel che non si può fare, invece, è andare ad eventuali elezioni politiche alla chetichella, in ordine sparso, magari scoprendo solo alla fine che in certe zone non si raccolgono le firme o che non si riesce ad elaborare un programma sufficientemente approfondito (un social network è un ottimo elaboratore di idee ma ha comunque bisogno che qualcuno dentro ce le metta; non possiamo fare l’errore di pensare che lo strumento informatico generi automaticamente i contenuti). Lo sbarramento al 4% su base nazionale (difficilmente sarà rimosso, qualunque sia il sistema elettorale, anzi potrebbe salire al 5% tedesco) è tutt’altro che semplice da superare, visto che partiamo dal 3,7% di media nelle cinque regioni in cui siamo più forti, ma in alcune parti d’Italia non siamo praticamente presenti. Lo spazio c’è, ma bisogna lavorare molto e bene, tutti nella stessa direzione.

Con tutti i limiti e gli errori che possiamo aver compiuto fin qui, credo che il Movimento 5 Stelle sia ancora l’unica speranza di cambiamento vero, oltre che l’unico movimento politico veramente fatto dai cittadini e libero da interessi privati e logiche di attaccamento al potere; e chiunque abbia critiche da fare è benvenuto tra noi a far di meglio. Possiamo, dobbiamo credere di poter cambiare le cose; basta ricordare che, dopo i fischi e la rabbia, serve anche la testa.

[tags]movimento 5 stelle, politica, elezioni[/tags]

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lunedì 6 Settembre 2010, 09:40

Selezione dal PD’s Digest

La prima selezione è fatta di battute prese dal forum di Spinoza (*):

“Festa del Pd, Schifani fischiato durante un incontro con Fassino. A fermare i contestatori non è bastato l’imbarazzo della scelta.”

“Festa PD, Schifani contestato. No, non dal PD.”

“Schifani contestato alla festa PD: “Fuori la mafia dallo Stato”. Ma lui aveva già risposto che preferirebbe evitare le elezioni anticipate.”

“Bersani ha telefonato al presidente del Senato per esprimere solidarietà e profondo rammarico per quel che è avvenuto oggi a Torino. E ha auspicato che la mafia possa metterci una pietra sopra.”

“Festa Pd, i grillini irrompono contro Schifani. Che si è dimostrato indignato per la presenza dell’opposizione.”

“La contestazione ha portato scompiglio alla festa PD. Alcuni militanti si sono svegliati.”

“Fassino: “la festa del Pd è un luogo dove si discute e si mettono a confronto le idee”. In effetti era interessante sapere il punto di vista della mafia.”

“Alla festa del PD aspra contestazione durante il dibattito fra Schifani e Fassino. Al primo i fischi, all’altro i fiaschi.”

La seconda selezione è composta di frasi che mi sono state rivolte su Facebook da militanti e sostenitori del PD:

“Ma vai via te, coglione. Siamo l’ unico partito che elegge i suoi dirigenti con una consultazione popolare, e dovremmo sottostare alle condizioni da uno che lecca il culo di un miliardario per un posticino da assessore di Vattelapesca. Altrimenti “non se ne puo’ parlare”, pensa te. Buffone.”

“voglio vedere se tu e i tuoi amici avete le palle di rompere le scatole ai razzisti che stanno al valentino. ma non mi devo illudere il tuo leader bono del resto ha dichiarato di avere votato lega in passato. avevo fatto finta di non sentire fino a ieri e di tollerare. ma la violenza fisica e la mancanza di rispetto per chi cerca di far rispettare le regole democratiche non l’accetto. quando sentirò che spaccherete un braccio ad uno della lega avrete il mio rispetto.”

“Siete semplicemente patetici. è una festa nazionale, dove a parlare sono i politici, non gli incompetenti! Dove sta scritto che chiunque doveva poter parlare?”

(Nota: 1) se volevo fare l’assessore mi iscrivevo al PD dieci anni fa, certo non mettevo la mia faccia per un movimento che non controlla alcuna posizione di potere e che sta sulle scatole a tutta la casta; 2) al di là della strana logica di non accettare la violenza e poi incitarci a rompere un braccio ai leghisti tutto nella stessa frase, l’ultima volta che siamo andati dalla Lega era non più di due mesi fa… e ci saremmo andati anche ieri sera se la Digos, dopo il casino di sabato, non ci avesse schedati tutti e bloccati a prima vista)

(*) gli autori sono FrancescoCocco, Po’Lentone, Archi il Leone, Starrynight, cocosauro, Dante Docet, mancio1971, Puccio di luce.

[tags]fassino, schifani, contestazione, festa pd, pd, torino[/tags]

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sabato 4 Settembre 2010, 14:45

Commercianti per passione

Come sa chi mi conosce dai tempi dei memorabili raduni di Usenet di fine anni ’90, io sono un appassionato di fumetti; tuttora cerco di leggerne un po’, e dunque mi reco ogni tanto in fumetteria. Una volta ero fedele abbonato di Universi di carta in via Baretti, ma da quando ha chiuso sono senza casa; finisco generalmente per andare alla Borsa del Fumetto tutte le volte che per lavoro passo da Milano e ho una mezz’ora libera prima di riprendere il treno.

Comunque, mi capita anche di essere in centro a Torino e di fare un salto nella fumetteria che si trova in cima a uno dei più noti centri commerciali della zona. Il fumettaio è un mestiere che si fa per passione; generalmente non ci si arricchisce, anzi si fatica a tirare avanti, ma si ha la possibilità di fare un lavoro che piace condividendo un proprio interesse con i clienti (e anche di leggere gratis un casino di fumetti). Per la fumetteria suddetta, però, non dev’essere così; del resto da sempre l’assortimento è molto precario e soprattutto è totalmente privo di senso, in nessun ordine apparente, costringendoti a perquisire un po’ tutto il locale per non perderti niente, un po’ come se non si fosse ben certi di quali siano le categorizzazioni (per genere, per editore…) e di quale sia il gruppo a cui appartiene ogni serie.

Ne ho avuto la conferma l’altro giorno, quando, arrivando, ho assistito a una scena che mi ha fatto tenerezza. Due signori di una certa età stavano aprendo uno scatolone di Pan Distribuzione (il maggior distributore italiano) da cui uscivano pile degli ultimi numeri di alcune tra le serie giapponesi più lette del momento: Fullmetal Alchemist, Naruto, Fairy Tail e così via. Non sono proprio serie sconosciute o di nicchia, e nemmeno appena uscite, dunque uno che vende fumetti non può non conoscerle. Eppure i due erano intenti a riordinare la spedizione rimettendo insieme le varie pile… guardando le figure in copertina e dicendo “ah, sto qui è uguale a quello là, vanno insieme”. Ho avuto la netta sensazione (magari sbagliata, ma tant’è) che non avessero la minima idea di cosa stessero maneggiando, e non distinguessero Naruto da Sailor Moon

Comunque, quanto sopra è sempre meglio della gelateria dove l’altra sera la signora che serviva mi ha preparato la coppetta, l’ha guardata un po’, ha deciso che ci aveva messo troppo gelato, ha preso un cucchiaino di plastica, ne ha tolto un po’ da sopra e l’ha rimesso nella vaschetta prima di infilare il cucchiaino nella coppetta e darmela!

[tags]commercio, fumetti, fumetterie, gelaterie[/tags]

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venerdì 3 Settembre 2010, 15:00

Sarà il caldo

Stamattina sono andato dal mio solito barbiere, che frequento da una decina d’anni. L’ho visto dimagrito, quando ha parlato non aveva più voce; ho chiesto cosa avesse, e mi ha detto che durante l’estate gli hanno trovato e rimosso un tumore alle corde vocali (per fortuna benigno).

Due settimane fa, tornato dalle vacanze, ho invece scoperto che a un mio amico, più giovane di me, hanno trovato un cancro al colon. In certe fasi sembrava veramente a rischio di vita, ora sta meglio e sta intraprendendo le terapie, speriamo bene.

E poi, c’è la fine improvvisa e imprevista del dottor Topino, anch’essa nel giro dell’estate.

Può darsi che tutto questo sia soltanto un normale “grappolo statistico”, quando per coincidenza certi avvenimenti simili succedono tutti assieme senza che ciò implichi alcunché di strano. Eppure, spesso in natura ci sono fenomeni che si sviluppano sottotraccia per molto tempo, e che poi vengono fuori di colpo quando è troppo tardi per fermarli; la stessa evoluzione della vita si basa su mutazioni impreviste, e in un attimo può succedere che la natura, che pensavamo di aver messo sotto controllo, reagisca aggredendoci in un modo che non possiamo fermare.

Non so chi, tra gli scienziati e i medici, possa dire con effettiva certezza di saper controllare e prevedere gli effetti dell’ambiente inquinato e innaturale in cui viviamo; credo nessuno. D’altra parte, abbiamo permesso che la medicina, da arte sacra, diventasse industria medica e poi industria e basta, in cui i morti sono un effetto collaterale dei profitti.

C’è dunque qualcosa di profondamente sbagliato nel mondo in cui viviamo, una orribile sensazione come di qualcosa che sta spingendoci verso un dirupo, mentre noi vediamo avvertimenti sempre più chiari, ma siamo lanciati a velocità troppo elevata per accorgercene o anche solo per fare qualcosa.

E allora, non resta che far finta di niente; perché non sappiamo nemmeno dire bene cosa sia.

[tags]tumore, cancro, malattia, inquinamento, natura, terra[/tags]

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giovedì 2 Settembre 2010, 15:02

Primarie e promesse da mantenere

Oh, io avevo scritto un lungo post come seguito alla questione delle primarie online del Movimento 5 Stelle, viste le cose che sono successe dall’ultimo – prima Grillo ha confermato che le primarie online si faranno, anche per le elezioni comunali, e poi il Fatto Quotidiano ha lanciato le sue, mettendoci un po’ in difficoltà (alla fine stiamo convergendo sul nome di Davide Bono come “segnaposto”, che è probabilmente il meno peggio che possiamo fare; tuttavia, promuovere il nome di qualcuno che non potrà essere candidato svilisce l’idea stessa di primarie, che dovrebbero servire a ridare ai cittadini la sovranità sulle scelte politiche e non a verificare quale movimento riesca a mobilitare più click via Facebook).

Ma poi ho pensato che di questioni “politichesi” avete probabilmente la nausea, e che non era il caso di riaprire questioni che potessero essere interpretate polemicamente, e ho lasciato perdere quasi tutto quel che avevo scritto.

Sappiate solo che, nonostante tutto, nel Movimento è sempre forte l’opinione che “uno vale uno” è una metafora ma poi “è meglio se facciamo le scelte tra noi che ci conosciamo”, e che trovo la situazione del movimento torinese piuttosto preoccupante: alcune iniziative sono state fatte (la prossima il 10 settembre in circoscrizione 3), ma non abbiamo uno spazio di discussione pubblica, non prendiamo posizione su niente e abbiamo solo un sito semiabbandonato per divergenze su come gestirlo, un altro sito dove si pubblicano solo comunicazioni di servizio per non offendere nessuno, e una mailing list chiusa, privata e a iscrizione moderata; un po’ poco per mobilitare i torinesi, in un momento in cui la campagna elettorale per le comunali di fatto è già iniziata.

A fronte del buon lavoro fatto dagli eletti in Regione, io ammetto di essere parzialmente deluso dal Movimento proprio per questo: per la mancata realizzazione delle promesse fatte in campagna elettorale relativamente alla partecipazione dal basso dei cittadini alle scelte del Movimento – e ciò nonostante le numerose offerte di collaborazione teorica e pratica, mie come di molti altri. Non mi preoccupa il ritardo dello staff di Grillo nel pubblicare la famosa piattaforma informatica, a patto che prima o poi arrivi (ora si dice entro settembre…), ma mi preoccupa che molte persone nel Movimento, anche influenti, pensino che l’idea della partecipazione diretta di tutti i simpatizzanti alle scelte interne non sia poi così importante, anzi sia pure pericolosa.

Per quel che mi riguarda, io ribadisco quel che ho già scritto varie volte in passato, cioé che sono ben contento di continuare a impegnarmi se c’è qualcuno che lo vuole (ovviamente ringrazio quella ventina di lettori, non li ho contati, che hanno scritto il mio nome alle primarie del Fatto, mi ha fatto molto piacere), ma solo se il Movimento resta fedele all’idea di democrazia dal basso grazie alla rete; un’idea senza la quale il Movimento perderà ogni ragione d’essere, e si trasformerà nell’ennesimo partitino di opposizione di cui francamente non si sente proprio la mancanza.

E, a questo punto, invito voi a dire la vostra; perché questo è il bello della rete.

[tags]movimento 5 stelle, beppe grillo, elezioni, comunali, torino, primarie, politica[/tags]

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mercoledì 1 Settembre 2010, 18:39

Un ricordo di Roberto Topino

È arrivato purtroppo in queste ore l’annuncio della morte del dottor Roberto Topino, medico del lavoro, di cui varie volte su questo blog abbiamo ripreso le denunce; mancato di cancro in poche settimane, a 58 anni.

Io avevo avuto occasione di conoscerlo un anno e mezzo fa, nella preparazione della nostra piccola avventura alle elezioni provinciali; allora erano veramente pochi ad averci dato credito, anche solo un consiglio, ma lui era stato molto disponibile sugli argomenti in cui era competente, e si era creata (spero, credo) un po’ di quella muta alchimia tra piemontesi che non ha bisogno di troppe parole per esprimersi.

Mi aveva fatto molto piacere vederlo arrivare con la sua bicicletta al nostro gazebo, così come mi aveva fatto piacere ospitarlo sul mio sito in alcune discussioni. Ho sempre ammirato il suo coraggio nel denunciare senza paura ciò che scopriva, dalla radioattività del passante ai rischi dell’inceneritore passando per il cromo scaricato nella Dora, dovendo immancabilmente subire lo scherno di quelli per cui viviamo senz’altro nel migliore dei mondi possibili e le ritorsioni silenziose di quelli che, per codardia prima ancora che per cattiveria, lavorano per rendere il nostro mondo sempre un po’ peggiore.

Ci vogliono molto coraggio e molta convinzione per combattere battaglie impopolari; questo è ciò che di lui mi aveva impressionato, e, per quanto mi riguarda, il suo è un esempio che spinge a non arrenderci, e a continuare a lottare per ciò in cui crediamo.

[tags]roberto topino[/tags]

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mercoledì 1 Settembre 2010, 12:42

Il piacere di viaggiare

Ero tornato dalla Costa Azzurra con tutte le intenzioni di scrivere un bel post; perché bella era la natura che abbiamo incontrato. E non parlo soltanto della costa, che comunque è affollata e cementificata pure lì al punto da farmi rivalutare la Liguria; parlo soprattutto del viaggio, un viaggio per cui abbiamo scelto la modalità antica e insolita della strada comune.

Al giorno d’oggi i viaggi sono soltanto trasferimenti, dal punto A al punto B senza nulla in mezzo; nulla più che, al massimo, qualche vista veloce sfrecciando dal treno o dall’autostrada (peggio ancora se dall’aereo). Una volta non era così, una volta il viaggio era viaggio e comprendeva tutto ciò che stava tra la partenza e l’arrivo; si attraversavano i paesi, si facevano soste qui e là, si assaporava la strada.

E così anche noi abbiamo evitato l’autostrada il più possibile e abbiamo fatto la strada del Colle di Tenda, con tanto di fermata in piazza Galimberti a Cuneo per comprare i cuneesi (nel senso di cioccolatini). Al ritorno, ancora meglio, abbiamo fatto la strada meravigliosa e solitaria che da Mentone arriva a Breglio passando per Castiglione e Sospello; valli nascoste e semiabbandonate che nascondono esperienze meravigliose, dal vecchio ponte della tramvia montana, che descrive una curva mozzafiato nel vuoto, fino allo strettissimo tunnel di Castiglione, che fa sembrare il Tenda un’autostrada; poi il villaggio antico di Sospello nel fondovalle, e infine venti chilometri della solitudine pelata tipica dell’entroterra ligure, per scollinare e scendere a Breglio.

Le gole del Roia non hanno niente da invidiare a quelle cinesi, sfociando poi a Tenda, un paese attaccato alla roccia come un quadro sulla parete. A Limone il paesaggio è subito diverso, di vegetazione alpina invece che marittima; e poi l’attraversamento di Cuneo (ho fatto per la prima volta il nuovo ponte della variante Est-Ovest di Cuneo, con tanto di raccordo sospeso ad altezza vertiginosa sulla Stura); e poi tutti i paesi della Granda, ognuno con le sue peculiarità – Genola con la zona commerciale sul bivio tra mare e montagna, Savigliano che se fosse in Toscana sarebbe piena di turisti giapponesi, Cavallermaggiore che devono allargare i cartelli per farci stare tutto il nome, Racconigi che non si vede più perché hanno fatto dieci chilometri di strada nuova in mezzo ai campi, per spargere ancora un po’ di cemento; il tutto sotto la sagoma incombente del Monviso, che si staglia in un crepuscolo infinito. E poi, già che ci siamo, cena alla Sagra del Peperone di Carmagnola, ma solo perché è sulla strada eh! (comunque consiglio il coniglio con polenta)

E perché allora non raccontare subito tutto questo? Beh, perché il ritorno alla città ha lasciato il suo segno; ieri ho fatto commissioni, risolto questioni, preso in mano la contabilità, fatto riunioni politiche, riempito di nuovo la dispensa, ma nulla di tutto questo eguaglia la bellezza di un’esperienza naturale, persino dall’interno di un’automobile. C’è qualcosa nella vita urbana di profondamente artificiale, ed è possibile che ogni tanto, nonostante i nostri sforzi per rimuoverla e adattarci all’ambiente, venga comunque fuori la sensazione di essere nel posto sbagliato, presi a fare la cosa sbagliata.

[tags]vacanze, viaggi, natura, piemonte, costa azzurra, cuneo, tenda, mentone, sospello, val roja, carmagnola, città[/tags]

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lunedì 30 Agosto 2010, 10:17

Qualcosa 150

Per chiudere l’estate, questo fine settimana siamo andati da amici a Mentone. Per chi non sa dov’è, è il primo paese francese della Costa Azzurra, dopo il confine di Ventimiglia, e in effetti è popolato per la grande maggioranza da turisti italiani; l’effetto di migliaia di italiani che parcheggiano la loro auto italiana secondo le regole francesi e vanno a mangiare in negozi gestiti da italiani ordinando in francese (anche se poi si finisce sempre per parlare italiano) è piuttosto straniante: alla faccia del turismo come futuro dell’Italia, non siamo in grado nemmeno di trattenere i turisti nostrani.

Comunque, è interessante scoprire che anche qui celebrano il centocinquantenario dell’unità: ovvero di quando nel 1860 la nascente Italia, come prezzo politico e militare dell’unificazione, cedette la Contea di Nizza e la Savoia alla Francia. Decine di migliaia di italiani, insieme a territori che avevano fatto parte del Ducato di Savoia per cinquecento anni, diventarono da un giorno all’altro francesi; fu ceduta persino la città natale di Garibaldi. Altri villaggi di confine – Tenda, Briga, Piena – li seguirono nel 1947.

Naturalmente, anche qui la celebrazione, per quanto ovviamente molto meno “pompata” della nostra, è piena di bandiere (francesi) e slogan altisonanti; e non c’è placca che non ti ricordi che nel 1860 “su 133 abitanti del villaggio ci furono 133 voti per il sì all’annessione, un risultato salutato con grandi grida: Viva la Francia! Viva l’Imperatore!”. In tutti i territori ceduti alla Francia non ci fu un solo voto contrario, proprio come in tutti i territori annessi al Regno di Sardegna per formare l’Italia non ci fu un solo voto contrario: una vera decisione democratica.

E’ curioso come i politici ti dicano che l’unità d’Italia è sacra e inviolabile e va festeggiata in pompa magna, quando i loro predecessori non esitarono a svendere altri italiani a seconda delle convenienze e delle necessità del momento, e quando gli stessi confini dell’Italia sono cambiati già numerose e dolorose volte nella sua breve esistenza. Da sempre, mobilitare le persone attorno a una bandiera è un ottimo strumento per distogliere l’attenzione dai problemi e cercare di mantenere il controllo del potere.

Tra la gente comune sono molti a crederci, e in piena coscienza arrivano a dare la propria vita per un ideale di patria e per un confine che poi, pochi anni dopo, verrà non di rado cancellato, dimenticato e sconfessato; del resto, se parli di Nizza o peggio ancora di Pola e di Fiume, non troverai nelle commemorazioni ufficiali quasi nessuno disposto a dirti che essi siano mai stati territori “italiani” e che siano stati in qualche modo perduti e fatti propri da altre nazioni. Tutti i Bianchi e i Ferrero che, come risulta dalla lapide sulla parete della cattedrale di Nizza, hanno dato il loro sangue nella Grande Guerra, erano dei francesissimi Bianchì e Ferrerò che sprizzavano d’amore per la Francia, capito?

E al contrario, quel De Gasperi che era nato e cresciuto austriaco e aveva servito nel Parlamento di Vienna, giurando eterna fedeltà all’Austria-Ungheria, prima di giurare eterna fedeltà all’Italia in quello di Roma, è un grande statista italiano che in Austria ci stava controvoglia e solo perché costretto, ok?

Insomma, l’Italia (ma vale per qualsiasi altro Paese) è sempre unita, sacra e inviolabile perché non appena perde un pezzo esso, lapalissianamente, non ne fa più parte; ma guai a mettere in dubbio anche solo un millimetro della sua sovranità attuale e dei poteri che essa conferisce al governo del momento, se non vuoi passare per traditore.

Forse sarebbe ora di capire che l’unica unità per cui valga la pena battersi è l’unità della razza umana e del suo solo pianeta; tutto il resto sono divisioni amministrative, che dovrebbero semplicemente mirare all’equità e all’efficienza, e giochi di potere e propaganda sulla pelle delle persone, non di rado finiti in tragedia, che dovremmo aver imparato a smascherare.

[tags]italia, francia, italia 150, unità, nizza, tenda, istria, de gasperi[/tags]

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sabato 28 Agosto 2010, 12:05

Ricontiamo anche i soldi?

Mi preme sottolineare subito che non sono io che ce l’ho col PD, sono loro che riescono sempre a stupire in negativo!

Veniamo al dunque: quei pochi di voi che sono interessati alla vicenda del riconteggio dei voti delle ultime elezioni regionali piemontesi, per capire se Cota ha vinto veramente oppure no, sapranno che essa si è arenata su un problema concretissimo: chi paga i trecentomila euro che, secondo gli enti competenti, sono necessari per tirar fuori le duemilatrecento urne dal deposito giudiziario, aprirle davanti a personale qualificato, tirare fuori quelle cinque o sei schede per seggio con il voto per le liste contestate e verificarle di nuovo?

Invano il TAR ha fatto notare che il problema non sussiste: a norma di legge, le spese andranno pagate da chi perde la battaglia legale, o comunque divise tra le parti come deciderà il giudice. Anzi forse è proprio questo il problema: dopo aver montato su un casino di questo livello, entrambe le coalizioni (o meglio: i ricorrenti da un lato, e gli autori delle presunte irregolarità dall’altro) hanno paura di prendersene la responsabilità, anche economica.

Del resto è noto che buona parte del centrosinistra non veda affatto di buon occhio i ricorsi, che rischiano di farli passare per “quelli che ribaltano il voto popolare grazie alle toghe rosse” e inoltre di fargli ritrovare in casa la Bresso, che molti suoi colleghi di partito vedono come il fumo negli occhi e sono ben contenti di essersi tolta dalle scatole. E così, c’è chi dice che questo problema dei fondi, con relativa melina da parte di istituzioni vicine al centrosinistra, sia stato montato ad arte per far finire la cosa nel nulla.

Per spezzare questa impasse, come avrete letto, noi del Movimento 5 Stelle Piemonte abbiamo lanciato una proposta provocatoria ma anche più concreta di quanto sembri: visto che noi abbiamo rinunciato a 130.000 euro di rimborso elettorale solo di quota per il 2010, che lo Stato usi quei soldi per pagare almeno in parte il riconteggio.

Sono invece rimasto basito a leggere la “provocazione” lanciata in risposta dal Partito Democratico piemontese: per pagare il costo del riconteggio delle schede, verrà aperta una sottoscrizione alla festa nazionale del PD che apre oggi in piazza Castello. Ma scusate, è lo stesso PD che, solo in Piemonte, solo per le elezioni regionali e solo come quota di quest’anno, incassa oltre 800.000 euro di fondi pubblici come rimborso elettorale? Se vogliono finanziare il riconteggio, possono benissimo prendere i fondi da lì… no?

La cosa più triste però saranno i militanti e simpatizzanti del partito, magari cassintegrati o precari, che si toglieranno qualche euro dal portafoglio bucato pur di “aiutare la causa”. Cari amici, datevi una svegliata… invece dell’euro, andate lì e infilate un foglietto con scritto “i nostri soldi già ve li siete presi, usate pure quelli”!

[tags]elezioni, regionali, piemonte, riconteggio, cota, bresso, pd, movimento 5 stelle, beppe grillo, rimborsi elettorali[/tags]

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venerdì 27 Agosto 2010, 18:23

Perdere definitivamente

Oggi vi lascio, in vista del weekend, con il nuovo video di Tony Troja: una cover di Finardi che commenta adeguatamente le ultime uscite di Veltroni, quelle secondo cui alla possibile crisi di Berlusconi bisogna rispondere “Oddio! Ma non vorrai mica andartene davvero? Sta’ lì, sta’ lì, se no poi noi che facciamo?”.

[tags]pd, veltroni, berlusconi, troja, finardi, coyote, perdere definitivamente[/tags]

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