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Archivio per il giorno 19 Maggio 2006


venerdì 19 Maggio 2006, 22:12

[[Robert Post – Got None]]

Giusto per completare il discorso di cui al post precedente, c’è anche questo pezzo che mi fa compagnia, da un po’ di tempo, nelle serate malinconiche e solitarie che non possono non capitare in primavera a una persona disaccoppiata. Probabilmente ne avete già sentito qualche secondo in una pubblicità, ma il brano intero, solo voce e chitarra acustica, merita l’ascolto. Con testo a fronte.

When I was a little boy I used to wonder
Just how old you’d have to be to feel good
Now I’ve seen a thousand girls but I still wonder
Cause they just don’t make sense to me
God knows I’ve tried

I’ve tried to be the unpredictable one
I’ve tried to be the friend that they could rely on
I’ve still got none
I’ve got nothing at all

And so I fall into the open
Just singing out your name
And when I’m done, I’m crashed and maimed
I hope that’s where you’ll find me

You know that if it’s up to me I’ll still be holding
My own hand the day I die
So please release me now

I’ve tried to be the mean mysterious one
I’ve tried to be the sweetest candy you’d suck on
I’ve still got none
I’ve got nothing at all

And so I fall into the open
Just singing out your name
And when I’m done, I’m crashed and maimed
I hope that’s where you’ll find me
And so I fall into the open
Just singing out your name
And when I’m done, I’m crashed and maimed

And it’s a good day for being found
Just crawling in the dirt with my head underground
And it’s a good day for you to come
Collecting all the pieces of the damage done

And after all the bandages are gone
I hope you’ll find a favorite part you can work on
Cause I’ve got none
I’ve got nothing at all

And so I fall into the open
Just singing out your name
And when I’m done, I’m crashed and maimed
I hope that’s where you’ll find me
And so I fall into the open
Just singing out your name
And when I’m done, I’m crashed and maimed
Into the open
Singing out your name
Collecting all the pieces of the damage done

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venerdì 19 Maggio 2006, 22:00

Lebbra

E’ uscita recentemente una nuova versione di One degli U2, una canzone bellissima a cui sono molto affezionato. Dopo un inizio convenzionale, irrompe sulla scena Mary J Blige, che con la sua voce incredibile travolge e oscura immediatamente tutto il resto: Bono, The Edge, musica e parole. La trovo una versione emozionante, pur con tutte le difficoltà del confronto con l’originale.

Comunque, vi racconto tutto questo perchè mi sono tornati in mente alcuni dei versi di questa canzone che da sempre mi colpiscono di più:

Have you come here for forgiveness
Have you come to raise the dead
Have you come here to play Jesus
To the lepers in your head

Come tutte le grandi canzoni, anche questa ha dei versi in cui ognuno può leggere ciò che ci sente dentro, e scoprire nuovi significati in fasi diverse della vita. Nel mio caso, mi hanno fatto riflettere sul fatto di come anche io, probabilmente, abbia cercato per troppo tempo non solo di resuscitare una persona morta (morta, per fortuna, solo nel mio mondo interiore, e non in quello esteriore), ma anche di guarirne malattie (malesseri, meglio) che esistono solo nel mio cervello.

E quindi, guardando le cose freddamente, non c’è una ragione sensata per cui continuare a tornare.

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