Sky
Vittorio vb Bertola
Affacciato sul Web dal 1995

Mar 30 - 16:57
Ciao, essere umano non identificato!
Italiano English Piemonteis
home
home
home
chi sono
chi sono
guida al sito
guida al sito
novità nel sito
novità nel sito
licenza
licenza
contattami
contattami
blog
near a tree [it]
near a tree [it]
vecchi blog
vecchi blog
personale
documenti
documenti
foto
foto
video
video
musica
musica
attività
net governance
net governance
cons. comunale
cons. comunale
software
software
aiuto
howto
howto
guida a internet
guida a internet
usenet e faq
usenet e faq
il resto
il piemontese
il piemontese
conan
conan
mononoke hime
mononoke hime
software antico
software antico
lavoro
consulenze
consulenze
conferenze
conferenze
job placement
job placement
business angel
business angel
siti e software
siti e software
admin
login
login
your vb
your vb
registrazione
registrazione

Archivio per il mese di Dicembre 2007


sabato 22 Dicembre 2007, 18:31

Reazioni da strega

Di norma, qui non si parla di scandali di cronaca nera, nonostante essi diano ampi spunti per riflettere sulla società italiana. Eppure, leggendo degli ultimi sviluppi del caso di Garlasco, qualche pensiero mi è venuto subito alla mente.

Secondo la nuova ricostruzione, infatti, pare che la ragazza sia stata uccisa dal fidanzato dopo che lei aveva scoperto sul suo computer delle presunte immagini pedofile. L’articolo della Stampa di ieri – in quest’era post-C.S.I. – si dilunga con racconti minuziosi e anche un po’ ridicoli su tutto questo dispiego di tecnologia, vantando le tecniche prodigiose e i mezzi avanzatissimi utilizzati dal Ris di Parma per scoprire le immagini sul computer del ragazzo (Esplora Risorse?). Si dice che, secondo le “tracce” ritrovate, egli avrebbe addirittura condiviso ben due di queste immagini tramite Emule (brivido).

Ammesso che questa situazione sia vera, io ho provato a immaginarmela: pensate di essere una ventenne lombarda come tante altre, cresciuta in una famiglia media, certo con un paio di cugine gemelle che farebbero qualsiasi stupidaggine pur di apparire in televisione, ma insomma normale. Avete un fidanzato con cui – almeno stando a quel che si diceva in questi mesi – state tutto sommato bene; magari ogni tanto litigate, ma senza una relazione particolarmente tesa. Un giorno, mentre usate il suo computer per guardarvi la posta, con il tipico farsi i fatti degli altri intuito delle donne scoprite che ci sono alcune immagini di minori “a sfondo sessuale”.

Aprendo una parentesi, qui non è per ora dato sapere cosa fossero veramente queste immagini, cioè se raffigurassero veramente atti sessuali con bambini o bambini e basta o magari semplicemente una diciassettenne ripresa col telefonino, e se veramente il ragazzo avesse delle tendenze pedofile o se invece quelle foto fossero arrivate lì per tutt’altro motivo e magari cancellate alla prima occasione. Comunque, conoscete bene la persona in questione e non penso che, di punto in bianco, vi venga da pensare che è un mostro. Quindi, cosa fareste?

Probabilmente gli chiedereste spiegazioni. Magari cerchereste di capire se ha dei problemi relativi al sesso, cosa che peraltro, se state insieme da un po’, dovreste già sapere. Ma ecco, non mi viene in mente nessuno scenario che possa far sì che l’altro reagisca ammazzandovi seduta stante avendo questo come motivo fondamentale. Potrebbe al massimo succedere che voi abbiate già delle serie liti in corso, tali da aver maturato rabbia omicida, e questo sia soltanto un fattore scatenante.

Se invece è veramente questo ciò che è successo, cioè se una persona che ti vuol bene e che prima non aveva alcuna intenzione di farti del male ti ammazza improvvisamente solo perchè tu scopri che ha delle foto di bambini sull’hard disk, vuol dire che la semplice scoperta di una immagine di quel genere può essere percepita da una persona sostanzialmente normale come una minaccia mortale, tale da uccidere in risposta.

La pedofilia è un problema serio, ma non si può mettere tutto insieme e sullo stesso piano, l’azione, il sostegno all’azione, il guardare l’azione, il parlare dell’azione; nè si può dimenticare che le tendenze sessuali di ogni genere derivano da schemi psicologici profondi, spesso coercitivi, e non sempre sono frutto di libera scelta o di piena fermità mentale. Si tratta di un campo dove i confini sono sottili e le valutazioni sfumate, tanto che la stessa definizione di “immagine pedopornografica” varia moltissimo da persona a persona, e che secondo certe definizioni, per esempio, buona parte dei fumetti giapponesi sarebbe pedofilia.

Per questo io spero che si scopra che avevano già litigato per altri motivi, o che lui è pazzo, o qualche altro motivo. Perché se una reazione così inconsulta, per paura bestiale, fosse stata provocata dalla caccia alle streghe e dal polverone che sono stati montati in questi anni sulla pedofilia via Internet, vorrebbe dire che l’omicidio si sarebbe potuto evitare, se solo l’argomento fosse stato approcciato da tutti – media e politici in primis – con più cautela e più serietà.

divider
venerdì 21 Dicembre 2007, 09:40

Ancora su Prodi e Berlusconi

Per completare il discorso sul governo, oggi commento ancora un paio di fatti.

Il primo è che, nel silenzio generale, si è verificato nelle ultime settimane un altro caso Dalai Lama, questa volta con la Russia. L’unica cosa che probabilmente avete letto è che, dopo le discusse elezioni in Russia, il primo premier europeo a congratularsi calorosamente con Putin per la nuova vittoria, ignorando i presunti brogli lamentati dall’opposizione e per cui hanno protestato vari altri paesi europei, è stato Sarkozy; Prodi, invece, ha tentennato, non sapendo da che parte stare. E così, qualche giorno fa la Autouaz, la principale azienda automobilistica russa ossia di quello che sarà nei prossimi decenni il maggior mercato europeo, ha scelto di vendersi a Renault invece che a Fiat: così la bellezza della nostra coscienza è assicurata, e lo sono anche i licenziamenti a Mirafiori. Peccato però che il governo abbia sì evitato di compiacere Putin, ma anche di criticarlo seriamente, abbandonando quindi l’opposizione suddetta al proprio destino; insomma, zero piccioni con una fava.

Il secondo è invece relativo alla maestria comunicativa di Berlusconi. Lo beccano in una intercettazione da brivido; e ammetto che mi lascia parecchio perplesso l’idea di poter non solo leggere la trascrizione di una conversazione telefonica privata tuttora soggetta a indagine della magistratura, ma di poterla addirittura ascoltare sul sito Internet di un settimanale. Ciò detto, il brano va ascoltato, perché dà veramente il voltastomaco; specialmente quando Berlusconi dice tranquillamente che il destino del governo Prodi è legato all’assunzione di tal Evelina Manna come attricetta in una qualsiasi fiction della Rai, visto che lui – dice – sta “cercando di avere la maggioranza in Senato” e che “questa Evelina Manna può essere .. perchè mi è stata richiesta da qualcuno con cui sto trattando”.

Ciò detto, Berlusconi risponde con un colpo da maestro: stasera dichiara che in Rai lavora solo “chi si prostituisce o chi è di sinistra” e che “In Rai non c’è nessuno che non sia stato raccomandato, a partire dal direttore generale che non è certo stato scelto attraverso una ricerca di mercato”. Il che è una verità; raccomandare qualcuno in Rai, avere un parente assunto in Rai è una prerogativa che ti arriva a casa insieme con il tesserino non dico da ministro, ma persino da peone dell’emiciclo parlamentare; e ve lo dico per averne avuto racconti di prima mano da più di una fonte.

Naturalmente, non è una giustificazione valida; eppure, chiaramente provoca la reazione voluta, ossia dichiarazioni ipocrite e fintamente indignate della Rai, della Federazione della Stampa e del sindacato dei giornalisti, tipo questa: “Di fronte ad accuse indiscriminate e dai toni inaccettabili, la Rai ribadisce la piena fiducia nei propri dipendenti e collaboratori, nelle loro capacità professionali e nel loro costante e reale impegno per il miglioramento del servizio pubblico radiotelevisivo”. Come si possa dire una cosa del genere restando seri non è dato sapere, a fronte di una situazione in cui praticamente tutti sono raccomandati e i pochissimi che non lo sono fanno i precari anche se sono meritevoli (pare che nemmeno la Gabanelli, conduttrice di Report e giornalista di indubbio valore, sia mai riuscita a farsi assumere a tempo indeterminato). Insomma, dopo essersi infuriati per Berlusconi, ci si infuria anche per la protervia della Rai tutta.

In questo modo, Berlusconi ha spostato l’attenzione dalle sue schifezze a quelle della radiotelevisione pubblica, come se il problema principale fossero le raccomandazioni e non l’interesse privato compiuto per suo conto da amministratori pubblici; e ha cercato di far dimenticare l’indignazione per le sue parole sostituendola con l’indignazione per la situazione in Rai. Noi non ci cascheremo, ma tanti italiani sì.

divider
giovedì 20 Dicembre 2007, 10:37

Stai punito

Oggi, come qualsiasi venti dicembre di ogni anno, mi sono preparato per pagare l’ICI. Peccato che, mentre ricontrollavo le aliquote, abbia scoperto che, zitto zitto, il governo Prodi ha avuto la bella idea di anticipare la scadenza al giorno 17.

Dunque, cerchiamo di descrivere in modo preciso la situazione. Tu ti alzi il giorno della scadenza e vai (tu) presso alcuni tizi che vogliono da te dei soldi per il solo fatto che esisti e possiedi una casa, peraltro comprata con denaro sul quale hai già pagato le tasse una volta quando l’hai percepito come reddito. Arrivi da loro, e loro ti fanno: sai che c’è? Abbiamo deciso che da quest’anno ci devi i soldi tre giorni prima del solito; però ci siamo guardati bene dal comunicartelo in alcun modo. Per cui, adesso ti puniamo.

La logica di essere puniti per qualcosa che un altro ha deciso che dovevi fare senza nemmeno dirtelo non fa una grinza; del resto, per sopravvivere oggi in Italia bisogna fare miracoli, quello della lettura mentale nel cervello di Prodi (ammesso che vi sia ancora vita là dentro, tra una biascicata e l’altra) è solo uno dei tanti.

Dunque, la punizione è la seguente: se ti ravvedi di tua spontanea volontà (per un peccato che nemmeno sapevi di avere commesso), e lo fai in modo “operoso” (qualsiasi cosa voglia dire; probabilmente è un modo per farti sentire ridicolo durante l’operazione), puoi cavartela con solo il 3,75% di sanzione, più lo 0,007% al giorno di interessi.

Che è un trucco sporchissimo per dire che tre giorni di ritardo ti costano il 3,771%, che equivale – visto che gli interessi non crescono linearmente, ma si compongono – all’8935,8% su base annuale.

Naturalmente, puoi ancora pagare tutto ciò online; guarda caso, esistono due codici tributo specifici (3906 per l’interesse e 3907 per la sanzione) proprio per pagare in questa situazione. Peccato che ci sia una ulteriore clausolina: tutte le cifre vanno arrotondate all’euro più vicino, con un minimo di un euro. Quindi, visto che la sanzione è spezzata in due parti, e che bisogna pagare separatamente a ciascun comune, gli 0,09 euro e 0,02 euro che devo al comune di Torino e a quello di Saint Vincent a titolo di interessi diventano un euro ciascuno.

Non parliamo nemmeno di cosa succede nel caso opposto; del resto vi ho raccontato un pezzettino della trafila – neanche tutta – che devo fare per riavere quattromiladuecento euro (non bruscolini) che lo Stato ha preteso da me tre anni fa, per poi accorgersi dopo due anni e mezzo che in realtà non ne aveva diritto; se va bene li rivedrò tra un anno, ovviamente senza una lira di interessi.

Poi non lamentatevi se al prossimo giro voto il centrodestra; non cambierà niente, ma almeno a parole mi prometteranno di abbassare le tasse, invece di proclamare che sono bellissime.

Tag Technorati: , ,
divider
mercoledì 19 Dicembre 2007, 13:42

Ravanello. Collegno.

Che cosa si può dire della Pizzeria Trattoria Ravanello di Collegno (TO)? Beh, per prima cosa che ci sono stato ieri sera per una cena di ex colleghi Vitaminic; per seconda cosa che il responsabile della scelta del posto è Yari Latini Corazzini (il sito è in costruzione da secoli) e quindi io me ne chiamo fuori; per terza cosa questo è un post su commissione da parte di tutto il gruppo che ieri vi si è ritrovato.

Io comunque dissento, e segnalo che alla Pizzeria Trattoria Ravanello di Collegno (TO) le cozze alla tarantina erano davvero buone, anche se la pasta alla tirolese invece non era niente di che. I prezzi non sono particolarmente modici (25 euro a testa prendendo mediamente mezzo antipasto, un primo o pizza e il dolce), ma ormai dov’è che puoi mangiare un pasto completo, anche alla buona, per meno di 30 euro? (A parte il pub-trattoria Manhattan di via Giachino, che invece raccomando spassionatamente, a meno che non vi formalizziate sulla zona simil-Bronx, i tavoli consumati, i graffiti sulle pareti e l’apparente – ma soltanto apparente – situazione di sporcizia.)

Il problema della Pizzeria Trattoria Ravanello di Collegno (TO), invece, è stato che noi avevamo diligentemente prenotato per otto persone alle 20,30, e quando siamo arrivati non c’era nemmeno la più vaga ombra del tavolo; in pratica, hanno accettato la prenotazione pur sapendo di avere un gruppo di trenta mocciosi schedulato per le 19,30. E’ chiaramente impossibile pensare di ricevere un gruppo di trenta persone per le 19,30, aspettare che ci siano tutti, dargli da mangiare, e poi avere i tavoli liberi per le 20,30; difatti, il nostro tavolo è apparso solo alle 21,15, e altri ancora dopo.

Se questo sia un problema tale da tirare una riga sul posto, o sia invece perdonabile, lo deciderete voi; certo è che sono uscito con la sensazione che la Pizzeria Trattoria Ravanello di Collegno (TO) sia un posto progettato da abili marchettari, con una attenzione al cliente soltanto formale. Del resto, è la prima volta che vedo una pizzeria con la pubblicità di un concessionario di automobili stampata sui cartoni delle pizze…

Concludo dicendo che la cameriera era carina, anche se non ha dato segno di volerla rendere disponibile nè a Simone, nè ad Andrea B.; però era un’ottima venditrice, e ci ha piazzato tre terrine di cozze con una abilità disarmante; del resto è noto che un bel faccino può vendere a un nerd qualsiasi cosa – a parte i componenti elettronici, che lì comunque l’attrazione per le specifiche in megahertz prevale persino sull’attrazione per il gentil sesso.

In compenso, la classe di seconda liceo che ha liberato la tavolata è stata allarmante: una sequenza di mostri ambosessi uno dietro l’altro, una sfilata di moda di brufoli, il festival dello sguardo spento e del futuro da disoccupato spettatore di grandi fratelli. Se questo è il nostro futuro, potremmo organizzare uno scambio della nostra generazione di nati negli anni ’90 con quella di un qualsiasi altro paese (io voto per l’Estonia). Ma forse è solo che a quell’età si è tutti dei mostri.

P.S. Per completare l’opera per Google: Pizzeria Trattoria Ravanello di Collegno (TO)! Pizzeria Trattoria Ravanello di Collegno (TO)! Pizzeria Trattoria Ravanello di Collegno (TO)! Pizzeria Trattoria Ravanello di Collegno (TO)!

divider
martedì 18 Dicembre 2007, 18:07

Post

Riguardando gli ultimi post del blog, mi sono reso conto che in questo periodo mi escono soltanto pipponi di una certa lunghezza. Così ho deciso di chiedere un parere ai miei lettori: vorreste che scrivessi articoli più brevi? Qualsiasi suggerimento è ben accetto… tanto poi il blog è uno spazio personale, per cui decido comunque io :-)

divider
martedì 18 Dicembre 2007, 14:56

Il volto del Web 2.0

Se oggi andate sulla home page di Repubblica.it e cliccate sulla tab “Internet” nel box di destra, questo è ciò che vedete (screenshot presa poco fa):

screenshot-repubblicait-20071218-544.jpg

L’articolo e il commento parlano del decennale della creazione dei blog (in qualsiasi modo abbiano determinato che cade oggi). L’immagine scelta per illustrare il tema, però, è la faccia di Joi Ito.

Visto che Joi non è citato da nessuna parte nei testi, viene da chiedersi come abbiano deciso che lui è il volto della blogosfera mondiale; anche se in effetti è una scelta azzeccata. Però vi garantisco che è buffo aprire Repubblica.it e vederci la faccia di uno che conosci personalmente. E poi è decisamente più carino di Padoa Schioppa!

Tag Technorati: , ,
divider
lunedì 17 Dicembre 2007, 11:35

Grattacieli

Ieri mattina, approfittando della giornata ad ingresso libero per l’anniversario della riapertura, sono andato a visitare Palazzo Madama.

Il museo in sé non ha nulla di particolarmente interessante, a parte forse un po’ di decorazioni lignee subito all’inizio, alcuni bassorilievi in marmo e in avorio, e il famoso (ma microscopico) ritratto di Antonello da Messina; è però veramente bella la vista dalla cima della torre dell’ascensore, una veduta del centro di Torino che non ti aspetti ma che è proprio all’altezza giusta, non così in alto come dalla Mole (dove tutto sembra piccolo e perduto) ma abbastanza in alto da spaziare fino ai confini della città.

Il museo ospita però in queste settimane anche la mostra sui sei progetti per il discusso grattacielo che il fu Sanpaolo dovrebbe costruire sui giardinetti accanto alla futura stazione di Porta Susa 2.0, su quel fazzoletto di terra dove per decenni c’è stata la stazione degli autobus.

Dall’esame della mostra emerge chiaro che non ha vinto il progetto migliore, ma quello più conservatore: un banalissimo parallelepipedo che Renzo Piano deve aver disegnato con la mano sinistra, ma che probabilmente aveva gli appoggi giusti (in senso architettonico, s’intende). Praticamente tutti gli altri progetti – a parte forse quello degli spagnoli – erano più originali, più innovativi, più scenografici, insomma più belli. Due in particolare erano magnifici: quello di Perrault, fatto di sei enormi cubi appoggiati in modo irregolare l’uno sull’altro, e quello di Libeskind, una forma a cristallo fatta di superfici piatte ma sghembe, in relazione con tutti i punti cardinali della città e del circondario, dal Monviso a piazza Castello.

L’impressione è che la banca abbia scelto il progetto che, oltre a minimizzare i costi e massimizzare il valore edilizio dell’opera, potesse sembrare più rassicurante per le vecchiette sabaude, notoriamente critiche a priori di qualsiasi innovazione. Il risultato però è discutibile: perché – anche senza andare a discutere i problemi di traffico, di sostenibilità energetica, di effettiva utilità a fronte di una quantità abnorme di aree industriali da risistemare e di edifici per uffici vuoti e in decadenza, a partire dal grattacielo Rai qualche centinaio di metri più in là – un’opera del genere è innanzi tutto un nuovo monumento, che ridefinisce pesantemente l’immagine della città.

Allora, la Torino del futuro qual è: la città apparentemente provinciale e cullata dalle montagne che vediamo adesso? O la città innovativa e fuori dagli schemi che sceglie per simbolo un grattacielo destrutturato come quello di Perrault o anticonformista come quello di Libeskind? (Ma anche, per dire, come la bellissima biblioteca civica di Bellini, di cui infatti nessuno s’è lamentato.) Oppure la città anonima e grigia che comincia a fare banali parallelepipedi di vetro e cemento cinquant’anni in ritardo su tutti gli altri, senza guardare alla qualità, purché siano firmati?

Io, sul fare grattacieli a Torino, non ho una posizione a prescindere, a differenza del “club no tutto” che è prontamente sorto anche su questo tema. I grattacieli, se fatti bene, sono un investimento per il futuro; ma possono anche diventare errori ingestibili (e tremo all’idea del secondo grattacielo in arrivo, quello di Fuksas: uno che a Porta Palazzo è riuscito a costruire un edificio bellino ma talmente inadatto allo scopo che è ancora lì abbandonato dopo anni, che disastro potrà fare su una scala venti volte maggiore?). Per cui non contesto l’idea in sé, ma il progetto che è stato scelto: ce ne presentino uno più bello, e poi se ne potrà parlare.

divider
domenica 16 Dicembre 2007, 20:30

Mascalzone latino

Oggi sono stato allo stadio a vedere una partita magnifica, in cui il Toro ha messo sotto dall’inizio alla fine la seconda squadra più forte d’Italia, e soltanto per un mix di sfiga, imbranataggine e sviste arbitrali (peraltro compensate da un possibile rigore non dato alla Roma) non ha vinto 3-0. Poi sono tornato a casa, ho acceso il televisore e ho messo su Italia 1 per vedere Controcampo, la trasmissione che, in regime di monopolio, trasmette i gol nel tardo pomeriggio.

Peccato che la trasmissione si sia occupata della giornata di campionato per sì e no dieci minuti, per poi trasformarsi in due ore di celebrazione del Milan e di leccata di piedi a Berlusconi, presente in studio in tutto il suo splendore. El presidente ha concluso la performance con un toccante brano, scritto di suo pugno per festeggiare l’odierna vittoria del Milan; per quanto con Google si scopra subito che l’avesse già scritto di suo pugno per Una storia italiana, il libretto autocelebrativo che recapitò a mezzo posta a tutti gli italiani prima delle elezioni del 2001.

E così, siamo in grado di riportare a futura memoria questo pezzo di bravura di marketing politico: leggetelo con attenzione.

A MIO PADRE

Questa immagine del Milan Campione d’Europa e del Mondo allo scoccare dei suoi novant’anni, si fonde e si confonde in me con tanti ricordi della mia infanzia.

Le dispute con i compagni di scuola, le lunghe ore di studio, l’attesa di mio padre che tornava tardi dal lavoro e si affacciava sulla porta col suo sorriso. Era come se in casa fosse entrato il sole. Carissimo, dolcissimo papà.

E con lui, dopo aver parlato dello studio, della scuola, subito a parlare del Milan, quasi l’incarnazione dei nostri sogni, delle nostre utopie. “Vedrai, papà, vinceremo, dobbiamo vincere”, come se in campo potessimo andarci noi due. E poi la liturgia della Messa insieme la domenica mattina, i commenti e le riflessioni sulla predica, la puntata a comperare le meringhe per la mamma che ci aspettava a casa, in cucina, a preparare il pranzo della festa, l’unico che si consumava in sala con la tovaglia ricamata e i fiori in mezzo al tavolo. E io sempre a chiedere l’ora, impaziente, timoroso di fare tardi.

E finalmente, la mano nella mano, eccoci là all’entrata dello stadio, l’Arena o San Siro, e io a farmi piccolo piccolo per profittare di un solo biglietto in due. E, poi, il cuore in gola nell’attesa, le braccia al collo per la vittoria, la tristezza per le partite-no. E mio padre a consolarmi: “Vedrai, ci rifaremo!”. Caro vecchio Milan, il Milan dei Puricelli, dei Carapellese, dei Tosolini, dei Gimona, che non era riuscito a vincere niente di importante. Caro papà, dalle notti in bianco, con il lavoro portato a casa per far quadrare il bilancio di una famiglia del dopoguerra. Com’è dolce, ora, ricordarvi insieme.

Nel momento del trionfo, degli osanna, della notorietà internazionale del Milan di oggi, lasciami, caro vecchio Milan, confondere la mia storia alla tua, lasciami inorgoglire per aver contribuito a farti grande e famoso, lascia che io dedichi questa vittoria, che i campioni rossoneri dal campo hanno voluto dedicarmi, a chi nei momenti più difficili mi consolava e mi incitava: “Chi crede, vince. Vedrai, ce la faremo”. Ce l’abbiamo fatta.

Domani sogneremo altri traguardi, inventeremo altre sfide, cercheremo altre vittorie. Che valgano a realizzare ciò che di buono, di forte, di vero c’è in noi, in tutti noi che abbiamo avuto questa avventura di intrecciare la nostra vita a un sogno che si chiama Milan.

Ora, se voi leggendo questa roba avete provato istintivo ribrezzo – per l’uso e la manipolazione della propria storia personale a fini di propaganda politica, per esempio – significa che non avete capito gli italiani. Perché il modello tradizionale di famiglia – papà e figlio maschio allo stadio e la donna in cucina, ma con tutti gli onori – stride certo con la realtà di oggi, ma trovatemi qualcuno, anche tra i giovani, che opporrebbe con orgoglio il racconto di una domenica in cui se lui va allo stadio lei va in palestra e poi la sera non ci si vede nemmeno, che si è tutti e due stanchi e comunque non si sarebbe d’accordo nemmeno su cosa guardare in TV.

Ma il tocco da maestro sta in quell’inciso in cui Berlusconi racconta che andavano allo stadio in due, ma che poi lui bambino si fingeva più piccolo di quel che era, in modo da rubare un ingresso gratis. L’italiano medio qui applaude, e pensa che questo qui è come lui, furbo e ladro se appena può, ma in fondo in fondo un gran simpaticone; e dal cuore d’oro, perché lo fa per sventolare il bandierone e dopo aver onorato i santi. Un vero mascalzone latino.

A forza di sentirmelo dire, sto cominciando a pensare che, nel millennio globalizzato, il “grande posto nel mondo” degli italiani sarà quello che immagina Berlusconi: una nazione di furbi che vivono alle spalle degli altri, arrangiandosi grazie ad un naturale charme. Probabilmente io dovevo nascere in Svizzera.

divider
sabato 15 Dicembre 2007, 09:34

Cin cin

Ieri sera, infilata tra le varie cene di Natale, si è tenuta la cena annuale dei Geneticamente Granata, in una vecchia bocciofila che sembra un bungalow d’altri tempi, una baracca (del resto così si chiama il posto) sopravvissuta per miracolo in un angolo di periferia operaia torinese, chiusa tra il più antico centro sociale della città, la ferrovia del mare, e un cavalcavia dotato di regolamentari binari del tram di inizio Novecento.

Queste cene sono sempre piacevoli, perché si tratta di persone che conosci da un po’ ma molto più diverse da te di quelle con cui esci di solito, variando dalla liceale di 17 anni all’imprenditore affermato e dall’operaio meccanico a un ex presidente di circoscrizione; tutto ciò accompagnato da una cena piemontese alla buona ma come si deve – tre antipasti, due primi, secondo, dolci, caffé e grappa – e da una abbondante disponibilità di barbera o dolcetto.

E’ quando il tasso alcoolico è salito a sufficienza, i giovani sono stati sfottuti perché causa tarda nascita non sanno chi è Beruatto, i vecchi sono stati sfottuti perché causa arteriosclerosi confondono tra loro Diawara, Angloma e Malonga, e si è cantato tutti insieme più volte il coro regolamentare(*), che saltano fuori gli aneddoti più assurdi.

Il racconto di ieri sera era peraltro più attendibile del solito, visto che sono presto spuntate numerose testimonianze oculari, anche risalenti a non più di un paio di settimane fa. Si parla di un tifosissimo granata, già addentro gli anta, guardia giurata in un centro commerciale della cintura; un vecchia maniera del primo anello della Maratona, noto nell’ambiente come Rik Saltapanza.

Il motivo del nomignolo è presto detto: pare che alla fine di queste gaudenti e alcooliche cene di gruppo il signore si sdrai sul tavolo, scopra la prominente panza, e vi ponga sopra un residuo del pasto, come ad esempio il culetto del salame. A questo punto, mentre l’abbondante folla – talvolta contenente anche la di lui moglie – si assiepa attorno all’evento e intona un “ooooooo…” propiziatorio, il Saltapanza, raggiunta la concentrazione, colpisce con forza ai lati la propria piramide di carne, riuscendo a far saltare il cibo per aria e a farlo poi atterrare esattamente nella propria bocca spalancata. Alle volte, per rinnovare la popolarità del numero, il Saltapanza pare praticare anche una variante; essa consisterebbe nell’incastrare nel proprio ombelico un cucchiaino, sul quale viene poi posta un’oliva o un altro frammento commestibile; a questo punto, è un colpo della sua potente stomacatura a scagliare verso l’alto, subito raccolto dalle fauci, l’oggetto in questione.

Non ho ancora potuto ammirare dal vivo l’esibizione del Saltapanza, essendomi perso la bagna caoda granata intergruppi dello scorso novembre; eppure lo stimo già moltissimo. Perché nella vita ci sta un momento per ogni cosa, compreso quello delle goliardate di gruppo attorno al focolare.

(*)
Cin, cin, pòrtme ‘n quartin
Pòrtme da beive, pòrtme da beive
Cin, cin, pòrtme ‘n quartin
Pòrtme da beive seira e matin
A i-j è chi a dis che ‘l vin a fa mal
Son mac dij aso, son mac dij aso
A i-j è chi a dis che ‘l vin a fa mal
Son mac dij aso, pòrtme ‘n quartin
E ne ho bevuto tanto
E non mi ha fatto maaaaaaaaleeeeeee
E l’acqua sì che fa male, il vino fa cantar!
To-to-toro alè! Forza granata, forza granata
To-to-toro alè! Forza granata, Toro alè!!

divider
venerdì 14 Dicembre 2007, 14:40

Wikibufale

Oggi, per una volta, parliamo di Internet!

Avrete sentito che il popolo di Luttazzi si rotola sempre più nella cacca: l’ultima l’ha fatta un blogger che, linkato da Repubblica a proposito di Decameron, ha rediretto l’URL del post a un sito porno, per poi fare un filmatino e dimostrare di aver piazzato un porno a un click dalla home page di un quotidiano; dopodiché il blogger e i suoi amichetti hanno cominciato a gridare “cazzi! Repubblica! ah ah ah!” e a scambiarsi figurine per la soddisfazione, mentre gli astanti già puberi sono rimasti basiti.

Io però non volevo parlare di questo, ma del “trionfo di dilettanti in crosta”: Wikipedia. Saprete che io mi pongo rispetto al simbolo dell’user-generated content come un sostenitore critico; la trovo una bellissima iniziativa, purtroppo spesso affollata di persone che, un po’ troppo positivamente, sembrano non vederne né i difetti né i limiti; un po’ come il tipico sostenitore del software libero, per capirci. Dopodiché, Wikipedia è in realtà una somma di fattori ed attori molto diversi, e ne fanno parte sia il wannabe che – pur non avendo la benché minima competenza in termini di storia di Internet – voleva assolutamente cancellare la mia voce su it.arti.cartoni perché gli stava sulle scatole, sia la gentilissima persona che è venuta qualche settimana fa a intervistarmi per Wikinotizie (prima o poi l’intervista uscirà e saprete cosa ho detto).

In tutto questo, arriva via Slashdot la scoperta che sulla Wikipedia inglese la voce “2003 invasion of Iraq”, dedicata allo scoppio della seconda guerra del Golfo, è stata taroccata pesantemente nell’agosto 2005 da qualcuno che lavora presso il Congresso americano, che ha aggiunto varie “weasel word” per trasformare i fatti (“i servizi segreti non avevano trovato tracce di armi di distruzione di massa”) in supposizioni (“alcuni sostengono che i servizi segreti non avevano trovato tracce di armi di distruzione di massa”).

Casi come questo su Wikipedia accadono tutti i giorni, ma qui, per qualche motivo, il magico sistema di revisione democratica di massa delle voci enciclopediche ha fatto cilecca, e la propaganda pro-Bush, pur essendo assolutamente priva di qualsiasi base oggettiva o fatto a supporto, è rimasta nel testo per un bel po’.

Commentando l’episodio, la newsletter The Inquirer definisce Wikipedia “the gospel of truth according to fake penis experts and nerds with chips on their shoulders”. Io non sono così drastico: buona parte di ciò che c’è su Wikipedia è di ottima qualità, uguale o superiore alle enciclopedie tradizionali; un’altra gran parte non è magari altrettanto di qualità in termini editoriali, ma è comunque onesta e informativa, quindi utile. Il problema però è che, crescendo, Wikipedia scopre di trovarsi di fronte a tutti i problemi tradizionali delle enciclopedie, incluso il più pressante: chi garantisce l’imparzialità?

La soluzione tradizionale, oltre ai codici deontologici, è l’accountability dell’editore: si sa chi pubblica qualcosa – non è un caso che la legge italiana obblighi ad indicare committente e stampatore sui volantini politici – e quindi si sa che idee ha e cosa promuove, e si può comunque denunciarlo se diffama o calunnia. Ma in Wikipedia, chi è l’editore? Tutti vuol dire nessuno; e se nessuno è responsabile, Wikipedia diventa un canale aperto e incontrollabile di diffamazione e manipolazione, tanto più pericoloso perché nascosto sotto un manto di pretesa autorevolezza. E si ha un bel dire che anche i droni di Bush (o di Saddam) hanno diritto di modificare Wikipedia: va bene, ma non se il risultato pretende di essere oggettivo e neutrale.

Questa è, secondo me, la vera sfida per Wikipedia: trovare il modo di garantire un editore che risponde di ogni virgola – esercitando un controllo magari basato su norme democratiche ma comunque effettivo – o finire vittima di scandali e casi legali a ripetizione. Senza però dimenticare che la verità non si decide a maggioranza: e che tutte le procedure di votazione avranno il risultato di riflettere in Wikipedia il pensiero della “sciura Maria” internettiana, senza garantire che esso sia anche la verità. Temo però che questo sia il massimo che si può fare.

divider
 
Creative Commons License
Questo sito è (C) 1995-2021 di Vittorio Bertola - Informativa privacy e cookie
Alcuni diritti riservati secondo la licenza Creative Commons Attribuzione - Non Commerciale - Condividi allo stesso modo
Attribution Noncommercial Sharealike