Sky
Vittorio vb Bertola
Affacciato sul Web dal 1995

Ven 14 - 16:09
Ciao, essere umano non identificato!
Italiano English Piemonteis
home
home
home
chi sono
chi sono
guida al sito
guida al sito
novità nel sito
novità nel sito
licenza
licenza
contattami
contattami
blog
near a tree [it]
near a tree [it]
vecchi blog
vecchi blog
personale
documenti
documenti
foto
foto
video
video
musica
musica
attività
net governance
net governance
cons. comunale
cons. comunale
software
software
aiuto
howto
howto
guida a internet
guida a internet
usenet e faq
usenet e faq
il resto
il piemontese
il piemontese
conan
conan
mononoke hime
mononoke hime
software antico
software antico
lavoro
consulenze
consulenze
conferenze
conferenze
job placement
job placement
business angel
business angel
siti e software
siti e software
admin
login
login
your vb
your vb
registrazione
registrazione

Archivio per il giorno 10 Dicembre 2008


mercoledì 10 Dicembre 2008, 16:48

Un sabato No Tav

“Vittorio, anche tu No Tav?” mi ha chiesto sabato pomeriggio un mio vecchio collega di Politecnico, piuttosto stupito nell’incontrarmi davanti alla stazione di Susa mentre il corteo contro la Tav si chiudeva lentamente. Già, perché per anni sono stato un convinto sostenitore della grande opera, tanto da criticare pubblicamente le proteste; perché allora sabato sono andato fino a Susa a manifestare?

Prima di arrivare alla questione, vorrei raccontare dell’ottima impressione che mi ha fatto questo corteo: perché dopo aver tanto sentito parlare dei temibili No Tav, una delle ragioni che mi hanno spinto era la curiosità di vederli con i miei occhi. Sono rimasto colpito da alcune cose; non solo l’assoluta tranquillità di questo corteo, che si è limitato a fare un giretto attorno a Susa, bloccando le statali più che altro per assenza di altre strade, ma non disturbando affatto l’esodo del ponte verso le montagne; ma la totale assenza di strumentalizzazione.

C’erano, è vero, un gruppo di bandiere dei Comunisti Italiani e non più di un paio di bandiere rossonere della FAI, la Federazione Anarchica Italiana; per il resto, però, c’erano soltanto centinaia, migliaia di bandiere bianche, generalmente con la scritta NO TAV, qualcuna NO DAL MOLIN, alcune KEIN BBT (sono quelli del Brennero), varie NO TIR, un po’ contro gli inceneritori. Insomma, non era un corteo politico, organizzato da questo o quel movimento; era veramente un insieme di amici che si ritrovavano – persino io ho trovato i conoscenti più disparati, a partire da vari tifosi granata – e l’atmosfera era comunque festosa.

L’altra cosa che ha colpito è la dimensione del corteo. Quando siamo arrivati eravamo un po’ delusi, all’orario stabilito eravamo in pochi, alla partenza ci saranno state sì e no duemila persone, e durante il primo tratto il morale della folla era basso, con il leader Perino che passava a dire “siamo pochi ma buoni”. Alla fine, però, ci siamo fermati e abbiamo pensato di aspettare cinque minuti per vedere la coda: ebbene, continuava ad arrivare gente, e ancora, e ancora, e siamo rimasti stupiti da quanto si fosse ingrossato. Alla fine ci saranno state sicuramente almeno diecimila persone, forse di più, comunque parecchie di più dello sponsorizzatissimo corteo torinese per la Thyssen-Krupp (non che non fosse un corteo più che meritorio, ma l’analisi di come i giornali hanno trattato le cose mostra una evidente disparità: se la protesta è contro i tedeschi siamo tutti operai, ma se si toccano i poteri forti nostrani la cosa finisce in fondo alla pagina).

Allora, torniamo alla TAV: perché opporsi? Molti dei fattori che consideravo nell’analisi di tre anni fa non sono cambiati; e anche sabato, comunque, c’era del qualunquismo che circolava, un po’ di malcelato luddismo, la critica ai globalizzatori cattivi e il rimpianto dei bei tempi che furono, quando si poteva tutti essere operai in fabbrica a patto di lottare contro i malvagi padroni. A un certo punto hanno riesumato persino Piagnoletto!

Però, rispetto a tre anni fa ci sono delle novità: la prima sono le analisi economiche. Ne trovate sia di francesi che di italiane, riprese da lavoce.info ossia il sito di economisti liberisti più prestigioso d’Italia, insomma non una fanzine eco-leninista. Tutte dicono che l’opera non è giustificata né dalle necessità di traffico, né dai ritorni economici; che il traffico passeggeri è minimo e quello merci può essere tranquillamente assorbito dalla linea tradizionale con lavori molto più immediati ed economici. Non stiamo insomma parlando della Milano-Roma, dove il treno AV può sostituire l’aereo: tra Torino e Lione il traffico è molto minore, e i costi di costruzione sono molto maggiori.

Lo stesso punto di vista ambientale è ingannevole: è vero che investire in una ferrovia potrebbe servire a ridurre il numero dei TIR, anche se questo richiederebbe politiche di imposizione attiva, visto che questi spostamenti di modalità non sono mai avvenuti da soli; ma già ora la linea esistente è tutt’altro che satura, insomma non è che i TIR circolino perché non c’è il treno, ma perché non lo si vuole usare.

La seconda grande novità rispetto a tre anni fa, però, è che nel frattempo l’alta velocità ha cominciato ad esistere; e abbiamo potuto osservare alcune cose. Per esempio, il periodico comunista Il Sole 24 Ore riporta che in Italia l’alta velocità costa quattro volte più che altrove; che sia perché “ci mangiano” o perché le opere da fare vengono gonfiate in modo da tirare più cemento e quindi guadagnarci di più – guardate la quantità mostruosa di giganteschi ponti e massicciate realizzate sulla Torino-Novara, magari per stradine di campagna o per svincoli in mezzo al nulla – il risultato è che le aziende coinvolte si arricchiscono, mentre l’ambiente viene devastato e il bilancio statale viene prosciugato. E le aziende – Fiat, Impregilo, la Rocksoil di Lunardi, le cooperative rosse dell’Emilia – rappresentano il gotha del potere confindustrial-veltrusconiano: di destra, di sinistra e di centro, tutti associati per guadagnare dalla grande opera; Montezemolo ha già lanciato NTV, la nuova società ferroviaria che farà utili facendo sfrecciare i propri treni sui binari pagati da noi.

Il risultato, poi, qual è? Per ora, treni da 25 euro sola andata che viaggiano vuoti tra Torino e Milano, mentre i treni normali scoppiano; al punto che, per mantenere vivo il giochino dell’alta velocità, Trenitalia sta continuamente peggiorando i servizi alternativi – sopprimendo gli intercity, rallentando i regionali e così via – in modo da spingere la gente a usare l’AV non perché gli serva o valga il prezzo, ma per mancanza di alternative diverse da un carro bestiame.

L’ultima grande novità è la crisi: è ormai chiaro che siamo davanti a una crisi strutturale, in cui il modello di crescita basato sul costruire infrastrutture sempre più enormi per spostare arance da Palermo a Bruxelles non regge più; e incidentalmente il nostro Stato non ha più una lira. Possibile che in questa situazione non ci sia un modo più utile di spendere 9,4 miliardi di euro? Davanti alla gente in cassa integrazione e ai servizi sociali che chiudono, questo è davvero un investimento che ha senso, di quelli non rimandabili perché comunque necessari?

Per ora, mi pare di no; e in effetti dai governi italiani che spingono per l’opera, a parte deridere chi si oppone come “antistorico”, “ignorante”, “egoista” o “antidemocratico”, non è che in questi anni siano giunte grandi argomentazioni. E’ facile farsi affascinare dalla modernità, pensare che ciò che è nuovo, veloce, luccicante sia ipso facto buono e utile. Forse però questi ultimi mesi ci hanno insegnato che della modernità a tutti i costi è bene diffidare, specie se è gestita per interesse privato. Con un’altra classe dirigente in Italia, questa è una infrastruttura che si potrebbe anche considerare; così, invece, fa soltanto paura.

divider
 
Creative Commons License
Questo sito è (C) 1995-2020 di Vittorio Bertola - Informativa privacy e cookie
Alcuni diritti riservati secondo la licenza Creative Commons Attribuzione - Non Commerciale - Condividi allo stesso modo
Attribution Noncommercial Sharealike