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Archivio per il giorno 20 Ottobre 2009


martedì 20 Ottobre 2009, 21:40

S’inkazza

Stasera sono incazzato, ma tanto.

Mi sono incazzato per tutto il pomeriggio e poi sono rimasto incazzato per tutto il viaggio in treno verso Milano, di una di quelle incazzature pervasive e profonde che attraversano mente e corpo per delle ore. Ero talmente incazzato che sul treno del passante ho messo su un po’ degli ultimi dischi dell’esimio M¬į F. Battiato, e le aquile non volano a stormi e tutto quanto; nonostante l’aura illuminata e metafisica della musica ci√≤ non √® servito a niente e anzi a un certo punto mi son rotto, ho stoppato e ho messo su El Diablo dei Litfiba, e sono uscito dalla stazione di Dateo sotto la pioggia senza manco sentirla, senza tirar fuori l’ombrello, attraversando la notte a passo di carica sul ritmo di Pro-pro-proibito e sui memorabili assoli di Ghigo Renzulli. Probabilmente mi fumavano tanto le orecchie che la pioggia vaporizzava prima di toccare la mia testa!

Ma in questi casi, cosa si fa per farsi passare l’incazzatura?

[tags]incazzatura, treno, battiato, litfiba, pioggia[/tags]

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martedì 20 Ottobre 2009, 11:16

Tagliarsi da soli

Che l’Universit√† sia luogo di sprechi, favoritismi, raccomandazioni e imboscamenti √® noto a tutti; che negli ultimi vent’anni, grazie a una pioggia di fondi pubblici nazionali e locali, siano fioriti ovunque corsi di laurea bizzarri e atenei improbabili, creati soprattutto per dare lustro ai politici locali e per moltiplicare cattedre e stipendi, √® altrettanto chiaro. Ben vengano dunque una razionalizzazione e un sano taglio a spese insostenibili e soprattutto inutili.

Questo, tuttavia, non pu√≤ giustificare il fare di ogni erba un fascio; per questo lascia davvero perplessi l’idea (forse rientrata, non si sa per quanto) del Politecnico di Torino di chiudere tutte le sue sedi decentrate, comprese le due – ormai storiche e molto frequentate – di Mondov√¨ e Vercelli. Ammetto di esserci affezionato – quando a met√† anni Novanta ero rappresentante degli studenti nel Consiglio d’Amministrazione del Poli erano aperte da poco, e noi di Torino facevamo la spola per far nascere anche l√¨ un po’ di animazione studentesca – ma davvero non riesco a capire i motivi razionali di una scelta del genere.

Intanto, non si capisce come mai i tagli pi√Ļ pesanti tocchino a una delle migliori universit√† italiane, una di quelle che risultano tra le prime in tutte le classifiche nazionali e che ancora possiedono un po’ di prestigio internazionale. Poi, non si capisce bene il senso di un taglio che porter√† con s√© inevitabilmente anche un taglio degli studenti – dubito che quelli di Novara o di Savona verranno fino a Torino, pi√Ļ facile che vadano a Milano e Genova – e dunque delle entrate; anche perch√© chiudere le sedi vuol dire forse risparmiare qualche affitto (spesso peraltro pagato dagli enti locali) e un po’ di docenti a contratto, ma certo non permette di licenziare il personale regolarmente assunto. Insomma, anche in termini strettamente “aziendali” √® una scelta strategica e finanziaria che equivale pi√Ļ che altro a un taglio dei propri attributi.

Queste scelte accademiche risultano solitamente da lotte di potere e accordi sottobanco tra le baronie interne; in questo caso non sono addentro e non so quale sia la posta in gioco, anche se alcuni giornali hanno scritto che l’obiettivo del rettore Profumo √® “tagliare i costi della didattica per poter investire sulla ricerca”, che temo nella realt√† rappresenti il desiderio di smettere di avere sul groppone quei rompiscatole di studenti e quelle noiose ore di lavoro fisso derivanti dall’insegnamento, e di potersi invece fare i fatti propri in ufficio, possibilmente con pi√Ļ soldi per farsi finanziare viaggi all’estero per convegni e qualche portatile nuovo. (Non tutti i docenti sono cos√¨, specie al Poli ce ne sono molti che danno l’anima per il proprio lavoro compresa la didattica, ma se voi foste un insigne accademico preferireste sperimentare nuove teorie che vi diano la fama o insegnare per l’ennesima volta le nozioni di base a un manipolo di ventenni, magari rumorosi e svogliati?)

Tuttavia, il vero problema dell’Universit√† √® un altro: come nella scuola, √® l’ennesimo patto al ribasso di questa Italia. Qui il patto √®: ti do pochi soldi (gli stanziamenti italiani per l’Universit√† sono generalmente la met√† che nel resto d’Europa) ma puoi farne quel che vuoi, nessuno ti verr√† a rompere le scatole se assumi tuo figlio o se il tuo ultimo lavoro scientifico risale al secolo scorso. Il risultato √® il profluvio di scandali e sprechi dei nostri atenei, che a sua volta giustifica agli occhi dell’opinione pubblica ulteriori tagli, che finiscono per ridurre ancora lo spazio per fare istruzione e ricerca di alto livello, il che fa scappare all’estero le persone capaci e lascia gli atenei nelle mani di mediocri e raccomandati, che causano altri scandali e sprechi e cos√¨ via, in una spirale di degrado senza fine.

E’ l√¨ che bisogna intervenire: aumentando i fondi in modo che l’Universit√† non torni ad essere un privilegio per pochi, ma nel contempo introducendo una meritocrazia feroce e un controllo spietato su come questi fondi vengono usati.

[tags]università, politecnico, torino, tagli, gelmini, mondovì, vercelli[/tags]

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