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Archivio per il giorno 3 Novembre 2009


martedì 3 Novembre 2009, 18:18

Disastro a Caselle

Mentre scrivevo ieri da Milano il post sul mio viaggio low cost, ancora non avevo idea di quel che stava succedendo all’aeroporto di Caselle. So per√≤ che quando sono sceso dal bus a Bergamo ho trovato i miei bagagli gi√† sul nastro che giravano, e ho pensato: diavolo, mi fosse mai successo una volta in decine e decine di sbarchi a Caselle.

Per chi se l’√® perso, da ieri mattina l’aeroporto di Torino √® bloccato dallo sciopero a oltranza degli operatori dell’handling – in parole povere, quelli che caricano e scaricano le valigie dagli aerei. A Caselle questo lavoro √® svolto da due societ√†, che in regime di (molto teorica) concorrenza si dividono gli appalti delle varie compagnie aeree; una √® Aviapartner, belga e leader di mercato; l’altra √® Sagat Handling, ossia l’aeroporto stesso, che come certamente saprete (almeno se leggete questo blog) √® di propriet√† a maggioranza degli enti locali con una consistente minoranza di Benetton, che di fatto ne detta le politiche di gestione.

Lo sciopero deriva dalla decisione di Aviapartner di licenziare 24 lavoratori, a fronte del continuo calo del traffico aereo e del fatto prossimo venturo, non ufficiale ma evidente, che, dopo la recente entrata di Air France in Alitalia, alla prima occasione l’appalto dei francesi verr√† riunificato con quello degli italiani e passato dunque da Aviapartner a Sagat Handling. La decisione √® stata annunciata ad agosto con decorrenza 2 novembre; da allora nessuno ha trovato una soluzione per ricollocare i lavoratori – anzi, a dire il vero, nessuno ci ha nemmeno provato; hanno tutti messo la testa sotto la sabbia – e cos√¨, all’ultimo giorno, √® partito lo sciopero selvaggio, che ha coinvolto anche i colleghi dell’altra societ√† (prima tutti, poi una parte); sciopero che continua tuttora.

Lo sciopero √® davvero selvaggio: senza nessun preavviso (anche se tutti conoscevano benissimo la situazione) e senza nessun riguardo per i viaggiatori; sono bloccati anche i voli di continuit√† territoriale per la Sardegna, in teoria garantiti per legge in ogni caso. Gli unici che sono stati fatti partire senza problemi, solo con un paio d’ore di ritardo, sono i miliardari calciatori della Juve, in un vero episodio di lotta di classe a rovescio: gli scioperanti evidentemente non hanno retto al fascino di Del Piero e compagni e sono stati straziati dall’idea che essi dovessero dirigere le proprie Porsche alla volta di Malpensa – una prospettiva disumana che li ha convinti a interrompere lo sciopero solo per loro – ma non si sono fatti problemi a lasciare a terra a tempo indeterminato famiglie con bimbi piccoli, anziani, disabili, malati, persone con gravi esigenze familiari e cos√¨ via, oltre naturalmente a migliaia e migliaia di lavoratori e turisti di ogni tipo.

Le compagnie aeree si sono arrangiate; qualcuno ha cercato invano di convincerle che, come da eleganti brochure, la Regione Piemonte dispone di un “sistema aeroportuale integrato” che permette di redirigere i voli sul modernissimo aeroporto di Cuneo-Levaldigi, dato che chiunque l’abbia mai visto sa che basterebbe un medio volo per Roma con un centinaio di passeggeri a bordo a mettere in crisi le risorse dello scalo per un paio d’ore. Dunque, tutti a Malpensa: una prospettiva che ormai per i torinesi in cerca d’aereo √® diventata la normalit√†.

Sarebbe facile prendersela con questi lavoratori, ma anche ingeneroso – vorrei vedere voi, con la prospettiva di finire in mezzo a una strada. Tuttavia, anche se sono uno strenuo difensore della libert√† di manifestare – in Italia sempre pi√Ļ minacciata – non posso che dire che un modo di fare del genere √® inqualificabile, e certo non contribuisce n√© a migliorare la situazione – dopo due giorni del genere, quanta gente la prossima volta voler√† da Malpensa o prender√† l’alta velocit√† per Roma? – n√© a costruire simpatia per la causa degli scioperanti; simpatia gi√† indebolita da confronti come quello capitato a me, inconsapevolmente, prendendo il mio bagaglio a Bergamo.

Tuttavia, √® tutto il sistema che ha fallito. Il nostro aeroporto √® alla frutta, dopo anni di gestione incompetente, sonnolenta, viziata da logiche che non c’entrano nulla con lo sviluppo dell’infrastruttura e del territorio. Siamo in teoria la quarta citt√† d’Italia, ma il nostro aeroporto a settembre √® stato solo il quindicesimo per traffico; scali come Bologna, Pisa e Catania fanno quasi il doppio del traffico di Caselle. Chi non gira non √® abituato, pensa che sia normale dover andare in un’altra regione per prendere un aereo se non si va a Roma o nelle maggiori capitali europee; e invece ormai le low cost sono ovunque e fanno crescere il traffico internazionale da e per le varie citt√†, sia per turismo che per affari, promuovendo pesantemente l’economia del territorio e risparmiando a chi ci abita ore di trasferimento su e gi√Ļ per le autostrade italiane.

Ovunque, tranne che a Torino. Solo quest’anno Ryanair ha aperto nuove basi in Italia a Bari, Brindisi, Pescara, Trapani… basi che significano personale di stanza sul posto e una copertura significativa di rotte verso il mondo. A Caselle gli irlandesi ci stanno provando da anni, ma sono i nostri luminosi dirigenti e politici cittadini a non volerli, limitandosi ogni tanto a qualche conferenza stampa e poi millantando la necessit√† di un “bando di gara” per una base low cost, che per√≤ giace in perpetua preparazione da anni. In compenso, in poche settimane sono riusciti a far avere sei milioni di euro di fondi regionali ad Alitalia (guarda caso, di Benetton e simili) per aprire 4-rotte-4 di quelle che si pagano da sole, e neanche tutti i giorni.

E’ chiaro che se le scelte e le capacit√† sono queste, se lo stile di gestione √® all’italiana – nessun investimento per crescere, “fin che la barca va”, l’importante √® il posto sicuro e lo stipendio di giada, soddisfiamo innanzi tutto gli amici e gli amici degli amici, eccetera -, il risultato √® un progressivo calo di passeggeri, che vuol dire posti di lavoro in meno e opportunit√† in meno per tutta la citt√†; e cos√¨, alla fine, quando proprio non se ne pu√≤ pi√Ļ fare a meno, i nodi vengono al pettine; e scatta la lotta al coltello per le poche risorse rimaste.

In attesa che almeno il prefetto si svegli e faccia qualcosa, anche solo un po’ di precettazione, c’√® da mettersi le mani nei capelli: e la cosa peggiore √® l’assenza di prospettive di cambiamento.

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