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giovedì 26 Novembre 2009, 17:17

Il resto del pianeta

I bambini di oggi, almeno nelle città, spesso nascono e crescono in maniera iperprotetta. Passano il tempo tra un impegno e l’altro, scarrozzati in auto di qua e di là, tra una scuola, una palestra e un corso di qualche cos’altro. Quando non sono in giro, sono chiusi in casa davanti a un computer o a una console. E se sono in giro, sono sempre sotto controllo tramite il telefonino, tranne quando lo usano per scaricare suonerie o per giocare. Sono, insomma, sempre chiusi e isolati dall’ambiente circostante, che viene considerato come una fonte di pericolo, piena di rischi, di malintenzionati e di brutte avventure.

C’è, però, un momento in cui il bambino esce dal ciclo casa-scuola-playstation: il momento del viaggio. Un viaggio di una certa lunghezza, fuori città, costringe bambini e ragazzi ad accorgersi dell’esterno. In auto, infatti, non c’è molto da fare; e sono ben poche le famiglie in cui un viaggio diventa una occasione per una lunga conversazione. Mentre il papà guida e la mamma ascolta la radio, privi dell’elettronica e dell’abbondanza di ammennicoli che caratterizza molte camerette, sul sedile posteriore i bambini non possono fare altro che guardarsi attorno e scoprire il mondo; vedere la campagna, la montagna, gli animali, il paesaggio, il cielo.

Ma forse è meglio dire “c’era”. Non solo perché cellulare e playstation portatile già da anni colpiscono anche in auto, ma perché in questi giorni ho visto partire le campagne pubblicitarie dell’ultimo ritrovato da ammiraglia familiare: lo schermino sul retro dei sedili anteriori, che permette ai giovani virgulti di rincoglionirsi davanti a un DVD o a un giochino anche durante l’ora di viaggio verso le piste da sci o la casa al mare.

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Suppongo che sia un passo avanti necessario, per crescere generazioni di persone con il terrore di qualsiasi contatto con la terra, la paura delle malattie più fantasiose e l’intima convinzione che la verdura cresca nei sotterranei del supermercato, direttamente in cassetta; certi che l’habitat naturale di un cane sia un appartamento al terzo piano. Persone per cui la parte di pianeta non urbanizzato sia soltanto un fastidioso elemento di ritardo tra Milano, Milano Marittima e Courmayeur, o altri posti che, pur trovandosi fuori dalle metropoli, dispongano di condomini di almeno cinque piani e di una strada principale rigorosamente intasata di auto; un “resto del pianeta” da attraversare sempre più velocemente e sempre più indifferentemente, avendo come massimo momento di interesse l’acquisto di una rustichella all’autogrill.

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4 commenti a “Il resto del pianeta”

  1. Massimo Manca:

    Cos’è, una sceneggiatura per i vecchietti dei Muppets?

  2. mfp:

    Ma magari fossero solo i bambiniiiiiiii! C’e’ pure il bamboccione che si vede il film mentre guidaaaaa! Quando l’ho visto volevo la cicuta… tanto o la cicuta, o al primo botto che mi fa fare, se ho ancora le gambe, scendo e je meno… meglio morto che in galera.

    Boh, sara’ che quando ero piccolo io, avevo solo una cassetta di Zucchero Fornaciari, e gli occhi fissi su cosa c’era fuori… ma ancora oggi rimango affascinato da tutto… le dighe, le strade, i monti, il mare, pure le mignotte ai lati della strada (con la fatidica domanda: “papa’, tutte quelle signore che fanno?”, mamma che ride, papa’ che ride, e tu ridi… non sai perche’, ma ridi); quando sono in aereo ancora guardo le nuvole e cerco di ricordare come diamine si chiamano (nembi? cumuli? cumulinembi? cirri? Perche’ non ho studiato bene quel capitolo! Perche’! Ma poi, alla fin fine, quando stiamo scendendo per atterrare mi dico: “vabe’, non so come si chiamano ma erano terribilmente affascinanti, semplicemente belle”). Sempre se non sono troppo incazzato perche’ qualche manager ha fatto consumare risorse naturali per posizionare schermo e striscio-mastercard sul sedile. Ma insomma… quella e’ la coscienza adulta che prima o poi tocca farsi… (vojo torna’ bambinoooooo!)

  3. vb:

    Manca: Dovevo giusto mettere questo link

  4. Andrew:

    Sarà che non hai figli, ma il problema vero è che i figli si annoiano con una facilità che a me, over 40, lascia perplesso.
    Cosa c’è di bello, in un viaggio? Il panorama, il vedere cose mai viste, o che si vedono solo in occasioni speciali: quando ero piccolo, ricordo che il viaggio Asti-Savona era tutto un’attesa dell’ultimo curvone, quello che dopo la galleria lunga sbuca nella piana di Savona, e da li’ SI VEDEVA IL MARE!!!! Perché il mare lo vedevo solo d’estate… Il concetto di ‘week-end al mare’ non l’avevamo, perché prendere l’auto per fare 200km, bagnarsi i piedi e tornare indietro era fuori dal nostro mondo familiare.
    La tv era in bianco e nero, e il mondo visto attraverso di essa non era il medesimo di quello che potevamo vedere con i nostri occhi.
    Non c’era internet, e i contatti si facevano di persona, viaggiando. E viaggiare non era semplice come oggi.
    Ecco allora che il viaggio era, per me, l’occasione di vedere le valli, le case, le strade, le montagne, le fabbriche… tutte cose che non potevo vedere se non in quell’occasione. E anche viaggiare in treno, era tutta un’altra cosa, a cominciare dai finestrini che potevi aprire… Un treno che viaggiava ai 100 all’ora, ti permetteva di guardare.
    Oggi, con la tv millecanali, internet, cellulari, e quant’altro, non serve viaggiare, se non per dire “Ci sono stato!”. E durante il viaggio cosa vedi? In autostrada, a destra un muro di camion, a sinistra un jersey sopra il quale svettano solo i camion e i gipponi più tamarri. Le statali sono tutta una circonvallazione, dove la gente viaggia sempre di fretta. In treno, a parte il finestrino sigillato e comunque talmente sporco che non vedi fuori, il treno viaggia ai 200 all’ora e non si vede niente, magari vedi in lontananza qualcosa, ma passa via.
    Ecco allora che un viaggio, che una volta era un’evento, diventa una cosa noiosa: non c’è più niente da vedere, e quel poco che c’è non merita attenzione. Bisogna quindi trovare un diversivo (non sai quanto è fastidioso un figlio che tira calci nella tua schiena attraverso il sedile, perché non ha niente di meglio da fare) e quale è il miglior amico del padre/madre moderno? Un bel Blue-ray… Un libro è demodé, e comunque richiede capacità di lettura e concentrazione… per non dire che se il figlio è piccolo il libro glielo devi leggere…
    Le auto con il display sono solo un mezzo commerciale per dire ad un genitore che la Grande Casa Automobilistica pensa alla sua tranquillità durante il viaggio, che con quell’auto ritroverà la serenità perduta a causa dei continui piagnistei del figlio, che ha già visto tutto e vuole sempre cose nuove per non annoiarsi.

 
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